Giorno di pioggia – Capitolo 1

Guardai ansiosamente il parcheggio.Non potevo fare a meno di pensare che se fossi riuscito solamente ad arrivare cinque minuti prima quella mattina, non sarei stato nell’imbarazzo in cui ero. Ma no… in doccia quella mattina, dovevo prendere una decisione. Farla velocemente ed arrivare a scuola in tempo, oppure farmi una sega e correre il rischio di arrivare in ritardo. Essenzialmente era stata una battaglia tra il mio cervello ed il mio cazzo… il mio buon senso ed i miei ormoni furiosi. Per un momento il mio sguardo aveva saltellato tra il mio orologio ed il mio uccello duro… ed alla fine il mio pene aveva vinto. Era stata una grande sessione… ma di conseguenza avevo dovuto correre a scuola, trovare un posto di merda per parcheggiare e correre il più velocemente possibile per la prima ora di lezione. Comunque riuscii ad arrivare al mio posto solamente cinque secondi prima che la campanella finale suonasse. Il mio insegnante mi diede un’occhiata di fuoco e di malavoglia mi segnò presente.

Ma la ragione per cui vi ho raccontato la storia affascinante delle mie imprese sessuali mattutine e le loro ripercussioni (so che non è probabilmente la cosa più affascinante che abbiate mai letto) era per farvi sapere perché la mia macchina era parcheggiata in quel posto. Ora, in circostanze normali non sarebbe stato un problema.
Ma quel giorno un torrente di pioggia si era rovesciato. Un lampo era balenato in distanza e poi si era sentito un rimbombo. Gettai uno sguardo intorno a me e vidi altri studenti accalcati sotto la tettoia accanto al parcheggio. Tutti guardavano verso il parcheggio… come se potessero comandare alle loro macchine di avvicinarsi con un comando telepatico o comandare alla pioggia di fermarsi. Ed anche loro erano vestiti con maglietta e pantaloncini, l’abbigliamento che era sembrato appropriato quella mattina. Dopo tutto il sole splendeva, non c’era una nube in cielo ed l’uomo della radio aveva detto che sarebbe continuato così. Ah, bene… è giusto aver fiducia nel meteorologo. Il temporale era qualcosa fuori della normalità.

“Ah, all’inferno!i” Mormorai tra di me. Sapevo che stavo solo rinviando l’inevitabile, quindi senza perder tempo, s**ttai e corsi verso la mia macchina, lasciando là tutti gli spettatori rammolliti. Quando finalmente arrivai alla macchina, ero fradicio. I capelli erano appiccicati alla testa, i vestiti al corpo ed avevo acqua nelle scarpe.
Grande, cercai freneticamente la chiave nella tasca, aprii la portiera ed entrai nella macchina il più velocemente possibile. Avviai il motore ed i tergicristalli, ingranai la prima e mi diressi verso l’uscita del parcheggio. Alcune altre anime coraggiose l’avevano fatto… ma in gran parte attendevano… e c’era uno sbalorditivo assembramento sotto la tettoia. Risi tra di me. Io ero bagnato ma loro erano ancora là.
Mentre guidavo verso casa, notai che strade e marciapiedi erano vuoti. Non c’era nessuno in giro. Accesi la radio e girai per le stazioni, una cosa molto difficile da fare con la mia vecchia radio. Ero sulla stazione giusta o no? Non si poteva mai essere sicuri. Alla fine sentii “Sometimes” di Britney Spears e decisi che andava bene. Senza accorgermene cominciai a cantare le parole.
Quando arrivai vidi che stavo avvicinandomi alla scuola media di mio fratello minore Danny. Era a sei isolati dalla mia scuola. Da lì non c’erano altre macchine sulla strada a quell’ora, diedi un’occhiata.
Completamente deserto, nessuno in giro con quell’acquazzone. Danny avrebbe dovuto essere ancora là in palestra per l’allenamento di basket . Era decisamente un piccolo atleta, l’orgoglio e la gioia di mio padre. Io, invece… preferivo mondi più interessanti come scrivere e recitare… cose incomprensibili per mio padre… chi vorrebbe stare al chiuso analizzando le proprie emozioni ed esprimendole in forme uniche quando era possibile inseguire una palla e far sanguinare il naso a qualcuno?

