Estate veneziana – Capitolo due

Capitolo due
Una nuova settimana con uno schema diverso. Lunedì, il mio primo giorno col professore. Le lezioni dovevano essere dalle 8.30 alle 12.30, il che voleva dire alzarsi presto. Voleva anche dire indossare qualche cosa di più delle settimane precedenti. Mi misi i pantaloncini, (sempre senza mutande), calze, scarpe, camicia e giacca leggera, e cartella per i miei libri. Ho lasciato la casa alle 8 dato che ci volevano venti minuti per arrivare a casa del mio professore. Lui era un anziano insegnante pensionato che veniva dalla Germania Est ed era fuggito per vivere a Venezia. Il suo inglese era appena passabile ma il suo italiano era molto buono. I miei genitori volevano che si concentrasse sulle lingue che consideravano fossero importanti e che quello era il momento migliore per impararle.

Bussai trepidante, l’avevo incontrato una volta e mi era sembrato quasi un orco; dovevamo parlare italiano fin dal momento che apriva la porta.
“Buon giorno, signore.” Era il tipico tedesco, alto e magro nonostante la sua età.
“Buon giorno, Pietro. Entra ed appendi la giacca. L’aula è a destra.” Entrai e vidi due scrivanie, una con su una canna, una lavagna e dei libri di testo. La tipica aula anni sessanta. “Ora, ragazzo, siediti ed ascolta. Non abbiamo molto tempo e voglio che tu sia capace di parlare bene quando avremo finito. Sarò severo. Ad ogni sbaglio che riterrò grave, farò un segno sulla lavagna. Quando ci saranno cinque segni riceverai tre colpi di canna. Capito?”
“Sì, signore.” Ed accennai col capo.
“Bene. Cominciamo.” La prima ora andò bene, ma fu nella seconda che cominciai a scivolare ed alla terza ora avevo tre segni sulla lavagna. Ricevetti il quinto a mezz’ora dalla fine. “Ok, ragazzo. Alzati, lascia cadere il pantaloncini, tira su la camicia e piegati a toccare le dita dei piedi.” Non avevo pensato che volesse battere con una canna il mio culo nudo, ma feci come diceva mentre mi chiedevo cosa avrebbe pensato della mancanza di mutande. Lui non disse niente, mi diede il primo colpo di canna, poi il secondo e poi il terzo. “Vestiti ragazzo e si siediti, continuiamo.” Non mi aveva fatto male, avevo una sensazione quasi piacevole di caldo nelle natiche per il resto del periodo d’insegnamento mentre stavo seduto . Finimmo alle 12.30 ed io andai a casa per il pranzo. Devo dire che avevo disperatamente bisogno di andare al Lido e trovare un uomo nuovo; Max aveva svegliato in me un demone. Ma dovevo pazientare mentre raccontavo a mia madre il primo giorno, inclusa la fustigazione (ma non dicendo degli shorts abbassati). I miei genitori avevano approvato completamente i metodi del professore, così c’era da aspettarsi la fustigazione. Finalmente ebbi il permesso di andare. Salii a mettermi gli shorts stretti ed a guardarmi il culo nello specchio. Bene. Niente segni. Afferrai sandali, asciugamano e costume da bagno e scappai via.

Mi avviai lentamente verso la cabina guardando i maschi che incontravo. Ce n’erano due possibili: un maschio più anziano che sembrava essere solo ed un ragazzo di circa 17 o 18 anni, era con la sua famiglia e mi guardò. Quando mi girai, lui abbassò gli occhi sul libro che stava leggendo e sulla sua faccia apparve dell’imbarazzo. Era magro, con una pelle un po’ scura e capelli neri di media lunghezza. Lo valutai e decisi. La sua famiglia consisteva di madre, padre e due sorelle, ambedue più vecchie di lui, ne ero sicuro, e loro probabilmente erano dell’Iran o di quella zona. Dovevo decidere un modo per sedurlo. Mi voltai e cominciai a camminare di nuovo verso il gruppo; lui stava girato verso di me, gli altri quattro mi davano la schiena. Andava benissimo per il mio scopo. Infilai una mano nei pantaloncini e mi strofinai poi mentre gli passavo vicino sporsi le labbra in un bacio. Decisi che era sufficiente per il primo giorno e sperai che fossero lì anche il giorno seguente. Poiché non stavano nella spiaggia di un hotel del Lido, probabilmente erano alloggiati a Venezia e pensai di seguirli. No, dovevo pensare a come fare per attirare la sua attenzione.

