Viky 2

admin   10 febbraio 2017   Nessun commento su Viky 2

Nel mese successivo, senza calcare troppo la mano, colsi ogni occasione possibile perché fosse giustificabile la presenza di Alessio, e sempre più mi veniva chiaro il disagio di Arianna. Arrossiva quando le parlava, chiedeva di lui in ufficio nei momenti in cui eravamo sole, insomma…

Alessio piaceva ad Arianna.
Non ne ero gelosa, perché il rapporto con lui era -ad insaputa della morigerata Tailleur- molto spinto sul piano sessuale, poco su quello sentimentale. Io non frequentavo altri per pura casualità, ma lui non si sottraeva alle occasioni che il suo bel fisico muscoloso, gli occhi chiari su pelle abbronzata e anche una più che notevole dotazione nelle mutande, gli procuravano.

Se fosse stata una collega simpatica, un’amica, non avrei avuto alcuna difficoltà a dire “vai, su, prenditelo, e goditela”, ma Arianna era Herr Figa di Legno!
Era quella che ti rispondeva a un report dicendo che a lavoro il font più grande di 10 punti era poco serio, quella per cui qualsiasi gonna più alta del ginocchio era fuori luogo…
Fino al giorno che ci aveva fatto staccare tutte le pubblicità idiote e foto stupide dai muri della saletta pausa perché lei voleva che i clienti potessero prendere il caffè con noi (“maggiore colloquialità nei rapporti di lavoro” la spiegava) e che però dovessimo sempre sembrare professionali.

“Ma se sono in pausa perché devo essere professionale??” stava apostrofando Andrea, un collega, quando entrai dalla porta.
“Bisogna sempre essere professionali!” apostrofò Arianna.
Io, lavoratrice part-time e reduce dal mio turno di istruttrice in palestra, con ancora i capelli umidi di doccia e un completo canotta&shorts, non potei che mettermi a ridere.
“Questo vale anche per te, Viktorie!” disse acidissima Arianna. “Ti sembra un abbigliamento da ufficio?”

“Scusami, ma io oggi ho il giorno libero qui, sono solo passata a prendere dei documenti per domani che ha Andrea… Questo E’ il mio abito professionale, da istruttrice di palestra!” le risi praticamente in faccia. “Sono professionale come istruttrice, vestita a modo, e pure nel mio giorno libero qui sto passando lo stesso a prendere dei documenti! Professionale elevato alla N!”
Presi la cartelletta che stava sul tavolo accanto al mio collega, che me la spinse sorseggiando il caffè (e rimirandosi la mia scollatura) “Sono la cosa più professionale che sia qui presente…” commentai ficcando i documenti nel borsone.

“Ma è la mia giornata libera, quindi ora che passerà Alessio a prendermi sarò molto professio-nale nel mangiare e bere l’impossibile, divertirmi, e chissà che in nottata non diventi anche molto professio-a-nale.” conclusi con un sorriso e un’occhiata totalmente rivolti a mescolare il sangue ad Arianna, e il suo rossore fu impagabile, quasi valse la pena di aver perso nel cassonetto della carta tutte quelle splendide fotografie imbecilli.

Arrivò così la cena di Natale dell’ufficio.
Un’occasione così lieta e desiderata che la email generale con data e luogo venne accolta nei corridoi e nelle stanze dell’azienda da un’ondata di “oh no!” “che palle!” e “ty vole!!” (l’ultimo specifico della sottoscritta) tale per cui avreste potuto seguire l’ordine di apertura della missiva solo sentendo da che piano venivano i lamenti.

Per rimediare all’impiccio, partì subito un fittissimo scambio di opinioni su dove andare a festeggiare DAVVERO dopo la cena.

“Io dico che se andiamo in massa senza prenotare al White Rose la metà la lasciano fuori nel posteggio, l’altra metà all’ingresso” commentai con una collega prendendo dei documenti dall’archivio.
“Tanto cosa vuoi, tu entri di sicuro!” esclamò lei. “Sei una ficona da paura, e quelle entrano sempre, e poi come minimo conosci qualcuno del locale.”
Mi toccai il naso con un sorriso. “Vero! Sono avvantaggiata nei locali!”.

