Storie di Tardone

admin   10 febbraio 2017   Nessun commento su Storie di Tardone

Erano le tre di un sabato pomeriggio e la città pareva deserta.
Fuori c’era un bel sole e George se ne stava seduto fuori dal bar a sorseggiare una coca. Sul tavolo teneva spalancato il suo portatile con il programma di video scrittura aperto.
Il foglio era bianco. Non aveva voglia di scrivere nulla e nulla gli veniva in mente.
Probabilmente sarebbe stato lì per un bel po sfogliando un po i giornali ormai certo che non avrebbe prodotto nulla di concreto.
Non che ne avesse davvero bisogno. La rubrica si scriveva quasi da sola e la sua antica ambizione di scrivere un romanzo era sempre più un sogno infranto.
A ben guardare poteva anche starsene per i fatti suoi a poltrire fino a lunedì e nessuno gliene avrebbe fatto una colpa.
Ma la situazione era destinata a cambiare.
Il cambiamento si presentò sotto forma di una biondina venticinquenne non bellissima ma con una minigonna da paura che passandogli davanti gli chiese “Scusi sa dov’è la farmacia”.
George non potè fara ameno di lazare infastidito gli occhi dal pc. Poi la guardò… Guardò con calma le piccole tettine sotto alla camicetta nera, le lunghe gambe affusolate fasciate in un collant a rete nero, i lunghi tacchi a spillo e l’espressione idiota da oca che aveva sul volto.
Che fosse un oca era una certezza… A meno di cento metri alla sua destra c’era una croce verde di tre metri per due con scritto farmacia che luccicava alla luce del neon.
Solo un cieco… o un idiota non l’avrebbe vista.
“E’ qui vicino se vuole la accompagno” disse lui.
Lei tolse gli occhiali da sole per guardarlo meglio. Aveva una faccia che pareva schiacciata su se stessa, come se correndo troppo veloce avesse sbattuto contro un muro. Occhi chiari.. trucco marcato sulla bocca e sulle guance… Sempre più pungente l’odore di fiori del suo deodorante mano a mano che gli si avvicinava.
Prima ancora che lei ribattesse, approfittando della sua indecisione fece un rapido gesto al barista di segnare sul conto la consumazione e fatto sparire il pc nella sua borsa si alzò in piedi.
Appena il tempo di fare tre passi e anche alla ragazza bionda, che disse di chiamarsi Maura, fu lampante l’insegna della farmacia.
“Eccola eccola li” strillò con una vocina da gattina.
“Già” annuì lui.
Senza neanche far caso al fatto che avrebbe potuto trovarla da sola con estrema facilità. Senza forse nemmeno capire che accompagnarla era solo una scusa lo ringraziò con un pallido “Grazie” e affrettato il passo si affrettò verso il negozio mollandolo al suo destino.
Non gli piacque molto. Vederla ancheggiare via con quel culetto a mandolino che ancheggiava ad ogni passo gli stimolò solo il desiderio di portarsela in fretta a letto.
D’altra parte lui non era il tipo che amasse supplicare le donne. Non ne aveva mai avuto bisogno e non avrebbe certo iniziato oggi.
Se la troietta bionda l’aveva snobbato tanto peggio per lei.
Ora però aveva un incredibile desiderio in corpo e una mezza erezione tra le gambe che andavano placate.
Era deciso: “la prima che passa me la porto a letto”.
Girò la testa. Alle sue spalle c’era una vecchia minuta coi capelli bianchi che doveva già aver passato l’ottantina e accompagnava il suo incedere lento con un bastone nero.
Forse doveva anche averlo sentito perchè lo guardava con una strana espressione mista fra curiosità-divertimento e stupore
“Facciamo la seconda che passa và” si corresse in fretta.
La vecchietta non fece commenti e continuò per la sua strada.
La seconda a passargli davanti era una signora bassetta con lunghi capelli marrone chiaro, spesse lenti rotonde sul viso rubicondo che avrebbe in teoria a vuto il classico stile da massaia. Solo gli stivali di pelle neri fino a sotto il ginocchio e uno strambo collant verde acqua stonavano un pò con l’idea da donna per bene che aveva sul volto.
Di solito, regola acquistita dal ragazzo in anni di chiavate, le donne mature che mettevano in mostra e sottolineavano le tette con scollature vertiginose o le gambe con gonne troppo corte lo facevano per un unico motivo…
Già fantasticava su quanto sarebbe stato eccitante toglierle la gonna, strapparle un varco bnei collant e fottersela così senza farle togliere neanche gli stivali.
Per di più, guardandola meglio, come spesso accadeva alle donne piccole e tozze aveva le tette molto grosse nascoste sotto alla giacca.
C’era un unico problema. Non era sola.
Sottobraccio aveva una ragazza, certamente maggiorenne, alta e tonda come lei, rubiconda in viso come lei e con occhiali molto simili ai suoi. Certamente la figlia.
Indossava jeans e camicetta che non mostravano alcunchè di sessualmente interessante ma aveva ai piedi stivaletti col tacco identici a quelli della vecchia.
Decise di seguirle.

Dieci minuti più tardi entrarono uno dietro l’altro in un centro commerciale. La ragazzina, che apprese dalle loro parole si chiamava Nunzia doveva comprarsi un giubbotto di pelle nuovo.
La madre, di cui non sapeva il nome l’aveva accompagnata perchè scegliesse con calma.
Decise di giocare d’attacco.
Mentre la donna fissava la figliola che sfilava e infilava una lunga sequenza di giacche le poggiò la mano sulla coscia, appena sotto a dove terminava la gonna.
La poggiò e la lasciò li.
Lei lo sentiva certamente, anche se non poteva vederlo alle sue spalle, lo sentiva benissimo… e non disse nulla.
Lui iniziò ad accarezzarla.
Lei non disse ancora niente.
Lui salì e arrivò finò a sotto alla gonna.
Lei continuava a guardare la figlia.
Lui òle palpò il culo con decisioone.
Lei fece un sorriso e sospirò.

Le tolse le mani dal culo solo quando sentì la figlia che tornava con la giacca che aveva scelto. Così ne apprifittò, si voltò e lo guardò.
Non fece commenti negativi, anzi….
Le piaceva.
Lui le strizzò l’occhio.
Lei sorrise.
La figlia era ormai in mezzo ai coglioni. “Andiamo a pagare?”.
“No?”.
“Perchè no?” chiese la ragazza delusa temendo che la madre avesse cambiato idea.
“Ho visto dei tailleur al piano di sotto e voglio provare se ne trovo uno che mi va…”.
La cosa non pareva entusiasmare la ragazza.
“Non sei obbligata a venire. Anzi fai così vai su al terzo piano e noleggia un film alla videoteca così poi andiamo a casa a vederlo ok”.
“Ok” annuì la ragazza e partì in quarta.
“Ci metterà una vita” commentò guardando George.
“Benissimo annuì lui” e avvicinatosi le fece una carezza sul volto “Io sono George”.
“Marilena” disse lei e porse la mano.
Lui se la portò alla bocca e le succhiò il mignolo.

Si infilarono in un camerino.
Marilena si mise con le mani poggiate al muro cercando di arcuare il più possibile il sedere mentre la gonna le calava fino a terra.
Lui con un gesto deciso trovata la cucitura aprì un lungo strappo nel collant….
Sorpresa sorpresa la “signora” non aveva gli slip.
Brava la signora pensò e vistosi la carne pronta all’uso, senza altre indecisioni si sfilò il cazzo e glielo infilò nella vulva già bagnatissima per l’eccitazione.
“Ommadonna ma cos’hai li sotto” sbottò lei col fiato mozzo mentre lui la impalava con vigore.
Sforzadosi di non urlare di gioia si lasciò fottere per bene sentendo le palle gonfie di George che le sbattevano sulle coscie… sentendolo dentro completamente come un serpente rabbioso che la sfondava colpo su colpo.
Era una sveltina in un luogo pubblico non si poteva esagerare. Dieci minuti, dodici, quindici e poi basta.
Bisognava chiudere.
Marilena si era fatta due orgasmi ravvicinati ed era soddisfatta… Lui aveva tanta sborra da scaricare.
Bisognava chiudere se non volevano trovarsi la ragazzina tra i coglioni.
“Dai vieni, vieni deciso che è tardi”.
“Ok… ok vado?”.
“Vai senza problemi che tanto prendo la pillola”.
E brava la mammina. Prendeva la pillola… E una massaia che prende la pillola significa una cosa sola…. che prende anche parecchio cazzo….
Come un fuoco le inondò la vagina e gli ci vollero quattro pompate decise per scaricare di dosso tutto lo sperma che aveva accumulato.
Era soddisfatto.
Si rivestirono in fretta.
Marilena si pulì la fica appiccicosa meglio che poteva quindi si reinfilò la gonna…. tutto pareva a posto anche se sotto aveva uno squarcio nel collant che andava dalla vulva al buco del culo.
Si scambiarono i numeri di telefono, perchè era certo che Marilena meritava un controllo più accurato…
“Non passare su pavimenti lucidi” le disse “altrimenti ti vedono il gatto”.
Lei ridacchiò divertita e se ne andò. La figlia era già in fondo alle scale. La giacca di pelle sul braccio e due dvd a noleggio in mano.
“Andiamo?”.
“Andiamo” annui la mamma sperando che la figlia non notasse quanto era sudaticcia e puzzolente.

Tornando verso casa ripassò dal bar a regolare la consumazione del pomeriggio.
“E’ passata una signora appena sei uscito e ti ha lasciato questo” disse il barista mentre metteva via i soldi.
Era un bigliettino… Lo aprì…. C’era un numero di telefono.
Di colpo gli ridivenne duro.
Forse dare indicazioni alle stupide passanti aveva avuto un effetto ritardato….
Ripensando al bel culetto della biondina fece il numero e la chiamò.
Poche parole decise e si accordarono per vedersi quella stessa sera a casa di lei.
Aperta la porta dell’appartamento si presentò con un body nero, reggicalze e calze nere. Truccata occhi e bocca con un pesante dose di rossetti e affini che la facevano sembrare una vera puttana.
Gli aveva già afferrato il cazzo tra i pantaloni ancor prima di dirgli ciao.
Raggiunsero la camera da letto, lui si spogliò in fretta, lei aveva già la fica in bella mostra…
Non era la fica bionda della ragazzina… ma poco importava… quel vecchio ciornione ingrigito di un ottantenne porca e ancora vogliosa era comunque li per esser sfondato.
La vecchia col bastone aveva davvero sentito la sua esclamazione in strada.
La vecchia col bastone, che si chiamava Lina, ci aveva davvero creduto….
La vecchia col bastone era una vera troia a secco da troppo tempo….
Al diavolo la troietta bionda pensò George e non appena la vecchia Lina si fu tolta la dentiera si godette un pompino con ingoio favoloso preludio delle tre ore di sesso che ne seguirono dove la vecchia puttana settantenne non gli negò ne fica ne culo fino a che lui ebbe la forza di farselo tornar duro.
Alla faccia della biondina idiota che snobbandolo non sapeva ne avrebbe mai saputo che cosa si era persa.
George era sempre stato diverso dagli altri.
Orfano di madre che lo aveva lasciato solo dandolo alla luce e di padre che non aveva mai conosciuto. Così adottato amorevolmente dalla nonna materna e da sua sorella George era cresciuto tra le braccia di queste 2 donne mature che parevano fare a turno per coccolarsi il piccolo e bellissimo George.
Certo era davvero un bel ragazzo con quegli occhioni azzurri e i capelli neri e soffici ma questa era solo una delle sue particolarità. L’altra più nascosta ma anche più intrigante stava nelle proporzioni del suo pene. Un tronco di carne decisamente fuori dal comune.
E poi c’erano gli istinti. Di giorno in giorno ossevava sua zia e sua nonna sempre con maggior attenzione.
Zia Vera con le tette così enormi che spesso vedeva i suoi capezzoloni pulsare da sotto come se volessero esplodere. Nonna Irene che ogni volta che si sedeva in poltrona divaricava così tanto le gambe da far sollevare la gonna quanto bastava per vedere gli elastici del reggicalze provocandogli delle immediate erezioni.
Insomma il modo di fare delle 2 tardone era quantomeno sopra le righe.
Basti pensare che la sera avevano l’abitudine di spogliarsi quasi completamente l’una dopo l’altra in salotto e solo quando restavano praticamente nude andavano poi in bagno a lavarsi e a infilarsi pigiami o camicie da notte. Lo spettacolo di zia Vera che lentamente si calava le calze nere davanti a lui o di nonna in reggiseno e mutandine con quelle boccione dondolanti. O peggio quando Vera il reggiseno se lo toglieva proprio restando con le sole mutandine di pizzo e solo un braccio a coprirgli i seni non potevano lasciarlo indifferente. Così, cresciuto abbastanza da esser uomo attento a questi spettacoli e con un cazzo cresciuto altrettanto in fretta tanto che ormai da duro superava di molto i trenta centimentri e pareva più quello di un toro che di un ragazzo George eccitato si addormentava segandosi allegramente fantasticando sulla zia e sulla nonna.
Dopo la sborrata se ne vergognava un poco ma l’impulso era troppo forte, troppo impellente per potervi res****re.
Un giorno poi che lui e nonna erano soli in casa accadde un fatto strano. Nonna Irene si era assopita in poltrona di fronte alla tv e lui seduto sul divano aveva iniziato a sentirla russare, così si era voltato a fissare quel rumore fastidioso e l’aveva vista…
La nonna si era sdraiata così malamente che la gonna le si era quasi del tutto sollevata sui fianchi e le gambe erano così spalancate che poteva vedere tutto.
Certo dal divano ne notava appena l’ombra ma se solo si fosse avvicinato qualche metro.
Lo fece, cercando di essere il più silenzioso possibile e piano piano la sua curiosità ebbe soddisfazione.
Per dio! Sbottò stupito rendendosi conto di cosa aveva di fronte. Non riusciva a crederci.
Nonna Irene non aveva le mutande. Sotto la gonna c’era solo una bella ficona pelosa.
Era la prima volta che ne vedeva una tanto da vicino e iniziò ad eccitarsi come un matto. Quel pelo nero rado con alcuni ciuffetti bianchicci era quanto di più bello avesse mai potuto vedere. Aveva un irresistibile voglia di toccagliergliela e se non fosse stato per la paura lo avrebbe anche fatto.
Si contentò di toccare se stesso.
Delicatamente si tirò fuori il cazzo super indurito per l’eccitazione e con colpi sempre più veloci prese a segarsi come un pazzo senza perdere un dettaglio della fica della vecchia. Oltre ad avere una fica tanto vicino agli occhi era l’idea stessa che sua nonna non portasse biancheria intima a farlo eccitare quasi che quella mancanze ne sottolineasse in parte la sessualità o perchè no anche una certa disponibilità…
Era quasi al culmine e sentiva lo sperma salirgli dai coglioni per esplodere. Ben conscio che, proporzionalmente alla grandezza del cazzo, le sue sborrate erano sempre piuttosto fluenti si mise una mano a coppa davanti alla cappella continuando a segarsi con l’altra.
Doveva stare attento se non voleva che gli schizzi piovessero addosso alla vecchia.
Per quanto l’idea lo eccitasse non era propio il caso.
Sentì che stava venendo.
Un orgasmo fantastico, inarcò le gambe per il piacere pronto a metter via il suo grosso attrezzo appena compiuta l’opera.
Propio in quell’istante Irene aprì gli occhi.
Lui se ne accorse e provò velocemente a nascondere il cazzo. Ma era tardi, troppo tardi. Sotto gli occhi inespressivi di sua nonna George sborrò come un cavallo da riproduzione senza poter più fare nulla. “George ma che cazzo fai?” sbottò la nonna mentre la sborra le schizzava addosso. Lui pietrificato dalla vergogna sperò solo che fosse un sogno.
Fissava la nonna e lei fissava il ragazzo. Aveva ancora il cazzo in mano umido e pulsante. Vedeva chiaramente lo sperma in terra senza sapere cosa aspettarsi o augurarsi.
E non si era ancora reso conto della cosa peggiore.
La notò solo quando vide nonna Irene passarsi un dito sulla guancia umida. “Ma ti piace propio sborrarrmi in faccia?”.
“Nonna io…”.
“Certo dall’ultima volta che l’ho visto è cresciuto parecchio”.
“Si nonna è grosso vero?”.
“Il più grosso che io abbia mai visto” sgranò gli occhi la vecchia e quasi d’impulso aprì anche le gambe. Ora non era un caso poterle vedere la vulva.
“E vorresti toccarlo?” ammiccò lui.
“Farei di peggio te lo prenderei anche in bocca per sentire che gusto ha”.
“Si chiama pompino nonna”.
“Si lo so benissimo.”
“Sapessi le seghe che mi tiro immaginandoti….”
“Lo so bello di nonna guarda che le tue lenzuola le lavo io”.
“Scusa”.
“Ma figurati. E’ normale che con quell’uccellone da cavallo ne sborri secchiate”.
“E comunque ci sarebbe un bel modo per smettere di segarsi” ammiccò lui mentre ormai aveva raggiunto la massima erezione.
Fece un passo avanti.
“Nonna io non so come dirtelo”.
“Non dire nulla” lo tranquillizzò lei mentre con la mano iniziò a massaggiarlo delicatamente.
“Oddio nonna”.
“Ti piace?”.
“E’ una sega bellissima” mugugnò lui mentre le sue mani scivolavano pian piano sul corpo della vecchia.
Timidamente ma poi sempre con maggior decisione George le infilò la mano sotto alla maglia e le afferrò un seno. “Posso?” domandò dolcemente strizzandole un seno.
“No. Aspetta” disse Irene e sfilatasi in un lampo la maglia e il reggiseno bianco gli mostrò le grosse bocce in tutto il loro splendore.
“O nonna” sospirò lui afferrandole i seni mentre lei aveva ripreso a segargli il cazzo.
“Ti piacciono?”. “Si nonna sono belle, belle come la tua fica”.
“Perchè tu è quella che vuoi vero?”.
“Si nonna la voglio si” ululò mentre lei si portava il suo uccello alla bocca e lo lappava delicatamente sulla cappella.
“Nonna succhi da vera maestra”.
“Vuoi venire in bocca?” chiese lei tra una leccata e l’altra.
“Noo. Ti voglio tutta. Tutta!!”.
“Allora datti da fare no” lo invitò lei.
Preso coraggio non ci mise due volte. Si chinò carponi sulla poltrona e poggiò la testa fra le gambe della vecchia. Esitò a fissarla un istante. “Che hai?” chiese lei impaziente che già bruciava di desiderio.
“Non l’ho mai fatto nonna non vorrei fare errori”.
“Ma figurati. Devi solo leccare. Dai tira fuori la lingua vedrai che sarai bravissimo”.
Ma George era ancora in grandissimo imbarazzo. Neanche in sogno aveva mai leccato la fica alla nonna.
“Aspetta facciamo una cosa. Sdraiati a terra sul tappeto”.
Lui obbedì. Appena fu a terra la vecchia toltasi anche la gonna e rimasta con le sole calze autoreggenti chiare gli si accucciò sopra. “Vedi questo è un 69. Tu fai quel che senti che ti faccio io e vedrai che non sbagli”.
“Nonna?” si bloccò lui rosso di vergogna ma appena sentì le labbra calde della vecchia sulla cappella fu pronto ad obbedire a qualsiasi ordine.
Andarono avanti a sbocchinarsi per un tempo che parve infinito e sentì chiaramente che la nonna veniva un orgasmo dietro l’altro ad ogni suo colpo di lingua. Man mano che la sentiva gemere capiva dove la vecchia godeva di più e affinava la sua tecnica di leccata di fica rendendola sempre più perfetta finchè non potendone più esclamò “SBORRO!” e le venne dentro la gola con un unico fiotto rovente.
Stupendolo ancora una volta la nonna non accennò a staccare la bocca dal suo tubo di carne e anzi succhiò con ancor maggior convinzione. “Che buona la tua sborra”.
“Nonna ma che dici?”.
“C’è qualcosa di male se mi piace la sborra?”.
“No nonna”.
“E se mi piace il cazzo?”.
“No anzi anche a me la tua fica piace tanto”.
“E se ora ti dicessi che il tuo cazzo lo vorrei provare in fica?”.
“Che se allarghi le gambe ti servo subito nonna” sosprirò lui e senza tergiversare ancora la fece mettere sotto di se e guidandoselo con la mano glielo infilò dentro un centimentro alla volta.

