I chiarimenti pre-esame…

La collaboratrice del Prof., proprio lei… Era stupenda, 30 anni appena compiuti, un corpo splendido e due occhi glaciali.
La vidi a lezione esattamente tre mesi prima, in quelle vesti ‘professionali’ e con quel portamento elegante che sprizzava sensualità da ogni passo, da ogni sua frase, da ogni articolo di quel pesante e noioso Codice Civile.
Di una bellezza disarmante, magra, bionda con questa chioma lunghissima a coprirle quel culetto statuario, un corpo perfetto, il chiarore della sua pelle e la carica sessuale che trasmettevano i suoi occhi e le sue labbra era qualcosa di eccitante ed, allo stesso tempo, disarmante.
Il suo profumo arrivava fin lì, sino al secondo banco della prima fila. La fila vuota, quella degli ‘snob’, la mia.
Io ero lì solo per guardarla.
Doveva pur esserci un modo per parlarle, un modo per starle vicino e farle capire quanto la desiderassi.
Tre mesi lunghissimi – durante i quali mai smisi di desiderarla – aspettai per contattarla via mail con una scusa banale, banalissima… :

”Gentile dottoressa, avrei dei dubbi su questo argomento e causa esame imminente vorrei chiederle se fosse possibile ottenere dei chiarimenti e blablablabla… ”

“Gentile studente, il mio ricevimento è fissato il Venerdi dalle ore 15, alle ore 17… Cordialità.”

Finalmente Venerdì…

Ero consapevole che non avrei mai potuto espormi né ‘sognare’ nulla durante quell’incontro, quasi conoscitivo, perciò mi limitai a domande esclusivamente giuridiche, d’organizzazione e simili… Ma non potevo non rivederla più…

”Se non le creo problemi o cosa… Può ricevermi anche il prossimo Venerdì? Vorrei preparare l’esame di pari passo con Lei, per vedere come procede il tutto… ”

Temevo potesse dirmi di no, ma in fondo sapevo di attrarla, esteticamente e cerebralmente.
Una Donna attratta è inconfondibile, sorride, annuisce, s’accarezza i capelli – a proposito, splendidi i suoi – mostra le sue mani… E le sì, faceva tutto questo.

Il Venerdì successivo arrivò.
Eravamo più ‘sciolti’, meno formalità, nessun imbarazzo… Provarci sarebbe stato davvero ‘affrettato’, spudorato, del resto m’aveva visto solo una volta, prima d’allora.
Ma lei sorrideva, e per me era tanto, tantissimo.
Sapeva benissimo, l’aveva capito, che morivo dalla voglia di baciarla, che morivo dalla voglia di prenderla e di farla mia, di succhiarle le labbra e la lingua, aveva capito benissimo che se solo avessi potuto l’avrei scopata lì, per ore, sino a stremarci.

”Ma l’aula 13 è occupata, ci sono esami, le dispiace se andiamo in sala collaboratori? ”, mi chiese.
”Assolutamente, la seguo!”, le risposi.

Eccoci lì, in quella saletta piccola e vuota. Io e lei ancora una volta… L’uno di fronte all’altro, io di fronte a lei, con il suo profumo che solo a sentirlo mi provocava un’eccitazione ed un’erezione estrema, massima.

”Allora, dov’è arrivato col programma, ha dubbi su qualcosa”?

Non dissi nulla, non sapevo cosa dire, non riuscivo a dire nulla.
Lasciai il codice sul banco, le presi una mano e la baciai. D’impeto, senza dir nulla.
Temevo potesse darmi uno schiaffo, temevo potesse gridare lì e sapevo benissimo che se l’avesse fatto non mi sarei mai, e dico mai, più laureato.

Tre secondi di silenzio e poi… ”Finalmente…”, mi disse sorridendo.

”Ma… Pensavo le desse fastidio, pensavo non volesse… ” , le dissi stupito.

”Baciami, stronzo.”

