L’addestramento di una sissy slave – 3

Un mese di femminilizzazione, servitù e addestramento presso Domina Melany (Dea dalla Pelle d’Ebano e stupenda Mistress Transex professionista), per la tenera sissy slave Monique. – Giorno 1 – Parte Terza

La sessione della Padrona col secondo cliente della giornata è durata più di un’ora. Convocata in sala per le pulizie, la raggiungo lì, spingendo il carrellino con la necessaria attrezzatura. Nonostante l’aria condizionata, è in un bagno di sudore.

-Monique, da brava…occupati subito delle pulizie mentre io vado a fare una doccia…

Dice iniziando a slacciare la pesante tuta di pelle.

-Non le serve aiuto per la doccia, Signora?

-Farò da sola, preferisco che ti occupi subito della sala.

-Come desidera, Signora.

Peccato…occasione persa per poter vedere da vicino quel corpo perfetto, carezzarne le curve sinuose, la vellutata pelle scura… Vabbè, mettiamoci al lavoro: prima finisco, prima sarò a disposizione per l’agognata “lezione” della mia Signora e Padrona.

Stavolta di attrezzi fuori posto ce n’è un casino: manette e clips, paddles e fruste di ogni tipo, falli di gomma; in terra ci sono persino un paio di speroni e un morso con tanto di briglie! Pulisco e disinfetto ogni cosa, mi tocca anche lavare in terra, perché al centro della stanza il pavimento è bagnato. Dopo attento esame concludo si tratti di sudore (non ha né il colore, né la consistenza, dello sperma ed è troppo poco per essere pipì). Controllo il cestino dei rifiuti e ne ho la conferma dato che trovo, oltre ai soliti immancabili strappi di scottex, un preservativo di dimensioni regolari con della sborra dentro (questo deve essere quello del cliente) e uno XXXL vuoto (questo è sicuramente della mia Padrona), li distinguo soprattutto per via del diverso colore: quelli XXXL, e pertanto sicuramente della mia Padrona, sono rigorosamente neri.

Una volta terminate le pulizie e rimesso al suo posto il carrello, non so però bene cosa fare. Mi toccherà aspettare qui? Ritirarmi nella mia stanza e aspettare che la Padrona mi chiami? Presentarmi da lei comunicandole di aver terminato? Opto per una quarta possibilità: ciondolare in cucina facendo un tantino di rumore, giusto per ricordarle che sono qui, in attesa. Il bagno è libero: dopo la doccia, si è ritirata nella sua stanza.

La cosa sembra aver funzionato, perché dopo qualche minuto sento il campanello della mia stanza suonare.

-E’ permesso?

Faccio, bussando alla sua porta.

-Entra pure, Monique.

Mi risponde la morbida voce della mia Padrona.

Entro. E’ sul letto, completamente nuda, i capelli, ancora umidi, ne incorniciano l’esotico volto in una nuvola di riccioli scuri. Non so staccare gli occhi da tanto splendore.

-Fa caldo, Monique, per cui, se non ti dispiace…

(see…come se il mio parere contasse qualcosa…)

-…rimarremo qui per la lezione di oggi, che è più fresco.

Come meglio crede, Signora.

-Avvicinati, Monique, fatti vedere bene.

Mi accosto ai piedi del letto, per quanto mi è possibile.

-Sei piuttosto carina e femminile, non c’è che dire… lineamenti regolari…belle gambe…bel culetto… Hai anche delle belle mani …e dei piedi bellissimi, ho potuto notare.

-La ringrazio, Signora.

-Il tuo difetto principale, per poter passare completamente per donna, sono le tette. Non ne hai nemmeno un filo. Ti piacerebbe averne?

-Certamente, Signora!

Rispondo io di slancio, poi, rendendomi conto delle implicazioni, mi affretto ad aggiungere:

-…solo che…non posso certo permettermi di averne. La vita di tutti i giorni, sa…il lavoro…
Mi guarda per qualche istante con aria tra il beffardo e lo scettico, poi continua:

-Peccato. Avremmo potuto provare dapprima con un po’ di ormoni, poi, qualora non avessimo ottenuto effetti soddisfacenti avremmo potuto pensare a veri e propri impianti…

“Avremmo”…“avremmo potuto”…ma adesso si arroga il diritto di decidere pure sulla mia vita privata? Ma cosa si è messa in testa, questa??

-…comunque non voglio certo forzarti su una decisione che riguarda la tua sfera privata…

Ahhh…‘mbeh!

-…però…

Ecco, c’è un “però”.

-…qualcosa bisognerà pur fare, per risolvere il problema.

Ohssantinumi…

-Pensavo di dare un’ingranditina quantomeno ai tuoi capezzoli. Come forse ti ho già accennato, fino a quando rimani vestita il problema può essere risolto facilmente con delle protesi esterne in silicone, ma per le occasioni in cui devi mostrarti nuda…

Un’ “ingranditina” eh? Beh…sentiamo.

-Non c’è niente come un bel paio di tette per attirare i maschi, è assodato… però, in mancanza di meglio, un paio di capezzoloni grossi e sensibili possono costituire un validissimo surrogato.