Ero quasi alla scuola e stavo allontanando la mia attenzione dalla strada quando qualche cosa attirò la mia attenzione. Una figura solitaria che camminava lungo la strada. Probabilmente frequentava la scuola di mio fratello, era difficile distinguere qualche cosa con quella pioggia, ma mi pareva che fosse infradiciato sino alle ossa, doveva aver freddo e sembrava anche triste. Teneva la testa bassa ed anche se pioveva a dirotto, sembrava avere fretta. Non sembrava curarsi della pioggia, sembrava avere altre cose per la testa. Immediatamente mi preoccupai per lui.
Non ebbi esitazioni, decisi che l’unica ragionevole cosa da farsi era offrire un passaggio al ragazzo. Immediatamente fermai la macchina al lato della strada tre metri dopo di lui. Mi chinai per aprire la portiera sull’altro lato della macchina e quando lui fu vicino gridai: “Ehi… vuoi un passaggio?”

Lui guardò e sembrava un po’ spaventato e sorpreso… ed allora vidi la sua faccia, il cuore mi balzò in gola. Doveva essere uno dei, se non il più bel ragazzo che avessi mai visto. Sembrò considerare la mia offerta per un momento, sembrò tentato. Ma poi… “Ah, no grazie, vado bene così.”
“Non direi, sei tutto bagnato. Dai, entra.”
“Non voglio disturbare.” Disse fermo sotto la pioggia.
“Non disturbi. Sali.”
Finalmente l’avevo convinto. Un piccolo sorriso, che mi sembrò tentasse di mascherare, passò sulla sua faccia. Entrò, chiuse la portiera e di allacciò la cintura di sicurezza. Partimmo.
“Grazie” Disse in tono adorabilmente ritroso.
“Nessun problema”, dissi io. “Come ti chiami?”
“Giorgio… Giorgio Guglielmi” Disse.
“Boris Asteri”, mi presentai. “Ti darei la mano se non stessi guidando.”
Lui rise rilassandosi un po’… ed il suo interesse sembrò essere rivolto a qualche cosa che avevo detto. “Asteri? Ehi… hai un fratello?”
“Sì, Danny Asteri, va alla tua scuola. Lo conosci?”
“Sì”, Giorgio accennò col capo, “Ha la mia età ed è piuttosto popolare.”
“Quello è sicuramente Danny”, io alzai le spalle. “Lui sembra pensare di essere eccezionalmente sexy.”
“Tutti nella mia scuola sembrano essere d’accordo.”
“Io non sono per cose ed amicizie superficiali.”
“Neppure Io” Ammise Giorgio.
“Quindi siamo solo due perdenti, alla fine” Ho ho scherzato.
“Parla per te!” rise Giorgio.
“Abbiamo appena ammesso di essere fuori dalla massa.”
“Se sei fuori dalla massa sei un perdente?” Chiese alzando un sopracciglio.
“Questo è quello che tutto il mondo sembra pensare” Dissi alzando le spalle.
“Beh, io non sono d’accordo col mondo” Mi piaceva quel ragazzo. Dopo un momento aggiunse, piano, quietamente… quasi fra di sè: “Infatti… io non sono d’accordo col mondo su molte cose.”
“Questo vale per tutti e due.” e accennai col capo per dichiararmi d’accordo. Mentre lo dicevo osservai il ragazzo, aveva detto che aveva la stessa età di mio fratello, quindi doveva avere sedici anni. Solamente due meno di me. Quasi coetanei. Ma lui sembrava maturo per la sua età. Decisamente non sembrava un ragazzino. E… mio Dio… il ragazzo era bellissimo. I capelli erano bagnati ed appiattiti dalla pioggia, ma erano piuttosto corti e sembravano essere biondo chiaro. Aveva il corpo ben abbronzato (o almeno quello che potevo vedere), una leggera spolverata di lentiggini sul naso, brillanti labbra rosa e lo sguardo blu più penetrante che avessi mai visto. Portava una elegante camicia hawaianaIgora gialla con alcuni bottoni slacciati in alto a mostrare una stuzzicante piccola visione della carne del suo torace. Il solo pensiero di quello che c’era sotto mi fece irrigidire l’uccello… anche se non era il momento né il posto migliore perché tale cosa potesse accadere. Ho spostato l’inguine in maniera che il volante lo rendesse invisibile. Intorno al collo portava una collana di gusci di nocciole ed intorno al polso un braccialetto di stoffa. La camicia era completamente impregnata d’acqua. Se l’avessi spremuta ero certo che avrei creato una bella pozza sul pavimento. Era appiccicata alla sua pelle come incollata (non una cattiva cosa). Riusciva a rivelare qualche cosa della sua forma che, per quando potevo dire, era una vista da vedere. Sembrava essere in quella fase dei ragazzini alti quando i loro corpi di bambini si trasformano in ragazzi muscolosi. Lo trovavo un periodo irresistibile. Indossava dei cargo shorts cachi che gli arrivavano alle ginocchia (anche loro erano fradici), e sotto il pantaloncini c’erano le gambe. Rotonde, morbide e muscolose, le sue gambe lucenti erano coperte da una leggera spolverata di peli castano chiaro. Avrei potuto sborrare nei pantaloncini solo a guardarlo… proprio così, continuavo a guardarlo furtivamente con la coda dell’occhio… probabilmente un po’ di più di quanto necessitasse la sicurezza dato che stavo guidando.