Da quel pomeriggio George non smise più di fottere.
Gli piaceva. Era la cosa più bella del mondo specie con una vecchia porca assatanata come sua nonna.
Così da quel momento non faceva altro che cercare un occasione propizia per restar soli e tirasi fuori il suo enorme cazzo duro tanto più che avendo saputo che quella vecchia bagascia era sempre senza mutande gli pareva ancor più facile prenderla come e quando meglio voleva.
L’unico intrallazzo erano zia Vera che praticamente non usciva quasi mai di casa e quindi era sempre in mezzo ai coglioni nel momento meno opportuno.
Eppure voleva fottere Quindi doveva trovare un posto tranquillo per farlo. Il cesso gli parve ideale. Difficile credere che la zia entrasse a guardare la sorella che pisciava quindi erano soli.
Appena la nonna si avviava verso uno dei cessi della casa (per fortuna ce n’erano quattro) lui sgusciava subito dietro di lei chiudendosi la porta a chiave alle spalle.
La prima volta lo fece con una certa paura temendo che la nonna si arrabbiasse ma appena entrato quando la vide seduta con la tazza, senza gonna a gambe larghe con quelle eccitantissime calze a rete autoreggenti capì che lei lo aspettava.
“Pisci sempre mezza nuda”.
“Solo quando mi guardano” disse lei e senza giraci tanto attorno gli si avventò fra le gambe iniziando a spompinarlo.
Soddisfatto la vecchia si girò di schiena con le mani poggiate sulla porcellana della tazza e si lasciò prendere all’impiedi mentre le strizzava i tettoni grossi e mollicci sotto alla camicetta. La porca soffocava a stento il suo orgasmo lui pompava e sborrava a raffica… Sapeva che fuori c’era la zia Vera che girava ma in quel momento non gliene fregava niente. Aveva solo voglia di farsi la nonna e non avrebbe smesso fino a quando non avesse raggiunto la sborrata.
Quando usciva dal bagno pareva soddisfatto ma dopo pochi minuti la guardava di nuovo.
Guardava le sue calze a rete, guardava la gonna sapendo che non c’erano mutande, guardava le grosse tettone mal celate dalla camicetta e gli tornava duro. Peccato che li sul divano accanto a lei ci fosse Vera. Guardandola con ancora il cazzo soddisfatto dalla fica di nonna Irene non potè fare a meno di chiedersi se anche lei fosse altrettanto brava.
Le tette grosse parevano una caratteristica di famiglia, Nonna Mary aveva un bel balcone, con due ottime mele dai grossi capezzoloni ma era zia Vera il fenomeno della natura. Se quelle di Irene erano mele lei aveva almeno due angurie.
Le aveva così grosse che doveva farsi fare i reggiseni su misura e spesso neanche li metteva lasciando quel ben di dio spenzolare felicemente in giro.
Guardandole, guardando le tettone e la gonna molto corta che svelava ampie porzioni di coscie eccitanti non potè far a meno di desiderare di saltare nudo in mezzo a quel divano e chiavarsela senza pietà.
L’altro momento intimamente tranquillo era la notte, quando tutti dormivano. Nonna Irene lo sapeva e non si faceva sfuggire l’occasione. Ogni sera passata la mezzanotte andava in bagno e sulla via del ritorno gli entrava in camera, scivolava sotto alle lenzuola e trovatolo già nudo ed eccitato gli si sdraiava sopra cavalcando il suo cazzo fino a farlo venire.
Era una posizione fantastica dove lui poteva vedere e sentire in pieno le tettone della nonna sbattergli sul petto mentre la sua fica calda lo avvolgeva in un orgasmo bestiale.
D’altro canto era anche una posizione che faceva stancare in fretta la vecchia e quindi si passava velocemente ad una comoda pecorina dove lui poteva pompare senza sosta spaccandole la vulva ad ogni colpo.
Fu propio mentre era in quella posizione, quando era già più di un mese che scopavano insieme che la vecchia senza peli sulla lingua gli chiese “Vuoi infilarlo nel culo?”.
Era la sua prima volta.
Fino a quel momento era talmente preso dallo scopare in fica che neanche ci aveva ancora pensato.
Lei invece lo desiderava tantissimo.
Avrebbe dovuto farlo lentamente e con delicatezza dopo averla fatta bagnare un pochino ma non lo fece.
Preso coraggio poggiò la cappella tra le chiappe della vecchia ed entrò fino ai coglioni con due colpi secchi.
Meno male che la vecchia era una parecchio aperta dai vibratori che usava abitualmente.
Non si lamentò per niente. Anzi. Più lui le spaccava l’anello del buco del culo più lei veniva sgrillettandosi come una pazza.
Certo il suo uccello era più grosso del solito e la vecchia si aprì come una cozza ma la cosa pareva solo darle piacere.
Da quella sera il giochino notturno iniziò a prevedere una prima fase con lei in braccio a lui a leccarle le tette e una seconda a pecorina prima in fica e poi in culo dove si concludeva con la sborrata finale.
Il brutto era solo che quella chiavata notturna non durava mai più di un oretta scarsa e dopo un po che la nonna era andata via a lui tornava duro.
Una sera, propio mentre la stava inculando la nonna gli chiese “Ti piace zia Vera?”.
Lui non capì la domanda.
“Si insomma ho visto come le fissi i tettoni. Vorresti fartela vero?”.
George avrebbe voluto far finta di niente. Normalmente sarebbe stato molto più pudico e riservato, specialmente con sua nonna ma in fondo sua nonna era lì col suo cazzo nel culo. Perchè quindi non confessare…
E lo ammise. Ammise quanto gli piacevano i tettoni grossi e di quanto lo fossero oscenamente quelli di Vera. Anzi, raccontare la cosa lo fece arrapare e finì per riempire di sborra la nonna mentre le parlava della cara zia.
Alla fine se ne scusò “Ti da fastidio se parlo eccitato di tua sorella”.
“Ma no perchè. E’ normale che ti ecciti con quelle angurie che ha. Solo che mi sei venuto troppo in fretta e io ne volevo ancora un po”.
“Ma questo non è un problema nonnina” sorrise lui e presale una mano se la mise sul cazzo che era si umido di sborra ma era anche duro e sodo e pronto a fottere ancora.
Così col pensiero di zia Vera in testa e la mano calda della nonna sul cazzo in pochi istanti si sentì di nuovo operativo e finì per montare a ripetizione la nonnina per una buona oretta. Alla fine esausti e sudaticci si sdraiarono nudi l’uno accanto all’altro e la nonna tornò ai suoi discorsi. “Sai anche a me piacciono le tette grosse”.
“Nonna ma che dici? Tu sei una donna”.
“Bhe è con questo?”.
“Se ti piacciono le donne sei lesbica”.
“La parola giusta è bisex” sorrise lei.
“E tu lo sei?” chiese lui iniziando ad eccitarsi.
“Diciamo che una bella fichetta la lecco volentieri” ammiccò maliziosa mentre le sue dita le scivolavano nella vulva.
“Cristo nonna me lo fai tornare duro”.
“Bhe che c’è di male” strizzò l’occhio la vecchia e scoparono ancora con ancor più foga alternando culo, bocca e fica della vecchia che si godeva un orgasmo dietro l’altro.

Sua nonna adorava le tettone.
Anche se dell’argomento non parlarono per parecchi giorni George aveva chiaro ed evidente questo fatto e così fra una scopata e l’altra iniziò a mandare sul videoregistratore alcuni dei suoi porno preferiti dove le donne avevano davvero dei seni enormi.
La vecchia Irene non si fece problemi anzi pareva che guardare i porno mentre il nipote la montava come una vacca gli desse ancor maggior stimolo spingendola a bagnarsi tutta di piacere.
Non parlavano mai apertamente di una persona precisa anche se Vera era stata nominata da Irene per sottolineare a George quanto una sorella fosse attratta dall’altra ma non c’era bisogno di essere dei detective per accorgersi di quanto durante il giorno Irene fissasse con attenzione le enormi bocce della sorella.
Così una sera lui glielo chiese. “Hai mai visto le tettene di Vera al naturale?”.
“Ovvio siamo sorelle, capita spesso di vestirci assieme”.
“Già” annuì lui senza smettere di pompare.
“Vestirvi o svestirvi nonna?”.
“Certo che sei maliziosso bello della nonna”.
Lui non commentò continuando a pompare come un mulo.
Dopo un pò lei confessò “Tua zia Vera ha i capezzoli così grossi che sembrano dei cazzetti in miniatura”.
“Ma dai” annuì lui sentendo subito dopo la mano della nonna che gli si poggiava sul cazzo.
Lo fece mettere comodo per riprender fiato dopo la chiavata e massaggiandogli l’uccello iniziò a raccontare che le lesbiche con le tette grosse si ficcavano i capezzoli nella fica l’una con l’altra usandoli come sostituti per la masturbazione e che zia Vera era abilissima nel fare quel bel giochino.
“E tu come fai a saperlo?”.
“Perchè me lo sono fatto fare”.
“Ti sei fatta mettere i capezzoli della zia nella fica? Ma sei lesbica davvero allora”.
“Anche… Prendo tutto. Cazzi nel culo e fiche in bocca…anche quella di mia sorella. Ti da fastidio?”.
“Lui le rispose sborrandole in mano…”.
“E bravo il mio nipote porcellone”.

