Giornata di pioggia – Capitolo 2

“Cosa cazzo!”
Grandio. Mio fratello Danny era a casa. Ed io ero sdraiato quasi nudo sul mio letto con un ragazzo che sembrava non gli piacesse.
“Stai zitto!” Gli gridai… l’ottimo umore tra Giorgio e me si era rotto.
“Cosa dannazione sta facendo qui quella checca?” Chiese Danny puntando un dito accusatore verso Giorgio. Veramente ogni tanto sapeva essere completamente un piccolo coglione .
Guardandolo negli occhi gli dissi: “Stavo tornando a casa in macchina… l’ho visto camminare sotto la pioggia torrenziale. Ho deciso di fare il Buon Samaritano e dargli un passaggio. Sorry… io sono un bravo ragazzo. Lui sembrava aver bisogno di un piccolo aiuto. Siccome i suoi vestiti erano bagnati, ho pensato di portarlo qui e farglieli asciugare. È così terribile?”
Lasciai perdere la storia del papà di Giorgio. Dubitavo che fosse una cosa che Gio voleva fosse resa nota in città.
“Dato che è nella mia stanza, sì, è così terribile” Gridò Danny verso di noi. Indossava ancora la divisa di basket, fresco di allenamento. Aveva una palla sotto un braccio.
“Taci, sii un po’ cortese… ed inoltre… è anche la mia stanza se te lo sei dimenticato” Dissi incazzato. Guardai Giorgio… che a quel punto sembrava parecchio imbronciato. Non ne ero sicuro… ma era probabile che fosse al limite delle lacrime. Il povero ragazzo era così fragile…
Danny alzò le braccia rassegnato (la palla cadde con un tonfo sul pavimento quando lo fece), e poi uscì dalla nostra stanza. Dopo qualche secondo lo sentii camminare in anticamera, “Oh… Cazzo!” la sua reazione melodrammatica era molto divertente (Mi piaceva vederlo soffrire)… ma quando gettai uno sguardo verso Giorgio, ebbi l’impressione che lui non avesse la stessa sensazione.
“Forse dovrei andarmene” Suggerì.
“Non ci pensare nemmeno, Danny spesso ha bisogno di qualcuno con cui scoppiare. Rimani” Feci una pausa e poi per sradicare qualsiasi possibile preoccupazione che potesse avere nei confronti della mia famiglia… “Quando mia mamma tornerà a casa, sono sicuro che non avrà problemi, le piace la compagnia.”
Ok… l’ultima parte non era proprio vera… dopo un lungo giorno in ufficio, la mamma non sarebbe stata completamente lieta di avere un’altra bocca da alimentare. Ma… avevo bisogno di fare sentire a Giorgio quanto era benvenuto se volevo che rimanesse.
“Non avrà problemi veramente?” Chiese, cercando di superare la sua difficoltà ad accettare un favore.
“Assolutamente no.” Beh… forse un po’.
“Ok… ” Sorrise vivamente, poi aggiunse: “Grazie.”
“Nessun problema.”
Sentii un ronzio all’altro lato della casa: “Mi sa che i nostri vestiti sono asciutti.”
Lui sorrise. “Andiamo a prenderli.”
Ci alzammo e lo condussi in lavanderia. Mentre uscivamo diedi un’occhiata finale al suo corpo. Mio Dio… era splendido. La prospettiva di non essere più quasi nudo vicino a lui era un po’ deludente… ma ehi… avevo passato l’ultima ora quasi nudo con uno dei ragazzi più caldi che avessi mai visto, non avevo diritto di lagnarmi.

Arrivammo presto alla lavanderia. La mia mente stava avendo di nuovo pensieri scandalosi… ed il mio uccello stava cominciando a rispondere. Aprii lo sportello dell’asciugatrice e scivolai dentro i pantaloncini il più velocemente possibile. Mentre mi vestivo guardavo Giorgio con la coda dell’occhio. Mentre si tirava su gli shorts, la sua protuberanza piuttosto grossa si impigliò un po’ nella patta aperta… ancora una volta evidenziando la sua taglia rispetto al resto del suo corpo. Io stavo sbavando. Diedi uno sguardo finale al suo sontuoso torace prima che si abbottonasse la camicia. Dio, come lo volevo…

