L’addestramento di una sissy slave – 7

Un mese di femminilizzazione, servitù e addestramento presso Domina Melany (Dea dalla Pelle d’Ebano e stupenda Mistress Transex professionista), per la tenera sissy slave Monique. – Giorni 11-14

I giorni che mi separano dalla festa di Ferragosto trascorrono senza avvenimenti di rilievo. Li riassumo qui in poche parole, perché la serata del 14 merita tutta la mia capacità di trasferirvene, su queste pagine, il ricordo.

Giorno 11.

A parte l’inizio di giornata che vi ho già narrato, poco altro accade: 3 appuntamenti della mia Signora con altrettanti clienti, per il resto calma piatta.

Giorno 12.

Assolutamente niente di notevole: 4 appuntamenti sui 4 disponibili, il quarto dei quali, purtroppo, prevede che la Padrona versi il suo miele; di conseguenza, nessuna prestazione orale richiesta.

Giorno 13.

Due soli appuntamenti, ma molto ravvicinati. Il secondo cliente arriva che il primo è ancora in casa. La Padrona, al citofono, gli dice di passare di nuovo tra 15 minuti, poi trasferisce il primo cliente, un uomo di una certa età che paga per essere tenuto in castità forzata (da prima di Natale, a quanto pare, e che paga ancor di più per venire un paio di volte al mese a farsi “mungere” analmente, mediante stimolazione prostatica dalla mia Signora), nel camerino delle punizioni, lo assicura alla croce di S. Andrea, bendato e imbavagliato per poi dedicarsi completamente al secondo cliente.

Prima di far entrare in casa il nuovo arrivato, però, richiede il mio aiuto come “assistente”: sarò io infatti a dover provvedere alla “mungitura”. Mi spiega brevemente cosa fare e mi introduce nel camerino con l’ordine tassativo di non smettere fino a quando “la vacca” non si sarà completamente svuotata.

Il tizio è anzianotto e decisamente sovrappeso. Lo trovo legato alla croce, bendato e con una “ball-gag” di gomma in bocca assicurata da un laccio di cuoio che gli passa dietro alla nuca, ai capezzoli ha delle clips metalliche unite da una catenella. Ansima come un mantice e suda come un maiale.
Il suo cazzetto è confinato in una corta gabbietta metallica dotata di una specie di sondino che gli infilza l’uretra. Mi chiedo come potrà fare a svuotarsi, tappato in questo modo, ma poi noto che il sondino ha un foro in cima. E’ cavo, pertanto consentirà la fuoriuscita dello sperma. Mi accingo ad eseguire quello che la Padrona mi ha ordinato, cercando di ricordare correttamente tutti i passaggi.

Per prima cosa applico un preservativo alla gabbietta, in modo che il suo “latte” venga raccolto e non cada in terra. Nell’ano ha già infilato il manico falliforme di un flogger che, per averlo ripulito e messo a posto svariate volte, so bene avere un grosso terminale sferico. Con quello dovrò effettuare la mungitura.
Con la mano destra afferro il flogger e inizio a muoverlo su e giù, premendo nel punto dove dovrebbe trovarsi il suo “punto G”, la prostata appunto, mentre con la unghie della mano sinistra percorro la pelle del suo scroto, somministrando alle sue palline un irresistibile solletico.
Ansima ancora di più, emette mugolii, le sue gambe tremano di piacere, ma, dopo svariati minuti, ancora niente! Maledetto…non vorrei, per colpa sua, finire col trovarmici ancora una volta io, legata a quella croce!

Continuo a mungerlo con impegno, ma senza risultati. Faccio un ultimo disperato tentativo: smetto di titillargli i coglioni e uso invece la mano sinistra per tirare la catenella cui sono assicurate le clips che mordono i suoi capezzoli e…miracolo!
Il preservativo inizia a riempirsi mentre il corpo dell’obeso anzianotto viene scosso da incontrollati tremiti di piacere. Il cazzo dentro alla gabbietta è violaceo e preme con tutte le forze per liberarsi. Invece di smettere, intensifico l’azione.

