Giornalistadi guerra 8

Una volta abbandonata dai suoi carcerieri, Sara si avviò di nuovo verso la stanza assegnata, come le era stato ordinato, gattonando lentamente nella sua camminata a quattro zampe. Arrivata sul letto, dopo esserci alzata dalla sua posizione a terra, si rese conto di quello che aveva fatto.
Nessuno le aveva ordinato di andare a quattro zampe, nessuno l’aizzava da dietro o la seguiva…eppure era tornata in stanza in quella posizione, come voluto in precedenza da Samantha. La cosa la turbò molto, doveva sembrare ridicola ad andare in giro a quattro zampe, nuda e con un palo nel sedere.
Fortunatamente ora era sola, poteva riposare. Ripensò ai suoi aguzzini e alla richiesta di ripresentarsi lì tra 3 ore.

La sua mente iniziò a frullare su che cosa Samantha avesse in serbo per lei, che cosa poteva ancora subire, quante persone l’avrebbero toccata ed usata.
Il suo respiro aumentò un po’ di ritmo, il suo petto saliva e scendeva. Nelle profonde inspirazioni per calmarsi, le duolevano pure i capezzoli.
Era seduta sul letto con la schiena dritta e le gambe incrociate. Ormai il suo fisico aveva assimilato quella presenza nel didietro e non sentiva più particolari fastidi. Continuò con gli esercizi di respirazione per qualche altro minuto finchè non si riprese da quella situazione di disagio.
Ritornò a pensare a quello che le era successo poco prima, al fatto di essere stata usata per la prima volta da più uomini ed avere goduto a ripetizione.
Lei che era sempre stata padrona di se stessa, non era più riuscita a contenersi, a trattenere le emozioni e le sensazioni del suo fisico.
Si era fatta prendere dalla situazione, ad un certo punto qualcosa si era rotto e la paura si era trasformata in godimento puro.
Credeva che il suo aguzzino, presumeva DaMarcus, avesse avuto una grande prestazione sessuale invece, a sua insaputa, si erano alternati più uomini su di lei,
più uomini l’avevano soggiocata come un giocattolino sessuali, più uomini avevano scaricato il loro seme su di lei.
L’idea di aver tenuto due cazzi in mano, uno in bocca, una nella sua vagina la fece tremare…e non fu paura. Aveva tenuto testa a quattro uomini e le era piaciuto. Era svuotata, ma appagata, aveva lasciato ogni briciola di godimento su quel letto.

Alzò la testa alla ricerca dell’orologio. Aveva ancora più di due ore e mezza per riposare. Doveva fare pipì quanto prima e non sapeva dove farla. Non poteva di certo farla sul letto.

Si ricordò che tornando in stanza aveva visto una porta laterale sulla destra, dal letto non adocchiabile. Si alzò e si avvicinò in quella zona, pregando con tutta se stessa che ci fosse un bagno lì.
L’apertura della porta la lasciò a bocca aperta. In grande, in alto sulla parete, c’era un eloquente scritta in rosso “Bagno per cagne”.

Fu quasi tentata di uscire, ma il bisogno era impellente. Difronte a lei c’era solo un bagno turco, con una pompa e rubinetto laterale. Doveva farla in piedi, piegandosi e mantenendo l’equilibrio. Cosa che aveva sempre detestato fare nella sua vita prima di allora.

Chiuse la porta, intimorita che potesse essere vista da qualcuno. Si diede della stupida subito, ricordandosi in che condizioni era. Si pose all’altezza del bagno ed iniziò a piegarsi. Non aveva fatto i conti con il plug nel suo sedere che iniziò a spingere e farsi sentire.
Cercò di non pensarci, doveva fare pipì, e si piegò ancora di più. Quel plug non la faceva concentrare, si sentiva costipata e non riusciva a lasciarsi andare.

C’era un solo rimedio: doveva togliere il plug e riprovare.
Fece un paio di respiri profondi. Non aveva mai portato o messo quegli aggeggi, ma pensò che non dovesse essere difficile manovrarli da sola.
Pensò alla sua collega Kate che a volte, in confidenza, diceva di portare il plug anche al lavoro. Le piaceva, era comodo e sexy esclamava ridendo!
Pertanto disse che sarebbe stato semplice e portò la mano destra dietro, iniziando ad esplorare le sue natiche.