Ritornammo nella mia stanza e ci sedemmo di nuovo sul mio letto per una chiacchierata amichevole ascoltando la nostra musica preferita come sottofondo. Danny non era in vista, supponevo fosse da qualche parte a farsi una sega. Mi piaceva farlo quando tornavo a casa da scuola (come avevo accidentalmente detto a Giorgio precedentemente. Anche lui aveva ammesso di avere lo stesso hobby… un’altra cosa che mi eccitava… come se non fossi già sufficientemente eccitato), e sapevo che anche Danny lo faceva. L’avevo scoperto più di una volta… e non avevo trovato un’accoglienza molto cordiale. Chiaramente anche lui aveva scoperto molte volte me… qualche volta anche mentre stavo sprizzando sborra (cosa che mi imbarazzava un po’…), così eravamo quasi pari.
Presto sentii il familiare sbattere della portiera della macchina di mamma. “La mamma è arrivata… sarà meglio farle sapere che tu sei qui” Dissi a Gio.
“Ok” Disse lui accennando col capo.
Mi precipitai fuori della mia stanza per andare a prospettare alla mamma la situazione. Dire che non si entusiasmò è il minimo, ma quando allusi ai problemi di Giorgio, lei di malavoglia accettò di lasciare che il ragazzo restasse per cena. Lei era una brava donna. Penso di aver ereditato da lei l’amore per le ‘cause perse’. Lei era quel genere di donna che, da ragazza, se avesse visto un gatto abbandonato in strada, l’avrebbe portato a casa (e ho saputo dai nonni che l’aveva fatto molte volte). Beh… a voler ben vedere… avevo portato a casa anch’io un gatto disperso. Come avrebbe potuto rifiutarlo? Disse che era “più che felice” di averlo a cena.

E fu una bella cena quella che preparò. Pollo al forno servito con fagioli, carote e purè di patate. Era veramente un’ottima cuoca, davvero. Giorgio fu tranquillo per tutta la cena e molto gentile con tutti. Mia mamma prese subito simpatia per il ragazzo, proprio come era capitato a me. Direi che il suo cuore aveva cominciato a battere per lui. L’unica persona della nostra famiglia a cui non sembrava piacere era Danny… per la faccenda della popolarità.