-Beh ma…come si potrebbe fare ad ottenerne…Signora?

Già comincio a preoccuparmi.

-Tu non te ne devi preoccupare, penserò a tutto io. Ad oggi non ho ancora quello che occorre, ma ho già ordinato online quello che fa al caso nostro, conto di avere tutto entro la prossima settimana, ferie di agosto permettendo.

Rimango in silenzio, ho qualche remora a dare il mio consenso all’operazione “capezzoloni”.

-Non intendo accettare rifiuti da parte tua. Puoi comodamente convivere con un paio di capezzoli sviluppati, non è la morte di nessuno. Se per svolgere il tuo lavoro hai necessità di indossare abiti maschili, non saranno certo un paio di grossi capezzoli a crearti problemi.

Non ha tutti i torti, in fondo…un grosso paio di capezzoli non ha certo l’impatto visivo di un grosso paio di tette, sotto giacca e camicia, bisogna ammetterlo. Salto il fosso e pronuncio un chiaro:

-Non avrà alcun rifiuto da parte mia, Signora.

Vada per i capezzoloni, allora.

-Molto bene, Monique, ne ero certa. Altro argomento che dovremmo affrontare è quello del tuo aspetto pallido…troppo pallido.

-In…in che senso, Signora?

-Andiamo Monique, guardati! Da quant’è che non prendi un po’ di sole, che non vai al mare? Hai la pelle troppo pallida, specie per il periodo in cui siamo! Avrei intenzione di portarti un po’ in spiaggia con me, la settimana prossima, ma temo non sarà sufficiente, per cui ti ho organizzato qualche bella seduta al solarium di una mia amica. Si tratta dell’estetista che normalmente viene qui un paio di volte al mese. Vorrà dire che andremo noi da lei, una volta tanto.

Mi guardo. Effettivamente sono un po’ bianchiccia, specie se paragonata alla mia Signora e Padrona…d’altronde quanti anni sono che non vado un po’ al mare, in estate? 4…5? Un po’ di colore non mi farebbe male, concordo, ma il dovermi recare in un centro estetico, “en femme” suppongo, non mi alletta di certo. Bah… decido di mettermi completamente nelle sue mani. In fondo credo di star facendomi troppi scrupoli… al limite mi toccherà superare un po’ di imbarazzo, ma non credo che le probabilità di incontrare qualcuno che mi conosca siano così elevate, dopo tutto.

-La…ringrazio di essere così premurosa nell’ occuparsi di me, Signora.

-Prego, Monique. Come va col butt-plug, piuttosto?

-Ma…benissimo, direi. Nemmeno mi ricordavo nemmeno più di averlo.

-Meglio così, Monique, d’altronde alle puttanelle come te piace sentirsi sempre belle piene…o sbaglio?

E mi sorride.

-No, non sbaglia Signora.

-Adesso vai, Monique, lasciami sola che voglio riposare prima del prossimo appuntamento. Conosco bene il tizio che verrà: non mi è particolarmente simpatico e risulta sempre molto impegnativo ottemperare alle sue richieste… D’altro canto bisogna pur considerare che paga molto, molto bene.

-Si riposi, Signora.

Dico, uscendo dalla stanza.

Sono un po’ delusa, avevo immaginato qualcosa di più…fisico, diciamo, per questa mia prima “lezione”, ma non sarà un problema, se le cose andranno come spero che vadano: forse toccherà a me, stasera, aver l’onore (e il piacere) di dar sollievo alla mia Padrona, facendola sborrare !

***

ORE 22, 30
E’ stato un vero e proprio disastro, quantomeno per le mie speranze: La Padrona, dopo un’ora e più di sessione con l’ultimo cliente, non mi ha degnato di nemmeno uno sguardo, nell’incrociarmi in corridoio; io spingendo il mio carrello, lei diretta alla sua camera.

E’ venuta, non avrà più bisogno dei miei servizi orali. Ne ho la conferma guardando il cestino dei rifiuti della sala grande: dentro due condoms, entrambi pieni, uno normale, uno XXXL. Il letto è un disastro, le lenzuola, aggrovigliate selvaggiamente, testimoniano di momenti di fuoco e di passione. Nessun attrezzo fuori posto.
Ho le lacrime agli occhi, mentre svuoto il cestino e cambio le lenzuola. Provo una sorta di sorda gelosia, simile a quella provata al tempo in cui, per la prima volta, scoprii che mia moglie mi tradiva. Mi do della scema, dell’illusa idiota: cosa speravo? Che d’improvviso Melany dimenticasse il suo stile di vita, i suoi danarosi clienti, e si innamorasse di me? Che imbecille che sono!

So che è sbagliato, che non c’era un solo motivo al mondo per cui ciò potesse accadere, eppure ci soffro, ci sto male. Se potessi, imboccherei la porta in questo stesso momento e me ne tornerei seduta stante a casa mia… ma i miei documenti, il portafogli, le chiavi di casa e il cellulare, non so nemmeno dove siano: li ho consegnati a Melany, assieme ai miei vestiti da uomo, appena arrivata. Immagino che adesso si trovino sottochiave da qualche parte.