Per quanto mi riguarda… beh… penso di non aver un cattivo aspetto. Affatto. Più volte mi è stato detto che sono carino. Non sono sicuro che pensino che io lo sia veramente… ma apparentemente è così. Ho capelli castano chiaro, a livello degli occhi davanti e mediamente lunghi dietro. Occhi marroni, un bel marrone quasi cioccolato, pelle pallida, guance rosee e, come Giorgio, una spolverata di pallide lentiggini sul naso. Il corpo è abbastanza indefinito. Non grasso. Non troppo magro. Solo così…
“Allora… dove ti porto?” Chiesi. Dopo un minuto di esplorazione su di lui, improvvisamente mi ero accorto di non sapere dove lo stavo portando.
“Oh…” e mi disse l’indirizzo, stava guardando fuori del finestrino durante il breve periodo di silenzio, ed io l’avevo distolto.
“So dov’è. Abbastanza vicino a casa mia”
“Veramente?”
“Sì… forse cinquecento metri.”, valutai.
“Oh, bene. Così non ti disturbo.” E sembrava veramente sollevato.
“Non preoccuparti, ragazzo.” Insistetti, “Mi sembri preoccupato di non disturbare, non ti preoccupare, non disturbi… Se non ti stessi accompagnando a casa, starei tornando da solo, seduto a farmi una sega.”
Cosa avevo detto?
Giorgio rise, sembrava divertito dal mio candore. “Io probabilmente starei facendo lo stesso”, ammise.
“Naturalmente puoi farlo”, alzai le spalle, leggermente sorpreso (e più eccitato) dalla svolta che la nostra conversazione stava prendendo: “Tu sei un maschio. Tutti i maschi si masturbano. Una delle poche verità universali.”

