Naty4

admin   10 febbraio 2017   Nessun commento su Naty4

Dopo un periodo di tranquilla sottomissione, in cui Natasha aveva obbedito
alle voglie del padrone e di sua moglie Michelle, improvvisamente a Natasha
fu ordinato di prepararsi per un viaggio in oriente. Nessun dettaglio, aveva
meno di un giorno di tempo per prepararsi. Natasha fece la valigia riempiendola
di abiti sexy, biancheria intima e qualche indumento comodo tipo magliette e
jeans, un costume da bagno e poche altre cose. Agli attrezzi avrebbe sicuramente
pensato il padrone. Quando fu ora di partire Natasha si ricordò di avere
addosso il collare, le cavigliere ed i bracciali d’acciaio e si chiese come
avrebbe passato i controlli all’aeroporto. Non ebbe il coraggio di dirlo
al padrone, dopotutto lei era la schiava non doveva mettere in dubbio
l’intelligenza del padrone. Partirono dalla villa in 6, dovevano sembrare
3 coppie di amici in viaggio di turismo in Tailandia. Oltre al padrone
e Natasha c’erano due guardie del corpo e 2 puttanelle dell’harem,
stranamente le stesse che avevano goduto nelle lunghe notti di tortura.
Natasha non avrebbe mai scordato le voci e i lamenti.
Altra stranezza era l’assenza di Michelle, la moglie del padrone, Natasha
pregustava già le sensazioni forti che avrebbe sicuramente provato.
Arrivati all’aeroporto l’agitazione salì, cosa avrebbe detto ai poliziotti?
Natasha sapeva che la perquisizione sarebbe stata condotta da un paio di
donne poliziotto, ma l’imbarazzo sarebbe stato enorme ugualmente.
Davanti al metal detector Natasha esitò un po’, poi passò. Il cicalino
non si fece attendere, il poliziotto le fece segno di avanzare, la perquisì
sfiorandola nelle parti intime e sui seni. Il padrone era a pochi metri,
lei lo guardò con occhi implorevoli, lui si schiarì la voce ed il poliziotto
come risvegliato da un sogno si spostò e la fece passare. Come avrebbe capito
più tardi, il suo passaggio era solo una briciola della tangente pagata
per il passaggio di un grande quantitativo di armi. Stavano infatti andando
in Tailandia, ma la meta era un villaggio di guerriglieri nell’entroterra
con i quali il padrone doveva concludere la vendita di un carico di armi.
Arrivati a destinazione il padrone ordinò alle due puttanelle di sottomettersi
alle guardie del corpo e disse a Natasha:”e tu conduci il gioco…”,
poi si diresse verso la capanna del capo dei guerriglieri.
Le due troiette, che si facevano chiamare dai clienti Chantal e Monique,
sbiancarono. Sapevano che Natasha le odiava con tutte le sue forze e che
avrebbero passato un tremendo pomeriggio.
Natasha ordinò alle guardie del corpo di prendere delle corde grezze che
erano raggomitolate sotto una tettoia e di incamminarsi nella foresta.
Una bellissima ragazza tailandese si avvicinò loro poco dopo la partenza
e disse che poteva fare da guida, che la giungla era piena di serpenti
velenosi e che senza di lei non ne sarebbero usciti vivi.
Natasha pensò che comunque dei 5 ne sarebbe uscita viva solo lei,
ma acconsentì a farsi aiutare dalla ragazza, dopotutto poteva esserle utile.
Camminarono per circa un’ora e poi si fermarono in una radura.
Kim, la ragazza del posto, indicò alcune costruzioni di fatte
di grossi pali di bambù. “Qui i guerriglieri torturano le gente del villaggio”.
Era il posto ideale… Natasha ordinò alle guardie di legare Chantal in
ginocchio con le braccia in alto e la schiena appoggiata ad un grosso
bambù conficcato nel terreno. I polsi erano legati insieme dietro al bambù
ed erano trattenuti verso l’alto, in modo da impedire alla ragazza di sedersi.
Doveva stare eretta con la bocca all’altezza giusta per accogliere il cazzo
di una guardia. “Ora ci occuperemo di Monique mentre Chantal ci guarda”.
