Sottopassaggio

admin   10 febbraio 2017   Nessun commento su Sottopassaggio

Paola e Valeria, dopo aver raccolto le loro cose sulla spiaggia, si erano incamminate verso il sottopassaggio.
A Paola non piaceva passare lì, perché era buio, sporco e c’era sempre odore di piscio, ma l’alternativa era camminare per più di un chilometro sulla spiaggia, traversare la ferrovia al passaggio a livello, immancabilmente chiuso, e poi tornare indietro per un altro chilometro sulla litoranea.
Stava facendo buio e volevano sbrigarsi a tornare a casa.
Paola era alta, magra ed aveva fermato i suoi lunghi capelli scuri, ancora bagnati, con una pinza di plastica.
La sua amica Valeria era esattamente l’opposto: capelli biondi a caschetto, piccola di statura ma ben proporzionata e decisamente formosa.
Paola aveva mandato qualche maledizione al comune che non sostituiva le lampadine nel sottopassaggio e poi aveva preso un respiro profondo prima di inoltrarsi nel tunnel buio.
Se camminava veloce forse riusciva a fare tutto il tragitto in apnea e risparmiarsi la puzza disgustosa, dovuta alla maleducazione di tanta gente che non aveva il buon gusto di pazientare fino a casa, per farla.
La sua amica, evidentemente meno disturbata dal cattivo odore stava continuando a parlare.
In ogni caso entrambe erano tranquille ed un po’ distratte.
D’altra parte non c’era nessun motivo di apprensione, visto che avevano usato il sottopassaggio un mucchio di volte.
Così non si erano accorte che, nel punto più buio, c’erano alcune persone appostate da un po’ di tempo.
Paola aveva capito che qualcosa non andava quando Valeria si era interrotta di colpo, lasciando l’ultima parola a metà e terminando il discorso con uno strano mugolio.
Subito dopo si era sentita spingere contro la parete umida del sottopassaggio, mentre qualcuno le calava qualcosa sulla testa.
Poi era stata trascinata fuori, dall’altra parte del tunnel, dove passava la litoranea, tra grida e spinte di quello che sembrava un gruppetto nutrito di persone.
L’affare che le avevano messo in testa, probabilmente un sacchetto di stoffa nera, poi chiuso con un laccio, le impediva di vedere cosa stava accadendo intorno a loro.
Paola sentiva il rumore di un motore diesel e quando le fecero salire un gradino, capì che la stavano caricando su un furgone per portarla chissà dove.
Fu un viaggio spiacevole, pigiata in mezzo a tante persone che la tastavano e la palpavano dappertutto.
Anche i discorsi che facevano erano poco tranquillizzanti.
“quella mora c’ha poche tette, però … senti che culo”
“perché quello della biondina ti ha fatto qualcosa?”
Aveva riconosciuto il forte accento dialettale degli indigeni.
Loro, i giovani villeggianti, ricchi, di buona famiglia e provenienti dalla città, avevano coniato questo nomignolo, ironico e sarcastico, per i ragazzi del luogo, molto più semplici e rozzi rispetto a loro.
I rapporti tra i due gruppi erano sempre stati molto scarsi e poco amichevoli, anche se, a parte qualche sgraffio ad un paio di motorini ed una piccola scazzottata, avvenuta anni prima, non era mai accaduto nulla di grave.
Lei e la sua amica venivano a villeggiare lì da quando erano bambine e ora che facevano l’università, trascorrevano spesso, da sole, nella casa di proprietà della famiglia di Paola, un po’ di giorni di vacanza.
Il viaggio era stato breve, più o meno una decina di minuti e, quando l’avevano fatta scendere, aveva sentito sotto i piedi del terriccio fine e degli aghi di pino.
Sicuramente l’avevano portate nella pineta a nord del paese.
Aveva pensato che senza le ciabatte di gomma, rimaste sicuramente nel furgone, si sarebbe sporcata i piedi, poi però aveva dovuto ammettere che aveva problemi ben più seri da affrontare, visto che era bendata e tenuta ferma da una o più persone, sicuramente male intenzionate.
Ad un certo punto aveva sentito la sua amica gridare, poi qualcuno aveva infilato le mani sotto il suo vestitino a fiori ed aveva cominciato ad abbassarle le mutandine del costume.
