giornalista di guerra 3 parte

 

Il risveglio ero stato tormentato per Sara.
Dopo essersi assopita e crollata per la stanchezza, l’adrenalina e il susseguirsi degli eventi e sperimentazioni del suo primo giorno in quell’edificio, Sara si era svegliata ai primi raggi del sole, completamente contratta per la posizione in cui aveva dormito. 
Girata di lato, con il collo non correttamente poggiato per terra, Sara avvertiva i naturali dolori alle braccia, conseguenza della sua condizione di prigionia, legata ad una tubatura prima di essere stata abbandonata lì.
I cartoni avevano formato una pur minima forma di protezione dal pavimento freddo e, fortunatamente, le avevano lasciato una piccola libertà di manovra di gomiti ed avambraccia e potè fare un minimo di esercizio per riattivare la circolazione.

Da una finestrella in alto entravano alcuni raggi di sole, l’unica fonte di luce in grado di traforare un ambiente altrimenti oscuro.
Per suo sollievo, nessuno dei due personaggi del giorno precedente era ancora tornato con malsane intenzioni e potè godere di un momento di calma per pensare 
alla sua situazione ed agli eventi degli ultimi giorni.

Rimase a fissare la donna difronte a lei, vista la gentile concessione dei raggi di sole che si erano posati sul maggiore Smith, quasi a prendersi gioco e mostrare ulteriormente a Sara ed al mondo la sua pietosa condizione.

La donna giaceva per terra, testa quasi in giù, invisibile sotto il suo casco di boccoli cascanti, quasi completamente girata di spalle, lasciando in mostra la quasi interezza della sua parte posteriore. Come doveva essere esausta e martoriata poverina pensò.

Così sdraiata, il Maggiore Smith lasciava in bella mostra quelle grosse e carnose natiche che la natura le aveva donato. Non erano per nulla un brutto vedere, tutt’altro, considerato che tutta quell’attività militare le aveva lasciato un sedere sì grosso e sporgente di natura, ma molto tonico.

Sara era stata solita essere oggetto di scherno di suo cugino quando erano poco più che adolescenti. Lei ancora magrolina e poco sviluppata non poteva competere con quelle ragazzine o giovani donne già formate e prosperose. Il cugino poi era un autentico amante dei grossi culi, “big booty” in onore dello slang e dei video con grossi glutei seminudi sempre presenti nei video dei rap neri americani. Non perdeva occasione per sbavare dietro ogni pantalone un po’ più sporgente 
di donna, specie se più attillato e questo comportamento la faceva ridere ma a volte anche esasperare. 
Fortunatamente, seppur con un po’ di ritardo, anche Sara si era sviluppata meravigliosamente mettendo le curve giuste, guadagnandosi il rispetto del cugino (e propabilmente anche qualche sega in bagno in suo onore).

I grossi seni del maggiore Smith, unito a quel crepaccio che ormai mostrava tra le natiche, avrebbero fatto venire nei pantaloni il cugino e la maggior parte
degli uomini di sua conoscenza al sol guardare.

Sara cercò di scacciare quei pensieri a sfondo erotico; un sentimento di pudore e solidarietà presero la meglio nei confronti della donna per terra, nonostante fosse innegabile per lei che le pratiche subite da quella donna le avevano lasciate sentimenti tumultuosi nei giorni precedenti.

Dopo quasi un paio d’ore di silenzio, durante le quali Sara si era quasi riaddormentata, il Maggiore Smith si destò lanciando strani lamenti.
Si girò da un lato e dall’altro, pancia per terra, mettendo in mostra il repertorio completo delle sue grazie.
Non che la situazione di Sara fosse migliore, pensando che anche lei era quasi nuda e, quel poco di maglietta che le era rimasta, ormai era inutile e non le copriva neanche parzialmente i seni.

