Le mie storie (15)

admin   28 febbraio 2017   Nessun commento su Le mie storie (15)

Oggi al contrario di come ha fatto fino ad ora voglio raccontare delle situazioni nelle quali non sono io la protagonista, ma al massimo sono stata testimone involontaria. In tanti anni di amicizie, di vacanze, di uscite, più di una volta (come leggerete tra poco) mi sono imbattuta in scene che mi hanno sorpresa e credetemi da quando ero poco più che adolescente, ad oggi, la mia innata innocenza (sotto un certo punto di vista), mischiata all’imbranataggine mi hanno sempre fatto stupire di cose sulle quali magari c’era poco da impressionarsi.
Sicuramente le mie prime “testimonianze involontarie” si sono incrociate con la crescita di mio fratello. Come già detto, per una serie di situazioni lavorative dei miei, a diciotto anni mi sono ritrovata a vivere sola insieme a lui che ne aveva quattordici. Chi è un maschietto potrà ben immaginare che a quattordici anni gli ormoni cominciano a fare capolino… e non solo.ho dovuto abbozzare quando trovavo la mattina le lenzuola sporche, così come ho fatto finta di non sapere niente delle sue videocassette nascoste nell’angolo sotto il suo letto. Vi ho raccontato di averlo “beccato” a divertirsi con la signora che ci aiutava in casa. Oggi vi racconto (come preannunciato nella storia precedente) del suo rapporto con la cugina. Sapete che nel periodo di agosto quando si riunivano le nostre famiglie dei parenti e amici, la mia comitiva, ahimè, comprendeva anche mio fratello nonostante fosse più piccolo, molto più piccolo. Però nello stesso tempo poiché eravamo quasi tutte femmine, lui in qualche modo aveva un suo perché. Io come già detto in passato facevo la parte di quell’esperta (figuratevi un po’ cosa dovevano essere le altre), le mie coetanee si beavano dei miei racconti seppur elementari, l’unica che era un po’ al di fuori di tutte le dinamiche era la più grande del gruppo. Durante il periodo del quale sto parlando avrà avuto diciotto/diciannove anni, ma tranne un amore platonico mai sbocciato e mai dichiarato, non aveva avuto nessun contatto (credetemi, non sto scherzando) con l’altro sesso. Certo immagino che evidentemente alle feste di classe, al liceo, avesse avuto dei corteggiamenti, ma conoscendola bene, conoscendo la sua timidezza, il fatto di non essersi mai integrata con gli altri, il fatto di stare quasi sempre con la sorella più piccola, le avesse fatto perdere il bello dell’adolescenza. Lei faceva parte del nostro gruppo da quando mio fratello aveva undici anni o qualcosa in più, io quindici e lei era nel pieno del liceo. Ma ribadisco che era tanto, ma tanto più tardona della sottoscritta. Eppure fisicamente non era affatto male, più di uno e settanta, gambe lunghe ed un seno ben proporzionato (a memoria credo potesse avere una terza). Fatti i preamboli soliti (troppi come sempre), quell’estate mio fratello nonostante fosse più piccolo della compagnia, fisicamente era sempre stato alto. Ma come detto, a quattordici anni arrivano gli ormoni, per cui ogni ragazza che ti passa davanti, bella o brutta, alta o bassa che sia, ti provoca pensieri… insomma avete capito. Questa mia cugina la mattina usciva nel giardino con una sottoveste che inevitabilmente lasciava intravedere il seno sotto, ed io non feci fatica a capire che questa visione era particolarmente apprezzata da lui. Come al solito però, le cose mi passavano sotto senza che io ci facessi caso. Certo vedevo che a mare, più di una volta si ritrovavano a giocare tra di loro, a schizzarsi in acqua, a fare la lotta e cose del genere, ma niente di particolare. Poi un giorno eravamo andati con la barca in una spiaggetta piuttosto isolata, naturalmente in compagnia dei genitori. Come sempre succedeva i grandi si mettevano da una parte, noi invece andavamo lontane, a cercarci i nostri spazi. Quel giorno all’ora di pranzo mia zia mi disse di chiamare tutti i ragazzi per prendere i panini. Io mi feci mezza spiaggia del tutto isolata cercando mio fratello e mia cugina. Poi arrivai dietro un enorme masso e vidi la testa di mio fratello. Stavo per chiamarlo quando fatto un altro paio di passi vidi che con una mano si stava toccando mentre l’altra stava sul seno scoperto di mia cugina. Lei era silenziosa, si lasciava toccare come se niente stesse succedendo, lui al contrario era rosso come un peperone. Naturalmente la scena mi scioccò letteralmente. Che mio fratello si toccasse non era una novità per la sottoscritta, più di una volta, a casa, avevo intuito che lo stesse facendo. Ma vederlo così proprio nell’ atto di farlo, in più con mia cugina mezza nuda mi colpì. Ebbi la freddezza di indietreggiare e tornare un po’ indietro, feci passare qualche minuto anche per riprendermi dalla situazione e poi cominciai a chiamarli ad alta voce. Di lì a poco uscirono entrambi tutti e due visibilmente accaldati per così dire. Da quel momento capii che tra i due c’era una sorta di amicizia intima. La sera quando uscivamo a prendere il gelato sulla via del ritorno più di una volta si isolavano e più di una volta vidi mio fratello con le mani addosso a lei. Poi una delle ultime sere, ad una sorta di tristissimo falò notturno organizzato dal nostro gruppetto, poiché i grandi erano usciti tutti quanti, loro due sparirono letteralmente. Io andai a casa nostra per prendere le carte e sentii dei rumori provenire dalla camera nostra. Di proposito (la curiosità quella volta ebbe la meglio) aprii leggermente la porta e lì vidi entrambi nudi che si toccavano. Qualche tempo dopo mio fratello mi disse che non era arrivato fino in fondo ma lei gli aveva confessato che era la prima volta che aveva toccato un uccello maschile.
