Giorno di pioggia – Capitolo 3

Capitolo tre
“Che ora è? ” chiese Giorgio.
“È tutto quello a cui puoi pensare?” Chiesi rassegnato.
“Beh… è solo… che non possiamo sentire la campana da qui” Disse Giorgio mettendosi sulla difensiva come faceva così spesso.
“Lo so, lo so” Sospirai gettando uno sguardo al mio orologio. ൔ e 36. ”
“Non aver paura, uomo. Ho quattro minuti prima che la campana suoni.”
“Io ho circa quindici minuti prima di rientrare.” Dissi senza fare alcun tentativo di nascondere la mia esultanza.
“Non è giusto!” borbottò Giorgio: “Perché hai molto più tempo per il pranzo di quanto ne abbia io?”
“Beh… vedi Gio… a noi grandi piace andare fuori a pranzare… ci vuole più tempo ed è un privilegio, voi piccoli mangiate il sacchetto che vi ha preparato la mamma. E devi essere contento… se il mio intervallo non fosse più lungo del tuo, non avrei tempo per venire alla tua scuola per il nostro piccolo appuntamento pomeridiano.”
“Ehi, prima di tutto… so di essere un po’ più giovane di te… ma smettila di sbattermelo in faccia. E secondo… io non ho un sacchetto preparato dalla mamma.” disse dandomi un piccolo pugno nello stomaco come castigo per la mia piccola tiritera.
“No, ma mia mamma ha preparato il sacchetto per te.” Gli ricordai. “Dice che gli sembra di avere tre figli ora.”
“Sono con te solo da una settimana” Disse scrollando le spalle.
“Una settimana è notevolmente lunga per un donna lavoratrice di mezz’età” Dissi strofinando delicatamente la pelle esposta del suo torace. Poteva essere una cosa un po’ rischiosa. Dopo tutto eravamo sdraiati nel campo sportivo dietro la scuola di Giorgio. Io ero a torso nudo e la sua camicia hawaiana (Ne aveva molte… quella era blu scuro) era sbottonata. Lui posò la testa sul mio torace nudo ed io gli appoggiai sopra una mano massaggiandogliela delicatamente. Ok, eravamo sdraiati dietro le panchine… ma tuttavia… era rischioso.
“Pensi che tua mamma si sia stancata di avermi intorno?” Lui tentava sempre di mettere a loro agio le persone… non faceva nulla che li potesse mettere a disagio. Io lo amavo per quello. Poi inoltre… anch’io ero così. Come ho già detto… io ho un grande cuore. Forse spesso troppo grande.
“Per niente.” Dissi. “Ha capito che bastardo è tuo papà e non ti rispedirebbe da lui.”
Lui sorrise: “La tua famiglia è magnifica.”
“Anche Danny? ” Gli ricordai quel fesso di mio fratello.
Lui fece una pausa: “Tu e tua mamma siete magnifici.” Ancora una volta fece una pausa. Poi, piano… quasi impercettibilmente…: “Grazie.”
“Bello” Dissi sorridendo mentre gli arruffavo i capelli biondi.
“Ehi!” Esclamò lui saltando su di me sorprendendomi.
“Io farei qualsiasi cosa per te!” Gli dissi sorridendogli e scompigliandogli i capelli.
“Ehi… che ora è?”
Diedi un’occhiata al mio orologio.
ൔ e 41″
“Cazzo!” Esclamò Giorgio. “La prima campana è già suonata! La lezione comincia tra 4 minuti!” esclamò armeggiando coi bottoni della camicia… faticando ad abbottonarli.
“Aspetta. lasciami fare una cosa prima che tu vada.”
Lui sembrava un po’ ansioso. “Fai in fretta. Arriverò in ritardo se non fai in fretta. Devo correre in classe.”
“Ci vorrà solo un secondo” Lo rassicurai. Diedi una rapida occhiata in giro. Nessuno in vista. Bene. E subito i suoi pantaloni ed i boxer furono intorno alle sue ginocchia. Lui guaì sorpreso, ma prima che avesse finito di guaire, il suo cazzo molle era nella mia bocca. Era così lungo e grosso, e succoso, e dolcissimo. Io lo assaporai.
“Cosa stai facendo?” Gracchiò.