Imboccai la tangenziale.
“Il tragitto è lungo”, dissi, “Perché diavolo lo stavi facendo a piedi?”
Improvvisamente l’allegria che ci poteva essere in Giorgio se ne andò. Evidentemente avevo colpito un nervo scoperto e ritornò ad essere di cattivo umore, il ragazzo triste che avevo raccolto alcuni minuti prima.
“Oh… mio papà doveva venirmi a prendere, probabilmente si è dimenticato.”
“Se si fosse solo dimenticato non ti avrei trovato piangente”. E poi, tentando di sembrare compassionevole il più possibile. “Raccontami, Giorgio. Qualunque cosa sia.”
Lui scosse la testa. “Non è nulla.”
“Ragazzo”, dissi io tentando di rivolgergli un caldo sorriso, ma lui continuava a guardare il pavimento, “se tu non l’avessi ancora notato, io mi preoccupo. So che ci conosciamo a malapena… ma io non avrei frenato e non ti avrei offerto un passaggio se me ne fregassi. Sembra che tu abbia bisogno di un amico… ed io voglio esserlo. Solo dimmi cosa c’è.”
Lui fece una pausa: “Mio papà ed io… abbiamo litigato ieri sera… questo è tutto.”
Io sospirai. Mi sembrò che avesse un grosso problema nella sua vita. Questo fu quello che sentii.
“Brutta cosa?” Chiesi.
“Sì”, sospirò Giorgio aprendosi un po’ a me. Capivo che aveva disperatamente bisogno di qualcuno con cui parlare. Ero veramente preoccupato… e penso che lui potesse sentire quel sentimento genuino. “Siamo solo io e mio papà… la mamma è morta alcuni anni fa. Siamo solo io e lui.”
“Mi spiace, uomo. Mio papà è morto quando ero piccolo, so cosa vuol dire.”
“Ti piace tua mamma?”Chiese.
“Beh… sì… naturalmente, la amo, lei è la mia mamma.”
“Io amo mio papà… lui è mio papà, non posso non farlo”, Giorgio mi guardò, nei suoi occhi c’era grande serietà. “Ma non penso che lui mi ami.”
Mi fermai ad un semaforo rosso… non sapevo cosa dirgli. Mi limitavo a guardarlo, incontrai il suo sguardo e tentai di metterci tutta la comprensione che potevo. Eravamo là seduti, guardandoci negli occhi, io a bocca aperta. L’unico suono era il picchiettare della pioggia. Il semaforo diventò verde… ma io non lo vidi. Dopo un momento mi colpì un colpo di clacson dalla macchina dietro di noi, e ripartimmo.

“Si ubriaca molto … ” Giorgio riprese, “Era ubriaco la notte scorsa. Ogni qualvolta è ubriaco, grida sempre contro di me… per le cose più stupide.”
Ancora silenzio. Il mio cuore cominciò a battere per il povero bambino. Sentivo profonda pena per lui, volevo fare qualche cosa… e capii che non potevo permettergli di ritornare là.
“Giorgio… ” Dissi alla fine, “Ora verrai a casa mia.”
Ancora una volta, la sua calma timidezza uscì: “Oh, no… Io…”
“Non ti sto riportando a casa tua.”, dissi. Stavo ragionando. “Puoi stare da me stasera.”

E lui non discusse. Sopratutto, io penso, sapeva che non avrei portato la mia macchina a casa di suo papà. Inoltre… io penso che lui volesse veramente stare a casa mia quella sera. La sua educazione poteva dirgli che era sbagliato che gli venisse imposto, ma penso che nel suo intimo cercasse disperatamente qualche altro posto dove andare… qualcuno con cui stare… qualcuno che si preoccupasse per lui. E penso che lui potesse sentire che era probabile che io sarei andato bene. La gente mi ha sempre detto che ho un grande cuore… che sono sensibile… che sono uno dei migliori ragazzi che avessero mai conosciuto. Credo che la gente avesse ragione a dirmelo. Il mio cuore si era allargato e batteva per Giorgio.

