Estate veneziana – Capitolo uno

Capitolo uno

Ah… Quell’estate del ’65. Avevo tredici anni; probabilmente non ero completamente innocente, lo concedo, ma ancora con molto da imparare! Mi masturbavo da più di due anni, qualche volta con un amico, di solito da solo. Avevo scoperto anche gli stimoli anali, usando vari giocattoli, risibilmente sottili ripensandoci ora, ma soddisfacenti allora. C’è da dire che allora l’educazione sessuale era molto carente, per non parlare dell’omosessualità. Non sapevo niente di rapporti anali od oralì; non all’inizio del 1965 comunque!

Stavamo tutti aspettando ansiosamente aprile, voglio dire i miei genitori, mia sorella maggiore ed io. Mio padre era stato trasferito dalla sua ditta londinese a Venezia per dodici mesi, così noi ci saremmo sistemati nella casa della società a Venezia. Mia madre era su una nuvoletta dato che adorava la città, mia sorella era un po’ triste per dover abbandonare la sua scuola, mio padre avrebbe lavorato ed io pensavo che sarebbe stata una lunga vacanza. Il giorno venne finalmente e noi volammo fino all’aeroporto di Venezia, e poi a Mestre in taxi. Un taxi motoscafo ci portò poi alla casa. La prima settimana fu spesa ad organizzarci ed adattarci agli usi. La nostra casa dava su di uno stretto canale, probabilmente largo tre metri, mentre l’altra facciata era su di un vicolo della stessa ampiezza. Questo era abbastanza normale per la città, non c’era molta luce ma manteneva il fresco. Susanna ed io avevamo le due camere da letto che davano sul vicolo, con un bagno comune in mezzo. Lei aveva quattro anni più di me e sapeva che mi sparavo seghe. Mi aveva sorpreso un anno prima entrando nella mia camera mentre ero seduto nudo sul letto, masturbandomi furiosamente. Per questo eravamo venuti ad un accordo; io non parlavo di lei se si portava a letto i suoi ragazzi e lei non diceva niente di me. I nostri genitori erano molto severi! Aveva funzionato bene ed eravamo in grado di coprirci l’un l’altro. Il soggiorno era sul lato opposto della casa rispetto alle nostre camere e guardava sul canale, subito dopo c’erano cucina e sala da pranzo. Al piano superiore c’era la camera dei nostri genitori ed una camera da letto per gli ospiti, mentre il pianterreno, come è comune a Venezia, era destinato a deposito. Non era insolito che si allagasse e non ci si teneva nulla di vero valore.

Scoprii presto che non sarebbe stato divertente per me; dovevo passare 4 ore al giorno in lezioni private, dal lunedì al giovedì, in maggio e giugno e poi avrei avuto vacanza sino a metà settembre per poi ritornare a studiare. Avevo tre settimane prima di iniziare e cominciai ad esplorare Venezia. Fortunatamente mamma e papà, anche se severi, erano felici di lasciarci girare liberi; l’unica condizione era che se dicevano di ritornare ad una certa ora, dovevamo ritornare o non avremmo potuto uscire per una settimana.

Per tutta la mia vita avevo avuto un che di esibizionista e volevo avere l’opportunità di darne sfogo. Il primo giorno mi misi una polo, pantaloncini e sandali senza calze. Avevo in tasca una mappa con scritto l’indirizzo, nel caso mi fossi perso. Percorsi il vicolo, girai a sinistro e poi passai sul ponte vicino a casa nostra. Quella mattina mi concentrai sull’esplorazione del vicinato ed anche se era solo aprile era piacevolmente caldo. Abbastanza caldo da farmi desiderare di togliermi quel poco che indossavo e tuffarmi nel canale. Comunque, solo uno sciocco lo farebbe. I canali Veneziani non sono le vie d’acqua più pulite del mondo. Se volete nuotare dovete andare al Lido, la striscia di terra che divide la Laguna di Venezia dall’Adriatico.