Sfortunatamente il giorno dopo a lezione prestai troppa attenzione a quel fatto e troppo poco al professore, voglio dire che alla fine della seconda ora avevo già sommato cinque segni. Mi alzai, lasciai cadere i pantaloncini ed aspettai i tre colpi, provando ancora una volta quella sensazione di calore. Ben presto capii che i segni venivano assegnati molto casualmente, era ovvio che al professore piaceva il culo nudo dei ragazzi e frustarli! Comunque feci un piano per prendere in trappola il mio prossimo maschio!
Avevo in cabina delle palle con cui giocare sulla spiaggia e quel pomeriggio mentre stavo passando vicino al mio prescelto “accidentalmente” la feci rimbalzare addosso a lui. “Oh, pardon, signore. Mi scusi. Vuole venire a giocare?” Lo tentai. Vidi il ragazzo guardare suo padre e lui accennò col capo. Il ragazzo si alzò e si avvicinò.
“Ciao. Io mi chiamo Homani.” e allungò una mano. Mi fece piacere notare che parlava un buon inglese.
“Ciao Homani. Io sono Pietro.”
“Sei di Venezia?”
“Sì. Vieni Homani, andiamo a giocare!” Scappammo via ed io dissi: “Prima andiamo nella mia cabina, Homani. Ci racconteremo uno dell’altro.” Ora eravamo fuori della vista della sua famiglia ed io strisciai significativamente una mano sul suo costume da bagno.

Mentre rispondeva sembrava un po’ diffidente: “Io penso, Pietro, io penso… sì. Ti seguo.” Quando arrivammo alla mia cabina entrammo ed io chiusi la porta dietro di lui. Lui si fermò nella luce fioca dell’interno, ma io potevo vederlo chiaramente. Misi le mani sulle sue anche e lentamente gli tirai giù il costume da bagno mettendo in mostra la sua giovane asta. Era circonciso, il primo che vedevo, (ma non l’ultimo!), ed i suoi peli pubici erano scuri, come quelli della sua testa ma molto di più. Lui si tirò indietro: “Co… cosa stai facendo?” Fece un tentativo esitante di tirarsi su il costume da bagno, ma potevo vedere che il suo pene stava crescendo. Feci scivolare via il mio e mi inginocchiai davanti a lui, prendendo il suo costume da bagno dalle sue mani e facendolo scivolare via completamente.

“Dobbiamo conoscerci, Homani. Va bene?” Lui per metà scosse e per metà accennò col capo. Quando misi le mani sui suoi testicoli si tirò indietro. “Hai avuto altri ragazzi?” Lui scosse la testa. “Ma ti masturbi?” Lui mi guardò interrogativamente. Io mossi la mano su e giù.
“Oh, sì, ma non è permesso nel mio paese. È male farlo tra uomini.” Notai che per tutto il tempo stava guardando il mio inguine, non la mia faccia. “Ora dovrei andare!”
“Non ancora, Homani. Ti mostrerò quanto divertimento possono avere insieme due ragazzi. Quanti anni hai?”
“Quasi diciassette.”
“Oh, sembri più vecchio. Sono contento dato che io ne ho quindici.” Mentre parlavo gli carezzavo i testicoli, consapevole che il suo pene ora era completamente eretto. Per un ragazzo di diciassette anni i suoi genitali erano notevolmente sviluppati. Mi inginocchiai in mezzo alle sue gambe larghe e leccai la sua erezione dalle palle alla punta.
“Ah, no, tu sei il diavolo, non dobbiamo.” Esclamò ma potevo dire dal suo brivido che sperava che continuassi.
Mi fermai per un istante, “Homani, oggi potrai venire come non sei mai venuto prima. Domani potrai prendermi come se io fossi una ragazza.” Cominciai a leccargli il pene duro ed i testicoli mentre lui si contorceva nell’agonia e nell’estasi. Lui non sapeva se godere o allontanarsi; ma quando le mie attenzione cominciarono a fare effetto, si sdraiò e gemette di godimento. Mi fermai per un secondo e mi sdraiai su di lui, accarezzando il suo corpo e stringendo le sue natiche nelle mie mani. Succhiai i suoi capezzoli, con forza finché lui non si contorse, e poi spostai la mia bocca alla sua, spingendo la mia lingua nella sua bocca riluttante; improvvisamente lui si addolcì, mi ritornò il favore e rotolammo sul pavimento. Misi la mano sul suo pene, masturbandolo con forza, finché venne con un forte gemito, abbastanza forte da farmi preoccupare, avrebbe potuto essere sentito fuori. Ma non accadde nulla ed io cominciai a leccare il suo sperma dalla sua pancia liscia, dove era atterrato mentre gli ultimi fiotti uscivano dal suo cazzo che si stava rapidamente ammorbidendo. “Vedi, Homani, cosa due ragazzi possono fare insieme? Vuoi incularmi domani?” Lui si accennò piano col capo.
“Pietro. Pietro, fallo ancora per favore!”
“Vieni amico, andiamo a nuotare, poi vedremo quando torneremo!” Gli tirai il costume da bagno sopra l’inguine, poi il mio e lo tirai in piedi. Dapprima sembrava quasi drogato ma una volta che cominciammo a giocare nel mare, si riprese e ci divertimmo.

