Giornalista di guerra 7

Sedici ore. Due terzi di una giornata completa. Il tempo più lungo passato in aereo da capo a capo del mondo.
Il tempo, il numero di ore consecutive passate alla base della redazione nel giorno in cui l’ultimo grosso nemico della nazione era stato preso, in attesa di notizie dai colleghi.
Sedici ore….e niente di tutto questo.
L’ultima giornata era state devastante per la psiche ed il fisico di Sara, trattata come una bambola di pezza nelle mani dei suoi aguzzini.
Svuotata..sfibrata..prosciugata di forze fisiche e mentali…
Non che gli altri giorni fossero stati tranquilli, ma l’ultimo giorno aveva rappresentato un punto di rottura per la giovane giornalista in quel maledetto luogo.

Sara, da quando era svenuta per terra alla fine dell’ultima sessione, aveva dormito per sedici ininterrotte ore.
Una sorta di c***, una sorta di scollegamento dal mondo, una pausa richiesta dal suo corpo dopo i giorni passati a godere e svenire all’improvviso, quando il cervello andava in sovraccarico di emozioni.
Aprì piano gli occhi, la sua testa non fece pensieri, era vuota, credeva fosse tutto un sogno….di nuovo.
Di nuovo….era tutto vero.

C’era qualcosa di diverso però…non era per terra, non era su un cartone, non sentiva le mani legate….mi avranno liberata? sono salva? pensò…
Provò ad alzarsi di s**tto, ma il cerchio alla testa e la pressione instabile furono un monito della cattiva scelta.
Così svuotata non sentiva nemmeno dolori, sembrava fosse su una nuvola.
C’era il bianco, mosse gli occhi e notò che c’erano delle lenzuola sotto di lei. Lentamente fece pressione con una mano sul suo giacigliò e si accorse di essere su un qualcosa di morbido, forse un materassino o qualcosa di soffice. Era spaesata per l’introduzione di questi confort.
La stanza era in penombra, riuscì a vedere solo le grandi arcate bianche che la sovrastavano. Non ricordava queste forme architettoniche.
Di nuovo il dubbio…sono salva? dove sono?

Decise di provare ad alzarsi nuovamente, con più calma, per evitare nuove emicranie , per capire la sua realtà.

La realtà si manifestò nuda e cruda. Mettendosi a sedere sul letto risentì, tutto d’un botto, nuovamente quel riempimento, quella presenza ingombrante proveniente dal suo di dietro. La sensazione le fece partire un attacco d’ansia, nonostante non fosse una novità.
Mise a fuoco la stanza e la zona circostante. Difronte a lei, a meno di un metro dal bordo del letto, c’era uno specchio.
Un nuovo maledetto specchio, come la prima volta che si era svegliata in quel maledetto luogo. Niente era cambiato, era ancora lì!

Rimase a fissare la sua immagine allo specchio. Senza trucco, con i suoi capelli chiari sporchi, impastricciati, con gli occhi leggermente scavati, sembrava
un’altra persona.

Fu felice di notare che, come aveva avvertito, polsi e caviglie erano libere, ma la sua felicità fu smorzata dalla visione di un collare intorno al suo collo.
Per fortuna non era di metallo, sembrava di cuoio ben aderente alla pelle, con una catena che partiva nella parte posteriore.
Non si mosse, provò a respirare, provò a mettere i due pollici sotto il collare per vedere lo spazio libero dal collo.
Si rifissò allo specchio, sembrava veramente una schiava sessuale come aveva visto in passati reportage di guerra, ma non solo.
Purtroppo – anche con le forze alleate – nei vari accampamenti, in piena notte, era capitato di spiare gruppi di militari amici giocare con donne civili e nude in situazioni promiscue, spesso passate tra i giovani uomini tramite collare strattonato…come fossero cagne.

Sapeva, come anche raccontato dal maggiore Smith in quel palazzo, che i rapporti tra militari erano difficili e complessi, pertanto queste donne, queste schiave,
era un ottimo passatempo senza complicazioni, specie in periodi così lontano lunghi da casa.

