La gonnellina di jeans

Un guasto alle tubazioni dell’impianto idraulico aveva causato un allagamento a casa mia e visto
che era già un po’ che ci pensavo, con l’occasione avevo preso la decisione di ristrutturare i bagni di casa.
Avere i muratori e contemporaneamente vivere in casa, in più con una una bimba piccola, non era certo una situazione comoda, ma con la prospettiva di avere finalmente i bagni di casa come li volevo io e con un pizzico di pazzia che mi accompagnava, avevo scelto con l’impresario i vari materiali, piastrelle, sanitari, rubinetterie, lampade e arredo dei bagni.
L’impresario di nome Giovanni era un uomo molto interessante. Molto alto, massiccio ma atletico, lineamenti marcati ma belli. Insomma uno di quei uomini che ti facevano pensare e fantasticare.
Iniziata la ristrutturazione Giovanni seguiva personalmente i lavori, veniva al mattino, dava disposizioni, andava via e tornava al mattino successivo.
Ammiravo quel suo fisico possente e la facilità con cui spostava dei materiali pesantissimi.
Aveva due mani enormi che diventavano una morsa d’acciaio quando afferrava qualcosa.
Ormai avevo capito i suoi orari e attendevo con ansia il suo arrivo anche solo per vederlo.
In quel periodo poi ero a casa da sola e le notti erano lunghe, non passavano mai, le voglie aumentavano e la mia mente desiderava quello che aveva memorizzato nell’arco della giornata e Giovanni faceva parte di questi desideri.
Sceneggiavo delle situazioni di fantasia, magari con lui che entrava in camera e mi trovava completamente nuda sotto le lenzuola. Oppure io che mi masturbavo con lui che mi spiava masturbandosi a sua volta.
Alla fine lui era il mio cuscino, lo abbracciavo, lo stropicciavo. Le mie fantasie erotiche, alimentate da un forte desiderio sessuale, non avevano fine.
Immaginavo il suo enorme pisellone entrare e uscire dalle labbra della mia fighetta come uno stantuffo che faceva su e giù con un movimento continuo e interminabile, oppure vederlo schizzare sul mio viso dopo averglielo libidinosamente baciato.
Non vedevo l’ora che si facesse sera per mettere in opera le mie fantasie, il tutto senza che Giovanni potesse immaginare qualcosa. Erano solo pensieri miei.
Al mattino successivo solito discorso, Giovanni, intorno alle 8,30, arrivava dava disposizioni e se andava. Con me solo un saluto e la solita domanda “tutto bene?” mai una parola che in qualche modo potesse fare pensare un interessamento nei miei confronti.
Una mattina avevo però bisogno di parlare con lui per tracciare le modifiche dell’impianto elettrico.
Di solito in casa mi vestivo comoda indossando solo una maglietta però visto la presenza di estranei in quel periodo indossavo anche dei pantaloncini o delle bermuda.
Quella mattina volevo osare un po’ di più e avevo indossato una gonnellina di jeans forse un po’ troppo corta per la situazione ma sentivo la voglia di sentirmi desiderata. Succede di avere voglia di essere guardate.
Avevo preparato un disegno da dare a Giovanni con lo schema dell’impianto elettrico di dove posizionare le nuove prese, ma quando lui era arrivato aveva detto che preferiva tracciare la loro posizione direttamente sul muro.
Aveva chiamato il muratore e avevan iniziato a tracciare l’impianto discutendo tra di loro per come effettuare il lavoro.
Presenziavo interessata alla discussione ed ero intervenuta a segnalare un particolare.
Nel fare questo dovevo passare davanti a Giovanni e lo spazio non ce n’era tanto. Lui si era spostato ma evidentemente non del tutto, visto che passandogli davanti il mio lato B si era strusciato contro il suo pisellone.
Era stato solo un attimo ma era bastato per sentire la sua forma.
Però! Mi ero detta tra me e me sentendone le proporzioni.
Come se non bastasse per esporre il particolare io mi ero dovuta inginocchiare, visto che la presa elettrica si trovava in basso. Chiaramente con quel movimento la gonnellina si era alzata lasciando probabilmente intravedere le mie mutandine, quel giorno di colore viola scuro.