“Vieni, Homani,” dissi dopo un po’ che stavamo giocando, “ritorniamo e divertiamoci un po’!” La velocità con cui tornò alla cabina dimostrava quanto voleva quel “divertimento.”
“Pietro. Per favore, non sono ancora sicuro che noi…” Mentre parlava mi avvicinai togliendogli ancora una volta il costume da bagno e rivelando il suo cazzo molto rigido. Misi le braccia intorno al suo collo e lo baciai. Questa volta incontrai poca resistenza e sentii le sue mani che spingevano giù il mio costume per accarezzare poi le mie natiche ed il mio pene. Ci sdraiammo sul pavimento ed io cominciai a succhiare il suo uccello duro facendomelo entrare in bocca. Poi lui mi masturbò con forza tirandomi indietro il prepuzio ad ogni colpo. Lo faceva velocemente ed io rimasi sdraiato finché non venni.

“Ora sdraiati su di me, Homani. Stringimi, facciamo strofinare insieme i nostri cazzi.” Questa volta iniziò lui il bacio. Poi improvvisamente si alzò.
“Devo andare, la mia famiglia si chiederà dove sono.”
“Un momento.” Afferrai un asciugamano umido e gli strofinai la pancia dove il mio sperma si era asciugato, poi lo baciai. “Ci vediamo domani qui. Sì?”
“Sì! Ciao.”

Il giorno seguente decisi di dare al mio insegnante un brivido durante la lezione. Mentre stava scrivendo un lungo e noioso discorso sulla lavagna io mi tolsi silenziosamente tutti i vestiti. Quando si girò non sapeva se essere scioccato o divertito. “Pietro! Cos’è questo? Non lo dovresti fare!”
“Ma signore… a lei piacciono i giovani ragazzi nudi ed a me piace essere guardato…” Lui fece un passo verso di me; notai una protuberanza nei suoi pantaloni e mi chiesi cosa avrebbe fatto. “Ora le piacerebbe colpirmi, signore?” Chiesi innocentemente.
“Sì, no, non so. Alzati!” Mi alzai e mi piegai a toccare le dita dei piedi. Quel calore mentre la canna mi colpiva mi eccitava. Allungai una mano e la strofinai su e giù sui suoi pantaloni. “Pietro. No! Per favore…” Gli aprii la patta e tirai fuori delicatamente la sua erezione. Era grossa e più pelosa di quelle che avevo visto fino ad allora. Lentamente lui si sedette sulla sedia dietro di sè, io mi inginocchiai tra le sue gambe ed iniziai a succhiare la sua carne mentre le sue mani si muovevano giù lungo la mia schiena fino ad accarezzarmi le natiche ed i genitali. Mentre lo succhiavo lo masturbavo e lui cominciò a gridare in estasi. “Ah, Pietro, Pietro, per favore, vengo. Per favore Pietro, io vengo, ahhh…” Ora le sue mani stava tenendo fermamente la mia testa sul suo inguine ed io potevo sentire il suo cazzo che toccava il fondo della mia gola. Mentre mi stavo preparando ad una difficoltosa ingoiata, lui sparò il suo carico di sperma cremoso, salato e spesso. Io me lo tolsi di bocca pulendo il resto della sua sborra dal suo cazzo.
“Faremmo meglio a continuare con la lezione, signore.”
“Assolutamente, Pietro. Siediti e concentrati!”
Alla fine della lezione mi vestii rapidamente e me ne andai. La mamma non era in casa quel giornoi, fortunatamente. Io avevo molto da fare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *