Ma che sorpresa inaspettata….

D. E. S.

Si era presentata puntuale all’appuntamento previsto per le 18.00.
Si sentiva perfettamente a suo agio, in pieno controllo e quasi divertita. La sua amica le aveva detto, sotto un sorrisone ammiccante, di mettersi il piu’ semplice possibile.
Così aveva indosso un paio di pantaloni neri abbastanza svasati sulle gambe e senza cinta, scarpe tipo polacchina con un bel tacco, bordeaux, una camicetta bianca con un bel collo aperto ed un golfino grigio scuro che intonava con il tutto. Capelli in ordine , sorriso di circostanza e anche una buona dose di curiosita’.
Non aveva mai lavorato in un ristorante di lusso ma si sentiva pronta per quel posto.
Le sue esperienze in materia di servizio ai tavoli spaziavano dal Burghy alla Birreria irlandese, aveva anche fatto qualche extra nei giorni di grande affollamento presso ristoranti del centro ed una volta, un lunedì di pasqua di tre anni prima, in un ristorante di un albergo sul mare per un matrimonio.
Sapeva che l’esperienza e’ tutto in un lavoro come quello ma contava anche sulla sua capacita’ di sapersi promuovere bene. E sulla sua bella figura di ragazza.
Il ristorante aveva la luci soffuse ed all’ingrasso venne ad accoglierla una signora, una che sembrava avesse molta fretta.
“Buonasera, sono Esse, sono quì per parlare con il caposala. ”
“E’ per un colloquio di lavoro, vero?”
“Si, certo, mi scusi non avevo…”
“Non si preoccupi, signorina. Il caposala sono io ma sto andando via.”
“Oh..mi dispiace…io sapevo che l’appuntamento era stato fissato per le 18.00…..”
“Si accomodi, entri la prego. In effetti e’ così, solo che non saro’ io a farle il colloquio ma il proprietario stesso.
Oggi e’ il nostro giorno di riposo e non e’ il mio turno di lavoro”
“Ah…quindi e’ la stessa cosa? Cioe’ …posso fare il colloquio ugualmente”
“Naturalmente si. Nessuno meglio del nostro chef puo’ farle l’eventuale assunzione. E’ lui che decide .Mi segua”
Durante la conversazione la signora, una bella donna dai lineamenti femminili ma marcati, decisa e molto cordiale, l’aveva osservata da capo a piedi, in modo quasi scientifico.
Esse la seguì nel ristorante che le parve molto bello. Nella penombra i suoi passi quasi non si sentivano sul parquet di cedro perfettamente lucidato ed i tavoli erano semi apparecchiati, senza ne bicchieri ne posate, con le tovaglie di lino e uncinetto e dei portacandele di diversa fattura che lei rimase a guardare, sola, mentre la donna era sparita dietro un ingresso, dove alcune piante di orchiedee facevano da cornice ad un acquario pieno di pietre colorate.

“Sono tutte delle piccole opere di artisti affermati. Sono state commissionate da me, una mia idea per soddisfare il vanto dei miei clienti. Piacere signorina…..?”
“Esse, sono Esse”
disse lei sorridendo a questo uomo che le appariva silenzioso alla spalle e che si era inevitabilmente annunciato come il vero proprietario.
Era vestito con una divisa da cuoco, nera e con dei pantaloni ocra acceso, variopintamente imbrattati da tracce di colore che incrociabvano in ogni direzione. Sicuramente una divisa originale, indossata su delle scarpe Churces’s di rara bellezza.
Aveva i capelli piuttosto lunghi, che brillavano di argento ,visto la sua eta’ .Ed inforcava ancora gli occhiali, segno evidente che stava leggendo. Se li tolse mentre le porgeva la mano.
“Piacere miss, io sono Chef, il proprietario di questo folle nido di sogni”
“Salve….piacere…davvero sono opere di artisti questi portalampada…cioe’ , portacandela?”
“Signorina, non mentirei mai su una cosa del genere, e non mentirei certo ad una ragazza che non conosco. Si, lo sono come molte altre cose quì dentro. Questo per esempio e’ Pomodoro, quest’altro e’Aulenti….alle pareti puo’ trovare Balla, Boccioni, Cagli, Morandi….ma lei e’ venuta per altro, immagino…”
Ormai Esse aveva perso la sua spavalderia e temette di un tratto di essere rimasta sola con ques’uomo dal fisico asciutto, che esprimeva forza e inamovibilita’ allo stesso tempo.