Monique iniziò ad urlare mentre veniva trattenuta dall’altra guardia e Natasha
iniziava a legarla. Monique si ritrovò con il ventre a terra, i polsi legati
alle caviglie dietro la schiena. Natasha ordinò alla guardia di appenderla
ad una struttura di bambù poi le tagliò tutti i vestiti con un coltello e
gli infilò la maglietta in bocca per farla smettere di urlare, poi la fermò
con una corda legata attorno alla testa. Chantal da parte sua stava
ingoiando il cazzo della guardia con il massimo impegno per sfinirlo e
sperava che Natasha e l’altra guardia si sarebbero sfogati su Monique.
A Natasha in realtà non interessava prolungare più di tanto l’agonia delle
due ragazze. Il suo obiettivo era uccidere tutti e 4. Iniziò a frustare il
ventre di Monique da sotto. La ragazza si lamentava soffocata e si contorceva
ma non poteva fare nulla per evitarlo. Natasha ordinò alla guardia di
sfondarle il culo, la guardia non se lo fece ripetere aveva il membro che
pulsava dall’eccitazione della scena. Si sputò sulle mani per bagnare il
buchetto e la sua asta e iniziò a penetrare.
Natasha si inginocchiò davanti a Monique e la guardò negli occhi, ordinò alla
guardia di dare colpi più lenti e profondi. Ad ogni penetrazione gli occhi di
Monique si sgranavano fissi su quelli di Natasha, per poi diventare imploranti.
Non aveva altro modo per terminare quel supplizio. Non ci volle molto tempo
alla guardia per venire, ma nello stato di eccitazione non si accorse che
Natasha si era spostata alle sue spalle ed aveva in mano un coltello.
La guardia emise alcuni gemiti riempiendo di sperma il culo di Monique ed un
ultimo rantolo quando la lama gli tagliò la gola.
Natasha corse dietro all’altra guardia e gli appoggiò il coltello alla gola:
“Continuate pure…”. La guardia era impietrita, Chantal continuò a spompinare
fino a farsi riempire la bocca di sperma. “Ed ora staccaglielo a morsi!”.
Chantal obbedì, chiuse i denti con tutta la forza che aveva e tranciò di netto
il pene alla guardia. Natasha subito dopo affondò il coltello e fece la sua
seconda vittima. La ragazza thailandese stava in ginocchio con le coscettine
leggermente divaricate ed una mano in mezzo. Non temeva per la sua vita
stava ammirando la vendetta di questa splendida bionda venuta da lontano.
Chantal sputò il membro per terra e si fece colare lo sperma misto a sangue
dai lati della bocca sul seno.
Natasha si avvicinò a Kim ed iniziò ad accarezzarla e baciarla, la ragazza
rispose dolcemente alle richieste di intima tenerezza e fecero l’amore per
molto tempo sotto gli occhi delle due troiette legate.
Quando ebbero finito si andarono a lavare al fiume vicino, si rivestirono
e si incamminarono: “Dici che se le lasciamo qui moriranno, Kim?”, “Credo di
no Natasha, molto probabilmente le troveranno i guerriglieri e le terranno
come schiave per sfogare i loro istinti più a****leschi, credo che saranno
torturate e scopate per anni, prima che le uccidano…”.
Arrivate al villaggio, il padrone prese Natasha sotto braccio e le chiese:
“hai fatto quello che penso?”, Natasha rispose:”le guardie sono morte e
le troiette moriranno ogni giorno per molti anni…”. “Brava Natasha,
ti sei guadagnata il comando del mio harem ,d’ora in poi avrai potere
assoluto su tutte le troiette, dovrai obbedire solo a me, come hai dimostrato
di saper fare molte volete ormai.”
Si diressero all’aeroporto, Natasha non si preoccupò dei controlli stavolta,
ed invece accadde l’imprevisto. Il metal detector suonò e lei fu invitata
a seguire due belle poliziotte in uno stanzino, mentre il padrone
se ne andava verso il gate.
Nello stanzino c’era solo un tavolo di legno grezzo con delle corde
appoggiate sopra e specchi alle pareti.