Aveva sempre chiuso la bocca in questi rari eventi, sapeva che capitavano, ma aveva provato pietà per queste donne così usate e sfruttate, non potendo fare
niente per loro in un ambiente così chiuso e omertoso.
In quelle rare occasioni però gli occhi erano rimasti aperti un secondo di troppo e le era capitato di vedere come i vari militari palpavano, sculacciavano, usavano, si passavano queste donne, senza freni o cortesie….scappando poi in condizione di disagio nella sua tenda.

Era quello il suo futuro? Era così che avrebbe passato i prossimi mesi? Le parole del maggiore Smith a lasciarsi andare e godere del momento l’avevano colpita,
erano state dure da sentire e da digerire. “Nessuno ci verrà a prendere”…la frase rimbombava nelle sue orecchie ogni volta.
Non poteva negare che nei giorni precedenti, nonostante le angherie, aveva goduto come mai in vita sua. Ma provò ad essere lucida, non credeva a quello che stava
pensando o farneticando. Doveva restare concentrata, qualcuno sarebbe venuta a salvarla.

Tornò a guardarsi allo specchio, notando un colore più scuro intorno ai capezzoli, martoriati da quel diavolo di Samantha. Aveva fatto un lavoro infernale su
di lei. Provò a toccarsi i capezzoli, ma il solo contatto li riportò su dolorosi ma appuntiti.
Si girò con la testa, constatò che la catena era abbastanza lunga da darle una certa libertà e provò ad alzarsi, compatibilmente con la pressione dell’oggetto
nel suo sfintere.
Appena alzata, un crampo assurdo colpì il suo stomaco, provocando un suono fortissimo.
Il suo stomaco era vuoto da giorni e chiedeva nutrimento, emanando brontolii udibilissimi. La sua debolezza la convinse a risedersi pian piano prima di sbattere
per terra, anche perchè il suo stomaco si lamentava senza sosta.

Si rimise a letto, decisa che avrebbe parlato con gli aguzzini per avere un po’ di pietà. Voleva essere forte e dura, era convinta di riuscire a guardare negli occhi Samantha, da donna a donna, cercando di portare fuori l’ex militare alleato che era stata.
Nella peggiore delle ipotesi avrebbe proposto un pompino, come in occasione della richiesta d’acqua, ma doveva mangiare, aveva fame, era al limite.

Si ridistese ed anche il suo stomaco sembrò rilassarsi. Cadde in uno stato di dormiveglia, abbastanza cosciente, per una nuova oretta, in completa modalità da risparmio energitico, fino a quando la procace figura di Miss Samantha si pose tra lei e lo specchio.

L’impulso non fu immediato. Sara ci mise alcuni secondi prima di realizzare l’arrivo della donna e s**ttare all’indietro sulla spalliera del letto con gli occhi sbarrati pieni di paura.
“Buongiorno principessa..vedo che ci siamo fatti una gran dormita, hai dormito quasi per un giorno intero.” esordì con un falsissimo sorriso la donna malefica.

Il suo vestiario era strambo. Sopra un tacco 15 probabilmente, portava solo delle autoreggenti chiarissime e scure senza slip.
Nella parte superiore era presente solo un reggi seno che lasciava totalmente scoperti i seni, sorreggendoli.

“Ho fame. Miss Samantha ho fame, te lo chiedo per piacere. Abbi pietà di me.”. Sara fu diretta con la donna, come aveva escogitato, col massimo della cortesia, in un misto di disperazione. Fissò la donna nel tentativo di impietosirla e creare un legame con lei.
La donna le sorrise in maniera compassionevole e si mise a sedere sul bordo letto. Si girò, alzando una mano e muovendo il dito indice a mo di inchino.
Dall’oscurità, dopo qualche secondo, ricomparve DaMarcus in una strana mise.
Stavolta era completamente nudo, mani dietro la schiena che sembravano legate ad una catena che si ricongiungeva sul collo, come attacco di un collare.
Anche lui sembrava uno schiavo con il suo arnese già in tiro…Sara era veramente senza parole.

