I misteri dell’Oriente magico

“Andrea intanto continuava imperterrito a stantuffare dentro la bocca di Luisa che ormai riusciva ad infilarselo quasi fino alle palle, si fermò un attimo, e…” Ormai era quasi tutto pronto, i passaporti, i bagagli fatti già da alcuni giorni, rimaneva solo da sentire il rappresentante della associazione culturale per verificare che al loro arrivo, le guide e l’interprete fossero al loro posto pronte a partire.
Andrea sollevò la cornetta del telefono e chiamò il suo amico Alì Muberek – ciao – disse – allora tutto a posto, noi siamo pronti domani mattina alle 13 scendiamo dall’aereo-. –Sì – rispose Alì – tutto in ordine come previsto, c’è un piccolo particolare- disse dopo una pausa- il figlio del califfo vuole venire con voi se voi non avete problemi, sai non ho potuto dirgli di no, d’altronde è suo padre che finanzia-.
-No, nessun problema per me, lo conosco ha quasi la mia età e poi penso che uno come lui non possa che aiutarci, avverto Luisa, ciao-.
– Luisa, ciao sono Andrea, con noi viene anche il figlio del califfo spero non abbia nulla in contrario, d’altronde non possiamo farci nulla ci ospita lui, come rientri chiama, ciao-.
Al diavolo le segreterie telefoniche disse, chiudendo.
Era fatta, tutto andava come previsto, la fortuna di trovare le indicazioni su quella pergamena, avevano fatto decidere il Rettore a finanziarli per la spedizione e la sua amicizia con Alì aveva fatto il resto, solo che il rettore gli aveva messo alle calcagna quella stupida di Luisa, un’antipatica che aveva fatto strada in facoltà per le sue gambe e non per il cervello, aveva dovuto mostrare la pergamena a tutti, ma non aveva fatto vedere il ciondolo che aveva al collo, era quella, la vera mappa, si trattava di un ciondolo come tanti raffigurante uno scarabeo egiziano, solo che le scritte e i disegni sul retro del ciondolo erano in arabo e non in egiziano, e spiegavano il punto esatto dove scavare vicino ad un’oasi nel deserto.
La mattina dopo alle sette era già in aeroporto per controllare l’imbarco dei bagagli nell’aereo del Visir arabo che aveva messo a loro disposizione, e vide arrivare Luisa, una bella ragazza non c’è che dire pensò Andrea, guardandola mentre con passi sinuosi si avvicinava.
Aveva un paio di bermuda color cacchi, con una camicia dello stesso colore annodata alla vita, con i bottoni slacciati che facevano intravedere un top che a malapena riusciva a contenere il seno grosso, forse una quinta, valutò con occhio esperto Andrea, i capelli neri lunghi sciolti sulle spalle la rendevano ancora più bella.
Caspita, qui si mette bene, pensò Andrea sentendo l’erezione iniziare a farsi strada sotto le mutande, e veramente una bella ragazza.
– Non vorrai venire così- le disse, quando fu vicina, – in un battibaleno tutto gli uomini del deserto ti saranno addosso, per non parlare degli insetti, in aereo ti conviene cambiarti- disse dandole un bacio sulla guancia. – Non ci penso nemmeno -, rispose lei – non saranno dei cafoni d’arabi a farmi paura, e per gli insetti ho la mia crema – disse Luisa acida.
– Come vuoi tu- disse salendo sull’aereo che finalmente stava scaldando i motori, presero posizione all’interno del velivolo allacciandosi le cinture di sicurezza e rilassandosi per gustarsi quegli attimi di solitudine prima dell’arrivo.
Luisa, seduta sulla parte sinistra dell’aereo si guardò intorno con gli occhi socchiusi per il sole che inondava la cabina, e rilassandosi guardò il giovane che per un paio di giorni sarebbe dovuto essere il suo compagno di avventura, quel ragazzo alto uno e ottanta circa, magro dal volto affilato con gli occhi neri che ogni volta che la guardava sembrava la spogliasse, la attirava sessualmente, anche la mattina quando l’aveva baciata aveva sentito la vagina bagnarsi tutta e ancora adesso la sentiva colare, si guardò intorno, e vedendo che Andrea dall’altro lato dell’aereo aveva gli occhi chiusi fece scivolare le mani verso la vagina toccandosi da sopra i bermuda.
