Passione riscoperta per gioco… 06

Erano le 9 di mattina. La notte prima mi aveva decisamente messo alla prova.
Mi sedetti sul letto. Laura si era già alzata e non era nella stanza e neppure nel bagno adiacente.
Feci una doccia rapida, infilai il costume e una t-shirt dei Metallica e scesi in giardino.
Passeggiai un po’ alla ricerca di Laura ma non la trovai.
Andai in cucina. In mezzo al tavolo c’era un biglietto:
“Ciao Sergio, siamo andate al mare. Angelo è andato ai balzi rossi per comprare del pesce da un pes**tore che conosce. La macchina l’ho presa io quindi stamattina sei a casa solo soletto.”
La prospettiva di passare mezza giornata da solo in casa non mi dispiaceva per niente. Mi ero portato un paio di libri e quindi sapevo come occupare il tempo.
Presi un caffé e tornai sulla terrazza della nostra camera per leggere un un poco e rilassarmi.
Verso le dieci decisi di andare a prendermi un altro caffé. Mentre uscivo dalla stanza vidi sul comodino di Laura il bracciale che l’amico di Peter aveva regalato a mia moglie.
D’un tratto mi venne in mente cosa aveva mi aveva detto il ragazzo quando, fingendomi un estraneo, gli avevo chiesto informazioni su Laura.
“L’ho invitata domani a fare un giro sul gozzo che abbiamo ancorato nel porticciolo. È la nostra casa. Non so se accetterà. Domani lo scopriremo” mi aveva risposto.
Quindi mia moglie era andata al mare da sola probabilmente per incontrare l’ambulante. Pia gli reggeva sicuramente il gioco. Sulla complicità delle due amiche ne avevo avuto la prova la sera prima.
Pia aveva tradito il marito davanti ai nostri occhi e poi sotto la doccia si era lasciata andare a qualche carezza più intima di quello che avrei potuto pensare.
Provai a chiamarla sul cellulare ma non risultò raggiungibile. Chiamai Pia ma anche il suo era irraggiungibile. L’ansia aumentava. Sentivo le vene della testa pulsare. Pensai che questo poteva essere il motivo per cui si diceva “sentirsi crescere le corna”.
Chiamai Angelo.
“Pronto Angelo, dove sei?”
“Sono a Bordighera, sto rientrando a casa. Ho comprato del pesce stupendo. Appena arrivo lo pulisco e lo cuciniamo subito. Che succede? Problemi?”
“Le signore sono andate al mare con la mia auto e non riesco a chiamarle al telefono. Sono preoccupato.”
“Stai tranquillo, non ci sono pericoli. Al massimo hanno trovato qualcuno che da loro una bella ramazzata. Comunque fra venti minuti dovrei essere a casa. Mentre pulisco il pesce puoi prendere la mia macchina ed andarle a cercare. A dopo.” E riattaccò senza darmi il tempo di replicare.
Passarono esattamente 24 minuti. Il cancello si aprì e la Mercedes di Angelo entrò nel giardino.
“Vieni, ti faccio vedere i pesci che ho preso. 4 orate dei moscardini, un polpo di scoglio e poi cozze, vongole, fasolari, cannolicchi. Insomma oggi ci togliamo la voglia di pesce. Ho capito, prendi la macchina e vai a controllare che anche le nostre mogli non si stiano levando la voglia di pesce”. Sorrise Angelo.
Presi la macchina ed andai nella zona del porticciolo. Parcheggiai ad andai sul molo cercando il gozzo che il ragazzo della sera prima mi aveva indicato.
Vi erano ormeggiati un sacco di motoscafi, qualche yacht una decina di panfili ma nessun gozzo. Andai da un anziano signore che sembrava essere del posto.
“Scusi, ha mica visto la barca di quei due ragazzi che hanno il banchetto sul lungomare?”
“Sono partiti stamattina presto. Saranno state le nove”
“Erano soli?”
“Mi pare di no ma non ne sono sicuro.”
“C’erano due donne con loro?” insistetti
“Con quei due ci sono sempre donne. Non mi stupirei se ce ne fossero state anche stamattina”
Quello che avevo saputo mi aveva messo solo più in ansia invece di tranquillizzarmi.
Mi sedetti su una panchina del porto ed attesi di saperne di più. Dopo un paio d’ore vidi in lontananza una barca puntare verso il molo. Quando fu a un centinaio di metri riconobbi Peter in piedi sulla tolda. Sembrava fosse da solo. Il gozzo rallentò la corsa fino a fermarsi nel suo spazio.
Dal nulla saltò fuori l’altro ragazzo che con un balzo arrivò sul molo e con una grossa fune prese ad ormeggiare la barca.