Tuttavia non volevo incazzarmi con Danny, ero troppo di buon umore per essere infastidito dal mio fesso fratellino. Fortunatamente per lui fu chiamato a metà cena dalla sua ragazza, Mary… così andò nell’altra stanza a parlare con lei mentre finivamo il purè.
Dopo cena seguii Giorgio in soggiorno e ci sedemmo sul divano. Restammo in silenzio per un po’ mentre lui guardava il temporale fuori della finestra.
“Penso che dovrei andare a casa.” Alla fine disse sottovoce.
“Cosa? Sei matto? ” Chiesi, sorpreso. Non volevo riportarlo a casa. “Non pensi a come sarà incazzato se torni così tardi?”
“E come sarà incazzato se non torno per niente!” Disse Giorgio.
“Non puoi andare.” Dissi io.
“Devo.”
“Io non ti porterò.”
“Posso andare a piedi.” Fece una pausa. “Ascolta… grazie per tutto quello che hai fatto per me. Tu e tua mamma. L’apprezzo veramente. Ma devo veramente tornare a casa.”
“Non c’è modo che possa impedirti di andare?” Chiesi… infelice.
Lui scosse la testa.
“Se non posso fermarti, posso almeno evitarti la passeggiata sotto la pioggia” Sospirai rassegnato. Feci una pausa. “Ascolta… Gio… se hai bisogno di un luogo dove andare… se tuo papà impazzisce… tu sei più che benvenuto qui. Questo è il luogo per te.”
“Grazie” Sorrise.
Rimanemmo seduti per un po’.
“Pensi di dover chiamare tuo papà prima?” Chiesi.
“Sì”, lui sospirò, “Probabilmente è una buona idea. Diamogli un po’ di tempo per raffreddarsi prima che io ritorni a casa.”
Lo condussi ad un telefono, lui compose il numero… aspettò alcuni secondi mentre il telefono suonava. Poi, “Ciao… Papà?… ”
“Dove cazzo sei, ragazzo?” Sentii suo papà gridare anche se ero a tre metri dal telefono.
“Mi spiace, papà” Cominciò a balbettare Giorgio: “io… io ho incontrato un ami… ”
“Cosa cazzo stai facendo! Porta subito a casa il tuo culo!”
E sentii il rumore del telefono sbattuto giù.
Alcune lacrime scesero sulle guance di Giorgio. Rimase fermo per un po’… ammutolito ed inattivo. Lasciò che il telefono gli scivolasse sulla spalla. Dopo un momento… l’appese lentamente.
“Credo che faremmo meglio ad andare”, bisbigliò Giorgio… la sua voce era la personificazione della paura.
“Sei matto? Un minuto fa stavo per portarti a casa… ma dopo avere sentito… non devi assolutamente lasciare questa casa. Resterai qui, Giorgio stasera.”
“Ma lui vuole… ” Cominciò Giorgio. “E se chiama la polizia?”
“Possiamo chiamare l’Associazione per la difesa del bambino. Se racconti come ti tratta… ” Giorgio mi interruppe…
“Ma lui è il mio papà.”
“Che genere di padre è uno che tratta così suo figlio?” Chiesi.
Giorgio non aveva risposta.
“Andiamo, Gio” Gli dissi mettendogli un braccio intorno alle spalle… abbandonando l’espressione grave ed adottando un tono più gentile. “È tardi. Che ne diresti di andare a letto?”
Lui sospirò, sorrise (una specie di sorriso), e si asciugò una lacrima sulla guancia. “Non mi sembra male.” Fece una pausa. “Dove dovrei dormire? Sul divano?”
“No… il nostro divano non è a letto. Non va bene per dormire”, e scossi la testa. “Non abbiamo sacchi a pelo…” Feci una pausa: “Giorgio… se l’idea non ti infastidisce, puoi dormire nel mio letto.Non c’è luogo migliore.”
Sembrò che ci pensasse. “Sicuro” Rispose finalmente, “può sembrare un poco strano… ma è sicuramente meglio che dormire nella stessa casa con mio papà.”
Ci dirigemmo verso la mia stanza, aprii la porta… e c’era Danny sdraiato sul suo letto… nudo. Aveva in mano il Gameboy e sembrava assorbito nel gioco. Guardò distrattamente aspettandosi di vedere me… ma poi vide me e Giorgio. Vedendolo emise un guaito ed immediatamente tentò di nascondersi. Prima con le mani, ma non funzionava troppo bene… così poi provò a rotolare su di sè, ma poi comprese che stava mostrandoci il culo… rotolò di nuovo (permettendoci uno sguardo rapido al suo uccello) e si buttò un cuscino sull’inguine.

