Prima volta in una SPA naturista

Nonostante lei avesse un rapporto aperto con il sesso, nonostante le avventure e i piaceri concessi non aveva mai provato il desiderio di provare un club: troppa gente, troppa folla, troppa assenza di possibilità di gestione dei gioco. Aveva sempre avuto il controllo su tutto.
Prima di conoscere lui: adorabile, premuroso, attento ad ogni più piccolo suo dettaglio. E innamorato, innamorato perso di lei. Dopo anni di rapporto semplicemente splendido, lui un giorno se ne uscì con un “hai visto? Adesso fanno delle spa naturiste anche in città, dove puoi stare in totale libertà. Hanno anche l’area privé, ma non è obbligatorio frequentarla”.
Sapeva di cogliere nel segno: lei era naturalmente esibizionista e per nulla inibita dalla nudità. Solo l’idea del privé continuava in qualche modo a disturbarla: non sapeva spiegare, e spiegarsi, esattamente il perché ma il suo istinto le suggeriva di tenersi a debita distanza da quel mondo. Avevano un bellissimo rapporto, fatto anche di sacrosanta gelosia l’uno verso l’altro, di senso di profondo possesso: perché mai minarlo o rovinarlo?
Fu in fondo per pura sfida che rispose: “Davvero? Perché no, proviamo ad andarci”.
Il giorno designato per l’avventura fu strano: non ci fu la classica preparazione prima di un incontro, dove ci si veste in un certo modo e ci si eccita anche un po’ facendolo e immaginandosi il possibile prosieguo. In fondo si sarebbe stati nudi tutto il tempo, quindi perché mai specare del tempo per abbigliarsi? Scelse una completa depilazione, con l’idea di lasciarsi mangiare con ancor maggior soddisfazione dei suo compagno.
Durante il viaggio poche parole: in fondo nessuno dei due aveva aspettative precise, l’idea era di rilassarsi e poi, nel caso, di fare l’amore insieme. Come sempre.
Una volta entrati nello spogliatoio e coperti solo con un asciugamano, lei prese lui mano nella mano come se implicitamente gli stesse dicendo “guidami tu, mi fido di te”. Entrarono: nulla di davvero destabilizzante. Corpi nudi, di ogni forma e con diverse forme fisiche, persone normali. Come lei.

