Giornalista di guerra parte 6

I due aguzzini riposavano ormai da qualche ora sul divano, dopo essersi accoppiati come a****li ed aver martoriato la povera giornalista.
Sara era rimasta in uno stato di semi incoscienza dovuto alla serie di orgasmi fortissimi che le aveva eliminato tutte le forze e le resistenze.
Si sentiva stanca, si sentiva sporca, lo stato di confusione era diventato parte di lei. Ma soprattutto si sentiva oscenamente aperta e violata, sopraffatta.

Le sue labbra erano diventate iper screpolate e secche, non mangiava e non beveva da tempo indefinito, aveva perso la cognizione del tempo, non avendo seguito il numero di albe e tramonti.
Forse un giorno, forse due, forse una settimana…ormai per lei il tempo era diventato un concetto relativo.
Non voleva dare ragione al Maggiore Smith, era ancora convinta che fossero tutti a cercarla. Sarebbe stata questione di tempo prima di essere liberata e gli aguzzini consegnati alla corte marziale del loro paese, qualunque esso fosse.

Sara aprì e mosse le labbra quasi a voler parlare. Un filo di fiato sfiorò le sue labbra senza far rumore. Riprovò. “acchhhh”, “acqhhhhhhh”.
Cercò di mettersi un pochino in posizione più dritta, sebbene fosse totalmente legata a quella poltrona da torture. Mosse il bacino e fu sufficiente per ricordarsi quanto il suo sedere fosse stato violato e non fosse libero di muoversi causa dolore ad ogni movimento.
“Acquuhhhaaa” “Acquaaaa” “Acquuaaaaaa”. Con l’ultimo tentativo pensò di essere stata abbastanza chiara e di aver parlato abbastanza forte.
Aveva sete, si sentiva spossata e disidratata. Urlò un’ultima volta con tutto il fiato in corpo.

Sentì un rumore, forse quegli stronzi l’avevano sentita. DaMarcus, l’omone nero, si destò dal suo momento di siesta addrizzando la schiena sul divano.
Miss Samantha dormiva ancora mezza nuda su di se. Comicamente le sue mani abbracciavano il suo grosso e lungo arnese che causa calore e respiro caldo della donna era ritornato duro. Spostò la donna, si alzò stiracchiandosi e guardò verso la giornalista.

Si mise gli scarponi, anche se era nudo dalla cintola in giù. Si avvicinò verso la donna col suo passo così altezzoso e fermo.
“Cazzo vuoi schiava!” urlò guardandola con uno sguardo poco collaborativo.
“Acqua per piacere, ho sete” pronunciò a bassa voce lei.

DaMarcus si allontanò per alcuni secondi, tornando poco dopo con la pompa che avevano usato precedentemente per farla svegliare.
“Apri la bocca schiava” disse e la giornalista seguì la sua richiesta.
“Tira fuori la lingua adesso” e Sara seguì quanto detto facendosi forza.
L’omone aprì l’acqua ed un getto d’acqua, stavolta tiepida, colpì la donna bagnandola in viso, spostandosi poi su seno e ventre.
Era stato meno fastidioso dell’acqua ghiacciata precedente, ma fu comunque un sussulto per la sua posizione di torpore.
Sara si leccò le labbra per catturare quelle gocce, così insufficienti, che le erano arrivate sul viso.

L’omone puntò la pompa sul suo grosso membro, completamente in tiro, e si gettò un abbondante getto d’acqua, lavandosi e massaggiandosi i suoi gioielli.
“Vuoi bere schiava? allora succhia” intimò l’uomo avvicinandosi di molto alla donna immobilizzata.

Continuava a smanettarsi il cazzo guardando Sara ed appoggiando l’arnese quasi sulla sua pelle. “Vuoi succhiare vero?”

Non completò la frase che si sentì una mano sulla spalla. Miss Samantha si era svegliata, anch’ella nuda, con uno sguardo tutt’altro che tenero.
Sara guardò schifata l’uomo e spaventata la donna, non aveva la minima idea di farsi ritoccare o prendere quel coso in bocca.
“Vedila com’è schifata poveretta, non ha davvero sete” disse la donna appena sveglia.
Sara dovette riconoscere che Samantha era una donna magnifica. Non truccata, appena sveglia, completamente spettinata e maltrattata dall’omone, ma Miss Samantha, anche così, sarebbe stato il sogno erotico e selvaggio di qualsiasi uomo, con quella pancia piatta, quella pelle liscia e quei due grossi seni completati da grossi capezzoli chiari.

La donna toccò il membro dell’uomo e si abbassò per baciargli leggermente la cappella “Schiava sei sicura di no?”
Sara fece un segno impercettibile di diniego con la testa, ficcandosi ancora di più nella poltrona, atterrita e schifata.