“Si, disse sorridendo, sono quì per il posto di assistente al caposala”
” Oh, si…me la ha detto Ingrid. E’ la mia caposala, una donna molto esperta ma che dovra’ lasciarci entro qualche tempo. Si trasferisce ed io ho bisogno di rinnovare lo staff. Sono anni che lavora con me e lei non immagina cosa sa fare quella donna”
La sensazione di disagio stava aumentando ma Esse si disse che voleva quel lavoro.
Non solo perche’ ne aveva bisogno, qualcosa la stava sempre piu’ attraendo. come un senso di languore e di piacevole turbamento. Una sfida, ecco cosa stava diventando, una sfida.
Quell’uomo la stava sfidando.
” E Lei, cosa sa fare?”
Esse si sforzo’ di comprendere la domanda in un senso.
” Ho sempre servito bene. Ai tavoli, voglio dire….sono una cameriera”
“Una cameriera…..ci vuole tempo , dedizione , senso del piacere, innata disposizione per essere una cameriera. Per diventare una caposala in un ristorante di lusso”
I suoi occhi la stavano scrutando e tutta la mente di lui era concentrata su di lei, su quello che avrebbe detto.
“Si…ecco..sono una cameriera, cioe’ faccio la cameriera, e …vorrei poter lavorare qui. Mi piacerebbe.”
A quel punto lui si sedette sul tavolo piu’ vicino , in silenzio prese un cucchiaino di argento e lo lascio cadere ai suoi piedi. Rimase proprio lì, davanti ai suoi piedi, sul grandioso tappeto che era nel mezzo della sala.
“Puo’ raccogliere questo cucchiaio, miss?”
Lei aveva ancora la borsetta nelle mani e si rese conto che quella era una prova.
Nascondendo il suo imbarazzo poso’ la borsetta sul tavolo e si chino’ per raccogliere.
La sua faccia si trovava a pochi centimetri dalle scarpe di lui e rimase un istante a vedersi in quell’atto.
Il suo senso di languore stava aumentando.
Si alzo’ e poso’ il cucchiano sul tavolo, vicino alla mano di lui.
“Bene”, disse lui.
“Giusto. Ci si china per raccogliere qualcosa che e’ caduto, non ci si piega mai. Ma quello che si raccoglie in terra non si riposa mai, ne si rimette al suo posto. Deve sparire dalla vsta del cliente, deve essere come se non fosse mai successo, se non fosse caduto nulla”
“Oh si…mi dispiace non dovevo..ma io non sapevo cosa…dove..”
“Basta così. Fortunatamente lei, miss Esse, non stava servendo ai miei tavoli. Lei ha da fare ora?”
Esse era in piena soggezione ma non avrebbe ceduto per nulla al mondo. Sapeva che ra un posto molto ben retribuito, sapeva anche che avrebbe conosciuto e frequentato, da cameriera s’intende, persone famose di una societa’ che la incuriosiva. Ma non era piu’ nemeno per questo, a lei stava piacendo quella sfida.
“No….o almeno non ho da fare nulla di importante. Sono quì per un colloquio, del resto….”
“Io non amo chiedere referenze e non ne chiedero’ per lei. I miei colleghi mentirebbero se lei fosse bravissima ed e’ l’unica cosa che a me interessa. Che lei sia la migliore.”
Ormai ogni cosa che lui le diceva la faceva trasalire, era come se ad ogni frase le togliesse un pezzo del suo abbigliamento. E lei si scopriva sempre piu’ in dissoluzione.
“Piacerebbe anche a me….”
Disse lei debolmente, sostenendo a fatica la sguardo verso di lui.
“Si tolga il soprabito ed anche il golfino, si metta a suo agio”
Era una parola! A suo agio non poteva proprio, poteva provare a rilassarsi,a seguire i comandi ma dirsi a suo agio…non lo sperava davvero.
Torno’ vicino al tavolo con la sola camicetta ed i pantaloni neri.
“Bene”, disse ancora lui. “così siamo in due ad essere in divisa, no? Ora le preparero’ un piatto, in cucina.Lei nel frattempo apparecchiera’ questo tavolo. Di tutto punto. le indichero’ dove trovare le stoviglie, i bicchieri,le posate. Quando sara’ pronto, sara’ lei a servire me. Le piace l’idea?”
Piacergli…ora Esse non era in grado dire cosa le piacesse e cosa no. Obbediva.
Non avrebbe detto no a nulla e temeva, in cuor suo, che lui lo sapesse benissimo.
“Va bene..”disse lei diligentemente.