Naturalmente si era messa a gridare anche lei, ma non era servito a nulla, e, nel giro di pochi secondi, le avevano sfilato completamente lo slip e l’avevano spinta dentro un luogo chiuso, a giudicare dal pavimento in legno grezzo, che sentiva sotto i piedi.
Con grande rapidità l’avevano legata ma non aveva capito dove si trovasse e come era stata posizionata, finché non le avevano tolto il cappuccio.
Lei e Valeria erano in un piccolo capanno di legno, probabilmente un deposito per gli attrezzi.
La sua amica era appesa alla parete di fronte, tenuta per le braccia, unite insieme da una grossa corda e completamente stese sopra la testa.
Altre due corde, uguali, le passavano dietro le ginocchia e risalivano verso la parete, tenendole le gambe alzate e ripiegate, oltre che abbondantemente divaricate.
Tutte e tre le funi erano ancorate alla parete di legno con dei grossi chiodi.
Nella parete, in corrispondenza del sedere, era stata praticata una grande apertura circolare, in modo che le sue natiche si trovassero all’esterno, costringendola anche ad una posizione scomoda, con la schiena inarcata all’indietro.
Paola si rese conto che anche lei era sistemata alla stessa maniera sulla parete di fronte.
Ebbe un brivido quando pensò a che effetto avrebbe fatto, su tutti quegli uomini, di cui sentiva le voci, il suo culetto bianco in bella vista, circondato dal resto del suo corpo completamente abbronzato.
“allora? State comode belle principessine?
Sapete perché siete qui?
Gli indigeni (ci chiamate così, vero?) si sono rotti le palle di voi villeggianti del cazzo, ricchi e stronzi.
Abbiamo pensato di dare un esempio a tutti e ci siete capitate voi.
Ora vi daremo una bella lezione e sono sicuro che dopo, la vostra crestina da gallinelle, la terrete bassa bassa.
Le stronzette come voi andrebbero prese a cinghiate sul culetto finché non diventa viola …”
“no! Non puoi farci una cosa del genere …”
“e perché mai non potrei?
State lì, belle appese con le chiappe all’aria e se io adesso mi levo la cinta e comincio a massaggiare il tuo bel culetto e quello della tua amichetta biondina, non ci potete fare proprio nulla.
Ma stai tranquilla, ‘che queste cose si fanno alle ragazzine, e voi avete passato l’età.
Questa sera prenderete solo una fregatura.
Come si dice quando uno prende una grossa fregatura?
Ah, sì … è poco elegante, ma potrei dire madonna che inculata che ho preso oggi!
Anzi, per essere precisi tu e la tua amica, questa sera, prenderete un mucchio di inculate”
“brutto bastardo te la farò pagare, guarda che mio padre …”
“tuo padre al massimo, dopo, potrà mandare a rammendarti in qualche buona clinica.
Comunque, riguardo al pagare, stai tranquilla, perché noi siamo persone oneste e vi pagheremo il servizio.
Qui per terra, dietro di te, ma lo stesso vale per la tua amica, c’è un bel barattolo ed ognuno di noi ci metterà dentro un euro, ogni volta.
Un euro a inculata, mi sembra un buon prezzo.”
In sottofondo si sentivano diverse voci, quindi, fuori del casotto, dovevano esserci molte persone.
Vide che la sua amica, di fronte, cominciava ad agitarsi, cercando di chiudere le gambe, ma al massimo era riuscita a far oscillare il suo corpo appeso alle funi.
Una mano, da dietro, la stava toccando, cercando di aprirle la vagina.
Poco dopo toccò anche a Paola, che cacciò un grido, quando una grossa mano pelosa cominciò a rovistarle tra i peli del pube.
La mano era scesa e la stava toccando, cominciando ad andare in profondità.
Sapeva benissimo quello che le sarebbe successo a breve, ma non poteva farci nulla.
Il proprietario della mano si era accorto dei progressi ed aveva intensificato gli sforzi.
Valeria, di fronte, respirava a bocca aperta con due dita ficcate nella vagina che andavano ritmicamente avanti e indietro.
Quando la mano riuscì a prenderle il clitoride, Paola si morse le labbra per non gridare, ma ormai era zuppa e completamente aperta.
Improvvisamente la mano si fermò e lei rimasi quasi delusa.
