Visita medica aziendale alla presenza delle colleg

Anche quest’anno si approssimava il momento della visita medica aziendale.
Per comodità la nostra azienda faceva venire il dottore in azienda e gli metteva a disposizione l’ufficio più grande per poter svolgere comodamente le operazioni di sua competenza senza far perdere troppo tempo a noi lavoratori.
La nostra azienda ha 10 dipendenti. In ufficio siamo in 3, due ragazze (una, Simonetta, parecchio più giovane di me si occupa del Front Desk, l’altra, Nicole, 4 anni più vecchia di me, si occupa di amministrazione e gestione del personale ed è considerata il braccio destro del capo) e io (mi occupo della parte commerciale), unico maschietto. In produzione invece ci sono solo uomini, sette per la precisione.
Da qualche giorno avevo notato qualche battutina in più delle colleghe riguardo la futura visita medica, ma non ci feci molto caso, era relativamente normale, succedeva ogni anno.
Il giorno arrivò e fu con non poco stupore che notai che quest’anno non era venuto da noi il solito anziano medico che veniva sempre, ma una ragazza giovane, più o meno della mia età. Lo stupore fu meno evidente da parte delle mie colleghe che evidentemente già sapevano di questo cambio. Notai però che tra di loro scambiarono un sorrisetto malizioso quando notarono la mia sorpresa.
La dottoressa portò dentro tutta la sua attrezzatura, si sistemò nell’ufficio di Nicole e fui ben lieto di aiutarla quando chiese un aiuto per l’attrezzatura più ingombrante (il lettino e l’apparecchio per la spirometria). Una volta compilate le scartoffie preliminari e montate le sue apparecchiature, la dottoressa apparve sull’uscio e chiese chi sarebbe stata la prima persona a farsi visitare. Nicole spiegò che saremmo andati prima noi dell’ufficio e in seguito i ragazzi della produzione. Chiese se avevamo qualcosa in contrario se cominciava lei per prima e io e Simonetta acconsentimmo.
Finita la visita di Nicole toccò a Simonetta. Un quarto d’ora e anche lei uscì. Era il mio turno.
Mentre mi avvicinavo alla porta dell’ufficio dov’era sistemato l’ambulatorio provvisorio (l’ufficio di Nicole) incrociai Simonetta che usciva sorridente; “ora tocca a te” mi disse. Mentre finiva la frase notai che cercava con una certa complicità lo sguardo di Nicole. Girai la testa e Nicole cercò di cambiare espressione… ma c’era un evidente stato di “elettrica eccitazione” tra le due ragazze.
Ci feci caso relativamente, ero curioso di cominciare la visita con la nuova avvenente dottoressa.
La visita cominciò con le domande di rito. Finite le domande, la dottoressa sollevò lo sguardo dalle scartoffie che aveva appena compilato e con un’occhiata mi esortò a spogliarmi.
Obbedii. Mi alzai, tolsi il maglione e la camicia e restai fermo ad aspettarla.
Lei continuava a scrivere sul mio fascicolo. Dopo una trentina di secondi risollevò lo sguardo e con un sorriso stupito mi fissò e mi chiese perchè mi fossi fermato.
“Beh, di solito al vecchio dottore bastava così” risposi.
Lei sorrise. Mordicchiò l’estremità della penna che aveva in mano e mi disse che per lei così non bastava. “Scusa, ma io sono pagata per fare delle visite complete. So che molti miei colleghi sorvolano su tanti punti, ma non è il mio caso. Su dai, fai presto che ho quasi finito di fare le mie annotazioni”
Restai in mutande, magliettina e calzini. La dottoressa chiuse la copertina del mio fascicolo si alzò dalla sedia e mi disse “Beh? Dai!!! Via anche calzini e maglietta! Non ti vergognerai mica vero?” e sorrise. Mentre la assecondavo, replicai che non capivo. Rimasi in mutande. Venne verso di me, poi prese i miei vestiti, che avevo appoggiato su una sedia vicina a me e li spostò sul mobiletto vicino alla sua di sedia, dal lato opposto della stanza. Tornò da me e mi chiese di posizionarmi vicino alla bilancia con metro, per fare le rilevazioni di peso e altezza. Mentre mi sistemavo la sentii dire “adesso però prima di cominciare devo…” e aprì la porta. Ero in piedi sulla bilancia, in mutande, mi girai: porta spalancata e le mie due colleghe che dal fondo dell’altra stanza potevano vedermi in mutande!!! La dottoressa chiamò Nicole che, cercando di non sorridere troppo, entrò nell’ufficio/ambulatorio dietro di lei. Richiuse la porta.