“Avvantaggiata nei locali?” serpeggiò la voce di Arianna nello stanzone pieno di documenti, raggelandoci.
“Niente, si parlava di dove andare dopo la cenAAH!nn…” imprecò la giovane dopo una cartellettata sul culo. Arianna era stronza ma non scema, capii immediatamente che non invitarla ci avrebbe procurato solo ulteriori cazzi amari. A me specialmente.

“… Pensavamo dopo la cena dell’ufficio di andare in qualche locale, solo che prima dobbiamo capire…” momento di silenzio imbarazzante “… Quali sono dei posti decenti, prima di dirlo a tutti…”

La mia collega venne in soccorso “Sì! Che già ognuno dirà la sua, prima sfoltiamo noi la scelta, altrimenti non troveremo mai un accordo!”

Arianna, non senza una vena di dubbio, si complimentò per l’idea.
Frittata.
Fatta.
Finita.

Mi lamentai con Alessio dopo un rovente dopocena a casa mia.
“E ora quella troia repressa verrà anche dopo cena!” imprecai, fissando il soffitto. “Voglio dire, capace che quella ci sgrida perché ci baciamo in pubblico!” risi.
Alessio con un sorriso si portò la mano al corposo sesso “… Pensa cosa direbbe se ti vedesse fare altro…” sorrisi ingolosita, cogliendo il suggerimento di un ragazzone non mai sazio della mia bocca, e scivolai con il viso sulll’asta.

“Mmmh… Probabilmente le farebbe bene una scopata…” commentai con un sorriso dopo aver solleticato con la lingua il frenulo “… Non prendi il soprannome di Herr Figa di Legno senza un motivo!” mi dedicai qualche minuto a coccolare il sempre più turgido attrezzo, per poi venire colta da un’idea folle.

“Ale!” dissi staccandomi con uno schiocco delle labbra, senza smettere però di masturbarlo con una mano “… E se facciamo sbronzare la troia e ci divertissimo?”
Alessio si distrasse dalla fellatio colto di sorpresa. “…Eh??”

Sorrisi. “La stronza ha una cotta per te, l’ho capito benissimo. Secondo me approfittiamo della cosa e la facciamo contenta… Dai, è una bella donna.”
Alessio non potè che convenire. Al di là della stronzaggine, Arianna era abbastanza alta, un fisico moderatamente formoso con una chioma castano rossiccia e degli occhi profondi, grandi ma dal taglio obliquo abbastanza seducente. Il genere di bella donna che può oscillare tra la porca matricolata e la totale frigida.

“Ce la lavoriamo tutta sera, la facciamo bere, e magari finisce che questo bel cazzone” diedi un bacio “ce lo lavoriamo in due.”
“… L’idea non è male, ma poi a lavoro?”

“ Lo sai che a Febbraio finisco di essere lì, contratto terminato… E poi non voglio più starci” dissi con noncuranza, tornando a umettare a occhi socchiusi con la punta della lingua tutta la corona del glande, come se fossi impegnata a mangiarmi un gelato e chiacchierare con un amico.
“… Cazz… Ok, ma come la facciamo bere? Io devo guidare di sicuro, e se bevo troppo non è che funziona meglio…”

Mi staccai dal suo uccello con una finta aria scontrosa.

“… Ohi, kůzle, con chi credi di avere a che fare? Io quella figa di legno la faccio ubriacare sei volte nel tempo che a me viene un po’ di singhiozzo. Sarà a sbavare sul tuo cazzo sbronza persa mentre io ordino ancora qualcosa al bancone.”
“Non te la tirare…” sorrise lui.

“Non mi hai mai visto bere” ribattei tornando ad occuparmi di una spanna abbondante di turgido e gustosissimo pisello.
“… A parte alcune cose…” soggiunsi con un sorriso, prima di gettarmi a capofitto a dare piacere al mio lui.

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