Passarono altri giorni e tutto tornò alla normalità quando un pomeriggio che erano tutti e tre in salotto a guardare la tv nonna Irene disse “Fa così caldo oggi”.
“Davvero caldo” disse Vera e ancor prima che lui potesse rendersene conto si sfilò la maglia.
Non aveva reggiseno e le sue tettone gigantesche erano li a ballonzolare in tutto il loro splendore. Il cazzo gli era venuto duro. Fissava quei meloni con sguardo eccitato anche se tremava per l’emozione.
Irene intanto aveva iniziato a spogliarsi. Senza dire una parola sfilò tutto ed in un attimo fu con addosso le sole calze autoreggenti nere. La sua ficona pelosa era li splendida e pronta e fu il segnale che invitò George a calarsi le braghe.
“Che cazzone!” sbottò Vera togliendosi a sua volta la gonna.
Anche lei (porca) non aveva mutande ma solo una bella fichetta dal pelo nero e rado…
Si accucciò bene sul divano come una cagnolina e porgendogli la fica disse sbrigativa “Dai che aspetti non c’è mica solo tua nonna sai”.
Non se lo fece ripetere due volte.
La penetrò in un sol colpo “Zia ma sei strettina sai”.
In quel mentre nonna Reanata posò la vulva in bocca alla sorella.
Eccitato da quel mare di tette, da quelle due porcone arrapate, dalle loro fiche calde, dai reggicalze sensualissimi scoparono per quasi tre ore senza smettere.
George era un fiume in piena. Sborrava in culo a Irene, sulle tette a Vera, in fica alla nonna, in bocca alla zia.
Perse il conto dei suoi orgasmi come le due vecchie persero il conto dei propii.
Smisero che era ora di cena.
Quella notte, anzichè nonna Irene, nel suo letto si presentò zia Vera col le sue enormi tettone.
“Facciamo una sera per una ti va?” disse la zia.
Lui le stava già succhiando le tette e rispose annuendo.
“Al pomeriggio un bel giochino in famiglia e la sera una bella chiavata normale. Oggi io domani Irene. Se ce la fai”.
“E me lo chiedi” sbottò lui mentre con uno spintone la faceva chinare a pecora e glielo infilava dritto nel culo.
Durò dieci anni fino a quando George non si sposò con una ragazza altrettanto porca e ben tettuta che non gli fece mai mancare i buoni vizi a cui l’avevano abituato la nonna e la zietta… ma questa è un altra storia.
Frank aveva ereditato da una vecchia zia defunta un bell’appartamento in centro.
Non avendone necessità immediata pensò fosse un ottima soluzione affittarlo in nero ad una giovane coppia di sposi.
Lui si chiamava Simone e faceva l’operaio, lei Chiara ed era casalinga.
Bella ragazza, bionda occhi azzurri bel visino angelico ogni fien del mese accoglieva Frank con i soldi dell’affitto sempre sorridente e con delle minigonne paurose che volta dopo volta suscitavano in Frank fantasie sempre più morbose.
Una volta addirittura Chiara gli aprì la porta con la camicetta mezza sbottonata e siccome sotto non aveva reggiseno le sue tette belle piene fecero una fugace apparizione sgusciando fuori coi capezzoli dritti e duri mentre gli passava i soldi.
Frank strabuzzò gli occhi e pensò fosse un pallido invito a provarci così col cazzo già duro nei pantaloni fece un accenno a strusciarsi alla donna.
Lei però appena sentì il bozzo strofinarle la coscia si tirò indietro.
“Ma che le succede signor Frank guardi che io sono felicemente sposata”.
Lui non fece commenti, prese i soldi e uscì in fretta coll’uccello durissimo.
Appena salito in macchina non resistette alla tentazione, con ancora ben chiara in testa l’immagine di Chiara con le tette mezze fuori si sparò una sega fantastica.
Il mese successivo ci andò più cauto. Anche se Chiara gli aprì la porta con una mini rosso acceso, calze a rete da gran vacca e tacchi a spillo da 12 centimetri lui fece finta di nulla.
Lei capì che lui non ci provava e così, guarda caso trovò il modo di chinarsi più volte fingendo di cercare i soldi nei cassetti. Ogni volta si chinava e le sue chiappe ben tornite sgusciavano fuori da sotto la minigonna mostrando un perizomino rosso così striminzito che sarebbe bastato un solo dito per scansarlo e farsi spazio per montarla per benino alla pecora.
Ma ormai Frank aveva capito il giochetto. La troietta ci provava gusto a far rizzare il cazzo agli uomini per poi scansarsi all’ultimo momento e lasciarli li col cazzo duro a farsi le seghe.
Così finse indifferenza anche se appena uscito dalla casa entrò nel primo bar che trovò sulla strada e occupato il bagno si sparò una sega galattica pensando a quel culetto d’oro.
Frank, pur di non dare soddisfazione alla donna pensò persino di mandare un emissario ad incassare i soldi al posto suo. Non era giusto che quella porca ogni volta gli solleticasse il cazzo lasciandolo poi a segarsi miseramente.

Ma il destino a volte è beffardo.
Così qualche mese dopo accadde che Simone, il marito di Chiara, perse di colpo il posto di lavoro sicuro trovandosi a dover ripiegare su piccoli lavori saltuari e un reddito decisamente inferiore.
Questo fece si che da quel momento per poter sopravvivere i due coniugi faticassero non poco a pagare l’affitto.
Così un giorno quando Frank si presentò puntuale all’incasso fu il marito ad aprirgli e a consegnargli però solo la metà dei soldi pattuiti.
“Mancano 200 euro” fece notare lui.
“Si lo so, spero in un futuro migliore ma per ora ho solo questi”.
“Io però voglio i miei soldi”.
In quel momento si intromise Chiara.
Camicetta nera di seta, minigonna, calze a rete e tacchi a spillo. Pareva una puttana.
“Noi avremmo una proposta” ammiccò lei.
“Che proposta?” chiese Frank
“Questa!” ammiccò la ragazza slacciando di botto la camicetta per farne uscire due belle mele mature.
A Frank venne subito duro.
“Se ci vieni incontro te le faccio toccare mentre te o seghi”.
Frank senza pensarci due volte aveva già afferrato le tette della bionda palpandole ben bene.
“Segamelo tu” le ordinò.
Lei fissò Simone, lui annuì.
Con calma gli sbottonò la patta e tirò fuori il cazzo afferrandolo saldamente.
A Frank venne duro come non mai eccitato da quel tocco caldo. Non c’erano dubbi Chiara sapeva bene come si maneggiava il manico di un uomo.
“Lurida troietta stavolta non puoi fare la santarellina vero” sghignazzò lui mentre le strizzava i seni.
Sentì che stava per venire.
“Forza ora chinati mettilo fra le tette e succhialo”.
Simone impassibile annuì.
“Ce li togli duecento euro se ti fa venire in bocca?” chiese.
“Ma scherzi -s**ttò Frank- per una spagnola una puttana non ne prende neanche 50”.
“Ma mia moglie è più brava di una puttana” gli fece notare Simone”.
“Vorresti dire che la tua troietta fa delle marchette da 200 euro a botta?” ridacchiò Frank.
“Secondo mè si. Tu quanto offriresti. Per un rapporto completo intendo?”.
“Cioè fottermi la tua Chiara per mezz’oretta?”.
“Si… Ci togli i duecento euro e andate mezz’ora di la da soli”.
“No -disse Frank- ho un idea migliore. Restiamo qui in salotto e io mi sbatto tua moglie sul divano mentre tu comodo in poltrona ti godi la scenetta”.
“Perchè?” chiese Simone.
“Perchè voglio sia evidente che è una troia”.
Chiara provò ad obiettare ma Frank le mise una mano in testa tenendola chinata sul suo uccello. “Qualcuno ti ha detto di smettere! Succhia vacca, succhia”.
Chiara obbedì.
SI accordarono.
Chiara si spogliò lentamente e sdraitasi sul divano con le sole calze a rete e i tacchi a spillo si preparò ad essere profanata. Frank coll’uccello duro le scivolò sopra e le entrò nella vulva con un unico colpo.
“Che bella calda” annuì Frank soddisfatto e iniziò a pompare a tutta forza. Se la chiavò per un po’ tenedosi sui fianchi di lei quindi la fece girare come una cagnolina e tronfio di voglia la profanò montandola come un cane in calore.
Chiara gemeva a tutto spiano. Scopare le piaceva era evidente. Ma ciò che più stupì Frank era Simone se all’inizio era stato solo un osservatore passivo con Frank che lo faceva cornuto e contento ora pareva persino eccitato dalla cosa.
Come se nulla fosse anche lui si era tirato fuori il cazzo e se lo menava a tutto spiano.
“Simone ma che fai?” sbottò Chiara.
“Sborro tesoro non lo vedi” disse lui come se nulla fosse mentre l’uccello zampillava sperma su tutto il pavimento.
Anche Frank ormai appagato aprì i tubi.
“Vengo anche io” annunciò
“Non in fica ti prego. Non voglio restare incinta” implorò Chiara.
In effetti con la situazione economica che avevano non era il caso di metter su famiglia.
“Ok allora te lo faccio dove non resti gravida” ringhiò Frank e con un sol colpo glielo sfilò dalle grandi labbra vaginali e puntò secco fra le strette chiappette. “Apri bene troietta che sennò ti faccio male” la avvisò e con un unico colpo secco le fece scivolare il cazzo nel culo per una buona metà.
Chiara cacciò un urlo pauroso che in un solo istante ripagò Frank di tutte le umiliazioni subite in passato dalla donna.
“Ora non mi manderai più a casa a farmi le seghe” sorrise e tutto soddisfatto le venne in culo con mezzo litro di buona sborra calda.

Concluso il pagamento dell’affitto i tre si salutarono e Frank tornò a casa ma da quel giorno alla fine di ogni mese era puntualissimo ad andare ad incassare l’affitto ridotto più la differenza in natura. Ogni volta con Simone che assisteva e si segava e Chiara che si faceva sbattere fica bocca e culo senza lesinare. In tempo di crisi economica era tutto sommato un sistema piacevole e appagante per far quadrare i conti.
Ero in vacanza da mia nonna che abita in una località montana dove il clima è davvero salubre e i panorami di prati e monti sono una meraviglia per gli occhi. Anche se ormai avevo vent’anni non smettevo mai di andare in vacanza in quella ridente località memore di quanto l’avevo amata da ragazzino. In pratica da sempre ero cresciuto lì, ogni estate, tre mesi l’anno accanto alla mia amata nonna Leonida.
Questa strani vicenda accadde quando ero arrivato da pochi giorni e confessò che mi turbò parecchio. In pratica, senza alcuna prova e senza uno straccio di verità la vicina di casa di mia nonna mi accusò di essere un guardone e un esibizionista.
Nulla di più falso. Certo ho una bella mazza di quasi venticinque centimetri che da duro pare il tronco di un albero e non ho nessun problema a sfoderarla bella tosta al momento opportuno ma sono abbastanza carino da potermi permettere di usarla con un ragguardevole numero di fichette in calore. Quindi che di botto mi si accusasse di spiare di nascosto una vecchia tardona di sessantanni non poteva che offendermi.
Le cose andarono più o meno così;
Nonostante fossimo in alta montagna quell’anno faceva davvero un caldo insopportabile e quindi di notte trovavo più comodo dormire completamente nudo cosa direi abbastanza normale. Non per vantarmi ma ho un bel corpo: settanta chili abbondanti su un metro e novanta di altezza, pancia piatta quasi scolpita visto che faccio parecchio sport, muscoli dei bicipiti sodi ma non invadenti. Non faccio il body-builder ma la mia bella figura ce l’ho ugualmente. Comunque era il terzo giorno che stavo da nonna e mi svegliai abbastanza presto intorno alle sei circa. E’ una cosa strana che succede quando si va in montagna ma di colpo ci si ritrova a dormire davvero poco, almeno così succede a me, forse sarà la differenza di pressione.
In ogni caso ero sveglio e come accade ogni mattina avevo un erezione da far invidia ad un toro. Fui tentato di tirarmi una sega ma sapevo quanto la nonna odiasse la sborra sulle lenzuola quindi mi trattenni. Ormai non ero più un ragazzetto che sparava schizzi otto volte al giorno, ero un uomo fatto e potevo anche trattenermi.
Quindi decisi di fumarmi una buona sigaretta.
La prima del mattino è sempre la migliore.
Mi infilai un kimono nero che avevo comprato in Cina qualche anno prima e che mi piaceva moltissimo con quel bel drago rosso e verde cucito sulla schiena che faceva tanto Bruce-Lee. Lo usavo tipo fosse una vestaglia quando nudo dovevo uscire dalla camera da letto per andare in bagno o appunto quando mi affacciavo al balcone per fumare visto che la nonna Leonida odiava con tutte le forze la puzza di fumo in casa.
Col mio accappatoio legato in vita mi accesi la sigaretta e la fumai tranquillo. Sotto sentivo ancora l’uccello indurito ma come avevo previsto l’arietta fresca del mattino aveva avuto l’effetto di un mezzo anestetico e pian piano l’erezione stava sparendo.
Fu a quel punto che la vidi.
Era a circa centocinquanta metri da me esattamente sul terrazzo della casa di fronte alla nostra.
La riconobbi subito era Teresa, una signora vedova di sessanta e qualcosa anni quasi coscritta di mia nonna e di lei anche molto amica.
La conoscevo da sempre ma non l’avevo mai vista così.
Non così.
La vecchia, una mora sui novanta chili col ventre grosso e flaccido se ne stava sul suo terrazzo con indosso solo la pelle.
Già, la tardona era tutta nuda!
Sapevo per conoscenza diretta che la porta accanto al suo terrazzo era quella della sua camera da letto, non comunicante col resto della casa ed era quindi ovvio che la vecchia al risveglio dovesse per forza di cose attraversare il terrazzo per andare in casa o in bagno ma non avevo immaginato che lo facesse senza i vestiti addosso.
Certo potevo capire e dare per scontato che la tardona dormisse nuda come facevo anche io ma immaginavo che prima di uscire dalla camera da letto ed attraversare il terrazzo si infilasse addosso qualcosa… come me appunto.
Invece nulla la tardona era lì con le sue tette non grosse ma comunque invitanti e la sua peluria bella nera e molto florida.
Bastò questa immagine per avere sotto alle gambe un alza bandiera non indifferente. Ora avevo tutto il cazzo ritto fuori dal kimono e sentivo la cappella pulsare eccitata.
Continuando a fumare mi godetti quello spettacolino porno finchè la vecchia non sparì. Cosa stesse armeggiando sul balcone non l’avevo capito ma mi ero ben goduto quei cinque minuti di tettone e culoni dondolanti, di fregne pelose e di ciccia flaccida.
Tornai in casa… andai in bagno e mi sparai una bella sega!
Non potevo farne a meno.
La mattina dopo lo spettacolo si ripetette quasi uguale solo che stavolta ero già in attesa quando la signora Teresa sbucò sul balcone. Già la stavo aspettando.
Ero diventato un guardone? No, direi di no. In fondo non mi acquattavo in posti strani per spiarla o chissà che. Me ne stavo tranquillo sul mio balcone a guardare il panorama.
Dal mio punto di vista se la vecchia usciva sul balcone nuda dove tutti potevano vederla era un peccato non guardare.
Comunque finalmente uscì.
Stavolta non era nuda.
Già. Notai subito che indossava una maglietta tipo canotta di colore rosso che le copriva la pancia e il seno.
Era un peccato non poter rivedere le tettone ma subito notai che sotto dalla vita in giù c’era comunque una bella gattona da osservare.
Guardai concentrato per osservarle bene la patatona quando di colpo la vecchia si chinò accucciandosi sul balcone.
Ma che cazzo stava facendo chinata a fica al vento alle sei del mattino?
Naturalmente la cosa più semplice del mondo.
Pisciava.
Già. La vecchia appena alzata, come tutti, aveva una gran voglia di pisciare e molto probabilmente non avendo voglia di scendere le scale aveva preparato sul terrazzo un bel catino pronto per l’uso.
Mi godetti la pisciata osservando meglio che potevo le grosse labbra della sua ficona che si aprivano sparando fuori il liquido giallo. La cosa aveva un che di eccitante e per forza di cose il mio bel travone di carne si alzò sull’attenti.
Provai l’impulso di toccarmi ma resistetti ben deciso a rimandare a dopo una buona e soddisfacente sega.
Invece non fu così.
Già perchè finito di farsi la sua bella pisciata la vecchia cicciona non si limitò ad alzarsi ma iniziò ad esplorarsi la ficona come se vi avesse perso dentro qualcosa.
All’inizio pensai che se la stesse solo asciugando ma poi fu chiaro anche dalla sua faccia che stava facendo altro.
Già. La tardona si tirava un ditale.
Questo ovviamente cambiava tutto. Se fino a quel momento mi ero sentito un po’ in colpa ad osservare una povera vecchia che facendo dio necessità virtù espletava i suoi bisogni corporali nel modo più facile e comdo mentre io ne approfittavo per guardarla ora era di botto diventata una vecchia maialona che se la godeva.
Questo mi arrapava terribilmente.
Meccanicamente iniziai a menarlo. Prima piano e poi sempre più velocemente e posso quasi dire che sborrammo insieme.
La cosa durò anche le due mattine successive e ci avevo quasi preso gusto a sborrare sul balcone quando di colpo mi resi conto che avevo tralasciato la cosa più ovvia ossia che se io vedevo la sua passerona anche lei vedeva bene me e il mio cazzone…
Fino a che l’avevo osservata e basta tutto poteva risolversi in un nulla ma lì ero stato chiaramente a tirarmi il cazzo fino a fartelo esplodere e non potevo più dire che era tutto un equivoco no?
Così quel pomeriggio quando sentii la signora Teresa che discuteva con mia nonna mi sentii un verme totale.
La signora Teresa e in questo era stata un gran po’ stronza era andata a parlare con la nonna proprio di questo problema e le stava appunto raccontando che la mattina la spiavo dal balcone per cercare dio vederla nuda e che per di più quando lei si accorgeva che la stavo guardando mi tiravo fuori il cazzo e mi toccavo.
Insomma ero un esibizionista che si tirava segoni sul balcone davanti a tutti.
Era proprio così? A sentire Teresa si visto che aveva tralasciato di dire alla nonna che lei era tutta nuda intenta a sgrillettarsi come una pazza. Già cara la mia tardona perchè se fossi stata vestita io non ci avrei mica fatto caso no? Mi dicevo e mi incazzavo mentre lei mi descriveva alla nonna come il classico spione che violava l’intimità di una povera vedova.
Non potendone più entrai nella stanza fissando la donna con tutta la mia rabbia ma lei non ci fece nemmeno caso. Anzi fissandomi me lo disse in faccia “Bisogna proprio che la smetti di spiare sai”.
“Io non spio…”.
“Ma si dai che ti ho visto tutto nudo che mi spiavi dal balcone”.
“Anche tu eri nuda però” s**ttai perchè volevo a tutti i costi che nonna sapesse quanto era vacca la donna.
“Io a casa mia giro come mi pare sei tu che non devi guardare ti pare”.
“Io non l’ho mica fatto apposta. Ero lì a fumare e poi ti ho vista uscire nuda”.
“E poi te lo sei tirato fuori” aggiunse lei con una mezza risata.
Guardavo mia nonna carico di vergogna “E’ stato un riflesso”.
“No bello mio è stato un segone coi fiocchi” ridacchiò ancora più forte dandomi implicitamente del segaiolo.
Non sapevo che altro dire.
Per fortuna intervenne la nonna. “Sentite certe cose capitano. Coi balconi di fronte è normale. Bisogna che facciamo in modo di non guardarci più vi pare? La cosa migliore credo sarebbe coprire tutto il terrazzo di Teresa con qualcosa. Non so magari delle lenzuola colorate o qualcosa del genere”.
Io e Teresa ci guardammo non mi andava di smettere di vederla nuda e lessi nei suoi occhi che anche a lei fissare il mio cazzo non dispiaceva poi quanto voleva farci credere.
Comunque la nonna era stata decisiva così quello stesso giorno saltò fuori dalla cantina un vecchio taglio di stoffa lunghissimo color blu petrolio. Con quello avremmo oscurato per bene il terrazzo di Teresa e ilo problema si sarebbe risolto da solo.
Visto che ormai avevano deciso che ero io il colpevole, il guardone, il segaiolo la nonna decise anche che sarebbe toccato a me tendere la bacchetta lungo tutto il terrazzo su cui attaccare la coperta.
Così tentando di rimanere impassibile per non buttare altra benzina sul fuoco andai a casa della signora Teresa con la bacchetta e la stoffa pronto a fare il mio lavoro. Sul mio sguardo si leggeva tutta la rabbia soprattutto per quanto quella vecchia stronza si era mostrata fasulla ed ipocrita ma finsi indifferenza.
Teresa mi fece entrare ed andammo subito sul terrazzo. Mentre salivamo le scale notai che indossava una gonnellina a fiori molto leggera e una maglietta bianca. Sotto alla maglietta si vedeva tutto il reggiseno che per fortuna quel giorno aveva avuto la saggia idea di mettersi.
Lo stesso non si poteva dire per il sotto. Bastò infatti essere distaccato da lei di qualche gradino per osservare la gonna svolazzante e notare che nove su dieci non indossava mutandine..
Notai la cosa, la immagazzinai in un angolo della memoria ripromettendomi in seguito di sparami una soddisfacente sega immaginando di sborrare nella boccaccia di questa vecchia vaccona fasulla che mi aveva fatto fare una così brutta figura con mia nonna e mi misi al lavoro.
Tersa mi lasciò ad armeggiare col martello e i chiodi e in meno di mezz’ora ebbi finito.
Ora il terrazzo era perfettamente schermato.
Mai più spettacoli porno gratuiti da vecchie tardone sgrillettomani.
Chiamai la signora Teresa. Avevo finito.
Lei tornò ma vidi subito che era senza maglietta.
Sopra aveva solo un reggiseno di colore rosso molto più adatto ad una ragazzina che ad una vecchia e che pareva far risaltare i suoi tettoni anziché nasconderli.
“Che caldo che fa” disse forse per giustificarsi ai miei occhi.
“Già dissi. Ma non ti preoccupare adesso vado via e puoi anche metterti tutta nuda. Io non ti guardo”.
“Adesso però guardi altrochè” ridacchiò lei e per sottolineare il tutto si toccò ben bene una tetta sotto al reggiseno.
Le piaceva farmi passare per uno sfigatello che non aveva nulla di meglio che filarsi un vecchio cesso come lei. Mi dava così fastidio che non mi trattenni più “Guarda che ho visto cosa facevi sai”.
“Cosa facevo cosa?”.
“Ti tiravi un grilletto ti ho vista”.
“Ma che porco che sei. Ma lo sa la nonna che dici stè parolacce”.
“Parolacce un cazzo. Tu sei una vacca e ti masturbi sul balcone. Se ti guardo è solo perchè ti fai guardare”.
“Vacca ci sarà tua nonna io sono una signora per bene sai”.
“Ma vaffanculo” chiusi il discordo io e me ne andai.
Lei mi seguì velocemente giù pe rle scale e prima che uscissi di casa mi sbarrò il passo.
“Senti mi dispiace” disse.
“Cosa ti spiace? Di avermi sputtana con mia nonna o di essere una troia”.
Lei mi si avvicinò e con un colpo secco fece sgusciare fuori una tetta dal reggiseno. “Ecco guarda… Guarda che bella….”.
“Non mi interessa più”.
“Ma si che ti interessa dai” e così facendo tolse del tutto il reggiseno.
“Perchè poi tu vada a dire a mia nonna che ti ho strappato il reggiseno io”.
“Ma non lo farei mai. Quella che cercavo era solo una scusa per farti venire a casa mia. Io ci provavo ma tu non ti decidevi. Sapevo di avetelo fatto venir duro pisciando, poi me la sono anche spupazzata per farti guardare meglio ma tu niente… Solo seghe e basta. Se non ti facevo venire io eri ancora li a guardarmi dal balcone”.
“Quindi era tutto un trucco per…”.
“Si, bravo l’hai capito” sussurrò lei che già aveva una mano sul cavallo dei miei pantaloni e mi tastava il cazzo.
Poi mi prese la testa e se la tirò al seno. “Ciuccia dai. Ciuccia stè belle tettazze”.
Obbedii.
Era stupendo. Mentre succhiavo i suoi grossi capezzoli il cazzo sgusciò fuori dritto fra le sue mani e cominciai a sentire che me lo accarezzava sempre più velocemente.
“Che trave che hai qua sotto ma tua nonna lo sa?”.
“Lo sa, lo sa” confermai godendomi il segone mentre con le mani le stavo già abbassando la gonna svelando la ficona pelosa e pronta per me.