Avevo continuato con indifferenza il mio intervento e una volta rialzata ero ripassata davanti a Giovanni facendo però attenzione a non strusciare nuovamente contro il suo pisellone.
Vedevo Giovanni diverso dal solito, era strano e insolitamente impacciato, come se volesse dire qualcosa. Probabilmente le mutandine viola lo avevano distratto.
Ero stata io a prendere l’iniziativa chiedendogli se gradisse un caffè, ma era stato lui a dirmi che avrebbe preferito prenderlo con me al bar sotto casa in modo da fare anche colazione visto che non l’aveva ancora fatta.
Dato che neanch’io l’avevo fatta, avevo accettato la sua proposta.
Mi sentivo emozionata ed eccitata della cosa. Quel strofinamento involontario aveva acceso ancora di più la mia fantasia. Già immaginavo cosa sarebbe successo la notte successiva.
Mi sarei inginocchiata davanti a lui sbottonandogli i pantaloni per baciarglielo vogliosamente in attesa del suo orgasmo su di me, oppure avrei rifatto la scena del passaggio davanti a lui per essere posseduta.
La mia fantasia volava già in alto.
Nel frattempo eravamo scesi al bar, portando con noi la piccolina che dormiva nel suo passeggino.
C’eravamo seduti ad un tavolino all’aperto ma riparato da delle siepi. Un po’ di relax in una calda giornata di inizio estate.
Seduta cercavo di coprirmi ma la gonnellina era abbastanza corta e Giovanni seduto di fronte a me sicuramente intravedeva il mio intimo.
Cercava di non guardare ma il suo sguardo cadeva ogni tanto tra le mie gambe.
“Mi fa veramente piacere fare colazione con voi.” Aveva detto dandomi del voi.
Parlava così, dandomi del voi. Non era la prima volta che mi capitava di incontrare persone che mi davano del voi.
“Posso dire che voi siete veramente una donna molto attraente, senza fraintendimenti bene inteso”. Aveva aggiunto.
L’avevo ringraziato con un sorriso. “Se avesse immaginato tutto quello che fantastico con lui nelle mie notti!” Avevo pensato.
Non aveva aggiunto altro, parlavamo del più del meno, dei lavori in casa e altro.
Mi piaceva come parlava, era molto simpatico.
La piccolina che era nel passeggino al mio fianco aveva iniziato a muoversi e io per rimetterle il ciuccio mi ero girata un attimo verso di lei senza accorgermi che per farlo le gambe si erano aperte lasciando intravedere meglio le mutandine.
Giovanni non aveva perso l’attimo e nel rivoltarmi verso di lui avevo notato il suo sguardo tra le mie gambe.
Non aveva cercato di giustificarsi anzi aveva detto:
“Veramente due belle gambe”, aggiungendo dopo due secondi di pausa “e anche molto sexy”!
L’avevo ringraziato un po’ imbarazzata, avevo fatto quel movimento involontariamente senza rendermene conto di mostrare a Giovanni una veduta migliore della mia fighetta coperta dal leggero strato di cotone.
Ma ero contenta che fosse successo. Mi eccitava essere guardata da lui e sicuramente sarebbe stata anche questa una scena da rifare nei miei pensieri notturni
“Beh insomma! Siete proprio uno spettacolo”, aveva aggiunto “mi spiace dovermene andare ma il dovere mi chiama”,aveva concluso.
Gli avevo risposto con un sorriso malizioso. Quasi come per dirgli “Se proprio devi, peccato.Sono qui per te e con la voglia matta di te.” Però chiaramente tutto era rimasto solo nei miei pensieri.
“Mi piacerebbe rivedervi ancora, che ne dite se facessimo colazione qui domattina.” Aveva chiesto.
Avevo fatto notare a Giovanni che io abitavo di fronte al bar e che sarebbe stato meglio di no, aggiungendo però ” Possiamo prenderci un caffè in terrazza da me!”
“Ok. A domani. In terrazza, io porto le brioches.” Aveva risposto con un sorriso a trentadue denti e maliziosamente aggiunto:
“Però mi raccomando stessa gonna e magari mutandine bianche. Adoro le mutandine bianche!”
Non mi aspettavo questa sua risposta e nello stesso tempo proposta, ma in fondo ero stata io a provocarlo e senza scompormi gli avevo risposto sorridendo alla sua battuta:
“Vuoi farti del male? Vedremo quanto sarò sadica”.
