L’addestramento di una sissy slave – 10

Un mese di femminilizzazione, servitù e addestramento presso Domina Melany (Dea dalla Pelle d’Ebano e stupenda Mistress Transex professionista), per la tenera sissy slave Monique. – Giorni 16, 17.

C’era un sacco di lavoro arretrato da fare, in casa, tra pulizie e lavatrici da mandare. Ho avuto giusto il tempo di cambiarmi e mi sono dovuta mettere subito al lavoro. Per tutto il tempo la mia Signora mi ha seguita passo passo pretendendo che le raccontassi nei minimi particolari la mia notte con Luigi. Alla fine mi ha fatto anche i complimenti per la mia prima prestazione “professionale”.

-Sei stata brava. E’ evidente che sei molto portata per questo mestiere.

-Grazie Signora…in realtà non è che abbia fatto poi un granchè…

Mi schermisco io.

-Hai reso felice un uomo, ti pare poco? E’ proprio questo quello che facciamo: rendere felici le persone aiutandoli a realizzare i loro sogni proibiti. Non è cosa da poco, no? Ti è sembrato contento, alla fine?

-Si, direi proprio di si.

Ometto di riferirle il fatto che Luigi abbia accennato di voler organizzare qualcosa anche con lei, semmai sarà lui a contattarla, io non spingerò di certo in tal senso.

-E’ stato anche molto carino ad offrirsi di pagarti un intervento per mettere le protesi al seno, devi davvero piacergli per una cosa del genere. Hai idea di quanto costi?

Ecco…avrei dovuto omettere anche questo. Sarebbe stato molto meglio.

-Si lo so, Signora, ma tanto è una cosa che non posso comunque fare…

-Ok, ok, lo so come la pensi…però lasciati dire che fai male a rifiutare senza nemmeno pensarci su…

Mi sposto a pulire la cucina per cercare di evitare il discorso, ma lei mi segue, incalzante.

-Guarda che un bel paio di tette, da che mondo è mondo, è sempre stato un argomento decisivo, quando si tratta di attirare i maschi…

-Lo so, ma davvero non potrei permettermelo, sul lavoro.

-Su che tipo di lavoro? Su quello che hai fatto stanotte potresti permettertelo eccome!

Non raccolgo la provocazione e continuo a risciacquare le stoviglie della colazione.

-Ti piacerebbe provare ad avere le tette, per un giorno? Non parlo di reggiseni imbottiti, ma di vere tette.

-Certo che mi piacerebbe, Signora, ma purtroppo un impianto non si può fare solo per un giorno…

-E chi ha parlato di impianti? Se ci fosse un modo per avere le tette temporaneamente, senza alcun tipo di chirurgia, le proveresti?

Mmm… qui gatta ci cova…meglio fare attenzione a quello che dico…

-Tanto non è possibile…per cui inutile pensarci.

-Ti ho fatto una domanda, Monique. Vuoi avere la compiacenza di rispondermi?

-Beh…si…in linea teorica.

-E in pratica? SI o NO?

Mi sta mettendo alle corde: se adesso rispondo no, faccio una figuraccia (e poi non sarebbe nemmeno vero che non mi piacerebbe, mi piacerebbe eccome!), se rispondo si, chissà in che razza di guaio mi vado a cacciare.

-Si, ovviamente, Signora.

-Bene, è quello che volevo sentirti dire. Domani stesso faremo una prova.

OHCCAVOLO! Di che razza di prova parla adesso!?

Tento di farle dire qualcosa in più, ma non si sbottona, dice che lo vedrò domani. Evidentemente alla mia Sibillina Signora piace giocare a fare la misteriosa…

***

Nel pomeriggio poco da fare: solo un cliente verso le 18. E’ chiaro che attorno a ferragosto anche i clienti più affezionati se ne stanno qualche giorno in vacanza con le famiglie.
Meglio, perché così ho l’occasione di alleviarle un po’ di tensione con un lungo pompino appassionato, prima di andare a dormire.

***

Giorno 17.

Melany è uscita subito dopo colazione, non ha voluto dirmi dove andava, per cui temo che la cosa sia collegata alla famosa “prova di tette” programmata per oggi. Non so se dovrei essere più curiosa o spaventata.
Torna dopo meno di un’ora, cosa abbastanza insolita per lei che di norma si dedica a lunghe mattinate di shopping. Ha una grossa busta bianca con sé, cerco di individuare il logo stampato sopra ma non ci riesco. Continuo a passare lo straccio in terra.

Si è infilata nella sala principale, quella di ricevimento clienti, e si è richiusa la porta alle spalle. Non depone affatto bene. Infatti, dopo una decina di minuti:

-Moniiique! Lascia stare quello che stai facendo e vieni subito qui.