“Ingrid e’ andata via, non ci siamo che lei ed io . Trovo che sia la cosa migliore per….valutare appieno. Appena saro’ pronto la chiamero’ ”
Lai rispose ancora con un va bene, e si mise a preparare il tavolo dopo che lui le aveva indicato dove trovare il necessaire.
Il cuore le batteva, voleva prendere e mollare tutto ma continuo’ a fare con cura il suo lavoro.
Mise, come lui le aveva richiesto, in serie di bicchieri secondo il suo gusto e le sue conoscenze, sistemo’ con precisione le posate, rispettando l’ordine che le avevano insegnato.
In quei venti minuti in solitudine quasi si distese, riprese il controllo di se stessa e si divertì anche a vedersi in quel ruolo ed in quella veste, insolita per lei, sempre così aggressiva e determinata.
Improvvisamente lui ricomparse con una pirofila fumante e la chiamo’.
“Ora dovrai servire questo risotto a me che staro’ seduto al tavolo che hai appena apparecchiato.
Se questo biglietto c’e scritto il nome del piatto. Su quest’altro il nome del vino che mi servirai, In questo terzo biglietto c’e scritto altro e lo leggerai quando io te lo diro’. Questo e’ il vino.”
Era passato a darle del tu .
Lui prese da un’anta di un armadio aperto un bottiglia di vino rosso, la appoggio’ sul carrello dove aveva posato anche la pirofila ed una bottiglia di acqua minerale Ty nant e si sedette al tavolo lasciandola sola.
Esse deglutì e si fece coraggio. Avvicino’ il carrello al tavolo.
Prese il primo biglietto e lesse il nome del piatto prima di servirlo: risotto mantecato con rognone, midollo di bue ed estragon con purea di piselli napoletani.
Porse con cura il piatto a lui, che rimase impassibile.
Apri’ il vino e nel versarlo lesse il nome: Chambolle Musigny 2000, Chanson pere’ et fils. Lesse bene, conosceva il francese e non ebbe incertezze.
Lui aspetto’ qualche istante, assaggio’ il risotto. Prese il bicchiere del vino. lo annuso’ , sembro’ tradire un emozione di sorpresa, lo bevve di un fiato.
Lei era vicina, intimidita , con la mani raccolte dietro le spalle.
“Ottimo il vino, buono il risotto” Disse lui. Diede un ‘altra forchettata, fece un cenno di si con la testa e poi le disse: Leggi ora il terzo biglietto. Ad alta voce.”
Lei scarto’ il biglietto e lesse senza tradire emozioni ma con la voce tremante.
” Sono una stupida troia che non sa fare il suo lavoro di cameriera. Si serve prima il vino e poi il cibo e si serve in un bicchiere adeguato: Borgogna nel bicchiere da Borgonga.”
Lui bevve ancora e le disse: “Secondo te meriti una punizione per avermi fatto perdere tempo?”
“Sssii…”disse lei con la voce rotta dai singhiozzi
Lui si verso’ un generoso bicchiere di acqua, la bevve con gusto e poi disse:
“Avvicinati a quel tavolo sparecchiato, Togliti i pantaloni ed abbassati le mutandine”
Dopo un istante Esse eseguì l’ordine,si diresse verso il tavolo, si sbottono’ i pantaloni e si abbasso’ sia quelli che il perizoma bianco che aveva scelto con cura per evitare che si vedesse sotto i pantaloni attillati sul bacino.
Lui venne da dietro, le intimo’ di chinarsi in avanti. Lei appoggio’ i gomiti sul tavolo, mosse la testa di lato sotto i capelli ed attese. Senti l’acciaio gelato della paletta da pasticceria strofinargli le belle chiappe che aveva e le venne anche per quello la pelle d’oca. Il primo colpo la raggiunse senza che quasi lo sentisse, la pelle del suo culo reagi’ d’istinto, schiocco’ e lei si sorprese a contare.”Uno” penso’.
Il secondo arrivo’ sullo stesso identico punto e le fece male. “Due” conto’.
Il terzo ed il quarto si succederono veloci e lei si morse un labbro, piena di avidita’.
Il quinto ed il sesto le fecero sollevare la gamba destra, ma lei continuava a contare, incredula.
Gli altri la colsero sempre preparata, in attesa della schiaffo bruciante. la sua pelle stava diventando rossa, piacevolmente viva almeno per lei.
Mai piu’ avrebbe immaginato di trovarsi in quasta magnifica situazione.
Ed il bello doveva ancora venire.

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