Superammo la via dove abitava e presto arrivammo a casa mia.
Parcheggiammo la macchina ed entrammo. “Benvenuto nella mia umile dimora.” Dissi indicando con un gesto la stanza. Effettivamente non era casa la più bella. Era solo decorosa, come ho già detto la mia famiglia non nuotava nell’oro. “Posso offrirti qualche cosa da bere? O preferisci qualche cosa da mangiare?”
“Oh, no grazie”, e scosse cortesemente la testa. Dannazione, era così carino, gocciolante e col suo fare cortese. Hmmm… gocciolante. Mi ricordai improvvisamente che ambedue avevamo gli abiti impregnati d’acqua.
“Che ne dici di vestiti asciutti… o perlomeno mettere i tuoi vestiti nell’asciugatrice?”
“Oh, no… non preoccuparti… ”
Ma io lo fermai. “Giorgio, smetti di essere così dannatamente educato! Non posso lasciarti così bagnato fradicio. Inoltre io metterò comunque i miei vestiti nell’asciugatrice. Non sarà un disturbo gettarci dentro un’altra camicia ed un paio di pantaloncini.”
Lui diede un’alzata di spalle… capendo di essere sconfitto. “Ok. Grazie.”
“Nessun problema.” Dissi mentre gli facevo segno di seguirmi. Lo condussi nella mia stanza. A dire il vero… era la stanza di Danny e mia. La condividevamo.
Giorgio entrò nella stanza dove vivevo: “Bella la tua stanza.”
“Grazie. A me piace”, dissi. Poi mi tolsi, facendola passare dalla testa, la maglietta bagnata. Poi mi slacciai i pantaloni, abbassai la zip della patta e li lasciai cadere. Alzai lo sguardo su Giorgio e mi sembrò che fosse leggermente sorpreso dal mio improvviso strip tease. Ma non me ne curai. Eravamo ambedue maschi (anche se mi piacevano i ragazzi…). Lui non sembrò infastidito così non me ne diedi pensiero. In piedi di fronte a Giorgio, in mezzo alla stanza con indosso nient’altro che i boxer blu, chiesi: “Mi vuoi dare i tuoi vestiti così potrò avviare l’essicatrice?”
“Oh… sì… sicuro”, lui disse arrossendo un po’ mentre cominciava lentamente a sbottonarsi la camicia. Sembrava si vergognasse di spogliarsi davanti ad un estraneo… anche dopo che mi ero tolto, imperturbabile, tutti i vestiti. Ma, dai… non mi stavo lagnando. Più lentamente il ragazzo si toglieva la camicia, più seducente era… ed io lo trovavo già piuttosto seducente. Sentivo un indurimento tra le gambe. Sapendo che l’unica cosa che lo copriva era un paio di sottili boxer, mi sedetti rapidamente, coprendo il mio grembo con l’involto dei miei abiti bagnati. Dopo di che ripresi il mio divertimento, riportai la mia attenzione al bel ragazzo di fronte a me che si stava togliendo lentamente i vestiti. Era arrivato agli ultimi pochi bottoni ed era visibile una porzione generosa di carne nella V allargato della camicia. Era liscio, morbido e mi faceva impazzire di desiderio… oltre a tutto era abbronzato dappertutto come la faccia e le gambe, doveva passare molto tempo esposto al sole. Finalmente sbottonò l’ultimo bottone. La camicia si aprì e la fece scivolare via. Credo che la mia bocca fosse aperta come non mai. Giorgio aveva il corpo più favoloso che avessi mai visto. Anche se lui non aveva addominali sviluppati, il suo stomaco era stretto, ben fatto e straordinariamente liscio (mi faceva agonizzare il non poter farci correre sopra le mani e la lingua). Il suo torace era come il resto del suo corpo, se non più splendido. Vedevo che cominciava a definirsi, evidentemente faceva esercizi. I muscoli pettorali erano morbidi, cedevoli ed in rilievo sul resto del corpo. Su di loro c’erano due piccoli capezzoli rosa. Le spalle erano larghe e forti ed i bicipiti si gonfiavano definiti. Ed a peggiorare la questione (o migliorarla), tutto il suo corpo era umido per la pioggia che dava una scivolosa natura luccicante. Ci volle tutto il mio autocontrollo per non saltare sul ragazzo e divorarlo tutto.

