La cliente del supermercato (parte 2)

Apro gli occhi e mi sento esausto, come se non avessi dormito affatto. Mi alzo di s**tto e sono frastornato, non ho idea di quanto posso aver dormito ma la sveglia sul comodino mi rinfaccia 10 ore di sonno di fila. Sono ancora nudo con addosso solo un lenzuolo, ma il letto non è il mio. Sono ancora a casa di Lara, ma lei non è lì vicino a me anche se sento rumori dalla cucina. Mi alzo e vado a vedere cosa sta facendo, me la ritrovo davanti con un perizomino nero che risalta sulla pelle abbronzata, niente reggiseno, quella bella quinta sta all’aria libera di essere guardata, ammirata, adorata e desiderata. I capelli lisci e scuri le cadono sulle spalle mentre si gira e mi guarda con un sorriso malizioso e le labbra carnose che invogliano a un dolce risveglio. Mi avvicino e la stringo da dietro con le braccia attorno alla vita, le labbra che si posano sul suo collo scostando dolcemente i capelli e il cazzo che poggia tra le sue chiappe enormi e sode. “Buongiorno al mattiniero eh?” -“Merda sono già le otto” rispondo realizzando che dopo la monta di ieri sono crollato in c***. -“Devo muovermi e andare a prepararmi che oggi devo attaccare per pranzo, quando ci rivediamo?”. -“E chi ti ha detto che voglio rivederti, Eh mr. macho?” mi ha spiazzato, ci sono rimasto veramente di merda. -“Se abbiamo giocato una volta non vuol dire che si debba fare il bis per forza no? Oppure credi che sia rimasta estasiata dalla tua performance?” -“Pensavo ti fosse piaciuto, non credevo di offenderti dicendo quando ci rivediamo”. Mi sorrideva e allo stesso tempo era incredibilmente seria, beffarda e soprattutto conduttrice del gioco, il che talvolta mi arrapa ancora di più. -“Tieni e sbrigati, altrimenti se arrivi in ritardo e ti cacciano dopo sarebbe un problema per rimediare il Brut al supermercato”, mi lascia un foglietto con il suo numero le sorrido di rimando e corro a vestirmi. Mi preparo in un paio di minuti, le do un bacio e la scopo con gli occhi un’ultima volta prima di uscire. Tutto il giorno è un susseguirsi di pensieri su di lei, di flash, di come la tocco, del suo profumo, di come voglio metterla e come desidero montarla e penetrarla. Faccio poca attenzione agli ordini che ho da sbrigare e alle pedane da scaricare dal magazzino. Sto impazzendo e allo stesso tempo penso a dove portarla, a come farla uscire allo scoperto per poter giocare io in casa stavolta, sul mio campo da gioco dove le regole sono semplici, non esistono. Vado in pausa e continuo ad averla in testa, non resisto, la vorrei avere qui ora e metterle una mano tra le cosce, risalire fino alle sue dolci labbra leggermente umide e cominciarea penetrarla. Mi sto tirando una sega nel bagno del magazzino, approfittando che gli unici colleghi sono di sopra nei reparti e gli altri in pausa come me. La testa e il cazzo mi esplodono insieme e capisco che devo organizzare l’incontro al più presto. Controllo gli orari della settimana che viene dopo essermi dato una ripulito giù in bagno, gli dei a volte ascoltano davvero le nostre esigenze, mi hanno anticipato le ferie alla settimana prossima per via di altri problemi con il personale. In altre occasioni avrei dato di matto ma all’idea di poter avere a breve un paio di settimane da godermi con Lara il mio umore è cambiato di botto.
L’idea mi è venuta come un fulmine a ciel sereno proprio nel momento migliore, conoscevo un vecchio capanno degli attrezzi abbandonato vicino alla faggeta poco distante da Roma, era l’ideale per una giornata fuori dall’ordinario con Lara, fresco, lontano da sguardi e orecchie indiscrete e soprattutto sicuro visto che in 10 anni in cui ci sono andato sporadicamente non ho mai trovato alcun segno di passaggio straniero nel capanno.
