Passione riscoperta per gioco… 05

Arrivammo a Badalucco che cominciava ad imbrunire. Angelo e Pia ci accolsero calorosamente con grande giovialità. Non sembrava affatto che lo scopo della nostra visita fosse di fare da spettatori ai nostri amici mentre si esibivano in performances sessuali.
Anche loro, come noi, erano vestiti da vacanza. Angelo con pantaloncini e Lacoste, Pia con un abito di cotone stampato.
Subito ci dissero a quello che avevano pensato per la serata. Cena in un ristorante in riva al mare e puntatina al casinò. Dovevamo scegliere noi se andare a San Remo o a Montecarlo.
Parlavano in continuazione, senza mai fare il minimo accenno allo spettacolo a cui avremmo dovuto ass****re.
Decidemmo per San Remo. Ci cambiammo e andammo al mare con la nostra auto.
Al ristorante mangiammo divinamente. Un menù a base di pesce xxx putas veramente di livello sopraffino. Io non bevo mai alcolici ma sicuramente i miei compagni di serata non si risparmiarono. Soprattutto le donne. Verso le dieci lasciammo il ristorante per dirigerci alla volta della città dei fiori.
Laura e Pia erano veramente brille e iniziarono a dire cose veramente esagerate sul sesso e sul come lo facevano i rispettivi mariti. Angelo era seduto accanto me mentre le signore si erano accomodate sul sedile posteriore.
“Guarda Laura quel tipo” disse Pia indicando un ragazzo che camminava sul lungo mare. “Gran fisico. Lasciamo questi due in giro per San Remo e ce lo portiamo a casa”
“No Pia, il ragazzo è troppo giovane. Due colpi e scende da cavallo” .
Continuarono con battute del genere per tutto il tragitto. Guidavo lentamente e con i finestrini abbassati in modo che l’aria fresca della sera ligure facesse passare lo stato di ebbrezza delle signore.
Arrivati a San Remo fummo abbastanza fortunati con il parcheggio. Infatti a duecento metri dal Casinò mi infilai in uno spazio appena lasciato libero da un’ auto che se ne andava. La brevissima passeggiata eliminò del tutto i fumi dell’alcol che ancora sostavano nelle nostre mogli ed all’ingresso sembravano sobrie.
“Laura, per favore non ti sbronzare. Non continuare a bere.”
“Guarda amore che io sono perfettamente lucida. Sto reggendo il gioco a Pia. Vuole lasciarsi andare fingendo di essere ubriaca. Per avere una scusa. Stai tranquillo. Al massimo prendo un Mojito”.
Ritirammo qualche centinaio di euro in fiches ed andammo ad un tavolo con la roulette.
Puntammo sui numeri dei nostri anni di nascita. Poi sulle targhe delle auto. Infine sui numeri civici delle nostre abitazioni. Naturalmente non vincemmo nulla e quindi provai a mettere tutto quello che mi era rimasto sul rosso. La fortuna mi arrise e per tre volte di fila raddoppiai la puntata. La cosa mi aveva coinvolto e non mi ero accorto che mia moglie e i miei amici non erano più accanto a me.
Raccolsi la vincita e cominciai a cercarli con gli occhi. Ma non li vidi. Girai tra i vari tavoli da gioco, andai al bar. Cambiai le fiches ed uscii per cercarli fuori. Nessuna traccia. Provai a chiamare Laura al cellulare ma il telefono suonava a vuoto. Rientrai e provai a chiedere informazioni ad una hostess che si aggirava tra i tavoli per dare una mano ai giocatori. Mi disse che c’era molta gente e non aveva notato le persone che le avevo descritto.
“Se non li trova qua provi nel privé” e mi indicò la direzione da prendere per recarmi in quell’area esclusiva.