Ha smesso di divincolarsi, sta ancora recuperando il fiato. Il condom è appesantito in punta da una quantità di eiaculato insospettabile, vista l’età del soggetto. Glielo lascio applicato. Il tizio non deve essersi nemmeno accorto che a mungerlo sia stata una persona diversa dalla mia Padrona, stavolta, e forse è proprio quello che Melany voleva, quando mi ha raccomandato di non profferir sillaba…
Non mi resta che aspettare il ritorno della mia Signora. Dopo un po’ arriva, in silenzio mi spinge fuori dal camerino, e dopo un po’, dalla mia cameretta, la sento congedarsi dal cliente.

Giorno 14.

E’ il Gran Giorno. Appuntamenti annullati per oggi. Raffaella trascorre l’intero pomeriggio in casa nostra occupandosi prima della mia Padrona, poi di me. Quando si congeda da noi con baci e abbracci (e qualche centinaio di euro in più in tasca) siamo al nostro top: lisce e setose entrambe, trucco perfetto, acconciature da grande occasione. La mia Signora, in particolare, sfoggia una pettinatura che le alza gli splendidi capelli dal lato sinistro del volto, fin sulla sommità del capo, per poi farglieli piovere in una morbida cas**ta spumeggiante sul lato destro.
So che può sembrare esagerato e anche un filino troppo romantico, ma inizio ad ADORARE Melany. Venero persino ogni suo singolo capello, ogni centimetro quadro della sua splendida pelle scura. Vorrei stringerla a me, farle capire quanto ne sono innamorata, intossicata, quasi… Ovviamente non faccio nulla del genere, dissimulo totalmente e mi limito ad attendere ai suoi perentori ordini:

-Vieni con me, Monique. E’ ora di decidere come ci vestiremo per la serata.

***

Sono due ore che provo e riprovo abbigliamenti fetish di ogni tipo. Non ce la faccio più. Appena sembraiamo aver trovato qualcosa che possa compiacere la mia Signora, viene rimesso tutto in discussione e si riparte da capo. Sembra incontentabile.

Alla fine decide per uno tra i primi “outfits” che mi ha fatto provare: corsetto contenitivo in “shantung” nero con guepiere incorporata, calze a rete anch’esse nere, sandali con zeppa e impossibile tacco 16. Il corsetto, a balconcino, lascia totale accesso ai miei capezzoli e, spingendo da sotto, contribuisce a dare l’illusione di un paio di minuscole tette. Ovviamente non porterò mutandine di alcun tipo, per cui…libera visuale del mio sesso ingabbiato e del mio butt-plug.
Al momento di scegliere il collare non mostra indecisioni: prende quello alto, posturale, che mi costringe a tenere il mento in alto. E’ assurdamente scomodo. Provo timidamente a farle cambiare idea.

-Non potrei indossare un collare più…pratico? Questo potrebbe impedirmi un po’ i movimenti e non vorrei risultare impacciata…

-Non essere ridicola. La brava schiava deve riflettere la classe della propria Padrona e questo collare ti darà la giusta postura, conferendoti classe, appunto.

Non discuto più.

Mi aspetto che anche per la scelta del SUO abbigliamento le cose debbano andare decisamente a rilento. Invece no. Per lei sceglie senza esitazioni un corsetto in cuoio nero, e un paio di bellissimi sandali tacco 12, molto nudi. Sia corsetto che sandali presentano spunzoni cromati dall’aspetto minacciosamente acuminato. Il corsetto, in particolare, ha delle sezioni rimovibili in corrispondenza di tette e sesso. Niente calze per lei.

-Ora, prima di iniziare a preparaci, vai a farti un clistere…ben fatto, mi raccomando.

