Gang bang all’aperto

La schiava si era preparata come il Padrone aveva richiesto. Calze a rete autoreggenti, corsetto stringivita che lasciava scoperto il seno, e guanti lunghi fino al gomito, tutto di colore nero. Maschera da cane con collare annesso, plug anale con coda di volpe in uscita, e ball gag sulla bocca. Quando entrò in casa, lo aspettava in ginocchio, capo chino, mani dietro la schiena, vescica piena e gonfia. Non pisciava dalla sera prima. Lui la squadrò, cercando imperfezioni nell’esecuzione, quando vide che le sue indicazioni erano state eseguite in modo corretto, le allacciò il guinzaglio al collare, la fece alzare e le fece indossare il cappotto. Scesero le scale, e salirono in macchina.

Dopo un lungo tragitto, in cui lui rimase in silenzio (lei per forza di cose, avendo la ball gag), percorrendo la strada principale, presero una svolta verso la campagna. Arrivarono, dopo alcuni minuti di strade poco frequentate, in un ampio parcheggio, punto di partenza di diversi sentieri che salivano sulle montagne circostanti. Era molto sfruttato nella bella stagione, ora, in pieno autunno, era quasi deserto. Quasi, perchè oltre alla loro macchina, erano presenti altre cinque macchine. Lei tolse il cappotto in seguito all’ordine del suo Padrone, scese dalla macchina e cominciò a camminare a quattro zampe. Ad un suo cenno, cinque portiere si aprirono, e cinque uomini mascherati scesero dalle proprie autovetture.

Il Padrone aveva organizzato con il tempo questo premio per la sua schiava. Aveva sempre desiderato essere al centro di una gang bang, essere scopata da più uomini, e lui, dopo che lei era stata brava ed obbediente, ed aveva seguito i suoi insegnamenti, aveva deciso di premiarla. Aveva selezionato cinque uomini dei tanti che si erano presentati in base all’età, alla dotazione, alla capacità di durare, e di sborrare.

Le aveva fatto trattenere la piscia perchè aveva notato, nel corso della sua esperienza con lei, che quando aveva la vescica piena, faticava a venire, mentre di solito era multi orgasmica. Le tolse la ball gag, le indicò i piedi e lei li leccò, tutti, uno alla volta. Leccò le scarpe, gli stivali, qualunque calzatura trovasse. Il Padrone cedette il guinzaglio ad uno degli uomini, passò dietro e cominciò a giocare all’elastico con il plug con la coda di volpe. L’ano si dilatava e restringeva in continuazione, mentre la schiava mugolava, continuando a leccare le calzature dei cinque uomini. Infine, tolse il plug con un colpo secco, facendo emettere un grugnito di dolore alla cagna. Si aprì la zip dei pantaloni, tirò fuori il cazzo già completamente in erezione, e cominciò a scopare la schiava in culo, senza nessuna pietà. Lei era abituata alle penetrazioni a secco, era dilatata ed apertissima in entrambi i buchi, il suo Padrone la fistava in figa e culo senza nessun problema. Dal culo passò alla figa e poi di nuovo al culo. Nel frattempo, ad un suo cenno, quello che teneva il guinzaglio aveva fatto alzare la testa alla schiava, che ora si stava occupando di leccare il buco del culo di tutti i partecipanti alla gang bang, ovviamente uno alla volta.

La scena rimase tale per circa un quarto d’ora, al termine della quale, il Padrone, infilato profondamente nel culo della propria cagna, le fece una pera di sborra, rimanendo poi dentro qualche secondo ancora, fino alla completa eiaculazione. Quando usci, raccolse il liquido che usciva con le mani a coppa, e glielo fece bere. Si fece pulire per bene il cazzo da ogni piccola gocciolina di sborra, e quando fu soddisfatto, la cedette completamente nelle mani dei 5. Quelli cominciarono a dividersela. Chi si faceva succhiare il cazzo, chi si faceva masturbare con le mani, uno si mise sotto per chiavarla in figa, e l’ultimo da dietro profondamente in culo. Fecero a turno, qualche minuto per uno, così tutti, nessuno escluso, assaggiarono i buchi e le profondità della cagna, che, nonostante la vescica piena, era sulla soglia di un orgasmo mastodontico, ma fino a che il Padrone non glielo concedeva, non poteva venire, o sarebbe stata punita in modo brutale e doloroso. Così continuò a trattenersi, mentre veniva riempita in ogni dove di sborra calda, mentre gli uomini venivano. Due le farcirono il culo, uno le venne in bocca, un altro le schizzò tutto in faccia, l’ultimo in figa.