Per quella settimana mi limitai a conoscere l’area dove stavamo e poco oltre, poi finalmente ci fu permesso di andare al Lido. Ci permiserodi starci tutto il giorno; quel permesso ci fu dato purché stessimo insieme tutto il giorno! Susanna ed io prendemmo il vaporetto e ci accordammo di incontrarci alla fermata alle quattro. Susanna era interessata alla fauna maschile locale e sapeva che un fratello di tredici anni non era utile alla sua sua caccia, mentre io volevo solo esplorare i dintorni. Andai alle spiagge che erano tenute in ordine perfetto e per questo si doveva pagare per entrare; l’ingresso dava diritto ad una cabina. Avevamo acquistato un abbonamento stagionale, questo voleva dire che potevamo tenere un po’ delle nostre cose in cabina. Rapidamente mi tolsi quel poco che indossavo, (dopo essermi assicurato di aver chiuso bene la porta!), e mi misi il costume da bagno. C’erano molte feste a Venezia ed amavo stare al Lido. Feci una rapida nuotata (l’acqua non era calda come l’aria!) e ritornai di corsa alla cabina, mi asciugai e rivestii. Il giorno passò troppo rapidamente e dovetti riprendere il vaporetto. Susanna era in ritardo ma poi arrivò; pensai che avesse trovato qualcuno per tenerla occupata tutto il giorno. Parlammo delle nostre avventure e ci accordammo per non parlarne con altri.
Quella notte mi masturbai energicamente; avevo goduto della mia libertà; sapevo che stavo cercando qualche cosa di più, ma non sapevo cosa. Paradossalmente lo trovai una settimana prima di cominciare gli studi.
Susanna era tornata a scuola, il tempo era diventato più caldo ed il mio senso di esibizionismo stava crescendo.

E così i giorni passarono, mancava una settimana al triste evento.

Era una giornata veramente calda e molti ragazzi giravano in shorts blu e sandali. Ero riuscito a persuadere mia madre che anch’io dovevo averne un paio e quello era il primo giorno che li indossavo. Stavo camminando in un vicolo stretto, anche per gli standard Veneziani, che finiva in una casa abbandonata. Ora, quei pantaloncini lasciavano poco all’immaginazione, (erano molto stretti e mettevano in mostra il mio culo, indovinate perché li avevo voluti!), e la mia erezione era abbastanza evidente alla forte luce del giorno, quindi pensai che non potevo fare a meno di andare alla fine del vicolo, spararmi una rapida sega e poi continuare. Arrivai all’antica entrata e guardai dentro. Vidi una scalinata, meglio messa di quanto mi potessi aspettare, e decisi di vedere cosa c’era lassù. Tuttavia prima mi tolsi gli shorts e li appesi ad un gancio della porta. Nudo, col pene eretto ballonzolante su e giù, salii al primo piano. Lì la scala finiva dato che era crollato il primo piano insieme alla maggior parte del tetto; all’estremo opposto della stanza c’era una finestra che guardava su di un piccolo canale. Mi avvicinai e mentre ero in una posizione da poter essere visto da chiunque navigasse sul canale, mi masturbai. Ero così eccitato che venni in poco tempo e guardai la striscia sottile del mio sperma cadere sul pavimento. Dopo un po’ ritornai alla porta, scivolai nei miei pantaloncini e scappai via; ma sarei tornato!

Quel pomeriggio andai al Lido. Ora il mio corpo era marrone come gran parte dei locali e potevo passare facilmente come uno di loro, a parte il mio italiano che era ancora abbastanza di base. Perciò ero solo un altro ragazzo locale mezzo nudo sul vaporetto, con in mano asciugamano e costume da bagno. Non appena arrivati saltai giù e corsi alla spiaggia; non volevo sprecare tempo, specialmente ora che la mia libertà stava per finire. Aprii la cabina e mi tolsi gli shorts mentre la porta non era ancora chiusa, ero lì nudo quando quell’uomo entrò. Era più alto di me, circa un metro e ottantacinque, capelli castani un po’ lunghi come i miei, pochi peli e calcolai che fosse vicino alla quarantina, ma alla mia età era difficile capirlo.

