Un attimo in più.

admin   28 febbraio 2017   Nessun commento su Un attimo in più.

Avevo sentito bussare alla porta della cameretta, che mi era stata messa a disposizione a casa degli zii, mentre ero ancora a letto a dormire.
Era lo zio, per darmi il buongiorno.
“Zio, ma che ore sono”? Avevo chiesto con un’aria assonnata.
“Sono appena trascorse le nove, svegliati dormigliona che è arrivato il dottore”! Mi aveva risposto.
“Dottore? Quale dottore? Io sto benissimo”!
“Dai su fai la brava che ti devo visitare”. Aveva replicato lo zio.
“Ma zio che intenzioni hai? Non dirmi che vorresti giocare al dottore? Dopo quello che hai fatto ieri, scordatelo. Con il tuo inzuppamento a tradimento hai perso la mia fiducia. Praticamente mi hai preso contro la mia volontà”. Avevo detto decisa, ma poi mica tanto decisa. Avevo una voglia matta di giocare con lui!
Giocare a dottore mi aveva sempre fatto impazzire. Era sempre stato il mio gioco erotico preferito, ma dovevo pur fare un pochino l’offesa.
“Dai, non fare la verginella, ti ho già chiesto scusa XXX Mese Nudo per ieri e giuro che non succederà più. Poi l’inzuppamento è stato solo un attimo, mi hai bloccato immediatamente. Dai facciamo pace”.
“Comunque sia sappi la cosa non mi è piaciuta”. Avevo risposto.
“Dov’è che ti fa male? Fammi vedere. Fatti visitare”. Aveva detto lo zio disinteressandosi della mia risposta.
Ero seccata da quello che era successo il giorno precedente, ma ragionando su quanto era accaduto, probabilmente a parti invertite avrei fatto la stessa cosa. Non potevo certo dire che non ero stata partecipe e dare le colpe solo a lui.
Nel frattempo lo zio aveva indossato un camice bianco trovato non so dove ed al collo aveva un stetoscopio. Sembrava davvero un dottore. Trascinava una sedia che nella fantasia doveva essere il carrello dei medicinali. Infatti sulla sedia c’erano dei medicinali, un misuratore di pressione e una s**tola di siringhe.
Avevo sognato più volte, tra le mie fantasie erotiche una situazione simile. Essere toccata e visitata per gioco dallo zio vestito da dottore mi provocava a una fortissima eccitazione.
“Promesso zio che farai il bravo”? Avevo detto tanto per non dirgli subito di sì, ma ansiosa di iniziare.
“Promesso Laura, dai scopriti adesso”
Indossavo una lunga t-shirt bianca e delle mutandine bianche, anche quelle.
“Mi fa male qui” Avevo detto indicando con il dito la fighetta mentre avevo alzato leggermente la maglietta mostrando allo zio le mutandine.
“Qui vedi zio, mi tanto male”, avevo continuato mentre con il dito avevo premuto il Sesso Reale Porno clitoride ancora coperto dalle mutandine bianche..
“Fammi vedere, devo visitarti tutta in qualsiasi caso. Ti aiuto ad alzarti la maglietta.”
Mi aveva alzato la maglietta fino a scoprirmi il seno, non aveva voluto che la togliessi completamente.
La mia eccitazione aumentava. Stare sdraiata sul letto seminuda davanti allo zio vestito da dottore mi faceva letteralmente sballare. Non vedevo l’ora di sentire le sue mani sul mio corpo. Ero super eccitata..
Con il stetoscopio aveva controllato i battiti del cuore soffermandosi molto sui miei capezzoli ormai turgidi.
Ci girava intorno, li accarezzava. Mi palpeggiava il seno. Mi piaceva come mi toccava.
Mmmhmmm, come mi sarebbe piaciuto se mi avesse baciato i capezzoli. Erano i miei interruttori naturali per farmi perdere sessualmente la testa.
Ma non me li aveva baciati, solo accarezzati e pizzicati dolcemente. Ma era bastato a farmi partire mentalmente.
Era sceso successivamente più in basso. Mi palpeggiava in vari punti la pancia chiedendomi se avvertissi dolore. Sentivo le sue mani scendere sempre più giù. Ormai erano a filo mutandine.
Aveva infilato la mano nelle mutandine senza però toccarmi la fighetta.
Non aveva abbassato o tolto le mutandine, aveva solo alzato l’elastico per far passare la sua mano.
“È qui che ti fa male”. Mi chiedeva mentre pigiava con il dito sull’inguine destro.
“No dottore, un po’ più a sinistra”. Avevo risposto sospirando.
Aveva spostato la mano sull’inguine sinistro, ma l’aveva fatto senza alzare la mano. Avevo sentito la sue dita sfiorami ed accarezzare le labbra della fighetta durante lo spostamento.
“Allora è qui che fa male”? Aveva chiesto mentre premeva sull’inguine sinistro.
“No dottore, adesso è un po’ più a destra, diciamo in mezzo. È lì che mi fa male” Avevo precisato quasi insistendo per farmi toccare.
“Ho capito, è qui vero. Proviamo a tastare un attimo”.