-Ma…l’ho già fatto, come ogni mattina…tra l’altro non ho nemmeno mangiato, oggi, con tutto quello che abbiamo avuto da fare…

-Se ti dico di andare a ripulirti internamente, vai e fallo! …o forse preferisci aggiungere al tuo “look” una dozzina di bei segni rosso vivo di canna sul tuo culetto nudo?

Recepita perfettamente l’antifona, trotterello via verso la mia cameretta per autosomministrarmi l’enema richiesto.

***

Ore 23,00.

Al citofono, il nostro autista per questa sera ci comunica che l’auto è al portone. Prima di uscire indossiamo due ampi mantelli neri in seta leggera a coprire le nostre più o meno evidenti nudità. Scendiamo e prendiamo posto nella lussuosa Mercedes nera che ci porterà alla festa. La mia Signora sorride, io un po’ meno: comincio a sentire la tensione.

Ore 23,40

Facciamo ingresso nel cancello che dà accesso al giardino della villa sulla Salaria, una ventina di km fuori Roma, dove si terrà la festa.
Nel parcheggio interno ci sono già una mezza dozzina di auto, tutte piuttosto lussuose. Il nostro autista scende ad aprirci gli sportelli. Prima di scendere, la Padrona aggancia al mio collare il guinzaglio di catena metallica.

-Mi raccomando, Monique. Mi aspetto che tu mi faccia fare bella figura…

Sono le sue ultime parole prima di uscire dall’auto. Non replico.

Il vialetto di accesso alla villa è fiancheggiato da torce accese che rischiarano la via. Lo percorriamo lentamente fino all’ingresso di una costruzione a due piani, dall’architettura piuttosto ricercata. Il portone di casa è aperto.

Varcata la soglia, ci soffermiamo. Attorno a me vedo un salone piuttosto articolato. Attorno divani e poltrone in grande numero, c’è poca luce, quella poca è soffusa da lampade da terra e da tavolo rivestite da foulards colorati e da candele profumate di ogni tipo e dimensione. Qua e là, schermi piatti montati a parete riproducono filmati di sesso fetish molto espliciti, ma senza audio. Musica di sottofondo pervade l’ambiente.

Ci viene incontro una coppia sulla cinquantina. Scambiano baci e abbracci con la mia Signora, sembrano appena notarmi. Evidentemente, i padroni di casa. Finiti i convenevoli ci addentriamo nella sala, io sempre tenuta al guinzaglio, fino a che la Padrona decide di sedersi su di un divano in pelle, completamente libero. Rimango rispettosamente accanto a lei, sempre alla catena.
I miei occhi si sono abituati alla semioscurità. Ampie vetrate danno su un giardino molto curato, una scala porta tanto al piano superiore, quanto al piano inferiore, seminterrato. Attorno a noi solo poche persone. Alcune, quelle al guinzaglio come me, in piedi o in ginocchio accanto quelli che evidentemente sono i loro padroni.
Tutti parlano sottovoce, c’è tensione nell’aria.

Lentamente la sala si va riempiendo, via via persone arrivano e prendono posto. In mancanza di altro da fare, inizio a far caso ai presenti. Fin quando anche l’ultimo invitato sembra essere arrivato e la porta principale viene chiusa, ho potuto contare 25 persone, comprese la mia Signora e me. Aiutata anche dalle coccarde esposte e dai guinzagli sono riuscita a stabilire che nella sala sono presenti 8 tra Dom e Domme, per l’esattezza tre maschi, tre femmine biologiche e due transgender, 9 slaves, quattro di sesso maschile, tre femmine e due sole sissies apertamente femminilizzate, me compresa. Tutti gli slaves sono ancora tenuti al guinzaglio. La disparità tra il numero dei padroni e quella degli slaves è dovuta al fatto che uno dei Dom tiene alla catena una coppia di slaves, uomo e donna. Sono inoltre presenti altre 8 persone, 5 uomini e 3 donne, senza schiavi al guinzaglio, evidentemente gli “ospiti”. La maggioranza dei presenti indossa mascherine.

