Schiava sessuale 2

admin   10 febbraio 2017   Nessun commento su Schiava sessuale 2

La mistress si alzò in piedi, si avvicinò alla mia cagnolina, e la fece alzare con un cenno della mano.
“Spogliati” le ordinò.
Aveva ben poco da togliere, e lo fece velocemente. La mistress la fece girare su se stessa, piegare in avanti, e dilatare i buchi. Sembrava un bovaro in procinto di acquistare una mucca.
“Si tratta di una ragazza molto esile, sei sicuro di voler procedere?” mi chiese. Io annuì, guardando prima la mia troia e poi la mistress. Lei fece un cenno poco convinto, e la fece sdraiare sul divano. Quando fu sdraiata, si alzò anche il master, che prese una custodia, che sembrava quella di un violino, solo piatta, e la apri. All’interno c’erano delle polsiere, delle cavigliere, dei collari e delle barre divaricatrici. Applicarono insieme polsiere, cavigliere e collare, quindi le barre. Aveva le gambe oscenamente spalancate, le mani attaccate al collo tramite una barra corta. La barra collegata alle gambe, bloccata a quella corta che legava le mani al collo. In pratica, non poteva muovere nè mani nè braccia nè gambe. Era totalmente aperta ed immobilizzata. La mistress prese a sua volta una piccola valigetta, il cui contenuto era molto risicato: fistan, lubrificante apposito per il fist, e guanti in lattice. Indossò due paia di guanti in lattice, due per mano, e se li spalmò di abbondante lubrificante. Ne spalmò una dose abbondante anche sulla figa, tolse il plug dal culo, che la ostacolava nel compito, e cominciò il suo lavoro. Il fist fucking è la pratica sadomaso di penetrare l’ano, ma anche la figa, con la mano, fino a dove è possibile entrare. Per chi lo pratica, sopratutto quando si parla di fisting anale, è come essere penetrati da un toro. La mistress era esperta del fisting, lo praticava da tempo sui suoi schiavi e schiave. Prima di tutto ci voleva lentezza, calma, ed allo stesso tempo decisione. La figa, così come l’ano, è un corpo elastico. Se ben allenato, se ben stimolato, può accogliere ben più di una mano. Certo, se una donna ha già partorito, facilita il compito, perchè si è aperta di cervice ed ha espulso una testa intera, molto più grande di una mano, subendo una forte dilatazione. Ma anche chi non ha avuto figli può praticarlo, solo con molta calma e cautela, quantomeno inizialmente. La mistress cominciò con un dito, visto che l’apertura era comunque buona, passò subito a tre, ed infine a quattro. Scorrevano dentro senza problemi. La difficoltà si incontra quando si passa a tutta la mano, perchè la nocca e la struttura ossea del pollice creano uno scalino che rende la cosa più complessa di infilare quattro dita una sopra l’altra. Sarebbe come passare da inserire un cellulare, ad inserire un carciofo. Ed il carciofo è fatto di ossa, benchè senza spine. La mistress prosegui ad inserire le quattro dita, poi chiuse il pugno, creò il carciofo, e spinse, un colpo secco, brutale. La mia cagnolina emise un urlo, poi un altro ancora. La mistress ritrasse la mano, tornò a spingere con le quattro dita. La mia lei sudava, in abbondanza.
“Non credevo fosse così aperta. Quasi entro al primo colpo. Ancora qualche minuto e si apre del tutto” mi disse la mistress continuando a lavorare la figa della mia troia in lungo ed in largo. Stupì anche me la cosa. Certo, l’avevo penetrata in lungo ed in largo, aveva accolto due cazzi insieme, ma non pensavo si aprisse così velocemente. L’opera di dilatazione continuò ancora per alcuni minuti, con abbondante uso di fistan, poi la mistress chiuse di nuovo il pugno, e spinse con un colpo secco. Le urla stavolta furono strozzate, ed io sentii chiaramente un rumore di lacerazione, ma il pugno era dentro. Il fisting era riuscito. La mistress rimase lì per alcuni secondi. La mia schiavetta sessuale intanto mugolava e piangeva e sudava. La dominatrice riprese a muovere la mano, lentamente, dentro di lei. Come un enorme cappella, un fungo duro come la roccia, che la violava dall’interno. Lentamente, senza mai fermarsi, la mistress si aprì strada dentro di lei. Con il pugno chiuso, la determinazione di portare a termine il compito assegnatole, cominciò a far guaire la mia schiavetta di piacere.