“Cosa diavolo sta facendo ancora qui?” Ruggì dannatamente incazzato.
“Mi spiace… mi sono dimenticato di dirti… ” Gli dissi tentando di sembrare il più sincero possibile, anche se era piuttosto difficile far tacere la risata che stava esplodendo dentro di me. Poi mi rivolsi a Giorgio: “Vedi… Danny ed io di solito dormiamo nudi… e mi sono dimenticato di dirgli che c’eri tu… ”
Giorgio tentava di sembrare dispiaciuto mentre ascoltava il mio chiarimento… ma improvvisamente… non riuscì più a trattenersi e scoppiò a ridere. E sentendolo ridere, io non riuscii a res****re e lasciai esplodere la mia risata.
L’espressione sulla faccia di Danny in quel momento valeva un milione euro. Sembrava così indignato… così legittimamente incazzato. Ma allo stesso tempo… così tanto, tanto patetico.
“Bene… sì… ridete… ridete quanto volete!” Borbottò verso di noi: “Io sono veramente divertente, non è vero? Questo piccolo imbarazzo è veramente divertente, huh?” E rabbiosamente si strappò il cuscino dal grembo e spinse il suo inguine verso di noi. “Il mio cazzo è veramente divertente, non è vero? Vi piace vedermi imbarazzato? Pensate che sia divertente? Bene forza! Ridete!”
E noi ridemmo. Finalmente… Danny era alla nostra mercè. Completamente imbarazzato di fronte a noi. Nudo e non c’era niente che poteva farci. Quindi noi lo fissavamo e ridevamo. Il suo uccello era molle… e penzolava… in tutti i suoi dieci centimetri. Il suo pezzo di carne era sdraiato là, appoggiato al suo scroto. Come il mio, il suo cazzo era circonciso ed aveva come me sopra l’uccello un cespuglio spesso di peli pubici. Il suo era significativamente più piccolo del mio… ma ne aveva a sufficienza. Il suo torace era ben fatto e sottile… le sue costole erano visibili. Aveva piccoli, morbidi, chiari capezzoli rosa sul torace che stava cominciando a sviluppare qualche cosa di muscoloso. Le braccia e gambe erano sottili e sotto le braccia due piccoli cespugli di peli marroni. I suoi capelli, come i miei, erano marrone chiaro, ma i suoi erano tagliati corti e disordinati. La sua pelle, come la mia era pallida. Lui aveva occhi blu in quello che sembrava un cipiglio continuo (ora più che mai). Ma non era la sua faccia che stavamo guardando. Era il suo cazzo che ci divertiva. E mentre noi ridevamo di Danny… il suo cazzo cominciò lentamente ad irrigidirsi ed alzarsi.
“Oh… guarda… ” Dissi mentre ridevo: “Guarda, qualcuno si sta eccitando!”
Giorgio rise ancora più forte.
Danny ci rivolse il suo peggior sguardo.
In breve… il suo uccello era completamente eretto. Tutti i quindici centimetri erano duri come pietra.
“Molto bello, uomo… ” Giorgio riuscì a dire tra le risate. Io non ci potevo credere! Riusciva a dire quello a mio fratello? Un miracolo!
“Tu” Danny indicò duramente Giorgio: “Chiudi quella cazzo di bocca!”
Dopo di che ricominciò a giocare col Gameboy. “Show finito, checca” Volle comunque dire e non fece alcuno sforzo di celarsi. Io l’avevo visto milioni di volte ed ora anche Giorgio gli aveva dato una bella occhiata… così a quel punto che senso aveva nascondere qualche cosa che ambedue avevamo visto?
“A proposito”, dissi riuscendo finalmente a smettere di ridere: “Giorgio rimane a dormire.”
“Merda” Borbottò Danny: “Non aspettarti che io cambi le abitudini per darti il benvenuto. Io continuo a dormire nudo.”
“Dormi come vuoi” Giorgio tentò di essere gentile con mio fratello… che evidentemente l’odiava. “Fingi che io non sia qui.”
“Credimi… ci provo'” Lui disse sotto voce.
Gli sparai un’occhiataccia che lui vide perché era troppo rapito dal suo videogioco. Poi mi rivolsi a Giorgio: “Sono quasi le undici. Andiamo a letto.”
Lui accennò col capo. “Mi sembra una buona idea.”
Di solito anch’io dormivo nudo, ma quella notte, dato che dividevo il letto con Giorgio, pensai fosse meglio di no. Quindi mi spogliai fino ai boxer, come fece anche Giorgio. Dio… che ragazzo eccitante. Andai a letto per primo e Giorgio mi seguì.
“Che coppia di checche!” Sentii borbottare dal lato della stanza di Danny.
“Chiudi quel cazzo di bocca!”
Poi… spegnemmo la luce.

Il mio letto non era stato costruito per due persone… ma fortunatamente era abbastanza grande per una persona. Non mi stavo lagnando, credetemi. Ero pigiato contro Giorgio… carne contro carne. Mi sdraiai sullo stomaco e lui sulla schiena. La coperta era abbastanza abbassata fin sotto i capezzoli da permettermi di avere una bella visione del suo torace, da farmi venire l’acquolina in bocca. Le mie gambe erano pigiate contro le sue, le mie braccio contro le sue spalle. Il contatto era stimolante, eccitante… rilassante e confortevole allo stesso tempo. Era bello avere un caldo corpo nel mio letto… piacevole. Avevo sempre pensato che la prima volta che avrei condiviso il mio letto, sarebbe stato in modo sessuale. Ma quello era un modo non sessuale… e lo trovai anche meglio (non che io avessi la possibilità di confronto). Stavo soltanto vicino, offrendo amore e solidarietà a qualcuno che mi piaceva… qualcuno che aveva bisogno di un po’ d’amore e solidarietà. Avevo incontrato Giorgio solo quel pomeriggio, ma mi sentivo in qualche modo in relazione con lui. Era bello essere così vicino a lui… condividere con lui.
All’altro lato della stanza sentii un rumore di schiaffeggiamento morbido e umido. Guardai e vidi senza ombra di dubbio un movimento sotto le lenzuola di Danny. Maledizione. Veramente si comportava come se Giorgio non ci fosse. Lo guardai e vidi che anche Giorgio era consapevole delle attività di mio fratello. Vidi tutte le espressioni piene di piacere sulla faccia di mio fratello. Alla fine, dopo alcuni minuti, vidi aumentare la velocità… sentii sfuggire dei lamenti dalle sue labbra… e poi vidi il suo corpo avere piccoli spasmi. Rimase fermo per un momento… un’espressione felice sul viso. Poi gettò via le coperte e si sedette sull’orlo del letto. Una luce illuminò brevemente la stanza e nel bagliore spettrale vidi mio fratello per un istante. Il suo cazzo, ora molle, gli pendeva floscio tra le gambe aperte ed il torace era rivestito di gocce di sborra bianca ed appiccicosa che vidi correre lentamente in giù. Rimase seduto per un momento, apparentemente esaminandole. Poi prese un Kleenex da una s**tola vicina al suo letto, si asciugò il torace e poi tornò a sdraiarsi.
E poi… il silenzio.