Il “padrone di casa”, in piedi al centro della sala, prende la parola, mentre il chiacchiericcio si attenua di colpo:

-Permettetemi di dare il benvenuto, a nome della mia signora e mio, a tutti i presenti. Come molti di voi già sanno, per aver già partecipato alle nostre riunioni annuali, ci aspettiamo che ciascuno di voi prenda liberamente parte a quanto si svolgerà stasera ricevendo e dando piacere a sé e agli altri, sempre nei limiti stabiliti e in quelli, ovviamente, del buonsenso. Sono certo che ciascuno dei presenti è già al corrente delle regole della serata e saprà comportarsi di conseguenza. Ricordo inoltre che è assolutamente fatto divieto di fotografare o riprendere qualsivoglia momento della serata. Invito pertanto coloro che ancora non lo avessero fatto, a voler depositare i propri cellulari, spenti, nel cesto accanto all’entrata. Potranno riprenderne possesso al momento di lasciare la festa. Se sono stato troppo prolisso vogliate scusarmi e…buona serata! Si liberino gli slaves!

A questo punto i guinzagli vengono staccati dai collari, la musica sale di volume e il chiacchiericcio riprende più rumoroso di prima. Non so bene cosa fare, in mancanza di precisi ordini da parte della mia Padrona, che nel frattempo sta intrattenendo una fitta conversazione con un Dom, inizio a muovermi timidamente attorno.

Un paio di bellissime ragazze, uscite da non so dove, stanno intanto aggirandosi per la sala portando vassoi carichi di aperitivi. Indossano formali giacche da cameriere mentre sono completamente nude sotto. Noto che non portano coccarde di alcun tipo, probabilmente si occupano soltanto del servizio. Si muovono con eleganza sui tacchi altissimi, ostentando lunghe gambe e culetti da urlo. La mia Padrona mi fa un cenno in direzione di una delle due: prendo due calici dal vassoio e li porgo a lei e al suo interlocutore, sperando di star facendo la cosa giusta. Così sembra essere.

***

Tutto sommato, sembra davvero come avevo immaginato: tanto fumo e poco arrosto. Nonostante la seriosità sfoggiata, gli abbigliamenti in tema (che vanno dal “nudo integrale e collare” alla tuta sadomaso completa in pelle, passando attraverso tutte le intermedie, fantasiose sfumature) e l’atmosfera alla “Eyes Wide Shut”, succede poco o niente… Ok… qualche slave impegnato a leccare gli stivali di un padrone, uno slave qua e là inginocchiato tra le gambe di una Domme o di una ospite a leccarle la figa, qualche sporadico pompino offerto più o meno pubblicamente, ma poco di più. Nel paio d’ore dalle quali sono qui tutto quello che ho dovuto subire è stato: un paio di occasionali tastate di culo, una tirata di gabbietta ad opera di una Domme e una strizzata di capezzoli prolungata da parte di una Ospite alticcia. Per il resto ho passato il tempo a rifornire di bevande e finger-foods chiunque me ne facesse richiesta. La gente attorno a me chiacchiera, ride, si diverte o si annoia proprio come ad una festa normale.

Dietro di me, che sto guardando nel giardino affacciata ad una finestra, senza che me ne accorgessi, si è avvicinata una “Ospite”. Aderisce al mio corpo poggiando il mento sulla mia spalla sinistra.

-Sei molto carina, sai? E’ da un po’ che ti guardo…ero indecisa se fossi donna o meno, pensa che ho dovuto aspettare che passassi davanti alla luce per guardarti bene in mezzo alle gambe e capire cos’eri…

Faccio per girarmi, ma lei preme col suo corpo sul mio incollandomi al davanzale. Sento una sua mano carezzarmi il sedere, infilarsi nella spaccatura delle natiche.

-Qualunque cosa tu sia fai parte degli schiavi, comunque…e mi hanno detto che gli schiavi qui devono fare tutto quello che viene loro chiesto…giusto?

Ha raggiunto il butt-plug con le dita, dopo l’iniziale sorpresa inizia a giocarci…

-E’ così…Signora.