“Spogliati troia! Mani dietro la nuca e gambe larghe”.
Natasha si spogliò completamente e si mise nella posizione comandata.
Era splendida, le poliziotte avevano gli occhi languidi. I capezzoli
sfregavano duri contro le divise e il pube iniziava a pulsare di sangue caldo.
Avevano una pistola e le manette al cinturone ed il manganello in mano.
“inarca bene la schiena!”. Natasha irrigidì i muscoli della schiena per
fletterla all’indietro. Spinse il culetto all’insù. Da dietro si vedevano
le grandi labbra perfettamente lisce e depilate. Sul davanti gli addominali
tesi e anche il seno era spinto all’insù dalla posizione.
La poliziotta più sadica prese la corda e si posizionò dietro Natasha.
Si leccò le labbra e schioccò la prima frustata. La corda si appoggiò sul
fianco e si avvolse al corpo di Natasha, la punta fu quella che provocò il
dolore appoggiandosi con violenza al basso ventre di Natasha.
Ancora un colpo da dietro, la poliziotta provocava il dolore nella parte
anteriore del corpo di Natasha, senza farle capire quando sarebbe partito
il colpo. Natasha cercò con gli occhi uno specchio, ma erano orientate
in modo che la poliziotta non fosse visibile. Natasha cercò di res****re
quanto più poteva. I colpi arrivavano distanti uno dall’altro. Tra uno e
l’altro c’era silenzio. Quando Natasha iniziò a gemere arrivò un altro
ordine:”appoggia i capezzoli sul tavolo”. Natasha eseguì. Il tavolo era
piuttosto grezzo, i capezzoli erano stati colpiti dalle frustate. Natasha
appoggiò tutto il seno, perchè stessero fermi e non sfregassero troppo.
La seconda poliziotta, evidentemente di grado inferiore, legò un capo della
corda al collare e tirò verso un lato del tavolo. Natasha dovette seguire
strisciando i seni sul tavolo finché le cosce si appoggiarono al lato opposto.
La poliziotta legò la corda alle gambe. Poi fece il giro del tavolo e legò
una caviglia alla volta alle altre 2 gambe del tavolo. Per farle divaricare
bene le cosce prese altre corde per tenere anche le ginocchia ben divaricate.
Le braccia erano libere ma Natasha non era in grado di slegarsi.
La prima poliziotta prese delle candele, le accese davanti agli occhi di
Natasha e sparì dalla sua vista. Le gocce iniziarono a cadere veloci sulla
schiena. Natasha chiuse gli occhi prese i bordi del tavolo con le mani e si
irrigidì tutta. La cera non finiva mai di cadere, la schiena muscolosa di
Natasha era la tela per un quadro sensuale e doloroso che la poliziotta
stava eseguendo. Natasha era immersa nel suo piacevole dolore, quando si
sentì tirare i capelli. Aprì gli occhi e si trovò di fronte al pube ben rasato
della giovane poliziotta. Era completamente bagnata. Si sdraiò sul tavolo
e prese tra le mani la testa di Natasha avendo cura di tenerle i capelli
all’indietro e di farla respirare con il naso, mentre le spingeva la sua
voglia sulla bocca. Natasha accolse tutto quello che poteva nella bocca,
assaporò il miele della ragazza dimenticandosi della cera.
Continuarono così per un po’, la ragazza raggiunse l’orgasmo gemendo come
una gatta in calore, poi si lasciò andare sfinita. L’altra poliziotta
non finiva di disegnare sulla schiena di Natasha. Stava andando sempre più
giù. “La tigre è quasi finita, troietta. Mi manca solo la coda, apri bene
il culetto!”. Natasha si prese le natiche e le aprì. La coda della tigre
disegnata con la cera doveva finire dentro l’ano. Questa volta la cera
non arrivava continua, ma goccia a goccia. La poliziotta aspettava che Natasha
rilassasse tutti i muscoli per colpirla con la goccia seguente. Natasha
lo capì subito ed iniziò un gioco perverso tra le due ragazze.