Chiusi gli occhi e presi un respiro profondo, rilassante.Gli unici rumori che si sentivano erano il picchiettio della pioggia sulla finestra (che aveva diminuito notevolmente l’intensità rispetto al pomeriggio), ed il respiro di chi mi dormiva vicino. Ambedue i rumori erano ritmici… ambedue aiutavano la meditazione… ambedue erano rilassanti. Io ne ero perso dentro. Era come essere avvolto in una coperta di conforto, per essere così vicino a qualcuno che desideravo così profondamente e per i rumori tranquilli che mi circondavano. Presto sentii la consapevolezza abbandonare il mio corpo. Il sonno stava conquistando lentamente il mio corpo. Sentii un’onda finale di pace aleggiare sul mio corpo, e… e…

Bang!

Sobbalzai sul letto. Il mio cuore correva… pulsava così forte e veloce che avrei potuto giurare che stava per forarmi il torace. Un maledetto tuono mi aveva svegliato… per non parlare dello spavento. Gettai uno sguardo all’orologio digitale dietro il mio letto.
Le 3:26 di mattina
Hmmm.
Gettai uno sguardo fuori della finestra. e l’acquazzone si era trasformato in temporale ed una pioggia torrenziale stava precipitando sulla terra.
Un altro bagliore accecante illuminò improvvisamente la stanza per una frazione di secondo. Al bagliore pallido vidi che Danny era ancora addormentato… addormentato nonostante la cacofonia fragorosa. Gettai uno sguardo per controllare Giorgio… e non trovai niente più di un’impronta nelle lenzuola.
Dove dannazione era?
Il mio cuore ancora una volta cominciò a spingere. Guardai verso il bagno adiacente alla camera da letto… la porta era socchiusa e non c’era nessuno. Dove diavolo era? Avevo paura che avesse deciso di tornare a casa dal padre su tutte le furie. Col cuore in gola saltai fuori dal letto e corsi fuori della stanza; andai in sala, mi guardai intorno… Giorgio non c’era. Andai in soggiorno ma non lo vidi. Stavo quasi per andare in un’altra stanza quando sentii un leggero ‘sniff’. Aha, un’onda di sollievo mi attraversò il corpo.
Andai verso il divano davanti alla finestra. Ci girai intorno e… trovai Giorgio. Indossava solo i boxer ed era appallottolato, con le gambe strette al torace. Al breve bagliore di un lampo vidi le strisce bagnate delle lacrime sulle sue guance.
“Ehi… ” Bisbigliai.
“Ehi” Bisbigliò lui.
Mi sedetti accanto a lui come per confortarlo. Lui non si spostò… non disse una parola… non reagì affatto. L’unico suono che gli scappò fu smorzato ‘sniff’.
Finalmente gli chiesi in un bisbiglio: “Da quanto tempo sei qui?”
“Non so. Forse un’ora.”
“Su, Gio, perché non ritorni a letto? Stare qui… raggomitolato sul divano… da solo… risolve qualche cosa?”
“Non so, solo… solo volevo… non riuscivo a dormire. Come ogni notte…”
Sospirai, avevo compassione per il povero ragazzo.”Cosa diavolo ti ha fatto quell’uomo per ridurti così?”
“Lui… non è cattivo come sembra.” Disse rapidamente.
“Tu non riesci a dormire!”
“È solo… normalmente, non è così cattivo… come è stato l’altra notte. Io voglio dire… sì… lui beve molto. Diventa violento quando beve… io riesco di solito trattare con lui” Disse balbettando un po’: “E’ stato solo… l’altra notte… la notte scorsa è stata la peggiore. Ecco perché è così dura… l’ultima notte… la notte scorsa… ”
“Tu non meriti questo” Dissi, potevo sentire crescere in me la rabbia verso quell’uomo.
“Lo so” Bisbigliò.