Stavo per avvicinarmi e chiedere notizie di Laura e di Pia, ben sapendo che mi sarei esposto al ridicolo visto che la sera prima avevo finto di non conoscerle.
Dalla cabina usciì prima mia moglie poi la sua amica.
Vidi che si salutarono abbracciandosi e dopo essersi scambiati dei casti baci sulle guance si avviarono verso la macchina.
“Ehi Laura.” Chiamai. “Sono qui”
“Ciao amore, che sorpresa” mi rispose. “Che ci fai qui. Mi stai spiando?” Mentre mi diceva questo mi sorrise maliziosa.
“Mi ero preoccupato. Non rispondevate al telefono”
“Siamo andate a fare una gita al largo. A prendere il sole e a farci un bel bagno. Pia aveva lasciato qualcosa in sospeso e ha voluto provvedere”
“E tu? Cosa hai fatto?”
“Te l’ho detto. Ho preso il sole e mi sono fatta una bella nuotata”
“Ok” dissi andiamo a casa Angelo ha comprato del pesce e a quest’ora sarà pronto”.
“Uffa” disse Pia. “Ancora Pesce.”
Le due donne scoppiarono in una fragorosa risata.
Arrivati a casa sotto il porticato era imbandita una tavola sulla quale troneggiava un gigantesco piatto colmo di coquillage.
Un meraviglioso profumo di pesce alla griglia invadeva l’aria.
Arrivò Angelo con la grigliata su un vassoio. Era a torso nudo con un grembiule per non ustionarsi.
Dai forza è pronto siete arrivati appena in tempo.
Mangiammo con gusto. Il pesce era cucinato al punto giusto. Le conchiglie crude cosi fresche avevano un sapore meraviglioso. Angelo aveva preparato una caraffina con del succo di limone salato ed una ciotola con dell’aceto e delle cipolle rosse tritate fini.
Queste due salse sulle cozze, e i fasolari erano starordnarie.
“Angelo vai a prendere del vino in frigo” gli disse la moglie.
“Subito cara” Si alzò e ci diede le spalle. Ci accorgemmo solo in quel momento che oltre al grembiule non portava nulla. Le sue natiche erano in bellavista tra lo stupore mio e di Laura.
“È sempre il solito” Disse Pia. “Appena può si mette con le chiappe al vento. Vabbe è un picco assaggio di quello che vedrete più tardi”.
Mi ero completamente dimenticato il motivo per il quale eravamo li in quel week end. Essere spettatori passivi di un loro incontro amoroso.
Al ritorno di Angelo con una bottiglia di Pigato Costa de Vigne, cominciammo a prenderlo in giro e l’atmosfera prese una piega decisamente goliardica e in alcuni tratti anche scurrile. Io sono astemio ma le donne e Angelo bevvero veramente molto. Alla fine del pranzo le bottiglie vuote sul tavolo erano 5.
Dopo aver sparecchiato ed inserito piatti e bicchieri nella lavastoviglie decidemmo per un pisolino.
Angelo si stese sull’amaca in giardino. Pia si ritirò nella sua camera. Laura ed io raggiungemmo la nostra. Avfremmo fatto la solita doccia per rinfrescarci per poi buttarci sul letto completamente nudi.
Da buon cavaliere lasciai che mia moglie si togliesse di dosso la salsedine della sua gita in barca. Quando, dopo aver gustato il corroborante scroscio d’acqua sul mio corpo mi diedi una rapida asciugata e raggiunsi Laura.
Era, come sempre bellissima. Distesa prona sul letto con le gambe leggermente divaricate che mettevano in mostra le labbra della sua figa perfetta. I suoi capelli con qualche ciocca grigia le incorniciavano il viso gli occhi chiusi. Il respiro leggermente affannato era il segnale che era vigile e che il suo corpo desiderava di essere posseduto. Il seno arrossato dal sole andava su e già in modo regolare.
Come mai il seno era rosso come il resto del corpo? E come mai non si vedeva nessun segno del costume neppure dove di norma dovrebbero esserci gli slip del bikini?
La risposta era una sola. Laura aveva preso il sole completamente nuda sulla barca.
Di nuovo quella sensazione di gelosia mista ad eccitazione che si concentrava in testa e nei miei genitali per dare vita ad una erezione quasi istantanea.
“Cosa avete fatto in barca?” le chiesi.
“Te l’ho già detto. Ho preso il sole e ho fatto un bagno facendo qualche tuffo dalla barca”
“Dai segni del costume non mi sembra di vedere che il sole abbia lasciato dei segni” Le dissi per provocare la sua reazione.
“Ma non avevo il costume. Eravamo lontani da riva chi vuoi che ci vedesse”.
“Ma in barca non eri mica sola. C’erano i due ragazzi e Pia”
“Pia e Peter non si sono fatti vedere per tutta la gita. In coperta eravamo solo io e Stefano.”