Sento la mia dea il giorno dopo, mi dice di richiamarla più tardi perchè al momento è in ufficio, da quel che ho potuto dedurre è una segretaria, una di quelle che assumerebbe chiunque subito vista la tempesta di ormoni che s**tena nelgi uomini. Quando la risento è serena, la sua voce calda mi fa bruciare nel vivo, le parlo dell’idea per l’uscita e ci accordiamo per l’inizio settimana. Quei giorni di attesa sono micidiali, interminabili e soprattutto snervanti, specie perchè in quei giorni non è più passata al supermercato cominciando a farmi venire in testa una serie di pensieri che si sono placati solo quando l’ho risentita il sabato per confermare l’uscita. Mi ha detto di non essere stata bene in quei tre giorni e che era rimasta in casa per essere sicura che ci saremmo visti all’inizio della settimana. Arriva finalmente il lunedì e la giornata era stupenda, un sole che spacca le pietre, almeno quanto io avevo voglia di spaccare lei. Avevo portato un po’ di sturmenti interessanti certo che le sarebbero piaciuti e tanto olio da aprire un frantoio. Lei aveva il suo solito sorrisetto beffardo quando sono passato a prenderla, un abito bianco e azzurro attillato che ne metteva in risalto le forme curveggianti e un paio di sandali aperti chee facevano mlto vamp. Ci baciamo e il suo rossetto mi trasmette tutto il calore di innesco di cui avevo bisogno. Partiamo da casa sua e arriviamo alla faggeta dopo una quarantina di minuti visto che le strade erano pressocchè deserte. Il posto le piace, si mette subito a suo agio nel fresco mentre cio comincio a portare l’attrezzatura nel capanno. Da fuori ha l’aria dismessa e arruginita viste le lamiere, dentro è ancora pieno delle attrezzature usate in passato e che ho avuto modo di sperimentare altre volte con compagne avvezze alla sottomissione. Esco fuori per andare a chiamarla e vedo che si è messa nuda a prendere il sole in uno dei punti più illuminati non coperto dai rami degli alberi. Gli occhiali da sole le incorniciano il viso mentre la ammiro e la gusto con lo sguardo come un’opera d’arte, un blocco di marmo saggiamente scolpito e lucido che ti fa fremere solo a guardarlo. Mi levo i pantaloni e poi maglietta e mutande sfoggiando il cazzo eretto alla vista di lei. La porca si abbassa un po’ gli occhiali per guardare la nerchia senza filtri e poi li rialza sistemandosi di nuovo al sole. Come avevo previsto nelle vicinanze non c’è nessuno e credo che sia il momento migliore per dare inizio alle danze, tiro fuori l’olio e comincio a cospargerci il cazzo completamente, scappellandolo e stimolando l’erezione sempre di più, sembrava un grosso manubrio lucido. Mi avvicino a lei sovrastandola mentre è sdraiata al sole. Lara si ritrova con il mio cazzo e le palle sopra la sua faccia sgocciolandole sopra grosse lacrime d’olio. Mi abbasso inclinando il cazzo in direzione della sua bocca che si schiude per fargli spazio e avvolgerlo con le sue calde labbra. Sento le sue labbra e la sua lingua avvolegerlo e risucchiarlo, le tengo le mani ferme e serrate dalle mie sui fianchi in modo da poter gestire io completamente la situazione. Sono io a condurre stavolta e non sarà breve. La sento un po’ sussultare con la gola, ha bisogno di respireare di più ma non l’accontento, spingo la nerchia nella sua gola e la tengo in tensione per saggiare la sua resistenza. Lara comincia a dimenarsi e prova a mugugnare qualche parola mentre comincio a vederla arrossire, respira a fatica e vuole farlo uscire. La accontento e lentamente tiro su il bacino facendo uscire il cazzo grondante di saliva dalla sua bocca. -“Arghhhhhhhh, ohhhhhhh porco mi volevi soffocare eh?” -“ho tutto il tempo vacca non preoccuparti”. Si lecca le labbra per non perdere il mio sapore e allora l’aiuto ad alzarsi e la conduco nel capanno. Per la prima volta l’espressione sul suo viso cambia e lascia posto al dubbio e