Ero in estasi, assoluta, adoravo già quel sapore e quelle labbra.
Le accarezzai il collo e la baciavo, assaporavo la sua lingua e le sue labbra, le mordevo il labbro inferiore e la guardai negli occhi.
Si alza per chiudere la porta, ero eccitato al sol pensiero, ero eccitato nel vederla arrivare verso di me.
Stupenda, magra con dei fianchi perfetti, un corpo scultoreo, ed i suoi capezzoli che s’intravedevano dalla camicia, come fossero già turgidi.
Ero in estasi nel vederla lì in braccio a me, con le gambe divaricate, avvinghiata a me.
Le mie mani le stringevano e le accarezzavano la nuca, le nostre lingue si contorcevano… Adoravo quel sapore, adoravo quella saliva.
”Passami la saliva”, le dissi…
Lei prese e mi sputò dolcemente in bocca.
La cosa mi eccitò talmente tanto che mi alzai e le sbottonai la camicia, le baciai il collo, leccandoglielo dolcemente, e le annusai la pelle ed iniziai a stringerle i seni, mentre riprendevo a baciarla, mentre la mia lingua cercava la sua, mentre le mie dita giocavano con quei capezzoli dolcissimi.
Le sue mani mi stringevano le spalle ed il dorso, mi baciava e mordeva le spalle, le sue mani scendevano giù, a stringermi i fianchi, adorava stringermi il culo e sorridermi guardandomi negli occhi, lo ricordo.
Adoravo quello sguardo… Ricordo la sua espressione quando iniziò a toccarmi dolcemente le palle.
Sorrideva maliziosamente, mentre le succhiavo i capezzoli, sorrideva mentre mi toccava le palle scostando i boxer di lato.

La prendo e la giro di schiena, le scosto di lato il perizoma – stupendo, un filo interdentale bianco che solo a vederlo mi fece capire quanta voglia di cazzo, quanta voglia di esser scopata da me, avesse – e le ordino di piegarsi verso la scrivania.
Io sotto di lei, accovacciato, ad aprirla delicatamente, perso a leccarle il buco del culo, glielo annusai, era talmente profumata che non resistetti dal leccarglielo ancora, infilandoci la lingua dentro, sì, infilandole la lingua nel culo mentre sentivo le sue dita giocare affannosamente col clitoride.

”Diomio, sei stupenda tu”, le dissi.

E non sentendo la sua risposta m’alzai ed iniziai a baciarle l’orecchio, posandole il cazzo, già fremente, già duro e bollente, sul culo, facendole sentire la mia eccitazione sui suoi umori… Strisciandole il cazzo sulla figa, sbattendoglielo dolcemente sù, da dietro, mentre era ancora inclinata in avanti e cercava le mie palle con la sua mano.

”Lo vuoi? Dimmi che lo vuoi, dimmelo!”

Non disse nulla, no… Si girò direttamente ed iniziò a stringerlo in mano, iniziò a divorarlo letteralmente con tutta la sua voglia, con tutta la sua ingordigia.
Lo sputò dolcemente, mi sputò la cappella ed iniziò a leccarlo da sopra a sotto, roteando la lingua sulla cappella, passandola lungo tutto il cazzo fino ad arrivare alle palle.
Era divina.
Prese le palle in bocca e le insalivò con uno sputo, continuando a leccarle come fossero solo sue, non smettendo mai di segarmi stringendolo con tutta la sua forza, come se volesse riempirsi la mano di cazzo.

”Ho bisogno di scoparti, ORA!”, le dissi.

”Sì, scopami, ‘dio, scopami.”

Ero lì, finalmente, preso a scoparla come desideravo da mesi.
Vederla nuda, vedere la sua schiena e sentirla gemere, mi mandava in estasi. Sentivo le palle sbattere contro di lei, sentivo i suoi gemiti, sentivo la sua mano che, da sotto, cercava di toccarmi il cazzo, voleva stringermi le palle, mi faceva impazzire.

”Sculacciami”.

Iniziai a scoparla ancora più forte, con colpi secchi e decisi, con colpi forti e veloci, iniziai a sculacciarla con la mano destra, mentre la sinistra le teneva la spalla, mentre la sinistra le accarezzava le labbra. Ed ancora le strinsi i fianchi e continuai a scoparla con tutta la forza che potevo darle, con tutta la voglia di lei.

”Girati, voglio leccartela come si deve”, le dissi.

La presi quasi di forza, la feci sedere sulla scrivania e mi abbassai nuovamente.

”Sbattimela in faccia, sù. ”

Adoravo il suo sapore, adoravo sentire il suo bacino sbattere contro il mio viso, mentre le sue mani mi accarezzavano i capelli, li stringevano dalla foga.
Vedevo la mia lingua scorrere dolcemente, molto delicatamente, sul clitoride, vedevo la sua espressione… Era tutto per me, vederla godere così.
Ma volevo di più, non mi bastava… Le sputai dolcemente nella figa, aprendola con due dita, ed iniziai a stuzzicarle l’ano, iniziai a giocare col dito medio sull’ano e quando la vidi in estasi le infilai il dito medio in culo.
Gemette, mi faceva impazzire.

”Ti piace?” – ”Sto impazzendo”.
”Vieni qui, voglio scoparti come si deve, finalmente.”

La presi e, continuando a baciarla, continuando a leccarle la lingua mentre lei afferrava avidamente il mio cazzo, la feci stendere per terra.
Sì, volevo farla mia, tutta.