I suoi movimenti però non erano sfuggiti ad Andrea che con gli occhi socchiusi vedeva la ragazza agitarsi sul sedile, la vide infilare la mano dentro e muovere il bacino in avanti lentamente.
Luisa era riuscita ad afferrare il bordo del tanga e a tirare verso l’alto facendo in modo che dischiudendo leggermente le gambe la parte inferiore entrasse in mezzo alle grandi labbra, tirando e movendo il bacino si stimolava la clitoride già grossa e sporgente, sentiva che l’orgasmo stava arrivando serrò le gambe e guardando il cazzo d’Andrea che immaginava grosso e duro che la sfondava, venne mordendosi le labbra.
Ad Andrea, tutti quei movimenti non erano sfuggiti, gli aveva notati altre volte a lezione quando le studentesse seguivano i suoi seminari e una volta aveva scoperto anche la sorellina una sera davanti alla tv, tradita solo dal rossore del viso.
Sentiva il cazzo crescere, e cercando di distrarsi si voltò verso l’oblò dove di riflesso vedeva i movimenti del bacino di Luisa.
Andrea con la mano sul ciondolo portafortuna chiuse gli occhi per scacciare le immagini e ripensò alla sua ragazza che nonostante le sue insistenze non aveva voluto seguirlo in Medio Oriente, l’ultima notte insieme avevano bisticciato di brutto, lei non capiva perché del suo viaggio, e delle importanti scoperte che si accingevano a fare, e non capiva perché la lasciava sola in città, mentre lui andava dietro a delle leggende.

Il pilota annunciò l’arrivo, come da programma all’aeroporto di Dubai, e si accinse ad atterrare, l’aereo iniziò la discesa verso la pista e Luisa ed Andrea subito si drizzarono sui sedili per prepararsi all’atterraggio.
Una volta a terra Andrea fu accolto con un abbraccio dal figlio del sultano, che conosceva da anni e che lo aveva già accompagnato in altri viaggi.
Mustafà Alì Ben Subbabi, figlio del sultano Moamed Ben Subbabi era contento di rivedere Andrea, alto quasi come lui un po’ più in carne con i capelli e occhi neri, vestiva come d’uso la tunica lunga bianca, con un turbante bianco adornato da dei fregi d’oro, un grosso anello al dito tradiva le sue nobili origini.
Andrea felice come un bambino si apprestò a presentare Luisa al figlio del suo ospite, che incantato fissò la ragazza con i suoi occhi neri, lanciandole occhiate di fuoco.
Scaricati i bagagli, si recarono subito nella villa dell’emiro, appena fuori dal centro della città che grazie al petrolio si era ingrandita a vista d’occhio.
La villa immersa nel verde e circondata da alberi altissimi con due piscine di cui una coperta era disposta su un unico piano e per girala tutta ci volevano due giorni, Andrea già la conosceva perché era stato ospite del sultano e di suo figlio diverse volte.
Luisa rimase a bocca aperta, lei che era convinta che tutti gli arabi erano cafoni, girava lo sguardo, meravigliata di tanta bellezza e grazia, e dove anche il più umile dei camerieri indossava delle vesti cosi ricche che il suo abito migliore sembrava uno straccio a confronto.
Due ragazze si avvicinarono a dissero in arabo qualche cosa a Luisa che non capì, Andrea si girò verso di lei e disse- ti stanno chiedendo per cortesia di seguirle perché ti devono far vedere la stanza e aiutarti a fare il bagno, e -continuò, notando l’espressione stupita di lei –non preoccuparti loro sono a tua completa disposizione per tutto, ma proprio tutto quello che desideri, è una loro usanza, non puoi rifiutare-.
-Vedi – continuò – stanno venendo a prendere anche me – in quel momento altre due ragazze si avvicinarono ad Andrea prendendolo per mano sorridenti.
– Fatti bella per il nostro ospite – gli disse andando dietro alle ragazze.