“DaMarcus hai sentito la nostra cagnetta? Ha fame..” disse la donna.
“Cagna, dov’è il cibo che ti abbiamo dato ieri? E’ così che ci ringrazi? Siamo stati buoni e ci chiedi pietà?”

Sara aveva completamente dimenticato il fatto. Era vero, le avevano lanciato un qualcosa nella stagnola per rifocillarsi, ma non ricordava. Era sicura di non aver mangiato nulla, morta di fame com’era, ma era altrettanto sicura di aver toccato ed avvicinato a se quel pasto prima di svenire.
Che fine aveva fatto? Cosa doveva inventarsi ora per riaverlo?

“M-m-mi sono addormentata, non ho mangiato, scusate. Potrei riaverlo per piacere?” piagnucolò la giornalista.

“Negro, la schiava ci sta forse dicendo che le abbiamo rubato il pasto? Che non siamo stati gentili con lei?”
“Ci vuole fregare, ti avevo detto di non essere misericordioso con lei, io fotto lei, non lei fotte me!” abbaiò l’uomo.

“Fanculo troietta. Ci stai dicendo che ti abbiamo fregato. Puoi anche morire di fame. Andiamocene cazzone” rispose improvvisamente dura la mistress, alzandosi e prendendo l’uomo incatenato dal suo arnese.

Sara era disperata, i crampi stavano tornando e non voleva far sentire il rumore del suo stomaco. Ma non poteva rimanere da sola, sarebbe morta.
“A-a-aspettate, non lasciatemi sola, vi prego…ho fame.” disse Sara, vergognandosi come non mai.

Samantha si fermò. “Perchè dovremmo ripensarci schiava? Ci vuoi solo fregare dopo tanta bontà”.

Sara fece leva sull’istinto di sopravvivenza, affondando la sua dignità. Abbassò gli occhi e disse “faccio un pompino all’omone in cambio del cibo di ieri.”
Samantha sghignazzò, dando le spalle al letto e piegandosi verso l’arnese dell’omone.
Tra i suoi tondi e pieni glutei bianchi spuntava un grosso plug nero, dalla base grande e disegnata.
La donna cominciò a sputare sulla cappella dell’uomo succhiando velocemente, dandogli schiaffi sulle palle.
“Se penso di vedere un pompino, non starò di certo ad aspettare te” rispose aspra la donna ancora salivando, tenendo energicamente il cazzo in mano.
“Forza andiamocene da questo cazzo di posto” riprese, rialzandosi e tenendo l’uomo solo per la cappella del suo cazzo. L’uomo sussultò un attimo.

Sara vide i due girarsi e partire ed iniziò a piangere. Per lei sarebbe stata la fine da sola in quel luogo. Non sapeva nemmeno dove fosse il maggior Smith, se era ancora lì e se l’avrebbe mai rivista.

“Vi pregooo” urlò la giornalista e fece qualcosa d’istintivo, senza pensarci. Si girò sul letto, mettendosi a 90 gradi ed esponendo le sue grazie.
“Vi pregooo” continuò. Samantha si fermò girandosi ed il suo viso si illuminò in un istante. Col il suo pollice continuò a massaggiare la cappella dell’omone.

Tornarono indietro e la mistress, con la mano libera, accarezzo le natiche della donna, passando poi con l’esterno della mano verso l’interno coscia.
Con l’indice della mano tastò le grandi labbra della donna dandole uno schiaffo affinchè aprisse di più le gambe, abbassando il busto. Sara obbedì.

“Che cosa mi vuoi dire cagna?” riprese calma la donna.
“Vi prego, datemi da mangiare, poi lui mi può riscopare.” disse Sara.