Andò ad appoggiare la camicia sul mio mucchio di vestiti. “Così”, disse. E poi, restando di fronte a me, cominciò ad aprirsi gli shorts. Non ci potevo credere, ero con gli occhi all’altezza dell’inguine del ragazzo, e lui stava spogliandosi! Pensai che avrei potuto morire e sarei andato in paradiso. Il pantaloncini cachi presto scivolarono giù rivelando i boxer grigi. Io stavo sbavando, una protuberanza di considerevoli dimensioni era chiaramente visibile di fronte ai miei occhi… a meno di un metro. Avrei voluto allungare una mano, spremerla, accarezzarla, bagnarla con la bocca ed assaggiarla. Ma sapevo che quella probabilmente era l’ultima cosa di cui Giorgio aveva bisogno in un momento tanto difficile della sua vita. Inoltre… il ragazzo era probabilmente etero. Lui mise i pantaloncini sul mucchio.
“Grazie”, dissi cercando di evitare che la mia voce rotta fosse imbarazzante. Rimasi seduto per un momento, incapace di distogliere lo sguardo dal bel campione che avevo di fronte. Le curve lisce del suo corpo, la sua pelle dolcissima, la protuberanza generosa…

Un tuono mi fece uscire dalla trance. Un guaito mi sfuggì dalla bocca per la sorpresa e la mia frequenza cardiaca deve essere triplicata. Ero stato così assorbito dalla visione dell’oggetto dei miei desideri che ero andato in trance. Tentando di salvare quel po’ di dignità rimasta, borbottai: “Torno subito… vado a mettere queste cose nell’asciugatrice. Fai come se fossi a casa tua.”
E senza guardarmi indietro, corsi fuori della stanza facendo in modo che il mucchio di vestiti mi coprisse l’inguine. Corsi in lavanderia, chiusi la porta dietro di me, gettai i vestiti nell’asciugatrice e sospirai profondamente. Mi appoggiai all’asciugatrice per sostenermi, chiusi gli occhi e tentai di rilassarmi. Tra quel forte scoppio di tuono e la grande stimolazione di Giorgio, avevo bisogno di rilassarmi un po’. Presi un respiro profondo ed abbassai lo sguardo. Dentro i miei boxer c’era una protuberanza enorme. Maledizione. Non scendeva. Sospirai mentre guardavo il mio corpo. Era niente male, ma non era eccezionale… niente a che vedere con quello di Giorgio. Non ero precisamente ‘magro’, ma nemmeno grasso o paffuto. Penso che fossi abbastanza magro, ma non era possibile vedere tracce delle mie costole. Avevo una sottile pista di peli castano chiaro che scendeva dall’ombelico e scompariva sotto il giro vita. Il torace era abbastanza piatto, appena definito. I capezzoli erano rotondi, morbidi, smussati e chiari… appena più scuri della mia pelle. Le braccia erano forti, ma non muscolose. Le gambe sottili e lisce, con una spolverata di peli castano leggero. Dopo tutto niente male suppongo. Non tentatore come il corpo di Giorgio, ma non troppo male. Stavo attento a quello che mangiavo e mi allenavo, ma era ovvio che Giorgio faceva sollevamento pesi e si prendeva molta cura del suo corpo. Se avessi trattato il mio corpo come Giorgio trattava il suo, potevo aspettarmi di avere un corpo come il suo? Oh, bene comunque non c’era nulla per cui mi dovessi vergognare a confronto del suo corpo.
Dopo che la mia frequenza cardiaca fu un po’ diminuita, aprii l’essicatrice e ci misi i vestiti. Impostai la macchina su un’ora, chiusi il portello e pigiai il bottone di inizio. La macchina cominciò a vibrare e rimbombare mentre cominciava a far roteare i vestiti.
Lavoro fatto… ma sapevo che non potevo ritornare da Giorgio fino a che la mia erezione non si fosse abbassata. Era duro come una pietra, sporgeva dal mio corpo e pulsava di desiderio. Guardandomi sopra la spalla, chiusi piano la porta della lavanderia e poi liberai il mio uccello. Ahh… che sollievo averlo fuori, liberato dall’opprimente confine dei miei boxer. Tutti i quindici centimetri spuntavano dal mio corpo che poteva non essere il più eccitante, ma avevo un bel cazzo. Abbastanza lungo, bello e spesso. Lo fissai mentre mi strofinavo un capezzolo senza capire perché lo stavo facendo. Non riuscivo a togliermi dalla testa l’immagine di Giorgio in mutande là fuori. E non potevo fare a meno di immaginare cosa c’era sotto la biancheria intima. Quanto era lungo? Era circonciso, come il mio, o no? Quanti peli pubici aveva? Di che colore era? Quanto erano grosse le sue palle? Avevo un milione di domande sul suo pene. Mi vennero facilmente ed il solo immaginarlo mi fece cedere le ginocchia. Mentre con una mano giocherellavo col mio capezzolo, cominciai lentamente a strofinare il mio uccello con l’altra mano. Chiusi gli occhi e mi lamentai piano in sollievo. Era cooosì bello.
Ma poi mi fermai.
Avevo il tempo di masturbarmi? Il mio cazzo era duro come una pietra e liquido pre seminale ne sgorgava… ma c’era un ragazzo da solo nella mia stanza che aveva bisogno di un amico.
Borbottando tra di me, rimisi l’uccello nei boxer. Poi per essere certo che non formasse una tensione davanti a me, ne piegai la testa sotto la cintura elastica dei boxer e mi diressi verso la mia stanza.