Ci siamo. Ormai rassegnata al peggio, la raggiungo in sala.

-Ehm…è permesso?

-Che cavolo dici Monique? Ti ho chiamata io, certo che è permesso!

-Si, mi scusi…era per via della porta chiusa, sa…

Intanto mi guardo attorno. Melany è in piedi accanto alla sedia per le visite ginecologiche e sta armeggiando con il carrellino degli strumenti “medical”. Confesso che mi sento tremare leggermente le gambe…

-Avanti, spogliati completamente e siediti sulla poltrona.

-Ma…posso sapere…

-Oh quanto sei paurosa, Monique! Te l’ho detto: proviamo a farti un paio di tette come si deve, anche se temporanee.

-Si, ma…come?

Intanto comincio a spogliarmi perché non me la sento di contrariarla.

-Come…come… stai tranquilla, è un modo che so che funziona. Faremo delle iniezioni di soluzione salina alle tue tettine fino a farle raggiungere il volume desiderato, non c’è nessun rischio, credimi…il peggio che può succedere è che non vengano della forma desiderata, ma comunque credo che domani al massimo saranno sparite…il tempo che la soluzione salina venga riassorbita. Dovremo anche verificare quanto durano, sinceramente non lo so, con precisione.

-Ma…ma…non lo ha mai fatto, prima d’ora??

-Quanto la fai lunga…è per questo che facciamo la prova, no!? Vedremo come va e se il risultato sarà soddisfacente potremo ripetere l’operazione prima di occasioni speciali, magari!

-Farà…male?

Le dico con voce tremula, Intanto che mi siedo.

Intanto dalla busta bianca, che ora distinguo benissimo avere il logo in verde di una farmacia, inizia a tirare fuori due grosse sacche piene di un liquido trasparente, un paio di lunghi tubicini di gomma, garze, liquido disinfettante, bustine varie. Dispone tutto in bella vista sul carrello, avvicina una specie di appendiabiti a forma di trespolo alle spalle della sedia su cui sono seduta e infine infila un paio di guanti in lattice.

-Stai rilassata e muoviti il meno possibile. Puoi tenere giù le gambe, se preferisci, ma non muoverti altrimenti mi costringerai a legarti, ok?

Seguo con una certa preoccupazione i preparativi. Non l’ha mai fatto! Mi sento tanto cavia da laboratorio.

Per prima cosa reclina lo schienale della sedia in modo che io mi trovi in posizione non proprio orizzontale, ma quasi. Appende le due sacche al trespolo, poi collega i due tubicini alle sacche. Sono dotati di un dispositivo per regolarne il flusso fino a fermarlo, infine scarta due aghi a farfalla e li collega ai tubicini. Prende del cotone idrofilo e ci versa sopra il disinfettante, poi me lo passa ben bene sulle tette. Ho i capezzoli raggrinziti dalla paura e dal freddo provocato dal liquido che evapora.

-Pronta, Monique? Cercherò di non farti male, ma se dovesse succedere tu non muoverti lo stesso altrimenti rischiamo di rovinare tutto, ok?

Faccio cenno di si con la testa mentre la vedo avvicinarsi col primo ago. Chiudo gli occhi…

Ho sentito poco dolore, giusto una specie di pizzico nel punto in cui ha conficcato l’ago sotto la pelle, non troppo in profondità, ma nemmeno troppo in superficie. Riapro gli occhi giusto in tempo per vederla conficcare il secondo nell’altra tetta. Rilascia le valvole dei tubicini e inizio a sentire un po’ di pressione provocata dal liquido che lentamente penetra nella mia carne.

-Avrei potuto usare delle normali siringhe, ma credo che in questo modo, agendo più lentamente, otterremo un risultato più uniforme. Ovviamente dovremo spostare gli aghi, ogni tanto, circolarmente.

Sento solo la pressione aumentare, man mano che la soluzione salina mi riempie le tette, niente di insopportabile, per cui mi rilasso un poco.

-Quanta ne dovremmo mettere?

-Beh, direi che un litro per parte dovrebbe bastare…

Mi fa Melany con serietà, poi, vedendo la mia faccia sbiancare, si affretta ad aggiungere:

-No, dai…scherzo…veramente non so quanta ne occorrerà, staremo a vedere… Se fosse silicone più o meno un’idea l’avrei…per ottenere la mia 5a di seno ho messo protesi da 600 gr per parte, ma non credo possiamo basarci su questo. Comunque con te non dovremmo arrivare a tanto, credo che una volta raggiunto il volume di una 3a, dovrebbe già andar bene…almeno come primo tentativo.

