Schiava sessuale – la festa (preludio)

Come accennavo alla fine dell’ultimo racconto, la portai ad una festa, ovviamente non una festa qualunque.

La feci “svestire” come le si addiceva. Minigonna inguinale, top striminzito, tacchi vertiginosi, e niente intimo. Anzi, per ogni buon conto, le infilai un bel plug nel culo. Salendo in macchina la minigonna le risalì sulle gambe, mostrando il profilo della figa. Aprii il tetto della cabrio e feci il viaggio con il cazzo che mi pulsava nei pantaloni, guardando la sua fighetta che le spuntava dalle gambe aperte. Mi lasciava sempre più stupito la sua totale inversione di tendenza. Da fanciulla timida e timorata a troia senza freni. Probabilmente non era che una facciata, una maschera che aspettava l’uomo giusto per farla cadere. Dovetti trattenermi dal tirarlo fuori e scoparla lì, in macchina, perchè sapevo che mi aspettava una lunga notte di perversioni sessuali.

La festa era stata organizzata da un mio conoscente, ed era solo su invito, per un numero limitato di persone. Il numero chiuso era definito da una particolarità, di cui lei non era ancora a conoscenza: sarebbe stata l’unica donna, ed avrebbe dovuto soddisfare tutte le voglie dei 10 maschi presenti. Io, il mio amico, ed altri otto, selezionati in base a tre caratteristiche: dotazione, tenuta e abbondanza della sborrata. In pratica, saremmo stati dieci stalloni infoiati. Ero sicuro che la mia piccola troietta ne sarebbe rimasta entusiasta. Aveva una fame di cazzo e sborra da soddisfare un esercito.

Una volta arrivati alla villa che sarebbe stato il teatro della festa, aprii il cassetto portaoggetti, presi una mascherina, e gliela feci mettere. Volevo che arrivasse dentro senza vedere cosa la aspettava. La presi per mano e la condussi dentro. Scendendo, la minigonna le era salita di un altro paio di centimetri, praticamente camminava con la figa di fuori, ma non fece nemmeno il gesto di abbassarla. Era così duro da darmi fastidio, non vedevo l’ora di liberarlo. Senza bisogno di suonare, aprii la porta ed entrai. La villa era circondata da un ampio giardino, dove erano stati allestiti dei gazebo, ma il tempo era pessimo, quindi la cosa si sarebbe svolta all’interno. Nell’ampio salone che veniva solitamente usato per balli e cerimonie con ospiti gente di un certo rango, era stato sgomberato al centro, e vi erano stati posti alcuni attrezzi interessanti. Una cavallina, una sedia da dentista, un letto matrimoniale, un divano, ed un tavolo. Ancora vestiti, tutti gli invitati erano già presenti, seduti in ordine sparso dove meglio ritenevano essere comodi. Portai la mia troietta al centro della scena, e le tolsi la maschera. Dapprima fece vagare lo sguardo per tutta la stanza, secondo me contando gli uomini presenti, poi sugli arredi presenti, infine si girò verso di me, lo sguardo pieno di lussuria.
“Sono pazza di te, è per cose come queste che ti amo” disse, prima di infilarmi mezzo metro di lingua in gola, in un bacio infuocato. Quando si staccò dal bacio si gettò in ginocchio, aprì i pantaloni, liberando finalmente il mio cazzo in erezione, e prese a pomparlo con una velocità assurda. Sentivo una marea di sborra montarmi nei coglioni, ma non volevo venire subito, così la fermai, la girai, sollevando leggermente la minigonna, che praticamente era un accessorio, tanto era risalita, le tolsi il plug, gettandolo di lato, e la penetrai con una foga terrificante. Cominciò a grugnire come una indemoniata, squirtandomi sulle gambe per ogni orgasmo. Gli uomini presenti guardavano la scena impassibili, nessuno muoveva un muscolo, solo gli occhi, a seguire la scena. Le feci un clistere di sborra, liberandomi tutto il contenuto dei coglioni nel suo retto, senza però uscire. Feci cenno al mio amico di portarmi un bicchiere, lo posizionai sotto al culo, e quando uscii lo usai per raccogliere tutta la sborra che le usciva. Lei si girò velocemente, mi pulì per bene il cazzo, prese il bicchiere, ed ingollò tutto il suo contenuto.

Era un buon modo per cominciare. Come è andato il proseguio? ve lo dico alla prossima.

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