Will si vergogna e non vuole fare il “crister

Will ha 18 anni. Si sente grande e risponde male, nonostante l’impegno de genitori. Ma arriva un giorno in cui fare i maleducati non gli servirà proprio a nulla. Sono passati quattro giorni dal giorno di Pasqua, e non è ancora riuscito ad andare di corpo. Come da piccolo, ha mangiato troppa cioccolata. E ricorda bene com’è andata a finire l’ultima volta: microclisma!! Ha cercato anche ieri di farla, ma sono uscite, con grande sforzo, solo alcune palline dure, il resto resta lì e non esce. E il mal di pancia lo piega in due. Si sente una miseria, e a pranzo non mangia quasi, tenendosi il ventre. La madre lo vede e comincia a intuire. Per caso gli ha sentito l’alito, che denota una brutta indigestione. E allora prende l’iniziativa, stavolta non si scappa, Will!
“Will, stai bene? hai una brutta cera…”, “ho solo un po’ di nausea, mamma, che palle”. “hai mal di pancia? ti vedo sofferente”, “Mmmmm… no… io…”. “adesso chiamo il dottore”. “No! un’altra volta, no!” pensa Will, che comincia a percepire un certo panico. “Allora fai sentire la pancia alla mamma, che di queste cose ne sa, altrimenti lo chiamo seduta stante!”.
Will spera di scamparla, in fondo la mamma non è mica infermiera. Va in camera con sua madre e si stende a pancia in su. Lei gli scopre il ventre e comincia a palparlo con energia, Will si lamenta, e sua madre sente il fecaloma che gli sta tappando il retto. Capisce che non c’è scelta: ci vuole subito un bel clistere! Will la guarda e capisce. No! Non voglio! Lei si alza e gli spiega che bisogna fare un “cristeretto”, che poi starà subito meglio, altrimenti dovrà portarlo in ospedale. Will sente un nodo in gola, si ribella, sbraita come un bambino, dicendo che lui è grande e il “cristeretto” è una cosa da bambini.
E allora sua madre lo contraddice severamente, dicendogli che certo dovrà fargli un bel clistere, ma non voleva spaventarlo. Will si comporta come un bambino e si alza, lei lo afferra saldamente e gli sferra due belle sculacciate. “E adesso mi dici da quanti giorni non vai di corpo!” “Va bene va bene! basta! è da Pasqua, sono…”
“Sono quattro giorni, Will! quattro giorni!” Arriva anche il padre, a cui viene spiegata la faccenda: Will è bloccato e non vuole fare il clistere. Non c’è scelta.
La madre si avvia verso l’armadietto dei medicinali, ed estrae una confezione di supposte per adulti, mentre il padre riporta con determinazione il figlio a letto, se lo mette di traverso sulle ginocchia e gli cala i calzoni fino alle ginocchia.
Sopraggiunge la madre con le supposte, e della crema fissan. Will non scalpita più, dopo la razione di sculacciate che gli ha impartito il babbo, si sente come da piccolo, e si vergogna a morte, il volto rosso fuoco quando vede la madre arrivare con una mano guantata. Lei si mette in ginoccho vicino al suo culetto e gli abbassa le mutande, quel che basta per scoprire l’ano, rosso fuoco anche lui per gli ultimi sforzi, vani. La madre emette un verso di disapprovazione: se gliel’avesse detto prima!
Gli unge delicatamente il buchetto e poi gli dice di spingere un po’. E con quel diversivo spinge il dito guantato attraverso lo sfintere, che si chiude nervosamente attorno al dito. Will si lamenta come un bambino, ma il padre gli dice di essere coraggioso, dopotutto doveva dirlo prima, e non rispondere sempre così male.
La madre nel frattempo esplora il retto del figlio fino a toccare il tappo che gli occlude il basso ventre. “Will, ti si è formato un tappo. Il clistere è necessario, e le supposte ti daranno fastidio ma devi essere forte e resiste, altrimenti dovrò ripetere tutto da capo, ok?” “Va bene mamma” frigna Will. “Bene, allora cominciamo”.
E’ arrivato il momento, e non c’è stato niente da fare. D’altronde la pancia gli fa davvero male, e non ce la fa più. Sua madre scarta una supposta, allarga le natiche del figlio, la mette in posizione e la spinge con un sol gesto più in fondo che può. Will stringe le natiche cercando di sottrarsi alla seconda supposta che sua madre sta scartando, e che arriva subito. Gli allarga con forza le natiche, esasperata, afferra la supposta e spinge piano piano, finche non viene rispucchiata dall’ano, poi chiude forte le natiche per facilitarne la risalita, e Will si lamenta. “Basta mamma, lascia! brucia!”. Ma purtroppo, per l’arrogante culetto di Will non è ancora finita. Dopo avergli inserito la terza supposta, sua madre gli dice che il babbo lo aiuterà a tenere il culetto stretto per cinque minuti. Lei intanto va a prendere delle cose. Ma cosa?? A Will il culo brucia da matti, le supposte gli danno fastidio e non si sciogono. Poi l’impulso ad espellerle prevale ma la mano forte del padre non glielo permette, e continua a massaggiare in circolo, dicendogli di respirare a fondo.
Dopo cinque minuti di tortura e tremendi crampi intestinali, la madre arriva con l’oggetto più temuto da Will, che ha visto usare solo su suo fratello: la peretta arancione, una peretta media, contenente 300cl.
La prima carica è stata riempita con acqua tiepida. “No, anche la peretta no! non bastano le tre supposte?” “Caro figlio mio, le supposte non bastano, ci vuole un lavaggio. dai su, fai il bravo. sei grande ormai, un cristeretto non ha mai ucciso nessuno. Adesso però mettiti in ginocchio con la testa sul cuscino”.