Mentre dietro di lei Nicole mi guardava per bene con un ghigno tra il malizioso e il soddisfatto, la dottoressa mi spiegò che per evitare qualsiasi tipo di problema legale, durante le visite di persone del sesso opposto al suo (quindi di uomini) lei richiedeva all’azienda anche la presenza di un rappresentante dei lavoratori e che nello specifico la mia azienda aveva nominato Nicole. Tentai di protestare ma la dottoressa iniziò la misura dell’altezza invitandomi a essere collaborativo “così finiamo prima”.
“Scusa me la daresti una mano?” chiese a Nicole. “Certo” rispose la collega.
“Facciamo così. Tu fai le misurazioni e io le scrivo, ok? Così facciamo prima”. Nicole ovviamente annuì e nell’ordine riferì alla dottoressa i miei dati riguardo a peso e altezza.
Protestai ancora, tirai in ballo il fatto che questo era contrario alla privacy. Le due ragazze incrociarono gli sguardi: sembravano divertite da questo mio protestare ma non mi badarono.
“Ok, ora via anche le mutandine” ordinò la dottoressa con disinvoltura.
“Cosa??? Dovrei restare nudo di fronte a lei??” replicai indicando Nicole.
“Non è colpa mia se l’azienda ha nominato lei come rappresentante dei lavoratori per questa evenienza! Su dai…”
“E poi che razza di visita del lavoro necessita di vedere il mio pisello?” sbottai.
Mentre Nicole ridacchiava divertita, la dottoressa mi ricordò che non completare la visita medica secondo le sue disposizioni equivaleva a non essere ritenuti abili al lavoro e la conseguenza avrebbe potuto essere il licenziamento (per giusta causa tra l’altro!).
Ero in trappola. Con una mano sfilai le mutande mentre con l’altra cercai di tener coperto il mio sesso.
La cosa si rivelava davvero complicata. Uno scambio di sguardi con Nicole mi aveva creato una sensazione di imbarazzo mista ad eccitazione… e aveva messo in moto una poderosa e velocissima erezione. Tenere nascosto tutto era quasi impossibile e ogni secondo che passava la cosa peggiorava, sottolineata dagli sguardi sempre più interessati e maliziosi di Nicole.
“Passale pure a me” disse la dottoressa a Nicole, riferendosi alle mutande che tenevo in mano.
Nicole fece un paio di passi verso di me e si fermò per cercare il contatto visivo con me. Cercai di evitarlo e porsi in avanti il braccio sinistro, porgendole i miei slip.
Il suo sguardo ora era rivolto alla mia zona inguinale, dove con una sola mano cercavo di nascondere quanto più potevo. Prese i miei slip, me li sventolò con soddisfazione davanti al viso e li porse alla dottoressa che, senza neppure guardare li prese e li mise assieme agli altri miei vestiti.
Mentre la dottoressa scriveva, Nicole arretrò fino alla sedia, vi posò il piede destro e con fare molto sensuale si sistemò il sandaletto (stile schiava), alzò la testa e cercò nuovamente il contatto visivo con me. Sapevo bene perchè aveva fatto quella mossa. Tempo addietro le avevo confessato che ritenevo avesse un piede molto sexy: così facendo sapeva che non avrei resistito dal guardarlo e questo avrebbe aumentato la consistenza della mia eccitazione. Certo non aiutava nemmeno che chinandosi per sistemare il sandaletto i suoi jeans molto trendy ed attillati finissero per evidenzare quel bel sedere sodo che tutti le guardavano sempre. Cercai di distogliere lo sguardo, ma incrociai di nuovo i suoi occhi. Erano gli occhi di una collega che aveva modo di vedermi completamente nudo e… di verificare quale effetto facesse lei su di me. Era uno sguardo soddisfatto, compiaciuto… da stronzetta che ha ottenuto qualcosa di insperato.
La dottoressa sollevò la testa in direzione di Nicole e le chiese le misure di torace, bacino e… pene!!!
Nicole non se lo fece dire due volte. Venne verso di me. Mi guardò negli occhi. Aspettò un attimo e… “Si, ma come faccio a misurargli il torace così?” disse con fare ironico alla dottoressa, sottintendendo che finchè io tenevo le mani davanti a coprire il mio pisello, lei non avrebbe mai potuto misurarmi il torace.
La dottoressa si voltò verso di me, sorrise e mi invitò a togliere le mani.
Protestai. Le due scambiarono un paio di occhiate divertite tra loro. La dottoressa mi disse che Nicole non si sarebbe certo scandalizzata e che di certo ne aveva già visti in vita sua.
Capii che non c’era via d’uscita. Tolsi le mani.