“Va bene, allora volevi solo farci perdere tempo.”. La donna si avvicinò, sgonfiò la pompetta, e senza grossi complimenti cominciò a tirare dal culo di Sara il grosso plugin. Dopo alcuni tentativi e tanta ribellione da parte della giornalista, il grosso affare venne fuori, non proprio nelle condizioni di base, ma
più grosso. Lacrime scendevano dalle guance di Sara, nuovamente violata.
La donna tornò verso il divano prendendo un tubetto. Si avvicinò di nuovo alla donna passandole una crema sullo sfintere in fiamme, facendole poi un massaggio intensivo anche nelle sue parti intime.
Nella mano aveva anche un vibratore rotante, di quelli che girano in orizzontale, lasciando l’asta ferma.
Si piegò e riuscì ad incastrare il vibratore in uno scompartimento della poltrona, in maniera tale che fosse ben fermo e puntato ad altezza parti intime della giornalista. Azionò il vibratore e si alzò.

Sara da subito iniziò a muoversi. Il calore di quella pomata, unita a quella improvvisa vibrazione le diede nuove energie ed iniziò a tremare.
Miss Samantha guardò la donna e disse “Evidentemente non serviamo qui…se cambi idea chiamaci” prendendo l’uomo per il suo arnese dritto ed uscendo dalla visuale della giornalista.

Sara iniziò a contorcersi, andando in panico per la situazione, perchè era sola e non poteva far nulla.
Iniziava a sentire caldo, molto caldo, iniziava a sentire i capezzoli indurirsi, i glutei stringersi e quasi prendere aria dato lo sfintere lasciato aperto.
Non voleva ricadere in una serie di orgasmi, ma era la vittima di una macchina infernale.
Non sapeva quanti minuti erano passati, forse dieci, forse mezzora, ma iniziò a stringere i denti perchè ondate di calore arrivavano al cervello, con le ginocchia che si sarebbero piegate per fermare l’orgasmo se avessero potuto. Provò a spostare il bacino, ma ebbe come risultato il vibratore che si poggiò in maniera fissa sul clitoride facendola gridare. Era un moto perpetuo, infinito.

Le dita di mani e piedi si aprivano e chiudevano sotto tensione, iniziò a mordersi le labbra, quella pomata le aveva infiammato tutta la vagina rendendo tutte le pareti ancora più sensibili, aumentando il godimento.

Iniziò a piangere con continui spasmi urlando “bastaaaa bastaaaaa ahhhhhhhhh” ed ansimando a dismisura.
Aveva bisogno di acqua fredda e subito, di refrigerarsi e stemperarsi, sentiva che il cervello la stava abbandonando.
Fanculo! Poteva res****re facendo un pompino ma non poteva perdere la sua sanità mentale.

Miss Samantha sembrava averla sentita, tornando con un’aria divertita “Ciao tesoro, hai detto qualcosa? Stai bene, ti vedo accaldata” le chiese con il più falso dei sorrisi che potè mostrale.
“Acqua per piacere, acqua fredda” chiese la giornalista.
“Devo far tornare DaMarcus cara?” e Sara fece si con la testa iniziando a perdere lacrime.
La donna si abbassò per spegnere il vibratore.

L’omone si riavvicinò, anch’egli sorridente, con la sua pompa d’acqua.
“Cosa devi dire a DaMarcus?” chiese la donna
“Acqua per piacere…per piacere..”
“E poi?” continuò la mistress.
“Va bene, ti farò un pompino, ma dammi l’acqua”.

La donna si avvicinò a Sara bisbigliandole qualcosa nell’orecchio. Sara la guardò con occhi spalancati, dicendo di no.
La donna si abbassò minacciando di riaccendere quell’aggeggio infernale e Sara sembrò cambiare idea.
“Va bene…farò quello che volete, ti spompinerò quel cazzo nero fino a quando non mi inonderai di sborra….ti prego”.

Quelle parole uscirono dal corpo di Sara così violente; Sara non pensava sarebbe riuscite a dirle ma era arrivata al limite e si piegò ai suggerimenti della donna.

Il sorriso di DaMarcus diventò enorme; si avvicinò alla giornalista per sbloccarle quei blocchi che le tenevano fermi il collo, togliendo anche il poggiatesta, ma Sara sussultò comunque per la paura.
L’uomo regolò la pompa e la aprì adagio, puntando la bocca di Sara.
La ragazza iniziò ad abbeverarsi, seppur in posizione abbastanza scomoda, leccando da quel gettito d’acqua, come fosse un cane.
L’uomo si avvicinò, quasi in un momento di pietà, regolando meglio posizione e gettito in modo da essere più vicino e farla dissetare meglio.
Dopo una bevuta che sembrò infinita, Sara scosse la testa per dire che aveva bevuto abbastanza.