“Lui Può? Ci stai dando ordini e dicendo quello che dobbiamo fare cagna?” continuò la mistress.
“Io ti dò da mangiare, io ti dico cosa farai. O io me ne vado ed io ti abbandono qui al tuo destino.” abbaiò decisa la donna.

Sara ebbè un breve tremolio, respirando profondamente. Passarono alcuni secondi e poi, sempre nella posizione a quattro zampe, rispose “V-v-va bene”.

Samantha le mollò una sculacciata sulla natica destra, le prese le grandi labbra con una mano chiudendole in un pizzico e poi disse “girati cagna”.

Quello che avvenne sciccò Sara. La donna fece due passi arrivando a pochi centimetri da lei. Poi alzò la testa ed allungò una mano, tornando con un qualcosa
nella stagnola.
Il suo pasto era ed era rimasto sopra la sua testa per tutto il tempo e Sara non se ne era accorta, arrivando a vendere se stessa!
Imprecò in silenzio, maledicendosi, mentre con entrambe le mani prendeva il pasto in mano alla donna. Era una stupida, era una dannata poco di buono!

Samantha ritrasse all’ultimo la mano, guardando la ragazza dicendo “Cagna, abbiamo un patto? O sei morta.”.
Sara serrò la mascella fissando la donna e, dopo pochi secondi che sembrarono interminabili, fece un lievissimo cenno affermativo con la testa.
La stagnola tornò nelle sue mani e, in 5 minuti, Sara divorò ferocemente quell’abbondante panino, come se non mangiasse da una vita.

Samantha la guardò e disse “ora che la cagna è sazia, la cagna deve lavorare. Torniamo tra un’ora. Devi essere a 4 zampe e ti voglio sentire già abbondamente
bagnata. E’ meglio per te se non disobbedisci!” ed andò via con l’omone, tirandolo stavolta per la catena.

….

L’ora fu lunga e Sara ebbe modo di pensare. Passò tutta l’ora come ordinanto da Samantha mettendosi già a quattro zampe e cercando una posizione comoda.
Aveva il terrore di vederla spuntare all’improvviso facendosi trovare impreparata.
La parte difficile era eccitarsi in un momento così difficile. Tremava, tutto il sangue era al cervello, sentiva un leggero freddo di paura, era impossibile lasciarsi andare.
Chiuse gli occhi, adeguò il respiro, cercò di scacciare i continui pensieri.
Le venne in mente il Maggiore Smith che le diceva di lasciarsi andare; le venne in mente il maggiore Smith che si faceva inculare da Samir ed ebbe un brivido.
Le venne in mente il maggiore Smith prima di essere rapita, imprigionata in una gogna con quel culone esposto al pubblico uso.
Ed iniziò a sentire caldo, col dito che leggermente cominciò ad entrare nella sua vagina bagnandosi, per poi navigare verso l’esterno, verso le labbra, finendo per toccare e fermarsi sul clitoride.
Doveva restare calma, dopotutto sarebbe stata solo una scopata come il giorno precedente. Alla fine era andato tutto bene, aveva goduto come mai ed ora era anche meno bloccata, poteva essere più comoda. Si fece coraggio…”Lasciati andare” pensò, ricordando il Maggiore.

Sentì i tacchi, il momento era vicino e si sgrillettò più velocemente per non farsi trovare impreparata.
“Ferma!” urlò Samantha e Sara, come un robot, smise di muoversi.