Attendevo vogliosa le sua dita sulla fighetta mentre gli rispondevo:
” Si dottore, è lì che mi fa male”. Come per dirgli “dai zio”
Lo zio però aveva però tolto la mano dalle mutandine. Mi “visitava” la fighetta ma da sopra le mutandine. Ero rimasta sorpresa e un po’ delusa da quella cosa, eccitata com’ero avrei preferito un contatto più diretto, ma lasciavo fare allo zio.
Lo zio palpeggiava la fighetta, sempre da sopra le mutandine, con le sue enormi dita con un movimento di su e giù.
La sua mano dal mio ventre scendeva fino in mezzo alle mie cosce premendo ogni volta sulle labbra della fighetta, per poi risalire successivamente.
Da parte mia spingevo il bacino verso la sua mano per sentire meglio la 70 Enni Mature sua pressione.
Le mutandine ormai strabagnate avevano aderito perfettamente con la forma della fighetta. Era praticamente come non averle, lo spacco della fighetta e la sua leggera peluria rossastra era ben visibile.
Lo zio continuava a fare il movimento. Ogni volta che scendeva dal ventre alle cosce le mutandine si abbassavano scoprendo quasi completamente il pelo rossiccio.
Stavo quasi per raggiungere un orgasmo.
“Devo farti una punturina” Aveva detto deciso.
“Oh no, dottore”. Avevo risposto fingendomi impaurita
Ma non tanto per la punturina ma per il fatto che sarebbe bastato un attimo in più e avrei raggiunto l’orgasmo.
“Dai fai la brava voltati”. Aveva ordinato mentre prendeva una siringa a cui però non aveva tolto l’ago o almeno aveva lasciato la protezione.
Lo zio, fingendo, aveva effettuato i classici movimenti di preparazione all’iniezione simulando di togliere l’aria dalla siringa ed aveva preparato un batuffolo di cotone imbevuto nel disinfettante.
I suoi movimenti di simulazione e l’odore del disinfettante che si diffondeva nell’aria rendeva più realistica la situazione ed aumentava ancora di più la mia eccitazione.
“Sono pronto, dai girati ed abbassa leggermente le mutandine”. Aveva chiesto.
Mi ero voltata a pancia in giù. Avevo sempre adorato restare in quella posizione con il culetto scoperto dalle mutandine che avevo appena sensualmente leggermente abbassate.
Scoprirmi il culetto abbassando lentamente le mutandine modificava i miei parametri.
Senza chiedermelo lo zio aveva abbassato ancora di più le mutandine, quasi a metà coscia, scoprendomi così completamente il culetto.
Aveva sbottonato il camice e scoperto il suo pisellone già gonfio.
Aveva appoggiato la siringa sul letto, con una mano mi massaggiava la chiappa sinistra e con l’altra si masturbava.
Mi volevo fidare al punto che lo lasciavo fare. E poi mi piaceva la situazione. Ero troppo eccitata al punto di non res****re a non toccarmi visto che lo zio non mi toccava.
Avevo messo la mia mano sotto la pancia e mi stavo masturbando con lo zio che si masturbava a sua volta.
“Ecco adesso la facciamo. Zac”. Aveva detto smettendo di massaggiare la chiappa e facendomi sentire sulla carne la pressione della siringa con l’ago protetto.
“Ahi”, avevo urlato ma non per il dolore ma per simulare meglio la situazione.
“Vedrai che adesso starai meglio”. Aveva aggiunto mentre si era allontanato da me.
Ma perché si era allontanato?
Per la seconda volta non avevo raggiunto l’orgasmo per questione di un attimo.
Sarebbe bastato davvero un attimo in più!
Vabbè che mi aveva promesso di non sfiorami ma lasciarmi così, ma non gli avevo detto niente.
Mi aveva guardato, si era abbottonato il camice ma non riusciva a nascondere la sua eccitazione. Anche lui non aveva raggiunto l’orgasmo.
“Dai andiamo in giardino. Mettiti le scarpe dell’altra sera, quelle con il tacco alto”. Aveva detto.
Non capivo cosa volesse fare ma l’avevo accontentato. In quel momento avrei fatto di tutto eccitata com’ero.
Mi ero messa le scarpe con il tacco alto indossando sempre la t-shirt e le mutandine e mi ero recata in giardino.
C’era un tavolo in giardino e mi ero messa seduta sul suo bordo.
Lo zio però mi aveva chiesto di restare in piedi e io avevo ubbidito. Mi guardava mentre si strofinava il pisellone da sopra il camice.
“Sei un portento così. Sei troppo sexy con quella maglietta e tacchi. Abbassati le mutandine fino alle caviglie. Tienile così abbassate. Voglio vederti così, con le mutandine abbassate fino a terra”. Aveva chiesto anche se era sembrato più un ordine.
“Abbassamele tu” Gli avevo chiesto.
Non se l’era fatto ripetere. Senza alzarmi la maglietta si era inginocchiato davanti a me e lentamente mi aveva abbassato le mutandine fino a farle toccare per terra ma senza sfilarmele dalle scarpe.
Sentivo il suo respiro sulla fighetta quando si era abbassato davanti a me.
