giorbalista di guerra parte 5

Un getto d’acqua fredda la colpì come un cazzotto in pieno viso.
Sara sobbalzò al contatto con l’acqua gelida, prendendo un respiro profondo, traendo i muscoli, come se fosse emersa da sott’acqua.

Le sveglie improvvise e scomode cominciavano ad essere un’abitudine. Per la seconda volta in pochi giorni Sara aveva subito gli eventi, crollando e svenendo in situazioni a forte componente adrenalinica o di sorpresa.

Provò a parlare ma qualcosa, un oggetto a forma sferica morbido, le era stato inserito in bocca e legato intorno alla testa. Sentì se stessa farfugliare mentre
tentava di urlare.
Di nuovo, si trovò con braccia e gambe bloccate. Di nuovo, non era padrona di se stessa e dei suoi movimenti. Di nuovo, era vittima della paura più profonda.

Muovendo i glutei e la schiena, si sentì di essere su una poltrona o comunque qualcosa di foderato, non una sedia. 
La schiena non era dritta, ma sprofondava nel giaciglio.
Le braccia erano bloccate in alto dietro la sua testa a livello di gomiti e polsi. Qualcosa oltre la sua visuale le teneva fermi gli arti superiori.
Provò a muovere le gambe, ricevendo come risposta solo rumore e dolore. Aveva le cosce spalancate e poggiate sui braccioli di questa poltrona.
Le gambe erano aperte in maniera fissa, legate ad altezza ginocchio e caviglia su ambo i lati.
Era esposta alla visione di tutti; un brivido interminabile le attraversò il corpo. 

Ricordò di aver visto una sediapoltrona da parrucchiere al primo risveglio, prima che tutto avesse inizio. Si maledì a sentirsi ora proprio su quella poltrona.

Riprovò ad urlare cercando di guardare a destra e sinistra, ma anchè qui notò un blocco. Il poggiatesta era fatto in modo da tenerle la testa dritta con la visione solo frontale. Imprecò, rabbia e paura diventarono sempre più lampanti. Il suo corpò iniziò a tremare sempre con maggiore frequenza.

Un altro schizzo d’acqua ghiacciato, da direzione laterale, le bagnò il viso facendola sobbalzare nuovamente.
Dopo pochi istanti, la figura di una Miss Samantha sorridente entrò nella sua visuale.
Portava sempre gli stessi pantaloni cachi, ma la maglietta era ancora più sbottonata.
Non era solo una sensazione di Sara, ma nel locale ora faceva molto caldo. Miss Samantha era sudata, il top ancora più aperto, rendendo quasi del tutto visibile il generoso seno bianco. 
Giusto la parte laterale del top bloccava, seppur momentaneamente, la completa esplosione di tanta grazia all’esterno.

Affianco alla donna ricomparve quello che era stato chiamato DaMarcus, l’omone più grosso di tutti, anche lui così sorridente.
Sara iniziava a perdere il conto di giorni e ore…non sapeva più se le “presentazioni” erano avvenute il giorno prima o solo poche ore prime.
La stanchezza, l’adrenalina e l’assenza di riposo le stavano procurando brutti scherzi ormai.

I due soggetti si misero davanti a Sara ammirandone le grazie totalmente esposte. Un impeto di vergogna colpì Sara che diventò di nuovo paonazza.
Soprattutto l’uomo dedicò tutta la sua attenzione alla fighetta depilata, con quelle labbra così delicate e schiuse.
Si inginocchiò lentamente per vedere meglio, mandando Sara in escandescenza, incapace di sottrarsi a quella “ispezione”. L’uomo sembrò soddisfatto.

Miss Samantha riprese la pompa da terra e lanciò altri due – tre schizzi d’acqua su Sara. Il primo, abbondante, colpì il petto di Sara, facendole diventare i capezzoli durissimi all’istante. Gli altri due getti furono più mirati verso la vagina.
Uno repentino, un’autentica pugnalata nelle intimità di Sara, l’altro invece più prolungato, proprio come se fosse un lavaggio.

L’acqua ghiacciata aveva contratto al massimo le gambe di Sara che iniziò ad ipersalivare e perdere saliva dalla bocca nel tentativo di urlare per tale violenza.
I due lì in piedi non fecero una piega. Miss Samantha ruppe il ghiaccio dicendo all’omone “DaMarcus, vedi se la schiava è di tuo gradimento.”

