L’addestramento di una sissy slave – 12

Un mese di femminilizzazione, servitù e addestramento presso Domina Melany (Dea dalla Pelle d’Ebano e stupenda Mistress Transex professionista), per la tenera sissy slave Monique. – Giorno 20 – Seconda parte.[/b]

Ho fatto accomodare Luigi e la sua amica nella sala principale. Lei mi ha degnato appena di uno sguardo, a lui sono quasi schizzati gli occhi fuori dalle orbite nel vedere che ho le tette, ma non ha commentato. Forse non ha nemmeno detto alla sua amica che mi ha già conosciuta e non so bene come comportarmi, di conseguenza. Nel dubbio, sono rimasta sul vago e lo ho salutato in maniera impersonale anch’io.

Mentre Luigi fa le presentazioni tra Melany e la sua amica (che scopro a questo punto chiamarsi Ivana), ne approfitto per osservarla meglio. Secondo me ha abbondantemente oltrepassato la cinquantina, è palese che da giovane debba essere stata una gran bella donna, ma ora, nonostante gli evidenti sforzi per tenersi in forma, l’avanzare dell’età la penalizza.

I suoi punti di forza sono gli occhi di un intenso azzurro luminoso, davvero molto belli, e i capelli di un biondo scuro, corposi e ben curati, che porta legati all’indietro in una voluminosa coda di cavallo. Mediamente alta, è asciutta pur presentando tutte le curve al posto giusto. Le gambe sono inguainate in un paio di pantaloni chiari molto attillati (che sospetto servano soprattutto a sostenerle il sedere), mentre sopra indossa una camiciola estiva di lino nero, senza maniche. Ho subito notato che ai piedi porta i famosi zoccoletti con tacco che Luigi ha voluto farmi indossare prima di fare sesso con me qualche notte fa e, ora che guardo meglio, noto che ha anche indosso tutto il campionario di braccialetti, cavigliere e collanine che avevo io. Mi chiedo se è roba sua o se Luigi abbia un particolare fetish per quegli oggetti e li faccia indossare sempre alle sue occasionali amanti.

Il viso, dai bei lineamenti, tradisce però la sua età: qualche ruga di troppo attorno agli occhi e un’eccessiva morbidezza della pelle sotto al mento sono lì a denunciare che il tempo passa anche per le bellone. Alle labbra poi deve aver fatto qualcosa, un qualche intervento di chirurgia estetica riuscito male, forse iniezioni di silicone. Il risultato ottenuto è stato quello di due labbra dall’aspetto decisamente artificiale e con evidenti imperfezioni. Mani e piedi, dall’ossatura molto robusta, sono curatissimi e dalle lunghe unghie laccate di rosso scuro.

Questo bonario esame viene bruscamente interrotto dalla mia Ospitale Signora.

-Monique…porta dello champagne per gli ospiti, sbrigati.

-Subito, Signora.

Su di un vassoio ho portato lo champagne nel suo secchiello di ghiaccio e dei flute di cristallo. Ci ho pensato un po’ su se fosse il caso di portarne tre o quattro, alla fine mi sono autoesclusa e ne ho portati solo tre. Non è elegante che la servitù brindi assieme ai padroni…

Stappo la bottiglia e servo lo champagne ghiacciato. Mentre bevono, Ivana si mostra molto interessata all’attrezzatura SM; la mia Signora ne spiega volentieri uso e caratteristiche, Luigi continua a consumarsi gli occhi sulle mie tette. Mi mantengo impassibile in disparte, fintanto che:

-Monique…mostra alla signora il bagno dove cambiarsi d’abito e vedi se ha bisogno di qualcosa.

-Certamente. Se la signora ha la compiacenza di seguirmi… Faccio strada.

Rispondo io, rivolgendo un accattivante sorriso a Ivana, il cui sguardo non riesce proprio a staccarsi dal Pitone Nero che fa bella mostra di sé in mezzo alle gambe della mia Disinibita Signora. Deglutendo a vuoto, posa il bicchiere e mi segue.

Mentre è in bagno a cambiarsi la aspetto in corridoio riflettendo tra me e me sul ruolo di questa attempata pin-up. Vuol darsi un’aria vissuta e disinibita, questo è evidente, ma il suo atteggiamento tradisce comunque una certa tensione. Non credo abbia mai vissuto un’esperienza del genere. Ho saputo da Melany che è molto raro, anche se non del tutto inusuale, che qualche coppia si presenti qui per una sessione.

-Dove posso mettere questi?

Mi dice Ivana porgendomi pantaloni e camicetta mentre esce dal bagno.

-Dia pure a me, prego, ne avrò cura io.

Rispondo servizievole, prendendoli con una mano mentre con l’altra, palmo rivolto verso l’alto, le indico la via del ritorno verso la sala principale (dovrebbe essere totalmente decerebrata per non trovarla da sola, ma preferisco che non mi attenda mentre vado a riporre le sue cose). S’incammina.
Veloce, apro la porta della mia stanza e lancio i suoi vestiti sul letto, prima di raggiungere gli altri.

Lo sguardo che ho potuto darle ora, che si è presentata ai miei occhi molto meno vestita, ha confermato il mio giudizio. I tessuti di gambe e braccia devono aver cominciato a cedere già da qualche anno, non sono affatto elastici e, nonostante la perfetta abbronzatura, si nota molto, il seno le sta su solo per il fatto di essere sostenuto dal corsetto a balconcino e ha pure un bel po’ di cellulite sul retro delle cosce.
Ah…dimenticavo di dire che il corsetto di pizzo bianco che indossa è di almeno un paio di taglie troppo stretto e le strizza la carne sotto alle ascelle e sui fianchi.

Nella sala la situazione è mutata. La mia Signora è seduta sul suo trono dorato, le gambe accavallate e le mani poggiate sui braccioli, Ivana è seduta accanto a lei sulla sedia in cuoio rosso e Luigi, in un osceno perizoma di cuoio nero, è inginocchiato ai loro piedi. La Padrona mi fa cenno di unirmi a lui.
In sottofondo c’è ora la “chill out music” scelta dalla mia Signora per l’occasione, le luci sono molto basse e mi viene comandato di accendere una mezza dozzina di candele profumate sparse nella sala. Si diffonde un delicato odore di lavanda.

Una volta ripreso il mio posto in ginocchio, la Signora passa a spiegare quali saranno le regole per la serata. Ovviamente il potere di condurre i giochi spetterà a lei, tutte le richieste che usciranno dalla sua bocca saranno legge per tutt’e tre noi altri, senza possibilità di rifiuto da parte nostra pena l’estromissione definitiva dalla serata. In secondo piano ci sarà direttamente Ivana che, pur obbligata a sottomettersi ai voleri della mia Padrona, manterrà un ruolo dominante sia nei confronti di Luigi che nei miei. Anche in questo caso, sia lui che io, non avremo diritto di rifiuto. Per terzo verrà Luigi, sottomesso sia a Melany che a Ivana, ma con diritto di comando nei miei confronti…inutile aggiungere: senza diritto di rifiuto da parte mia. Infine io, sottomessa a tutti, nel ruolo di schiava assoluta. I limiti entro cui muoversi con i sottoposti saranno stabiliti dalla Padrona che avrà potere di modificare o annullare del tutto, a proprio insindacabile giudizio, ogni richiesta formulata.