“Oddio, è come essere scopati da un cavallo” guai la mia troietta, poi grugni, ed infine venne schizzando di piacere, uno squirting esagerato, selvaggio, che colse di sorpresa la mistress, che perse il controllo per un attimo, arretrando troppo. La mano usci dalla figa con un “pop” ed un flusso di sangue scuro, seppur lieve, la seguì. I due dominatori non fecero una piega, preserò un tampone e lo inserirono, slegarono le cavigliere liberando le gambe, e fecero per metterle delle mutandine, ma la troia era in giro senza. Senza tanti convenevoli, andai in camera mia e ne rimediai un paio delle tante rimaste dalle notti di sesso con donne del passato. Il master era presente per replicare il lavoro fatto dalla mistress, ma vista la perdita di sangue dopo la penetrazione con la mano della stessa, il suo lavoro era rimandato alla prossima visita. Avevano regole molto rigide, e rispettavano sempre l’ssc (Sano Sicuro Consensuale) e proseguire avrebbe violato i primi due pilastri del triangolo sicuro. La mia cagnolina si inchinò ai loro piedi, baciò le loro mani, e rimase a testa china fino a quando non furono usciti. La figa era off limits, ma bocca e culo erano liberi. Così, le feci alzare la testa, fino a farle guardare il mio palo svettare su di lei, ed infine dentro la sua bocca, avida di lui. Le scopai la bocca con foga, ero eccitatissimo dallo spettacolo della sua figa sfondata dal fisting, e, contrariamente ad altre occasioni, non riuscii a res****re a lungo, e le venni in gola, con un’abbondante sborrata, che lei, ovviamente, ingoiò tutta.
“Adoro la tua sborra, amore mio” mi disse mentre si leccava dalle labbra un’ultima goccia.
La cosa fu così prepotentemente eccitante, che la afferrai per la gola, la sollevai di peso facendola arrivare alle mie labbra, e la baciai con ardore selvaggio mentre la strozzavo. Paonazza, si aggrappò a me, e così facendo urtò il mio cazzo, nuovamente in tiro. Scostarle le mutande e trovare il suo buco del culo fu fin troppo semplice, le andai dentro senza remore, un tir dentro una galleria. Scoprii che strozzarla, lievemente, mentre la scopavo, mi eccitava ancora di più che la semplice scopata. Presi allora a montarla con una furia terribile, sentivo lei che gemeva, urlava ma non capivo cosa, ero in preda ad una trance totale. Quando esplosi, sentii i coglioni contrarsi in modo quasi doloroso. Mi vuotai le palle fino in fondo, un clistere di sborra infinito, solo dopo aver espulso l’ultima goccia, mollai le mani dal collo, e mi accasciai su di lei, sfinito. Lei sbuffò per il mio non molto dolce peso sul suo corpicino esile, ma fece finta di nulla e mi abbracciò.
“Amore, stavi quasi per farmi fare quella cosa marrone… più piano la prossima volta, mi sono spaventata a morte, e non so come sono riuscita a trattenermi da fartela sui piedi. Ti amo, stallone mio, ma lo sai che sono una donnina piccola e fragile. Ora esci che ti pulisco.”
Obbedii come un cagnolino obbediente, lei mi prese per il cazzo, letteralmente, e mi portò in bagno. Lavò per bene il mio membro fino a farlo splendere, poi lavò se stessa, facendo una doccia anale. Il suo ano pulsava e palpitava, il tampone interno alla figa sembrava quasi asciutto, ma non se lo tolse. Mi prese per mano, questa volta, e mi portò a letto. Me lo lavorò di bocca per un tempo che mi parve infinito, ma questa volta la sborrata fu scarsa. Si addormentò sul mio petto, dopo averla ingoiata, e poco dopo la seguii.

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