Sara spalancò gli occhi, non voleva essere toccata da quell’uomo. Un farfuglio continuo uscì dalla tua bocca.
L’uomo incurante non si fece ripetere due volte l’ordine. Si avvicinò alle gambe legate della giornalista, inginocchiandosi e restando a dieci centimetri da quella vagina così curata.
Sara riusciva a sentire il respiro dell’uomo sulle sue parti intime, ma non riusciva a vederlo avendo il collo bloccato. S’irrigidì.

L’uomo aveva due enormi mani calde che riempirono buona parte degli interni coscia della giornalista, stuzzicandola ed accarezzandola, restando sempre nella parte
superiore delle gambe. Con una mano si dedicò anche ai capezzoli che, causa acqua ghiacciata, erano dei piccoli bulloni, spremendoli tra due dita e poi passandoci sopra
la mano per strofinarli.
L’uomo pose nuovamente le mani sugli interni coscia tirando fuori la lingua e dando una prima lappata piena nelle grandi labbra di Sara per poi ritrarsi.
Una scarica di adrenalina colpì la giornalista che si sentì violata totalmente, una bambola di pezza immobilizzata.
L’uomo riprese a leccare la vagina di Sara. Cominciò così un turbinio di lunghe, lente e profonde lappate nelle grandi labbra…scariche per il cervello di Sara che iniziò a piangere ma sollevò leggermente il sedere.
L’uomo intuì il movimento e fece presa su ogni coscia per tentare di aprire ancora di più il tesoro della giornalista.
Prese a leccare lungo il contorno esterno delle grandi labbra, con precisione e dovizia, salendo poi lentamente su verso il clitoride.
Sara cercò di restare lucida e mantenere il controllo, ma era difficile. Era un bel periodo ormai che non subiva quei genere di “trattamenti” nelle sue grazie e lei era stata sempre estremamente sensibile e coinvolta, ma anche estremamente grata, ogniqualvolta un uomo le aveva dedicata quelle attenzioni.
E quell’omone gigantesco ci sapeva fare, sapeva toccare i suoi punti deboli e minare la sua stabilità emotiva.

L’uomo iniziò a tintillare il clitoride con la punta della lingua, prima lentamente, poi via via più velocemente.
Ogni reazione di Sara veniva ripagata con una nuova leccata. Sara era al limite; nonostante la situazione di prigionia stava godendo. Pesanti impulsi partivano dalle sue parti intime salendo fino su al cervello.
L’uomo continuò imperterrito iniziando a succhiare il clitoride per alcuni secondi creando spasmi in Sara.
Nel frattempo Miss Samantha prese a giocare con i capezzoli della giornalista, mettendosi alle sue spalle ed appoggiando il suo decoltè sulla sedia.
Essendosi esposta molto in avanti, anche i seni di Miss Samantha strabordarono, mettendo in risalto due grossissimi capezzoli chiari, duri e grossi come bulloni.
Miss Samantha staccò la palla di gomma dalla bocca di Sara che cominciò ad urlare come un ossessa, spuntando saliva a raffica.
La donna tirò fuori dal tascone un plugin nero di una decina di centimetri, non molto grosso, che cominciò ad insalivare con la saliva di Sara che abbondava vicino la sua bocca. 
Tenne ferma la mascella della giornalista, infilandole in bocca il plug per una maggiore salivazione e per mimare un pompino.

La donna passò l’oggetto insalivato e viscido nelle mani dell’omone che riprese a lappare le grandi labbra di Sara, scendendo nella zona perineale ed iniziando
a giocare con la lingua con le rosellina del sedere della giovane giornalista. Sara aveva smesso di urlare e piangere, ormai era un continuo ansimare e tremare, era in preda di un fortissimo orgasmo in posizione di totale immobilità.
L’uomo aveva il viso completamente bagnato degli umori della donna ma non si fermò. Prese il plugin e cominciò a strusciarlo tra le grandi labbra della donna, avendo come risultato un oggetto completamente viscido e lubrificato.

