Punizione

admin   10 febbraio 2017   Nessun commento su Punizione

Già in passato, la schiava, aveva commesso degli errori, ed era stata giustamente punita.

Questa volta però l’errore era stato davvero grave, e la punizione sarebbe stata peggio di tutte le altre. Per cominciare, le inflisse il suo silenzio, sottrasse le sue attenzioni su di lei, le negò la concessione di vedersi in ogni modo, dal vivo, su skype o telefono.

Dopo un periodo sufficientemente lungo, che servì anche a far sbollire la rabbia (mai fare una sessione quando si è arrabbiati) si decise finalmente a convocare la sessione. Con lei aveva sempre usato una giusta severità. Un polso fermo con qualche concessione allo svago, sempre nel rispetto dei ruoli. Questa volta sarebbe stato solo severo. Dopo un frugale pasto, consumando parlando il minimo possibile, cominciò la punizione. Lei era vestita con una gonna lunga ed una camicia di colore chiaro, sotto non indossava l’intimo, a coprire le gambe calze nere. Trucco marcato, capelli legati, per coprirsi un cappotto lungo quasi fino ai piedi.

“Vai in bagno, spogliati tenendo solo le calze, metti i vestiti in borsa, ed esci con indosso il solo cappotto.”
“Si Padrone” replicò la schiava, scossa dai brividi. Era la prima volta che il Padrone le ordinava una cosa simile, e la tensione cominciò a farsi largo nel suo intimo. Era già sul chi vive, ora era un puntaspilli. Andò in bagno e fece ciò che le era stato ordinato, con mani tremanti e respiro accelerato. Indossò il cappotto scossa da brividi profondi. Uscì dal bagno, e lui era lì ad aspettarla. La squadrò velocemente, poi si incamminò alla macchina. Mentre camminava lei sentiva un rigagnolo umido scenderle lungo la coscia. Era allo stesso tempo terrorizzata ed eccitata. Salirono in macchina e procedettero verso il motel, dove si sarebbe consumata la punizione. Una volta giunti all’ingresso, però, lui non svoltò, ma proseguì dritto, causando un profondo respiro nasale della sua schiava. Abbozzò un sorriso, mentre la schiava cominciava a chiedersi cosa l’aspettasse. Portò la macchina fino ad un punto isolato, ma non troppo. Spense il motore, e si girò a guardarla. Lei non riuscì a reggere lo sguardo, e tenne il capo chino.

“Apri il cassetto ed indossa la maschera che ci troverai dentro.”
“Si Padrone.”

Nel cassetto c’era una maschera di pelle, sagomata ad imitare il volto di un cane, più precisamente un dooberman. Indossò la maschera, e rimase in attesa di ulteriori istruzioni.

“Ora scendi dalla macchina, togli il cappotto, e cammini fino a quel palo” e le indicò un palo della luce posto ad una cinquantina di metri.”
“Si Padrone” rispose lei con voce fioca. Sulla strada non passava nessuno, ma poco più a lato c’era una strada leggermente sopraelevata rispetto a quella dove erano loro. Chi passava l’avrebbe sicuramente notata. Il suo viso, nascosto dalla maschera, avvampò, allo stesso tempo la sua eccitazione salì. Cominciò a camminare, una volta nuda, con gambe molli. Ogni passo era un macigno. Il cuore le batteva impazzito nel petto, la testa le pulsava, il vento freddo sulla pelle la riempiva di brividi profondi. Sentì come in un sogno il rumore della macchina che veniva messa in moto. Camminò come in un sogno, fino a quando sentì la macchina prendere vita e le gomme aggredire l’asfalto. In pochi secondi se la trovò a fianco. Lui aprì la portiera del passeggero sporgendosi verso di lei. Le ordinò di mettersi il cappotto, e salire in macchina. Quando salì aveva le lacrime agli occhi, il cuore che batteva all’impazzata, brividi profondi che la scuotevano, tremava come una gelatina. Lui le fece cenno di togliere la maschera.

“E questo è solo l’inizio.”

Raggiunsero il motel, svolsero le solite procedure alla reception, e successivamente il posto riservato alla propria stanza. Era un motel con ascensore e stanze al primo piano, mentre il parcheggio era ad altezza strada. Lui scese e fece scendere la copertura per avere più privacy, anche se, fosse arrivata una macchina, li si sarebbe intravisti. Prese la borsa con l’attrezzatura, ed il guinzaglio. La fece scendere, le fece spogliare il giubbino, lasciandola completamente nuda, e le agganciò al collo il guinzaglio, la fece scendere a terra e camminare come si fa con i cani. Lei camminò a quattro zampe, fino all’ascensore. Saliti in camera, lei attese a quattro zampe, testa china, in bagno, mentre lui preparava tutto l’occorrente per punirla. Prese fuori le corde, il cane, il collare alto, la cinghia, il filo elettrico, la barra divaricatrice, polsiere e cavigliere, mascherina per gli occhi, candele ed accendino, forbici a pinza, frustino con manico a dildo e pesi da appendere alle forbici a pinza. Tirando il guinzaglio la fece alzare, dapprima in ginocchio, poi in piedi. Approntò la compatta per cominciare a documentare la sessione. Prima cominciò a schiaffeggiarla. Sul viso, poi sui seni, quindi le fece aprire le gambe e la schiaffeggiò sulla figa, si girò e colpi il culo, per poi tornare a figa, seni, ed infine il viso.

