Passione riscoperta per gioco! 04

Angelo per due giorni non venne in ufficio. Il venerdì mattina lo vidi già seduto alla scrivania. Mi lanciò uno sguardo d’intesa e mi fece con la mano il gesto di bere un caffé. Annuii e dopo qualche istante ci ritrovammo alla macchinetta.
“Abbiamo pensato che potremmo passare insieme il week end nella nostra casetta di Badalucco. Siamo a una decina di minuti dal mare e la casa è sulla collina a circa un paio di chilometri fuori dal centro abitato.”
Sapevo che Angelo e Pia avevano ereditato quella casa dagli zii di lei. L’avevano ristrutturata e dotata di tutti i conforts. Il loro sogno era trasferirvisi per vivere una vita meno stressante. Laura ed io eravamo stai invitati ad una festa per presentare agli amici la nuova casa. Eravamo una cinquantina e ricordo che la maggior parte degli invitati era ubriaca fradicia. Uno addirittura cadde nella piscina.
Il giardino era molto grande e qua e la si trovavano alcune piante di ulivo. Come si sa l’ulivo non fa ombra a causa delle foglie molto piccole, e quindi un grosso gazebo spiccava per garantire un po’ di frescura nelle giornate più calde.
“Guarda Angelo che noi vi vogliamo assecondare in questa vostra pazzia solo perché mi hai detto che il vostro matrimonio è in crisi. Non abbiamo nessuna intenzione di partecipare. Guarderemo per farvi contenti visto che lo desiderate. Ma, ti prego non farti nessuna idea strana.”
“Stai tranquillo, era per poter affrontare la cosa in un luogo tranquillo, lontano dalla vita e dagli ambienti di tutti i giorni.”
“Allora sento Laura se va bene anche per lei possiamo stabilire quando andare”
“A Laura ha telefonato Pia questa mattina ed insieme hanno deciso che si parte stasera. Ti ricordi la strada o vuoi che andiamo insieme?”
Mia moglie si era già accordata senza dirmi nulla. Questa cosa non mi piaceva per niente. Proprio in quel momento squillò il cellulare. Era Laura.
“Sergio, mi ha appena telefonato Pia, vuole che andiamo da loro a Badalucco per il week end”
“Lo so ho appena finito di parlare con Angelo. Prima di dire di si potevi chiamarmi. Non vorrei che quei due si facessero delle idee.”
“Stai tranquillo, ho chiarito per bene la cosa con Pia ed anche lei non ha nessuna intenzione di fare scambi di coppia o cose del genere. E poi a me Angelo non piace. Non mi farei mai scopare da lui. A me piacciono alti e biondi.”
Sentii un leggero sussulto nei boxer. Pensare a mia moglie scopata da un altro uomo era un’idea che dalla sera della cena al pub mi si era insinuata tra i miei pensieri e mi eccitava e mi disturbava contemporaneamente.
“Passa a prendermi quando esci, io intanto preparo la valigia”.
L’azienda per la quale lavoravo era una multinazionale americana ed adottava da sempre il “free friday”. Il venerdì, tranne coloro che avevano impegni con persone provenienti dall’esterno, ci si poteva vestire in modo casual. Nel periodo estivo si lavorava fino alle 14.
Alle 14,45 ero a casa. Laura aveva preparato un trolley di medie dimensioni. Per due giorni al mare dove speravo di passare un bel po’ di tempo in costume da bagno sulla spiaggia dei Balzi Rossi, mi sembrava un po’ eccessivo ma non dissi nulla.
Caricai nel baule della macchina e tornai su a cambiarmi per il viaggio.
3 minuti sotto la doccia, un paio di bermuda e una t-shirt dei Ramones e via verso il mare.
Lei aveva un paio di shorts di jeans e una canottiera gialla.
Il navigatore segnava 2 ore e 59 di viaggio.
“Mettiti comoda che ci andrà un bel po’ di tempo.”