Nudo dalla vita in giù, arrabbiato ed arrapato non ci misi molto a farla girare mettendola a pecorina sul pavimento.
Lei non desiderava altro ed io non chiavavo da cinque giorni quindi fu abbastanza normale che il mio cazzo scivolasse in un sol colpo dentro a quella vulva marcia di umori.
La vecchia aveva una gran voglia e mi incitava a pompare sempre più veloce mentre mi incitava a sfondarla a colpi di cazzo.
Andai avanti a montarla per una buona mezz’ora e mi tolsi la soddisfazione di tirarglielo fuori dalla fica appena in tempo per poggiarglielo sulle labbra e sborrare tutto nella sua maledetta boccaccia che aveva parlato troppo.
Teresa non si lamentò affatto anzì dopo aver deglutito la mia sborra serenamente continuò a succhiarlo ottenendo di farmelo praticamente restare duro e pronto.
Ci facemmo subito una seconda chiavata. Stavolta nel suo letto, lei sotto, io sopra in un mare di sudore a pompare come ricci. La signora raggiunse parecchi orgasmi eccitandomi ed invogliandomi a continuare a fotterla a tutto spiano. A me non importava che fosse brutta o che fosse vecchia. In quel momento volevo solo fotterla a 360 gradi.
Ero lì a scoparmela da quasi un ora.
Le ero già venuto in bocca ed ora le avevo allagato la fregna ma quando si alzò in piedi andando dal suo letto al terrazzo non potei fare a meno di notare con quanta studiata troiaggine si sedeva delicatamente sul catino. La guardai pisciare sul terrazzo. Stavolta da pochi metri e al riparo grazie alla tenda che avevo appena montato.
Lei pisciò tranquilla e non si stupì troppo quando le porsi il cazzo duro per un tris dovuto.
“Aspetta che la asciugò che sono piena di piscia”.
“Non è necessario… Tanto non è lì che vado” ridacchiai io.
La inculai. Senza vaselina, senza protezioni ma solo con l’insana voglia di spaccarle completamente il culo.
Per fortuna la vecchia non era del tutto vergine nemmeno lì e lo si capì bene quando le infilai il cazzo dentro fino a far sbattere i coglioni sulle sue chiappe.
In perfetta pecorina la montai deciso ad inamidarle il culo.
Era stupendo ed in più avevo quasi la certezza che quell’estate avrei potuto approfittare di quella vecchia puttana quando e come meglio credevo. Dovevo solo stare attento a non far sospettare nulla alla nonna.
Già la mia cara nonna.
Ma dov’era in quel momento la cara nonna?
Ovviamente a controllare che quel pelandrone di suo nipote avesse fatto per bene il lavoro che aveva promesso.
Esattamente davanti a me ritta sull’ultimo gradino della scala a fissarmi mentre inculavo a tutto spiano la vicina di casa.
“Ciao nonna” dissi io con un verso soffocato proprio mentre sentivo il terzo schizzo inondare il culo a Teresa.
“Ciao un bel cazzo” sbuffò la donna e girato sui piedi ridiscese lentamente la scala. Teresa ed io ci staccammo in fretta e col mio cazzo ciondoloni e la sua fica ed il suo culo che ancora colavano lo sperma con cui l’avevo riempita raggiungemmo nonna Leonida prima che uscisse di casa.
“Leonida aspetta” la bloccò Teresa.
“Aspetta cosa… Ormai avete fatto no. Allora finite e poi rimandalo a casa”.
“Leonida… mi spiace”.
“Ma vaffanculo troiaccia. Lo sapevo io che mi scopavi il nipote. Lo sapevo che eri una vaccaccia”.
“Nonna mi spiace”.
“Tu zitto porco che facciamo i conti a casa”.
Interrotta la chiavata obbedii alla nonna.

Poco dopo eravamo in cucina. Io seduto su una sedia con lei a fianco semplicemente inviperita “Io lo sapevo. Lo sapevo che era una vecchia porcona. Tutta le storia del guardone. Lo sapevo che voleva fottermi il nipote -brontolava – e tu brutto maiale proprio non resistevi vero. Già quella ha tirato fuori la fica e tu giù. Ma lo sai che quella si fa i ditalini con le carote e le zucchine. Ma tu lo sai sulla verdura quanti microbi ci sono sopra? No dico almeno le lavasse prima…
Pensa ai microbi che aveva nella fica e che adesso hai tu sul pisello”.
Prese da uno scaffale una specie di tubetto molliccio e lo mise sul tavolo. “Questa è crema disinfettante per la vagina. Non è il massimo ma la facciamo andar bene. Forza spalmiamola subito prima che ti venga blu”.
Obbedii denudandomi dalla vita in giù.
La nonna poggiò il tubetto sul mio cazzo e premette forte. Con un getto gelido quella specie di gel trasparente mi si posò sul cazzo. Stavo per spalmarlo io stesso quando la nonna con una salviettina mi si mise accanto iniziando a spolverarmi come fossi un mobile. Fregava forte, molto forte, una cosa sempre più simile ad una sega che non mancò di sortire un certo effetto di indurimento.
“E poi dico io nel culo. Ma lo sai i germi che avrà quella nel culo. Ma davvero vuoi prenderti la gonorrea o chissà cosa. Ma tu sei malato sai”.
“Scusa nonna” sussurrai io ma ero così preso a godermi quella che ormai era una sega in piena regola che avevo poco forza di sembrarle pentito.
La cappella era gonfia, l’uccello d’acciaio e stavo godendo a mille. “E adesso cosa fai? Mica mi vorrai sborrare in mezzo alla cucina”.
“Vado in bagno subito”.
“Si vai vai. Tanto a tua nonna mica ci pensi più. Già ormai siamo grandi e la nonna non serve vero”.
“Nonna ma che dici?”.
“Dico che sei un ingrato. Che se ti ricordassi le cose magari una avrebbe piacere no. Già ma il signorino ormai ficca in giro e la nonna non se la ricorda più. Mica si ricorda di chi lo ha fatto uomo”.
La fissai. Col cazzo duro. Durissimo.
Le sue grosse tette traboccavano sotto al vestito. Le sue cosce sode facevano capolino sotto alla gonna.
“Nonna. Io non lo potrò mai scordare. Mai. Certo non l’ho mai detto a nessuno ma se sono come sono lò so di doverti molto. Non sai nemmeno quanto ti sia grato di avermi fatto uomo. E’ stato il più bel regalo di compleanno che una nonna potesse fare al nipote”.
“Parole, parole” mugugnò lei.
“No. Fatti -sussurrai io mentre delicatamente le accarezzavo il petto- Nonna non sai quante volte ho ripensato a quella scopata che ci siamo fatti quel giorno e alle altre cento nei anni successivi. Non sai quante volte ancora ti penso e mi arrapo”.
“E allora perchè non lo dimostri mai. Sono quasi tre anni che vieni qui e non fai nulla”.
“Nonna ma hai passato la settantina… Io non credevo che…”.
“Che cosa? Che questa non tirasse più” disse lei sfilandosi la gonna con un sol colpo e restando nuda dalla vita in giù.
Erano tre anni che non vedevo la sua passerona ma a parte il pelo un po’ grigio era ancora la bella miciona con cui avevo perso la verginità quasi sei anni prima.
“Allora cosa dici?”.
“Dico che è bellissima e vorrei leccarla come facevo una volta”.
“Potevi anche svegliarti prima no? Sono tre anni che non fai niente. Tre anni che vado in giro per casa senza mutande sotto, che metto le auto reggenti anche d’estate, che faccio la doccia con la porta aperta e tu… un cavolo. E poi mi chiavi la vicina”.
“Nonna tu mi dicevi sempre dei malori che avevi, di come ti sentivi stanca io non credevo che volessi farlo ancora. Io ti rispettavo e mi facevo le seghe piuttosto che importunarti”.
“Ma bello della nonna non lo sai che la mtua mazza i malori li cura”.
“Davvero?”.
“Ma certo cura e tiene giovani”.
“O nonnina cara ma che errore che ho fatto. Che grande errore. Allora vieni, vieni che ti do la medicina. Tre anni di medicina arretrata” e senza perdere altro tempo me la feci sedere in grembo impalandola in un colo solo.
Nonna Leonida era così marcia di voglia che l’uccello le scivolò dentro in un istante la sua fica di settantanni era ancora così calda che pareva una ragazzina.
Approfittai per sbottonarle la camicetta e liberare le sue tettone sesta misura. Ero semplicemente in estasi.
“O nonna che bello”.
“O nipotino mio che cazzone duro”.
“Sei tu che lo fai gonfiare nonna”.
“Si bravo nipotino, bravo scopa la nonna falla felice”.
“Sempre nonna… Lo sai che ti voglio bene”