Ed eccoci lì, io sopra di lei, le sue gambe sulle mie spalle, e il mio cazzo per lei, tutto.
Adorava essere scopata così, glielo leggevo negli occhi.
Al primo colpo di cazzo emise un urlo stupendo, lo sentiva, e lo sentiva tutto.
Ripresi a darglielo ancora e ancora, lei godeva e provava ad aprire gli occhi per guardare il cazzo entrare forte e veloce nella figa, ma godeva troppo.
Si torturava il clitoride con due dita, ed io non potevo fare a meno di scoparla ancora più forte, sentivo le sue gambe cedere sulle mie spalle, sentivo il suo odore, la baciavo e non mi staccavo dalla sua lingua mentre continuavo a scoparla…

”Guardami negli occhi, mentre ti scopo”, le dissi.

”Guarda che così vengo… ”, mi rispose.

”No, non venire perché devi ancora godere come si deve”… Ma non capì subito.

Mi fermai un secondo e le sorrisi. Le stringevo i seni, le tiravo i capezzoli, con il cazzo fermo e pieno dentro di lei, ormai bagnatissimo, pieno dei suoi umori.

”Leccami la mano”, le dissi, ”sputala, insalivala e leccala!”.

Lei lo fece, pur non capendo ciò che le aspettava.
Leccò la mia mano, tutta, con la lingua ‘aperta’, con la lingua piatta ed io iniziai a bagnarle il buco del culo… Lei era estasiata ed a me faceva impazzire quella espressione ‘porca’ sul suo viso.

Tirai fuori il cazzo, molto lentamente e, stringendolo nella mia mano, iniziai a sfregarlo sul suo buco del culo, ancora in quella posizione, sì, volevo incularla con le sue gambe sulle mie spalle.
Iniziai a spingere delicatamente il cazzo dentro quel culo stretto e bollente, i suoi occhi erano in estasi, la sua lingua leccava inconsciamente le labbra.
Finalmente la inculavo come piaceva a me.
Iniziai a darglielo piano, lentamente, per farla ‘abituare’… Per poi finalmente incularla a dovere, per poi finalmente aumentare il ritmo, aumentare i colpi, aumentare la forza.
Adorava prenderlo nel culo, glielo si leggeva in viso.

”Mi fai impazzire… ”, mi disse gemendo.

Ma io volevo di più.
Non mi bastava incularla così, ‘semplicemente’, volevo farla godere.
D’un tratto tirai fuori il cazzo e glielo diedi di colpo nella figa…
Urlò di piacere. Vedevo che le piaceva, non volevo fermarmi.
Allora nuovamente, lo tirai fuori dalla figa e glielo diedi, stavolta forte, nel culo.
Urlò ancora più forte, aveva capito ciò che volevo fare, la mandava in estasi.
Ancora stavolta, tirai fuori il cazzo dal culo glielo diedi ancora più forte nella figa.
Continuai a scoparla così, con ancora le sue gambe sulle mie spalle, attorno al collo, le piaceva, gemeva, voleva venire…

”Scopami nella figa, vengo!!!”

”Sì, ma voglio sborrare con te, voglio sborrarti nella figa.”

”Sborrami nella figa e vieni, sto impazzendo…”

Continuai a scoparla così, ancora più forte, le sue gambe sulle mie spalle, le nostre lingue completamente fuori dalle nostre bocche si baciavano senza ritegno, facevamo ‘schifo’, la scopavo ancora più forte e la guardavo negli occhi, godeva…

”Sto venendo, continua diomio”

Continuai a darle colpi di cazzo sempre più insistenti, sentiva le palle sbattere contro la figa, sentiva quel cazzo arrivarle nello stomaco, sentiva il cazzo gonfiarsi e schizzarle dentro, sentiva il calore della mia sborra colarle dentro e fuori la figa…
Stavamo impazzendo, ero in estasi, era in estasi.

Siamo stati in silenzio un paio di minuti, con i nostri cuori a mille. (Il mio, probabilmente di più, ero coinvoltissimo)
Mi abbracciò forte e mi accarezzava la schiena mentre ero sopra di lei.

”Sei stupenda, sei proprio come ti immaginavo, sei stupenda” , solo questo riuscii a dirle.

Lei sorrise e mi baciò.

Ci rivestimmo profumati ancora di noi, mi sorrise… :

”Oggi l’esame l’hai superato, Lunedì però io non t’interrogo, non posso fartelo io, l’esame, ”

Sorrise, facemmo le scale e ce ne andammo.

Il lunedì seguente feci l’esame… Lei era in commissione assieme al Prof.
Fu l’esame più bello della mia carriera. .

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