“Penso che mi farò un bel pisolino”
Superato il traffico cittadino del venerdì arrivammo alla barriera dell’autostrada ed iniziammo la parte più noiosa.
Laura aveva tirato giù lo schienale quasi completamente era già addormentata.
La guardavo e la vedevo bellissima. I capelli le incorniciavano il viso mettendo in risalto i suoi lineamenti regolari. Le braccia scendevano lungo il corpo. Una mano appoggiata sul ventre l’altra sul seno. Le gambe nude e leggermente divaricate esercitavano su di me un’attrazione straordinaria. Sentivo il bisogno fisico di allungare la mia mano destra per accarezzarla. Resistetti perché non volevo svegliarla.
L’auto divorava i chilometri che ci separavano dalla nostra meta alla velocità costante che avevo impostato sul cruiser. Temevo di addormentarmi. Il caldo, la musica jazz tenuta bassa per non disturbare, il paesaggio sempre uguale mi stavano facendo facendo venire sonno. L’unica cosa che mi teneva sveglio era guardare mia moglie che nel frattempo si era girata leggermente sul fianco destro. Ora vedevo la parte posteriore del suo corpo. Una generosa porzione di pelle nuda mi era stata offerta dalla posizione. Gli shorts erano decisamente striminziti e il solco della natiche era ben visibile. Nella parte inferiore si erano fatti strada tra le chiappe di Laura e mettevano in mostra molto di quello che avrebbero dovuto coprire.
Superai alcuni grossi autoarticolati. Uno di loro mi lampeggiò. Dopo una quarantina di chilometri mi fermai in un autogrill a fare rifornimento. Scelsi l’opzione servito perché non avevo voglia di rischiare di sporcarmi portandomi fino all’arrivo lo sgradevole odore del gasolio. Scesi senza fare rumore dall’auto ed andai a parlare con l’addetto al carburante. Feci poi un giro intorno alla macchina per sgranchirmi le gambe. Quando arrivai in corrispondenza del finestrino di Laura sobbalzai.
La canottiera nella rotazione era rimasta sotto il corpo di mia moglie facendo fuoriuscire una tetta. Il primo istinto fu quello di bussare al finestrino dicendole di sistemarsi ma non lo feci. Capii in quel momento il lampeggiamento dell’autista del TIR. Sentii che il pensiero mi stava provocando un inizio di erezione e prima che potesse essere notata anche da altri tornai al mio posto.
Un leggero capogiro mi colpì. Pensare a mio moglie esposta alla vista di estranei mi eccitava veramente molto. Provai ad andare un po’ oltre. Feci un cenno al ragazzo di darmi una pulita ai finestrini.
Svogliatamente prese la racla e uno spruzzatore e cominciò l’operazione. Volevo vedere se si accorgeva di quanto Laura mostrava e vedere la sua espressione in quel preciso momento.
Pulì per bene da l mio lato poi passò dall’altra parte e successe. Rimase di stucco. I movimenti, fino a quel momento decisi, rallentarono fino a fermarsi quasi del tutto. Vidi i suoi occhi accarezzare interamente il corpo di mia moglie. Oltre al seno apprezzò le gambe e il viso da bella addormentata.
Si riprese e chiese ad un collega di portargli qualcosa. L’altro arrivò, parlarono sottovoce e anche il secondo iniziò a guardare. Per pulire il parabrezza ci misero un paio di minuti. Io fingevo di giochicchiare con il telefono ma non avevo peso di vista per un solo movimento dei due ragazzi.
Laura cambiò posizione e tornò supina. Il seno non era rientrato e si poteva apprezzare ancora meglio la sua perfezione. Gli shorts avevano la cerniera a metà. Probabilmente, essendo molto stretti, mia moglie li aveva sbottonatati e i movimenti avevano fatto scendere la zip. Si intravedevano gli slippini bianchi. Diedi un colpo di clacson e subito il ragazzo si avvicinò per ritirare il denaro del carburante.