Poi prese a carezzarla andando dalla vagina aperta e bagnata fino all’ano, strofinando bene in mezzo alle chiappe, continuò spingendosi con le dita dentro l’orifizio.
La stava lubrificando con i suoi umori, dopo averla fatta quasi venire.
Naturalmente era tutta una preparazione per quello che sarebbe successo dopo.
“Paola … aiuto!”
Anche la sua amica era arrivata alla sua stessa conclusione.
Valeria, improvvisamente cambiò espressione, poi emise un grido di dolore.
Erano comparse due mani maschili, sui fianchi della ragazza.
Paola si rese conto che la sua amica, legata di fronte a lei, era come uno specchio che riproduceva esattamente quello che le sarebbe accaduto.
Ora Valeria piangeva e si vedeva il suo corpo, appeso alle funi, oscillare ritmicamente.
“guarda la tua amica quanto è brava: si sta guadagnando la sua prima monetina.”
Poi Paola si sentì sollevare. Due mani robuste, prendendola da sotto il sedere, cominciarono ad alzarla e, contemporaneamente, a divaricarle le natiche.
La alzavano sempre di più e contemporaneamente la spostavano in avanti, mentre le mantenevano le natiche allargate.
Intanto Valeria aveva smesso di piangere e sembrava tutto sommato accettare quel trattamento, anzi, dall’espressione, sembrava vicina all’orgasmo.
Ma Paola non ebbe troppo tempo per pensare all’amica, perché sentì qualcosa di duro spingere in mezzo alle sue chiappe dilatate, poi l’uomo, cominciò lentamente a farla scendere.
Non poté fare a meno di gridare, quando cominciò ad entrare dentro, lentamente e dolorosamente.
“allora? Che te ne pare? Mi sembra che sei quasi pronta per seguire la tua amica.
Va bene così, piano piano, oppure preferisci una cosa veloce, tipo zaff, tutto insieme, e non ci penso più?”
Ora l’aveva lasciata completamente tornare alla posizione di partenza ed il pene era entrato fino in fondo, procurandole un dolore fortissimo.
“è ancora un po’ strettino per i miei gusti, vediamo di dargli un’altra allargatina.”
La sollevò di nuovo e questa volta la lasciò andare di colpo cercando sempre di mantenerla con le natiche allargate.
Paola ora era rimasta senza fiato, incapace anche di gridare, poi lui iniziò a muoversi avanti e indietro.
Faceva un male cane, ma non era questo il problema. C’era qualcosa di strano.
Le manipolazioni di prima, l’avevano quasi portata all’orgasmo e adesso era ancora parecchio eccitata.
Anche se non era proprio lì, ma di dietro, sentire quel cazzo che andava avanti e indietro dentro di lei, le stava piacendo.
E poi, questo rapporto subito in uno stato di costrizione, lo trovava intrigante.
Sapeva bene che non era bello farsi inculare, completamente legata, da uno sconosciuto, di questo ne era sicura, ma in quel momento non le importava proprio.
Anche lui si era accorto di qualcosa ed aveva staccato una delle mani dal suo fianco, per piazzargliela di nuovo dentro la vagina.
Quando le prese il clitoride, gonfio e duro, tra due dita e cominciò a stropicciarlo, Paola non riuscì più a res****re e prese a mugolare senza ritegno.
La sua amica di fronte a lei, stava più o meno facendo lo stesso.
A questo punto lui, da dietro, lo spinse ancora più dentro, strappandole un grido di dolore, poi lei sentì solo lo sperma che l’invadeva, in mezzo ad una ondata di sensazioni incredibili.
Lui lo sfilò rapidamente e Paola sentì distintamente lo sperma che defluiva dal suo ano dilatato, ma subito dopo arrivò un dolore sordo che le ricordò cosa era appena successo.
“ma che belle troiette, che sono ‘ste due.
Scommetto che vi è piaciuto un sacco?
Guardate come sono bagnate, zuppe, sono venute tutte e due, alla grande.
Ah, dimenticavo.”
tling…
Rumore della monetina che cadeva nel barattolo.
La prima, di una lunga serie.
“dai, fammi fare un giro pure a me.
Senti, ma com’è ‘sta moretta? Mi pare un po’ troppo secca.”
Anche l’altro parlava con quell’accento un po’ duro tipico degli abitanti di quel paese e di quelli vicini.