La prima richiesta la formula la mia Padrona stessa:

-Credo che, prima di cominciare, sia giusto che i partecipanti di rango più basso dimostrino come si conviene la propria sottomissione a quelli di rango più elevato.

Segue un silenzio imbarazzato in cui Ivana e Luigi si guardano l’un l’altro senza saper cosa fare. Intervengo io, che ho capito l’antifona, e mi chino a baciare i piedi della Padrona e di Ivana piuttosto teatralmente. Dovrei baciare, in quanto sottoposta, anche quelli di Luigi ma esito perché è inginocchiato e non saprei come fare. Interviene La mia Signora consentendogli di alzarsi per il tempo dell’operazione, in tal modo passo a baciare anche i suoi.

Luigi segue il mio esempio e si prostra a baciare i piedi a Melany e Ivana. Quest’ultima accenna a scendere dalla propria sedia per baciare quelli di Melany che le porge invece il dorso della mano evitandole, in tal modo, di dover abbandonare il proprio scranno.

Esauriti i “convenevoli” si comincia con le richieste vere e proprie.

La prima richiesta di Ivana riguarda sia me che Luigi. Vorrebbe che, in attesa di ordini, sia lui che io ci masturbassimo, lentamente, lì in adorazione davanti a lei, ovviamente senza venire. A tale scopo richiede a Melany di rimuovere la cock-cage in cui è confinato il mio pisellino. Cavolo! Adesso risponderà che non ha la chiave, mentre l’altro giorno ho detto a Luigi che l’aveva proprio lei…

Invece la mia Signora, che come me evidentemente non vuole far sapere i fatti nostri ad estranei, mi salva con un lapidario:

-Non le è consentito di toccarsi la clitoride. Nemmeno senza venire.

Luigi, nel frattempo ha rimosso l’orrido perizoma, si è preso in mano il cazzo già duro e ha iniziato a segarselo lentamente, in ginocchio.

-Posso vederla da vicino, almeno?

Chiede Ivana a Melany indicando la mia gabbietta.

-Mostra la custodia della tua clitoride alla signora, Monique.

Mi alzo e mi avvicino alla sedia di Ivana, mani dietro alla schiena.

-E’ così piccolo… Molto tenero.

Fa lei sollevandomi col palmo della mano palle e gabbietta. Indugia a massaggiarmi le palline con le dita forti, le solletica con le lunghe unghie laccate. Sento l’altra mano infilarsi nella spaccatura delle mie natiche a cercarmi il buchino, da cui sporge però la parte terminale del mio butt-plug. Lo tocca con la punta delle dita, poi, incuriosita:

-E cos’ha dietro?

Anche stavolta si è rivolta a Melany e non direttamente a me. O è convinta che io sia sordomuta, oppure che io non sia nemmeno degna di risponderle…

-Girati, Monique, e mostra alla signora cos’è che porti infilato nella fighetta.

Ruoto su me stessa di 180 gradi, mi piego in avanti fino a prendermi le caviglie con le mani (rischiando di cadere dagli impossibili tacchi che indosso) e le offro un primo piano del mio culetto tappato.

-Ma è carinissimo! Spero che almeno questo si possa toglierlo, all’occorrenza…

-Certamente. Anzi… Monique, toglilo pure di mezzo definitivamente ché credo proprio che non ne avrai bisogno, stasera.

Faccio come dice: sfilo il plug, vado a posarlo su una mensola in mezzo a una sterminata collezione di falli e riprendo la posizione di “ispezione”.

-E’ efficace?

Domanda Ivana alla mia Signora.

-Aiuta a tenerla…in forma, più che altro.

Risponde la mia Faceta Signora. Ivana ridacchia condiscendente e torna a passarmi le dita della mano nella spaccatura, indugiando sul buchino per saggiarne la consistenza, poi, senza alcun preavviso, mi infila un intero dito in culo fino alle nocche.

-Sembra bella morbida, infatti, questa…fighetta. Fino a che punto riesce ad allargarla?

-Monique è molto elastica, riesce a prendere diametri decisamente interessanti…

-Mmmmhhh…non vedo l’ora di metterla alla prova…Luigi ti ha parlato di quella cosa cui tengo particolarmente, vero?

Aspè…di cosa stanno parlando!? Mettermi alla prova…diametri interessanti…e che sarebbe poi questa cosa cui tiene particolarmente questa vecchia troia restaurata??

-Si, me ne ha parlato…vedremo più tardi.

Ohiohiohi…ha detto “vedremo più tardi”, avrei preferito “non se ne parla nemmeno”, oppure che so… “tu sei pazza, vecchia cariatide, se pensi che ti lasci sfondare la mia schiavetta preferita”, ma tant’è… Speriamo che le cose si evolvano a mio favore e che se ne dimentichino…

Intanto Luigi va su e giù con quella mano che è uno spettacolo. Ha la cappellona gonfia e violacea e ha dovuto rallentare al massimo per evitare di sborrare. Anche Ivana lo nota, lascia stare il mio culetto e gli porge un piede calzato nei famosi sandali. Si avventa subito a leccare come un cagnone affamato.
Ne approfitto per riguadagnare la posizione inginocchiata, con le chiappette ben premute sui talloni a difendere il mio tenero buchetto.

Il lavoro di lingua di Luigi procede tra gli incitamenti di Ivana, che si rivolge a lui come ad un cagnolino, chiamandolo “Fuffy” e ridendo continuamente di questo fatto, trovandosi, con ogni evidenza, irresistibilmente spiritosa. Frasi come “Avanti Fuffy, lecca i piedini della tua padroncina!” oppure “Bravo Fuffy, sei proprio bravo a leccare…come lecchi tu non lecca nessuno!” o anche “Dai Fuffy, metticela tutta che poi la padroncina ti dà i croccantini che ti piacciono tanto…”, pronunciate con la tipica vocina idiota che gli adulti usano per parlare ai bambini piccoli o ai propri a****li da compagnia, mi risuonano zuccherose nelle orecchie per tutto il tempo. Sto rischiando il diabete.

Probabilmente Melany sta pensando la stessa cosa perché interviene ordinandomi di offrire ancora champagne ai nostri ospiti. Non me faccio ripetere una seconda volta, più che desiderosa di poter porre fine a quello strazio tappando la bocca di Ivana con del liquido.

Mentre bevono, Ivana mi guarda e, per la prima volta da che siamo qui, mi rivolge la parola senza intermediazioni.

-Ma tu non bevi…com’è che ti chiami? Monica?