L’uomo lasciò la pompa ed iniziò a smanettarsi l’arnese.
Salì su un piccolo scalino attaccato alla sinistra della poltrona, trovandosi col suo arnese ad altezza della faccia di Sara.
La donna chiuse gli occhi, ricevendo in tutta risposta uno schiaffo da DaMarcus.
L’uomo le passò le dita nei capelli, bloccando poi la presa sul cuoio capelluto ed iniziando a muovere la testa di Sara a suo piacimento.
L’uomo intimò alla ragazza di guardarlo negli occhi e prenderlo in bocca, come le aveva promesso.

“Forza puttana, da una schiava giovane come te mi aspetto molto. Succhia piano e succhia bene, prima la cappella, poi di lingua e poi tutto in bocca.”
Sara si sentì portare con la testa sempre più vicino a quell’enorme arnese; dopo un nuovo sonoro schiaffo, fece le sue preghiere ed aprì la bocca.
L’uomo le entrò piano in bocca, poggiando solo la cappella. Era enorme, Sara non aveva mai preso una cosa del genere in bocca.
Era stata sempre un’amante del sesso orale, fatto e ricevuto, ma sebbene non fosse mai stata con sottodotati o sfigati, quella cosa era gigantesca, di marmo, nodoso, era come dover gestire un tronco.
L’uomo cominciò ad usare Sara come un oggetto…la sua testa andava avanti ed indietro, gli schiaffi le ricordavano quando aprire di più la bocca o guardarlo negli occhi.

Sara era riuscita a prendere in bocca solo metà di quell’arnese, iniziando già a salivare. Non avendo la possibilità di dare il ritmo e poter usare le mani, era in balia dell’uomo che – di tanto in tanto – le faceva mancare il respiro.
L’uomo iniziò ad andare in fondo alla gola col suo cazzo, rendendo Sara paonazza in volto, pronta a vomitare.
Uno, due, cinque volte, quando finalmente tirò fuori l’asta per farla respirare.

Sara prese un grosso respiro ma rivide quel torno tornare verso di lei. Ora andava meno in profondità, ma era più rapido e lei iniziò a sbavare ma, inconsciamente, iniziava anche ad eccitarsi. Quella cosa dura in bocca la stimolava, dovette ammettere.
Purtroppo per lei, sembrò accorgersene anche Miss Samantha che scese verso le sue intimità iniziando a sditalinarla.
“Continua negro, la zoccola si sta scaldando…faceva tanto la santarellina…”.

L’uomo continuò andando a fondo o restando solo con la cappella in bocca, in un vortice infinito. Uscì un paio di volte il suo tronco e lo usò per schiaffeggiare sulle guance la povera Sara.
Le sue mandibole erano in sofferenza, era imbrattata di saliva e non sentiva più i capelli per quanto le erano stati tirati.
Sentiva caldo, quel diavolo di Samantha la stava di nuovo sditalinando a dovere e sembrava non voler smettere.

Tutto peggiorò quando la mistress tirò di nuovo in ballo il plugin, iniziando a rigiocare con lo sfintere della giornalista.
Sara cercò di protestare, ma con la bocca piena potè fare ben poco.
Fece una cazzata; nel tentativo di parlare, morse la cappella dell’uomo che tirò fuori l’arnese addolorato e le mollò un ceffone.
Miss Samantha intanto soddisfatta rimise il plug nel sedere della donna e cominciò a rigonfiarlo.

“Zoccola, mi hai morso…vedo che a te le buone maniere non piacciono”.
Miss Samantha nel frattempo si era rialzata, prendendo il cazzo dell’uomo, coccolandolo e baciandolo come se avesse in mano un bambino.

L’uomo si spostò dal lato della poltrona per piazzarsi davanti a Sara che era sprofondanta nel fondale. Iniziò a passarle i polpastrelli sulle cosce oscenamente legate e spalancate, avvicinandosi con il suo arnese.
Sara capì e col terrore negli occhi urlò di non farlo, che non l’aveva fatto apposta ed era pronta a scusarsi, spompinandolo a dovere.
Il cambio del suo linguaggio fu involontario, ma nella paura aveva preso a parlare come le era stato imposto da Miss Samantha.

L’uomo non volle sentir ragioni, avvicinandosi ad un centimetro dalla vagina di Sara ed iniziando a strusciare col suo membro contro di lei.
Sara, consciamente o meno, era un lago lì sotto. Miss Samantha aveva fatto un ottimo lavoro su di lei. Quel plug nel sedere, di nuovo, le aveva dato il colpo di grazia, facendole eruttare ulteriori umori.

L’uomo entrò lentamente ma deciso, facendo sgranare gli occhi di Sara che, dopo averlo preso con fatica in bocca, si ritrovò a prendere quel palo anche nella sua cosina restando senza fiato.
Le pareti della sua vagina tirarono sin da subito contro quel prodigio della natura. DaMarcus non le sembrava essere così attaccato, ma già aveva messo metà del suo arnese in lei ed aveva iniziato a pompare. Il suo era un procedere lento e profondo, il tipo di andamento che Sara soffriva di più, perchè ogni spinta le arrivava direttamente al cervello.