Trovò subito il piattello, quello che doveva essere la base. Era di gomma dura, poteva sentirne la consistenza.
Pensò a quante volte glielo avesse messo e tolto Samantha in questi giorni ed anche in quello stesso giorno. Doveva solo respirare e poteva riuscirci.

Cercò di rilassarsi e piegò leggermente le ginocchia. Iniziò a tirare pianissimo, sapeva che non sarebbe stata una cosa veloce. Iniziò a manovrare lentamente il piattello, regolando la respirazione e la posizione delle gambe, che divaricò un pochino di più. Iniziò a tirare piano piano, facendo ballare un po’ l’interno con la speranza che fosse più agevole. Man mano che tirava il plug, sentiva tirare anche il suo sfintere che non voleva lasciare il suo intruso. Inarcò ancora di più la schiena e riprese a tirare, digrignando i suoi bianchissimi denti perchè la sensazione non era delle più piacevoli. Non stava facendo progressi perchè si fermava ogniqualvolta sentiva dolore.
Pensò a Samantha, quella maledetta, ed ai movimenti che faceva quando le infilava o toglieva quell’arnese.

Iniziò a toccarsi la vagina, sperando che un po’ di piacere riuscisse a placare il dolore. Doveva fare pipì, pertanto la sua già ipersensibile vagina non fu così d’aiuto…l’avere piacere era l’ultimo dei suoi pensieri al momento.
Si ricordò che DaMarcus e Samantha la sculacciavano spesso sia mentre le mettevano il plug, sia in fase d’uscita.

Non si era mai autosculacciata come forma di autoerotismo, ma non era contraria alla pratica quando alcuni uomini avevano voluto saggiare le sue tonde chiappe.
Portò dietro anche la mano sinistra, afferrando una chiappa e stringendola coi polpastrelli. Senza pensare si mollò un ceffone sul sedere. Non aveva calcolato la forza perchè il ceffone fu abbastanza pronunciato e le fece male, ma sentì che il plug si era mosso, il suo sfintere si era allargato.
Vide che era sulla strada giusta. Decide di mantenere la forza nello schiaffo, in modo da non dover pensare al dolore nello sfintere.
Un dolore più grande nasconde quello più piccolo le avevano insegnato.
Si ricolpì sulla chiappa sinistra, mentre con la destra armeggiava un altro po’ col plug, facendo un altro piccolo progresso.
Continuò a schiaffeggiarsi per un’altra decina di volta, sempre con costanza, prendendo chiappa, coscia, dandosi dolore e stringendo i denti perchè l’operazione
stava andando a buon fine, lo sfintere era in massima tensione, il plug era per metà fuori, poteva farcela.
Un ultimo sonoro ceffone sulla chiappa le fece quasi uscire una lacrima, ma lo sbalzo e la reazione emotiva furono così forti da riuscire ad estrarre il plug che quasi volò dalla sua mano destra.
Il vuoto d’aria che si creò nel suo sfintere la fece rimanere a bocca aperta e le fece perdere quasi il controllo del fisico.
Lo sforzo, l’emozione, il crollo di concentrazione fecero si che iniziasse ad urinare da sola, copiosamente, e solo la sua grande prontezza fece si che non si urinasse addosso. Fu una liberazione, iniziò a piagere e rimase ferma in quella posizione anche dopo che aveva terminato con gli occhi chiusi e le spalle
cadenti.

La fase era stata troppo concitata e piena di stimoli, cercò di calmarsi e riprendere fiato, aprendo gli occhi lentamente per non avere giramenti di testa.
I suoi occhi andarono verso la mano destra, alla ricerca della visione del plug, di che cosa le avevano messo e restò pietrificata.
In mano non aveva un oggettino piccolo, carino e colorato come le era capitato di vedere su qualche sito.
Tra il suo pollice ed il suo indice teneva una cosa mostruosa, un oggetto che poteva essere lungo un dieci centimetri almeno, ma che soprattutto era grosso e nero…troppo grosso pensò per il suo delicato sfintere. Un brivido corse lungo la sua schiena pensando a quante volte l’avevano inserito e tolto…e soprattutto
considerando quando gliel’avevano gonfiato internamente!!