In realtà ero rimasta senza fiato alla sua battuta o richiesta.
Cosa fare? Cosa avrebbe pensato Giovanni se avessi effettivamente accettato alla sua richiesta.
Trasgressione o razionalità, solito dilemma.
Quella notte non lo avevo desiderato, non che non ne avessi voglia ma l’indecisione di cosa fare mi bloccava.
Cosa sarebbe successo se l’avessi accontentato?
Ma in fondo era quello che volevo anch’io.
Al mattino successivo aspettavo nervosamente Giovanni. Ero molto agitata dalla situazione.
Quando era arrivato mi aveva salutato normalmente.
Aveva con se le brioches, me le aveva date dicendomi che sarebbe arrivato subito, il tempo di parlare con i muratori.
Ero molto agitata. Avevo preparato in terrazza il tavolino e due sedie da esterno. Giovanni era arrivato subito dopo.
“Sono ancora calde e fragranti”, aveva detto guardando le brioches. “Bello qui in terrazza.” Aveva aggiunto.
Avevo preparato i caffè e mi accingevo a portarli in terrazza.
Giovanni mi guardava. No aveva distolto un attimo il suo sguardo su di me.
Mi stava mangiando con gli occhi, si vedeva. “Chissà cosa starà pensando”, mi chiedevo dentro di me.
Arrivata in terrazza Giovanni aveva detto ridendo:
“Beh! La gonna è la stessa, chissà sotto”!
“Chi lo sa! In qualsiasi caso stamattina colazione in piedi”! Avevo risposto.
“No, non vale non potete farmi questo”! Aveva replicato.
In effetti non mi ero seduta, aspettavo a farlo, anche se avevo una gran voglia di farlo.
Avevo indossato le mutandine bianche come aveva chiesto Giovanni.
Anche se eccitatissima aspettavo a sedermi, volevo vedere la sua reazione.
Non si era seduto neppure lui, eravamo rimasti così, in piedi a guardarci e sorridere almeno per un paio di minuti.
“Siete molto sexy anche così, ma che ne dite se ci sedessimo”? Aveva detto
Toccava a me sbloccare la situazione, lui non mi avrebbe più chiesto di sedermi.
“Dai sediamoci che qui si raffredda tutto”. Avevo proposto.
C’eravamo seduti. Il suo sguardo era ancora fisso nel mio. Non aveva ancora guardato sotto.
Mi stava facendo eccitare solo guardandomi negli occhi.
Il pensiero di farmi guardare mi prendeva molto. Volevo il suo sguardo tra le mie gambe.
“Siete sexy da impazzire. Quelle mutandine bianche mi fanno impazzire. Mi fanno uscire di testa. Lasciatevi guardare meglio. Divaricate leggermente le gambe vi prego.” Aveva detto Giovanni.
Ero indecisa sul da farsi, mi sarebbe piaciuto un po’ di corteggiamento in più e non una richiesta così diretta.
Ma l’avevo accontentato.
Avevo aperto leggermente le gambe mettendo bene in mostra quel lembo di cotone bianco, leggermente trasparente, che copriva la mia fighetta. Avevo una gran voglia di scoprirla, di mostrargliela, voglia di toccarmi e di farmi toccare, ma mi trattenevo solo per contegno.
“Sono eccitatissimo, lasciatevi toccare” Aveva chiesto.
“No, toccare no, non mi va, sto già sbagliando così” Avevo risposto decisa, anche se non desideravo altro che essere toccata dalle sue mani e sentire le sue dita sulle labbra di una fighetta ormai strabagnata.
“Allora vi prego restate così, lasciatevi guardare. Toccatevi voi mentre io vi guardo. Tocchiamoci insieme, ognuno per se.” Aveva replicato mentre con la mano si stava strusciando il pisellone da sopra i pantaloni.
Eravamo tranquilli in terrazza, era una zona no limits per i muratori. Non sarebbero mai venuti fin lì.
Non sapevo cosa fare, ma fondo era quello che volevo, quello che avevo desiderato per tante lunghissime notti.
Avevo aperto leggermente le gambe e con la mano avevo iniziato ad accarezzarmi la fighetta da sopra le mutandine.