Il privé del Casinò di San Remo è una sala destinata ai grandi giocatori di poker. Intorno ai tavoli c’erano dei silenziosi spettatori che godevano nel vedere puntare cifre importanti e non solo. Vidi Laura con Pia ad uno dei tavoli. Mi avvicinai e scoprii che Angelo era seduto a quel tavolo e stava giocando. Non sapevo della passione del mio amico per il gioco ma ero spaventato per lui perché era chiaro che si trovava a giocare con dei professionisti e le cifre in ballo erano importanti.
Salutai Laura e le chiesi cosa stava succedendo. Come mai non erano riuscite a fermare Angelo in quel tentativo di suicidio finanziario.
Fui zittito dagli altri spettatori. Infatti, in quella sala, nonostante il numero di persone presenti, il silenzio era tombale interrotto solo da qualche monosillabo dei giocatori. Angelo aveva un bel mucchietto di fisches davanti a se. Probabilmente stava vincendo. Sperai vivamente che si alzasse per andarsene ma la sua espressione mi fece capire che non ne aveva nessuna intenzione. Appena riuscii ad incrociare lo sguardo di Angelo gli dissi solo con il movimento delle labbra che io me ne andavo. Alzò un sopracciglio come per dire adesso arrivo anche io.
Convinsi le signore ad uscire con me e ad aspettare Angelo nell’ingresso. Ero veramente arrabbiato. Non riuscivo a capire come mai il mio amico avesse messo a rischio i suoi risparmi per una stupidaggine del genere.
“Ma perché non lo avete fermato. Con tutta la fatica che facciamo per guadagnare quattro soldi uno deve metterli a rischio per una cazzata del genere.”
“Io ho provato a fermarlo” disse Laura ”ma non c’è stato verso. Si è diretto verso il tavolo come se noi non esistessimo.”
“Mi fa piacere che ti prooccupi ma stai tranquillo. Angelo sa quello che fa. Non ha mai buttato un soldo da quando lo conosco”.
In quel momento Angelo ci venne incontro con un largo sorriso.
“Ho vinto 11.000 euro. Che fortuna. C’è chi dice fortunato al gioco sfortunato in amore, ma io stasera sono stato fortunato sia al gioco che con la mia meravigliosa moglie.”
Cambiò i soldi e ci dirigemmo verso la macchina.
Passeggiammo sul lungo mare l’aria era fresca e nonostante l’ora ormai tarda la strada era frequentata. Le ragazze erano una decina di metri avanti a noi e sembrava che parlassero di argomenti divertenti perché ogni tanto si sentiva una loro risata. Angelo mi stava raccontando di alcune mani al tavolo verde che gli avevano fruttato la grossa vincita. Mi stavo annoiando pesantemente.
Ad un tratto mi prese per un braccio costringendomi a fermarmi.
“Guarda. Si sono fermate a quella bancarella di bigiotteria” disse il mio amico.
“Ho visto. E allora?”
“Quei due ragazzi li conosco. Pia ogni volta che passiamo di qua si ferma a civettare e mi ha detto che quando è da sola le fanno apprezzamenti molto espliciti. Fermiamoci a guardare cosa succede”
Osservai meglio i due ambulanti. Uno avrà avuto una trentina d’anni. Capelli lunghi, fisico d’atleta e sorriso accattivante. L’altro era un ragazzo di colore. Doveva essere giamaicano. Portava in testa un cappello con i colori rosso, verde e giallo. alto circa un metro e ottantacinque. Anch’esso con un sorriso abbagliante. Non riuscivamo a percepire cosa si dicevano ma doveva essere molto divertente perché tutti e quattro sghignazzavano.
Il ragazzo di colore fece provare un paio di collane a Pia mentre l’altro prese la mano di Laura e vi appoggiò sopra dei bracciali. Gesticolava e nel farlo ogni tanto sfiorava il viso, le spalle e un paio di volte anche il seno di mia moglie.
Di nuovo quella strana sensazione mista di rabbia, gelosia e sottile piacere che andava subito ai miei genitali dando loro un comando di risveglio.
