La casa del desiderio in fondo al vialetto

La casa era in fondo ad un vialetto tranquillo, ombroso, ai limiti della città. Era una villetta discreta, di mattoni rossi, con pesanti tendaggi alle finestre, che non lasciavano entrare altro rumore che il cinguettìo remoto di alcuni pettirossi. Mi aveva dato l’indirizzo Piero G. un mio conoscente e collega d’ufficio, un uomo taciturno che sapevo avere gusti insoliti in fatto di sesso. Le nostre reciproche confidenze erano partite alla lontana, ma un po’ per volta erano arrivate a definirsi in un’intimità quasi complice, molto maggiore di quanto lo giustificasse la nostra amicizia, limitata a un saluto mattutino davanti al caffè e a un rituale aperitivo insieme, la sera, prima di tornare a casa. Al contrario di me, lui era sposato, anche se ben poco felicemente. Mentre io non avevo rapporti con il sesso femminile che non fossero poco più di una blanda amicizia, e al tempo stesso, con interessi differenti e con amicizie diametralmente opposte. Difficilmente avremmo potuto frequentarci di più, e anzi non avremmo avuto in comune nemmeno quella mezz’oretta quotidiana, se almeno una cosa non l’avessimo condivisa: la segreta passione per il sado-masochismo, per i rituali bizzarri, per le pratiche erotiche più morbose, per l’umiliazione psicofisica, per i supplizi esotici e curiosi. Ogni tanto ci scambiavamo anche qualche indirizzo utile, di professioniste specializzate e compiacenti.
Un giorno Piero mi si avvicinò al di sopra dei Martini che stavamo sorseggiando, e mi sussurrò tutto eccitato: “vai in via tal dei tali… dì che ti manda Piero. Ti giuro che avrai l’esperienza più bella della tua vita”.
Gli spiegai che non avevo molto desiderio di sessioni a pagamento, in quei giorni, e neanche i soldi per realizzarle. Ma lui mi zittì subito. “No, no! Questa è una cosa speciale… non si tratta di professioniste!”.
Lo fissai incredulo, e lui mi spiegò in fretta: “da un po’ di tempo, conosco un tale che è nel giro s/m più di me e te messi insieme nei nostri sogni proibiti. E’ un fotografo, e prepara i servizi per i siti specializzati. Conosce un sacco di modelle, e alcune favolose, capisci?”.
“E’ sempre roba a pagamento… roba d’alto bordo. Una cena a base di caviale e champagne, e una sera in un night alla moda, magari in cambio di un’illusione. No, grazie… “.
“Ti assicuro che non è come pensi. Io l’ho provato, ascolta… si tratta di una ragazza del giro delle fotomodelle, che ha una sorella un po’ svitata, che vive chiusa in una villa fuori mano. Questa sorella è un po’ stravagante, e ha bisogno di sfoghi speciali, del tipo che piacciono a noi. La modella, tramite il mio amico, le procura dei masochisti da usare a suo piacimento. Per evitare scandali, capisci? Lei è una vera sadica, malvagia e crudele, una perversa totale, un vero portento… trasuda sesso e perfidia da tutti i pori… solo che… non si controlla, un giorno ha chiesto a un cameriere, in un ristorante affollato in pieno centro di mettersi carponi e di guaire come un cane, solo perché, a suo dire, aveva tardato troppo a servirla. Al suo diniego, l’ha preso a ceffoni davanti a tutti. Capisci? Così sua sorella le ha trovato quella casa, e quasi ogni giorno le manda qualcuno per calmarla e farla sfogare”.
“Tu ci sei stato?”.
“Certo! E’ un po’ pazza e imprevedibile, ma non è pericolosa, basta non contrariarla e obbedire a tutti i suoi ordini. Ti trattiene per cinque o sei ore, e ti umilia nei modi peggiori che tu possa immaginare. A volte ti tortura anche, ma senza farti davvero male. Ha il pallino di incatenare al letto le vittime, e sottoporle ai supplizi erotici più raffinati… lei gode in questo modo, anche più e più volte al giorno. E’ una ninfomane sadica, non so se ti rendi conto… ha due piedi sublimi… “.
Mi leccai le labbra aride. “A te che ha fatto?”.
“Mi ha masturbato con un guanto di visone, facendomi godere senza sosta, finché non ho riempito di sperma una tazza da thè, facendomela poi inghiottire. E’ stato pazzesco, indescrivibile… ti manipola il pene fino alla pazzia. Ha un modo tale di giocare col tuo corpo… mi faceva il solletico sotto i piedi con una penna di pavone, e non smetteva mai… ho dovuto ingoiare piscia e sputi per tutto il tempo… e i piedi… quei piedi odorosi che mi accarezzavano il viso, e mi aprivano a forza le labbra in cerca della lingua… “.