Non sapendo che altro fare mi chinai e l’abbracciai. E lui si sciolse nelle mie braccia. Dal modo in cui lo fece sembrava che nessuno l’abbracciasse da secoli. Forse nessuno lo faceva. Dubitai che il suo bastardo ubriaco di un padre lo facesse. Giorgio si appoggiò a me, le sue braccia goffamente avvolte intorno alla mia schiena, appoggiò la testa sul mio petto nudo. Mentre era così gli strofinai lentamente la schiena, tentando di esprimere tutta la compassione, la solidarietà e l’amore che sentivo per lui. Tutta la compassione, la solidarietà e l’amore di cui aveva disperatamente bisogno. Non stava venendo da suo padre… non stava venendo da persone della scuola… ma poteva trovarle in me. Un’accettazione incondizionata e solidale. E lui cominciò a singhiozzare. Piccoli e silenziosi singhiozzi dapprima… ma presto… il suo corpo fu scosso da intensi singhiozzi mentre rilasciava la sua emozione. La tristezza ed il dolore che aveva nel suo povero cuore… la tristezza ed il dolore che non aveva potuto esprimere precedentemente. Ed ora… lui aveva me… ed io accettai tutto ciò che doveva esprimere. Il mio torace fu bagnato da ruscelletti di lacrime salate che scesero a cas**ta sulla mia carne… radunandosi nel mio ombelico. Ed io continuavo a tenerlo, a stringerlo.
Poi il singhiozzare finì. I singhiozzi divennero sempre più radi… fino a che… finalmente… non cessarono. E lui rimase appoggiato a me… chiuso al sicuro nel mio abbraccio amoroso. La sua testa appoggiata alla mia pelle morbida. Le mie braccia intorno al suo corpo.
Finalmente… lui alzò la testa e incontrò il mio sguardo.
Ed io lo baciai.
Oh merda.
L’avevo baciato.
Cosa dico? Era stato solamente un piccolo appoggiare le labbra alla guancia… ma poi! Lui era lì, col suo profondo bisogno… e cosa fa il suo nuovo amico finalmente trovato dopo tutto quel tempo? Lo baciai! Il suo nuovo amico è una checca! Lo guardo aspettandomi shock e disgusto…
Vidi lo shock… ma non scoprii per niente disgusto. Solo sorpresa… e poi… vidi la punta delle sue labbra cominciare ad arricciarsi in un debole sorriso. E poi… senza preavviso… Giorgio balzò su di me e la sua bocca affamata sulla mia. Aprì la bocca… io aprii la mia ed immediatamente la sua lingua cominciò a turbinare nella mia bocca, a ballare con la mia lingua.
Merda!
Era gay.
Era gay!!!!
E… mentre lo baciavo… un largo sorriso irruppe sulla mia faccia. Ci baciammo appassionatamente… ancora una volta scambiandoci l’un con l’altro una serie numerosa ed intensa di emozioni … ma questa volta… erano molto più positive le emozioni che potevamo scambiarci. Condividevamo l’amore appesa scoperto. Ed era molto potente. Chiusi gli occhi, assaporando il momento. Univamo le nostre bocche in una dimostrazione appassionata del nostro amore, mentre le nostre mani erravano liberamente sul corpo dell’altro. La carne che desideravo e per la quale stavo fantasticando dal primo momento che l’avevo visto, ora era sotto le mie mani… era là per me… la condivideva con me. Come io mi condividevo con Giorgio.
I nostri corpi si districarono senza alcun volontario sforzo da parte nostra. Io ero sdraiato sotto Giorgio e lui era sdraiato su di me. Mentre continuavamo il nostro bacio appassionato, ininterrotto, le mie mani trovarono la strada per il suo sedere. Cominciai a massaggiare la morbida carne da sopra i boxer stretti. La lasciai scorrere fra le mie dita e lasciai che le mie dita ci corressero sopra. Mi sentivo come se stessi modellandolo. E poi lasciai scivolare le mani sotto la vita elastica dei suoi boxer… e le mie mani erano sulla pelle dolcissima, incredibilmente liscia del suo sedere. Un basso lamento sfuggì dalle mie labbra e quasi sparai subito il mio carico. Preso da un istinto a****le cominciai un movimento lento e ritmico delle mie anche mentre le mie mani esploravano il suo sedere e la mia lingua esplorava la sua bocca. Sentivo la sua protuberanza mentre mi strofinavo contro di lui e lui faceva lo stesso con me. Eravamo ambedue duri come pietra e cercando disperatamente la liberazione. Mentre strofinavamo insieme i nostri corpi, i nostri capezzoli facevano lo stesso. La sensazione dei suoi piccoli, morbidi, sensibili capezzoli che strisciavano contro i miei era sufficiente per spedirmi nel cielo dell’estasi. Lasciai che le mie dita si avventurassero nella morbida spaccatura del suo culo. Quando le dita strisciarono delicatamente sul suo buco corrugato, un lamento scappò dalle sue labbra.