“Beh, ti sembra poco? Te ne stai li nuda a prendere il sole con un ragazzo che ti gira intorno.”
“Non girava da nessuna parte. Abbiamo buttato l’ancora e lui si è messo vicino a me a prendere il sole”
“Magari ora mi dici che anche lui era nudo”
“Certamente. Per toglierci tutti dall’imbarazzo ci siamo spogliati tutti quanti.”
“C’è qualcos’altro che mi devi dire?”
“Non mi sembra di ricordare.” Disse con un tono cantilenante.
“Ah si. Mentre parlavamo del più e del meno era inevitabile che finissimo per parlare di Pia e Peter. Ogni tanto giungevano da sotto coperta dei gemiti inequivocabili.”
“Quindi? Vai avanti per favore raccontami un po’ cosa è successo”
“Semplicemente abbiamo affrontato l’argomento del sesso. Lui mi ha raccontato che un sacco di donne sposate gli fanno la corte per avere un’avventura sessuale della quale parlare con le amiche. Poi è sceso nei particolari. Molte donne stanno in riviera per tutta l’estate mentre i mariti lavorano a Torino o Milano. Si sentono sole, prive di attenzioni. Diventano per questo prede consenzienti. Inoltre, al di fuori del loro letto, si s**tenano e fanno cose che non farebbero mai con i mariti. Stefano mi diceva che a volte sono goffe ma eccezionalmente disponibili a qualsiasi esperienza.”
“E tu?”
“Io cosa. Stavo ad ascoltare quello che mi diceva. Ha raccontato qualche episodio. Si è spinto fino nei più intimi particolari”
“E tu? Eri eccitata?”
“Senti Sergio” mi disse appoggiandosi su un gomito e guardandomi negli occhi. “Eravamo in mezzo al mare, nudi, con versi ininterrotti di gente che scopava. Come pensi fosse possibile non essere eccitata. Potevo chiedergli di smettere ma sarebbe stato peggio. Avrebbe capito che le sue parole facevano effetto su di me. Quindi gli rispondevo a tono come deve fare una donna di mondo.”
“E lui?”
“Stefano stava al gioco. Continuava a raccontare di questa e di quella che gli volevano succhiare il cazzo o farsi scopare davanti e di dietro da lui e Peter. Anche lui, ti posso garantire, era notevolmente eccitato. Il suo cazzo era concretamente sveglio e svettante.”
“E me lo dici cosi?”
“Cosa potevo fare. Tornare indietro a nuoto?”
“Ma non hai avuto paura che ti saltasse addosso?”
“Paura? No. Nessuna paura”
“Mi vorresti dire che un ragazzo in piena salute, con una donna come te completamente nuda, non ci ha provato?”
“Certo che ci ha provato”
“Cosa vuoi dire?” la mia gelosia e la mia erezione erano arrivate al massimo livello.
“Voglio dire che ci ha provato”
“E ci è riuscito?”
“No. Non Completamente” disse esitando.
“Senti Laura raccontami tutto. Non posso sopportare questo tira e molla”
“Tira e molla? A me sembra che sia solo tira. E come se ti tira” disse facendo cenno col capo al mio cazzo duro. “Ok. Ti racconto cosa è successo. Dopo una mezz’oretta che mi raccontava delle sue avventure erotiche ha cominciato a farmi dei complimenti. Prima molto delicati e poi decisamente più audaci. Che belle tette che hai. Hai un sedere stupendo. Le tue labbra sembrano fatte apposta per baciare. Io ridevo ma, come qualsiasi donna, apprezzavo le sue parole. Mi sentivo umidiccia tra le gambe ma naturalmente lui non poteva vedere. Quello che invece era sotto la luce del sole erano i miei capezzoli che si erano induriti. Allora lui mi ha sfiorato con la mano e poi ha afferrato il seno ed ha cominciato a massaggiarlo con delicatezza e decisione. Gli ho chiesto di smettere, ma non devo essere stata troppo convincente perché lui ha continuato. Si è messo in ginocchio ed ha afferrato anche l’altra tetta con la mano libera. Il suo cazzo era durissimo e mentre mi accarezzava si trovava a una decina di centimetri dalla mia bocca. Lo avvicinava sempre di più nella speranza che io glielo leccassi. Girai la testa dall’altra parte. Allora prese ad accarezzarmi la pancia e lentamente scese fino al monte di Venere. Le mie gambe erano saldamente incrociate e non gli avrei permesso di arrivare a toccarmi la figa ma mentre mi ripetevo questo nella mia mente. Il mio corpo rispose in modo autonomo e le gambe si aprirono lasciando libero il passaggio per la sua mano biricchina. Appena giunto nei pressi delle grandi labbra si è accorto di quanto i discorsi fatti mi avessero eccitata. Ero bagnatissima e un suo dito si è infilato dentro di me quasi risucchiato dalle pareti della mia vagina. Le sue mani mi stavano facendo godere moltissimo. Entrava e usciva accarezzandomi il clitoride per poi rituffarsi nella nella profondità del mio corpo.