Laura fece finta di nulla e iniziò la trattativa per l’acquisto di un bracciale. Dopo un dialogo stretto vidi che il ragazzo si avvicinò al viso di lei e le sussurrò qualcosa nell’orecchio.
Laura buttò indietro la testa e scoppiò in una risata. Il ragazzo continuava a fare si con la testa. Alla fine le diede il bracciale si salutarono e ricominciarono la passeggiata e con loro anche noi.
Decisi di fermarmi anche io al banchetto e chiesi al ragazzo qualche informazione sui prodotti in vendita. Molto professionalmente mi spiegò le peculiarità della loro produzione. Poi gli chiesi:
“Che bella quella signora che era prima qui al banchetto. La conosci?”
“No è la prima volta che la vedo. L’altra è venuta spesso a comperare qualche oggetto di bigiotteria”
“È una bella donna. Mi piacerebbe conoscerla.” Proseguii
“Anche a me piacerebbe. L’ho invitata domani a fare un giro sul gozzo che abbiamo ancorato nel porticciolo. È la nostra casa. Non so se accetterà. Domani lo scopriremo”
Salutai e me ne andai. Angelo mi raggiunse più avanti.
Ero frastornato. Provare piacere ed eccitazione delle nostre fantasie aveva un senso solo se erano condivise. Altrimenti erano solo menzogne e tradimenti.
Arrivati alla macchina cercai lo sguardo di Laura che però continuava a parlare con Pia di una collega che stava per divorziare. Prendemmo la strada di casa. Angelo era ancora su di giri per il denaro vinto e le ragazze erano decisamente troppo prese dai loro discorsi. I miei pensieri erano concentrati su quanto mi aveva detto il ragazzo del banchetto.
Vedevo solo scenari negativi. Il pensiero di mia moglie toccata, leccata, scopata da un altro uomo ora mi provocavano solo dolore. Niente che ricordasse l’eccitazione di qualche ora prima in autostrada.
Raggiunta la casa dei nostri amici ci salutammo ed andammo ognuno nella propria stanza.
Laura, andò in bagno prima di me, mentre si lavava i denti la sentivo farfugliare delle parole incomprensibili ma non la stavo nemmeno a sentire, ero troppo abbacchiato.
Entrò in camera con una camicia da notte nera che le arrivava a mezza coscia. Non prestai quasi attenzione alla sua bellezza ed entrai in bagno. Decisi per una rapida doccia , mutande e t-shirt invece del pigiama e tornai in camera.
La luce era spenta. Pensai che Laura stesse già dormendo invece era fuori sul terrazzino.
La raggiunsi. Mi fece segno di non fare rumore. Mi prese per mano e scendemmo gli scalini che portavano in giardino. Camminammo mano nella mano e ci ritrovammo sull’altro lato della casa. Laura mise di nuovo il dito indice sul naso per dirmi di non fare rumore. Arrivammo al garage. Il portone era semiaperto e si poteva vedere all’interno grazie alla soffusa luce azzurra diffusa un piccolo neon d’emergenza. Guardammo all’interno e fu allora che vidi quello che Laura voleva farmi vedere.
Su un vecchio divano si scorgevano una figura femminile nuda che si contorceva come se stesse scopando l’uomo invisibile. Cavalcava ma non sembrava esserci nessuno. Gli occhi si adattarono ala poca luce e così vidi Pia che stava scopando un uomo di colore. Lui non lo si vedeva però la sua pelle lucida raccoglieva sprazzi di luce che venivano riflessi nel buio.
“Non riesco a vederti in viso Peter” disse Pia. “Voglio vedere la tua faccia mentre mi chiavi in questo modo.”
Pia si sollevò dal ragazzo ed andò ad accendere la luce principale del garage.
“Non attiriamo troppo l’attenzione?” disse Peter.
“Stai tranquillo. È tutto sotto controllo”
All’accensione della luce feci un balzo indietro per evitare il rischio di essere visto.