Aveva sempre trovato eccitanti le scopate lunghe ed estenuanti, dove si scaricava pian piano. Le sveltine erano sempre
e solo messe di prima mattina, nei giorni in cui faceva tardi per concedersi e fare le cose per bene.

L’uomo continuò lento ma incessante, ponendo un pollice sul suo clitoride ed iniziandola a stuzzicare. Sara iniziò a muovere la testa, chiedendo di fermarsi, ma era chiaro che iniziava a godere in maniera intensa, non riuscendo a finire le parole. I capezzoli erano diventati due bulloni ed erano sotto la tutela di
Miss Samantha che non perse tempo a tirarli in maniera decisa.

La mistress stupì Sara salendo sulla poltrona, in mezzo alle sue gambe e, con l’aiuto di DaMarcus, mettendosi in posizione opposta alla sua.
Si trovò a fare una sorta di verticale ed, alla fine, poggiandosi con le ginocchia all’altezza di Sara, si trovò con la sua testa difronte alla sua vagina. Erano in una forma quasi a 69.

La mistress aveva una forma fisica invidiabile, riuscendo a restare poggiata sulle braccia e con le gambe in alto.
Con un colpo, spinse il busto e le anche un po’ più indietro; la sua vagina finì in faccia a Sara, incredula e sconvolta. L’ultima cosa che voleva era leccare la fica di una donna. Chiuse forte la bocca e gli occhi per ritrarsi a quello scempio.

La donna non si perse d’animo cominciando a sditalinarsi con il naso di Sara, in maniera incessante e convulsa e mantenendo un equilibrio prodigioso.
Parallelamente DaMarcus si staccò dalla figa di Sara per metterlo in bocca alla Mistress che cominciò a dondolare avanti ed indietro con doppio godimento.

La resistenza di Sara durò poco; gli umori di Samantha le avevano riempito il naso ed aveva aperto bocca e lingua. La mistress non perse tempo andando a fondo col bacino per godere ancora di più. Samantha iniziò a masturbare fortissimo Sara che, già ipersensibile, continuò a perdere umori e perse
il controllo anche della sua bocca che, ormai, stava proprio mangiando la figa di Samantha.

La donna continuò qualche altro minuto a prendersi il piacere fino a quando, con un’altra mossa da circense, si liberò da quella posizione e scese dalla poltrona.

Sara non capiva come avesse fatto e che sensazioni le avesse lasciato lappare una donna…era confusa, ma era un fuoco e DaMarcus riprese a penetrarla.
Ormai era una lotta allo sfinimento. Quell’uomo l’aveva trapanata lasciando un traforo in lei, quel palo piantato nel culo e le dita della mistress avevano fatto il resto.

Era senza umori, completamente scarica ma, dovette ammettere, complemtamente libera di testa con il cervello che le aveva fatto sentire tutto il piacere degli ultimi tre anni almeno. L’uomo continuò un altro minuto o due ad infierire violentando ormai senza ostacoli la donna.
Al culmine del piacere, anche lui sali sul seggiolo della poltrona, tra le gambe spalancate della donna, puntando la testa della giornalista e scaricandole tutto il suo seme.

Sara, dopo l’esperienza con Samir, si ritrovò nuovamente inondata di sperma e totalmente imbrattata.

Era così scarica ed aveva goduto così tanto che la cosa non la disturbò più di tanto. Le mani della mistress si poggiarono sul suo volto come a volerle spalmare tutto quel seme. Con una mano aprì la bocca della giornalista e le fece leccare gli ultimi rimasugli, senza avere obiezioni, con la ragazza che ormai prese senza protestare tutto quello che le veniva fatto.

Alla fine la giornalista fu slegata e fatta scendere da quella poltrona infernale. L’unico impedimento lasciato fu il plug nel culo.

Sara non riuscì a mantenersi in piedi, le ginocchia le cedevano e piano piano fu fatta poggiare a terra dove si mise spalle per terra e con le cosce di nuovo spalancate.

Adesso le avevano lasciato un po’ di libertà ma, dopo quella esperienza, non riusciva a chiudere le gambe ma, soprattutto non aveva più alcuna vergogna a farsi vedere esposta. La sua dignità stava andando a farsi benedire.

“Tieni mangia, te lo sei meritato” urlò la mistress gettandole contro un qualcosa nella stagnola, forse un panino.
Sara, con molta fatica, prese quel pasto tra le mani ma, tramortita, dopo alcuni minutì si assopì per terra…distrutta….umiliata…ma scopata ed avendo
goduto come mai nella sua vita.

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