Rispondo io sottovoce.

Continua a giocare col plug. Sento la sua lingua infilarmisi nell’orecchio, poi ritrarsi.

-Ti voglio…schiava. Devi essere mia, stasera.

Io non so bene come comportarmi, esito. Lei smette di giocare col plug e mi passa la mano sotto alle gambe, artigliandomi le palle.

-Qualcosa, in contrario, schiava?

Prima che possa risponderle, impugna la mia gabbietta e continua:

-Le chiavi di questa ce l’hai?

-N…no, Signora.

-Chi ce l’ha? Il tuo Padrone? Fattele dare…

-E’ una Padrona, Signora, e comunque non le ha nemmeno lei…

-Che cazzo dici? Tu devi fare quello che dico io, capito!?

Adesso il suo tono è duro, sembra contrariata, forse pensa che le stia mentendo. Mi strizza più forte le palle.

-No, davvero…può chiederlo direttamente a lei, se non mi crede.

-E chi sarebbe, questa tua Padrona?

Il suo alito sa di alcol, ha la voce roca.

Riesco a liberarmi dalla sua stretta e mi giro, indicandole Melany, che, a pochi passi da noi, sta parlando, in piedi in mezzo ad un gruppetto di Dom, e non sembra essersi accorta di nulla.

Esita. Forse l’imponente figura della mia Signora, che la sovrasta dell’intera testa, le incute soggezione. Mi pianta lì e si allontana. La seguo con lo sguardo. Si è avvicinata a un tipo borchiato, abbronzatissimo e totalmente rasato che ostenta muscoli da culturista. Il tizio la ascolta, poi si gira e segue con gli occhi quello che la mia “ammiratrice” le sta indicando: prima me, poi la mia Padrona.

-Scuote la testa, poi allarga le braccia e si dirige verso la mia Padrona. Non sembra felicissimo di doverlo fare. Mentre si gira distinguo sul suo petto la coccarda rossa dei Padroni.

Stanno un po’ a parlottare, lui e la mia Signora. La mia ammiratrice mi guarda con un sorrisetto che non depone affatto bene…
Finalmente il “Muscolone” si stacca dal gruppetto della Padrona, torna dalla mia ammiratrice e le dice qualcosa. Poi li vedo dirigersi entrambi verso di me. Vorrei tanto far finta di niente e scomparire tra la folla, ma è troppo tardi: hanno visto che li sto osservando e temo che una mia fuga non verrebbe presa troppo bene.

-Tu adesso vieni con noi. La tua Padrona è d’accordo.

Dicendo così mi ha già presa per un braccio e inizia a trascinarmi con sé. Non oppongo resistenza ma guardo disperatamente in direzione della mia Signora, sperando d’incrociare i suoi occhi. Lei invece ha tranquillamente ripreso a parlare coi Dom e mi volge la schiena, mostrandosi completamente disinteressata a quanto mi sta accadendo.

Stanno facendomi salire le scale con loro, La donna davanti, poi io, infine l’energumeno rasato. Al piano superiore alcune porte danno su un corridoio. Entriamo nella prima aperta.

E’ una camera da letto, la luce sul comodino è accesa, il letto è ricoperto solo da un lenzuolo rosso cremisi, sul comodino, accanto alla lampada, una candela profumata accesa, una ciotolina ricolma di condoms e un dispenser di salviettine detergenti. La donna chiude la porta alle nostre spalle e inizia a spogliarsi, lui si avvicina a meno di mezzo metro da me e, indicando il pavimento ai suoi piedi, mi dice:

-Mettiti in ginocchio, cagna.

Me la sto facendo letteralmente sotto. La serata se ne stava andando via tranquilla e non ero più preparata a qualcosa del genere. Mi trovo in ginocchio prima di essermene nemmeno resa conto. Lo guardo slacciare i pantaloni di cuoio che indossa e tirarsi fuori il cazzo, a pochi centimetri dal mio viso. Me lo batte sul viso per farselo venire duro, prima su una guancia, poi sull’altra. E’sudato, ne percepisco l’odore acre.