“Guarda, amore, che Pia sa benissimo che siamo qua. Chi credi mi abbia avvertita?”
Ripresi la posizione di prima e guardai La nostra amica ridiscendere sul palo di carne che il ragazzo aveva in mezzo alle gambe. Era veramente molto grosso. Decisamente più grosso del mio.
L’attrezzo di Peter non era sfuggito neppure a Laura che mi sussurò nell’orecchio.
“Come fa a starci tutto?”
“Probabilmente Pia è predisposta” dissi. Ma subito mi resi conto di avere detto una stupidaggine ma stare li a guardare quei due mi imbarazzava parecchio.
Lo spettacolo offerto era abbastanza noioso lei sopra e lui sotto. Non erano neppure molto sincronizzati ed ogni tanto il cazzo del ragazzo usciva dalla figa della donna rischiando di piantarsi di botto nel culo al colpo successivo.
Certamente Pia si stava godendo ogni centimetro del ragazzo ma non c’era fantasia in quel rapporto. Sembrava più un esercizio ginnico che sesso.
Il seno di Pia grosso e un po’ cadente, ballonzolava su e giù. La testa era scossa dalla violenza con cui i colpi le venivano inferti.
La mano di Laura si posò sul mio uccello.
“Vedo che la cosa ti eccita”
Sollevai un lembo della camicia da notte. Solo allora mi accorsi che non portava nulla sotto. Feci scorrere il dito tra le natiche e chinandomi un poco riuscii ad arrivare fino alle labbra della sua vagina. Erano bagnatissime. Il liquido vaginale provocato dall’eccitazione era uscito fuori e aveva ormai inumidito copiosamente anche l’esterno.
La girai verso di me e la baciai con intensità. Le nostre lingue si accarezzavano, inseguendosi nelle nostre bocche. Con le dita mi feci strada tra le sue cosce e iniziai a massaggiarle il clitoride. Infilai il dito più a fondo possibile agendo sulla parte interna. Poi tornai sul clitoride.
Pia e Peter continuavano a stantuffarsi sul divano. Io continuavo a masturbare mia moglie senza interrompere il bacio.
Improvvisamente venne. Il suo gemito fu soffocato dalla mia bocca e i suoi sussulti attutiti dai piedi nudi sull’erba.
Cadde in ginocchio a causa dell’intensità dell’orgasmo che le aveva tolto le forze.
Sentimmo intanto dei rantoli che venivano dall’interno del garage. Pia era venuta e Peter continuava a pomparla.
Si gettò da un lato facendo uscire il cazzo dalla sua figa. Il ragazzo prontamente si mise in piedi sopra di lei infilandoglielo in bocca. Pia lo estrasse subito e cominciò a leccarglielo fino a farlo venire. Lo sperma entrò quasi interamente nella bocca della donna, solo una piccola parte la colpì sul viso. La quantità però doveva essere notevole perché ne fuoriuscì parecchio dai lati colando sul seno.
Si spalmò per bene il liquido seminale su tutto il corpo inghiottendo rumorosamente quello che aveva tra le labbra.
Un sospirone si infilò l’accappatoio. Il ragazzo si vestì rapidamente. Diede un bacio sulla guancia a Pia e si diresse verso il portone del garage dietro al quale eravamo nascosti noi.
Ci passò ad un paio di metri senza vederci e corse verso l’uscita.
Uscì anche Pia e si andò alla doccia che era stata messa in un lato del giardino. Aprì l’acqua e iniziò a sciacquarsi.
“Vieni” disse Laura prendendomi per mano.
Raggiungemmo Pia. Io non sapevo dove guardare, vederla li nuda sotto l’acqua scrosciante mi imbarazzava moltissimo. Mi girai verso Laura che si era levata la camicia da notte.
“Ti spiace se vado anche io sotto la doccia?” e raggiunse l’amica.