Due parole su mia nonna.
Di quanto tenessimo segreto fra le mura di casa.
Mia nonna Leonida è una gran troia diciamolo pure.
Ed è una cosa stupenda.
All’inizio tutto si riduceva a qualche fuggevole occhiata infatti la nonna era solita cambiarsi d’abito in cucina di fronte a me prima di andare a letto. Ora la cosa di per sé non era maliziosa ma faceva parte della routine quotidiana ma mano a mano che crescevo quel momento serale in cui la nonna toglieva maglie e gonne restando in bustino e reggicalze diventava sempre più stimolante. Il cazzo mi veniva duro. Lei era lì col suo bustino nero tutto pieno di pezzi e le calze spesso nere e io fissavo il reggicalze e fissavo le mutandine anch’esse nere. Avevo una voglia di toccarle che me ne vergognavo da solo. Poi la nonna toglieva anche il bustino ma mentre lo faceva mi voltava la schiena cosicchè potevo avere solo una vaga idea delle sue grosse tettone. Nonostante ciò bastava il riflesso di esse sui vetri per capire che ben di dio avevo di fronte. Sfilato il bustino e tolte piano piano le calze, una cosa già di per sé molto arrapante la nonna metteva una mano sotto alle tette coprendo i capezzoli e tenendo in mano quelle due angurie scodinzolava in bagno con le sole mutande addosso. A quel punto sapevo che andava a lavarsi e a mettersi il pigiama. Io, che non ne potevo più afferravo le sue calze e me le portavo al viso odorandole per bene. Arrapato lo tiravo fuori e sborravo in fretta e furia prima che lei tornasse.
All’inizio me ne vergognavo.
Si insomma era poi sempre mia nonna ma mano a mano che i giorni passavano pensavo solo a quanto fosse fica e bella in carne.
Di solito ero bravo a sborrare in fretta perchè lei stava in bagno meno di dieci minuti ed io dovevo smenarlo velocissimo se non volevo che mi trovasse lì col picio duro fra le mani e, allo stesso modo ero anche bravo a mirare bene nella mano che chiudevo a coppa sulla cappella per non spruzzare in giro sperma.
Nonostante ciò il mio cazzo lasciava nell’aria una puzza di sesso che certamente la nonna non poteva far a meno di sentire.
Ma non disse mai nulla.
Una volta che la nonna aveva le calze a rete mi arrapai più del dovuto e mi uscì così tanta sborra che non riuscìì a farmela nella mano ma, come un proiettile schizzò in aria andando ad attaccarsi sul muro alle mie spalle.
Ero dannatamente imbarazzato. C’era questa medusa molliccia accanto alla mia spalla e non avevo nulla per pulirla.
Se anche ci avessi provato che avrei potuto fare? La macchia sul muro sarebbe rimasta comunque.
Alla fine, mentre ancora pensavo a cosa avrei potuto fare arrivò lei. Aveva già finito.
Finsi indifferenza sperando che non notasse la macchia e magari dopo, mentre dormiva avrei potuto pulirla ma, forse per l’odore la nonna la vide subito.
Pensavo mi ammazzasse di botte o peggio non mi volesse più con lei invece fu molto dolce… Prese una spugna bagnata dal lavandino e me la diede. “Pulisci bene, togli tutto prima che resti la macchia” non disse altro.
Io obbedii rosso di vergogna perchè era evidente che la nonna sapeva che mi sparavo le seghe.
Che ingenuo che ero. A quei tempi me ne tiravo cinque o sei al giorno e in casa di nonna c’era una puzza di sperma che non ti dico. Solo io non la notavo ma lei si, lei l’aveva già notata da molto tempo.
La sera dopo come se nulla fosse si cambiò e a me venne ancora duro ma stavolta prima di andare in bagno mi diede un piccolo asciugamani. “mettiglielo intorno così non sbagli il colpo” commentò con un sorriso. “Nonna ma…. cioè io…”.
“Dai dai meglio nell’asciugamani che sul muro o sul divano” tagliò corto lei.
Era una nonna fantastica. Non solo non aveva disapprovato la mia masturbazione ma mi aiutava persino a sborrare meglio.
Dalla vergogna passai all’eccitazione. L’idea stessa che la nonna approvasse le mia cannonate di sperma mi faceva godere e anche quella sera sborrai alla grande nell’asciugamano.
Quando la nonna tornò dal bagno pronta per andare a letto l’asciugamani era tutto lurido. Lei lo prese da un lembo e lo mise nella roba da lavare. Anche stavolta nessun commento.
Ogni sera lasciava che la guardassi mentre si spogliava e poi mi dava il tempo di tirarmene una dandomi tanto di asciugamani. Iniziò anche a lasciarmi un altro asciugamani sul comodino accanto al letto. Evidentemente si era già accorta che me lo segavo ogni sera prima di dormire o ogni mattina appena sveglio.
Una volta non fui abbastanza lesto e quando la nonna uscì dal bagno ero ancora lì a sparare sborra nell’asciugamano. Lei fece come nulla fosse e mi si sedette accanto mentre la mia mano menava a tutta forza. Proprio mentre sparavo fuori tutto mi chiese “Domani ti va se faccio il risotto?”.
“Siiiiiiiii” le risposi. Un si davvero convinto.
A volte la nonna mi chiedeva di lavarle la schiena mentre faceva il bagno. Per me era un gran momento visto che potevo toccarla come meglio credevo e alzando abbastanza la testa potevo guardarle il petto e vedere le sue grosse tette.
Si davvero grosse. Una bella sesta a pera coi capezzoloni lunghi e rosa.
Una favola.
Ormai però quando le lavavo la schiena era inevitabile che mi venisse duro come una pietra. Certo non potevo dirglielo ma il bozzo era molto chiaro e sono certo che la nonna lo vedesse gonfio sotto ai pantaloni. Della cosa non parlammo mai anche se appena finito il bagno la nonna si metteva l’accappatoio e poi mi porgeva un asciugamano. “Questo è per te” diceva sapendo benissimo che appena possibile me ne sarei sparata una.
Poi una volta mentre le passavo la spugna sulla schiena mi disse “Perchè non vieni dentro?”.
“Come?”.
“Ma si dai togli tutto e datti una rinfres**ta no”.
Potevo rifiutare questa occasione.
Mi denudai sapendo che mi stava guardando e con un certo orgoglio lascia che il mio uccello dritto e duro dondolasse un po’ accanto a lei quindi entrai in vasca. La nonna stava seduta sulle ginocchia e io mi misi alle sue spalle ma inevitabilmente ad ogni spinta della spugna il mio corpo si avvicinava sempre più al suo. Alla fine ero così vicino che la punta del mio cazzo puntava sulla sua schiena appena pochi centimetri sopra al suo gran culone.
La nonna dovette sentirlo perchè si mise un po’ più avanti lasciando che il cazzo le si poggiasse giusto sotto alle chiappe in quel piccolo lembo di pelle tra fica e culo.
Io con lunghe spinte in avanti che sembravano tante pompate continuavo a lavarle la schiena mentre lei d’improvviso strinse bene le chiappe catturando il mio cazzo.
Non glielo avevo davvero infilato ero solo prigioniero dei suoi glutei ma in quel momento fu meglio che una chiavata. Lei stringeva le chiappe, io pompavo e alla fine le venni sul culo come se davvero avessimo scopato. A quel punto fece un commento sul fatto che ora l’acque era piena di sborra e bisognava uscire subito.
Uscimmo.
Insieme uno di fronte all’altro e vidi tutto il tettame e per la prima volta i riccioli neri della sua fica.
Una gran fica.
La nonna mi fece mettere un accappatoio e mi asciugò per bene, mi asciugò davvero tutto e quando asciugò lì sotto fu meglio di una sega.
Sborrai e lo schizzo le arrivò in parte sulla gamba. Mi guardò un po’ perplessa “Ma santo cielo quanta ne spari al giorno?”.
“Scusa nonna…”.
“Fa niente, fa niente tanto poi la laviamo via e con una mano si tolse lo sperma dalla gamba.
Ora lo aveva sulla mano e ancora mi fissava.
Io la fissavo perplesso, lei, come nulla fosse si leccò il dito.
Aveva inghiottito la mia sborra.
Poco tempo dopo facemmo ancora il bagno insieme e stavolta oltre che strusciarle il cazzo fra le chiappe mi venne il coraggio per far scorrere le mani e afferrarle le tette.
Lei non si fece indietro anzi mi sussurrò “Ti piacciono le tette grosse?”.
“Si nonna”.
“Io le ho tanto grosse sai”.
“Si nonna. Lo sento nonna”.
“Vorresti guardarle mentre ti tocchi vero?”.
“Sarebbe bellissimo nonna….”.

Per la prima volta si spogliò voltata verso di me.
Come nulla fosse lasciò che io guardassi bene le sue tettone mentre la mano ci dava a tutta forza.
“Tutti malati di tette voi ragazzini” ridacchiò mentre sborravo nell’asciugamano.
Trovai il coraggio per chiedergli ancora di farmele vedere e ben presto divenne nostra consuetudine che io mi sparassi una sega mentre la guardavo denudarsi… una sera si tyolse persino le mutande.
“E questa ti piace…”.
“Nonna è bellissima”.
“Si. E devi prenderla piano piano sai altrinmentio alle ragazze gli fai male. Bisogna che impari ad usare la lingua più che la trave che hai li sotto”.
“La lingua nonna?”.
“Ma si. La lingua sulla patata. Bisogna che la lecchi così piano piano su e giù per farla bagnare tutta e favorise la penetrazione” mimava la lingua con un dito facendosi praticamente un grilletto mentre io segavo a più non posso.
Sborrai…
“Naturalmente è sempre meglio venire dopo averlo infilato bnon prima sai”.
“Scusa nonna”.
“Ma figurati è normale”.
Ci misi una settimana atrovare il coraggio poi una sera glielo dissi “Nonna mi insegni a leccarla?”.
“Come scusa?”.
“Leccare la patata. Hai detto che è importante farlo bene. Insegnami”.
“Ma certo che ne hai di ‘pretese tu. Già sono qui nuda a favoristi la mastiurbazione adesso dovrei anche fartela leccare”.
“Solo una volta nonna. Per imparare”.
Rise “ Ma si, ma si non farla lunga dai. ‘però non qui, fammi lavare e poi andiamo a provare nel mio letto”.
“Nel tuo letto? Insieme?”.
“Se te la senti”.
Da quella sera, ogni sera andavamo a letto insieme.
Nudi.
Mi mettevo tra le sue cosce e leccavo, leccavo, leccavo… e godevo con la mano.
“La nonna è proprio contenta sai. Me l’anno leccata tanti ma sei quasi il migliore devo dirtelo”.
“Te la sei fatta leccare da tanti nonnina?”.
“Quando ero giovane? Almeno una cinquantina forse di più. Sai la nonna era parecchio… vacca capisci?”.
“E adesso nonna? Non sei più vacca adesso?”.
“Tu mi vedi vacca tesoro mio?”.
“Non so. Però mi fai sentire parecchio toro questo si”.
Rise “Sarebbe a dire?”.
“Che leccarla non basta più”.
“Ma sentilo il signorino. Tra tre giorni fai quattordici anni, hai ancora la bocca sporca di latte e vorresti chiavare, anzi non chiavare e basta, chiavarti tua nonna addirittura…. Ma certo che sei porco forte sai?”.
Lo so nonna è solo che,,, cioè con la mano capisci…. non basta più non mi svuota capisci”.
Rise. Mi venne in bocca ancora una volta e spense la luce.
“Resta qui a dormire se vuoi”.
Restai.
Qualche minutop dopo sentivo una specie di idrovora sul cazzo.
Un qualcosa mai provato prima.
Era un pompino.
Il mio primo pompino.
E me lo faceva mia nonna.
“Nonna ma?”.
“Che c’è non ti piace? No. E’ stupendo ma….”.
“Ma?” chiese lei fermandosi per un attimo.
“No è solo che stò per….”.
“E allora che aspetti vioeni no. E’ mica la prima che bevo sai”.
Venni in bocca a mia nonna ululando e la sentii continuare a succhiare fino all’ultima goccia certa di svuotarmi i coglioni per qualche giorno.

Ogni tanto, ma solo quando era buio sentivo la bocca calda della nonna succhiarmi il cazzo e mi godevo il lavoretto in timoroso silenzio… Ogni volta, a fine lavoro la ringraziavo e le dicevo quanto le volevo bene.
Poi arrivò il mio compleanno e glielo chiesi.
“Nonna non voglio regali, non voglio giochi o soldi o vestiti voglio solo una cosa, una piccola cosa”.
“???”.
“Mezz’ora a letto con te. Solo mezzora”.
“Ma tesoro della nonna andiamo già a letto insieme tutte le sere. Invece del bacino della buona notte ti faccio un lavoretto e invece della camomilla ti lascio bere il mio succo di patata ma che vuoi ancora..”.
“Entrarti dentro nonna. Non sai quanto lo desidero. Non puoi immaginarlo”.
“Ma guardalo il signorino. E così vuoi farti la tua prima con la nonna”.
“Si nonna si ti voglio, ti desidero, voglio sentire il cazzo nella tua fica. Voglio succhiarti le tette mentre ti fotto a tutta forza, voglio sentire il cazzo che mi si bagna del tuo seme mentre vieni invocando il mio nome. Nonna voglio fotterti. Lo so che è brutto da dire ma voglio fotterti”.
“Ma tu lo sai che quello si chiama i****to? Che nonna e nipote non possono ficcarselo dentro. Se qualcuno viene mai a saperlo…”.
“Ma io non lo dirò a nessuno te lo giuro”.
“Davvero lo giuri?”.
“Lo giuro. Mi cadesse il cazzo”.

Così iniziammo a scopare.
Dapprima lo facevamo ogni sera al buio della sua camera. Una, a volte due di seguito finchè stremati non ci addormentavamo nudi l’uno accanto all’altro ma ben presto venne naturale che, svegliandosi accanto a quei bei tettoni mi si rizzasse già appena aperti gli occhi e così finiva sempre che, ancor prima di colazione ci facevamo una ripassata veloce di solito a pecorina.
Poi iniziai a fotterla anche dopo pranzo, quando si sedeva sulla poltrona in salotto per fare il pisolino e allargate le gambe metteva tutto in mostro comunicandomi nuove perverse idee.
Lei non si tirava indietro, anzi le piaceva che mi chinassi davanti a lei e la fottessi prima di prendere sonno. Diceva che la rilassava.
Lo facevamo quando era ora di farci la doccia che ormai potevamo solo farci l’uno accanto all’altro pompando a pecorina mentre l’acqua ci bagnava tutti.
Lo facevamo in cucina mentre preparava il pranzo perchè appena si chinava sui fornelli a me veniva una gran voglia di sollevarle la gonna e lei me lo lasciava fare senza problemi.
Insomma eravamo due autentici maiali da monta e in quell’estate arrivammo a farci una media di sei chiavate al giorno tanto che spesso lei aveva le labbra della patata rosse vive e io l’uccello che doleva per l’uso troppo intenso.
Eppure non ci bastava mai.
Messo a mollo il cazzo nel bidet per un po’ ero pronto a pompare più di prima e lei lo stesso.