Will sente un brivido giù per la schiena. dev’essere un incubo. Il padre lo fa stendere sul letto a pancia in giù e poi lo costringe a sollevare il sedere e a mettersi sui gomiti. Che imbarazzo! Gli calano le mutande fino alle ginocchia e mettono asciugamano e bacinella sotto di lui.

Ed ecco che arriva la punta della peretta, unta a dovere. “Respira a fondo, Will, altrimenti ti farà male”. La madre deve spingere un po’ per inserire la punta nel buchetto contratto e Will comincia a sudare copiosamente, un po’ per la tensione, un po’ per l’acqua tiepida che gli riempie in un lampo il poco spazio rimasto vuoto. Quando l’acqua arriva al fecaloma la mamma deve fare forza con la peretta e Will le dice di fermarsi, che gli fa male. Ma non serve, bisogna andare fino in fondo, è normale che dia così fastidio. La peretta finisce e viene preparata la seconda carica, stavolta somministrata più lentamente, in un silenzio imbarazzante, con Will che volta la faccia e si nasconde nel cuscino, respirando profondamente, adesso.

Dopo un tempo interminabile la peretta viene estratta, ma di nuovo le natiche vengono serrate con forza dal padre. Solo altri 5 minuti. Ma Will non ce la fa più, e riesce a sedersi sulla bacinella e ad espellere una buona dose d’acqua. Subito dopo pezzi di feci solide e scure, con grande sforzo, e le tre supposte intere. Poi le feci rimangono nuovamente bloccate dentro l’ano spalancato, e Will piagnucola sconsolato. “Ok figlio mio, era meglio aspettarli quei cinque minuti. Non sforzare. distenditi un po’ a pancia in giù. Poi finiamo”.
Will si riposa mentre la madre lascia la stanza per procacciarsi Due clismi preconfezionati. Ricarica la peretta, una da 500cl adesso. “Bene Will, dai che adesso ti liberi. Su il culetto, ok?”. “Va bene mamma”. Will solleva il sedere rossissimo verso la madre, ormai senza più tentare di ribellarsi. Ha bisogno di scaricarsi.

Nuovamente quella punta che si ingrossa via via, ma più grande, che gli punge il culetto, che fastidio! “Pronto?” “Si” “Un bel respiro e…” e con lentezza esasperante la pera viene svutata nel suo intestino, con grande senso di fastidio. Di nuovo chiappe strette per cinque minuti e massaggi sulla pancia. Gli sembra di scoppiare. Poi di nuovo a quattro zampe, il padre lo spinge giù in modo che si pieghi bene ed esponga l’orifizio anale.
Dopo un’abbondante lubrificata, la mamma estrae il clisma trasparente a forma di bottiglietta con prolunga bianca, l’ha scaldato insieme all’acqua. E la scena si ripete, interminabile. Un altro clistere infilato tutto d’un botto nel suo sedere bruciante, e poi, non così lentamente, la mamma spreme il clisma fino all’ultima goccia.
Bene, ora sarà finita, pensa Will. Invece manca il secondo clisma, che troneggia già sul suo deretano sollevato e sotto gli occhi di tutti. “Su Will, solo un altro cristeretto e poi puoi fare la cacca” “Ma mamma!”. “Ciao mamma! ciao papa! cosa succede a Will?”. E’ arrivato il fratellino. “Tesoro vai di là, Will si vergogna se guardi intanto che gli faccio il clistere”.

Will non vuole crederci: la vergogna lo assale, mentre la madre avvicina il clisma e infila svelta il beccuccio nel retto, scaricando piuttosto velocemente il contenuto.
Dopo aver aspettato un altro interminabile minuto, a Will vengono lasciate libere le natiche e l’ano, e può finalmente scaricarsi nella bacinella. Stavolta, a pezzi inizialmente grossi e faticosi, evacua il fecaloma, e subito dopo una buona dose di feci stoccate lì da giorni. E’ finita!
… ancora non sa che prima di cena lo aspetta un clistere di pulizia: tre perette di camomilla da mezzo litro, somministrate dalla vecchia zia infermiera. Una cura da ripetere una volta alla settimana per un mese.
Da allora Will vede i suoi genitori in modo diverso. E mangia più verdure.

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