Quando il Padrone vide che erano venuti tutti, si alzò, il cazzo di marmo già pronto, e, messa la schiava a pecorina, prese a scoparla in figa con una violenza inaudita. Sapeva benissimo che era sull’orlo dell’orgasmo, e voleva farla venire senza il suo permesso, così da punirla. Era un Padrone sadico e crudele, godeva nell’infliggerle dolore. La schiava era allo stremo, i colpi di ariete del Padrone erano sempre più intensi e profondi, si sentiva la figa colare umori ad ogni colpo, e per aggiungere piacere al piacere, lui le stava titillando il clitoride con le dita. Mentre i cinque uomini riprendevano vigore, raggiungendo l’erezione, lui passò dietro, affondando il cazzo nel buco fino alla radice. Così ora lei sentiva il suo pistone fino in fondo, i coglioni che le sbattevano sulla figa e le dita sul clitoride. Non ce la faceva più, stava per esplodere. Il colpo di grazia fu quando lui usci dal culo, la girò sdraiandola sulla schiena, e penetrandola in figa, prese a strizzarle i capezzoli. Lì una scossa ad alto voltaggio le attraversò il corpo ed un mugolio profondo le salì da dentro. Fu una uuuuu prolungata all’infinito, con tono sempre più profondo e rauco. Esplose in un’orgasmo sconquassante, e squirtò a fontana. Il Padrone sorrise soddisfatto, continuando a fotterla fino a quando svuotò i coglioni per la seconda volta, questa volta nel più classico dei cream pie.

Per la schiava non era ancora finita, toccava il secondo round con i cinque uomini. Il Padrone diede loro precise indicazioni, e lei si trovò messa a pecora, uno sotto che la scopava in figa, uno da dietro piantato nel culo, ed un secondo in piedi che la impalava, sempre dietro. I suoi buchi larghi li avrebbero accolti tutti e cinque, se ci fosse stato modo di disporre i corpi degli uomini. Tre cazzi dentro erano comunque un bel bottino, gli altri due intanto si mantenevano eretti da soli. Ci fu come prima uno scambio continuo di ruoli, e tutti saggiarono nuovamente i buchi caldi e dilatati della cagna. La gang bang continuò ancora per parecchio tempo, gli stalloni erano dotati e resistenti, e quando furono tutti pronti per concludere, il Padrone si avvicinò loro, fece mettere la schiava in ginocchio, e li invitò a donarle la loro sborra. Uno per uno, le vennero in gola, e lei ingoiò tutta la sborra, tutte e sei le sborrate, per prima quella del Padrone, e via via tutte le altre. Non finì così. Dopo essersi spremuti fino all’ultima goccia di sborra, si vuotarono su di lei, una doccia calda che lei bevve per quanto possibile. Quando tutto fu concluso, il Padrone salutò i partecipanti, che ripartirono ognuno per la propria destinazione. Il Padrone fece spogliare completamente la schiava, visto che i vestiti erano zuppi, anche la maschera, la fece appoggiare al bagagliaio della macchina, si sfilò la cinghia, e le somministrò la punizione per essere venuta senza permesso. Cinquanta cinghiate sul culo, una più violenta dell’altra. Lei contò e ringraziò ad ogni colpo, anche se dopo alcune aveva le lacrime e le ultime le contò piangendo. Con il culo ben segnato di rosso, striato di colpi, la fece mettere a pecora e la inculò per l’ultima volta, mentre lei ululava il suo dolore misto a piacere. Le fece un’altra pera di sborra, dopo la quale la fece andare nel folto del bosco a vuotare la vescica. Quando tornò le fece indossare il cappotto, e salire in macchina. La riportò a casa, ed una volta entrati continuarono il discorso punizione intrapreso in aperta campagna. Ma questa è un’altra storia.

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