La donna tornò bendandola all’istante, il buio calò su Sara. La donna le afferrò il collo, imponendole di abbassarsi. Due ceffoni sul sedere le ricordarono di rimanere ben esposta.
La donna la tirò un pò più indietro, trovandosi con le ginocchia verso fine letto. Sara immaginò che così sarebbe stata più al servizio di DaMarcus.
Samantha si mise a cavalcioni sul collo di Sara, nel verso contrario alla sua testa, bloccandole di fatto la possibilità di alzarsi.
Fortunatamente la catena era lunga e non tirava molto.
Samantha cominciò a passare entrambe le mani sulle gambe di Sara, facendo muovere solo i polpastrelli che volavano leggeri sulla pelle.
Con le dita di entrambe le mani si posizionò sulle grandi labbra aprendole e chiudendole in un massaggio ritmato. Nel massaggio pian piano fu coinvolto il clitoride e Sara involontariamente cominciò a bagnarsi. Quella maledetta donna sapeva farla gemere!
Sculacciate e dita nella vagina si alternarono fino a quando Samantha vide Sara bagnata al punto giusto.
Provò a pizzicare i capezzoli indolenziti di Sara, avendo come risposta un sobbalzo di Sara.
La donna non gradì mollando un ceffone sulla vagina della ragazza – “ti conviene rimanere col culo alto e le gambe aperte se non vuoi un bis” tuonò la donna.
E Sara spinse all’indietro col massimo delle sue forze.
Era un bel vedere e Samantha ne gustava la forma delle chiappe tonde e rosse, col quel plug nero di contorno, e della vagina depilata e leggermente aperte dallo
specchio difronte, compiacendosi del lavoro.

Mosse il dito indice verso l’oscurità come invito a qualcuno ad avvicinarsi. L’indice venne spostato verso la bocca per dire di far silenzio.

Alla luce venne fuori non solo DaMarcus, l’atteso da Sara, ma tutto il plotone conosciuto, composto dal suddetto più Samir, Dan e Ion, i militari conosciuti, si fa per dire, nei giorni precedenti. Il patto stipulato da Sara sarebbe stato particolarmente sudato.

DaMarcus fu il primo ad iniziare e, con la lingua, cominciò a stimolare le grazie di Sara. La giornalista riconobbe il tocco perchè quell’uomo l’aveva già messa in difficoltà nei giorni scorsi. Fu di nuovo lento e preciso sull’esterno e sul clitoride, giocando con la lingua, succhiando, per poi andare di profonde
lappate. Sara ebbe l’istinto di piegare le gambe, le ginocchia volevano cedere su tanto ardore, stava mugolando, ma un pizzico di Samantha sui capezzoli la fece tornare sull’attenti. I capezzoli erano dei chiodi esplosivi dolenti.

Samantha aprì ancora di più le gambe della giornalista per DaMarcus che, legato con le mani all’indietro, non poteva usare gli arti.
L’omone si avvicinò al bersaglio e stavolta entrò deciso e profondo. Sara sussultò emettendo un ululato ma riuscì a tenere la posizione senza piegarsi, i capezzoli
le duolevano già senza ulteriori pizzichi.
L’uomo mantenne un ritmo costante andando in profondità; Samantha sosteneva il ritmo spingendo verso i suoi coglioni le chiappe di Sara, schiaffeggiandole di tanto in tanto.
Dopo una decina di minuti l’uomo si fermò e si mise di lato, lasciando il posto a Samir.
Samir aveva un arnese leggermente meno grosso di DaMarcus, ma un po’ più lungo.
Dopo aver usato la bocca di Samantha per lubrificarsi un po’, si appoggiò con le manone alle sue spalle e penetrò Sara senza troppa cortesia.
La ragazza ebbe un nuovo sussulto, quel cazzo sembrava volesse sfondargli lo stomaco e non riuscì a mantenere la posizione, prendendosì nuove sculacciate e nuovi pizzichi sui capezzoli da Samantha.
Durante l’azione di Samir, Samantha cominciò a giocare con un dito con il plug di Sara, passandoci un po di saliva e girandolo e provandolo piano piano a togliere. Sara faceva grossa pressione e Samantha ripassò una mano sul capezzolo di Sara.
La ragazza si rimise sull’attenti all’istante, restando in balia della donna.
Nulla potè quando Samantha riuscì a sfilarle con forza il plug. L’impetò di Sara fu tale da spingere all’indietro Samantha ed abbassare le gambe.
La mistress non prese bene la disobbedienza.
La donna prese per i capelli Sara, invitandola a girarsi, mettendosi spalle sulle lenzuola.
Risalì a cavalcioni, mettendole per esposte figa e culo sul suo viso e cominciando un gioco in avanti ed indietro.
Nel frattempo prese le caviglie della donna, portandosele verso di se, altissime.
Ora toccava a Dan e Ion che si alternarono nella figa della giornalista per un totale di 20 minuti.
Ogni minuto che passava i rumori che sprigionava l’impatto degli uomini sulla figa di Sara aumentavano di volume. Stava godendo senza sosta.
Anche Samantha, con quel trattamento, cominciava a godere e cambiò il movimento del suo bacino in movimento circolare.
Nel frattempo DaMarcus salì piedi sul letto e si posizionò sulla sua bocca, regalandogli un fantastico pompino.