-Monique, signora, ma Monica va bene lo stesso. No, non bevo, signora…e poi, come vede, non ho nemmeno il bicchiere…

-Nononooo…non sia mai detto che una “ragazza” (e rimarca il “ragazza” con un virgolettato vocale) carina e servizievole come te rimanga senza bere solo per il fatto di essere senza bicchiere…vieni qua, cara, avvicinati…

MMM…cosa si inventerà stavolta la zuccherosa addestratrice di cani? Farei molto volentieri a meno di scoprirlo, ma Melany mi sta guardando severa mentre continua a sorseggiare dal suo flute, per cui mi tocca fare buon viso a cattivo gioco e avvicinarmi alla sedia di Ivana. Con un dito dalla lunga, leggermente ricurva unghia carminio mi fa cenno di inginocchiarmi ai suoi piedi. Manca soltanto il classico “SITZ!”, poi l’esperienza sarebbe completa.

Faccio come chiede. Toglie dai piedi uno dei suoi sandali, dalle mie mani la bottiglia, e mi poggia la punta del sandalo tra le labbra.

-Apri la boccuccia, tesoriino, che ora la zia Ivana ti dà da beere…

Socchiudo le labbra quel tanto che basta perché il liquido che lei sta versando sul sandalo inclinato verso la mia bocca mi scorra in gola. La cosa deve divertirla particolarmente, perché continua a versarne in abbondanza. I miei tentativi di deglutirlo prima che tracimi dalle mie labbra sono vani e alla fine sono costretta a lasciarlo colare, ghiacciato, dapprima sulle tette, poi lungo il torso, tra le cosce.

Ride da matti, Miss Italia ’77, ai miei tentativi di non strozzarmi, poi finalmente smette di versare e indicando la pozza di liquido formatasi in terra tra le mie ginocchia:

-Ooohhh…guarda che hai fatto…sarebbe un vero peccato se tutto quel ben di Dio andasse sprecato, no? Adesso ti toccherà berlo direttamente da lì…

Vaffanculo! Ci avrei scommesso! Per fortuna che oggi ho pulito accuratamente in terra, per l’occasione.

Sto iniziando a chinarmi, ma mi blocca la fronte con la mano, proseguendo col suo stucchevole tono.

-…MA PRIMA DI FARE CIO’…

La guardo, interrogativa.

-…prima di fare ciò, dicevo, dovrai asciugare anche la mia bella scarpina…non vorrai mica che la tua padroncina si bagni i piedini, noo?

Ok, ho capito…passo la lingua sul fondo del sandalo, leccandone via ogni traccia di liquido, lei soddisfatta mi porge il piede per farselo nuovamente infilare. Prima però mi piace stupirla stampandole un devoto bacio sul collo del piede. A dimostrazione del fatto che io mi piego, ma non mi spezzo!

Prendo a lappare lo champagne da terra, sperando che per il momento mi lasci in pace. Invece la sento rivolgersi nuovamente alla mia Signora.

-Ha un collare davvero delizioso la tua cagnetta, ma ritengo che sarebbe ancor più grazioso con un campanellino attaccato…ne avresti uno a portata di mano, per caso?

-In quella ciotola ne trovi quanti ne vuoi…

Risponde la mia Collaborativa Signora indicandole al contempo la ciotola entro cui si trovano tutte le clips che vengono usate durante le sessioni. Alcune, in effetti, hanno campanellini attaccati.

-…però suggerirei, data la loro copiosa disponibilità, che sarebbe un peccato applicarne uno soltanto… Monique, portami la ciotola.

Eseguo.

-E’ che bisognerebbe trovare anche altri posti dove poterli applicare…vediamo…

Dice la mia Creativa Signora in vena di giochini stupidi. Ha già appeso il primo campanello al collare e sta scegliendone un secondo…noto con preoccupazione che sta selezionando col dito quelli dotati di clips seghettate, i cosiddetti “coccodrilli”.

Il secondo lo appende alla gabbietta, e fin qui ancora tutto bene.

-Vorrei metterne almeno un altro paio, però… tu che ne dici, Raffaella?

Intanto si diverte a far s**ttare la molletta del prossimo tra le dita, producendo un poco rassicurante “clack clack” metallico. Ivana segue tutta la scena, divertita.

-Ah si! Ho trovato! Mi sembra davvero il posto ideale…vedrai che piacerà anche a te, Ivana.
Ciò detto prende una clips con campanellino tra pollice e indice di ciascuna mano e me le applica simultaneamente ad entrambi i capezzoli.

Si fanno sentire bene, non c’è che dire, devo mordermi le labbra per non farmi sfuggire nemmeno un lamento. Ho sempre avuto i capezzoli particolarmente sensibili, è uno dei miei punti deboli, e la mia Perfida Signora ne è al corrente.

-Penso che tu abbia avuto davvero una grande idea, Ivana. In questo modo, sentendo il rumore dei campanellini, sapremo sempre dov’è, la cagnolina…

Luigi nel frattempo ha ripreso la sua posizione ai piedi del trono, ma non ha ripreso a masturbarsi. Ha seguito però tutta la scena del sandalo e successivamente quella dei campanellini e, a giudicare dal cazzo che gli spunta tra le gambe in piena erezione, direi che ha gradito molto. Si schiarisce la gola e finalmente possiamo sentire anche la sua, di voce.

-Sdraiati in terra Monique…qui davanti a me. Prima però portami un profilattico…

Accompagnata dall’allegro trillo dei campanellini, mi procuro una seconda ciotola, questa piena fino all’orlo di bustine di condoms di vario formato, e la depongo in terra, a portata di mano.

-Brava Monique, adesso sdraiati però. A pancia in giù.

Mi fa lui con voce arrochita dal testosterone.
Faccio come mi chiede, mentre lui infila un preservativo con dita frementi.

-Adesso allarga le gambe, così…brava.

Sento il contatto tra le mie cosce e le sue mani sudaticce. Forza le mie gambe aprendole a compasso, poi con le mani mi allarga le natiche tenendomele aperte…

-Spero che a lor signore non dispiaccia se mi occupo un po’ della cagnetta…so che ogni tanto vanno fatte montare…fa loro bene alla salute.

-Siii daai! Accoppiatevi!!

Approva entusiasticamente Ivana battendo le mani come una bambina di cinque anni. O come una deficiente completa, scegliete voi.

-E’ tuo diritto, Monique è sottomessa anche a te, oltre che a noi…

Puntualizza Melany.

Tuffa la testa tra le mie gambe e inizia a leccarmi avidamente la figa anale, poi ci sputa su un paio di volte e infine lo sento puntarci il cazzo contro. E’ frenetico proprio come un cane arrapato.
Al solito, il suo cazzo è duro come il marmo, ma non è la cosa che mi fa più male. Le clips coi campanellini che ho ai capezzoli, strofinando sul pavimento, mi mordono la carne, mentre mi lui mi penetra schiacciandomi in terra. Tra l’altro sono preoccupata che con quel peso addosso possano rovinarmisi le tette. Cerco di fare leva sui gomiti per distaccarmi dal pavimento. Lui interpreta la cosa come una irrefrenabile voglia di sollevarmi per incontrare i suoi colpi di bacino e, abbrancatemi le tette con entrambe le mani, mi tira a sé fino a farmi assumere, stavolta, una corretta posizione doggy-style.
Ora però devo preoccuparmi che non mi vengano rovinate dalla forza con cui me le sta strizzando, in pieno parossismo sessuale.