-Baciami le palle, schiava, sottomettiti.

Non ho nessuna intenzione di contrariarlo e faccio del mio meglio per dimostrargli obbedienza. La donna, intanto, ha preso posizione al centro del letto e ha poggiato la schiena nuda alla spalliera.

-Visto che non puoi soddisfare la mia amica come avrebbe voluto, vuol dire che dovrai soddisfare me, soprattutto, ma…qualcosa potrai comunque fare anche per lei, vero Alina?

Alina, la mia ammiratrice insoddisfatta, ha intanto aperto oscenamente le gambe, mettendo in mostra, assieme alla figa dalle umide labbra carnose, una delle più grosse clitoridi che io abbia mai visto in vita mia, siti porno compresi.

-Basta perdere tempo con le cazzate! Falla salire sul letto alla pecorina e tienile indietro le braccia…voglio farle assaggiare di cosa sa la figa di una donna vera!

Vengo sollevata quasi di peso e gettata sul letto, col viso tra le cosce di lei, culo in aria. Lei mi afferra il capo con entrambe le mani, premendolo con forza contro quella figa già sciolta nell’anticipazione del piacere. Lascio la lingua percorrerne le grosse labbra carnose, scivolarle dentro a raccoglierne, mio malgrado, gli abbondanti umori.

Dietro di me il rumore di una bustina di preservativo che viene strappata, poi, dopo qualche secondo, le dita di lui afferrare il plug, estrarlo e prenderne il posto ruvidamente, senza alcun riguardo, prima due…poi tre, come a voler saggiare la mia elasticità.

-Che aspetti? Mettiglielo dentro senza tante cerimonie…falle male! Voglio che la inculi a secco, a questa troia! Ho voglia di godere mentre le fai male…mentre le spacchi il culo…

Sembra che ce l’abbia proprio con me, la tipa. Ma che le ho fatto?? Mica è colpa mia se ho il cazzo ingabbiato… e poi, anche se fosse stato libero, dopo aver visto che razza di stronza è mi avrebbe fatto pure schifo, doverglielo infilare dentro!

Un paio di sonori ceffoni sulle chiappe mi riscuote dai miei pensieri. Ha la mano pesante, l’amico qui dietro…

-Tranquilla, Alina… vedrai che dovrà camminare a gambe larghe per una settimana, questa cagna, dopo che avrò finito con lei…

E, con un unico, secco movimento del bacino, mi penetra.

Mi si è infilato fino alle palle in un sol colpo, senza alcun alto lubrificante se non quello presente sul condom (che in genere non è abbondante). Contrariamente però a quanto da lui millantato, il dolore che provo è del tutto irrilevante, svanisce dopo appena qualche secondo. Decisamente, non un gran cazzo.

L’amico comunque ci dà dentro, s’impegna. Continua a mollarmi potenti ceffoni sul culo, mentre mi pompa. Quelli si che iniziano a fare male…
Alina non smette per un attimo di incitarlo, mentre io, afferratale la clito tra le labbra, ci passo freneticamente la lingua contro nella speranza di farla venire rapidamente, ponendo fine il più velocemente possibile a questa storia.
Mi tiene per il collare contro il suo sesso, percepisco il tremito delle sue gambe mentre viene squassata dal primo orgasmo, continua a premermi la figa in faccia, quasi non respiro, continuo a lavorarla di lingua.

Al terzo orgasmo consecutivo inizia a battere i piedi nudi sulle mie reni, mi sta facendo male. È proprio uno di questi colpi, forse portato con più forza rispetto agli altri, che mi fa stringere più forte le labbra attorno alla sua clitoride, sono sicura di essere stata ben attenta a non usare i denti, ma tanto le basta:

-MI HA MORSO, LA PUTTAAANAA! LUCAA! MI HA MOOORSO, LA TROIA!