Gli sorrisi dai suoi genitali. Il suo corpo era così magnifico nella brillante luce del giorno. Il suo grosso quindici centimetri circonciso… le sue morbide palle… il suo cespuglio pubico di buone dimensioni marrone chiaro. Bellissimo. In venti secondi il cazzo di Giorgio era duro come una pietra ed aveva raggiunto i diciannove centimetri.
Appena fu duro, alzai la bocca dal suo uccello. “Così!” Sorrisi.
Lui abbassò lo sguardo spaventato. “Dannazione! Sarò sicuramente in ritardo ora, sono spettinato ed ora ho anche questo!” disse sventolando il suo membro congestionato: Fottiti ragazzo!”
Ridacchiai. Capivo che non parlava sul serio… ed era grande vedere questa nuova fiducia in me. “Stasera” Gli sorrisi: “Prometto”.
Giorgio si affrettò per andare in classe, ma improvvisamente si rese conto che aveva la camicia slacciata ed i pantaloni intorno alle caviglie. Arrossì, li tirò su mentre si guardava in giro per vedere se c’era qualcuno. Nessuno. Meno male. Quindi afferrò il suo zaino e corse via. La camicia era ancora spalancata. Mentre correva si abbottonò la camicia e guardandosi sopra una spalla, urlò: “Ciao!”
“Ci vediamo dopo la scuola” Dissi agitando una mano. E lui correva.
Sospirai sorridendo tra di me mentre lo guardavo. Era possibile amarlo di più?

Poi diedi un’occhiata al mio orologio. 12 e 46. Hmmm… dovevo correre se non volevo arrivare in ritardo. Presi la mia maglietta, mi alzai e me la feci passare dalla testa. Presi le chiavi dalla mia tasca, mi diressi verso il recinto e lo scavalcai. In breve fui in macchina e tornai al mio liceo che non mi era mai sembrato tanto meraviglioso.
Parcheggiai in uno degli ultimi posti disponibili, presi il mio zaino e mi diressi verso la sesta ora, chimica. Oooh… che divertimento.
“Hei!”
Mi voltai e vidi il mio amico Igor che correva verso di me. Era un ragazzo piuttosto bello, originario della Germania e se anche aveva passato da noi la maggior parte della sua vita, aveva ancora un accento abbastanza forte. Aveva diciassette anni, era un assiduo giocatore di tennis (ed anche maledettamente bravo), cosa che aveva prodotto un corpo ben fatto. Il suo viso cominciava a mostrare i segnali di una faccia che un giorno sarebbe stata ben cesellata, gli occhi erano blu, le sopracciglia pronunciate ed i capelli biondo scuro. Non era molto alto e portava sempre un berretto da baseball. Quel giorno ne indossava uno blu navy girato indietro, oltre ad una larga t-shirt blu chiaro che nascondeva la bella parte superiore del suo corpo ed un paio di jeans vecchi e larghi. Aveva un aspetto un po’ trasandato… ma estremamente carino. E nel complesso… un pacco piuttosto attraente.
“Ehi, come va, uomo? ” Gli dissi distrattamente con un cenno di testa piuttosto asciutto.
“Dove cazzo sei stato durante la settimana?” Mi chiese in un modo non proprio amichevole.
“Anch’io non ti ho visto.” Rimarcai.
“Dico sul serio” Lui mi fermò. “Dove sei stato?”
“A scuola.”
Lui era serio: “Non per quello che ho visto, sono venuto a pranzo lunedì… Tu non era in vista. Stessa cosa martedì, mercoledì, giovedì ed oggi. Ho chiesto in giro e mi hanno detto che avevi frequentato tutte le lezioni. Quindi… chiedo… dove diavolo sei stato.”
Improvvisamente compresi … e improvvisamente mi sarei preso a calci. Tutti quei giorni ero andato da Giorgio durante la pausa pranzo, mi ero completamente dimenticato del mio amico. Igor ed io eravamo stati i migliori amici fin da quando ci eravamo conosciuti alle elementari. Eravamo sempre insieme anche alle medie e l’amicizia era proseguita. Ma… preso da Giorgio… mi ero completamente dimenticato di lui.
“Oh mio Dio… ” Mormorai quando me ne resi conto: “Mi spiace veramente!”
“Quindi dove sei stato?”
“È una lunga storia, io… ”
“Dimmi.”