Poi al mio compleanno la nonna mi regalò il suo culo.
L’unico buco che ancora non le avevo tappato.
Fu bellissimo.
Fu il mio primo rapporto anale.
Godevo come un pazzo tanto da farmi sgorgare lacrime di gioia. Lei tesa a pecorina se lo lasciava entrare fino ai coglioni lasciando che le sfondassi lo sfintere con tutta la mia forza fino a che non arrivò la sborrata finale.
“Nonna che bello. Nonna quanto sei brava. Io sono certo che sei la miglior nonna del mondo”.

Ora, dieci anni dopo, grazie alla troiaggine di una vicina di casa dalla lingua troppo lunga e la fica troppo in tiro i bei tempi erano tornati.
Erano dieci anni che non andavo più a letto con Leonida e fu come la prima volta.
Restai ancora da lei due settimane per le vacanze.
Praticamente non ci alzammo mai dal letto.
Michael Era sceso a fare la spesa al supermercato e mai avrebbe immaginato che l’impellente bisogno di pane gli avrebbe procurato un bel po di fica fresca…
In effetti mentre vagava tra i reparti mai avrebbe creduto di trovarsi davanti Lella, una biondona ventenne alta e longilinea ma con due belle tettone dure e sode.
Ciò che lo colpì fu la minigonna della ragazza così corta che quando si chinò per prendere una s**tola di pomodori non potè fare a meno di notare le sue mutandine bianche.
Aveva dei lungjhi stivali fino al ginocchio e niente calze. Le sue gambe erano perfette e non aveva alcun bisogno di nasconderle. Benji, col cazzo già gonfio nei pantaloni, le si accodò per un po rifacendosi gli occhi ogni volta che Lella si chinava o si sporgeva facendo la spesa.
Avrebbe potuto avvicinarsi e attaccar bottone ma c’era un impedimento. Una vecchia ciabatta di cento chili vestita in nero, brutta e rugosa.
La nonna di Lella.
Straccia cazzi come non mai la vecchia si faceva servire di tutto punto dalla nipotina che sorridendo ancheggiava la mercanzia a destra e a manca.
Due volte lo sguardo di Benji si incrociò con lei. Dietro a quegli occhiali tondi i suoi begli occhioni azzurri dicevano fottimi fottimi, fottimi a tutto spiano.
Lui abbozzò un sorriso, lei annuì.
Era chiaro che senza nonna tra i coglioni avrebbe già mollato li il carrello per andare a farsi dare una ripassata.
Benji aveva già scritto il suo numero di telefono su un pezzo di carta pronto a passarlo alla ragazza alla prima occasione… In giornata o in settimana al massimo contava di farsi una bella trombata.
Ma non fu così.
Quando si avvicinò per infilare il biglietto nella borsetta aperta di Lella ecco che da dietro una mano lo afferrò.
Era quella rugosa della nonna.
Sicuramente doveva aver equivocato scambiandolo per un ladruncolo.
Benji aprì la mano, il biglietto scivolò nella borsa.
La nonna lo lasciò andare e prese il biglietto.
“Ti aspetto quando vuoi…” e seguiva il numero di telefono.
Pensò che la vecchia si sarebbe incazzata come una iena e aspettava già di ricevere un ceffone ma non fu così.
Anzi.
“Quando voglio…? Anche subito?” sorrise la vecchiaccia sotto al suo chilo di rughe.
Aveva settantatre anni compiuti.
“Ma veramente io… lei” borbottò indicando la biondina.
“Capisco capisco volevi silurare la Lella capisco”.
“Signora nonna io…”.
“Chiamami Adele” disse lei e con un gesto secco gli ficcò la mano sul pacco.
“Lella senti che pacco” esclamò subito dopo senza ritegno e la nipotina, senza problemi, obbedendo alla nonna tastò a sua volta eccitando Benji ancor di più.
In pochi minuti le due interruppero di far la spesa e pagato velocemente quanto avevano nel carrello seguirono Benji due isolati più lontano dove aveva l’appartamentino.
Appena saliti la signora Adele si sbottonò velocemente il lungo vestito a fiori.
Sotto era praticamente nuda ad eccezione di un bustino nero tutto lavorato che lasciava intravvedere le sue tettone ancora belle grosse e la fica pelosa e ingrigita.
“E le mutande?”.
“O io non le metto mai. Sai alla mia età è meglio fare in fretta… Ogni minuto è perso”.
“Capisco” annuì Benji e senza pensarci ancora si calò i pantaloni e fatta sdraiare la vecchia sul divano le entrò dentro iniziando a fotterla a tutto spiano.
Lei gradì molto. Era ancora calda e sbrodolava umori a tutto spiano.
Benji afferrate le tettazze molliccie iniziò a strizzarle godendo mentre il cazzo perforava la vecchia fino ai coglioni.
Eccitato soprattutto sapendo che la ragazzina lo stava guardando.
“Lella ora viene la nonna e poi te lo passi anche tu” disse la vecchia.
“E cerca di non sfondarla che hai un cazzo da cavallo”.
“Starò attento signora” annuì Benji senza smettere di scoparla.
“Nel culo no però che li è ancora vergine capito”.
“E nel suo signora?”.
“O nel mio vai tranquillo” e così dicendo la vecchia si arcuò in avanti, gli afferrò il cazzo con una mano sfilandoselo dalla sorcona e se lo guidò fin nel culone lardoso invitandolo a sfondarlo.
Benji obbedì. Sodomizzò la vecchia e ne approfittò per sborrarle dentro.
Il culo della vecchia troia era davvero sfondatissimo.
“Ma cosa ci ha messo qui dentro?”.
“Zucchine… Banane… Bottiglie”.
“Ma brava la nonnina sei un bel troione sai…”.
“Grazie, grazie tante. Ma ormai se non uso la Lella di cazzi mica ne trovo tanti”.
“La usi? Usi la nipotina intendi”.
“Ma si dai che hai capito. Io porto in giro quella gnocca di nipote con quelle minigonne corte e quelle belle tettone e voi basta fottere lei date una botta anche a me no?”.
“Signora lei mi offende. Io sono uno che chiava tutto. Se me lo avesse detto l’avrei inculata anche senza la Lella”.
“Galante che sei ma io i cazzi mica li faccio rizzare più”.
“Ma no signora che ha ancora un bel culone anzi sa cosa le dico si metta a pecora che le faccio il bis di sborra nella fica”.
Entusiasta la vecchia non se lo fece dire due volte.
Messasi a pecora lasciò che lui le infilasse tutto dentro e iniziò a farsi montare come una vacca selvaggia. “O ma come sei bravo. Si vede che trombi tanto… Ma ti piace la gnocca grigia a te?”.
“A me piace tutto signora. Si figuri che mi facevo mia nonna..”.
“Ma che bravo… Anche io mi faccio la nipotina comunque”.
“Non ne avevo dubbi”.
“Si la fichetta della mia Lella è deliziosa…. Fatevi un 69, ve lo consiglio… Anzi, meglio ancora: Lellaaaa… Lelllaaa vieni subito dai”.
La ragazza entrò, aveva ncora la gonnellina ma si era sfilata le mutande.
“Nipotina cara fagli leccare la patata a questo ragazzo così gentile che mi fa fare anche la seconda”.
E così la biondona statuaria appena ventenne fece felice la nonna vecchia e brutta lasciandosi slappare a raffica dalla lingua vogliosa di Benji mentre il suo cazzo trapanava la vecchia nonna senza pietà.
Alla fine Benji si fece anche la ragazza.
La sua fichetta biondiccia era calda e soffice. Nulla che la nonna potesse neanche vagamente emulare ma era stato bello inculare e fottere quel vecchio cesso che lo implorava di avere più cazzo possibile.
Siccome la nonna si era tanto raccomandata di non ingravidarle la nipote lui ci fece la giusta attenzione e lo tirò fuori per tempo… Nulla di meglio quindi che ficcarlo duro e gonfio in bocca alla vecchia e sborrarle giù per la gola in allegria.
Alla fine nudi sul letto con la nonna a un fianco e la nipotina all’altro Benji non potè far a meno di eccitarsi ancora quando le due gli presero il cazzo contemporaneamente iniziando a masturbarlo con forza.
A turno si sdraiarono su di lui cavalcandolo per alcuni minuti… Un rapido orgasmo di congedo prima di andar via.
Lui le saziò ancora.
Ma era ormai tempo di saluti.
Presosi il cazzo in mano si sparò una sborrata che schizzò fino al soffitto inondando entrambe le donne da testa a piedi.
Si lavarono.
Si salutarono. “Ma la vostra troiaggine ha saltato una generazione?” chiese Benji.
“No no mia figlia è anche più troia di mia nipote” ridacchiò la vecchia puttana.
“Non basta dirlo, bisogna dimostralo” ridacchiò lui.
“Bhe tienti libero domani pomeriggio e te lo dimostriamo” disse secca la Lella.
“Ma dai. Mi viene già duro adesso. Va a finire che mi tocca farmi una sega…”.
“Non fartene troppe -rise la biondina- domani io ti dimostro che ho la madre troia ma tu ci devi dimostrare che hai cazzo per tre donne tutte insieme”.
“Venite tutte e tre?”.
“Se ce la fai. O ti scoccia la nonna?”.
“Ma che dite. Anzi signora venga pure anche da sola che la monto molto volentieri”.
“Sei davvero galante” annuì la nonna.
“Spero che un domani la Lella si sposi un uomo proprio come te”.
“Già signora la capisco. Lei è proprio una gran troia e scusi se glielo dico”.
“Ma figurati, anzi, lo considero un complimento” e così dicendo si sollevò il vestito per rimarcargli che se ne stava andando in giro con la fica al vento…
La troia!
Per un periodo fui mandato in vacanza da mia zia Tina, la sorella più grande di mia madre.
Ufficialmente era solo una vacanza ma in realtà era stata propio la zia a volere che andassi da lei per aiutarla con sua figlia, mia cugina, Rosa.
La ragazza, 25 anni, studiava storia all’università ed era prossima alla laurea ma, ultimamente aveva avuto gravi e grossi problemi e i voti d’esame erano assai peggiorati. Tanto più che anche la sua tesi era ancora in alto mare e la laurea sembrava rinviata a data da destinarsi.
“Tu -mi disse zia Tina- sei laureato propio in storia e in più fai lo scrittore- nessuno è più adatto di te per aiutarla ti pare”.
Io avrei voluto obiettare che si facevo lo scrittore, ma lo scrittore di romanzi porno. Non propiamente la qualifica adatta al ruolo comunque si, ero davvero laureato in storia e qualcosa potevo fare.
In più una vacanza dalla zia era un modo per cambiare aria e trovare nuove fonti di ispirazione per le mie storie.
Così accettai. Unica cosa che chiesi alla zia, e questo ero davvero curioso di saperlo “Ma tu leggi quello che scrivo zia?”. “Ovvio. Ho un nipote scrittore ti pare che non lo apprezzi”. “Cioè hai letto anche -feci un titolo a caso- “Culi maturi?””.
“Si bello mi è piaciuto molto” annuì lei.
Interessante. Molto interessante pensai visto che Culi Maturi narrava la storia di un ragazzo che si scopa dieci tardone cinquantenni una dopo l’altra. Così insistetti “E il tuo preferito qual’è stato zia? Sai mi interessa molto il parere di una donna”.
Lei ci pensò un attimo poi disse “Credo che Banane a colazione sia quello che preferisco. L’ho letto più di una volta”.
“Bene bene” dissi senza fare altri commenti. Banane a colazione parlava di un ragazzo che si scopa la madre, la zia la sorella e la nonna prima separatamente poi in gruppo. Fu forse a quel punto che cominciai a guardare zia Tina in modo diverso ad apprezzare i suoi grossi meloni mal contenuti sotto alla camicetta o le sue gambone cicciotte ma sempre così splendidamente evidenziate da calze di nylon finissimo. Il suo grosso culone che stava a stento dentro alla minigonna ed ogni volta che si voltava segnava le sue giunoniche forme. Poi c’era quel visino rotondetto coi grossi occhi chiari la boccuccia a cuoricino e quei capelli biondi a caschetto che, dallo sguardo, non parevano aspettare altro che un bel pò di cazzo duro e sodo.
Così la mattina in cui arrivai a casa della zia non avevo escluso che forse fra noi avrebbe potuto succedere qualcosa.
Appena giunto seppi subito che mia cugina era in vacanza studio e sarebbe tornata solo al lunedì seguente quindi dissi “Allora per due giorni saremo soli soletti zia…” naturalmente lasciando a lei l’onore di cogliere il doppio senso della frase. “Solo io tu e Kisha” disse lei.
“Kisha?” dissi e quasi mi avesse sentito dalla cucina sbucò una signora sulla quarantina abbondante molto tondetta e dalla pelle scuretta. Seppi così che era la badande della zia. Mezza nigeriana-mezza italiana, viveva a tempo pieno a casa della zia cucinava, puliva e faceva compagnia. Interessanti erano anche le sue due grosse tettone che pulsavano sotto ad un vestitino da lavoro nero esageratamente corto e scollato.
Tra il lungo viaggio e i preparativi erano 24 ore che non chiavavo. Per me abituato a bollare la cartolina ogni giorno era un bel problema, tanto più che il mio anguillone iniziava a pulsare. Tra la voglia insita in me, tra le coscie calde di zia Tina che ogni volta che si sedeva era tutto un bel vedere avevo un eruzione di sperma incontentinebile nei coglioni. Ora, in più c’era la servetta con quelle tettone…. Insomma dopo cena quella sera ci provai. Lascia la zia da sola a godersi la Tv in salotto e raggiunsi Kisha in cucina che stava lavando i piatti.
Chinata sul lavello, il vestito sollevato era tutto uno spettacolo. Si vedevano le attaccatture della calze autoreggenti, si vedevano spuntare le chiappone grasse sotto al minuscolo perizoma… Sarebbe bastato un passo, scostarlo appena come un dito per fottermela…
Ma non sono un violento. Così andai cauto. La salutai e lei mi salutò. Iniziammo a parlare del più e del meno, la feci parlare del suo lavoro, seppi che non era sposata e viveva ancora con sua madre e al momento giusto le dissi secco “E scopare scopi?”.
Lei si bloccò era evidentemente imbarazzata. Così presi la ramazza lì accanto “Scopi?” dissi ridendo.
Anche lei rise, rise persino troppo. Finì di lavare i piatti e ci sedemmo a chiacchierare. Stavolta, forse im maggior confidenza fu lei a dirottare il discorso sul sesso. Iniziò dicendomi che aveva letto i miei libri. “Non tutti…” precisò.
“E ti sono piaciuti?”. “Si divertenti” sorrise. “Posso sapere una cosa però” chiese.
“Chiedi pure. Tutti i miei fans fanno domande”.
“Quella cosa che hai scritto in fondo alla pagina è vera?”.
Non era la prima a chiederlo. Quella porca della mia editrice, una che di solito correggeva i miei libri facendosi un grilletto aveva av uto l’idea di precisare nelle note biografiche che avevo davvero un cazzo di trenta centimetri come quasi tutti i protagonisti maschili delle mie storie. La cosa diceva era importante per meglio caratterizzarmi come autore. Certo incuriosiva molti e non era raro che mi chiedessero di poterlo vedere.
Così colsi la palla al balzo “Ma no esagera saranno al massimo 28, 29 se proprio sono in tiro. Ecco vedi” le dissi e con un rapido colpo calai i pantaloni e il mio cazzo espolose fuori. La bestia.
“Ecco vedi, le dissi, non è ancora durissimo, per quello ci vuole un lavoro di bocca ma…”.
“E’ molto grosso” disse lei.
“Vuoi misurarlo?” risi io.
“Si, facciamolo bello duro e poi lo misuriamo” rise lei.
Era nella posizione giusta davanti a me. Dovette solo allungare appena appena la bocca e la mia cappella le sfiorò le grosse labbra carnose.
Ci sapeva fare. Mi passò bene bene la lingua sulla cappella e poi lo ingoiò in bocca piano piano bagnandomelo tutto di saliva. Si dava da fare con una certa esperienza segno che di pompe ne aveva tirate di certo parecchie.
Ma non sarebbe certo bastato un pompino a placarmicosì iniziaia a spogliarla lasciandola con un body trasparentissimo quasi da porno star e calze nere autoreggenti da vera vaccona. Due bei tettoni gonfi coi capezzoloni scuri, coscie grosse, culone a bagagliaio e maniglioni dell’amore. Un vero BBW party per il mio uccellone.
Si accucciò a pancia sotto porgendomi il culo e la fica e dovetti solo scostare un pò il perizoma per entrarle dentro fino ai coglioni. Era vogliosa cada e bagnatissima. Una vera goduria. Presi a pompare e lei prese a gemere come una vacca. Ma era solo l’inizio, ciò che più volevo era inumirìdire un pò il cazzo col la sua sbroda e quindi provvedere ad esplorarle il culo.
Così non mi feci attendere. Mi detti da fare nella sua fica per farla godere e quindi lo sfilai e glielo porsi “Inumidisci bene adesso che così scivola meglio”.
Non fece obiezioni. Quella grossa bocca pareva fatta apposta per succhiare banane di carne.
Così le diedi un ultimo bacino di incoraggiamento, la feci sdraiare sul tavolo e lei, con baldanza, sollevò le gambe fin sopra la testa porgendomi l’enorme culo in tutto il suo splendore.
Vi scivolai dentro senza grande fatica. La badante doveva già esserselo fatto aprire da tempo ma questo, per un cazzo del mio diametro non fu assolutamente un problema.
Presi a pompare con forza deciso a svuotare tutta la sborra arretrata che avevo in corpo.
La troia cadeva a fagiolo, in attesa che mia zia mi facesse intendere quali erano le sue vere intenzioni.
Strano ripensare alla zia pensai mentre inculavo la badante eppure qualcosa di strano c’era. Me ne accorsi quando con la coda dell’occhio vidi l’ombra di zia Tina in corridoio. Mi stava spiando. Anzi di più. Mi spiava e si faceva i grilletti guardandomelo fare. Quello mi stimolò l’eiaculazione più di tutto. Così tirai fuori l’uccello da quel culone e le crogiolai addosso tutto il mio sperma certo che zia Tina avrebbe goduto quello spettacolo ammirando il mio uccello in tutto il suo splendore.
Naturalemnte mi accordai con Kisha in modo che ogni sera venisse a trovarmi nella mia cameretta per una sana chiavata prima di dormire e la porcella non fece alcuna obiezione….anzi!
Eppure, ormai era quasi certezza la fica al cioccolato della badante non sarebbe stata l’unica che avrei assaggiato in quella mia breve vacanza dalla zia Tina.
Mi ammazzavo di seghe!
Diciamola tutta non è facile vivere in una grande casa con 6 donne. La nonna, la mamma, le mie due sorelle e le due sorelle della nonna ossia le mie prozie facevano un bel mucchio.
E ognuna a modo suo me lo faceva diventare duro.