Luca, il simpatico culturista che me lo sta sbattendo nel culo da una buona mezz’ora, mi afferra per il collo e mi butta da parte, facendomi rotolare giù dal letto, per poter correre in soccorso di quel tenero fiore di Alina…

-Alina! Che ti ha fatto questa stronza? Stai bene? Parla! Che ti ha fatto!?

Il Tenero Fiore simula ancora un po’, poi, accorgendosi forse di stare superando i limiti della decenza, si abbraccia quel coglione di Luca per farsi consolare, vomita qualche altro improperio al mio indirizzo e inizia a rivestirsi. Il prode Luca si toglie il preservativo e me lo butta in faccia, si infila a forza il cazzo ancora duro nei pantaloni, le passa protettivamente un braccio attorno alle spalle ed esce con lei dalla stanza.

L’accaduto mi ha scosso i nervi. Poteva andare peggio, è vero, ma ho le mani che ancora mi tremano dalla rabbia, mentre, allo specchio del bagno privato annesso alla stanza, sto cercando di risistemarmi il trucco con delle salviettine di carta: il rossetto (quello water-proof datomi da Raffaella) ha tenuto, ma il rimmel colato via è un disastro. Faccio quello che posso per sistemarmi alla bell’e meglio, poi torno giù nella sala principale.

Ai piedi delle scale incrocio Melany. Ha l’aria preoccupata, mi aspettava. Mi prende per un braccio e mi porta con sé in giardino, lontano dalla musica e da orecchie indiscrete.

-Mi spieghi cosa è successo, Monique?

Il tono non è incazzato come mi sarei aspettata, quasi dispiaciuto, piuttosto.
Le spiego tutto senza omettere niente, cercando di reprimere le lacrime di rabbia, che continuerebbero a fare scempio del mio povero trucco, ma devo avere gli occhi lucidi. Mi ascolta senza interrompermi, poi con un fazzolettino mi asciuga gli occhi.

-Ho capito, Monique, non è stata colpa tua. Quella gente piace poco anche a me. E’ la prima volta che vengono invitati qui e da subito non mi sono sembrati all’altezza. Ma non potevo immaginare… se avessi saputo che gente era non avrei permesso loro di portarti su in stanza…

-Grazie Melany…

Devo essere proprio sottosopra per essermi fatta uscire quel “Melany” invece del regolamentare “Signora”. Me ne sono accorta non appena mi è uscito dalle labbra, ma era già troppo tardi. Lei però non dà a vedere di averci fatto caso e, nello stesso tono dispiaciuto di prima riprende a parlarmi:

-…il guaio è che prima che tu scendessi sono venuti a lamentarsi da me volendosi avvalere, come previsto dalle regole, del diritto di somministrarti una punizione.

-Ma…le ho spiegato…

-Lasciami finire di parlare…anche prima che tu mi spiegassi, la cosa non mi convinceva affatto e avrei comunque cercato di oppormi, specie senza sapere bene prima cosa fosse effettivamente successo…il guaio però, come dicevo prima, è che questa lamentela sono venuti a farmela proprio mentre stavo parlando con i padroni di casa, che hanno ascoltato tutto. Vedi…in un caso come questo, in cui è presente un Dom a fare da testimone alla mancanza di una slave ai danni di un Ospite, potrei oppormi solo nel caso in cui fossi stata anch’io presente al fatto…e purtroppo non lo ero. Ecco perché ho dovuto…acconsentire.