Sganciato il guinzaglio, mentre lei attendeva in piedi, prese polsiere e cavigliere e gliele applicò. Lo stesso fece con il collare a collo alto. La fece sdraiare sul letto, con la schiena verso l’alto, fissò la barra divaricatrice, poi prese la corda e legò i polsi sfruttando gli anelli delle polsiere, al collo, tramite gli anelli del collare. Stava per mettere in pratica la prima, vera, punizione. Gli schiaffi erano stato un riscaldamento. Completò l’opera con la ball gag e l’assegnazione del movimento che sarebbe equivalso alla safeword. Prese la cinghia, la arrotolò sulla mano per un giro, e colpi. Uno, due, tre… al terzo colpo prese una pausa di qualche secondo, visto che lei aveva alzato le gambe, poi altri due colpi. Le gambe andarono all’insù all’unisono, e lui si fermò di nuovo. Quando sarebbero tornate a scendere, avrebbe ripreso a colpire. Mise la cingha da parte e prese il cane. Con quello, dopo al massimo due colpi, le gambe salivano in su. Nel frattempo la cute colpita aveva assunto colori vivi, ed erano comparsi alcuni lividi. Dopo cinque colpi di cane, toccò al filo elettrico. Di nuovo il cane e per finire la cinghia. Un totale di 25 colpi, e diverse pause da safe. Il mugolio ed il pianto, per il dolore, si fecero sentire ben oltre la fine dei colpi. Venne slegata e le fu concesso di essere scopata in bocca, per soddisfare il suo padrone. Lui, severo ma giusto, poneva la regola dell’ssc (sano, sicuro e consensuale) prima di ogni altro, e quindi le concesse una pausa, per riprendersi dal dolore. Riprese la sessione con i seni. Le applicò una forbice per capezzolo, a cui aggiunse poi dei pesi. Per ogni seno, 400 grammi, diviso in due pesi, da 100 e 300. Una volta applicati la fece disporre in ginocchio, prese una candela, l’accese, ed una volta fatta la cera, cominciò a farla cadere sui seni, in particolar modo sui capezzoli. Dalla ball gag filtrano rumori di ogni sorta, tutti identificabili nella categoria dolore. Prende le forbici e le tira, le solleva e le fa ricadere, quindi le rimuove, ed ogni rimozione viene accompagnata da un grugnito di dolore e soddisfazione insieme. Il padrone rimuove la cera passando una mano sui seni, in modo piuttosto brusco. Prende due corde, e per ogni seno ne applica una. Lega il tutto all’anello centrale del collare posturale. Posiziona la schiava, prende il frustino a coda singola e ci gioca un pò, mancando apposta i primi colpi, per aumentare la tensione e l’attesa. Passa poi alla cinghia, e la sola visione fa sospirare di paura la schiava. Basta un solo colpo per far partire la gamba verso l’alto. Altri cinque colpi, e di nuovo la schiava interrompe con il gesto che simula la safe. Tocca al cane, due colpi secchi sui capezzoli fanno partire le lacrime e la gamba verso l’alto. Altri due colpi, e di nuovo la schiava raggiunge il limite di dolore sopportabile. Dopo altri due, un lamento lungo e prolungato accompagna l’alzata della gamba. Si passa quindi al filo elettrico, il più temuto. La schiava resiste per tre colpi. Due schiaffi a mano nuda, piena, la fanno piangere a lungo. Mentre lei sbava dalla ball gag e piange lacrime di dolore vero ed intenso, lui la slega. Finito di slegarla la manda in bagno a darsi una sistemata. Può così togliere collare, ball gag e maschera. L’aspetta sul letto e per farla riposare, e rilassarsi a sua volta, si fa succhiare il cazzo e leccare i coglioni ed il buco del culo. Dopo un riposo sufficiente, si procede nella punizione.

Comincia con il legarla e posizionarla sdraiata sulla schiena, gambe aperte. Le inserisce un vibro in figa ed applica le forbici alle labbra, per poi aprirle. Parte della punizione è l’assoluto divieto di godere. Lui la stimola con il vibro dentro la figa ed una piccola appendice sul clitoride. Tolto il vibro, prende il frustino multicoda con il manico a forma fallica, e glielo infila dentro, fino alla cervice. Questa volta non le fa mettere la ball gaga, perchè vuole che conti i colpi. Mentre la masturba con il manico di forma fallica, arrivando ogni tanto alla cervice per alternare piacere e dolore. Dopo aver alternato il frustino nel doppio uso, quindi con colpi e poi masturbazione, lo lascia dentro, e continuando a masturbarla ad ogni cambio di attrezzo, le infligge venti colpi sulla figa, prima con la cinghia, poi il cane, il filo elettrico, e la cinghia, di nuovo, a chiusura. La slega un attimo e la pone in posizione inversa, ovvero a pancia in giù, gambe aperte e buchi completamente aperti ed esposti. Le applica le forbici sulle labbra, appende i due pesetti da 100 grammi, uno per forbice, ed un peso da 300 ad aggancio su tutte e due le forbici contemporaneamente. Solleva le forbici con i pesi e li fa ricadere più volte, quindi le infila un dito in figa e la masturba. Al pronunciamento della password, fa finire il tutto. Le toglie le forbici dalle labbra, la slega, e le rimuove la maschera. La scopa in bocca, mentre la schiaffeggia in faccia, si fa leccare i coglioni, poi, di nuovo, la scopa in bocca. Quando sta per venire, le fa porre le mani a coppa, e le sborra dentro le mani una discreta quantità di sborra, che in parte lei ingoia, in parte lui la costringe a spalmarla sul viso. Dopo averla mandata in bagno a lavarsi, la fa rivestire. Lui fa altrettanto. Tornano alla macchina, reception in uscita, ed ognuno alla propria vita. In attesa della prossima sessione.

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