Luisa senza dire una parola seguì docilmente le due ragazze che la condussero, guidandola in quel labirinto di stanze fino a quando si fermarono davanti ad una porta dorata.
Come per incanto senza che nessuno toccasse la porta, questa si aprì scivolando silenziosamente su cardini.
Una stanza enorme con una vasca da bagno grandissima si mostrò ai suoi occhi, le ragazze introdussero Lisa nella stanza e iniziarono a spogliarla, per immergerla nella vasca, Luisa stanca per il viaggio subiva passivamente, aveva sempre desiderato delle persone che si prendessero cura di lei, e nei suoi sogni si vedeva cullata e coccolata proprio così in una vasca enorme con delle ancelle ai suoi ordini.
S’immerse nell’acqua tiepida che emanava un profumo di rose, subito le due ragazze iniziarono a massaggiarla in tutto il corpo, sentiva le dita delle due che maliziosamente s’insinuavano tra le pieghe del suo corpo, e lei viziosa s’inarcava dolcemente lasciandosi cullare da quelle carezze.
Le mani insaponate delle due giovani passavano leggere su tutto il corpo, Luisa sentì chiaramente un dito entrare dentro la sua fighetta gia umida e bagnata non solo dall’acqua, mentre una lingua le tittilava un capezzolo, istintivamente allargo le gambe per permettere al dito che la frugava con più insistenza di entrare meglio.
Le dita in vagina erano diventate due e sentiva l’orgasmo salire leggero, quando un dito entrò di colpo nella rosellina anale facendola godere di colpo.
Si abbandonò ancora per qualche istante a quelle lascive carezze, e quando le ragazze si spostarono si alzò di colpo mostrando tutta la sua prorompente bellezza alle due giovani.
Ad Andrea fu rilevato lo stesso trattamento, spogliato lavato coccolato stava per venire anche lui, quando entro il principe nella sua stanza, – non sprecare colpi che ti serviranno più tardi – disse mentre le ragazze s’inginocchiavano ai suoi piedi – ho in serbo una sorpresa per tè – continuo- ci vediamo a pranzo -.
Dopo circa un’ora, riposati, lavati e vestiti furono ammessi nella sala da pranzo, dove il padrone di casa insieme al figlio gli aspettava. Luisa per l’occasione indossava un abito bianco la cui scollatura lasciava intravedere le sue giunoniche forme, mentre Andrea, gia avvezzo agli usi locali indossava una tunica bianca, simile a quella indossata dai due ospiti con la differenza che il suo turbante non aveva i fregi d’oro caratteristici della casata.
Moamed Ben Subbabi si alzò per andare incontro ai due, Andrea si fece da parte per presentare Luisa all’emiro che sfiorando con le labbra la mano della ragazza disse – La mia casa è troppo umile, per accogliere degnamente un fiore di rara bellezza come lei, tutto ciò che vede è a sua disposizione non ha che da chiedere- accompagnando le parole con un gesto del braccio per mostrarle tutta la sala.
Luisa era sconvolta, l’accoglienza, quella casa, quell’uomo cosi fiero e gentile, sentì un brivido percorrerle lungo la schiena. Si sedette nella sedia indicatale dal sultano e come questi si avvicinò ad Andrea per salutarlo lo guardò meglio.
Simile al figlio un po’ più alto di circa 40- 45- anni emanava un magnetismo particolare, vide Andrea che chinava il capo mentre il sultano si avvicinava per poi abbracciarlo una volta vicino, scambiandosi pacche sulle spalle.
Il pranzo era galattico, le portate seguivano l’una all’altra con continuità: antipasti di mare, di terra con pietanze a lei sconosciute, lasciarono presto il posto a ricchi piatti di carne e di pesce, il tutto contornato da vino che sembrava nettare. La frutta sembrava appena colta così come le verdure fresche come non aveva mai visto.
Durante il pranzo, la conversazione si tenne in inglese per non escluderla dai dialoghi poiché lei non parlava l’arabo, e così venne a conoscere del debito che padre e figlio avevano nei confronti d’Andrea.