Fortunatamente la cosa dura molto poco perché Miss Universo ’78 lo fa smettere di scoparmi imponendogli di uscire subito da me. Ne sono abbastanza stupita.

-Non azzardarti a sborrare! Esci subito da quel suo culo di cagna in calore e non venire! Sai perché siamo qui soprattutto e cosa pretendo che tu faccia per me dopo…

-Ma dai, Ivana…vedrai che mi basterà poco per riprendermi…dai, che cosa cambia se finisco di scopare Monique??

-Fa come ti ha detto e non discutere, ti ricordo che sei sottomesso a lei. Ancora una parola e dovrai aspettare giù in macchina, intesi?

La voce con cui è intervenuta Melany ha in sé una nota bassa e glaciale che incute soggezione e non ammette repliche, posso dire di conoscerla bene. Ora la conosce anche Luigi, che si sfila da me senza più discutere pur essendo a pochi colpi di cazzo dall’orgasmo. Controllo le mie tette senza darlo a vedere. Sono molto indolenzite, ma sembrano ancora a posto.

***

Lo spettacolino offerto da me e Luigi deve aver smosso qualcosa nelle parti basse della Bellona, perché ora ha una mano poggiata sulla figa e ogni tanto, quando crede di non essere notata, preme con forza su di essa attraverso il tessuto del suo body di pizzo. Ne ho la conferma quando con fare casuale si alza dal suo scranno e si avvicina con interesse alla sedia ginecologica.

-Ooohhh…interessante questa… posso provarla?

Chiede a Melany che le risponde con un cenno di assenso.

Si siede, tira su le gambe e le poggia sugli appositi sostegni, poi si rivolge a me.

-Vieni un po’ qui, tu, …cagnetta.

Faccio qualche passo verso la sedia, in silenzio.

-…mica ci sarai rimasta male che ti ho tolto…”l’osso”, eh?

Come al solito ride della propria irresistibile battuta.

-No, signora, non sono qui per il mio piacere, ma per compiacerla.

-Bella risposta. Allora visto che sei in vena di compiacermi non ti dispiacerà se ti chiedo di farlo come si deve, giusto, Monica?

Mi fa cenno di posizionarmi tra le sue cosce divaricate e di slacciarle il corsetto. E’ di quelli che s’infilano e la chiusura, costituita da 4 gancetti, si trova proprio in corrispondenza della figa. Riesco a percepirne il calore anche attraverso il leggero tessuto di pizzo, mentre faccio del mio meglio con i gancetti.

Non è totalmente depilata come avevo invece immaginato. Sul pube conserva un triangolo di folti peli col vertice puntato verso il basso, quindi verso l’entrata del suo personale parco divertimenti. Istruzioni per l’uso, forse.

Confermo che trattasi di bionda naturale.

-Voglio che me la lecchi tutta, dentro e fuori, non devi tralasciare niente…e mettici impegno, mi raccomando!

Emana un pungente aroma di figa sciolta. Ne rimango quasi intossicata, mentre mi chino per compiacerla.
All’altro lato della stanza Luigi e Melany stanno confabulando tra loro, ma non riesco né a vederli, né a sentire cosa si dicono. Sarà forse perché ho la testa intrappolata tra i cosciotti di Miss Figa Profumata, qui?

Mi sono fatta coraggio e ho iniziato a passare la lingua sul suo sesso bollente. C’è un’incredibile quantità di superficie da leccare. Le grandi labbra pendono come le orecchie di un elefante indiano e, nonostante ciò, le piccole riescono a sporgersi fino a spuntarne fuori, altrettanto pendule. La clito è grossa e gonfia come una ciliegia matura o, se preferite la metafora, come un vero e proprio cazzetto in miniatura.

Anche le dimensioni dell’ “entrata” vera e propria sono impressionanti. E’ decisamente la figa più grande con cui abbia mai avuto a che fare (anche se poi non è che abbia avuto a che fare con moltissime fighe, in vita mia, devo ammetterlo). Quando passo la lingua tra le piccole (si fa per dire) labbra, riesco in pratica ad affondare mezzo viso dentro (soprattutto perché lei mi spinge la nuca con entrambe le mani come se volesse farci entrare la mia intera testa, in quella figona calda), mentre le grandi labbra mi lavano il viso coi loro aromatici succhi.

Sono costretta a riemergere per riprendere fiato, di tanto in tanto, altrimenti rischierei la morte per soffocamento. Lei emette gridolini e respira affannosamente.
Durante una di queste “emersioni” riesco a vedere cosa stanno facendo ora la mia Signora e Luigi. Lei è seduta sul trono, col bacino spostato in avanti, le gambe allungate e divaricate ai lati di Luigi, che in ginocchio davanti a lei, ne sta baciando con aria adorante tutta la superficie. Il meraviglioso Pitone Nero che le pende tra le gambe oltre il bordo della sedia e che come sempre attira come un magnete il mio sguardo, sembra invece venir trascurato da quell’instancabile leccatore che è Luigi, il quale pare preferire dedicarsi a gambe e piedi.

Ivana segue la direzione del mio sguardo e si mette anche lei ad osservare la scena, intanto che le masturbo la clito come fosse un organo maschile, usando due dita per una sega in miniatura.

-Non credi, Melany, che sarebbe giusto se Luigi dimostrasse sottomissione anche nei confronti del tuo cazzone d’ebano?

Dice di punto in bianco Ivana. Ho la testa poggiata sul suo monte di venere e posso quasi sentire l’eco delle parole che le rimbombano in quella specie di caverna che ha per figa. Sollevo un po’ la testa per vedere la reazione di Luigi. Sto cominciando a pensare che non abbia mai avuto a che fare con il cazzo altrui in vita sua. Ovviamente mi riferisco a un cazzo vero, non un cosino come il mio che invece suscitava in lui sentimenti di tenerezza, specie dopo averlo visto ingabbiato.

Non devo essermi sbagliata di tanto perché Luigi smette di leccare le cosce della Padrona, fissando quel mostro nero da non più di un palmo, e esita. Non sa cosa fare, è combattuto.
Magari non lo tocca per non considerarsi gay. Sarebbe tipico. Toccare un cazzo diverso dal proprio ti rende gay, scoparsi per un’intera notte una come me, invece no! Coerente come ragionamento, vero?

Capisco che Melany non vorrebbe contraddire apertamente Ivana salvando Luigi, ma la mia Signora ha la politica di umiliare soltanto chi ne ha veramente desiderio. E poi è Luigi che paga, mica Ivana.

