Rivelazioni di primavera

Lavoravo da poco a Modena, posto dove rimasi per breve tempo prima di trasferirmi a Ravenna.
Era… qualche anno fa, il 1987. Frequentavo trans già dall’anno precedente ed avevo già ampiamente compreso quali fossero i miei desideri nel campo…
In definitiva c’ero stato poche volte, a Milano ed a Firenze. La… ehm… verginità l’avevo persa quasi subito, alla terza occasione, senza alcun rimpianto.
Praticamente avevo conosciuto solo italiane ed un paio di brasiliane bianche, ma nessuna storia era stata particolarmente memorabile. Anche la prima volta che mi feci scopare fu bello ma nulla di particolarmente esaltante. Ad essere onesti già da tempo mi masturbavo con oggetti e, per quanto ottimi ‘per iniziare’, i primi cazzi che avevo preso erano stati fin troppo modesti, per prestazioni e dimensioni. Anche l’attitudine delle mie partner occasionali era sempre stata tranquilla, direi ‘professionale e distaccata’.
Ma quella lontana sera, in un posto straniero che tale mi rimase, mi sentivo solo e pieno di voglia.
Non saprei se fosse fine maggio od i primissimi giorni di giugno: faceva ancora piuttosto freddo, un freddo inusuale per il periodo.
Erano già le 22 o giù di lì quando decisi di mettermi in macchina, sulle prime senza una meta precisa. Non conoscevo ancora le zone e non sapevo bene dove andare a parare. Decisi per la costa, la ‘famosa’ costa romagnola che immaginavo già piena di vita. Dopo un paio d’ore mi ritrovai sulla statale adriatica, pressoché deserta in quella tarda serata di un giorno feriale, vagando senza meta. Arrivai fino a Rimini, dove non trovai di meglio che fermarmi in un pub a mangiare qualcosa.
Ecco, si stava ormai facendo davvero tardi, era freddo ed in giro non c’era ancora nessuno. Mi accingevo a tornare a casa, annoiato e depresso, quando, viaggiando sul lungomare, mi ritrovai a Riccione. In una piazzetta a ridosso della spiaggia identificai un po’ di attività: c’erano sparute automobili che rallentavano, salvo ripartire velocemente, all’altezza di un’auto parcheggiata malamente lungo la strada. Mi avvicinai anche io e la vidi. Appoggiata all’auto c’era questa… signorina. Il termine mal si adatta: aveva decisamente il seno, per quanto modesto e strizzato ad arte da uno striminzito completo che lasciava poco alla fantasia, ed un’esagerata parrucca che gli arrivava alle spalle, ma il resto era femminile fino ad un certo punto. In effetti era una gigante, sarà stata alta almeno 1.90 senza tacchi ed era massiccia, muscolosa, senza però essere grassa. Un travestito, più che un transessuale, per quanto l’uso di questi termini sia improprio a prescindere per queste creature notturne. Il viso, pesantemente truccato, meritava senza dubbio l’appellativo di ‘trucido’ ed il tutto, nel suo complesso, era inquietante ed odorava di pericolo. Tuttavia quel che mi colpì fu il colore della pelle. Nero, di un nero solo vagamente sfumato verso il marrone scuro, lucido e liscio. Rimasi ipnotizzato. La gente di colore mi ha sempre colpito fin da quello, molti anni prima, che forse era stato il mio primo input ‘sessuale’ importante. Meglio raccontare in due parole… immaginate un giovane adolescente, timido ed introverso (nella miglior tradizione), che ogni tanto riesce a recuperare in qualche negozietto di fumetti usati le sue prime riviste porno, abilmente nascoste sotto il giubbotto visto che l’età non me ne avrebbe consentito l’acquisto (però, da confessare, abbandonavo sempre la cifra equivalente accanto alla cassa quando il padrone, invero assai svagato, non mi teneva d’occhio…). Mi ritrovavo così qualche sgualcito ‘Playboy’ o qualche ‘Le Ore’, quest’ultimo all’epoca ancora in b/n quasi per intero. Ok, cosa ne facessi è abbastanza ovvio. Insomma, ricordo che in quei vecchi numeri de ‘Le Ore’ capitava di trovare un singolo, breve servizio ‘gay’. Non li avevo mai presi in considerazione, pur non trovandoci niente di ‘scandaloso’ in se. Quella volta non c’erano servizi ma soltanto una singola foto in b/n a metà pagina, una foto che mi colpì tantissimo. C’era un uomo di colore, senza dubbio un afroamericano, sdraiato su di una poltrona e completamente nudo. Era villoso e non giovanissimo, leggermente sovrappeso. Aveva un aspetto estremamente annoiato e sembrava guardare con fastidio al fotografo ma… stava a gambe aperte e, nerissimo, mostrava un cazzo assolutamente degno di nota. Mi impressionò perché era largo, aveva una bella circonferenza prima di essere molto lungo ma… il punto è che era moscio. Stava appoggiato sul divano, il glande ancor completamente coperto, eppur mi diede subito l’impressione che bastasse poco per risvegliarlo dalla sua maestosa inerzia. Non so perché, ma l’idea di essere io l’artefice di quest’azione mi solleticò immediatamente la fantasia. Avete presente che vuol dire ‘colpo di fulmine’ ? Beh, tornando a quella sera di trenta anni fa… Come dicevo, osservavo ormai da vicino questa figura appoggiata all’auto, piuttosto ben illuminata dai lampioni della piazzetta. Mi ci misi a parlare ed ebbi subito l’impressione fosse pure un po’ alterata dall’alcool. Tutto mi invitava ad evitare contatti ma… le famose farfalle allo stomaco sembravano essere diventate uno sciame di api impazzite e decisi di farla salire.