Dopo circa cinquanta minuti di sesso non stop, Samantha si spostò dalla faccia di Sara, che annaspava tra i suoi umori.
Samir fu fatto sedere a gambe spalancate sul letto e Samantha portò la faccia di Sara verso l’arnese dell’uomo, per un ultimo pompino.
La ragazza si muoveva spinta per capelli dalla donna, che le impedì di usare le mani e che la fece rimettere a carponi per avere una buona stabilità.
Il cazzo di Samir era enorme perciò la ragazza non ebbe fatica a prenderlo in bocca.
Era così sovrastata dagli eventi che quel gesto, un pompino, così schifato nei giorni precedenti, fu per lei un gesto quasi normale, meccanico.
Tanto ormai non era più il primo pompino a DaMarcus pensò, bendata com’era.

Sara continuò a succhiare per qualche minuto, mentre Samantha le stuzzicava il buco del culo con le dita e col plug, lasciandolo mezzo inserito per mantenerne
la larghezza massima. Sara non sapeva in che condizioni fosse il suo sfintere, sperava leggermente aperto, ma lo specchio alle sue spalle cominciava a raccontare un’altra realtà.
Samantha dopo qualche attimo fece cenno ai due uomini di mettersi ai due lati del letto e a DaMarcus di salire sul letto, dietro Sara.

Le mani di Sara vennero guidate a prendere qualcosa, ad impugnare un oggetto. “Guai a te se li molli” ringhiò la mistress.
Il cazzo di Dan finì nella sua mano sinistra, quello di Ion nella destra.
La mistress rimane con le mani vicino a quelle della ragazza, per assicurarsi che non facesse scherzi.
Sara, con un secondo di ritardo, capì tutto.
Non stava gestendo solo un cazzo, aveva in giro tre cazzi. Si bloccò un attimo, fissando la schiena, ma il palmo di Samantha intorno ai suoi seni ed il sussurrare alle orecchie di sue minacce, la fecero des****re dal fare cavolate.
Iniziò un processo ritmato tra bocca e mani che si alternavano nel dare goduria ai tre uomini. Si sentiva veramente sporca ora, ma aveva preso il ritmo e, in equilibrio precario, stava andando avanti con foga come un automa senza volersi fermare.

La doccia fredda finale arrivò quando sentì un quarto cazzo spingere nuovamente nella sua fessura e riprendere a pompare con vigore.
Per la sorpresa e la foga dell’uomo rischiò di strozzarsi con il cazzo di Samir andato troppo a fondo, non potendo gestirlo con le mani.

Con due sculacciate sonorosissime Samantha la fece riflettere dal fare scemenze e la ragazza, sbavando a più non posso, riprese piano piano il ritmo, dovendo gestire anche un cazzo dietro. Sembrava un polpo, era una cagna che veniva usata da quattro uomini.

Dopo altri quasi 10 minuti di ritmo tribale, Samir prese la testa di Sara e la spinse più a fondo…era arrivato al limite.
La ragazza perse l’equilibrio, finendo contro il suo arnese.
I due uomini ai lati si misero al fianco di Samir, finendosi di smanettare da soli. DaMarcus, con le mani liberate nel mentre da Samantha, riprese da dietro la donna e riprese a pompare.
“Fammele spaccare il culo” ringhiò come un ossesso l’omone, ma con estrema calma Samantha risposte “Il suo culo è già promesso, stai calmo bestia.”