Il panico subentrò in lei. Con gli occhi guardò per bene la stanza alla ricerca di uno specchio che però mancava. Avrebbe voluto farsi un controllino,
accertarsi della situazione del suo sfintere dopo certi trattamenti. Aveva paura di avere un cratere lì dietro.
Rimase a fissare quell’oggetto nero. Era stata una gran fatica tirarlo fuori, le sue natiche erano rosse e bollenti per gli schiaffi che si era auto procurata.
Pensò al maggiore Smith e a quel cratere che aveva al posto dello sfintere. Lei non era stata fortunata nel prendersi solo un plug, lei aveva preso inculate vere,
da Samir, DaMarcus e chissà chi più. Pensò agli arnesi di quegli uomini, ancora più grossi e più lunghi di quel plug e molto più potenti. Pensò al rumore che facevano quando entravano nello sfintere del maggiore, la faccia da ossessi che avevano e la maschera di dolore e goduria di lei con ingroppate che duravano anche molti minuti. Pensava a come il maggiore inarcava la schiena e gridava, esponendo ancora di più il sedere sotto i possenti colpi di Samir dietro di lei che la impalava senza sosta e senza cortesia alcuna.

E se fosse capitato a lei cosa sarebbe successo? Fino a quando sarebbe stata salva e fortunata?
Iniziò a sentire caldo e si sentì leggermente umida nelle sue intimità. Dopotutto aveva appena fatto pipì pensò, ma quel pensiero di mazze nere nel suo didietro le diede un sussulto, la face rabbrividire. Non poteva immaginare come si sarebbe comportata in una situazione del genere.

Ma doveva calmarsi, ora era sola e non c’era nessuno che attentava alle sue intimità.
Si ridestò guardando il rubinetto e la pompa, sebbene senza lavandino.
Sperò ardentemente che l’acqua fosse collegata; tutta questa situazione l’aveva accaldata e sporcata ancora di più. Aveva bisogno di acqua, di ripulirsi fisicamente e mentalmente da impuri pensieri.
Riuscì a poggiare il plug su quello che sembrava un porta sapone; era l’unica cosa sporgente che ci fosse lì dentro.
Con la mano destra girò il rubinetto, mentre con la sinistra prese la pompa. Un forte rumore di tubature rimbombò nella stanza, ma fortunatamente sentì anche un gorgolio, un frusciare, un flusso d’acqua; in pochi secondi dalla pompa iniziò a fuoriuscire acqua.

Concentrò lo schizzo lontano da lei per poterlo prima controllare. Dopo aver regolato il getto, pian piano avvicinò la pompa per testare l’acqua.
Era fredda, freddissima, ma non aveva alternative.
Piano piano si bagnò la mano destra e se la portò al viso per rinfrescarsi e pian piano pulirsi.
Non aveva possibilità di vedersi ad uno specchio, ma immaginava in che condizione fosse dopo tutti quei bagni di sperma.
Era impensabile lavarsi i suoi capelli lunghi in quel momento, così almeno cercò di lavarsi alla meglio viso e collo fino a sentire una sensazione di pulizia.
Le era stemperata un po’ la temperatura del suo viso dopo quella nuova vampata.

Pian piano scese con la mano bagnata verso il suo petto e i suoi seni che sobbalzarono al contatto con l’acqua ghiacciata.
I capezzoli piccoli e rosei, ancora doloranti, tornarono sull’attenti procurandole un misto di fastidio ed eccitazione. Dei piccoli chiodini in su comparvero e leggermente lì bagnò per idratarli e rinfrescarli prendendo un brivido.

Scese pian piano verso le sue parti intime e delicatamente iniziò a rinfrescare vagina e sedere, passando per la zona perineale, per dar tregua e riprendersi dopo quell’orgia. Si – dovette ammetterlo – aveva partecipato ad un’orgia, essendo la protagonista principale. Come la peggiore delle puttane.