all’incertezza, al non capire l’evolversi della situazione. Rimane quasi scioccata nel vedere l’interno del capanno tra carrucole e ganci arruginiti che sovrastano le pareti, si sofferma a osservare diverse catene che scendono dal soffitto in un intricato gioco di grovigli con cavi e polsiere. Si gira a guardarmi e la trovo un po’ spaventata e disorientata anche se incredibilmente eccitata, le dico di voltarsi e di appoggiarsi con le mani al bancone da lavoro. Prendo l’olio e comincio a spalmarlo su di lei in ogni parte del suo corpo, abbondo fino a quando ogni centimetro della sua pelle non trasuda saturo di olio. Qui si comincia, la mano sinistra si serra in un attimo sul suo collo mentre la destra si insinua tra le sue gambe massaggiandole la figa. Già è fradicia, fuori per l’olio e dentro per gli umori, adoro toccarla e gustarmi la sua pella al mio tocco, abbronzata con le linee bianche del segno dell’intimo. Le unisco i polsi con una mano mentre afferro una delle fascette che ho portato, gliela giro intorno ai polsi in modo che non possa muoversi ma senza stringerla troppo. Il suo corpo lucido e viscoso è pazzesco, una vera troia da sfondamento. So come muovermi, inizio a manovrare il sistema di carrucole e ganci del capanno per issarla al centro dellla stanza, le alzo il bacino con una catena ed altre due pensano alle caviglie. Lara è immobilizzata a mezzaria, ha iniziato a lacrimare ma non per paura o dolore, il pulviscolo le brucia negli occhi e penso debba riprendersi. Abbasso la catena delle braccia e si ritrova sospesa con la testa all’altezza del mio cazzo, non ha tempo per capire o pensare, mi metto al volo un anello di metallo per stringere il cazzo all’altezza delle palle, è scappellato e completamente in tiro, duro e con una lunga e spessa vena sul lato destro. Lo infilo trasudante olio nella sua bocca mentre sento le sue labbra accoglierlo e massaggiarlo sapientemente. Lo affondo e continuo ripetutamente a scoparle la gola mentre ad ogni sua smorfia la sento sempre più affaticata. Si stupisce di come il mio cazzo ogni tanto si ingrossi ancora di più, come se raggiungesse il next level e usurpasse ogni anfratto della sua bocca. Quando lo tiro fuori è enorme e pulsante mentre lei ansiame eriprende fiato guardando con gli occhi sbarrati la verga nodosa davanti i suoi occhi. La risistemo tirando i cavi e mi posiziono dietro di lei in modo da averla all’altezza giusta per inforcarla sopesa a mezzaria. Le appoggio il cazzo sulle labbra egodo nel sentirla ansiamre sino a quando non lo spingo dentro con un colpo secco, quel tanto che basta per farle cacciare un urlo di dolore e goduria allo stesso tempo. Ho cambiato all’ultimo secondo entrandole direttamente in culo, le passo le mani sulle enormi chiappe rotonde e sode, con l’olio sembrano ancora più grosse e carnose, la spingo contro il mio ventre stringendole i fianchi sentendola ansimare e soffrire per il mio cazzo visto che il suo buco non si è ancora abituato. Non la volevo preparata e così è stato, sento i suoi spasmi ad ogni mio colpo e più sono irruento più geme. Mi avvicino al suo orecchio sussurrandole -“Come volevi che ti scopassi scrofa? Avevi detto bene vero? Di scoparti per bene, ora godi”. Non parlò, continuò a gemerre e contrarsi ad ogni affondo, ogni volta che la penetravo sentivo il suo culo avvinghiarsi al mio cazzo stringendosi sempre di più, me lo strizzava mentre sentivo la cappella incandescente insinuarsi nelle sue viscere bollenti e strette come uno spillo. Dopo averla pompata nel culo a lungo tirai fuori il cazzo perfettamente in tiro e gonfio con uno stratone, Lara urlò lasciandosi andare e gettando un lungo fiotto caldo dalla sua figa, era chiaramente un applauso. Ma il nostro gioco non era ancora finito, anzi avevo appena iniziato la discesa nell’inferno con lei. (continua)

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