Anni prima durante le loro vacanze in Italia, in Sardegna per la precisione, durante una battuta di pesca, Mustafà era stato colto da un malore e stava per essere falciato da un motoscafo d’altura che non avendolo visto, puntava verso il punto dove il giovane era riemerso svenuto. Fortuna volle che in quel mentre passasse proprio Andrea con un gommone, e che resosi conto dell’accaduto mise il gommone a protezione del ragazzo, e dopo averlo issato a bordi lo rianimò facendo la respirazione artificiale bocca a bocca.
Ovvia la riconoscenza del ragazzo e del padre cui aveva salvato l’unico figlio maschio. Andrea si schermi affermando che chiunque aveva potuto farlo solo che lui si trovava lì, quindi era logico fare senza pensarci quello che aveva fatto.
Finito il pranzo si accomiatarono, per andare a riposarsi, visto il caldo estremo era impensabile pensare di mettersi in viaggio il pomeriggio, sarebbero partiti alle prime luci dell’alba.

Una volta in camera Andrea prese i suoi appunti e controllò accuratamente le carte cercando di stabilire un piano d’azione per i prossimi giorni, quando sentì bussare alla porta.
– Avanti – disse, – è aperto- due ragazze entrarono nella stanza e si misero davanti a lui, ricoperte solo da veli, iniziarono alcuni movimenti di danza. –è questa la sorpresa? – chiese all’amico che entrava dietro alle ragazze, -no, la sorpresa e questa- disse il principe, facendoli vedere alcune carte, – vedi dopo che sei partito ho pensato di farti cosa gradita cercando tra le vecchie carte di famiglia, e quelle di mio zio, ed ho trovato questo, guarda-. Andrea si alzò e s’inginocchiò accanto al suo amico, che intanto dispiegava le carte. Quello che vide lo eccitò, un disegno raffigurante il suo ciondolo era al centro di un foglio, insieme ad un altro ciondolo, – guarda- disse il principe, – sembra che quello che hai tu, combaci perfettamente con questo raffigurato qui, vedi- continuò il principe dice anche che una volta uniti il possessore avrà i poteri della mente-. – Cosa significa – chiese Andrea, – non so, bisognerebbe trovarlo per scoprirlo- rispose il principe -bene – disse Andrea siamo sulla strada buona. E si girò per abbracciare il principe.
Mentre parlavano le due ragazze si erano completamente denudate e infilate sotto le tuniche dei due uomini, ed avevano iniziato ad armeggiare con i loro cazzi, infilandoli in bocca con abilita inaspettata, i due uomini sollevate le tuniche lasciarono fare. Andrea inarcava la schiena sotto gli stimoli di quella bocca calda, la ragazza intanto gli stringeva i coglioni e ogni tanto smetteva di leccarli l’asta per leccare i coglioni e ancora più in basso verso l’ano.
Con la coda dell’occhio, vide che il principe teneva stretta la testa della ragazza mentre, con colpi sempre più decisi gli affondava il cazzo in gola. Ben presto furono tutti e quattro coricati sui soffici tappeti, e Andrea, facendo inginocchiare la sua, iniziò ad incularla nonostante la ragazza non fosse perfettamente lubrificata e consapevole del dolore che le provocava.
Venne quasi subito in quel culo burroso, in contemporanea al suo amico che urlando tolse il cazzo dalla bocca della ragazza e schizzò Andrea e la sua partner.
La sera trascorse tranquilla per i due giovani impegnati negli ultimi preparativi mentre Luisa oziava nella sua camera, sonnecchiando e godendosi il fresco dell’aria condizionata. Sdraiata nuda sul letto giocava con la sua passerina, tittilandosi la clitoride. Ad un certo punto si rese conto di non essere più sola nella camera, infatti, una delle due ancelle che l’avevano aiutata a lavarsi era scivolata silenziosamente nella sua camera per vedere se aveva bisogno di qualche cosa, e vedendola distesa sul letto si era fermata in silenzio a guardare, affascinata dalla ragazza italiana.
Ad un cenno della testa di Luisa, la giovane araba si avvicinò al letto, e inginocchiatasi, iniziò a leccarle la figa dalla quale iniziavano a colare i primi umori.