“Sprechen sie deutsche?” io scossi la testa; Lo parlavo solo un po’. Provò con l’inglese e di nuovo scossi la testa, e poi accennai col capo, esitante.
“A leetle, signore.”
“Gut. Tu italienisch, ja?”
“Sì signore.” e accennai col capo. La mia mente stava ronzando. Il guaio con gli esibizionisti è che non sei mai sicuro se vogliono essere sorpresi o no! Ed ecco che stavo nudo, con un pisello lievemente rigido davanti ad un uomo che non avevo mai visto prima. No sapevo cosa fare o dire, ma calcolai che la miglior idea era fingersi locale. “Di Venezia, signore.”
“Il tuo nome?”
“Il mio nome? Ah, il nome, si. Pietro, signore.”
“Pietro. Das ist gut, junge ziemlich, Pietro. Io Max.”
“Sì signore. Cosa vuol dire junge ziemlich, signore per piacere?”
“Per favore chiamarmi Max, Pietro. Err, ragazzo bello, io penso, ja.”
“Oh grazie signore, voglio dire Max, ragazzo bellino.” Ero arrossito mentre lo diceva; mi piaceva il complimento, non avevo mai veramente pensato al mio aspetto in quella maniera. Avevo sempre di essere alto ed allampanato.

“Pietro. Ti ho visto negli ultimo due o tre giorni, tu passi molto tempo nudo e…” Mosse la mano per simulare una sega. Ora ero completamente rosso brillante, ne ero sicuro. Lo guardai imbarazzato ed accennai col capo.
“Si, signor Max. Mi piace molto.” Sperai di non stare esagerando con l’inglese maccheronico, ma pensai che con la sua conoscenza dell’inglese non l’avrebbe notato.
“Fatto sesso con uomo? Insieme?” Io mi morsi un labbro e lo guardai timidamente, socchiusi gli occhi e scossi piano la testa. Come aveva detto quelle parole avevo sentito il mio pene irrigidirsi e capii che ora era completamente duro. “Vedo che non ti dispiace l’idea.” Si mosse in avanti e mi toccò sulla pancia. Io rabbrividii eccitato.

“Mi piacerebbe, Max se tu potessi insegnarmi.” In risposta lui mise le mie mani sul suo costume da bagno ed io lo tirai giù, ansando mentre la sua erezione spuntava dalla cintura. Avevo visto mio padre, ma mai rigido. Lo toccai e lui ricominciò a parlare: “Piano, Pietro, piano. Chiudi la porta.” Lo feci e la luce entrava solo da piccoli fori in alto sulle pareti. Lui distese gli asciugamani sul pavimento e poi mi accarezzò invitandomi a sdraiarmi accanto a lui. Mise una mano sulla mia pancia dandomi quella sensazione squisita e facendomi di nuovo rabbrividire di desiderio. Spostò le mani giù verso il mio pene, ma deviò sulla coscia facendomi rabbrividire irrefrenabilmente. La mano tornò indietro sull’altra coscia ed io gemetti; non mi ero mai sentito così. Mise la mano intorno ai miei testicoli, le sue lunghe dita risalirono verso il mio ano mentre metteva le sue labbra sulle mie. Io non avevo mai baciato prima e non l’avevo mai desiderato, ma ora lo volevo disperatamente ed aprii la bocca per far entrare la sua lingua a penetrare la mia bocca vergine. Istintivamente e contemporaneamente spalancai le gambe e quando lo feci le sue dita scivolarano nel mio ano. Quando inarcai la schiena la sua lingua lasciò le mie labbra ed improvvisamente stava leccando il mio pene, poi la sua bocca ci era sopra, e poi dentro, ed io gridai (credo), sentii la sua altra mano sulla mia bocca, e venni sprizzando più di quanto avessi mai fatto prima, ne sono sicuro. Rimasi sdraiato là, gli occhi bagnati e singhiozzando in reazione. Lui mi stava guardando: “Ed ora, junge ziemlich, ti insegnerò sesso di bocca, sì?” io accennai col capo silenziosamente. Pazientemente e lentamente mi spiegò, finché non fu il momento di provare su di lui.