Sono venuta quasi subito. La situazione era intrigante e la mente ha velocizzato l’orgasmo.
Sai quanto sia stanca dopo avere goduto. Sai che ho bisogno di un paio di minuti per ricominciare a connettermi.
Stefano invece voleva subito la sua parte e la cosa mi ha fatto arrabbiare moltissimo. Ho pensato a te ed alla delicatezza con la quale tu rispetti i miei tempi ed ho capito che forse ero andata oltre. Però era anche vero che il ragazzo si era impegnato, e che anche lui desiderava avere un orgasmo. Temevo anche che contraddicendolo avrebbe potuto buttarmi in mare. Così decisi che la cosa migliore era accontentarlo.
Mi girai verso di lui, gli presi l’uccello in mano e cominciai a muoverlo in su e in giu. Stava apprezzando molto quello che gli facevo. Ma ogni tanto sentivo che spingeva il cazzo verso di me. Cercavo di opporre resistenza senza che se ne accorgesse.
Avevo però sottovalutato l’esperienza di Stefano. Non avevo pensato a chissà quante volte si era trovato in quella situazione.
Mi disse che era scomodo e con la scusa di cambiare posizione riusci ad appoggiare il glande sulle mie labbra. Tenni la bocca chiusa ma lui non si arrese e delicato ma deciso continuò a premere fino a che cedetti e lo accolsi in bocca.
Sai quanto mi piace farti i pompini. Sai quanto desidero leccartelo. Sai quanto apprezzo il sapore del tuo sperma.
Tutto divenne automatico. Leccavo, succhiavo, aspiravo. Con la mano destra lo masturbavo mentre con la sinistra gli accarezzavo la schiena e le natiche. Ho insinuato un dito fino ad accarezzargli l’ano. Quel contatto ha provocato immediatamente il suo orgasmo. Una quantità immensa. Non volevo inghiottire e il suo seme che è così fuoriuscito parzialmente dalla bocca colandomi sul seno e sulla pancia. Mi sono alzata di s**tto e mi sono tuffata in acqua. Ho lasciato uscire il liquido dalle labbra e poi mi sono risciacquata con l’acqua marina.
Dopo una mezz’ora sono risalita sulla barca. E ho affrontato il ragazzo dicendogli che era stato uno sbaglio che non avevo mai tradito mio marito e non avevo nessuna intenzione di rifarlo. Gli ho anche detto che ti avrei raccontato quello che era successo e che non si pensasse che saremmo andati oltre.”
Finito il racconto Laura alzò lo sguardo. Fino ad allora lo aveva tenuto basso e immobile.
Ero distrutto. Il pensiero che mia moglie mi aveva tradito mi stava lacerando il cervello.
“Ti sei accorto” disse Laura “che hai il cazzo duro da quando ho iniziato a raccontare?”
“Questo cosa vuol dire secondo te?” risposi con astio.
“Significa che l’idea di tua moglie che succhia il cazzo di uno sconosciuto ti intriga, ti eccita, ti piace.”
Non sapevo cosa rispondere. Aveva ragione. Ero eccitato e se provavo a visualizzare mia moglie sulla barca mi sentivo ancora più eccitato.
“Hai ragione, pensarti su quella barca, indaffarata con l’uccello di un altro uomo, mi eccita moltissimo. Ma la cosa che non riesco a perdonarti e di non avere condiviso con me tutto ciò. Fatto così ha più l’aspetto di un tradimento bello e buono piuttosto che di una trasgressione di coppia.”
“Ti chiedo scusa. Avrei potuto mentirti o tacere e invece ho condiviso con te questo piccolo tradimento. Ti ho spiegato come è successo e poi, come dici sempre tu, un pompino non si rifiuta a nessuno.”
Mi salì alle labbra un sorriso che si trasformò in una risata.
Anche Laura si mise a ridere e poi si sedette su di me infilandosi il cazzo fino in fondo.
Cominciò a cavalcare, dapprima lentamente e poi sempre più svelta. Aiutavo i suoi movimenti afferrandola per le chiappe. Sapevo che quella posizione le dava grande piacere perché agiva sia sul clitoride che sul punto G. Sentii i primi sussulti del suo orgasmo e mi lasciai andare anche io. Restammo avvinghiati per diversi minuti. Poi andammo insieme sotto la doccia.
“Promettimi che la prossima volta che farai sesso con qualcuno ci sarò anche io.”
“Certo amore. Ci saremo tutti e due.”

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