Gli diedi 5 euro di mancia e ripartii.
Dopo qualche minuto sentii la voce di Laura che diceva:
“Ti è piaciuto?”
Feci un balzo e quasi persi il controllo dell’auto. Decisi però di fare finta di niente. Non mi sentivo ancora pronto per condividere con lei l’eccitazione che mi provocava saperla guardata intimamente da altre persone.
“Piaciuto cosa?”
“Ti è piaciuto lo spettacolo che ho offerto all’autista del TIR ed ai due ragazzi del distributore”
Era sveglia. Il seno non era uscito per caso e la cerniera non era scesa per i movimenti dell’auto. Aveva voluto che altri uomini vedessero parte della sua nudità.
“Non capisco a cosa ti riferisci.” Volevo proseguire nella mia finzione.
“Non fare finta di non capire” Mentre diceva queste parole mi posò la mano destra sul cazzo che era durissimo fin da quando ero risalito in macchina. Una volta saggiato lo stato della mia eccitazione tirò giù completamente la cerniera dei suoi shorts, inarcò la schiena e li levò restando solo con le mutandine. Vi infilò la mano e cominciò a massaggiarsi il clitoride delicatamente.
Guidavo con un occhio sulla strada e l’altro sulla mano destra di mia moglie. Ad ogni movimento intravedevo un po’ della sua peluria fare capolino dagli slippini.
Alla velocità costante impostata sul cruiser viaggiavo nella corsia centrale dell’autostrada. Quando superavo un camion sentivo colpi di clacson festosi che mi dimostravano che l’autista aveva visto ed apprezzato lo spettacolo che Laura stava dando.
Dopo qualche minuto venne. Piccole vibrazioni accompagnate da un gemito che cresceva sempre più fino ad arrivare ad un urlo soffocato. Rimase in uno stato di semincoscienza per un paio di minuti. La gambe larghe, la mano nelle mutandine. Occhi chiusi e alcuni dei suoi ricci che le stavano sul viso. Uno spettacolo meraviglioso alla luce del tardo pomeriggio estivo.
Si sedette per bene sul sedile. Aveva l’aria soddisfatta e goduta che hanno le donne dopo aver raggiunto l’apice dell’orgasmo.
“Bene, abbiamo fatto felici tutti gli autisti dell’autostrada, Mi sono resa felice con un orgasmo d’alto livello che ha messo in sintonia il mio cervello con il mio corpo. Ora caro marito voglio pensare a te.”
“Non possiamo fermarci in siamo in autostrada e non ci sono parcheggi adatti. Rimandiamo a stasera.”
“Ogni lasciata è persa amore mio. Stasera troveremo altri modi per darci piacere. Ora lascia fare a me.”
Mi sfilò i bermuda e fece uscire il pene dai boxer. Iniziò ad accarezzarlo e sussurrargli delle paroline incomprensibili, come se fosse un essere umano. Lo baciò mentre con la mano lo accarezzava. La sua massa di capelli ricci copriva la vista quindi lo spettacolo che offriva ai camionisti era il suo sedere inguainato in mutandine bianche. Sentii la lingua fare la comparsa e saettare sul glande. Finalmente lo infilò tra le labbra ed iniziò un movimento lento su e giù per l’asta. Sempre più profondamente, sempre più intensamente, sempre più vigorosamente. La lingua agiva sul frenulo instancabile. Il ritmo era diventato elevatissimo. Fino a che il primo fiotto di sperma uscì riempiendole la bocca. Un secondo, un terzo raggiunsero il primo. La sentii inghiottire e poi passò la lingua lungo tutto il cazzo, che stava lentamente abbandonando lo stato eretto per tornare a quello di riposo. Ogni piega, ogni cavità fu esplorata e ripulita dallo sperma residuo.
Si tirò su. Mi guardò negli occhi e finalmente con la bocca libera disse:
“Chissà se anche Angelo è in autostrada in questo momento. Magari ha visto tutto anche lui.”

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