Riesce a trovare un compromesso che sembra poter salvare capra e cavoli: invece di farselo leccare o prendere in bocca come magari desidererebbe Ivana, si limita a sollevare l’asta con una mano porgendo i grossi testicoli da Regina-Toro, come li chiama lei, per farseli baciare in segno di rispetto. Luigi si affretta ad ottemperare per evitare guai peggiori.

Ivana sembra un po’ delusa. Ci penso io a distrarla, però, rituffandomi in apnea nel mare magno della sua figa.

***

Abbiamo appena fatto una pausa durante la quale ho servito la seconda bottiglia di champagne e, per chi ne voleva, dei superalcolici. La mia Signora ed io ce ne siamo astenuti ma Luigi e Miss Decadence ci hanno dato giù, specie col whisky. Nessuno ha sborrato, finora, e la tensione sessuale nell’aria si taglia col coltello.

-Avrei una richiesta da farti, Melany…

Se ne esce di punto in bianco Miss Decadence, resa forse più audace dall’alcool. Poi si corregge:
-…cioè no… non proprio una richiesta…diciamo piuttosto un desiderio. A te se aiutarmi a realizzarlo o meno…
-Dimmi, allora.

Risponde asciutta la mia Signora.

-…vedi è che…a me piace guardare, anche. Specie se si tratta di cose che non ho mai ancora visto…e siccome non mi è mai capitato di vedere una trans scopare un’altra trans, mi piacerebbe poterlo fare.

Ora…a parte il fatto che sono convinta che lei non abbia proprio mai visto una trans scopare, punto, ammetto che, tra tutte le fantasie che avrebbe potuto avere, ritengo questa essere di graaan lunga la più brillante! Sono passati infatti almeno una decina di giorni dall’ultima (e purtroppo fin qui unica) volta in cui ho avuto la Padrona dentro di me e da quel momento ho passato ogni giorno e ogni notte con la speranza di poter essere ancora penetrata da lei. Quel suo enorme gioiello nero deve avere in sé qualcosa che dà dipendenza…

-Tutto qui?

E’ la risposta di Melany all’aspirante-guardona di trans in interconnessione erotica tra loro.

-Beh…a parte quelle due cose che sai, ovviamente.

-Ovviamente.

Conclude la mia Condiscendente Signora, avvicinandosi a me e prendendomi per il collare.
Non ho il tempo di chiedermi quali siano queste due misteriose cose che la Padrona sa e di cui io invece sembro essere all’oscuro perché vengo quasi di peso trascinata verso un tavolino su cui, senza troppi complimenti, vengo fatta chinare a novanta gradi, culo in aria. Per liberare la superficie del tavolo da tutta la chincaglieria sadomaso che sosteneva, la Signora, con un semplice gesto del braccio, si limita a rovesciare tutto in terra.

Tanto a lei cosa importa? Sono io quella che dovrà mettere tutto a posto dopo, no?

-Vuoi vedere più da vicino, Ivana? Allora portami i profilattici e quel flacone azzurro di gel che vedi lì sopra a quella mensola…si, quello.

-Chiedo troppo se ti chiedo di non usare il gel, Melany? Mi piacerebbe vedere se è capace di riceverlo…a secco.

-Chiedi troppo. Facesse male a lei soltanto…ma potrei farmi male io. Inoltre, quasi sicuramente, il condom si romperebbe.

Non credo affatto alle sue parole, oramai la conosco. Dice così per rimanere nel ruolo di Domina Inflessibile, in realtà non rischierebbe mai di procurarmi dei danni seri …spero.

-Mm…vabbè. Forse hai ragione. D’altronde hai davvero una bella bestia in mezzo alle gambe…quanto misura?

Non credo che alla mia Signora piaccia essere trattata alla stregua di un dildo, e come tale soggetta a misurazioni, ma questa è la classica domanda che deve essersi sentita rivolgere mille volte almeno, per cui è abituata e non s’incazza, limitandosi a rispondere.

-Ventiquattro di lunghezza per sedici di circonferenza.

-Wow…semplicemente fa-vo-lo-so! Ne ho visti pochi, di così grossi, in vita mia…piuttosto…dà qua, lascia che ti aiuti col condom…lascia fare a me.

-Grazie, non dimenticare il gel.

In tutto ciò io me ne sto schiacciata sul tavolino, col viso tenuto premuto contro il legno da Melany che stringe ancora in mano il mio collare.
Ora…va bene il ruolo di Domina Inflessibile da mantenere, va bene il realismo della scena, va bene anche il fatto che tra poco avrò finalmente quei 24 centimetri di piacere dentro di me, va bene tutto…ma un tantinello in più di delicatezza mica guasterebbe! Non sarà che per caso è ancora incazzata con me e vuole farmela pagare? Nella mia mente intimorita riecheggiano quelle sue parole dell’altro giorno: “non ti farò sconti di alcun genere…”

-Lascia che te lo guidi io dentro di lei…

Sento la mano di Ivana serrata attorno al possente membro della mia Signora farsi strada tra le mie tenere chiappette e allinearlo al mio indifeso buchino.

-Si…ma leva la mano, ora.

Non lo mollava. Evidentemente ogni scusa per tenerlo in mano è buona, per Miss Decadence. L’ha tolta finalmente, ora tra le natiche percepisco soltanto lo spessore del palo nero di Melany. Ecco che inizia a premere… AHIA!!!

Me lo ha infilato dentro fin quasi ai grossi testicoli di toro in una frazione di secondo. Sono rimasta letteralmente senza fiato per qualche momento. Si ritrae fin quasi a sfilarlo del tutto e…TAAA! Di nuovo dentro. Ripete tutta l’operazione per quattro o cinque volte, tanto per essere sicura che io abbia capito bene chi comanda, poi, sempre tenendomi con una mano per il collare, mi poggia l’altra sopra un fianco e comincia a pomparmi ad un ritmo costante, lento ed inesorabile.

Nonostante il lieve, risibile, trascurabilissimo dolore provocato da 25 centimetri di cazzo (x 16 di circonferenza) che mi vengono sbattuti con forza su per il culo, non posso non apprezzare il momento di autentica estasi che sto vivendo nel sentire finalmente Melany ancora una volta dentro di me. Protendo all’indietro un braccio e con la dita della mano le sfioro un fianco in una lieve, semiocculta, carezza.

Forse si è intenerita, o forse aveva già programmato di fare così, ma fatto è che dopo quella carezza ha iniziato a muoversi dentro di me più delicatamente, quasi con dolcezza. Ivana intanto si sdilinquisce in tutto un campionario di gridolini, esclamazioni e gemiti decisamente stucchevole.

-Mmhh…brava…cosììì…oohhh…fantastico…dagliene ancora…dai che le piace…eccezionale!

Anche Luigi si è avvicinato per godersi meglio lo spettacolo. Ha il cazzo dritto come una spada.