Ormai ero eccitatissima, le mutandine si erano bagnate e aderivano come una seconda pelle alla forma della fighetta. Bagnandosi erano ormai quasi del tutto trasparenti. Lasciavano intravedere la mia peluria rossiccia e arricciata.
Accarezzavo con le dita le labbra della fighetta formando un solco che le divideva in due. Le mie dita erano come un aratro che solcavano e aprivamo la terra da come entravano tra le labbra della fighetta. Le mutandine me le sarei strappate di dosso dalla voglia che avevo di infilarmi almeno le dita nella fighetta.
Se Giovanni in quel momento avesse osato non sarei riuscita a dirgli di no.
Infatti lo pensavo, stavo per chiedergli di baciarmela, farmi sentire la sua lingua o di strusciare il suo pisellone sullo spacco, sentirlo schizzare e farmi coprire le mutandine dal suo sperma.
Invece si limitava a strusciarsi con la mano il pisellone da sopra i pantaloni.
Ma la situazione non era certo adatta a fare niente di tutto ciò.
I muratori non sarebbero venuti in terrazza ma per il non si sa mai, mi ero fermata.
“Dai Giovanni basta, non possiamo. Non mi sento al mio agio, potrebbe venire qualcuno. Vorrei, sono eccitatissima ma fermiamoci qui”. Avevo detto
“No vi prego continuate ancora un po’. Dai fatemela vedere.” Aveva replicato.
E dopo un rifiuto da parte mia si era ricomposto anche lui. Non era certo la situazione migliore.
Eravamo rimasti ancora in terrazza seduti.
Mi sentivo a disagio con le mutandine bagnate e gli avevo chiesto di allontanarmi un attimo.
Ero andata in camera a cambiarmele.
Giovanni l’aveva capito e una volta rientrata in terrazza lui stesso aveva detto che doveva andare.
C’eravamo salutati dandoci appuntamento per il giorno successivo.

Nonostante l’avessi desiderato per tutta la notte successiva la mattina dopo non avevo messo la gonnellina in jeans ma un paio di bermuda. Avevo pensato molto a quanto era successo e la razionalità aveva vinto. Avevo esagerato ed ero un po’ sulle mie.
Giovanni non aveva fatto domande. Avevamo fatto una tranquilla e allegra colazione.
Solo alla fine avevamo affrontato la situazione. La sua era stata una domanda molto diretta quando mi aveva chiesto cosa provavo per lui.
Avevo rispondo dicendogli semplicemente la verità. Avevo ammesso di provare un’attrazione per lui e di desiderarlo ma ero anche molto indecisa.
Prima di andarsene mi aveva chiesto di avere un’esigenza di fare un rilievo in casa in tranquillità senza che ci fossero gli operai.
“Giovanni non sono nata ieri. Se vuoi venire vieni pure ma non trovare queste scuse per stare da sola con me. Comunque ok vieni nel pomeriggio alle cinque. Ci prenderemo un altro caffè ma sicurezza farò venire qui mia madre.” Gli avevo risposto.
Aveva semplicemente risposto “Ok” e se n’era andato.
Un appuntamento da sola in casa con lui. Ero molto indecisa. Da una parte mi piaceva la cosa, dall’altra avevo timore.
Ma come avrei fatto a dire a mia madre di venire. “Mamma vieni perché c’è l’impresario che viene a casa e non voglio restare da sola”. Mi avrebbe sgamata subito.
Ero indecisa ma anche eccitata dalla situazione. Lo desideravo nella mia fantasia ma passare ai fatti per me sarebbe stato difficile. Non era da me.
Alle cinque gli operai erano già andati via e Giovanni puntualissimo si era presentato alla porta.
Gli avevo aperto e fatto accomodare. Ero da sola.
“Ci prendiamo prima un caffè poi tu fai il tuo rilievo?” Avevo proposto.
“Volentieri, grazie.” Aveva risposto.
Indossavo la gonnellina di jeans.
Sentivo Giovanni dietro di me, molto vicino a me.
“Ti sta molto bene questa gonna” , aveva detto dandomi del tu.
Mi ero voltata verso di lui e l’avevo ringraziato. Eravamo veramente molto vicini.
“E le mutandine che colore sono”. Aveva chiesto.
Avevo semplicemente risposto:
“Bianche”
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Laura

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