Quando arrivai trovai Giorgio… in piedi, timido, in mezzo alla stanza con indosso i boxer, le braccia dietro la schiena, lo sguardo perso come se non sepesse cosa fare. Era così carino in quello stato. Ancora una volta il mio cuore si mise a correre per lui. L’unica cosa che fui in grado di fare fu dire: “Awwww…”
Poi: “Hei, ti avevo detto di metterti comodo.”
“Mi spiace…”
“Non scusarti.”
“Non… non sapevo cosa fare.”
“Siediti!” Dissi avvicinandomi e mettendo una mano sulla sua spalla (oooh… il contatto mi fece rabbrividire), lo guidai delicatamente vicino al mio letto e lo feci sedere sull’orlo. Lui mi sorrise. Io sospirai. “Ora che ne diresti di qualche vestito?”
“I tuoi probabilmente sono troppo grandi per me” Disse.
“Che ne dici di quelli di Danny? Lui ha la tua taglia.”
Giorgio sembrò considerare la cosa per un momento, ma poi scosse la testa.
“Perché no? No puoi stare qui praticamente nudo per la prossima ora” Insistetti enfaticamente.
“È solo…” Cominciò sottovoce, ma poi la sua voce ritornò piena di forza “E’ solo che io non penso di piacere troppo a tuo fratello.”
“Non essere ridicolo.”
“Veramente, lo so… tuo fratello è piuttosto popolare… ed io non lo sono. E a lui non piacciono le persone impopolari.” Fece una pausa. “Una volta mi sono seduto accanto a lui durante una lezione e mi ha rivolto appena la parola… ed ogni volta che lo faceva… sembrava costretto a farlo.”
Io sospirai. Era proprio la descrizione di Danny: “Sì. Danny qualche volta può essere un coglione.”
“Sì, non volevo dirlo ma… ”
“Non preoccuparti. Io devo vivere con lui… so cosa voglia dire. Dannazione e devo condividerci la stanza, pensa…!”
Giorgio rise, cominciando finalmente a riguadagnare la calma che aveva avuto durante il tragitto in macchina… prima che si parlasse di suo padre. “Sì, così… dubito che sarebbe felice di entrare nella sua stanza e trovarmi con i suoi vestiti.”
“Quindi? Pensi di restare solo con i boxer per la prossima ora?” Chiesi.
“Perché no? ” Scosse le spalle e poi un’espressione ritrosa e graziosa ritornò sulla sua faccia. “Tu… tu non hai problemi, verò?”
“Perché dovrei averne? Se non ti vestirai saranno problemi tuoi” Feci una pausa. “E poi cosa importa? Siamo ambedue maschi, no?”
“Sì… ” Accennò col capo, la sua voce si fece confidenziale: “Non è come se fossimo, sai, nudi.”
“Sì” Accennai col capo senza fare accenno al fatto che desideravo dannatamente che fossimo nudi. Comunque… passare l’ora seguente con quel ragazzo con indosso nient’altro che le mutande, era niente male. Dovevo considerarmi fortunato.
“Allora” Dissi, “Vuoi ascoltare della musica?”
“Perché no?”
“Cosa vuoi ascoltare?”
“Cos’hai?”
“La mia raccolta di CD è sulla mensola vicino al mio letto.”
Lui si voltò, si inginocchiò, si allungò verso la fila di cd sulla mensola e nel farlo mi diede una bellissima prospettiva del suo sedere. E che sedere era! Rotondo, morbido e stretto. Potevo vedere ogni singolo globo attraverso la stoffa stretta dei boxer. Il mio uccello, che finalmente aveva cominciato ad ammorbidirsi, ora era una volta ancora, duro come pietra e versante pre eiaculazione. Mentre non stava guardando, lo aggiustai rapidamente per essere sicuro che rimanesse celato.
“Che ne dici di questo?” Disse tirando fuori la mia copia di “Millennium” dei Backstreet Boys.
“Ti piacciono i BSB?”
“Sì” Accennò col capo timidamente, le sue guance arrossirono. Quel ragazzo si imbarazzava facilmente. “E a te?”
“Non avrei il loro CD se non mi piacessero!”
“Oh, sì… ” Mi sembrò che si sentisse stupido per averlo chiesto.
Misi il CD nello stereo (non hi-tech, ma niente male. Così come la mia macchina, così come la mia casa, così come il mio corpo…), ed immediatamente sentimmo i ragazzi cominciare a cantare “Larger Than Life.”
“Ehi, Gio” Dissi adottando un nomignolo nuovo per il ragazzo: “Spostati un po’, vuoi?”
“Hmmm?”
“Voglio sedermi anch’io.”
“Oh, sì… sicuro” Disse spostandosi all’altro lato del mio letto. C’era abbastanza spazio e mi sdraiai accanto a lui con le braccia dietro la testa. Vedendo che mi mettevo comodo credo che pensasse che anche lui lo poteva fare e si sdraiò mettendo le braccia dietro la testa come avevo fatto io e rivelando un piccolo cespuglio di peli castano chiaro sotto le ascelle. Vi gettai uno sguardo e feci un rapido paragone, io ne avevo il doppio. Ma vedendolo così… ancora una volta di più mi eccitai. Alzò le gambe, piegando le ginocchia… elevando casualmente il suo pacco, inquadrandolo meglio e dandogli una migliore definizione mentre era leggermente spremuto tra le sue gambe. Mi sentii come se stessi per anelare. Avrei voluto allungare le mani ed abbrancarlo. Era così tentatore. Ma dovevo res****re… dovevo.