Si era fermato un attimo con le labbra a due centimetri dalla fighetta e senza alzare la maglietta l’aveva baciata. Così con un semplice bacino.
Stavo per mettere le mie mani sulla sua testa e spingerla contro di me. Farmela baciare meglio, sentire la sua lingua titillare sul mio clitoride ma non l’avevo fatto. Anche stavolta non c’era stato quell’attimo in più che probabilmente mi avrebbe spinta a farlo.
Era bastato però quel bacino per farmi entrare in orbita. Avevo voglia di lui. Volevo quel suo pisellone dentro di me, capivo che le mie resistenze erano esaurite.
Lo zio era ritornato alla distanza di un paio di metri, si era messo seduto su uno sgabello, si era sbottonato il camice aveva scoperto il pisellone ed aveva iniziato a masturbarsi.
Era eccitante vederlo mentre si smanettava il pisellone. Avevo lo sguardo fisso sul quel pisellone.
Una voglia matta di sedermi a cavalcioni su di lui e di godermelo fino all’ultimo centimetro.
Ma probabilmente avevo ancora un briciolo di resistenza dentro di me o forse aspettavo che fosse stato lo zio a prendere l’iniziativa.
“Alza le mani più in alto che puoi o tienile sui capelli come se ti dovessi pettinare”. Era stata la sua richiesta.
Era evidente la sua intenzione. Quel movimento automaticamente si alzava anche la maglietta e scopriva le mie parti intime. L’avevo chiaramente accontentato anche quando mi aveva chiesto più volte di voltarmi per vedere anche il culetto.
C’era una porta a vetri che dal giardino divideva il salotto. Mi guardavo nel suo riflesso.
Mi piaceva e trovavo eccitante guardarmi. Vedermi con la maglietta alzata al punto che lasciava intravedere la fighetta o il culetto, le mutandine alle caviglie, le mie lunghe gambe che sembravano ancora più lunghe con quelle scarpe con un tacco dodici e con lo zio che si masturbava il suo enorme pisellone, mi eccitava molto.
Infatti non ero risuscita a res****re. Avevo iniziato a masturbarmi anch’io, alzandomi la maglietta quanto bastava per scoprire la fighetta, restando prima in piedi e successivamente seduta sul bordo del tavolo.
La mia mano titillava vogliosamente la fighetta che ormai sbrodolava da tutte le parti.
Stavamo entrambi masturbandoci mentre ci guardavamo. Avevo una voglia di quel pisellone invece di stare lì a masturbarmi.
“Non sarebbe meglio farlo invece di toccarci”, erano i pensieri che mi balenavano in testa.
Lo zio sembrava che mi avesse ascoltato. Mi era alzato e si era avvicinato a me.
Ero rimasta in piedi ed appoggiata sul bordo del tavolo con le gambe divaricate. Mi ero tolta nel frattempo un piede dalle mutandine ancora rimaste alle caviglie proprio per divaricare meglio le gambe.
Sentivo lo zio tra le mie gambe. Si era avvicinato fino a toccarmi la fighetta con la punta del pisellone.
Sentivo la sua cappella sbattere contro la mia fighetta. Avevo tolto la mia mano, quasi per lasciare libero il passaggio. Era troppo bello sentirla mentre mi sfiorava le labbra. Spingevo il mio bacino contro. La desideravo dentro.
“Dai zio spingi, perché non spingi” era il mio pensiero. Ero io a spingere la fighetta contro la cappella dello zio.
La passava su e giù quasi a farla sparire dentro le labbra che si aprivano e l’avvolgevano.
Come il giorno precedente. Un pennello che passava più mani nello stesso punto.
O come un aratro che apriva un solco nella terra. Così si aprivano le mie labbra ad ogni passaggio.
Ogni volta creando un solco sempre più profondo.
“E dai spingi zio, che aspetti spingi”!!! Stavo quasi per chiederglielo!
Un attimo in più e mi ero decisa a chiederglielo ma avevo sentito sulla fighetta la schizzata calda ed abbondante dello zio. Sensazione bellissima sentirla schizzare abbondantemente sulle labbra. Un getto caldo e potente.
In quel momento ero rimasta un po’ delusa ma ero talmente eccitata che mi ero spalmata tutta la sua schizzata nella fighetta, infradiciandomi tutta, mentre non resistendo più raggiungevo anch’io un orgasmo da urlo.
Era stato bellissimo spalmarmi la schizzata sulla fighetta. Avevo continuato a farlo in modo rilassante almeno per un paio di minuti restando da sola in giardino mentre lo zio come al solito si era allontanato.
Mi piaceva infilarmi le dita incollate sporche di sperma nella fighetta. Sentirla poi colare fuori mi dava un effetto strano ma piacevole.
Avevo partecipato più delle altre volte al mio rapporto con lui e forse quella volta l’avrei lasciato fare.
Cazzarola, una volta che volevo io! Sarebbe bastato ancora una volta quell’attimo in più e glielo avrei chiesto io di farlo. Ma in fondo prima ero stata io a chiedergli di non farlo e lo zio mi aveva accontentata.
Mannaggia, a volte parlare troppo!!!

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Laura

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