Una miriade di scuse plausibili invasero improvvisamente la mia mente, le analizzai rapidamente, cercando di decidere quale usare per salvarmi di fronte al mio amico. Ma poi… ebbi un impulso improvviso, inesplicabile di ignorare le storie… e dire la verità. Igor avrebbe incontrato prima o poi Giorgio… meglio dirglielo. Non tutto… ma abbastanza perché incontrasse Giorgio. Avevo dimenticato Igor per tutta la settimana. Pensai che il minimo che potessi fare sarebbe stato dire la verità.
“Sono stato alla scuola di un ragazzo.” Ammisi.
“Cosa cazzo ci facevi là?”
Ci fu silenzio per un momento mentre lui mi guardava in cagnesco negli occhi. Scopriva di essere stato tradito.
La campanella della fine delle lezioni suonò.
Noi non ci muovemmo.
“Uno degli amici di mio fratello… ” Ok, avevo distorto un po’ la verità. La verità avrebbe richiesto di raccontare tutto… una cosa che non ero ancora pronto a fare. “… sta avendo delle difficoltà a casa sua. Lui è stato a casa mia questa settimana. Siamo diventati buoni amici… nel frattempo…” la mia voce alternava rallentamenti ad accelerazioni.
Ed Igor era là… che mi guardava.
Avrei voluto morire.
Mio Dio… quello era il mio miglior amico da quasi sette anni. Come avevo potuto dimenticare che esisteva? Dire che mi sentivo malissimo sarebbe stato poco… ma non mi avrebbe migliorato agli occhi di Igor. Sapevo che aver dimenticato l’esistenza del miglior amico per una settimana intera non era una cosa a cui era possibile porre rimedio con qualche stupida scusa. Per contro non aver offerto qualche genere di scusa poteva essere preso come un ulteriore insulto.
“Mi spiace.” Borbottai a testa bassa fissandomi i piedi. Mi sentivo come un bambino di cinque anni castigato da una maestra.
Lui non si mosse.
“Non avrei dovuto farlo.” Mormorai.
Lui improvvisamente scoppiò in una risata. “No cazzo! Come cazzo pensi che mi senta adesso? Ho girato come uno sfigato per tutta la settimana, chiedendomi perché il mio miglior amico mi aveva tradito.”
Questa volta non dissi niente, non c’era veramente niente che avessi potuto dire a quel punto.
“Quindi… ” Disse finalmente: “Sono sostituito?”
“No! ” Risposi rapidamente: “No, affatto! Igor, tu sei il mio miglior amico.”
“Beh questo nuovo amico deve essere dannatamente un buon amico se ha fatto che tu mi ignorassi completamente per una settimana.”
“Lui è un buon amico… ” Ammisi: “ma la nostra relazione è… ” Feci una pausa: “… diversa… dalla nostra. Ma tu sarai sempre il mio numero uno.” Dissi tentando di indorare un po’ lapillola.
Non ci riuscii.
Igor sembrava veramente incazzato.
“Ehi” Dissi mettendogli un braccio intorno alle spalle. “Che ne dici se tu ed io passassimo un po’ di tempo insieme?”
Sul suo viso comparve una traccia di sorriso: “Sarebbe figo!”
“Quindi… cosa vogliamo fare? Tocca a te…” E lasciai la palla nelle sue mani.
“Beh… ” Ci pensò per un momento, e poi la sua faccia si accese, “Ehi! Perché stasera non vieni a dormire da me? Non lo facciamo da secoli.”
Io sorrisi. Lui era entusiasta all’idea ed anch’io lo ero. Anche se avevo completamente dimenticato l’esistenza di Igor fino a quel momento… cominciai a capire che mi era davvero mancato. Anche se ero innamorato di Giorgio… questo non avrebbe dovuto dividermi da Igor. Conoscevo Igor da anni e Giorgio da una settimana.
“Idea magnifica, uomo!” Sorrisi.
“A casa mia… stasera… alle sette.”
“Ci sarò.”
“Ti aspetto.’
E con quello ci separammo. Anche se c’era ancora una ferita tra Igor e me, sapevo che avevo fatto una grande mossa per guarirla. Era proprio quello di cui Igor ed avevamo bisogno. Un po’ di tempo insieme. Da amici. Solo noi due.