Sara, ferma in una morsa dalle possenti braccia di Samir, continuò a pompare con la bocca fino a quando l’uomo con gli esplose vigorosamente in bocca,
scaricandole in litro di sperma. L’uomo la tenne bloccata fino a quando non finì, non permettendo alla donna di scansarsi ma obbligandola ad ingoiare.
La giornalista ingoiò il possibile, ma perse molto seme che le sbavò addosso.
Non fece in tempo a liberarsi dalla morsa di Samir che, a testa, prima Dan e poi Ion, reclamarono il loro momento di scarico e vennero ciascuno addosso alla ragazza che veniva passata e mantenuta per capelli.
Sara iniziò ad avere difficoltà a respirare per la quantità di sperma addosso, ma non era ancora finita.
DaMarcus la prese per i capelli da dietro, obbligandola a girarsi a 4 zampe.
Samantha accompagnò la scena con sonore sculacciate; gli altri uomini a loro volta sculacciarono o inserirono le dita nelle fessure scandalosamente esposte della ragazza.
Sara sapeva che DaMarcus aveva una pompa di sperma e si preparò al peggio.
L’uomo fece staccare la catena e la fece scendere dal letto facendola mettere in ginocchio davanti al suo membro e tappandole il naso.
Le ultime due smanettate e l’uomo collassò in un orgasmo feroce inondando la ragazza che, a bocca aperta, si trovò riempita nuovamente di seme.
L’uomo la schiaffeggiò affinchè ingerisse e leccasse tutto dalle labbra e da terra, come una cagna.

Sara obbedì senza tante storie, seguendo le indicazioni e le strattonate dell’uomo essendo ancora bendata.
La ragazza fu fatta rimettere a carponi da Samantha che le inserì nuovamente con due schiaffoni il plug nel sedere e la tirò subito su senza darle la possibilità di abituarsi all’oggetto ingombrante.
Fu finalmente sbendata. Le girava la testa, la visione di quegli uomini nudi la lasciò attonita.
Aveva scopato con quattro uomini ed una donna, usata a loro piacimento, e non aveva avuto tempo di avere paura o vergogna. Aveva goduto come una bestia.

Samantha le accarezzò la testa come si fa con un cane ubbidiente e le disse “brava cagnetta, inizi ad imparare. Ora abbassati e bacia ogni cazzo ringraziandolo per ogni orgasmo avuto.” e tirò Samantha verso DaMarcus.
DaMarcus la fece piegare in ginocchio ed disse “Bacia cazzo e palle ad ognuno di noi, senza sporcarci di sborra.”.

Sara obbedì ed in cinque minutì ringraziò i membri dei quattro uomini che, di risposta, apprezzarono con una sculacciata a testa.
Alla fine Sara ritornò vicino la sua padroncina che la riaccarezzò come una brava cagnetta.

“Hai fatto un lavoro decente, cagnetta. Ora mettiti a quattro zampe ed accompagnaci alla porta.”
Furono 200 metri umilianti davanti ai cinque aguzzini, camminando come una cagna per terra, sporca, esposta e con un plug nel sedere.
La vergogna iniziava a mischiarsi sempre più col piacere, con la leggerezza della testa, col sentirsi sporca ed usata…e non era più così umiliante dovette
ammettere.

Samantha le prese i capelli e le disse “tra tre ore verrai a quattro zampe fino a quella porta, busserai e ti girarei mostrando il culo bello alto. Hai capito? Sopra il letto c’è l’orologio, non accetterò ritardi..tornatene a letto cagna e riposa”.

Le mollò una sculacciata finale ed indicò ai quattro uomini di andar via.
Samantha rimase a guardare soddisfatta la sua cagnetta che ritornava a cuccia, come richiesto. Un sorriso abbozzò sul suo volto.

Continua…

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