Le leggo negli occhi sincero dispiacere e preoccupazione per quanto già accaduto e per quanto deve ancora accadere. Ciò però non impedisce che io senta lentamente crescere il panico dentro di me. Vorrei dire qualcosa ma non mi escono le parole. Continua lei, al posto mio:

-Tranquilla però… le punizioni, per consuetudine, vengono somministrate solo al termine della serata, davanti a tutti. All’autore della mancanza vengono contestati i fatti e, a seconda della gravità, viene comminata la pena. E’ direttamente la parte offesa, Dom o Ospite che sia, a richiedere il tipo e l’entità della pena. Se la pena richiesta però, ad insindacabile giudizio del Maestro della Serata, in questo caso il padrone di casa, è ritenuta eccessiva, sarà il Maestro della Serata stesso a commutarla in un’altra più adeguata. Ora…non so che tipo di pena abbiano intenzione di richiedere per te, ma da gente come quella non cè da aspettarsi niente di buono… Potrei provare a parlare con il padrone di casa, ma poi in tal caso non potremmo più fare quello che invece ho in mente di fare…

-Che sarebbe?

Riesco ad articolare io, speranzosa.

-…che sarebbe una cosa assolutamente diversa, l’unica via, secondo me, per evitarti un’ingiusta punizione: lasciare la festa ben prima del momento delle punizioni, adducendo una scusa.

Sono sinceramente colpita. Dietro la sua maschera di acciaio al tungsteno, la mia inflessibile Padrona sta dimostrando nei miei riguardi un’umanità e una attenzione di cui non ero affatto consapevole. So quanto tiene a questa serata e alla propria reputazione di Domme Inflessibile, eppure è disposta a sacrificare entrambe le cose pur di salvarmi.
Andarsene via così non le gioverà affatto. Non mi sento in colpa per quel che è successo, ma so che adesso la responsabilità del fallimento della serata sarebbe solo mia, qualora accettassi il suo piano. Mi faccio forza e le dico:

-Non mi sembra giusto per lei, Signora…accetterò la punizione.

-Ne sei sicura? Faresti questo per me?

-Sicura.

Ci riflette su per qualche minuto, in silenzio. Poi sembra aver preso una decisione.

-Dimostri di essere molto coraggiosa, Monique. Stavolta sono io a dover ringraziare te. Comunque abbiamo sempre a disposizione un’ultima carta: la facoltà che ha il Legittimo Padrone di interrompere la somministrazione della punizione a proprio insindacabile giudizio. Per fare questo però c’è bisogno che la somministrazione stessa sia iniziata. Te la senti?

-Io me la sento ma…non è che l’interruzione da parte sua verrebbe comunque interpretata come un modo per sottrarmi alla punizione? In quel caso la sua reputazione sarebbe comunque compromessa…

-Per questo ho parlato di ultima carta… ce la giocheremo in casi estremi. Adesso torniamo dentro. Tu però stai vicina a me. Ti rimetterò il guinzaglio; ciò significa che lo slave non è più disponibile per altri, ma solo per il Legittimo Padrone. Ormai ti hanno presa di mira e voglio evitare che tu possa cadere vittima di ulteriori provocazioni.

Mi giro per rientrare in casa, Melany è dietro di me. Mi mette una mano su di una spalla, bloccandomi.

-Fermati…fammi vedere qui…

Mi passa le dita sul sedere, in corrispondenza dei colpi infertimi dall’energumeno mentre mi cavalcava; nonostante lo stia facendo molto delicatamente non posso trattenere un fremito di dolore. Devo avere brutti lividi, specie dove i colpi si sono sovrapposti l’uno sull’altro. Avevo notato che tendeva a colpire sempre negli stessi punti, per aumentarne l’effetto.
Infila le dita sotto al corsetto e lo solleva un poco. Altro brivido di dolore. Dev’essere dove Alina mi ha colpito alle reni con i talloni. Sento Melany imprecare sottovoce all’indirizzo dei miei torturatori, lo fa nella sua lingua, non capisco niente di quello che dice, ma il suono di quelle parole, unito al tocco delicato delle sue dita, sono meglio di qualunque unguento analgesico, per me.

Passo il resto della serata rannicchiata su un divano accanto alla mia Signora. La testa poggiata sul suo grembo. Di tanto in tanto mi passa le lunghe dita scure tra i capelli. Sono quelli i momenti in cui riesco a dimenticare la punizione che mi aspetta.

Continua…

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