“no, no, vai tranquillo, è un gioiellino e, se ti sbrighi, lo trovi ancora abbastanza stretto il suo culetto.
Io intanto vado a sentire com’è la sua amica più cicciottella.”
Ancora due mani che si posavano sui suoi fianchi e poi di nuovo, una forte spinta e il dolore, un po’ sopito dalla breve pausa, che ritornava più forte di prima.
Stava gridando insieme alla sua amica di fronte, che aveva gli occhi pieni di lacrime.
“cos’è? È troppo duro? Ho l’impressione che ti dovrai abituare, perché questa sera, per il tuo culo ci passerà tutto il paese.”
Ora si stava muovendo e Paola cominciò a sentirsi di nuovo bagnata in mezzo alle gambe.
Accidenti, se ne era accorto.
“ehi, ehi, ma sei in calore di brutto. Adesso ti sistemo io per bene.”
E cominciò anche lui a smucinarla fino a che lei non cominciò a gridare di piacere.
“allora, ti piace proprio farti rompere il culetto?
Facciamo una piccola pausa.”
Si era fermato completamente, togliendo la mano e smettendo anche di muovere il suo pene dentro di lei.
Ora a Paola era rimasto solo il dolore di quell’affare conficcato nell’ano e la frustrazione di un orgasmo rimasto a metà.
“no, ti prego, fa troppo male. Fammi venire per favore.”
“l’avete sentita? Siamo solo all’inizio e dice che fa troppo male.”
Riprese a muoversi e si spinse fino in fondo al punto che lei sentiva i suoi testicoli sbatterle contro.
Raggiunse finalmente l’orgasmo proprio mentre lui aumentava il ritmo.
Di nuovo lo sperma iniettato a forza dentro di lei, di nuovo la sensazione di svuotarsi e poi il dolore.
Il rumore di un’altra moneta che cadeva nel barattolo.
Sperava che andando avanti la situazione migliorasse, invece, quando il terzo la penetrò, sentì come qualcosa che si strappava e poi il suo pene che affondava più liberamente, insieme ad una fitta terribile.
Cominciò a gridare: “basta, par favore, cosi mi ammazzate!”
“non ti preoccupare che di troppo cazzo non è mai morto nessuno.
Cara principessina, noi questa sera ti romperemo il culetto e lo faremo per bene, te lo posso assicurare.
Si impegnerà tutto il paese per fare a te ed alla tua amica, questo bel regalo.”
Poi, rivolto a quello che la stava inculando: “dagli una bella toccatina, così va su di giri e gli piace di più.”
Quello eseguì prontamente e nel giro di pochi minuti Paola riuscì a mescolare la sofferenza ed il piacere, raggiungendo un altro orgasmo, intenso e doloroso.
Dietro di sé sentiva molte voci, sembrava quasi che tutti i giovani del paese si fossero radunati lì, per il suo culo.
Continuavano a susseguirsi l’uno dopo l’altro, senza lasciarle un attimo di tregua e lei si sentiva sempre più dolorante e sempre più allargata, ma, contemporaneamente, anche il piacere che provava, aumentava sempre più, al punto che le sembrava di essere in preda ad un unico enorme orgasmo.
Ad un certo punto sentì delle voci femminili. Maledetti bastardi avevano portato pure le ragazze a vedere lo spettacolo.
Stavano parlando dall’altra parte del casotto, da fuori, alle spalle di Valeria.
“oh, ma a questa, poverina, ci avete proprio sfondato il culo.”
“perché non hai ancora visto l’altra, quella mora e secca, tra le chiappe tiene già una specie di galleria, ma quando avremo finito, ti assicuro che ci potrà passare pure il treno.”
“dai andiamo a vedere l’altra.”
Stavano parlando di lei, di cosa le stava succedendo.
Ora le voci erano più vicine.
“oh madonna santa. Hai proprio ragione. Guarda qui.”
Due piccole mani le stavano allargando delicatamente le chiappe.
“ma ha la cosa tutta bagnata. Allora avevate ragione a dire che era un po’ troia.
Ci posso giocare un po’ con lei?
Voglio vedere se riesco a farla venire.”
Si piazzò con la testa in mezzo alle gambe di Paola e cominciò a leccarla, dapprima in maniera leggera, poi sempre più voluttuosamente.