Si dice che la prima volta non si dimentica; nonostante le sue spiegazioni fu un colpo sentire la sua erezione nella mia bocca. Capii che non potevo prendere quella dimensione, sembrava troppo grosso; e poi quasi mi fece soffocare, ma feci come lui aveva detto, e quasi troppo presto lo sentii venire nella mia bocca. Mi aveva detto che potevo scegliere io se ingoiare o no, ed io ingoiai. Volevo assaggiarlo anche se mi attendevo ingenuamente che sapesse di orina, solo perché usciva dallo stesso buco. Era salato, spesso, e mi piaceva.

Lui gemette piano quando finii. Io mi sdraiai sugli asciugamani e mentre lo facevo tornò a parlare: “Liebchen Pietro. Sei stato molto bravo per essere la prima volta.” Lui rotolò di nuovo su di me e mi baciò di nuovo. Sentivo il suo corpo peloso su di me ed il suo pene flaccido. Poi si inginocchiò e mi disse di girarmi sulla pancia.
“Allarga le gambe, liebchen. Si fa anche sesso col culo fra uomini. Mi piacerebbe molto metterti dentro il mio pene, ma ci vuole molta preparazione ed io devo tornare a casa.” Mentre parlava sentii che mi allargava le natiche e le sue dita correre su e giù sulla mia fessura, fermandosi al mio ano. “Hai un bel culo, Pietro, ed un buco molto tentatore.” Improvvisamente sentii la sua lingua che leccava il mio ano, ed io gridai scioccato, poi ripresi a tremare mentre lui mi eccitava. Mi fece rotolare, prese ancora una volta il mio pene eretto nella sua mano e mi masturbò, lentamente. Io volevo venire, ma lui si fermò, poi ricominciò lentamente.

“Oh, Max, per favore…, per favore, fammi venire.” Ma lui non voleva. Si fermò e strinse il mio cazzo. Lo fece due volte finché non fui sul limite dell’eiaculazione, ma lui si alzò, aprì la porta e mi disse di finire. Lo feci nel momento in cui due persone passavano.
“Disgustosi questi stranieri!”
“Ora Pietro andiamo a nuotare!” Ci tirammo su rapidamente i costumi da bagno e corremmo al mare per una bella nuotata.
Ritornati in cabina mi preoccupai di concordare di incontrarlo la mattina dopo.
Ritornai a casa, feci una doccia e poi andai a cercare la mamma. Fortunatamente papà non c’era per alcuni giorni.

“Mamma, se domani è bello posso stare tutto il giorno al Lido? Presto dovrò riprendere a studiare. Per favore?”
“Ok, Pietro. Cosa prenderai per pranzo?”
“Troverò qualche cosa, mamma. Grazie. Molte!” Ed andai ad abbracciarla.
Quella notte andai a dormire pensando al mio pomeriggio, e a Max, e a quello che aveva detto. Voleva farmi delle fotografie per ricordarmi e così gli avevo suggerito di incontrarci alla vecchia casa venerdì, il giorno che avrebbe dovuto partire. Nel frattempo avevo tutto l’intero di giovedì per me.
Mi svegliai presto, pieno di eccitazione ed andai alla finestra, nudo come al solito, per vedere il tempo. Non c’erano finestre dall’altra parte del vicolo e così non avevo paura che i vicini si lagnassero coi miei genitori. Non c’era pericolo nell’esibire il mio corpo. Alzai gli occhi, il cielo era blu e terso. Feci una doccia pulendomi molto attentamente il culo e mi misi gli shorts succinti.
“Peter,” gridò mia madre, “Mi sorprende che non ti abbiano ancora arrestato con quei…”
“È ok, tutti i ragazzi li portano.” Anche se probabilmente non di una taglia così piccola! Feci colazione, presi costume da bagno ed asciugamano ed andai al vaporetto. Erano appena le nove. Quando arrivai alla cabina l’aprii e praticamente mi strappai i pantaloncini mentre entravo. Mi nascosi dietro la porta ad aspettare Max, e quando apparve gli saltai in braccio, a gambe divaricate sulle anche quasi facendolo cadere.