Mentre mi dirigevo alla lezione di Chimica (Tranquillamente devo aggiungere. Già ero in ritardo e quindi non c’era bisogno di affrettarsi. Il ritardo è un ritardo. Inoltre… non avevo fretta di arrivare a quella lezione)… Tuttavia… mentre camminavo, pensavo a tutte le volte che Igor ed io eravamo restati a dormire insieme nel corso della nostra lunga amicizia. Stavamo sempre a casa sua perché c’era il problema di Danny nella mia stanza. Igor aveva più fratelli di me ma la sua famiglia era un po’ più benestante, così lui aveva una stanza tutta per sé. Perfetto per due amici che volevano trascorrere la notte insieme. Quando eravamo più giovani, questo avveniva ogni venerdì sera. Era una tradizione. Crescendo divenne più che altro un evento bimestrale. Arrivati al liceo… quasi cessarono tanto che ora mi sembrava quasi che fosse la prima volta quell’anno… ed era già primavera.
Arrivato in classe, scivolai al mio posto ricevendo un’occhiata accusatrice dall’insegnante… e poi non sentii una parola di quello che diceva per il resto della lezione. Non appena seduto cominciai a pensare con nostalgia del tempo passato con Igor.
Quelle serate erano state tanto divertenti. Non potevo credere a quanto tempo era passato dall’ultima volta. Come avevamo potuto interrompere quella tradizione? Decisi che dovevamo riprenderla. Che divertimento erano state, Igor ed io stavamo praticamente tutta la notte a chiacchierare, confessandoci… e divertendoci. Dividevamo anche lo stesso letto. Avevamo incominciato così, come una cosa di bambini, senza pensarci. Era una cosa senza problemi. Quando avevamo raggiunto l’età in cui avrebbe dovuto essere considerato un tabù farlo, nessuno di noi aveva detto ‘basta’… così non avevamo smesso. Addirittura, quando eravamo più giovani, dormivamo anche nudi. Anche quello era stato un ‘non problema’. Ed avevo avuto le mie prime esplorazioni sessuali con Igor. Un giorno, in quinta elementare, Igor venne da me con la notizia eccitante che se ti strofinavi il pene, era piacevole. Quella notte me lo dimostrò. Così ebbi il mio primo orgasmo ‘asciutto’ provocato dalla mano del mio miglior amico. Dopo di ciò ci masturbammo spesso l’un l’altro. Alcune volte strofinavamo anche i nostri corpi uno sull’altro. Ma non pensammo mai di succhiare il cazzo dell’altro. Era stato divertente, ne godevamo ambedue. Ma poi… quella sera, mentre eravamo in prima media… avevo fatto scivolare via le mie mutande (sperando in un altra esplorazione serale), quando Igor annunciò che non potevamo dormire nudi. Gemetti: “Perché no?” La sua faccia arrossì e rispose che non si doveva più fare. Timidamente mi tirai su le mutande coprendo la mia piccola erezione. E da allora in poi… non avevo mai più visto Igor nudo.

L’anno dopo raggiunsi la pubertà e divenni sempre più consapevole dei forti sentimenti che albergavano dentro di me per il mio amico. Sentimenti che erano appena apparsi o che c’erano da lungo tempo… e che finalmente avevo identificato. Fu a causa di Igor che mi identificai come gay. E da allora in poi ebbi dei sentimenti per lui. Il grado e la forza di quei sentimenti erano stati alterni durante gli anni seguenti… ma erano rimasti sempre là. Erano ancora là. Essendo innamorato di Giorgio… mi sentivo colpevole per averli. Ma poi pensavo che mi piacevano anche altri ragazzi e fino a quando non tradivo il mio dolce innamorato, non c’era niente di sbagliato. Ero sicuro che anche a lui piacevano altri ragazzi. Voglio dire… a chi non succede? (Anche a etero o lesbiche che siano. Ma… mi chiedo… com’è possibile che non piacciano altri ragazzi?) Ed inoltre era una cosa che non sarebbe mai accaduta tra Igor e me. Sapevo che aveva superato il momento della sperimentazione innocente con ragazzi la notte che aveva detto ‘Basta’.
Ma… dannazione… io mi chiedevo cosa c’era sotto i suoi pantaloni. Non avevo più visto il suo uccello da quando eravamo piccoli… e non era sufficiente per me. Volevo vedere com’era ora. Avrei scommesso che era grosso. Molto grosso.