Mentre “I Want It That Way” suonava, cominciammo a chiacchierare. Nulla di serio. Conversammo del più e del meno per conoscerci meglio. Fui lieto di scoprire che avevamo molte cose in comune. Anche lui non sembrava frequentare molto il mondo sportivo che mio fratello trovava così affascinante, ma preferiva il mondo del pensiero, dei sentimenti e la loro espressione. Scrivere, vivendo l’arte… roba del genere. Ci piacevano anche alcuni spettacoli televisivi come “Friends”, “I Simpsons”, “Will & Grace” ed anche i nostri gusti musicali erano abbastanza simili. La conversazione era una sorpresa piacevole dopo l’altra mentre Giorgio ed io sviluppavamo un’affinità crescente fra di noi. Io cominciai presto a dimenticare la stimolazione ed il mio pene cominciò ad ammorbidirsi. Non importava se stavo sdraiato vicino ad un bel ragazzo quasi nudo… io stavo parlando con un nuovo amico. Tra il morbido rumore della pioggia sullo sfondo, la tranquilla musica dei “Backstreet Boys” e la crescente affinità che si stava sviluppando tra Giorgio e me, il pomeriggio stava diventando uno dei migliori pomeriggi della mia vita. Era così tranquillo… così piacevole… così bello.

“Cosa cazzo!”
Grandio, Danny era a casa. Ed io ero sdraiato quasi nudo sul mio letto con un ragazzo che sembrava non gli piacesse.

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