Luisa sollevò il bacino per permettere all’araba di leccarla meglio, e la giovane araba succhiando e leccando, iniziò a infilare un dito in culo, che ben presto diventarono due, e poi tre, facilitate dall’abbondante fluido che colava dalla figa, e con gran gioia di Luisa che gemendo e inarcando la schiena per facilitare la penetrazione.
Venne copiosamente tra le mani dell’araba come non mai, singhiozzando. Decisa di rendere il favore la fece alzare da terra e coricare sul letto mettendosi sopra di lei in un 69.
Le due giovani iniziarono leccarsi furiosamente sempre più eccitate, infilandosi le dita nelle fighe e in culo.
Luisa in un momento di libidine più alto, sollecitata dalla giovane araba, inizio a infilare la mano unendo la dita a cuneo nella figa della giovane che ululava in preda a violenti orgasmi ripetuti, la mano entrava e usciva con facilità dalla figa, segno che l’araba era abituata ai grossi calibri, facendo eccitare sempre di più Luisa, che pistonava come una matta con il pugno chiuso dentro la figa slabbrata.
Vennero insieme, abbandonandosi una su l’altra, e nell’eccitazione la giovane pisciò in faccia a Luisa che bevve dalla fonte l’urina che l’amica le donava.
Esauste si sdraiarono e ben presto si addormentarono.
Il giorno dopo, tutto era pronto, Andrea, Luisa, Mustafà, le guide e sei giovani portatori, si trovarono come stabilito alla sei del mattino per un incontro preliminare prima della partenza, dove si delinearono i compiti, e l’itinerario.
Dopo un’abbondante colazione finalmente la partenza.
Il viaggio era monotono, enormi distese di sabbia erano davanti, dietro e sui lati, di certo non rendevano il viaggio piacevole, ma Andrea e Mustafà, che erano nella stessa macchina passavano il tempo chiacchierando, mentre Luisa che non partecipava ai loro discorsi sonnecchiava sul sedile di dietro.
Dopo circa dieci ore di viaggio, con una sola sosta, per far riposare i motori, finalmente decisero di fermarsi per la notte.
Dopo una breve cena, si ritirarono nelle tende, che i portatori avevano montato a tempo di record, Luisa con una giovane guida, la ragazza di uno dei portatori, Andrea con Mustafà, e gli altri tutti insieme in una tenda grande.
La mattina dopo all’alba il campo si animò all’improvviso come se qualcuno avesse dato la sveglia, e dopo una colazione veloce, partirono alla volta della loro meta.
Arrivarono a destinazione intorno alle tredici, e mentre Andrea e Mustafà iniziarono a perlustrare la zona, i portatori e le guide montarono il campo.
Dopo un pasto sostanzioso, preparato con abilità dalle guide, Andrea, Mustafà e Luisa, iniziò a scavare aiutati dai portatori, dopo un paio di ore individuarono alcune pietre che mostravanoo la presenza di ruderi, che indicavano la presenza di una casa.
Galvanizzati dalla scoperta unirono gli sforzi per scoprire l’ingresso dell’abitazione, ma senza riuscirci prima dell’imbrunire.
Stanchi, ma contenti di come procedevano le ricerche, si fermarono per la cena, commentando il ritrovamento di ruderi.
Dopo la cena, si ritirarono nelle loro tende, a un certo punto Andrea si alzo per andare a pisciare, e dopo aver vuotato la vescica, come spinto da una forza misteriosa si avvicinò ai ruderi, sedendosi su una pietra, iniziò a guardarsi intorno, quando vide qualche cosa che illuminato dalla luce della luna attirò la sua attenzione. Inchinatosi e rimossa la sabbia che copriva l’oggetto; una volta preso in mano si accorse che quello che aveva tra le mani era un ciondolo uguale a quello che cingeva il suo collo.
Quasi come per magia, una volta che Andrea gli avvicinò per confrontarli, i due pezzi come fossero attratti si unirono a formare un unico ciondolo, e vani furono i tentativi di Andrea di separarli, ma la cosa più strana e che addirittura il collare, costituito da una catenina d’oro, sembrò quasi saldarsi impedendo al giovane di sfilarsi il ciondolo.
“-Avrà i poteri della mente”- questa frase ricorreva nella sua testa, mentre si accingeva ad entrare nella tenda, “chissà cosa vorrà dire “pensava Andrea, “mi sto facendo suggestionare da vecchie leggende.