La campana suonò e improvvisamente mi accorsi di avere un’erezione mostruosa che tendeva i miei pantaloni. Coprendomi col grosso libro di chimica mi diressi verso la settima, e dura, ora. Francese. Ah, oui…franais. J’aime beacoup parler francais. C’est la langue de l’amour. Et j’aime Jeremy de tous mon coeur. Donc, un jour, je devrais lui parler en francais. Comme je vous ˆ dits…il est la langue de l’amour… Ok. Basta Francese. Non era facile concentrarsi sui congiuntivi mentre per tutta l’ora si ha un’erezione!
Finalmente… la tortura era finita. Amavo il francese… ma ce n’era abbastanza per quel giorno! Era arrivato il momento di andare da Giorgio. Corsi alla mia macchina, ansioso di rivedere il mio ragazzo. In breve arrivai alla sua scuola e parcheggiai.
“Allora, com’è stata la tua giornata?” Chiesi.
“Vuoi dire a parte il ritardo?”
“Sì, oltre a quello”, ghignai mentre tenevo gli occhi sul parcheggio. Con tutte le macchine che venivano a prendere i ragazzi avevo sempre paura di non riuscire ad uscire.
Lui alzò le spalle: “Abbastanza bene.” Fece una pausa: “A parte una cosa.”
“Cosa?”
“Te la mostrerò” Subito dopo vidi che Giorgio aveva il cazzo abbastanza duro fuori della patta. Spuntava diritto e sulla punta c’era una piccola goccia di brillante pre eiaculazione.
“E’ una cosa così cattiva?” Chiesi.
“Non è andato in giù per tutto il pomeriggio” Mi informò, incrociando le braccia e dandomi un’allegra occhiata. “Questo è colpa tua, sai.”
“Mi spiace, mai più pompini. Va bene?”
“No” E scosse la testa: “solo ti chiedo di finire la prossimo volta.”
“Penso che si potrebbe sistemare la situazione” Accennai col capo. “Inoltre… non sei stato il solo ad avere un problema questo pomeriggio.”
“Come?” Chiese. Amavo questo suo nuovo sistema di flirtare. Quando l’avevo incontrato la prima volta, Giorgio era così tranquillo… così riservato… così timido. Anche nell’ultima settimana era rimasto così. Ma finalmente stava sciogliendosi… mostrandomi il ‘vero’ Giorgio.
“Sì, l’ho avuto davvero, un vero problema.” Ed il mio uccello ora era fuori della mia patta. Era duro come granito e sporgeva ad angolo acuto dal mio corpo. Anche se non era come quello del mio amico, tuttavia era abbastanza di dimensioni considerevoli .
Raggiungemmo la mia macchina e ci avviammo verso casa..
“Forse quando arriveremo a casa dovremmo fare qualche cosa per alleviare il problema che abbiamo tutti e due.” Propose sorridendo.
“Che idea originale. Come se non lo facessimo ogni giorno quando torniamo a casa” Dissi dando un’occhiata al suo pene che sporgeva ancora dai suoi pantaloni. Quando avremmo potuto farlo? Danny arrivava a casa dall’allenamento di basket alle 5 e mezza. Quindi le nostre opportunità erano ridotte.
“Ok… allora lo faremo quando arriveremo.” Disse Giorgio quando mi fermai ad un semaforo; rosso maledetto. “Io intanto comincerò a prendermene cura.” E cominciò a masturbarsi.
“Ehi! No! Quello tocca a me!” Mi lagnai.
“Dai, non voglio che tu finisca fuori strada.” Rispose lui innocentemente. Così… con l’espressione più innocente continuava a carezzarsi il mostruoso uccello congestionato.
“Oh, non preoccuparti per me” Dissi, gli spinsi via la sua mano e cominciai a fargli una sega.
Lui chiuse gli occhi… chiaramente godendo del ‘il favore’ che gli stavo facendo. Si lamentò piano.
“Vuoi ancora prendertene cura tu?” Chiesi.
“Dannazione no” Fu la sua risposta.
“Bene!” Ghignai. Alzai lo sguardo e… vidi una donna di mezza età alla guida di una Jeep, stava guardando nella nostra macchina e guardava con disgusto quello che stava succedendo, la salutai agitando una mano… e poi il semaforo divenne verde. Fui costretto a mettere di nuovo le mani sul volante e riprendere a guidare.