Mentre riprese a succhiare il clitoride, iniziò a giocare col sedere della donna, inserendole e togliendole pian piano il plugin.
Sara urlò di fermarsi con quell’oggetto, di non farlo, che avrebbe smesso di urlare e protestare.
L’uomo alzò la testa per guardarla, le sorrise, le mollò due schiaffoni sui glutei che pian piano erano scivolati sulla sedia, venendo in evidenza, e poi le infilò con decisione il plugin su per lo sfintere provocandole un vuoto d’aria. 
Il plugin entrò intero senza eccessiva difficoltà, considerato quant’era stato lubrificato e considerato che ormai Sara non era più vergine analmente.

Il plugin aveva provocato un nuovo stimolo in Sara con l’uomo che le dava colpetti sull’oggetto per farlo sentire internamente.
Un ultima succhiata del clitoride fu sufficiente per far vedere a Sara di nuovo il paradiso, esplodendo in un secondo orgasmo tremendo nel giro di pochi minuti.

L’uomo si rialzò soddisfatto, succhiando i capezzoli di Sara e poi passandole la lingua in bocca contro il suo volere.
Sara sentì il sapore aspro dei suoi umori con quella lingua indiavolata che le aveva fatto perdere il controllo, friggendole il cervello.

Dopo pochi minuti, Miss Samantha prese il posto dell’uomo tirando dal tascone un altro oggetto, una pompetta che andò a collegare al plugin inserito nello sfintere di Sara.
Pian piano iniziò a pompare, piccole pompate leggere ma pur sempre ritmate. Sara drizzò pure le dita dei piedi, una delle poche cose ancora libere e si lasciò andare urlando “Oh no no no no…basta basta….così mi apriiii” con occhi sgranati.

Miss Samantha non fece caso alle parole della donna e continuò a pompare per qualche altro interminabile secondo.
Sara era scesa un altro po’ con il bacino, con le braccia completamente serrate in alto, per contrastare la costipazione che sentiva nel sedere e nell’intestino.
Un qualcosa di molto grosso era al suo interno, una sensazione nuova ed improvvisa per Sara. 
Una situazione fastidiosa ma che – in qualche modo – le creò anche un sottile senso di scarica elettrica d’eccitazione che, parallelamente ad una nuova stimolazione del clitoride da parte di Miss Samantha, sfociò in un terzo e tremendo orgasmo riducendo la giornalista in una situazione di sfinimento ed incapacità a parlare.
L’unico verso nella stanza era il suo forte ansimare ininterrotto, quasi come una cantilena.
Sara fu lasciata in quella posizione bizzarra ed oscenamente esposta dalle due persone che si andarono ad accomodare su un divano distante, tenendo comunque la giornalista sott’occhio.

La mano di Miss Samantha scivolò subito nei pantaloni dell’omone tirando fuori un pene di notevolissime dimensioni, forse non largo e grosso come quello di Amir, ma sicuramente più lungo.
La donna cominciò a leccare la cappella e fare su e giù con la testa voracemente, come un’assatanata. 
L’uomo con una mano cominciò a strizzare i grossi seni della donna, mentre l’altra l’infilò nei pantaloni tentando un ditalino.
La donna non si staccava da quell’enorme palo, insalivandolo e succhiandolo senza sosta. Dopo alcuni minuti di autentica furia, l’uomo prese per i capelli la donna e la mise faccia sul divano, abbassandole con una sola mano i pantaloni già sbottonati.
Miss Samantha non portava biancheria. 

Messa la donna a pecorina, l’uomo puntò direttamente la grossa cappella sul suo sfintere, dopo aver lubrificato l’entrata con un po’ di umori della donna, già completamente bagnata.
L’uomo cominciò a pomparla come un a****le senza sosta, alternando grosse impalate a forti sculacciate.
La donna non fece una piega ed anzi spalancò ancora di più le gambe per sentire i colpi affondare con ancora più enfasi.

Lo spettacolo a****lesco andò avanti per alcuni intensissimi minuti; l’uomo esausto eiaculò in maniera fragorosa, tenendo il suo arnese ben piantato nel suo culo negli ultimi istanti, quasi a voler sigillare quell’unione.
L’uomo si staccò dalla donna, il cui sfintere risultò oscenamente aperto colando tutto il seme, regalo dell’uomo.

Dopo aver grugnito ed essersi lasciato andare soddisfatto della prestazione, l’uomo concluse con un lapidario “adesso voglio lei”.

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