“Uh, uh, uh!” sibilò una felicissima Nicole guardando per bene la mia verga eretta.
“Sembra che tu faccia un bell’effetto al tuo collega” ironizzò la dottoressa girandosi per scrivere la misura del torace che Nicole si apprestava a dettarle. Nicole gliela dettò e si apprestò a misurarmi il bacino. Eseguì e poi, sempre con fare molto divertito, chiese alla dottoressa “e adesso?” “la misura del pene” ribadì quest’ultima. La dottoressa si girò per non perdersi la scena. Nicole prese in mano la mia durissima verga, in posizione verticale, parallela allo stomaco. Cercò di portarla in posizione orizzontale per procedere più facilmente alla misura, ma dovette constatare che l’erezione era granitica. Risatina. Una interminabile risatina.
“Beh, direi che gli piaci parecchio a giudicare da quello che vedo” disse la dottoressa sorridendo.
“Forse è colpa mia. Forse prima ho esagerato” disse Nicole. E le spiegò l’episodio di quando aveva messo in bella mostra il suo piede pochi minuti prima.
La dottoressa sorrise. Con fare divertito ma autoritario si alzò dalla sedia e si mise tra me e Nicole.
“Capisco” disse “e per sbloccare la situazione con questo porcellino penso di sapere io cosa bisogna fare”. Alzò la sua gamba sinistra appoggiando il piede sopra alla sua sedia. Con fare sensuale tirò giù la cerniera del suo stivaletto, lo tolse e me lo porse. “Annusa e dimmi cosa ne pensi” disse porgendomelo e facendomi vedere l’interno dello stivale.
Non stava scherzando.
E la cosa piaceva da pazzi a Nicole che guardava la scena incredula.
Avrei voluto protestare. Ma sapevo che la cosa avrebbe divertito ancora di più le due. Non volevo dare ulteriore soddisfazione. Infilai il viso dentro all’imboccatura dello stivaletto. Un paio di respiri. Pazzesco. Quell’odore di cuoio e di piede pulito ma sudato mi aveva eccitato ancora di più. Il mio pene era duro come l’acciaio e iniziava a spingere sempre di più, alla ricerca di piacere. Tirai fuori la faccia e Nicole tentò di nascondere rapidamente il cellulare che aveva in mano. Probabilmente mi aveva fotografato. Non feci in tempo a dire nulla che la dottoressa appoggiò il suo piede, velato da una umida calza scura, sulla scrivania “adesso annusa bene questo” esclamò da vera stronza. Mi prese una mano e mi tirò soavemente ma con decisione verso il suo piede. Tentennai e lei, sempre con una soave decisione, appoggiò la sua mano sulla mia nuca e guidò la mia faccia verso il suo piede. “Bacialo!”. Eseguii. Sentivo le risatine soffocate di Nicole. La dottoressa rilasciò la presa giusto per sedersi, togliersi anche l’altro stivaletto e posarli entrambi sulla scrivania. “Annusa. Su! Non farti pregare. Conosco i maialini come te”.
Non avevo scelta ormai. Cercavo di rendere questo momento il più breve possibile, in modo che finisse. Mi piegai nuovamente verso i suoi piedi umidi e velati e iniziai ad annusare. Avevano un buonissimo odore. E questo complicava terribilmente il mio stato di eccitazione.
“Te la senti di drenarlo?” chiese la dottoressa a Nicole “così riusciamo ad avere un suo campione di sperma e alla fine anche a misurargli il pene…”
“Certo” replicò Nicole, visibilmente eccitata dalla sua posizione dominante nei miei confronti.
“Prima però devi chiederglielo e ringraziarla” disse la dottoressa rivolta a me.
Guardai la gongolante Nicole, le chiesi se cortesemente mi poteva masturbare e la ringraziai.
“Non basta!” escalmò la dottoressa. Fece si che Nicole posasse il suo piede sulla scrivania, le fece togliere il sandaletto, pretese che prima le baciassi il piede e poi che le succhiassi le relative dita.
Mentre lo facevo sentii bussare e contemporaneamente, senza aspettare risposte, aprire la porta.
“Scusate avrei bisogno di un fascicolo….” Era Simonetta. La scena che le si presentava davanti era fin troppo divertente per lei. Soprattutto visto la rivalità che c’era sempre stata nei miei confronti.
“Scusate” balbettò indecisa sul da farsi. Era come essere entrati nella più bella festa della sua vita… ma senza invito. Invito che però non tardò ad arrivare. “Entra e chiudi la porta” le ordinò la dottoressa.
Simonetta non se lo fece ripetere. Chiuse la porta e scambiò un’occhiata con Nicole. Il ghigno divertito delle due era indescrivibile.