Un’altra volta che mi trovai in una situazione piuttosto imbarazzante fu durante un’estate in cui nella casa al mare, mi vennero a trovare mio zio con la compagna (quelli che abitavano nel mio palazzo). Tra loro c’è una bella differenza d’età. Senza aprire tante parentesi, io mi ritrovai a tornare dal mare un po’ di tempo dopo di loro, entrata in casa passai per la loro stanza e vidi mio zio in piedi e mia zia a pecorina sul letto entrambi nudi completamente. Non so per che ma ricordo ancora benissimo la schiena estremamente pelosa di lui e questo seno che ballava avanti indietro di lei. E vi confesso con non poca vergogna che mi colpì più di tutto il suo membro eretto. Forse perché non avevo mai associato, naturalmente, la sua immagine a quella di un “uccello”, ma per un po’ di tempo mi capitò più di una volta di guardarlo nelle zone basse ed avere strani pensieri. Anche in questo caso però, così come ero entrata in casa, così me ne uscii senza fare rumore. Da allora, non so perché ho visto mio zio in maniera molto più giovanile di come lo vedevo prima. Non fate cattivi pensieri, e che semplicemente credo che non avessi mai associato lui al sesso.
L’ultimo ricordo di cui vi racconterò è naturalmente associato al ragazzino. Il periodo era quello estivo ed ero andata insieme a lui e alla mamma qualche giorno nel loro paesino di origine. Classica campagna del centro Italia, classico casolare dove abitavano più di una famiglia. Ricordo questo enorme cortile fuori casa, questi campi coltivati, e questa ragazza poco più che adolescente, avrà avuto sui sedici anni (qualcosa più qualcosa meno), che non so dirvi adesso se fosse la figlia di qualche suo parente oppure semplicemente la figlia di qualcuno che lavorava lì. Il primo ricordo che mi viene alla mente è di questa ragazza un po’ in carne che veniva in bicicletta con la gonna non molto lunga, per cui facilmente le si vedevano le mutande. Lei era molto molto affascinata dal ragazzino, credo soprattutto per il fatto che lui venisse dalla città ed avesse qualche anno più. Mi ricordo che gli portava la limonata, gli girava intorno guardandomi oltretutto malissimo. In quella occasione mi ricordo che essendo io in camera con la mamma, tranne qualcosina non ci riuscì di “infrattarci”. Lui invece approfittava di lei senza farsi nessun problema. Appena gli si avvicinava, vedevo le sue mani subito attaccarsi al suo sedere, senza che lei naturalmente facesse niente. Lui mi guardava e rideva, ed io naturalmente ridevo appresso a lui. In questo caso l’episodio accadde una mattina presto (considerate che io da sempre sono molto mattiniera, durante l’estate lo sono ancora di più). Come sempre mi alzai presto, per non svegliare la mia amica scesi giù per fare colazione, abituata al fatto che nonostante immagino non fossero neanche le sette del mattino, la giornata era già abbondantemente iniziata per quelli della casa. Apro una parentesi che c’entra poco, ma che mi è venuta alla mente adesso mentre scrivo: gli odori di buono che pervadevano la cucina di quella casa, non li potrò mai dimenticare. Frutta, biscotti tutti rigorosamente fatti in casa.
Per tornare all’episodio, quella mattina come sempre ero fuori al cortile a godermi il primo sole, quando arrivò questa ragazza con la solita bicicletta, mi salutò velocemente e sparì dietro la casa. Un po’ perché ero sola completamente, un po’ per la mia solita curiosità, dopo qualche minuto mi alzai per andare a vedere dove fosse finita, dietro l’angolo in una specie di casetta degli attrezzi, naturalmente completamente isolata, c’erano lei china sul ragazzino intenta evidentemente a fargli un pompino, il suo vestito alzato dalla parte di dietro e la mano del ragazzino che le palpeggiava il sedere. Come al solito capito di essere di troppo, mi feci da parte anzi per la verità, una volta tornata al tavolo dove ero seduta sempre, dissi alla mamma (che nel frattempo era arrivata) di non avere idea di dove fosse finito il figlio. Una volta tornati a Napoli, il ragazzino mi confessò che in quei giorni ci aveva fatto anche sesso e che le aveva tolto la verginità.
Adesso che sto chiudendo quest’ultimo pezzo di ricordi, mi vengono in mente altri momenti da “guardona involontaria”. Chissà magari sarà per un’altra volta, credo che per oggi ne abbiate abbastanza.

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