-Non è che le verrai dentro ora, vero? Non dimenticare che abbiamo da fare quella cosa, dopo…

Ma perché questa maledetta Ivana continua a preoccuparsi tanto che le persone non mi vengano dentro!? Si facesse un pacchetto di cazzi suoi, piuttosto, invece di intromettersi sempre a sproposito!

-Tranquilla, potrei continuare a scoparla per un’ora filata senza venire, se volessi.

-Beh, un’ora no! Credo piuttosto sia giunto il momento di realizzare almeno la prima delle mia fantasie… sempre se non ti dispiace.

-Giusto, era nei patti.

Dichiara la mia Signora sfilandosi da me.

Maledetta Ivana!!!

***

La mia curiosità in merito almeno alla prima delle due cose cui Miss Decadence tiene così tanto viene soddisfatta nel momento in cui la vedo indossare la bardatura di cuoio nero dello strapon, aiutata da Luigi. Io sono sdraiata in posizione quasi orizzontale sulla poltrona ginecologica completamente reclinata all’indietro, polsi assicurati ai braccioli e caviglie agli appositi sostegni mobili, divaricati al massimo.
La troia vuole provare l’ebbrezza da maschio di mettermelo dentro, e siccome non è dotata di cazzo vero, ne userà uno finto.
La cosa non mi spaventa affatto, so bene che il dildo dotato dei necessari attacchi per le cinghie dell’imbragatura è di dimensioni più che innocue per il fatto di averlo pulito e disinfettato tante volte nelle ultime settimane. La Padrona lo usa con i clienti che vogliono farsi scopare ma che non hanno il coraggio di ricevere direttamente il gioiello della mia Signora, intimoriti dalle sue dimensioni asinine.

Come dicevo sono tranquilla perché conosco bene quel dildo. Ciò che invece fino ad ora non conoscevo affatto è la valigetta di pelle nera da cui la mia Signora sta estraendo il set completo di dildi annessi all’imbragatura! Do un occhiata a suddetto set e smetto immediatamente di essere tranquilla.

A quanto pare il set completo è dotato di 5 dildi intercambiabili di dimensioni molto differenti tra loro. Quello che ho sempre visto io è solo il secondo in ordine di grandezza …a partire dal più piccolo.

Il primo dei cinque è un cosino ridicolo che non vale nemmeno la pena di descrivere. Il secondo è quello che già conoscevo e che non mi spaventava affatto. Il terzo comincia ad essere di misura: una ventina di centimetri di lunghezza e anche bello largo. Il quarto comincia a spaventarmi: più lungo del terzo di quattro dita almeno e largo quanto il mio polso, se usato male potrebbe fare decisamente male. Il quinto…beh, il quinto è uno vero spettacolo! Riproduce in lattice nero il cazzo di un cavallo, le grosse palle, la piega dell’astuccio penico, la lunga asta e la caratteristica cappella a tromba. E’ lungo più o meno come il mio braccio e quasi altrettanto largo.

Cerco con gli occhi Melany per avere una qualche rassicurazione che il “Dildo Equino” non venga usato su di me, riesco ad incrociarne lo sguardo, ma è impenetrabile come quello della sfinge.

E’ stato montato quello di mezzo e ho la Bellona posizionata tra le mie gambe spalancate. Melany e Luigi assistono in piedi ai lati della poltrona. Melany stessa si occupa di versare un’abbondante dose di gel lubrificante sul dildo, spalmandola poi con la mano. Tutto è pronto. La Bellona si aggrappa alle mie cosce, quasi perpendicolari rispetto al resto del corpo, e mi affonda dentro con forza lo strapon.
Mi risulta tollerabile, specie dopo la cavalcata offertami prima dalla Padrona. Inizia a pompare di bacino freneticamente, ma con movimenti piuttosto inesperti.

-Allora, Monica…ti piace come ti sto scopando?

Il dover conversare su questi livelli banalotti e stereotipati con qualcuno che me lo sta mettendo dentro è sempre una sofferenza per me. Lo trovo di una noia mortale. Le frasi che mi dicono, abitualmente, suonano così false e scontate da farmi passare ogni fantasia. Devo però stare al gioco fino in fondo e faccio del mio meglio per compiacerla.

-Mmmhhh…si, mi piace come mi scopi…

-Lo sapevo che ti piaceva…ho capito che razza di troia eri dal primo momento che ti ho vista… perché tu sei una troia…dillo che troia sei…

Più o meno le stesse frasi me le ha rivolte Luigi, scopandomi, qualche giorno fa. Si vede proprio che sono amici.

-Sono una troia, si…sono una laida troia…

Non so nemmeno se conosca o meno il termine “laida”. Comunque ne dubito.

-Ecco, brava…laida è il termine esatto…una laida troia.

Vabbè, forse lo conosce, anche se non ne sono ancora del tutto convinta. Forse lo ha semplicemente ripetuto senza saperne l’esatto significato.

-Quanto ti piace il mio cazzo? Dillo quanto ti piace!

Visto? Variazioni sul tema minime, scarsità di fantasia. Avrebbe potuto avere più successo dicendo, che so… “Riverserò, dai miei coglioni roventi, un torrente di lava infuocata dentro di te attraverso il mio vulcano in eruzione!” oppure “Straccerò la morbida seta della tua figa di donna mancata con la mia lama rovente fino a farti dimenticare chi sei!”…insomma cose meno scontate del suo piatto “ti piace il mio cazzo”, non trovate?

-Mi fa impazzire…

-Allora prendilo questo bel cazzo! Prendilo tutto fino alle palle!

Pfui.

Mi sbatte ancora per un po’, poi si sfila.

-Mettetemene uno più grosso! Voglio farla godere come merita, questa puttana!

Eccola là, lo sapevo. Comunque fino al quarto dovrei farcela senza troppi problemi, forse.
Le viene sostituito in corsa il cazzo di gomma con quello immediatamente superiore. Come a un pit-stop. Stavolta Melany oltre a lubrificare il dildo, aggiunge una seconda dose di gel direttamente nel mio culetto. Le sono grata.

Mi ha penetrata più lentamente, stavolta. Quantomeno non è del tutto invasata e irresponsabile. Ha fatto un po’ male quando è entrato, ma ho avuto il tempo di abituarmici e ora va piuttosto bene. Quello che però non va bene è che ha ripreso le sue litanie da romanzetto porno di quart’ordine.

-Lo senti com’è grosso il mio cazzone ora? Lo senti come ti sta aprendo tutta?

-OOOOHHHH…SIII…lo sento…lo sento che mi spacca in due…

Sto cercando almeno di dare un minimo di interpretazione a quello che vuol sentirsi dire da me.

-E a te piace essere spaccata in due da un bel cazzone vero? Non ne puoi fare a meno…è la tua natura di troia…

Non certo dal tuo, vecchia carampana. Vorrei tanto poterglielo dire una volta per tutte.

-OOHHH SIII…è bellissimo sentirmi spaccata in due dal tuo cazzone enorme…

-A te piacciono i cazzi enormi vero? Dillo! Fammelo sentire quanto ti piacciono!

