Il sottile fascino dell’esibizionismo

Mi piace la mattina appena sveglio godere del tepore di una doccia. Mi piace farmi la barba ancora nudo, insaponarmi il viso, radermi, godendo la visione del mio corpo nudo riflessa nello specchio. Senza alcun narcisismo. I miei difetti li vedo. Godo solamente della libertà intima che in quei momenti mi concedo. Mi sento libero, selvaggio, maschio. Mi è sempre piaciuto. Fin da quando ero ragazzo. Un momento tutto mio.

Adesso il tempo è passato. Non sono più un ragazzo. Sono un uomo maturo con la fortuna di avere ancora adesso un fisico asciutto con l’ombra dei muscoli ancora delineata. Non ho mai fatto niente di speciale per il mio corpo. Né creme, né depilazioni, né troppo lavoro di palestra. Anzi. L’ho usato il mio corpo e spesso male….molto male. Eppure, riflesso nello specchio, vedo ancora adesso un uomo che ha la fortuna (così dicono) di essere piacevole alla vista. Fortune.

All’epoca dei fatti, invece, ero un giovanotto dai muscoli scolpiti e dagli appetiti sessuali costanti. Vivevo a Genova in uno di quei palazzoni di periferia, tutti vicini, tutti uguali. Sarei dovuto rimanere in quella città per sei mesi. Mi abituai subito ai ritmi e alle abitudini dei genovesi. Il fascino delle città di mare, le canzoni di De André ritrovate ad putas  ogni angolo. Ed anche a quell’epoca, appena sveglio, mi piaceva spogliarmi, godermi il torpore dell’erezione mattutina, trangugiare un caffè freddo e amaro, godermi una sigaretta affacciato alla finestra che si affacciava sul panorama grigio ed affascinante di Genova. E poi godermi il momento del rituale della doccia, della barba…con il mio corpo nudo riflesso nello specchio. Piccoli momenti che ti aiutano a partire bene.

Riflessa nello specchio, però, quella mattina, vidi come un’ombra che si muoveva al di là della finestra appena accostata. Continuando a radermi, concentrai lo sguardo nell’apertura. Dal palazzo accanto qualcuno mi stava osservando. Era la figura di una donna che percorreva in su in giù il proprio terrazzo. Forse non stava guardando me. Forse stava soltanto stendendo i panni. Mi sarebbe anche piaciuto che, magari, qualcuno mi spiasse. L’idea mi eccitò. Con un movimento velocissimo feci in modo che la finestra si aprisse un altro po’. Nessuno dall’altra parte. Solo la mia impressione. O forse solo il desiderio di farmi vedere. Che esibizionista del cazzo!!!

Ed invece, appena ripresa l’operazione di rasatura, la donna riapparve sul terrazzo. Fumava. Una tazza di caffè fumante in mano. La vedevo riflessa nello specchio. Feci finta di niente e proseguii a farmi la barba. Sentivo i suoi occhi appiccicati addosso. L’eccitazione aumentò. Provai indifferentemente a concentrare lo sguardo per capire chi fosse. Adesso era ferma, rivolta verso la mia finestra. Non giovane, capelli grigi. Non era certo una possibile preda. Eppure l’idea che mi stesse osservando nudo mi eccitava. Tanto che il mio uccello cominciò lentamente a gonfiarsi. La donna rimaneva ferma al suo posto, ogni tanto girava la testa in qua e in là fumando e sorseggiando la sua colazione. Cominciai a sciacquarmi la faccia con abbondante acqua calda. Mi insaponai il viso, le spalle, il corpo….fino ad arrivare al cazzo che ormai se ne stava ritto sull’attenti. Alla fine delle mie abluzioni, lente ed accurate al fine di produrre uno spettacolo eccitante, lo specchio era completamente appannato e la visione della donna era sparita. Istintivamente mi voltai per vedere se fosse rimasta lì a vedere. I nostri sguardi si incrociarono. Lei ebbe un sobbalzo, la sigaretta cadde dalle sue mani, e con un moto come di sorpresa si diresse velocissima verso la porta finestra del suo appartamento. Senza voltarsi. Risi soddisfatto. Di cosa?…mah…

Passarono diversi giorni. Io proseguivo con le mie abitudini. Sveglia, caffè, sigaretta, barba e doccia….sempre nudo. A volte in stato di erezione. Quella donna riflessa nello specchio era scomparsa. Peccato. Mi divertiva l’idea di esibirmi di fronte a una donna.

Una sera tornai a casa che ero distrutto. Non solo ero distrutto ma ero anche molto sporco. Il lavoro che avevo svolto nella giornata mi aveva ridotto davvero come un maiale. Avevo davvero il bisogno di una lunga doccia rigenerante. Era tardi. Tardissimo. Entra in casa e mi precipitai in bagno. Aprii la doccia per far scorrere l’acqua. La volevo bollente. Spalancai la finestra per evitare che il vapore offuscasse tutto quanto. Cominciai a spogliarmi. Le finestre del palazzo di fronte erano tutte buie, la maggior parte chiuse. Era inverno e l’aria fredda che penetrava dall’esterno si scontrava con i vapori bollenti della doccia. Mi spogliai in malo modo lanciando i vestiti a terra.

Fui nudo. Mi guardai allo specchio. Risi per come ero conciato.

Una lucina rossa che si accendeva e si spegneva richiamò la mia attenzione all’esterno. La signora era lì a fumarsi una sigaretta. Non chiusi la finestra. Anzi. Sicuro della sua presenza mi lanciai sotto il getto d’acqua felice di avere spettatori. L’erezione non tardò ad arrivare.

Sicuro di essere guardato dalla donna mi lanciai sotto la doccia insaponandomi generosamente. Uno spettacolino degno di uno spogliarellista. Passavo le mani tra i capelli per poi scendere lungo il torace. Una lunga e piacevole masturbazione corporale. L’uccello svettava scappellato. Guardai verso lo specchio. Il lampo rossastro della sigaretta era sempre lì. La donna si stava godendo la scena. E io volevo proprio appagarla. Mi voltai insaponandomi il solco delle chiappe e mi piegai leggermente in avanti facendo fare capolino all’uccello tra le gambe. Mungevo il mio cazzo completamente insaponato. Era molto piacevole e l’erezione era davvero superlativa. La cappella gonfia, le vene dell’uccello bene in vista, le palle contratte pronte all’orgasmo. Era giunto il momento di sborrare. Saltai fuori della doccia completamente grondante e ponendomi a favore della sua vista, completai la masturbazione producendo copiosi schizzi che si infransero sulle pareti del bagno.

Voltandomi verso di lei, la vidi velocemente rientrare in casa. Il rumore della porta finestra che si chiudeva. E poi solo il rumore del traffico di Genova.

Alcuni dopo giorni questo episodio, mentre facevo colazione al bar sotto casa, la incontrai. Alta, elegante. Un sorriso di circostanza come a far capire che ci conoscevamo. Si mise al mio fianco a consumare un cappuccino. Non una parola, non uno sguardo. Finì velocemente la bevanda e si recò a pagare. La seguii con lo sguardo mentre usciva. Ultimo morso alla brioche…ultimo sorso di cappuccino…e mi recai alla cassa.

“Quant’è?” – domandai alla cassiera insonnolita
“Già fatto….ha pagato la signora che è uscita adesso…”

La sera, per ringraziarla della colazione, replicai lo show di fronte alla luce lampeggiante della sua sigaretta.

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