Finisco le pulizie e deposito il carrello in cucina. Incrocio la Padrona che esce dalla sua stanza.

-Oi…hai già finito? Dammi una mano con la doccia, allora.

Vorrei dirle di no, che ci sono rimasta male e che non si fa così, che speravo di poterla avere tutta per me stasera, ma ho abbastanza senso critico per capire che non è colpa sua, che mi aveva avvertita, che era stata chiara: nel caso in cui, e solo nel caso in cui, il suo ultimo cliente non avesse accettato il suo “miele”, avrei dovuto provvedere io. Non c’è malafede, non c’è inganno, la colpa è solo mia che mi ero illusa. Le rispondo:

-Senz’altro, Signora.

E’ sotto la doccia, io, da fuori per non bagnare i vestiti, sto finendo di insaponarla. Evito di guardarla negli occhi, non voglio che mi legga dentro, come sempre.

-Oi…o que acontece com você? (*Ehi…che ti succede?)

Mi dice sollevandomi il volto, con le dita sotto al mento.

-No, no…niente!

Faccio io, continuando ad evitare il suo sguardo. Contro la mia volontà, sento i miei occhi riempirsi di lacrime.

-Cosa c’è che non va, “linda”?

Preferisco non rispondere, per evitare che la mia voce possa rompersi in pianto. Mi limito a scuotere il capo, frettolosamente.

-Hai qualcosa da dirmi, forse? Non è che per caso ci sei rimasta male per qualcosa?

-No, Signora, tutto bene.

Riesco finalmente a dire, in tono un po’ troppo duro, forse. Lei cambia bruscamente atteggiamento, ora sento il gelo nella sua voce.

-Pensavo di essere stata chiara, quando ti ho detto che non puoi avere segreti per la tua Padrona, ma ,evidentemente, hai bisogno di un incentivo…provvederemo più tardi.

Di qui in poi tutto si svolge in silenzio. L’asciugo, le metto la crema su tutto il corpo, la aiuto ad indossare l’accappatoio e la seguo in camera per asciugarle i capelli. Alla fine mi congeda con un gesto noncurante della mano.

Ma… quella incazzata non avrei dovuto essere io?

***

Sto finendo di sistemare la cucina. La Padrona è in camera sua. La sento parlare al cellulare ma non distinguo cosa dice. Quando smette, mi convoca.

-Aiutami a vestirmi, esco.

Ha scelto un abbigliamento sexy, ma non eccessivo. Mi chiedo dove possa andare a quest’ora. Probabilmente in qualche locale. Continua ostentatamente ad ignorarmi. Proprio mentre finisco di prepararla, suona il citofono. La guardo con aria interrogativa.

-Beh? Che aspetti? Vai a rispondere e digli che scendo tra due minuti.

-Subito, Signora.

Al citofono, una voce di uomo:

-Melany?

-Ehmm…no, Miss Melany ha detto che scenderà subito.

Ho risposto con il timbro di voce più femminile che mi è riuscito di ottenere, quel “Miss Melany” lo ho improvvisato al momento, in realtà non ho avuto istruzioni su come riferirmi a lei di fronte a terzi. Spero di aver fatto la scelta giusta.

-Va bene, grazie.

La Padrona sta dandosi un’ultima occhiata allo specchio. Secondo me è bellissima.

-Monique…avevo programmato di non uscire, stasera, e di trascorrere un po’ di tempo con te invece, ma tu mi hai fatto cambiare idea. Sappi che quando ti faccio una domanda pretendo sempre una risposta. Hai il dono della parola, usalo. Diversamente dovrò considerarti alla stregua di una semplice cagnetta, buona solo a ricevere ordini in silenzio. Dato che come tale ti sei comportata, come tale sarai trattata. Spogliati completamente e rimani con indosso solo gabbietta, plug e collare.

Mi coglie di sorpresa. Che fosse irritata era evidente, ma non credevo di aver meritato una punizione. Non discuto, comunque, e mi spoglio.

-Giù, ora. A quattro zampe, come ti compete.

Sono frastornata, non so cosa pensare, ma non oso contraddirla. Quando sono giù aggancia un guinzaglio al mio collare e si dirige verso l’ingresso di casa.

Oddio! Non è che adesso ha intenzione di farmi uscire di casa così?!? Non sarà mica matta?!?

Sono già pronta a s**ttare in piedi e opporre resistenza, quando, invece di andare verso la porta, entra nella sala principale. La seguo docilmente. Arriviamo davanti al letto. Come forse ho già avuto modo di dire, il materasso, invece di essere sostenuto da una normale struttura, poggia direttamente su di una grossa gabbia metallica, di identiche dimensioni, alta una sessantina di centimetri.
Apre il pannello scorrevole di accesso, mi intima di entravi dentro, poi lo richiude e lo serra con un lucchetto. Mi toglie il guinzaglio.

-Rimarrai lì finché non torno.

Detto ciò, spegne aria condizionata e luce, imbocca la porta di casa e se ne va.

Temo che non sarà la migliore delle notti, per me.

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