Passa ancora qualche minuto e la mia Signora decide che è ora di spostare le farfalle. Lentamente le sfila via, disinfettando con un batuffolo di cotone, e le sposta circolarmente di circa 90 gradi. Osservo un po’ di liquido fuoriuscire dal buco lasciato libero dall’ago, è trasparente, appena rosato da qualche goccia di sangue; dopo un po’ smette.

Ripetiamo quest’operazione un altro paio di volte e oramai il gonfiore di ciascuna tetta è evidente. Ancora si tratta soltanto di un semplice volume e Melany teme che il liquido si espanda troppo, non conformandosi come una tetta naturale, appunto. Ci pensa un po’ su, poi si procura un rotolo di nastro adesivo col quale mi circonda ciascuna tetta, stringendole alla base.

-Vediamo se così riusciamo a circoscrivere l’espansione del liquido…tra un po’ quando avranno più volume, potremo legarle più strettamente alla base in modo di conformarle meglio…

Ci sta mettendo impegno, non perde di vista per un solo momento l’andamento dell’operazione. Continua a spostare gli aghi in circolo, intervenendo dove le sembra ce ne sia più bisogno. La tensione della mia pelle aumenta e comincio a sentire un discreto fastidio. Finito il terzo giro ho le tette grosse come due mele. La mia Signora ne approfitta per legarle ancor più strettamente alla base come aveva preannunciato.

-Un altro giro di aghi dovrebbe bastare…io direi di fermarci quando avremo inserito un terzo di litro per parte, forse poco più. Suggerirei di tenerle legate ancora per una mezz’oretta, poi togliamo il nastro e vediamo come sono venute, ok?

A questo punto sono curiosa anch’io di vedere il risultato. Unico dubbio che ho è se terranno la forma e quanto a lungo la terranno.

Finalmente la tortura finisce e, dopo aver dato un paio di ritocchi qua e là, vengo scollegata dalle sacche e aiutata a rialzarmi. Melany mi osserva con occhio critico, sembra soddisfatta.

-Beh? Non vuoi andare a guardarti allo specchio?

Non me lo faccio ripetere due volte e vado in bagno a rimirare l’opera. E’ strano, mentre cammino, percepire con la zona periferica dell’occhio la presenza di quelle due protuberanze dal mio busto. Raggiungo rapidamente lo specchio.

Nastro adesivo a parte, l’effetto è strabiliante: ho due tette bellissime, non enormi, ma decisamente ben definite. Le carezzo con le mani tremanti, le sostengo coi palmi messi a coppa, ne saggio peso e consistenza. E’ una specie di sogno. Melany mi ha raggiunto e sorride vedendo la mia emozione.

-Non è una bella sensazione avere le tette? Pensa che potresti averle definitivamente, se solo volessi…

Non le rispondo e continuo ad ammirare la mia nuova “tettuta me” nello specchio. La pelle è molto tesa e provo una generale sensazione di indolenzimento, ma la soddisfazione è tale che non ci faccio più nemmeno caso.

-Adesso metti questo reggiseno che ho comperato apposta per te, ti aiuterà a sostenerle e a tenerle conformate, poi tra diciamo…mezz’ora…anche un’ora, togliamo il nastro e vediamo come va.

-Grazie, di tutto.

-Invece di ringraziarmi dovresti valutare seriamente quanto saresti più appetitosa con un bel paio di tette, magari belle grosse e gonfie come le mie. Avresti tutti gli uomini ai tuoi piedi. Per il tuo fisico una quarta dovrebbe andare bastare, ma ricorda sempre che più sono grosse più porca sembrerai agli occhi di un maschio. Pensaci. Adesso finisci di fare quello che stavi facendo prima, muoviti un po’… Dobbiamo collaudarle, vedere come si comportano se ti muovi normalmente.
Indosso il reggiseno che mi porge e ritorno alle mie faccende, inorgoglita dalle mie nuove, sia pur effimere, tette.

***
Sono passate quattro ore e le mie tette sono ancora lì, forse leggermente diminuite di volume, ma sono ancora lì. Non so se res****ranno alla ancora a lungo, ma per il momento so che per qualche ora almeno resistono. Tra l’altro una volta liberate dal nastro adesivo hanno assunto una conformazione molto più naturale e il look è addirittura migliorato. Le controlliamo ogni ora per studiarne l’evoluzione e il risultato soddisfa entrambe.
Verso sera il riassorbimento è però molto evidente e oramai permane soltanto un certo gonfiore. Domattina di loro non rimarrà traccia. Mi lascia più tristezza dentro di quella che mi sarei aspettata di provare, il sapere che non potrò permettermi di averne un paio definitivo, a meno che la mia vita non dovesse assumere una svolta radicale. E’ stato bello però, almeno per una volta, provarne la sensazione e chissà che non possa ripetere questa esperienza a breve…

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