“Ciao, mein liebchen; sei molto energico questa mattina.”
“Buon giorno Max. Mi piacerebbe che fossi tu a prendere la mia verginità.” Lui mi lasciò giù.
“Se ne sei sicuro, Pietro. Sarà doloroso la prima volta.”
“Sì. Sono pronto, farò qualsiasi cosa dirai.”
“Ok, sono contento.” Mi abbracciò e ci baciammo. “Ora inginocchiati, così.” Lo sentii mettere un po’ di crema sul mio buco, e poi le sue gambe contro di me. Tremavo quando le sue dita cominciarono a penetrarmi, prima uno e poi due. Poi capii che era il suo pene eretto al mio ingresso, e spingeva per entrare. Strillai piano quando la sua testa passò il mio sfintere per la prima volta. Si tolse, mise dell’altra crema sul mio ano, e poi spinse di nuovo dentro; ero determinato a non emettere alcun suono questa volta, anche se c’era ancora un po’ di dolore e disagio. I suoi testicoli strofinarono contro il mio corpo ed io capii che ora era completamente dentro di me. Mi lamentai esultante quando cominciò delicatamente ma fermamente a fottermi. Lui si lamentava forte, le sue mani tenevano con forza le mie anche mentre lui spingeva dentro di me. “Ahh, Pietro, liebchen vengo…” Il suo sperma era dentro di me. “Stringi il culo, das ist gut ja!”
Si sdraiò sugli asciugamani ed io mi inginocchiai con lacrime negli occhi. “Oh, Max. E’ stato… prodigioso. In questi pochi giorni mi hai mostrato quello che stavo veramente cercando.”
“Non ti ho fatto male, klein Pietro? Non sei più un bambino!” Mi baciò e, mentre mi sdraiavo su di lui, pensavo al suo sperma che nuotava dentro di me, sentii la sua mano sul mio cazzo che mi masturbava tra i nostri corpi, finché non venni. “Ora vieni piccolo. Andiamo a nuotare.” Ci tirammo su i costumi da bagno e corremmo tra le cabine verso il mare. Ci schizzammo, ridemmo e nuotammo un po’. Prendemmo il sole, ci massaggiammo la lozione solare uno sul corpo dell’altro sulla spiaggia come se fossimo padre e figlio, o due fratelli. All’ora di pranzo mi portò in uno dei ristoranti sulla spiaggia e poi ritornammo alla cabina. Max rifiutò di incularmi ancora dicendo che sarebbe stato troppo doloroso. Gli sarebbe piaciuto ma serebbe stato un altro uomo ad avere il piacere della mia seconda inculata; invece io lo succhiai mentre lui mi faceva una sega. Una nuotata finale poi mi misi shorts e sandali preparandomi ad andare a casa. Concordammo di incontrarci nell’edificio abbandonato alle dieci del giorno dopo e ci baciammo per salutarci.

La mattina seguente ero contento che Max fosse stato così giudizioso; il mio ano mi faceva male, nonostante la crema che lui mi aveva consigliato di mettere. Era ancora una bellissima giornata ed arrivai presto alla casa lasciando come al solito sandali e pantaloncini alla porta. Anche Max arrivò presto, aveva con sé tutta la sua attrezzatura di fotografia, cavalletto, obiettivi ed anche due macchine fotografiche.

“Morgen, liebchen. Vorrei cominciare mentre indossi i pantaloncini, per favore.” Corsi giù dalle scale, presi i pantaloncini e ritornai su rapidamente. Fece molte fotografie di me, incluso un primo piano dei miei genitali e del mio ano, mi eccitò e fotografò la mia erezione, mentre mi masturbavo e mentre venivo. Quando finimmo piansi a lungo come un bambino mentre ci salutavamo. “La settimana prossima, mein Pietro, troverai un altro uomo che ti inculerà, poi un altro ed un altro. Sei molto desiderabile per gli uomini; fai in modo che ti trattino bene. Auf wiedersehen.”

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