Finalmente, incapace di attendere oltre, Giorgio improvvisamente si era alzato sulle ginocchia e mi dominava. Sorrise ed improvvisamente i suoi pollici agganciarono la cintura elastica dei miei boxer. Prima che potessi dire qualsiasi cosa… i miei boxer erano intorno alle mie ginocchia… e fui esposto. Ma non me ne curavo. Ero felice di condividere questa mia parte segreta, privata con lui. I miei quindici centimetri duri come pietra stavano diritti, dannatamente in attesa di attenzione. Spuntava da uno spesso cespuglio di peli pubici neri e stava sopra le grosse palle pendenti. Giorgio si sedette sopra di me e si trafisse sul mio membro. I suoi occhi erano larghi e luccicavano di piacere e desiderio. Rimasi sdraiato, lasciando che mi guardasse finché lo desiderava, io ero suo.
Quando mi ebbe preso completamente dentro, mi prese delicatamente una mano e la mise sulla cintura dei suoi boxer. Agganciai i pollici alle sue mutande… e poi… diedi uno strattone in giù. Il suo cazzo mostruosamente enorme saltò fuori libero. Ansai rumorosamente. L’uccello doveva essere lungo almeno diciannove centimetri. Era incoronato da un cespuglio enorme di peli pubici marrone chiaro e sotto pendeva un set enorme di palle. Il cazzo era grosso, intonso, ed umido… e mi fece venire l’acquolina in bocca. Ora era il mio turno di prenderlo… con ogni dettaglio finché volevo. Il ragazzo doveva avere un anno e mezzo meno di me, ma… il suo pacco era significativamente più impressionante del mio. Non che io mi lagnassi! Avevo trovato un pene enorme, dolcissimo con cui giocare.
“È bello” Bisbigliai.
“È tutto tuo” Sorrise.
Anch’io gli sorrisi.
Allora si sdraiò accanto a me… la testa sul mio inguine ed il suo inguine davanti alla mia testa. Ora il suo cazzo colossale era a pochi centimetri dalla mia faccia. Mi presi un momento per inalare… preso dal suo profumo muschiato. Era diverso dal mio, ma forte e delizioso allo stesso tempo. Era…
Ed io emisi un intenso lamento di piacere quando sentii una calda, bagnatata sensazione avviluppare il mio uccello. Scesi immediatamente su di lui. Era la prima volta che sentivo una bocca intorno al mio cazzo e la prima volta che sentivo un cazzo dentro la mia bocca. Era delizioso. Emozioni intensamente potenti cui non sapevo dare un nome si svilupparono dentro di me mentre provavo il mio primo vero sapore di sesso… mentre Giorgio ed io stavamo veramente condividendoci, i nostri corpi ed i nostri esseri condivisi con l’altro. Aprii miei luoghi più privati a lui dandogli il benvenuto e lui fece lo stesso con me. Ci prendemmo la verginità dell’altro mentre lentamente succhiavamo metodicamente ed eroticamente il pene dell’altro.