“Togliti le scarpe e siediti su questa scrivania” le intimò la dottoressa. Simonetta non se lo fece ripetere. Si tolse le scarpe da ginnastica e si sedette sulla scrivania ponendo le suole dei suoi calzini verso di me.
“Te li ha leccati bene?” chiese la dottoressa a Nicole. “Certo. E’ davvero bravo! Non credevo la sua lingua fosse così… utile” rispose Nicole accompagnando le sue parole con un sorrisetto ironco.
“Adesso annusa i suoi” disse la dottoressa indicando i piedi di Simonetta con i suoi umidi calzini.
Passi per Nicole, ma annusare i piedi di Simonetta era davvero un umiliazione incredibile. Eravamo da sempre rivali. Su tutto. Non la pensavamo uguale su nulla. La ritenevo una ragazzetta viziata e presuntuosa e non perdevo occasione per fargli capire quello che pensavo di lei.
Feci l’errore di sollevare lo sguardo. Simonetta era stata ben felice di entrare nella parte. Mi guardò con aria di rivincita, mi prese per i capelli e tirò il mio viso verso le piante dei suoi piedi “annusali per bene stronzo!”.
I suoi calzini avevano un odore decisamente più “intenso” rispetto alle calze della dottoressa e al piedino profumato di Nicole; non li cambiava da parecchio direi, erano umidi di sudore e risentivano dell’odore di gomma delle scarpe da tennis non proprio nuovissime.
“Ti piace vero?” disse porgendo un “cinque” a Nicole che questa non si tirò certo indietro dal darle.
“Drenalo ora…” disse la dottoressa rivolta a Nicole.
Questa venne dietro di me, piegato verso la scrivania mentre annusavo i piedi di Simonetta, prese con decisione la mia durissima verga e inizio a masturbarmi con ritmo lento ma deciso.
Dopo qualche minuto Simonetta interruppe il silenzio “posso finirlo io questo stronzetto?”
La dottoressa acconsentì. Fece scambiare le due di posto. Ora Nicole, tolti entrambi i sandaletti si posizionava seduta sulla scrivania nella stessa posizione in cui si era messa Simonetta in precedenza. “Adoro sentire la sua lingua sulla pianta dei miei piedini” esclamò Nicole mentre con una mano teneva la mia testa bassa, con il viso e la lingua a diretto contatto con i suoi piedini profumati.
Nel frattempo Simonetta venne dietro di me, mi diede una sonora sculacciata sulla chiappa destra, afferrò il mio membro con decisione e iniziò a masturbarmi con molta forza. Si era piegata verso di me. Sentivo le sue enormi tettone premere contro la schiena. “Adesso ti faccio venire io, lurido stronzo!” esclamò accelerando il ritmo.
Era questione di momenti. La dottoressa lo intuì. Fece scendere Nicole dal tavolo e fece in modo che appoggiasse un piede sopra la scrivania. Mi fece tornare dritto con il busto e mi ordinò di venire sul piede di Nicole, che nel frattempo, estratto il telefonino, stava riprendendo la scena.
Mentre con la sua mano sinistra Simonetta agitava con esagerato vigore la mia verga verso il piede di Nicole, con la mano destra si era dapprima sfilata un calzino e in seguito me lo aveva premuto davanti al naso “Chi è che comanda ora?” sbottò con l’arroganza di chi sembrava aspettare questa rivincita da sempre.
Era troppo. Non potevo più reggere. Partì un getto di sperma fortissimo e continuai a venire per un tempo che mi sembrava infinito. Ridacchiavano tutte. Soddisfatte.
“Devi anche misurarglielo!” ricordò una divertitissima Nicole.
Simonetta prese il righello che le diede la dottoressa e procedette alla misura.
Scoppiò a ridere “Oh, poverino… solo 15cm!!!” Rideva anche Nicole. Commentarono entrambe che i loro uomini erano abbondantemente più dotati di me.
La dottoressa annotò la misura, mi porse della carta per pulire il piede di Nicole e invitò le due ragazze a tranquillizzarsi. “15cm non è granchè, ma troverò sicuramente di peggio… credo…”.
Le due colleghe si guardarono perplesse.
La dottoressa spiegò loro che la misurazione sarebbe stata fatta anche per tutti i ragazzi del reparto produzione e soprattutto che… a fine giornata i fascicoli sarebbero stati consegnati alla “rappresentate dei lavoratori” che si sarebbe dovuta occupare di garantire la privacy al riguardo.
L’ennesima occhiata tra le due ragazze era di ulteriore incredula soddisfazione. Prima di sera avrebbero saputo le “dimensioni” di tutti i colleghi dell’azienda…

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