La Mia Ragazza Sissy

Per quasi un anno, ho avuto una ragazza molto speciale… in mezzo alle gambe, madre natura le aveva dato un cazzetto di modeste dimensioni, che spesso non tirava. Era stupenda: una principessina con un culo da favola sempre bagnato, due occhi da cerbiatta, gambe liscie e piccole tettine, sottomessa e disposta ad ogni mio capriccio…

Abbiamo convissuto. Lei voleva stare enfemme tutto il giorno e da me poteva farlo. In cambio, mi teneva pulita la casa e mi cucinava, mi custodiva. Al vitto provvedevo io, per entrambi. E’ riuscita a tirare fuori tutto il mio lato dominatore, senza il minimo sforzo apparente…

Ogni volta che tornavo a casa, lei era vestita sexy, su tacchi da brivido e mi guardava con questi occhioni dicendo “ciao, amore!”.
Il più delle volte non resistevo e la chiavavo lì dov’era: ai fornelli, contro la porta d’ingresso, sul tavolo della cucina. Era troppo invitante, era un invito a svuotarmi i coglioni, subito. Immediatamente.
A volte le facevo male, nonostante fosse molto elastica, ma mi stringeva ancora più forte. Mi ha confessato che sono proprio quelle le volte che più l’hanno legata a me, che le fanno pulsare il culetto solo a pensarci…

A volte però ero più paziente, e mi limitavo a metterla in ginocchio per il pompino di benvenuto… per poi portarmela a letto ed esplorarla con calma.
La facevo sempre mettere a culo in su mentre mi preparavo, senza mutandine. Lei si teneva sempre la fighetta lubrificata (su mie precise istruzioni) e sentire il fresco sul suo buchetto durante l’attesa la eccitava da morire. Il suo cazzetto allora diventava davvero piccolo, un grazioso ornamento senza funzione intorno al suo tempio della femminilità.

Alcuni giorni avevo voglia di soddisfarla: allora la legavo. La accarezzavo, le passavo una corda doppia intorno al collo mentre glielo baciavo, e giù verso le tette, intorno al petto… una sculacciata bella decisa, di quelle che si fanno capire… lei non se lo aspettava e gemeva fra le mie mani… piccola, fragile… femmina.

Alternando schiaffi e carezze, graffiandola, baciandola, finivo il mio rituale: la legavo completamente, mani, petto, piedi. Era il mio oggetto, il mio buco. Una volta in mio potere, le alzavo il mento guardandola negli occhi… lei sospirava, impazzita di desiderio. A quel punto la baciavo, lingua su lingua, accarezzandola e dicendole quanto era stata brava, che era la mia troia, solo mia…

Da immobilizzata, lei obbediva. Un bel pompino, prima di fotterla, era d’obbligo… la lasciavo fare, perlopiù. Era un’artista, una delle poche creature in grado di farmi venire con la bocca… e di gran lunga la più brava. Sapeva che doveva guardarmi, doveva sentirmi, doveva ascoltarmi: QUESTO è un Pompino. Negli altri casi, si tratta di un’egoistica succhiata di cazzo. Ma lei VIVEVA per il mio cazzo, lo venerava.

Poi la prendevo da dietro, lei scomoda ma ansimante, e le parlavo nell’orecchio mentre le premevo il membro sulla fighetta… a volte passavano minuti di parole porche e sospiri, prima che la penetrassi.

Una volta, che mi sentivo particolarmente stronzo, l’ho bendata ed imbavagliata, l’ho portata al massimo arrapamento… e poi me ne sono andato. Mi sono vestito e sono andato fuori a bermi una birra, con lei che mugolava. Quella volta non mi ha parlato per due giorni. Poi l’ho chiavata e abbiamo fatto pace… e mi ha confessato che non si era mai sentita così fragile e arrapata in vita sua, la puttana.

A volte, dopo un po’ di coccole, si eccitava tanto da avere un’erezione. Allora la coricavo supina, delicatamente, e prendevo a farle un lungo, agonizzante pompino… giocando col suo buchetto, sfiorandolo appena, e leccandola per tutta la lunghezza, con sospiri e rumori che le trasmettevo con la punta della lingua, la sua erezione diventava presto quasi dolorosa.

Ci so fare coi pompini, lo ammetto…e lei usciva di testa. Ma non la facevo venire, mai. La lasciavo sempre ad un passo dall’orgasmo, frustrata, violata, sfinita.
Quando mi ero divertito abbastanza, la fottevo. E lei andava in calore: l’unica sua speranza di liberazione passava dal culo, sapeva di poter godere solo come una donna. Diventava una macchina da riproduzione, un buco… un recipiente per il mio seme.
La chiavavo di gusto, la mettevo a pecora con le gambe ripiegate sotto di lei, e con la mia grossa cappella le spingevo la prostata con un ritmo inclemente e deciso. Il mio cazzo quasi usciva ogni volta, per poi rientrare e violentarle senza pietà quel magico punto.

So com’è: quasi doloroso, ti esplode la testa, pazzesco. Ti sembra di pisciarti addosso, o peggio. Ma godi come non mai e di punto in bianco ti ritrovi, del tutto impotente, a sbavare e fare versi ridicoli mentre perdi la dignità del tutto…

Ecco, lei poteva essere scopata per ore. Mugolava, piangeva, veniva, poi subiva di nuovo. La limonavo forte, stringendola a me per farle sentire il possesso ma anche il mio affetto.
Lo vedevo eccome, quando veniva: in lacrime, tutta rossa in volto, la lingua di fuori… la bocca aperta per cercare di prendere quel poco di ossigeno in più… sbavava tutta umiliata, senza potersi asciugare, e mugolava di godimento come una femmina… no, meglio: come una sissy. La mia sissy.

Alla fine, sul letto c’era una pozza di lubrificante, sperma e liquido preseminale. Un disastro, una meraviglia. Le facevo pulire tutto e lei, ancora con gli occhi a cuore e la passera che pulsava, obbediva.

Purtroppo, dopo qualche mese lei ha avuto una brutta crisi d’identità. Non si vedeva più donna allo specchio. L’ho lasciata andare. Ma il sesso che ho avuto da lei è stato indimenticabile. Da allora ho avuto storie e avventure con più trav e trans che donne. Sono creature magiche.

Nessuno brama, e allo stesso tempo rispetta il tuo cazzo, come lo fa una sissy.

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