-LI ADOOOROOO! ADORO UN CAZZO ENORME CHE MI SFONDA!!!

Oops! Ho esagerato con l’interpretazione, mi sa, e ho detto quello che non avrei dovuto!!!

-Aiutatemi a dare a questa vacca in calore quello che chiede! Mettetemi il cazzo di cavallo!!!

Un momento, aspè…io scherzavo, stavo solo interpretando una parte, non c’è mica bisogno di prendere tutto così alla lettera!

Sollevo la testa preoccupata per controllare se le stiano dando retta o meno. Luigi le ha già sganciato il dildo che aveva su e aspetta di ricevere dalle mani di Melany quello equino. Sono assolutamente certa che a questo punto la mia Dolce Signora interromperà i giochi.

-Eccolo qui.

Risponde laconica la mia Sadica Signora porgendo l’enorme dildo a Luigi che inizia ad agganciarlo alla cintura.

Cerco di guardare Melany negli occhi, ma evita il mio sguardo. Ma cazzo! E’ diventata matta?! Un attrezzo del genere potrei fooorse, e lasciatemi sottolineare bene il FORSE, tentare di prenderlo con molta calma e allenamento, magari con l’aiuto e la supervisione di una persona esperta e responsabile, questa inesperta pazza furiosa qui invece finirà per spaccarmici irreversibilmente il culo!!!

Mi agito sulla sedia ma sono legata bene e non riesco a liberarmi. Dovrei fottermene d’infrangere o meno le regole e urlare loro di lasciarmi andare. Una volta ancora dimostro di essere la scema che sono e invece di rifiutare chiudo gli occhi, mordo le labbra e mi lascio stoicamente andare incontro al mio destino.

Le mie gambe sono percorse da un tremito di paura, appese ai sostegni della poltrona, mentre sento l’enorme cappellona di cavallo strusciarmi contro la figa anale senza riuscire però a trovarne l’accesso.
E’ strano, perché a questo punto dovrei essere tra l’altro piuttosto ben dilatata e magari un pezzettino di punta dovrebbe aver già trovato la via, specie se spinto dentro con la forza che fin qui ha dimostrato di metterci Ivana. Mi decido a sollevare il capo e a controllare cosa diavolo stia accadendo.

Miss Universo ’78 è tutta rossa in viso e sbuffa come un mantice mentre spinge in avanti il bacino tentando di guidare il mostruoso dildo all’interno del mio già abbastanza abusato culo. Il sunnominato dildo invece si piega e si contorce come un’anguilla, sgusciando sempre via all’ultimo momento.
Realizzo che ciò è dovuto alla sua differente struttura rispetto ai precedenti due: quelli erano rigidi e bastava spingere per penetrare, questo, di materiale più morbido e flessibile, andrebbe invece messo dentro quasi a mano, da una persona molto più esperta di quanto sia Ivana.
Incrocio lo sguardo di Melany leggendovi un inequivocabile guizzo di divertimento per quanto sta accadendo e per la paura che mi sono presa.

Hai capito la STRONZA!?! Lo sapeva fin dall’inizio che la vecchia baldracca qui non sarebbe mai riuscita a usare quel dildo! Lo sapeva e ha lasciato che me la facessi praticamente addosso dalla paura, l’infame! Le lancio un’occhiata di fuoco nella quale riesce a leggere la mia raggiunta consapevolezza. Si gira per non mostrare agli altri che sta ridendo.

L’ha fatta sfogare ancora un po’ prima di farle toglierle il dildo assieme a tutta l’imbragatura. Ivana è rimasta visibilmente delusa, tanto che la mia Signora, magnanima, decide di consolarla.

-Avanti, Ivana, lascia stare questa inutile schiava e iniziamo a pensare alla vera cosa per cui sei qui stasera…

Così dicendo, la prende delicatamente per le spalle guidandola verso il centro della stanza. Luigi si affretta a sciogliere le cinghie che mi tengono legata alla poltrona e mi conduce accanto a loro.

Giunto alle spalle di Ivana, la aiuta a svestirsi completamente, sfilandole il body di pizzo. Rimane con indosso soltanto collanine e braccialetti, oltre agli onnipresenti zoccoletti, s’intende. La mia Burlona Signora vuole che faccia altrettanto con lei, per cui l’aiuto a liberarsi di tutto fino a rimanere completamente nuda. Devo proprio ammettere che è sempre uno spettacolo.

Anche Ivana ne sta ammirando il corpo perfetto, con evidente interesse. Il corpo di Ivana invece, una volta liberato dal corsetto in cui era inguainato, dimostra ancora di più gli impietosi effetti del tempo: I seni sono grandi e una volta dovevano essere generosi, ma ora sono cascanti, la pelle attorno alle areole è rovinata dalle smagliature e anche la pelle attorno ai fianchi è rilassata. Insomma…vestita, può ancora fare una certa figura, nuda è una vera frana. Specie se paragonata alla statuaria bellezza della Dea d’Ebano cui si trova di fronte.

Luigi le si inginocchia davanti dando inizio ad un appassionato cunnilinguo. Per non essere da meno, faccio altrettanto con la mia Signora dando il via ad un altrettanto appassionato pompino.

Il Pitone Nero della Padrona si erge ora in tutto il suo splendore, ne lecco avidamente l’asta, gli enormi testicoli, il glande scuro e lucido…Ho come l’impressione che questa serata inizi proprio a piacermi…

E invece no! Ho decisamente parlato troppo presto. Registro con la coda dell’occhio il corpo sfatto di Ivana disteso sul letto al centro della stanza, le gambe piegate e oscenamente spalancate, il suo sesso fradicio e luccicante. Luigi è inginocchiato ai piedi del letto.

In un lampo capisco tutto: la seconda cosa cui teneva tanto la vecchia baldracca era di farsi scopare da Melany! Tante storie per questa semplice verità: voleva Melany! Voleva la sua pelle di seta, i suoi seni scuri e meravigliosi, le sue labbra morbide, voleva le sue lunghe gambe sensuali, le sue lunghe dita eleganti e il suo meraviglioso enorme sesso! Voleva sentire tutto questo su di sé, attorno a sé, dentro di sé!

La guardo come fosse la strega vecchia e cattiva delle favole che cerca per sé il segreto dell’eterna giovinezza sottraendolo alla bella e giovane principessa innocente.

Me ne sono rimasta lì in piedi come imbambolata, mentre la mia Signora, dopo aver indossato un condom, si è chinata su di lei, tra le sue gambe spalancate, infilando il suo perfetto sesso d’ebano in quella figa oscena di vecchia. Luigi, in ginocchio accanto a me, mi tira giù, vuole che mi inginocchi dietro di lui. Non oppongo resistenza, con gli occhi che non riescono a staccarsi dal laido spettacolo cui sto assistendo mio malgrado.