Brevi scambi di battute e, seguendo le sue indicazioni, entrammo dentro un parcheggio all’aperto, a ridosso di un albergo. Saranno ormai state quasi le due. Avevo un’auto minuscola, una Fiat Panda non dotata di sedili reclinabili per intero: non proprio una limousine… lei ci entrava davvero a fatica. Io all’epoca ero magrissimo, per fortuna, o tutto sarebbe stato molto difficile. Seguendo uno schema consolidato, iniziai a slacciarmi i pantaloni mentre lei mi cercava la patta, estraendone velocemente il cazzo. Prima ancora che riuscissi a parlare iniziò a succhiarlo ma… le risultò subito evidente che la cosa mi coinvolgeva poco… intanto, alla cieca, con la mano destra cercavo il suo membro, liberandolo dai pacchiani microslip ed iniziando a toccarlo con dolcezza. Mi sembrò di rivedere quella vecchia immagine sopracitata… un cazzetto moscio e nero, nerissimo, che prometteva meraviglie. Lei alzò la testa dal mio uccello barzotto e mi chiese, con quel suo tono esotico e profondo, se mi piacesse il cazzo. Non feci neppure in tempo a rispondere che lei, di s**tto, si tirò via gli slip e agì in maniera inattesa. Con una certa decisione mi afferrò la testa con le mani, spingendomela senza pietà contro il suo uccello. In pochi secondi me lo ritrovai in bocca, a pelle, ‘costretto’ nel vero senso della parola a leccarlo, senza alternative. Era la prima volta che qualcuna si dimostrava coercitiva nel rapporto… Non senza un minimo di apprensione, mi lasciai velocemente andare e presi quel cazzo ancor moscio completamente in bocca. Un retrogusto di sperma, che ormai già conoscevo, mi arrivò alle papille mentre affondavo la testa fra le sue gambe. Dopo poco smise di spingermi, il ritmo che avevo preso era già decisamente sostenuto. Velocemente il ‘miracolo’ si compì: il promettente cazzetto mi si gonfiò velocemente in bocca, costringendomi a rallentare per… prendere le misure… Ma, ancora, lei non mi diede tempo. Sempre d’imperio, mi mise con le spalle bloccate al volante. Sul momento non capii bene la sua intenzione finché non si mise in ginocchio sul mio sedile ed in pochi attimi mi ritrovai il suo grosso culo spinto sulla faccia.
‘Leccami il culo’.
Non amavo, e non amo, affatto l’idea ma ero davvero catturato, in tutti i sensi. Per fortuna la signorina non sembrava aver sottovalutato l’igiene intima…
Quel culo… nero, nerissimo che, come normale, diventava di un bianco irreale intorno all’ano.
Me lo spingeva forte in faccia: ci si sarebbe seduta senza convenevoli se fosse stato possibile.
Leccai… o se leccai… sempre più eccitato e decisamente confuso da quel modo di fare che, per quanto previsto e prevedibile, mi risultava del tutto nuovo.
Non disse molte parole in questo frangente, sembrava piacergli la mia lingua ovunque fra le sue natiche. Ogni tanto, inequivocabilmente, si posizionava per permettermi di accedere meglio anche alle sue palle, che leccai ed ingoiai con avidità.