Non c’era possibilità che riuscissi a prendere tutto il suo cazzo nella mia gola, ma ne presi quanto potevo, come lui faceva con me. Feci correre le mani sul suo corpo, attraverso i suoi spessi peli pubici e sul suo sedere mentre onde di piacere pulsavano attraverso il mio corpo ed offrivo la stessa cosa a Giorgio. Il suo uccello era così grosso… così tentatore… così invitante… così mio. Assaggiavo le gocce salate di liquido pre seminale che si formavano sulla punta del suo pene. Erano deliziose e mi eccitavano sempre più. Le mie mani vagavano sul suo corpo e la mia bocca ingoiava il suo cazzo.
Presto sentii che il suo cazzo cominciava a gonfiarsi e pulsare. Piccoli piagnucolii di piacere sfuggivano dalle sue labbra mentre lui lavorava il mio uccello su e giù. Capii che il tempo stava avvicinandosi. Lui aumentò il ritmo sul mio pene ed io feci lo stesso con lui. Alla fine, all’ultimo secondo… lasciai uscire il suo cazzo dalla mia bocca e l’afferrai con le mani. Lo pompai con tutta la mia forza il più velocemente possibile e lo puntai contro della mia faccia.
E poi… lui eruttò. Spruzzi di caldo, appiccicoso sperma cominciarono a sprizzare fuori dal suo pene sulla mia faccia ed il mio torace. Io aprii la bocca ed un po’ dello spesso seme salato mi arrivò in bocca. Quella doccia di sborra mi eccitò al massimo, il mio uccello in breve cominciò a vibrare… e poi… il mio corpo cominciò pazzamente a spasimare mentre io cominciavo a sparare il mio carico nella bocca calda di Giorgio. Continuavo a masturbargli il cazzo mentre il suo sperma volava sulla mia pelle ed il mio pene versava il suo succo nella sua gola. La sensazione di lui che ingoiava lo sperma mi faceva eiaculare ancora di più. Mi lamentai mentre venivo infradiciato divinamente dallo sperma di quel ragazzo. Era dappertutto… sui miei capelli, sugli occhi, sulle guance, sul naso, sulla bocca, sul torace, sulle mani. Ed era delizioso, di odore pungente e sexy.

E poi… finì. Dopo un’eternità o un istante? Non sapevo, le ultime goccioline di sperma gocciolarono fuori del suo pene ed il mio smise di pompare. Emettemmo ambedue un sospiro all’unisono. Presi il suo uccello, che si stava ammorbidendo, nella mia bocca e ci feci correre sopra la lingua per leccare via ogni goccia rimanente di sborra, poi lo lasciai cadere pendulo ormai molle.
Guardai il corpo del mio innamorato, il suo pene ora era molle, ma ancora enorme. Il suo torace era liscio e sexy come non mai. E la sua faccia… sfoggiava il suo sorriso più grazioso. Sembrava… felice.
“Come sei sporco!” E rise.
“Colpa tua!” Scherzai.
“Avresti dovuto prenderlo in bocca” Disse indicandomi.
“Vero. Non avrei dovuto… ma l’ho fatto…” Aggiunsi.
“Ah ah”, E accennò col capo fingendo comprensione. “Quindi… che ne dici di pulirci?”
Ci pensai per un momento, poi mi passai le mani sulla faccia prendendo il più possibile dei suoi succhi. Quando le mie mani furono rivestite sufficientemente del liquido d’amore traslucido di Giorgio, me le leccai per pulirle. Era salato e delizioso… ma sfortunatamente… la mia faccia restava appiccicosa.
“Qui” Disse Gio lanciandomi i suoi boxer: “Prova con questi.”
Ghignando mi misi le mutande sulla faccia, sentii un profondo odore virile… e poi mi asciugai la mia faccia con l’indumento.
Mi chinai verso di lui per renderglielo… e ci scambiammo un rapido bacio sulle labbra. Lui mi srrise… ed io gli sorrisi.

“Ora… ” Dissi, “che ne diresti di tornare a letto? Pensi di riuscire a dormire ora?”
Lui sorrise: “Io penso che probabilmente ci riuscirei.” Fece una pausa… il suo
atteggiamento provocante fu sostituito improvvisamente da un calore genuino. “Ti ringrazio.”
Non sapevo come rispondere… così decisi di dire la prima cosa che mi venne dal cuore… qualunque cosa fosse…
“Ti amo!”
“Anch’io ti amo!” Disse lui.
Dopo di che tornammo nella mia stanza, salimmo sul letto ed in breve stavamo dormendo.

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