Come lui.
Decisero di entrare in una vasca idromassaggio: piacevole, nessun imbarazzo, qualche sorriso accennato alle persone vicine e tanti, molti baci a lui. Poteva sentire il suo corpo nudo nell’acqua e standogli sopra poteva percepirne già l’eccitazione che provava. Era duro… il suo membro sfregava contro le sue labbra più intime e la cosa le dava un piacere profondo. Anche quegli occhi addosso, gli sguardi… erano il miglior contorno per la loro sensualità.
Un po’ di bagno turco, qualche minuto di sauna, un aperitivo e poi il momento, un po’ temuto un po’ atteso con trepidazione, della sua domanda: “Vuoi andare di sopra a vedere come sia il privé?”. Lei deglutì, cercando di introdurre aria nei polmoni che parevano non volerne sapere di riceverne. Le uscì un “sì…” quasi sussurrato, uscitole più per riflesso condizionato che per reale volontà. Ma così fecero: si presero la mano e salirono le scale.
L’impatto fu per certi versi destabilizzante: penombre, corpi attorcigliati fra loro a dimostrare ménage decisamente fuori dall’ordinario, gemiti… Lei sentì le gambe e i piedi pesanti. Mai fatto, anzi spesso censurato quella tipologia di ambienti. “In quel carnaio non può esserci amore: solo stanchezza di rapporti che nessuno dei due vuole affrontare e preferisce annegare nel sesso con chiunque”, era solita ripetere. Lo guardò con la coda dell’occhio: sicuramente a lui lo scenario doveva aver fatto un effetto molto diverso, perché pareva ipnotizzato. Non esattamente eccitato (guardò in basso e si accorse che era molto più eccitato prima quando erano “soli” nella vasca. Ma aveva uno sguardo che non aveva mai visto sul suo viso, o meglio: lo aveva visto indirizzato a lei, quando lui moriva di desiderio per lei, facendo poi il sesso migliore di tutta la sua vita.
Eppure ora lei capiva che non era per lei, in quel frangente: era per la situazione. Lei un po’ se la prese, sentendosi privata di un qualcosa fino a quel momento solo ed unicamente suo ma lui, attento come al solito, notò i suoi sguardi e le disse: “Non è per ciò che vedo che ho il respiro corto: è per essere qui, ora, con te”.
In qualche modo lei si sentì rassicurata, anche se i piedi continuavano ad essere pesanti ugualmente.
“Che ne dici di trovarci un posticino e fare l’amore?”, le disse. Quelle parole, quella richiesta alleggerirono per un attimo i piedi di lei. “Dai, proviamo qui: non c’è nessuno e possiamo stare tranquilli”, disse lei tirandolo per la mano mai lasciata
Lasciarono le loro cose al lato del lettone, davvero molto, troppo grande per una coppia sola: lei si stese e lo stesso fece lui, al suo fianco. Iniziando a baciarla, passandole le mani fra i capelli e lasciando scivolare il suo corpo sulle splendide curve di lei. Lei poteva percepirne ogni piega, ogni eccitazione di lui: sentiva le sue mani percorrerle i fianchi e piano piano scivolare dove era già fradicia di desiderio. Il suo viso e la sua bocca continuavano a baciarla, ma piano piano scendevano sui suoi seni, sul suo pancino, sulle sue gambe… per poi risalire dove già la sua eccitazione era più che una possibilità.
Percepiva la sua lingua, così abile a farla godere da pazzi… le sue dita, che a differenza degli altri uomini ai quali si era concessa sapevano perfettamente dove, cosa e quando toccare. Teneva gli occhi socchiusi, per riaprirli solo per guardare lui, così eccitato e voglioso in mezzo alle sue gambe. A differenza del solito però ora poteva vedere anche l’eccitazione che stavano procurando agli altri, singoli e coppie, che si erano soffermati a guardarli. Una cosa del tutto nuova per lei. Era strano: le coppie stavano immobili a guardare, ogni tanto si dicevano qualcosa che però lei non riusciva a cogliere. I singoli lasciavano percepire la loro eccitazione in modo assai più evidente: si soffermò a guardare i loro membri eccitati, mentre le mani scivolavano sulla loro carne per sollecitare un interesse. Richiuse gli occhi, concentrandosi sulla lingua del suo amore, ma senza che l’immagine di quei membri eccitati riuscisse ad uscirle dalla mente.
Lui leccava divinamente, la sfiorava… stava per avere il suo primo orgasmo. Le uscirono dei gemiti di piacere dalle labbra mentre godeva… Una cosa però riuscì a distrarla: sentiva la sua lingua, le sue mani… Ma all’improvviso si accorse che i conti non potevano tornare: o a lui erano improvvisamente cresciute altre due mani, oppure qualcuno la stava sfiorando. Ebbe uno spasmo, quasi a ritrarsi da quelle mani sconosciute. Ma qualcosa la trattenne dal farlo in modo plateale e definitivo: socchiuse gli occhi e vide che quelle mani aliene che la stavano sfiorando erano di una donna. Una persona normalissima, come quelle che si incontrano in un posto qualsiasi: non una Venere o una velina. L’immagine confortevole la rassicurò un poco, e in fondo quelle mani erano piacevoli, molto piacevoli.
Lui salì verso la sua bocca, porgendole sfacciatamente il membro davanti alla bocca: lei non vedeva l’ora di dargli piacere con la bocca, di sentirlo duro sulle labbra e sulla lingua. Lo accolse nella sua bocca: era durissimo, gonfio… Mentre quelle mani aliene continuavano ad accarezzarla, scendendo dove prima la bocca del suo uomo l’aveva coccolata fino allo stremo delle forze. Si sentì sfiorare… La mano era diversa, certo. Non era la sua. Ma era piacevole, incredibilmente piacevole. Lo guardò negli occhi: notò che aveva notato e che un sorriso più diabolico che amoroso aveva iniziato a farsi largo sul suo viso. Lui decise che era venuto il momento di prenderla completamente: si staccò dalla sua bocca baciandola e scivolò verso il suo ventre, leccando le dita della mano sconosciuta e lasciando scivolare lentamente la sua carne dura dentro il suo ventre.
Era caldissimo, gonfio, così sensibile e percettibile: ogni suo spasmo era come una sciabolata per i suoi sensi. La sconosciuta risalì tutto il corpo di lei baciandola e succhiandole i seni, con i capezzoli duri come il cemento per l’eccitazione. L’uomo della sconosciuta era lì vicino, ad osservare: ma era eccitato, eccitatissimo. Non ha mai saputo cosa la pervase, ma lei improvvisamente si sentì diversa, sicura di lui e dell’abisso nel quale stavano, mano nella mano, scivolando. La sua mano scivolò sul lenzuolo, verso il membro del compagno della sconosciuta che le stava succhiando il seno e baciando il collo. Scivolò fino ad incontrare un membro sconosciuto… Ritrasse la mano d’istinto ma dopo pochi secondi, incrociando lo sguardo eccitato del suo compagno, la riavvicinò aprendo le dita e abbracciando quel membro con tutta la mano. Iniziò a masturbarlo guardando il suo uomo negli occhi e scambiando uno sguardo complice con la compagna dello sconosciuto… La quale ogni tanto iniziò ad alternare le attenzioni al suo seno con quelle rivolte al membro del suo uomo.
Le piaceva guardare: guardare così da vicino quella bocca che fino a poco prima le stava dando piacere, e che ora accoglieva il membro duro del suo compagno mentre lei lo masturbava. E sentiva: sentiva il suo uomo crescere sempre di più nel suo ventre, spingendo forte fino a farla venire nuovamente, con un urlo che attirò l’attenzione anche delle persone più distanti.
Si sentiva complice, completa e porca insieme al suo uomo. Mentre sentiva che lui stava per venire, iniziò a masturbare lo sconosciuto sempre più forte. Lo fece venire nella bocca della sua compagna mentre il suo uomo le riempiva il ventre di seme rovente mentre le gridava “Ti Amo”, con una forza incredibile e solo apparentemente fuori contesto, in quel luogo: lo sentì esploderle dentro come un fiume di lava, mentre la guardava negli occhi e le guardava le mani imbrattate di seme di un perfetto sconosciuto.
Non sa se lo rifaranno, se ripeteranno quel gioco così inaspettato. Ma ora sono ancora più uniti. Nel desiderio l’uno del piacere libero dell’altro.
Amore.

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