Infine, dopo un tempo che parve lunghissimo, si girò ancora, tornando ad infilarmi l’uccello, ormai durissimo e di notevoli dimensioni, in bocca. Ecco, di pompini ne avevo già fatti diversi ma… questa era una vera e propria violenza ! Me lo spingeva fino alle tonsille, con colpi potenti ed ogni qual volta provavo ad interrompere la gragnola di spinte pelviche, per i conati provocati inevitabilmente da questi stimoli e per… il soffocamento, lei subito tornava a prendermi stretta la testa fra le mani impedendomi di staccarmi da quell’obelisco. Stupito, mi chiedevo come riuscissi in certi momenti ad ingoiare tutti, proprio tutti, quei centimetri… ma dove li mettevo ?!
Infine si fermò lei, farfugliando qualcosa del tipo che non voleva venire subito. Poi, liberandomi da quella posizione che mi stava anchilosando, mi disse ridendo che ‘ero una vera troia pompinara’. Va da se che la cosa, forse ancora vergognandomene, mi piacque tantissimo…
A quel punto, destreggiandosi un po’ in quel piccolo abitacolo, mi chiese di scoparla. Già a quei tempi la cosa era poco nelle mie corde, ed avrei abbandonato ogni tentativo da quella sera: mettere il profilattico fu già un dramma ed il mio ridicolo tentativo di penetrarla finì quasi prima di iniziare. Due colpi e, moscissimo, le era già uscito dal culo, senza appello.
‘Non ti piace scopare, facciamo altro…’
Lo scambio di posizioni fu veloce, eseguivo automaticamente ogni sua indicazione. Sulle prime ebbe qualche difficoltà, ero ancora piuttosto stretto, ma fu questione di poco. Improvvisamente me lo sentii farsi strada su per il culo; timidamente, sulle prime, ma impiegò pochissimo a darsi ritmo, ed era un ritmo indiavolato !
Dopo un po’ che mi stava trapanando, quando ancora il dolore se la gioca con il piacere, realizzai che quella puttana non si era affatto messa il profilattico. Al che, faticando non poco, riuscii a liberarmi dalla sua ferrea presa e seguì una breve discussione, al termine della quale lei accettò comunque di infilarlo e di continuare protetta. La cosa, è proprio il caso di dirlo, l’aveva fatta incazzare… in tutti i sensi. Iniziò a pomparmi vigorosamente: non avevo mai provato prima nulla di neppure lontanamente vicino, intanto si appoggiava alla mia schiena, tenendomi stretto fra le braccia e graffiandomi ripetutamente ogni dove con le unghie, senza però esagerare in modo idiota. La sua bocca, vicina alle mie orecchie, iniziò a sciorinare termini pesanti, dispregiativi, portandomi l’eccitazione a livelli impensabili: ‘dunque è quel che voglio ? Io sono così ?’ Ma non era il momento di farsi domande: dal basso ventre mi arrivavano sensazioni mai provate a quel livello ed il dolore era velocemente scomparso. La gigante d’ebano dava colpi spaventosi sul mio culo, apparentemente senza più alcuna resistenza. Mi stupivo sentirgli le palle battermi fra le natiche ad ogni colpo: la troia me lo infilava davvero tutto anzi… la troia ero io.
Godevo, godevo come mai prima e, a dire il vero, anche lei era ben coinvolta… Ad un certo punto mise la sua mano sul mio uccello, tranne tirarla via quasi subito. Ridendo, me la mise davanti al viso ed era sporca di sperma: ‘sei proprio una rottincula tesoro, sborri senza segarti, puttana !’
Era vero, ed era un’altra prima volta… Comunque la cosa non le mise fretta e continuò come un pistone fino a che, inequivocabilmente preceduto da un gridolino compiaciuto, venne anche lei. Lentamente sfilò il cazzo e, davanti ai miei occhi, si tolse il profilattico, contenente non poco sperma. Io ero distrutto, è il caso di dirlo, sudato e tutto impiastricciato della mia sborra, sedile dell’auto compreso. Finalmente buttai un occhio fuori dal finestrino e, con un certo terrore, vidi che stava timidamente albeggiando. Ci rivestimmo in fretta ed ugualmente di corsa la riportai alla macchina. Ancora non c’era vita in giro ma, di lì a poco, sarebbe stato diverso. Altra cosa tipica… la signorina tentò di alleggerirmi del portafoglio mentre scendeva di macchina ma la intercettai in tempo: sono sempre stato attento a queste cose. Una breve discussione, che rischiò di diventare violenta, si risolse per fortuna velocemente e senza strascichi. Ci lasciammo ‘da buoni amici’, per così dire…
Era giorno alto quando arrivai a casa: necessitavo di una doccia approfondita e di un bel sonno. Non sentivo di aver peccati da lavar via, ma tante altre cose sì…
In quella sera avevo finalmente capito cosa davvero mi piaceva e… che farci ? Meglio seguire l’istinto…
(Storia vera, come tutte quelle che racconto)

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