“Sai… ” Disse Giorgio, ancora ad occhi chiusi, ancora con un gran sorriso… “Forse oggi potremmo fare qualche cosa di diverso. È il nostro compisettimana, dopo tutto.”
“Sì, i grandi sette giorni!” Dissi enfaticamente
“Ehi!…” Disse guardandomi un po’ male: “Io non ho mai avuto un ragazzo prima. Per me è veramente speciale.”
Gli sorrisi, capivo dove voleva arrivare. “Neanch’io, hai ragione.”
“Facciamo qualche cosa stasera” Suggerì: “Potresti portarci da qualche parte… in cima ad una collina o qualche cosa del genere. Potremmo fare un grande picnic sotto le stelle… poi potremmo fare l’amore… ”
“Oh cazzo!”
“Cosa? Cosa c’è? ” Scosso dal mio improvviso scoppio.
“Igor.”
“Cosa?”
“Igor. Mi sono dimenticato di Igor!” Mormorai.
“E chi diavolo é questo Igor?”
“Vuoi dire che non ho menzionato almeno una volta Igor questa settimana?” Non ci potevo credere.
“No, chi è?”
“Il mio amico… fin dalle elementari… il mio miglior amico… e in tutto questo tempo… non te ne ho mai parlato?”
“No, e quindi…?”
“Io… vedi… ” Non sapevo cosa dire. “Io… ok… ogni giorno, quando sono a scuola, ci vediamo a pranzo… vedi… Igor ed io pranziamo sempre insieme. Ed io mi sono dimenticato completamente di lui per una settimana. Oggi l’ho visto… era incazzato.”
“Perché non me ne hai parlato?” Giorgio mi guardò un po’ male.
“Come ti ho detto… l’ho dimenticato completamente. Ero così preso da te che la sua esistenza mi è uscita di mente.”
Lui tentò di sorridere ancora. Dopo tutto avermi fatto dimenticare il mio miglior amico per una settimana era un complimento.
“Allora qual’è il problema?” Chiese. “Cosa ha a che fare Igor con noi che facciamo l’amore sotto le stelle? Dobbiamo forse invitarlo?”
“Beh… vedi… ” Cominciai: “Quando mi sono incontrato con lui oggi, mi sentivo veramente… voglio dire, veramente male per averlo dimenticato. Quindi… gli ho detto che sarei andato da lui questa sera.”
Silenzio per un momento.
“Cazzo!”
“Quindi… hai avuto la mia stessa reazione.” Dissi.
“Cosa dannazione pensavo di fare stasera?” Disse ritornando a essere il ragazzo scostante che avevo raccolto una settimana prima. Ancora una volta sembrava perduto… abbandonato… come non sapesse cosa fare o dove andare. Lo guardai… e guardai il suo uccello… che era rimasto duro tutto il pomeriggio, incapace di scendere… ora era molle… come lo era il mio.
“Beh… ” La mia mente correva: “Forse ti permetterà di venire. Igor è veramente un bravo ragazzo.”
Lui mi guardò speranzoso: “Lo pensi?”
“Sì. Voglio dire… ” Feci una pausa: “Tu sei il mio ragazzo… lui è il mio miglior amico. Voi due siete le due persone più importanti della mia vita. Dovrai incontrarlo, perché non stasera?”
Sorrise alzando leggermente lo sguardo.
“Sono così dispiaciuto, uomo!” Dissi sincero. “È solo… questo è duro per me. Mi sento come se stessi conducendo due vite. C’è la vita con te… in cui tu sei il mio ragazzo e ti amo… ed io voglio passare tutto il mio tempo con te. E poi… poi c’è la vita col resto del mondo… e con Igor. Ed in quella vita io devo fingere di essere etero e tacere del mio essere. E sento che questi due mondi non possono mescolarsi.” Feci una pausa. “Ma io voglio che si mescolino. Io ti amo,
Giorgio. Io voglio portarti nel resto della mia vita… io non voglio più camminare tra due ‘mondi’ Io voglio che tu incontri Igor.”
Lui sorrise. Quella era la risposta che aspettava.
“Com’è per te?” Chiesi: “Non c’è stato un ribilanciamento delle cose della tua vita nell’ultima settimana?”