Sono soffocata da una cieca gelosia nei confronti di Melany. E’ del tutto irrazionale lo so. So che mestiere fa Melany e sono io stessa a fissarle alle volte gli appuntamenti. So che scopa coi clienti e con i suoi amici e non so bene con chi altro. Scoperà con tutto il mondo, probabilmente, ma un conto è SAPERLO, un altro, totalmente differente, è VEDERLO accadere davanti ai propri occhi.

Dovrei essere temprata dai tanti anni trascorsi da cuckold e dalla gelosia provata per mia moglie quando ancora pensavo di essere uomo, ma questo è completamente diverso e non me ne so nemmeno spiegare il perché.

Rimaniamo ad osservare una scopata da manuale del sesso che farebbe impallidire l’autore del Kamasutra. Ivana si dimostra molto “vocale”, sottolineando con gemiti, urletti e risatine ogni singolo accadimento, a volte soffoca a stento vere e proprie urla di piacere. Ha orgasmi a ripetizione, durante i quali perlopiù supplica Melany di penetrarla più forte, più a lungo, più a fondo. Vorrei essere io tra le braccia di Melany al suo posto. E’ uno spettacolo che mi spezza il cuore. Mi sento irrimediabilmente scema.

Quasi non ho nemmeno realizzato che Luigi mi ha preso la mano e me l’ha portata al suo cazzo, facendosi masturbare da me per tutto il tempo. L’ho fatto meccanicamente, continuando a tenere gli occhi inchiodati al letto. Mi accorgo che ha schizzato solo quando me lo comunica a voce e mi blocca la mano, aggiungendo che se continuo a segarlo, come in effetti sto ancora facendo, finirò col fargli male.

***

E’ quasi mezzanotte, Luigi e la sua amica se ne sono andati già da un po’, dopo una rapida doccia. Melany è di là nel suo bagno e io sto tentando di dare una sommaria sistemata alla sala in compagnia delle mie tette dimezzate. Le pulizie a fondo le farò domani.
Provo rabbia più che altro nei confronti di me stessa, per essermi potuta affezionare così ad una persona cui non avrei mai dovuto affezionarmi. Affezionata al punto di stare male per una situazione come quella di stasera. Non sono affatto fiera di me.

La mia Signora mi raggiunge ancora avvolta nel suo accappatoio bianco. Ha i capelli bagnati che le si avvolgono in morbidi riccioli attorno al viso e a me sembra ancora più bella del solito. Distolgo lo sguardo da lei, continuando a raccattare cose da terra simulando ancor maggiore impegno nell’operazione. Voglio evitare che possa leggermi negli occhi come riesce sempre a fare.

Mi si avvicina stringendosi nell’accappatoio.

-E’ andata bene, no?

Mi fa con un sorriso. A mia volta, cerco di rivolgerne uno a lei, ma non mi viene altrettanto bene.

-Sei incazzata con me per via della storia del dildo? Ma lo sapevo benissimo che quella stupida non ci sarebbe mai riuscita! Devi scusarmi ma era davvero troppo divertente vedere la tua faccia…

Mi strappa un mezzo sorriso, ma non me la sento di parlare con lei e magari confidarle il vero motivo per cui mi sento giù. Mi viene ancora più vicino a mi costringe ad alzarmi e a guardarla negli occhi. Provo a rivolgere lo sguardo altrove, dato che mi impedisce i movimenti del collo tenendomi fermo il mento con le dita.
Dopo qualche secondo mi arrendo e la guardo anch’io negli occhi.

-Cosa c’è che non va? Intendi dirmelo o vogliamo andare avanti così per molto?

La sua voce è calda, quasi tenera. Sembra addirittura un po’ preoccupata per me.

Dichiaro la mia resa incondizionata e mi lascio scappare due semplici parole, assieme a un sospiro.

-Sono gelosa.

-Gelosa? E di chi?

Non è una domanda retorica la sua, è evidente che non ha idea di cosa stia parlando.

-Di te, Melany.

Rimane a guardarmi per qualche secondo, giusto il tempo di realizzare quello che ha appena sentito uscire dalle mie labbra, poi si stacca da me, scuote la testa e se ne va di là.

Ecco fatto. Ho rotto il giocattolo. Non sono riuscita a tenermelo per me e sono uscita dai ruoli, mettendola in imbarazzo. Degna conclusione di una serata di merda.

Immagino che ora non mi vorrà più qui con sé e che me ne dovrò tornare a casa mia, sola soletta. In fondo me lo merito. Se mi comporto come una quindicenne alle prime esperienze amorose, con chi me la dovrei prendere se non con me stessa? No, ribadisco di non sentirmi affatto fiera di me.

***

Ho lasciato tutto come stava e sono andata a farmi una doccia anch’io. Magari mi schiarirà le idee. Uscita dalla doccia però mi accorgo che non c’è nulla con cui asciugarmi…cretina che sono… ho messo io stessa gli accappatoi usati da Luigi e dalla sua amica in lavatrice poco fa. Avrei dovuto ricordarmene e prenderne uno pulito prima di entrare in bagno. C’è ben poco da fare: cerco di sgocciolare il più possibile sul tappetino del bagno prima di farlo invece per tutta casa, poi esco dal bagno in corridoio.

Faccio quasi un salto di spavento nel ritrovarmi di fronte Melany. Era fuori dalla porta del bagno che mi aspettava. Tutte le luci di casa sono spente e distinguo solo il chiarore dell’accappatoio che indossa.

-Scommetto che hai dimenticato qualcosa…

La sua voce non è quella di una persona incazzata, però. Anzi…mi sembra piuttosto quella di una persona divertita.

-…un accappatoio, forse? Beh…non ce ne sono più, di puliti. Prendi questo…

I miei occhi si sono già abituati all’oscurità, così posso distinguere Melany uscire dall’accappatoio rimanendo nuda, come sono io, in mezzo al corridoio.
La mia capacità di reazione è azzerata.

-Allora? Che fai, non lo prendi? Bagnerai dappertutto…

Con un movimento da torero fa volteggiare l’accappatoio attorno alle mie spalle e mi attira a sé in un abbraccio che profuma di bagnoschiuma al cocco, incollando le labbra alle mie.

Maledizione! Ma cosa crede? Di potermi trattare come una specie di giocattolo, farmi sgobbare per lei come una serva, rivolgendomi a malapena la parola per giorni, per poi costringermi a guardarla scopare le clienti facendomi venire il mal di fegato e alla fine, come se niente fosse, venire da me e rabbonirmi con quattro moine?? Ma stavolta non attacca, cara mia! Stavolta non mi freghi…ho una dignità anch’io, eccheccazzo!

Dopo un tempo imprecisato interrompe il bacio per sussurrarmi all’orecchio.

-Ho pensato che staresti più comoda se stanotte dormissi nel mio letto… il tuo sembra così piccolo e scomodo per due persone.

Ok, mi ha fregato. La mia dignità può aspettare.

Sento l’accappatoio scivolarmi dalle spalle e cadere in terra.

Dopo qualche istante è l’unica cosa che rimane di noi in corridoio.

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