Bevvi il mio Martini con mano tremante, ero eccitato in un modo assurdo.
“Guarda, è stato fantastico. Mi ha distrutto, ma farei carte false per tornare subito da lei… “.
“Perché non ci vai allora?”.
“Devo aspettare la prossima settimana, lei vuole provare sempre schiavi nuovi. Circa una volta, ogni quindici venti giorni accetta di ricevere uno schiavo già provato, se questi l’ha soddisfatta. Ma non credere che le interessi l’aspetto fisico. Per lei, giovani, vecchi, magri, grassi, alti o bassi, vanno bene tutti. Quel che conta è la capacità che si ha di accontentarla, e il grado di abiezione che si è in grado di raggiungere. Quando sono stato da lei, per qualche istante ho intravisto il suo schiavo preferito, diciamo il suo schiavo fisso. E’ un ometto di mezza età, calvo e con la pancetta. Lei ha la possibilità di avere uomini splendidi, atletici, fotomodelli, ma ha voluto quello. Mi ha spiegato che è praticamente suo prigioniero da due anni. Vive recluso in catene come una bestia, nell’umidità e nella sporcizia della cantina seminterrata. Lei va da lui due, tre volte al giorno, e sfoga tutti i suoi peggiori istinti, come peggio le capita, per poi concedergli una ciotola d’acqua e degli scarti di cibo per il suo magro sostentamento. L’ho sentito urlare in modo bestiale, ma non so cosa gli ha fatto”.
“Ancora un po’ e vado a masturbarmi in bagno” lo interruppi, tra il serio e il faceto.
“Senti, se vado là per davvero, dici che le potrei andare bene?”.
“Più striscerai ai suoi piedi, più ti umilierai e più le andrai bene, te lo assicuro. Provaci e mi ringrazierai”.
Adesso ero lì, la porta era ancora chiusa, ma già udivo un ticchettio di passi, disinvolti e decisi, avvicinarsi dall’altra parte dell’uscio. Ancora un attimo, e avrei saputo la verità. Per un momento avevo pensato che Piero mi avesse giocato uno scherzo di dubbio gusto, ma quando la porta si aprì rimasi di stucco, e la testa mi si svuotò di ogni pensiero, più o meno sospettoso.
Lei mi stava di fronte. Piuttosto alta e muscolosa. Sembrava un eccitante miscuglio androgino di lottatore e di valchiria. Aveva spalle larghe e vita sottile, ma le gambe, lunghissime, erano molto femminili, di caviglia affusolata e di coscia soda. I capelli erano biondo cenere, e con treccine che mi ricordavano Bo Derek, nel film ൒”. Indossava una canottiera maschile nera e calzoni attillati di pelle, anch’essi neri, con una cinta a borchie, caviglie scoperte e piedi nudi in sandali aperti di cuoio, con tacco minimo di 12 cm. Aveva un bracciale molto alto, di pelle nera borchiata e una corda di cuoio avvolta a spirale, pendeva dalla sua mano sinistra. Portava un solo orecchino, molto vistoso, a forma di losanga, in oro rosso. Gli occhi erano talmente chiari da sembrare quasi bianchi, e parevano privi di espressione. Il viso pallido, era solcato dai segni dei vizi, passati e presenti. Certamente non poteva dirsi brutto, ma nemmeno particolarmente bello: largo, provocante, con la bocca arrogante laccata di un nero aggressivo, che lo rendeva simile a una maschera crudele. Il naso era piccolo, camuso. Una fascia di seta nera le cingeva la fronte, bassa e poco intelligente. Odorava di profumi orientali, acri e pesanti. Non mi sorrise, con quell’aria di viziosa depravazione poco controllata. Disse, con voce piatta: ” cosa vuoi?”.
“Mi manda Piero” risposi tutto d’un fiato.
La metamorfosi fu improvvisa e sorprendente. Gli occhi slavati, divennero di colpo vivi, liquidi, pieni di arcane luci sinistre, le labbra nere, scoprirono un sorriso bianchissimo di denti aguzzi, piccoli e perfetti, come quelli di una piccola pantera.
“Tu sei uno nuovo” disse con un sospiro voluttuoso.
“Io… “.
“Uno schiavo nuovo”. Pronunciò la parola “schiavo” con un tono sordo, pieno di voluttà, come se godesse al solo articolare quel termine.
“Sì, sono il tuo nuovo schiavo” dissi in fretta, tremando di piacere e di paura insieme. La porta si chiuse alle mie spalle, con un tonfo secco, forte, quasi definitivo. Ed io andai ciecamente incontro al mio destino.

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