“Naturalmente ho dovuto riordinare la mia vita. Voglio dire… ora sono consapevole delle mie intenzioni e dello scopo vivendo con te.” Fece una pausa: “Prima di incontrarti… la mia vita era un disastro, vivevo con un papà alcolizzato e non avevo veri amici.”
Se non fossi stato impegnato a guidare, l’avrei abbracciato subito. Quanto l’amavo!
“Sai… tu sei fortunato” Disse. “Per me… l’incontrarti ha completamente cambiato la mia vita. Ma è stato tutto per il meglio. Finalmente la mia vita va bene. Io sono felice. Non sono stato mai stato felice… non so da quanto tempo. Ma per te… voglio dire, io so che tu mi ami… ed io so che sei è felice di stare con me. Ma questo non ha cambiato la tua vita a differenza della mia.”
“La mia vita è cambiata.” Dissi.
“Sì… ma la ragione per cui sei fortunato è che la tua vita non ha avuto bisogno di essere cambiata come la mia, voglio dire…” e poi il suo tono si ammorbidì. “Voglio dire… hai mai pensato al suicidio?”
“No… non ho mai avuto bisogno di pensarci.”
“Bene, io sì!”

Poi tacemmo. Avevamo detto tutto ciò che dovevamo dire… ed ora ci crogiolavamo nella calda energia d’amore che riempiva la macchina. Anche se l’ammissione di Giorgio di aver pensato al suicidio mi aveva colpito, sapere che ora lui era felice… quel pensiero non avrebbe più occupato la sua testa, ora che aveva qualcuno da amare e qualcuno che l’amava. Ora che lui mi aveva. I sentimenti erano praticamente tangibili intorno a noi nella macchina. Mi sembrava di essere in grado di allungare una mano e prendere una manciata di amore.
“Allora… ” Alla fine Giorgio ruppe il silenzio: “Pensi che Igor mi permetterà veramente di venire? ”
Io accennai col capo fiducioso: “Sicuro!”

* * * * *

“Dannazione no!”
“Dai Igor, forza!” Gridai nel telefono.
“No” Disse lui fermamente. “Sei stato con questo Giorgio tutta la settimana. Ora tocca a noi di stare insieme un po’.”
“Ma lui non può tornare a casa sua… ” Insistetti.
“Bene, se lui è così amico di tuo fratello, come hai detto, qual’è il problema?” Chiese.
Mi sarei dato un calcio per aver detto una cosa del genere.
“Bene… ” Non sapevo come rispondere.
“Potrai rivedere il ragazzo domani. Dannazione è una cosa così difficile? Lo conosci solamente da una settimana. Conosci me da sette anni.”
“Sì” Borbottai. “Andiamo, Igor. Ti piacerà.”
“Ci presenterai un’altra volta. Questa notte è solo per noi due. Com’era… una settimana fa. Come deve essere. Come hai detto… a poco a poco.”
Come potevo aver detto tante cose di cui pentirmi, in un solo giorno?
“Sì… ho detto che… ” Mormorai.
“Bene. Allora ci vediamo alle sette. A più tardi, uomo.”
E sentii un clic all’altro capo della linea. Rimasi fermo per un momento e rimisi lentamente la cornetta sulla f***ella.
Guardai Giorgio, sembrava triste. Tradito. Abbattuto.
“C… cosa farò questa sera?” Disse. Mi sembrava spaventato. “Io non voglio ritornare dal mio papà.”
“Non tornerai assolutamente a casa! Sei stato qui ogni notte nell’ultima settimana… Starai qui anche stasera. Non c’è nessuna regola che dica che io devo essere qui per permetterti di stare in questa casa.”
“Ma… e Danny? ” Disse Giorgio con l’espressione più triste da cucciolo che avessi mai visto. “Non gli piaccio!”
“Danny accetterà!”
Giorgio rimase quieto per un momento: “Non voglio che tu vada. Io ho bisogno di te.”
“Io ti amo” Bisbigliai prendendolo tra le mie braccia. “Mi spiace tanto.”
E rimanemmo così, in un caldo abbraccio, a lungo. Non volevamo lasciarci. Ma poi… lo facemmo. Io dovevo andare a casa di Igor… e Giorgio doveva affrontare Danny.

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