Ogni tanto capitava di vedere mia sorella più grande Vanessa togliersi i vestiti e notare quelle grandi poppe mature e sode nascoste da reggiseni troppo corti.

Oppure capitava di fare ancora la doccia insieme a Tanya la mia sorella gemella, abitudine che avevamo da sempre ma che adesso con quel fisico minuto e formoso che aveva messo su diventava sempre più problematica visto che il cazzo mi si alzava come un’asta e la sfiorava immancabilmente sui fianchi.
Anche Tanya doveva avere qualche problema perchè mi fissava il cazzo ogni volta con trasparente imbarazzo.
Inevitabilmente dopo la doccia aspettavo che lei se ne andasse e prima di uscire me lo menavo come un pazzo per non impazzire.

Poi c’era mia mamma Chantal con le sue gambe perfette, i capelli rosso fuoco, il viso bellissimo, i seducenti occhi azzurri, la pelle bianchissima.
Bellissima e desiderabile con quelle minigonne corte da poter sbirciare fino all’inguine senza problemi ogni volta che si chinava.
Impossibile non toccarsi ogni tanto pensando a mammina in calze a rete e così giù altra sborra.

C’era zia Luana, o meglio prozia visto che era sorella minore di nonna, una brunetta formosa con il seno gigante che dondolava ogni volta che muoveva un passo. Odorava sempre di buono ogni volta che le andavo accanto e nonostante i suoi sessanta e passa. Anche lei con gonne così corte da mostrare il reggicalze ogni volta che si sedeva. In più aveva un vizio strano.
Ogni tanto, da soli, si metteva chinata in avanti sul tavolo col grosso culo teso in aria e si spogliava dalla vita in su. Certo aveva una mano sul petto e stava chinata a coprire il tettame ma sapere che era a poppe al vento mi metteva inevitabilmente una gran voglia dentro.
In più la zia mi chiedeva di passarle sulla schiena una crema apposta perchè mi diceva che le piaceva essere pulita ovunque.
E così ero l’ dietro di lei a due millimetri dal suo culo con lei chinata in avanti in perfetta posa da pecorina. Impossibile vista la posa e i movimenti non desiderare di darle un po’ della mia crema…
E così appena finita la spalmata eccomi di nuovo a segare come un pazzo immaginando cosa sarebbe successo se quella gonna si fosse sollevata.

Sua sorella minore Mary aveva i capelli molto più chiari, era di dieci centimetri più alta e non somigliava affatto a Luana.
A parte una cosa: le tettone.
Forse erano di famiglia perchè anche Mary aveva due perone immense che con quel fisico asciutto parevano davvero due palloni gonfi in cielo.
In più, forse proprio per l’altezza, non c’era mai una gonna che le coprisse davvero le gambe ed erano davvero delle belle gambe.
E così altre seghe tanto più immaginando cosa avrebbe fatto zia Mary essendo a detta di tutta la famiglia ancora vergine e casta.
Solo l’idea che ci saremmo potuti sverginare a vicenda mi faceva schizzare come un cavallo da riproduzione.

E infine c’era la nonna.
In viaggio per i 70 ma ancora bellissima: bionda, formosa col suo bel seno gonfio ed immenso, gambe carnose e quella ciccia sul ventre che mi pareva meravigliosa.
Quando gli ormoni iniziarono a pulsare insistentemente fu proprio lei la prima a mostrarmi che cosa desideravo….
Seduta sulla sua poltrona preferita a guardare la tv forse aveva allargato le gambe più del dovuto, forse si era solo dimenticata di mettere le mutande fatto stà che me la mise praticamente in faccia.
Bella, pelosa invitante… La prima fica che vidi dal vivo.
Ora quando mi smulinavo il cazzo avevo davvero qualcosa a cui dedicare i miei fluenti schizzi.
E non c’era solo la gnocca. C’erano anche le calze. Chissà perchè ma quando le vedevo i gancetti da sotto la gonna che sorreggevano le sue calze di nylon trasparenti con quella giarrettiera decorata mi arrapavo da matti.
Una volta che ne trovai un paio sopra la lavatrice in bagno mi venne da prenderli in mano e odorarli mentre schizzavo a tutta forza ancora e ancora.
Ma di chi erano? Delle mie sorelle?
No per loro erano troppo strette.
Di zia Luana?
No lei le aveva sempre nere fumè.
Di zia Mary?
No visto che una volta avevo scoperto che portava il collant.
Di certo non di mamma che di solito aveva calze sgargianti in rosso, azzurro o verde.
Non c’era dubbio erano di nonna e avevano tutto il suo odore.
Un odore strano… odore di piedi? Odore di fica? Non saprei ma mi esaltava come un dannato.
E così sborrai. Con la calza di nonna in faccia odorando ciò che potevo di lei.
Ero proprio un porco e stavo peggiorando. Ormai ero arrivato anche a dieci seghe al giorno….me lo stavo consumando con la mano.

Ma se avessi immaginato cosa stava per accadere non me ne sarei preoccupatao così tanto. Il vero problema infatti mi arrivò addosso come una doccia gelata pochi minuti dopo.
I fatti o meglio gli errori erano tre.
Il primo di certo che mi facevo seghe a tutto spiano sulla tazza del cesso.
Il secondo che mi ero messo sul naso una calza da donna.
Il terzo che da un po’ di tempo la maniglia della porta del bagno piccolo non si chiudeva bene. Infatti le seghe me le facevo sempre di sopra nel bagno della camera da letto ma quel giorno non avevo salito la scala. Per pigrizia o forse solo leggerezza avevo segnati il destino e ormai era tardi per porvi rimedio. Troppo tardi.
La porta era mezza spalancata.
La nonna era lì con gli occhi sbarrati.
Io con la calza sul naso e l’uccello tutto duro.
Lei (che evidentemente non sapeva ci fossi io in bagno) con la gonna calata alle caviglie.
Io con la mano sul cazzo a menarlo a gran forza.
Lei con la fica in vista bella, bellissima.
Quell’istante parve durare un secolo. Da sprofondare sotto al pavimento per la vergogna.
Ma di nuovo stavo sbagliando. Non era un problema era la cura alla mania delle seghe. Da allora me ne feci davvero molte molte di meno.

“Nonna!”.
“Come mai con la mia calza?”
Il scuoto la testa e la lascio cadere sul pavimento “No scusa nonna è solo che…”.
“Si fa niente. Hai finito che mi scappa!”.
Dimenticavo di dire che nonna Gilberta non ha peli sulla lingua. Carattere forte di una donna rimasta vedova troppo presto e che ha cresciuto i figli quasi da sola.
Mi scosto “Si io… esco è meglio”.
Ma lei mi sbarra il pazzo e ora che mi sono un po’ voltato verso di lei me lo fissa bene bene “Accidenti che stanga che ti è cresciuta”.
Io arrossisco “Dai nonna scusa ma non sfottere”.
“E chi sfotte. Guarda George è una delle mitraglie più grosse che ho visto”.
Il complimento è gradito perchè il mio “amico” si alza ancor di più e la cappella è tutta fuori a pulsare pronta ad esplodere.
Di s**tto la nonna allunga una mano, me lo prende giusto sulla metà e lo stringe. La sensazione di avere una mano non mia sul cazzo è così nuova e diversa che non posso trattenermi.
“Urgh!” gemo digrignando i denti e un fiotto di sborra parte a mille all’ora fuori dalla cappella.
Ne sparo così tanta che potrei riempire una bottiglia e prima che la nonna possa dire o fare qualcosa ho già diciamo così…. fatto centro.

La maggior parte è fintia sulla sua pancia. Con la gonna abbassata alle caviglie e la patata all’aria un po’ gli è arrivata direttamente sulla peluria.
Altra sborra sulla camicetta dall’ombelico su fino al seno e altra ancora sugli occhiali.
Cazzo ma come ha fatto a volare fino agli occhiali penso. Ma smetto di preoccuparmi quando mi accorgo che un altro po’ è accanto alle labbra….

Ci fissiamo.
Ora che farà la nonna?
Uno schiaffo sarebbe il minimo credo.
Forse dovrei gettarmi ai suoi piedi e implorarla di non dire nulla a nessuno di questa “spruzzata!”.
Temo proprio che la punizione sarà grande e continuo a pensarlo finchè la nonna con la punta della lingua si pulisce il labbro.
Come se fosse maionese si porta lo sperma dal labbro alla gola e ingoia “Sai di dolce” dice.
Perchè ci sono anche i sapori dello sperma?
E se si lei come fa a saperlo?
Che dire? Non mi esce nulla dalla bocca…
“Dai ora scansati che me la stò davvero facendo sotto.
Come un automa le obbedisco e resto lì a fissare mia nonna, praticamente nuda dalla vita in giù che si siede sulla tazza, allarga bene le gambe e inizia a sparare lenti fiotti di urina che sgorgano dalla sua fica sempre più ammaliatrice per i miei occhi.
L’automatica conseguenza di ciò che vedo è una erezione da paura. Forse anche più di prima…

Nonna ancora seduta sulla tazza si sfila la camicetta sporca di sperma e la usa per pulirsi gli occhiali.
Il risultato però è che ora addosso ha solo un minuscolo lembo di stoffa che le cinge la vita e che funge da reggicalze.
Per il resto non c’è più nulla. Tette al vento, fica al vento, ciccia dei fianchi e della pancia in bella vista.
Non ce la faccio…
Meccanicamente, inconsapevolmente inizio a segarmi incurante che mia nonna mi stia guardando.
Per un attimo di lucidità mi rendo conto che sono nudo davanti a mia nonna nuda anche lei e me lo sto menando come un pazzo ma che debbo fare?
Ma soprattutto che può fare lei?
Sgridarmi? E per cosa? Perchè mi segavo con le sue calze? Perchè le ho sborrato in faccia? Perchè le ho guardato la patatona pisciare? Ha solo l’imbarazzo della scelta direi…
Allora tanto vale chiudere in bellezza e sborrare ancora una volta. Il danno ormai è fatto.

Ma nonna, come temevo, non ha intenzione di farmi fare un altra segami e alla fine reagisce.
Di certo non come immaginavo…
Tutto accade in perfetto silenzio.
La sua mano si allunga, si posa sulla mia e mi ferma la masturbazione. Con delicatezza ma decisione mi scosta le dita dalla trave e me la afferra lei. Chiude la mano a pugno e la sento stringere il mio attrezzo con l’esperienza di chi non lo fa per la prima volta.
Io resto immobile.
Lei inizia a muovere la mano piano ma con molta decisione. Il piacere di farsi fare una sega è dieci volte meglio di farsela da soli ammettiamolo.
Incredulo ma felice allungo piano le mani. Non posso res****re a quelle tettone. Prima le sfioro appena ma poi sempre con più insistenza la mungo come una mucca. Dio che bello, che tettone….
Ora che sono più vicino accade. Il mio viso chinato accanto a lei è un invito troppo esplicito. La nonna con la mano libera mi prende dietro la nuca, mi avvicina a lei…mi bacia…
Le nostre lingue si toccano e ho sempre una mano su una sua tetta.
L’altra ora è scivolata giù fino al pancione e ancora più giù. Si, le sto toccando la fica. Bagnata di urina e non solo mi pare la cosa più bella del mondo. Timido, impacciato ma arrapatissimo gliela accarezzo.
A quel punto la nonna si alza in piedi e interrompe il gioco.
No,no,no Non adesso per favore. Cazzo stavo venendo ma perchè proprio adesso… Perchè dirmi basta quando stavo per venire.
Perchè tormentarmi così….
La odio!
Nonna cattiva. Prima mi attizzi e poi mi molli a metà!

Poi la vedo mettersi bene bene con la pancia appoggiata sulla lavatrice che sta nell’angolo. Ci vuole un secondo per connettere ma con la nonna inequivocabilmente a pecorina che mi porge le sue chiappone in bella vista e che, se non bastasse, allarga bene le gambe tanto da far trasparire i peli della fica che altro c’è da capire.
Mi avvicino da dietro come quando faccio i massaggi a zia Luana, mi struscio a lei chinandomi un po’ in basso e poi in avanti e il gioco è fatto.
La nonna è così bagnata e dilatata che accade quasi automaticamente con un semplicissimo “Splosh”.
Si, non è un sogno. Ho la cappella dentro alla sua fica!