Il contatto dell’acqua con la vagina le diede grossi stimoli; aveva la vagina in fiamme e quel getto freddo la fece riprendere, la portò alla realtà, fu catartico.
Aprì leggermente le gambe, abbassando il bacino, continuando a lavarsi le grandi labbra, restando a bocca leggermente aperta per la sensazione di sollievo.

Ripensò anche al precedente lavaggio e cosa aveva subito da DaMarcus e da quella strega. Fermò la mano che stava passando sulla vagina per un sussulto subito.
Passò per bene la mano anche tra le natiche e sullo sfintere che le bruciava ancora un pochino.
Riempì una mano d’acqua e se la gettò tra le chiappe, come a volersi dare una bella ripulita, passando con due dita bagnate ancora intorno alla rosellina.
Non era abituata a prenderlo da dietro, era una situazione nuova e doveva rinfrescarsi e riprendersi ora che poteva…anche in quella zona.
Chissà cosa avrebbe dovuto fare il Maggiore per ripulirsi dopo tutte quelle impalate, non le sarebbero bastate una decina di clisteri.

Si sentiva meglio, ma quell’acqua ghiacciata nelle parti intime aveva catturato tutto il calore in lei, lasciandola spossata ed esausta. Posò la pompa, avviandosi pian piano tornò al letto, sul luogo delle ultime perversioni.

Aveva poco meno di due ore di tempo e si tuffò di peso sulle lenzuola bianche. Aveva paura di appisolarsi per il rischio di non svegliarsi in tempo così socchiuse
solo gli occhi per riposarsi.
Non badò alla posizione….giaceva con le ginocchia alzate e le gambe spalancate, tenendo il sedere un pochino alzato e leggermente piegato a destra.
Era la posizione più comoda in quel momento per dare aria ai suoi orefizi.
Passò le mani sui seni e poi sulla pancia. Si sentiva dimagrita, più asciutta. In altri momenti sarebbe stata contentissima, ora la cosa le interessava poco o nulla. Non aveva fame; chissà forse quei fiumi di sborra l’avevano saziata o così schifata di ingerire qualcosa.

Le faceva male un po’ la schiena, così provò a girarsi pancia in giù, lasciando il suo bel sedere tondo completamente esposto ad un eventuale intruso.
Ma non le interessava più nulla. Ormai l’avevano così vista in tanti modi ed usata a piacimento che la dignità ed il senso del pudore erano andati a farsi benedire. Sembrava passato un secolo da quando affermava che avrebbe dovuto res****re e mantenere un contegno, una dignità.
Ormai era lì a soddisfare cazzi ingordi; anche con tutte le resistenze del mondo sarebbe stata usata, anzi avrebbe solo sofferto di più.

Quella posizione pancia in giù si rivelò particolarmente comoda e conciliante per un pisolino. Sebbene provasse a tenere gli occhi aperti, spesso e volentieri li teneva chiusi per diversi minuti.
Continuò con questa dormiveglia per diverso tempo con i riposini che aumentano da cinque, a dieci, a venticinque minuti.

Sobbalzò ridestandosi dall’ultimo sonnellino, cercando l’orologio. Ebbe paura.
Riuscì a fissare meglio il quadrante dell’orologio e la paura si trasformò in terrore…

Mancavano meno di due minuti all’ora concordata da Samantha e lei era ancora nel letto. Di s**tto si alzò e corse fino alla porta principale della stanza.
Un minuto le era più che sufficiente per arrivare al portone indicato, ma per niente al mondo avrebbe fatto tardi.
Gli ultimi metri li fece mettendosi a quattro zampe per adeguarsi nuovamente al suo status. Sembrava fosse molto più a suo agio e veloce ora.

Era pronta per bussare quando nuovamente il terrore si impossessò di lei. Aveva lasciato il plug nel bagno, non l’aveva più rimesso.
Il tempo era scaduto, non poteva tornare indietro ed iniziò a tremare.

Bussò e si girò di culo verso la porta come le era stato ordinato. Spinse fuori il sedere, cercando di mostrare il suo sfintere in segno di scusa.

L’aveva fatta grossa. Pregò che tutto sarebbe andato bene e che non avrebbe rimpianto quel plug per il resto dei suo giorni.

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