Dopo qualche minuto la donna si calmò e, con molto tatto, Sara provò a chiamarla. “Ma-maggiore Smith, Maggiore Smith…mi sente?”
Sara ripetè quattro-cinque volte la domanda invano, che rimase nel vuoto.
“Meg” risposte con voce impastata la donna. “Solo Meg, basta con questo Maggiore..non vedi dove stiamo?” fu sibillina la voce della donna ancora in posizione distesa per terra.
Sara rimase sorpresa della risposta e di tanta freddezza, ma almeno fu sollevata di sentire la donna sveglia e di non essere sola.
“Meg….come stai? come ti senti? sei bloccata?”
La donna scosse il casco di riccioli, iniziandosi a muovere. Invece di girarsi di s**tto verso Sara, da pancia in giù cercò prima di mettersi sulle ginocchia, mostrando a Sara una pecorina da urlo. L’omone Amir le aveva lasciato lo sfintere ancora parzialmente aperto, era stato un martello il giorno prima.
Da inginocchiata, piano piano passò la catena che le legava le mani sopra la testa e poi lentamente si girò versò Sara, mettendosi a sedere. Un segno di smorfia
solcò il suo viso.
Riprese a parlare Sara “Meg, mi dispiace di ieri, di come ti ha trattato quell’omone…spero che tu non avverta troppo dolore.”

La Smith: “ti dispiace? Ieri ci è andato leggero, sei tu la nuova attrazione adesso…ho avuto solo un orgasmo”.

Sara sembrava non capire, il militare sembrava quasi contrariata della situazione di ieri.
“Dalle scorse settimane ti hanno sempre trattato così? hanno sempre abusato di te?” chiese Sara seriamente preoccupata.

Meg rispose “Sara…ormai qui per loro sono una schiava sessuale, il mio compito è quello di dare piacere agli omoni in missione qui. Questa è la mia nuova mansione adesso….e dovresti iniziare ad accettarlo anche tu! Non c’è un cosa vuoi, cosa non vuoi, cosa ti piace e cosa no…o accetti o finisci nella fossa” fu lapidaria il Maggiore.
Gli occhi di Sara si aprirono ancora di più insieme alla sua bocca.
Continuò il Maggiore “Se siamo in una prigione? si siamo in una prigione! Ma sono 20 anni che sono in una fottuta prigione! tutta la mia vita nell’esercito, sacrificando tutto, sacrificando famiglia, carriera ed anche il sesso!! Pensi che la mia vita sessuale fosse attiva con la divisa? Con i superiori era meglio non mischiarsi, i cadetti avevano timore di me, come tutti…pensavano ce l’avessi di ferro! QUI MI STANNO USANDO, MI STANNO SFONDANDO, TREMO PER QUANTI ORGASMI HO!”

Sara indietreggiò di qualche centimetro, incredula a quelle parole. Non conosceva più quella donna, quella che era stata una sorta di guida militare per lei fino al mese precedente.
“Sara svegliati, non guardarmi così….posso essere usata, sfruttata, venduta…e lo sarò, ma almeno posso godere e non essere parte passiva ed assente del gioco…ed io sto godendo, mi sto facendo usare, sfrutto quello che ho, perchè l’unica soluzione altrimenti è lanciarsi dal palazzo.
Nessuno ci verrà a prendere, o non in tempi brevi, fattene una ragione…mi vogliono impalare, mi faccio impalare, mi vogliono scopare in quattro, voglio sentire tutte le emozioni attivamente.”

Sara iniziò quasi a lacrimare, a piangere…il suo piano di scappare da lì in due era stato stroncato…non avrebbe avuto l’aiuto del maggiore Smith e soprattutto non avrebbe usufruito della sua esperienza sul campo.
“Sara…anche Miss Samantha era dei ‘nostri’…era un nostro soldato dimenticato qui sei-sette anni fa…ed è viva a vegeta. La viva va avanti e, se non vengono a prenderci, io non farò il vegetale…sfrutterò tutto quello che posso offrire e prendere. Ed occhio a lei, certi giochetti con lei non funzionano, 
li conosce meglio di te. Stai attenta nei prossimi giorni a come le rispondi!”

Sara non ebbe tempo di aggiungere altro o replicare. Quelle parole sembrarono quasi profetiche…in quell’istante si udirono ruomori di scarponi in movimento e Miss Samantha e quattro omoni si presentarono all’ingresso della stanza…..

 

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