Si sdraiò nella branda e cercò di addormentarsi, pensando alla sua compagna di viaggio, Luisa che sicuramente già dormiva nella tenda accanto, gli sarebbe piaciuto scoparla, magari insieme a Mustafà.
Luisa dormiva profondamente, quando le sembrò di sentire un rumore, stette un attimo in silenzio in attesa, per cercare di identificare il rumore, ma niente, rincuorata si girò per riaddormentarsi, ma nuovamente un rumore attirò la sua attenzione.
Si alzò silenziosamente per verificare, aprendo piano la tenda, il rumore proveniva dalla tenda di Andrea, un rumore strano come di un ticchettio, si girò per vedere se la sua compagna di tenda era sveglia, ma questa dormiva.
Si avvicinò alla tenda d’Andrea e Mustafà, e silenziosamente aprì la pesante tenda che ne delimitava l’ingresso, per scoprire che i due giovani dormivano e che nessun rumore proveniva da lì. “strano “ pensò, “avrei giurato che quel dannato rumore provenisse da dentro questa tenda”.
Mustafà si svegliò all’improvviso, vide una figura femminile che si stagliava all’ingresso della tenda, con uno s**tto la raggiunse e afferratala per un braccio la portò dentro.
“che ci fai tu qui?” le chiese, parlando piano, per non svegliare il suo compagno, “ non ci crederai ma ho sentito un rumore provenire da questa tenda, e non riuscendo a capire di cosa si trattasse sono venuta a controllare” rispose Luisa, spaventata dall’irruenza dell’arabo.
“vieni controlla anche tu non c’è nulla, forse lo hai sognato”, e così dicendo Mustafà illumino la tenda con la torcia.
Nella fretta di vedere chi era l’intruso, Mustafà, che dormiva nudo, non si era reso conto che non aveva nulla addosso, Luisa al suo fianco iniziava ad eccitarla, forse il profumo intenso che emanava la ragazza, forse la situazione, fatto sta che il suo cazzo iniziò ad ergersi lentamente, strofinandosi leggermente sulle gambe nude della ragazza.
Luisa, come spinta da una forza sconosciuta lo prese in mano, e iniziando a segarlo, si inginocchiò davanti a quell’obelisco di carne pulsante, le venne voglia di succhiarlo, e la sua lingua iniziò a lambirlo con sapienti tocchi. “cosa sto facendo” pensava, “sono inginocchiata davanti ad uno che conosco appena a succhiarli il cazzo, e mi piace da matti, sto diventando una troia”. Mustafà intanto le aveva afferrato la testa e infilava il cazzo dentro la bocca di questa come se fosse una figa, spingendolo fino in fondo.
Luisa, si toccava la figa, titillandosi la clitoride, gemendo e infilandosi sempre più in fondo il grosso cazzo dell’arabo.
Andrea intanto che aveva un sonno leggero, si era svegliato e, senza far rumore si avvicinò ai due, e sfoderando il suo cazzo ormai duro lo avvicinò alla bocca di Luisa, che contenta di avere a disposizione quelle due nerchie le afferrò una per mano e mentre leccava inizio una sega ad entrambi.
Mustafà si staccò dalla bocca di Luisa e la fece alzare, la piegò a novanta gradi e mentre la giovane continuava a succhiare il cazzo d’Andrea, s’inginocchiò a leccarle la figa, le grandi labbra della ragazza si schiusero ancora di più, e per permettere al giovane di leccarla meglio Luisa si abbassò un po’ di più sulle ginocchia senza perdere il contatto con il cazzo d’Andrea che continuava a stantuffarla in bocca.
La lingua di Mustafà percorreva le grandi labbra, e ogni tanto s’insinuava dentro la figa, strappando dei gemiti, ma la cosa che la mandava fuori di testa era quando la sentiva entrare dentro il buco del culo, che pian piano si apriva, dilatandosi sempre di più.
Mustafà si sollevò infilando il suo cazzo ormai grossissimo dentro la figa grondante, senza dare il tempo alla ragazza di adattarsi al suo calibro, strappandole un urlo di dolore.