L’acqua scrosciava sul bellissimo corpo di mia moglie e su quello di Pia.
Prese il bagno schiuma ed iniziò a strofinarselo addosso provocando una schiuma candida che brillava sotto i raggi della luna. Laura aiutò l’amica a passarsi il detergente sulla schiena sulle natiche e sulle gambe. Il servizio le fu reso subito dopo. Notai però che La nostra amica indugiava un po’ troppo tra le chiappe di mia moglie e sulle tette. Era decisamente qualcosa di più di una semplice lavata serotina.
Si inginocchiò davanti a Laura, le divaricò le gambe e passò il bagno schiuma anche li. Sicuramente mia moglie gradiva. Non riuscivo a capire se era l’inizio di un rapporto lesbico oppure si trattava di una di quelle cose che succedono tra donne senza la malizia del sesso.
Il sapone ormai era stato eliminato del tutto dai corpi. Le due chiusero l’acqua e si asciugarono con l’accappatoio di Pia. Laura si rimise la camicia da notte e corse in camera.
“Buonanotte Sergio e grazie di avere assistito al mio incontro con Peter. È stata la prima volta e avevo un po’ di timore a rimanere sola con lui.”
“Buonanotte Pia.” Risposi. Ero frastornato. Volevo dire qualcosa di intelligente ma non mi salì nulla alle labbra.
Arrivato in camera trovai mia moglie nuda in mezzo al letto. Braccia e gambe allargate e i capelli sparsi sul cuscino.
“Vieni, finiamo quello che abbiamo iniziato.” Mi spogliai e mi avvicinai alla pediera del letto. Mi inginocchiai e cominciai a baciarle le caviglie, salii verso le ginocchia e iniziai a leccarle le cosce e arrivai delicatamente alle labbra della sua figa. Giocai con il suo clitoride, sollevò le gambe dischiudendo le labbra della vagina. La lingua entrò ed inizio a leccare le pareti interne. Il sapore di mia moglie entrò lentamente nella mia bocca. Tornai sul clitoride lo leccai, lo succhiai, lo morsi con dolcezza. Il corpo di Laura cominciò a vibrare e un gemito soffocato le uscì dalla bocca. Il suo corpo adesso era scosso da un tremito con sussulti improvvisi.
Non lasciai che terminasse di godersi l’orgasmo. Le infilai subito il mio cazzo turgido. Lentamente iniziai ad entrare e ad uscire da lei. Aumentai il ritmo, affondai con sempre maggior vigore. La scopavo come non avevo mai fatto con lei e con nessun’altra. Sempre più intensamente, sempre più forte. Laura accoglieva ogni colpo rispondendo con altrettanta forza. I nostri corpi erano perfettamente sincronizzati, i nostri ventri si scontravano provocando un rumore di pelle e sudore. Ad un tratto Laura perse il ritmo ed iniziò a tremare per poi sobbalzare in modo energico. Urlò senza freno. Si scostò mettendosi nella posizione fetale e lasciò che l’orgasmo terminasse nel suo corpo e nella sua mente.
Io rimasi paziente ad attendere che si riprendesse.
Dopo un paio di minuti si girò verso di me con un sorriso splendido.
Non disse niente, si avvicinò strisciando al mio cazzo. Lo baciò come per ringraziarlo dell’orgasmo, lo coccolò, se lo strusciò sul viso. Allungava la lingua per leccarlo ogni volta che se lo passava nei pressi delle labbra.
Finalmente se lo infilò in bocca e perse a succhiarlo, la lingua accarezzava il frenulo. Aspirava e soffiava delicatamente. Mi sentivo un tutt’uno con la sua bocca. Raggiunsi l’orgasmo dopo qualche minuto. La sentii inghiottire tutto e poi inizio quel corroborante esercizio di pulizia del pene che mi manteneva in uno stato di grazia.
Quando si tirò su disse con voce roca.
“Pensi che Angelo fosse dietro le tende?”

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