Paola ormai aveva perso completamente il controllo e muoveva la testa da una parte all’altra gridando, non sapendo se doveva dar retta al piacere che provava in mezzo alle gambe o la dolore che sentiva tra le chiappe.
Anche un’altra ragazza, dopo la prima, volle provare, e così ricominciò tutto da capo.
Alla fine però i maschi protestarono, perché si era fatta la fila, e ripresero a infilarglielo nel culo.
Al rumore delle monetine che cadevano nel barattolo, ormai non faceva più caso e aveva l’impressione di avere una voragine in mezzo al sedere, ma resisteva ancora.
La sua amica invece aveva ceduto e piangeva sommessamente, con il capo chino.
Ad un certo punto Paola vide una testa femminile in mezzo alle gambe di Valeria.
Evidentemente quelle due volevano rifare a lei lo stesso giochetto.
Valeria si era ripresa prontamente ed ora mugolava muovendo la testa da una parte all’altra.
Le monete continuavano a cadere nel barattolo.
Alla fine, quando proprio non glie la faceva più, sentì di nuovo la voce del primo, quello che sicuramente doveva essere il capo.
“io direi che siete quasi pronte, raramente ne ho visti di così bene aperti, però volendo proprio essere sicuri del risultato, un’altra bottarella ce la darei.
Ho fatto venire qui un paio di vu cumprà africani, che, sono sicuro, daranno una forma definitiva al vostro buchetto, se vogliamo ancora chiamarlo così.”
Magicamente, intorno alla vita di Valeria, erano comparse due grandi mani nere.
Era ancora troppo stordita dal giochino di lingua che le avevano fatto le due ragazze, per capire cosa si stava preparando, ma Paola no, e fu lei a gridare per prima, forse per mettere in guardia l’amica, oppure per la paura di quello che sarebbe capitato tra pochissimo anche a lei.
Ora era veramente terrorizzata ed il dolore aveva preso il sopravvento sul piacere.
Pensava che non avrebbe potuto sopportare più un cazzo normale, figuriamoci quello di un negro enorme, che, nella sua immaginazione, doveva essere grande più o meno come quello di un cavallo.
Quando le entrò dentro si sentì addirittura sollevata sulle funi che la tenevano appesa alla parete.
Aveva sentito nuovamente qualcosa che si rompeva dentro ma non era riuscita ad emettere neanche un sospiro, perché era rimasta completamente senza fiato, mentre Valeria gridava disperatamente.
Lui cominciò a muoversi, con dei movimenti lunghi e potenti, che le facevano supporre un arnese di taglia fuori misura.
Ad ogni movimento sembrava entrare più in profondità, allargando il varco creato da quelli che l’avevano preceduto.
Questo gigante dalla pelle nera l’avrebbe sicuramente sventrata.
Quando l’africano uscì da lei, facendo un bel passo indietro, si sorprese di essere ancora viva.
Fece cadere la moneta nel barattolo e ricominciò subito.
Lo fece due volte di seguito, poi ci fu una breve pausa. Evidentemente, voleva darsi il cambio con il suo compagno, impegnato con Valeria.
Dopo quest’ultimo atto della loro punizione, le misero di nuovo il cappuccio e le slegarono.
Non erano assolutamente in grado di camminare e così le riportarono indietro di peso, caricandole poi sul furgone.
Si svegliarono la mattina presto sulla spiaggia deserta.
Paola si accorse che, in mezzo ai piedi, aveva un barattolo di latta.
Dentro c’era lo slip del suo costume e sotto un mucchio di monete da un euro.
Anche davanti al corpo di Valeria, ancora addormentata, c’era un barattolo uguale.
Ci misero parecchio tempo per riuscire ad arrivare a piedi a casa, dove rimasero tutto il giorno senza uscire mai.
Il momento peggiore, di massimo sconforto, fu quando, sotto la doccia, tra lo sperma ed il sangue raggrumato, provarono a vedere in che condizioni erano dietro.
La mattina dopo, fecero le valigie e giurarono che non avrebbero mai più messo piede in quel paesaccio di merda.
Il motivo principale, della loro partenza, anche se non lo avrebbero mai ammesso, non era tanto dovuto alla violenza subita, ma piuttosto al fatto che non riuscivano ad accettare il fatto che, sotto sotto, ci avevano provato gusto.

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