Natasha voleva godere, ogni goccia la faceva eccitare e contraendo i muscoli
del sedere, delle cosce e dell’interno della vagina poteva riuscirci.
Ma poi per avere un’altra goccia doveva completamente rilassarsi.
Ora era lei che conduceva il gioco. La cera sull’ano le faceva molto male,
ma stava per godere. La poliziotta cedette prima di lei, era troppo eccitata,
in fondo Natasha era in vantaggio perchè era legata, non poteva scegliere
di godere. La poliziotta si masturbò con il manganello e venne rumorosamente.
Natasha assaporò il momento, aveva vinto, ora il suo premio era l’orgasmo.
La poliziotta dopo aver goduto le disse:”Sei stata molto brava troietta,
ora ti lecco finché mi implori di smettere”. Iniziò a leccare da dietro.
Natasha teneva ancora bene aperto il culetto. La poliziotta infilò il
pollice nel lago di Natasha e con le altre dita massaggiò il monticello
di venere. L’aveva in mano come una palla da bowling. Ogni tanto toglieva
la mano e leccava. Natasha venne anche lei in un orgasmo fantastico ma non
implorò di smettere, aveva intenzione di averne almeno due, se lo meritava
dopotutto. La poliziotta lo capì e la assecondò. Questa volta ci volle
molto più tempo. Intanto Natasha per eccitarsi ricominciò a leccare il pube
alla seconda poliziotta che dormiva davanti a lei e la fece godere nel sonno.
Subito dopo venne per la seconda volta e finalmente implorò la poliziotta
di smettere di leccarla. Faceva parte del gioco, era chiaro che erano sfinite
entrambe. Si rilassarono qualche minuto, poi da una porta entrò nello stanzino
una terza poliziotta facendo roteare un laccetto con attaccata una
chiavetta USB a forma di ovulo. “Questo portalo al tuo padrone, troietta…”
e gliela infilò nel culetto bruciato dalla cera.
Un filmato! Il padrone aveva organizzato tutto per avere un filmato di lei
sottomessa. Le poliziotte la slegarono e la lasciarono lì da sola.
Natasha si guardò il disegno di cera con lo specchio, poi lo tolse
un pezzo alla volta. Non c’era niente per lavarsi, quindi si rivestì ed uscì.
Era sconvolta, puzzava di sudore, aveva l’odore del sesso spalmato sulla
faccia e umore vaginale che le bagnava le parti intime e l’interno delle cosce,
senza contare la chiavetta infilata nel culetto con la cordicella penzolante.
Si passò la cordicella sul davanti facendola passare in mezzo al sesso e sul
clitoride e la arrotolò nelle mutandine.
Decise che non si sarebbe lavata e avrebbe consegnato il filmato al padrone
in quello stato.
Passò il viaggio a fantasticare sul modo in cui avrebbe consegnato la
chiavetta al padrone.
Arrivata a casa si diresse nella camera da letto del padrone, senza lavarsi,
senza dormire ed aspettò.
Finalmente venne sera e sentì dei rumori, si mise nella posizione che aveva
scelto. Il padrone aprì la porta e trovò Natasha sul letto alla pecorina.
Aveva i capelli sconvolti e la stanza puzzava si sesso come se ci fosse
stata un’orgia. Era vestita di un vestitino leggero e tacchi a spillo.
“Ho un regalo per te padrone.” “Lo so, Natasha.” Il padrone si avvicinò
al letto e scopri le cosce ed il culetto di Natasha sollevando il vestitino
fino a scoprire metà schiena che Natasha teneva arcuata per mostrarsi
infoiata al padrone. Poi fece scivolare lentamente gli slip a metà cosca,
li lasciò a quell’altezza per vederli tirati dalle coscettine aperte.
Il laccetto si srotolò. Natasha iniziò a spingere fuori la chiavetta,
quando questa spuntò a metà la tenne lì, aspettando che il padrone
la prendesse. Questi la prese e la appoggiò alla fichetta utilizzandola
come le palline cinesi. Natasha lo ringraziò
per la splendida esperienza che le aveva fatto passare all’aeroporto
e gli promise fedeltà eterna poco prima di abbandonarsi all’ennesimo orgasmo.

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