Mi viene istintivo spingere in avanti per l’incredibile piacere che s**turisce dal penetrarla ed è alla seconda spinta ch le strappo un “OUCH! Piano, piano tesoro sennò mi rompi tutta”.
“Scusa nonna faccio piano” sussurro col fiato corto.
“Ecco bravo fallo entrare piano piano fino in fondo”.
Obbedisco e facendo il più delicatamente possibile lascio che la mia lunga asta entri tutta dentro a nonna che intanto nsospira sempre più forte e pare sempre più calda.
“Ecco bravo adesso si che devi fare forte”.
Inizio a ondeggiare avanti e indietro. Mi viene da prenderla con una mano sotto alla pancia strizzandole un seno e la cosa deve andar bene perchè lei mi lascia fare.
“Dai con forza…” insiste nonna che a sua volta stà ondeggiando avanti e indietro aumentando la potenza dei miei movimenti.
“Dai più forte…. Siiii….. Siiii…. Più forte…. Siiiii” ulula la nonna.
E meno male che a casa siamo soli soletti.

Stavolta non voglio che il divertimento duri due secondi e faccio di tutto per rallentare la sborrata anche se in questa vagina incandescente pare molto difficile. La nonna pare gradire e dopo un po’ inizia a urlare “O si vengooooooo, vengoooo”.
Io non le do tregua e pompo ancora più forte.
Il mio cazzo è un martello pneumatico, le mie mani le tastano ogni centimetro del corpo. Le palpo le tettone, le pizzico il culone, le accarezzo la ciccia dei fianchi.
Palparla mi da altrettanto piacere che infilarlo a tutta forza.
“Siiii. O si un’altra volta! O siii che bravo George siiii”.
“O nonna io…. anche io” imploro.
“Si sborra George, sborra tranquillo si… riempimi tutta”.
“Obbedisco….”.
Con l’appagamento più assoluto riempio la fica di mia nonna di sborra e mi svuoto le palle alla grande prima di crollare esausto appoggiato al muro.
La nonna mi fissa strano.
Che vuol fare adesso? Sgridarmi per averla chiavata.
“Ti è piaciuto?” domanda seria mentre con la carta igienica si pulisce la patata che cola piscio e sborra a secchiate.
“Nonna è stato bellissimo”.
“Lo credo con quella trave che hai. Pari nato per chiavare”.
Il complimento fa il suo effetto perchè mi si rizza di nuovo come se volesse salutare.
“Ora però -riprende la nonna- bisognerà che ti trovi una ragazza della tua età a cui dare quell’anguilla”.
“Io credo di essere timido nonna” provo a giustificarmi.
“Non mi parevi timido un momento fa mentre me lo facevi uscire dalla bocca”.
Scuoto la testa “Nonna con te è stato diverso… Ma una donna estranea. Non so… Ci vorrà un po’ credo”.
“Allora aspetteremo” sorride la nonna e tutta nuda se ne va “Vado a mettermi qualcosa di pulito”.

Io resto solo in bagno con i vestiti di nonna pieni della mia sborra. Li raccolgo e li metto nel cesto.
Che bello, che bello. Non sono più vergine e mi sono fatto una scopata da paura.

Salgo anche io di sopra ancora nudo perchè ho di certo bisogno di fare una doccia.
Allungo la testa in camera di nonna “Nonnina vado a farmi una bella doccia” dico quando mi accorgo che lei è ancora nuda, sdraiata sul letto e mi fissa.
Ha ancora le calze che la rendono più sexy e dalle gambe accavallate vedo la sua gnocca pelosa e invitante.
“Ricordati George che finchè vorrai aspettare la tua nonnina ci sarà sempre”.
Le sorrido.
“Si nonna, grazie nonna, sei fantastica nonna”.
Entro in camera. Scivolo sul letto e mi struscio accanto a lei. La nonna è sotto di me, il cazzo è di nuovo durissimo.
Con un unico colpo le scivolo dentro. Stavolta non mi dice neanche di fare piano.
“Tutte le volte che vorrai ricordati che la nonna è qui” sospira lei mentre la mia asta le entra dentro fin nelle viscere.
“Si nonna… Grazie nonna” sospiro felice e la scopo come un matto senza freni ancora una volta….
In una tranquilla domenica di primavera Benji passeggiava per il parco solo.
Non erano molte ore che stava a secco ma per lui erano già troppe.
Sarebbe stato fantastico trovare una bella ficona che gli succhiasse qualche litro di sborra pensava dubitando molto della cosa.
E invece ne trovò addirittura tre.
Ma non erano molto fighe, anzi tutt’altro, erano parecchio bruttarelle nonché mature.
Erano badanti rumene.
Una era bruna, magra e aveva almeno cinquantanni, la seconda era bionda rotondetta e ne aveva almeno quaranta, la terza però era la migliore, doveva pesare almeno 150 chili di cui almeno venti sulle tette.
Un vero cesso di faccia ma con quei due siluri sul davanti ci fece poco caso.
Le tre se ne stavano su una panchina a confabulare tra loro. Da subito non lo notarono ma lui invece notò loro. La bruna cinquantenne, che in seguito avrebbe scoperto chiamarsi Olga aveva una gonna decisamente corta e le sue cosce erano uno spettacolo fasciate in un collant nero velatissimo.
Fissò le cosce, Olga studiò lui, lui sorrise, lei anche.
Poteva avvicinarsi e strapparla alle amiche. Da come la rumena fu lesta ad attaccar bottone non pareva un problema. Doveva aver capito subito a cosa mirava e non pareva dispiacergli affatto.
Ma più parlava con Olga e più fissava i tettoni della cicciona che seppe poi chiamarsi Lena.
Così mentre già Olga si stava facendo il suo programmino lui, stupendola, le invitò tutte e tre a casa sua. Anche la bionda che si chiamava Olinka e che sotto ai pantacollant neri molto aderenti svelò avere un bel culetto a mandolino.
Arrivarono a casa sua. Le tre rumene non avevano troppo tempo, entro mezzogiorno dovevano rientrare al lavoro.
Visto che erano già le dieci meglio sbrigarsi.
Arrapato mise una mano per tetta a Lena. Era un tettame immenso e lui amante delle zinne non poteva farselo sfuggire. Sbottonata la camicetta e tolto il reggiseno che le conteneva a stento si buttò a ciucciarle con tutta la foga che aveva in corpo.
Intanto Olga, che di certo non voleva farsi trascurare, si chinò e lo aiutò a togliersi i pantaloni constatando che non aveva le mutande e che, per di più, aveva il cazzo di un cavallo già bello duro e pronto.
Olga iniziò a spompinarlo a tutto spiano.
Si capiva subito che la troia ci sapeva fare. Chissà quanti cazzi aveva preso al suo paese. Olinka intanto trascurata si sedette sul divano buona buona a fissare il terzetto che faceva sesso in mezzo alla stanza.
Fatto togliere tutto a Lena che svelò i suoi giganteschi gamboni, il pancione grasso a tre borse e un ficone grosso come una vacca lui la spinse a terra e le montò letteralmente sopra. I centocinquanta chili di troiona non aspettavano altro. Con un sol colpo penetrò quella ciorniona enorme. Pareva più adatta a farsi chiavare da un cavallo che da un uomo quindi lui avendo un cazzo equino, era adattissimo allo scopo.
Olga intanto si tolse la gonna. Anche lei non aveva mutande. La troietta era proprio in cerca di uccelli. Il pelo della sua fichetta velato sotto ai collant era eccitantissimo e George non si fece sfuggire l’occasione di infilarci la testa in mezzo strappando il nilon con la bocca per poi leccare di gusto la passerona di Olga.
Matura ma ancora in buono stato l’avrebbe penetrata poco dopo. Lena intanto che continuava a farsi penetrare ululava emettendo strani versi di soddisfazione. Cento cinquanta chili di puttana che ansimavano e sudavano sotto alla forza del suo cazzo.
Sentendo che era prossimo alla prima sborrata lo tirò fuori e accovacciatosi sul petto della cicciona glielo infilò tra gli immensi tettoni.
Capito cosa voleva Lena si afferrò il tettame con le mani e gli sparò una spagnola divina lasciando che lui sborrasse copiosamente in quel mare di tette.
Il capezzolone di Lena era così grosso che pareva un dito, la fica marcia di Olga gli riempiva la bocca di sbroda dolce e calda. Il suo cazzo non aveva il tempo di ammosciarsi. Olga assunta posizione a pecora lo invitò ad approfittarne. George lo fece, due volte, fica e culo. Spalancandole l’ano a colpi di cappella finchè non fu dentro fino a coglioni fino a sfondare il culo alla vecchia rumena. Inondatole il culo lasciò che Olga si accasciasse a terra distrutta ma soddisfatta. Era il turno di Lena. Il suo culone era così immenso che faticò a capire dove fosse il buco ma alla fine lo trovò. Accomodatosi sulla schiena della cicciona si fece strada piano piano e le scivolò dentro. Un troione di questo calibro lo meritava nel culo fino in fondo.
Intanto mentre era intento a pompare nel culone di Lena notò Olinka che tutta sola sul divano si era piano piano sfilata il pantacollant e le mutande ed ora, nuda dalla vita in giù si stava masturbando vigorosamente con due dita.
Eccitato dal grilletto sparò la terza bordata di sborra in mezz’ora inondando il culo della cicciona.
Senza darsi sosta si alzò in piedi. Il cazzo colava sborra e umori anali della troiona. Niente di meglio che avvicinarsi al divano e farselo ciucciare da Olinka.
La bionda non fece obiezioni, lo succhiò per bene e si preparò a farsi chiavare. Cosa che avvenne poco dopo sdraiata sul divano con lui sopra che dimenava il bacino dandole lunghi colpi orgasmici che la trapassavano tutta.
Sborrò in fica senza farsi grossi problemi. Era una vulva bella calda e meritava….
“Girati che ti faccio il culo” le disse, convinto di voler completare l’opera. Gli mancava solo quel buco e li avrebbe tappati tutti e tre. Un occasione da non perdere.
Ma Lena non pareva d’accordo. La cicciona, più vigorosa di quanto credeva si alzò in piedi ballonzolando la ciccia. Si avvicinò e gli prese saldamente il cazzo in mano “Fica, ancora, dai infila” parlava male l’Italiano ma si faceva capire benissimo.
Così l’accontentò.
Fattala sdraiare le montò sopra e iniziò a scoparsela mentre con la mano masturbava Olinka che ancora attendeva di farsi inculare. Dall’altra parte Olga la bruna si era ripresa e pareva intenta a partecipare al giochino. “Leccami il buco del culo” le disse e lei obbedì. Così mentre ne trapanava una, sgrillettava l’altra e si faceva leccare il culo dalla terza venne nell’enorme ficone gemendo per quanto erano troie le tre.
Il cazzo si stava ammosciando dopo la quarta sborrata ma il culo di Olinka era un richiamo troppo forte. Alzatosi in piedi la fece chinare in avanti poggiata sul tavolo e lo infilò con un colpo secco. Olinka aveva il culo ampiamente sfondato. La troia doveva già esserselo fatto infilare da mezza Europa.
Tanto meglio.
Coperte di sborra lasciò che le tre troie andassero a lavarsi.
Alla fine le riaccompagnò alla panchina appena in tempo raccomandando a tutte e tre che quando ne avessero sentito il bisogno la sua trivella era sempre pronta. “E passate pure la voce alle vostre amiche badanti e troie… Se vogliono una ripassata basta dirlo”.
Tutte contente, col culo infuocato le tre annuirono.
Difficile credere cosa avrebbero potuto combinare quel pomeriggio visto che si reggevano a malapena in piedi.
Lui invece stava benissimo. Chiavare non lo stancava, anzi gli dava forza e vigore.
Andò a pranzo in una pizzeria lì vicino e si rilassò un po certo di essersi sfogato abbastanza.
Invece, appena preso il caffè, si ritrovò col cazzo nuovamente duro a fissare due tardone che mangiavano in un tavolo lì accanto…..
Il vizio della fica matura non lo abbandonava mai.
Anni fa arrapato e curioso ho convinto un amico ancora vergine a farci le seghe assieme mentre guardavamo i giornali porno.
Io non ero più vergine già da un po’ visto che mi ero già trombato mia nonna più di un anno prima ma avevo una gran curiosità e soprattutto la segreta voglia di succhiare un cazzo.
Così in poco tempo siamo passati prima dal segarci uno con la mano dell’altro fino a succhiarcelo a turno.
Per non farlo sentire a disagio dicevamo che si fingeva di farlo con una femmina ma io avevo una gran voglia di metterglielo in culo e di farmelo mettere da lui.
Una volta, in effetti, ci ho provato ma appena ho spinto con la cappella si è messo a piangere e ho smesso.
Di solito per fare le nostre porcate ci chiudevamo nel suo solaio dove c’era una vecchia rete di un letto e un materasso ammuffito e credevamo di essere tranquilli.
Invece un giorno ci ha beccati sua nonna!
Così eccomi lì col cazzo in tiro e lui che nudo lo suca a tutto spiano circondati da dozzine di giornali porno e stà vecchia che ci guarda male.
Una robetta piccolina, capelli bianchi, tette zero e rughe ovunque di nome Adelma. Insomma non una di quelle tardone che chiaveresti alla grande a pecora ma una di quelle che proprio non dicono nulla.
Inizia ad urlare come una pazza in dialetto e il mio amico scappa così in fretta che ha ancora i pantaloni sotto al braccio.
“Cupio, cupio sporcaccione….” e bla bla bla urla.
Io in effetti un po’ avevo vergogna ma dentro quel giorno mi è s**ttato qualcosa, forse anche perchè era arrivata proprio mentre già contraevo i muscoli sentendo che stava per sborrare.
Così colto da un guizzo d’orgoglio invece di coprirmi mi sono toccato il cazzo e le ho detto “Ti piace stà minchia vero!”.
Lei ancora a borbottare e insultarmi ma ora lo faceva sottovoce.
Morale mi avvicino e siccome ero al limite con due segate mi è partito lo schizzo dritto sul suo vestito a fiori.
L’ho lasciata di merda con tutta la sborra addosso!
E il bello è stato che quando mi ha guardato si è accorta che lo avevo ancora tutto duro.
Non so se capita a tutti ma a me dopo la prima sborrate resta duro e ne devo fare un altra nell’arco di qualche minuto per svuotarmi davvero.
Morale mi guarda e fa “Ma cosa fai vuoi ciularmi?”.
Era ovvio che non era proprio una domanda e pareva di più un affermazione.
Si toglie il vestito tipo grembiule lordo di sborra e sotto ha quei bustini neri casti, le mutande (mutandoni a fiori nulla di sexy) e le calze trasparenti.
Piattissima non mi irretiva molto i sensi ma la voglia di dominarla c’era davvero.
Così le piazzo una mano sui mutandoni e le palpo la patatona molto forte e senza tanta finezza.
“Ma sei impazzito?” dice.
“Stai zitta porca… Dai che ti piace”.
In breve le calo le mutandone fino alle ginocchia e scopro questa fessura secca e quasi pelata. Basta una mezza spinta sul materasso e già è al punto giusto.
Me la sono fatta per bene e le ho sborrato dentro facendomi una sveltina, che a lei piacesse o no mi fregava ben poco.
Dopo quando abbiamo finito mi ha confessato che era venuta e le era piaciuto un casino.
Ce ne siamo poi fatte altre di chiavate ma come ho detto non era proprio bellissimo perchè era davvero una cessa atroce. L’unica cosa che mi eccitava davvero era che il mio amico che sapeva tutto era lì a guardarmi scopare sua nonna e a segarsi il cazzo in mio onore.
Lei ogni tanto glielo succhiava anche ben che il ragazzo si sia sempre rifiutato di metterlo dentro.
Credo lo eccitasse l’idea che sua nonna era una vacca ma non abbastanza da fottersela da solo.
Ognuno ha i suoi gusti.
E siccome io, come ho detto, ho i miei, qualche mese dopo con l’uccello ancora bello unto dalla fregna di sua nonna glielo piazzai finalmente in culo sborrandogli nell’intestino come un cavallo da monta!

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