Andrea intanto continuava imperterrito a stantuffare dentro la bocca di Luisa che ormai riusciva ad infilarselo quasi fino alle palle, si fermò un attimo, e fece coricare i due giovani sul pavimento della tenda.
Luisa si trovò così su Mustafà che le trapanava la figa, Andrea si abbassò sui due e cercò di infilare il cazzo nella figa di Luisa già occupata dal cazzo di Mustafà. Forzando un poco riuscì ad infilare il glande, mentre Mustafà si fermò un po’ avendo capito le intenzioni d’Andrea. Luisa si sentiva aprire, quasi dilaniare dal cazzo d’Andrea che seguendo quello di Mustafà entrava nella sua figa.
Finalmente una volta che tutti e due i cazzi furono dentro di lei si senti piena, e afferrando Andrea per le natiche lo incitava ancora di più a sfondarle la figa tirandolo verso di se. Il contatto del cazzo di Mustafà stimolava Andrea, che sentiva il suo cazzo ingrossarsi sempre più, fino a quando con Luisa che gli divaricava le natiche per tirarlo sempre di più dentro di lei, non venne dentro la figa della ragazza con un urlo liberatorio.
Sfilato in fretta il cazzo da dentro la ragazza si sollevò verso la sua bocca per farsi leccare gli ultimi schizzi di sborra che uscivano dal cazzo fremente, alcuni di questi caddero sul viso di Mustafà, che spostò il viso, ricevendone una grossa quantità vicino alla bocca, mentre Luisa s’infilava il cazzo di Andrea in bocca.
Anche Mustafà vedendo l’amico venire copiosamente, urlò che stava venendo e Luisa si sfilò dal cazzo per imboccarlo e per non perderne neanche una goccia, ma lo schizzo fu più veloce, andando a colpire Luisa in pieno viso. Andrea si chinò su di lei e baciandola in bocca e sul viso leccò lo sperma dell’amico.
I tre giovani continuavano a baciarsi scambiandosi delle toccate, e mentre Luisa e Andrea s’impegnavano in un 69, lui sotto e lei sopra, Mustafà approfittando del fatto che Andrea mentre infilava la sua lingua dentro la figa di Luisa gli apriva il culo dilatandole le natiche, s’infilò in culo alla giovane, dopo averlo lubrificato a colpi di lingua.
Una cosa l’aveva colpito: mentre leccava il culo di Luisa l’amico aveva leccato anche lui e le loro lingue si erano sfiorate più volte.
Si sollevò, e impugnato il cazzo con la mano iniziò la penetrazione del culo della ragazza, che spingeva il culo indietro per facilitare l’ingresso del grosso cazzo dentro di lei.
In un attimo il cazzo entrò tutto dentro fino alle palle, e dopo un paio di colpi si sfilò dal culo e s’infilò dentro la figa.
Andrea si trovò così il cazzo dell’amico in faccia e senza pensarci troppo lo prese in bocca spompinandolo, poi lo prese in mano e lo infilò nella figa di Luisa mentre gli leccava i coglioni. Mustafà rimase un attimo stupito nel sentire la bocca calda dell’amico che cingeva il suo cazzo, ma ne fu molto contento, e riprese a pompare nella figa della ragazza con rinnovato vigore, mentre il dito mandrillo di Andrea gli massaggiava il buco del culo infilandosi ogni tanto dentro quando spingeva in fuori il culo per prendere il ritmo nello scopare.
Luisa intanto ancora non si era accorta di nulla, il grosso cazzo di Mustafà le sfondava la figa, e la lingua calda e bagnata d’Andrea s’insinuava tra le pieghe della figa.
Andrea intanto raccoglieva con la lingua i succhi che uscivano abbondanti dalla figa di Luisa, e leccava i coglioni dell’amico mentre gli infilava un dito in culo, si accorse che Mustafà, spingeva indietro il culo in un modo esagerato mentre scopava e che il dito entrava senza difficoltà, allora aggiunse all’indice il medio dopo averlo lubrificato con la saliva, Mustafà accolse con gioia anche questa intrusione spingendo indietro il culo e dilatandolo ancora di più.

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