La prigione della salute. Capitolo 2: un usuraio s

CAPITOLO 2 – uN USURAIO SENZA SPERANZA

Nel corso degli anni, al mio amico assistente toccò di ass****re a scene davvero imbarazzanti, ma mai come la disavventura che ha per protagonista Walter, l’usuraio recidivo.
Walter era un uomo di mezza età che aveva giocato con gli averi di molti tra amici e parenti. Schiavo delle abitudini, ora che si trovava in un ambiente nuovo non poteva più contare sulla sua evacuazione quotidiana, da ben quattro giorni, la qual cosa lo infastidiva assai perchè avrebbe dovuto ricorrere all’aiuto dell’infermieria e raccontare tutto. Per lui era come calare le braghe, figurativamente (e anche realmente!).
Tuttavia dovette arrendersi e chiedere una visita per “costipazione”. Ma durante la giornata nessuno lo convocò. Alle 9 di sera i detenuti tornarono in cella, Walter compreso, alle prese con un gran mal di pancia e dei peti infernali! Tuttavia, dopo quindici minuti, la chiave girò ed entrò un’infermiera di mezza età, piuttosto corpulenta, seguita dal mio amico assistente sanitario che portava con sè il carrello delle meraviglie (meraviglie per chi legge ma non per Walter!!). Non mancava nulla, dai microclismi alle supposte effervescenti all’acqua saponata. E sopra a tutto, spiccando nel suo bel arancione carico, la pera da 250 ml, già carica e unta in punta con la vaselina. Si diressero verso Walter: “a causa di un caso di appendicite che ci ha occupato per tutto il pomeriggio, dobbiamo procedere alla visita qui. Ora assuma la posizione ginocchia gomiti e cali le braghe”. Walter arrossi violentemente colto senza preavviso. Era arrivato il momento di calare le braghe!! Visibilmente imbarazzato Walter si abbassò i pantaloni e obbedì ai comandi. Due mani abbassarono le mutande quel tanto che bastava per scoprire la parte interessata. L’infermierona, si mise il ditale in lattice e prese la vasellina “ora metti la testa sul cuscino e solleva il culetto, ho qui una bella purga per te!”. Walter non poteva res****re e cercò di alzarsi “aspettate!!” ma le mani del mio amico lo afferrarono e lo costrinsero a piegarsi sulle ginocchia della matrona dalla mano pesante, che dopo due sonore sculacciate, spalancò con mano esperta le natiche e infilò il suo dito grassoccio nello sfintere contratto. “ahhhhh! ahhhh! un attimo un attimo!”. “Qui c’è un bel tappone da far uscire, ed è bello grosso. Ce l’hai proprio qui, ma non esce, vero?” l’infermierà ammiccò ironicamente. Poi afferrò la s**tola dei microlismi e ne estrasse quattro. “Sei così pieno che ci stanno solo questi qui”. E così, sentendosi trattato come un moccioso, Walter subì ben quattro microclismi, natiche separate, punta del microclisma che infastidisce il buchetto, inserimento irritante, bruciore provocato dal glicerolo e un gran bisogno di evacuare. Lo fecero attendere tenendogli chiuse le natiche per cinque lunghissimi minuti, in cui i suoi compagni di cella, nel silenzio generale, facevano finta di non vedere ma vedevano benissimo, alcuni si eccitarono, alcuni si preoccuparono pensando al proprio sfintere.
Walter riusci infine ad evacuare un grosso blocco, e l’infermiera dovette somministrargli successivamente 3 pere arancioni saponate perchè si liberasse dei suoi pesi.
A Walter furono applicati spesso clisteri e supposte. Ma quell’episodio nella cella, col culo apero di fronte a tutti, non l’avrebbe mai dimenticato!

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