Estate veneziana – Capitolo 3 finale

Capitolo tre

Stavo aspettando nella cabina Homani, nudo e sdraiato sugli asciugamani. Avevo un po’ di paura che lui non venisse, ma dopo poco la porta si aprì e lui entrò, il sole colpì la mia nudità. Mi alzai e prima che lui potesse chiudere la porta stavo già tirandogli giù il costume. “Homani, mio amore. Baciami.”
“Oh Pietro, sei tremendo.” Mentre parlava sentivo il suo pene pulsare ed ingrossarsi nella mia mano.
“Non possiamo fare quello che dici. Io non sono sicuro.” Pian piano scivolai sopra gli asciugamani, trascinando Homani con me, lui continuava a protestare nonostante il suo pene dicesse un’altra cosa. Continuai a baciarlo ed a massaggiargli i genitali, quando pensai fosse maturo, presi la crema e lubrificai il mio ano ed il cazzo di Homani.
Mi inginocchiai davanti a lui, mi misi a quattro zampe e poi lo guardai. “Montami, mio amore, per favore montami. Mostrami che stallone sei. Io sono la tua cavalla, aperta e pronta per te. Per favore Homani.” Lui si inginocchiò dietro di me e sentii la sua erezione tra le mie gambe. Lo guidai al mio buco in attesa. “Ora, Homani, spingi forte.” Lo fece, la sua completa lunghezza mi penetrò subito facendomi mancare il fiato, anche se era notevolmente più piccolo di Max. Stavo quasi per parlare quando l’istinto prese il sopravvento e lui cominciò ad incularmi duramente. Tirò a sé le mie anche e si mosse dentro e fuori finché non gemette e mi venne dentro. Cominciò ad estrarlo ed allora dissi: “Aspetta, lascia che il cazzo diventi molle e poi io stringerò il culo e terrò il tuo seme dentro di me. Così. Ah grazie, amore.” Restammo sdraiati sugli asciugamani per un po’ senza parlare, poi andammo a nuotare. Quando ritornammo in cabina, questa volta non ebbe bisogno di esortazioni. Era solamente la mia terza volta, ma cominciavo a sentirmi un professionista. Ci accordammo per incontrarci il pomeriggio seguente e ci separammo con un bacio affettuoso.

Quando arrivai alla casa del professore il giorno seguente, mi spogliai non appena entrato in classe e quando lui entrò, (con indosso un accappatoio slacciato, notai), io mi alzai, e con un gentile “Buon giorno, signore” e mi piegai a toccare le dita dei piedi.
“Tu sei un ragazzo molto birichino, Pietro. Ti darò due colpi addizionali oggi!”
“Grazie, signore.” Mentre parlavo sentii il suo dito nel mio ano e contrassi istintivamente il buco alla stimolazione.

“Ahh,” fu tutto quello che disse. E poi: “Allarga le gambe, ragazzo. Così. Ora siediti.” Io mi sedetti cautamente. Avendo le gambe allargate, alcuni colpi avevano colpito il mio ano e sentivo delle fitte. Lui camminò verso me slacciando il cordone dell’accappatoio. Lo aprì rivelando il pene eretto che spuntava dal suo corpo nudo. Era notevolmente magro per un uomo di quell’età, ma aveva delle pieghe nella pelle che non avevo mai visto prima di allora, quelle venute con età. Quello che mi sorprese di più, nonostante l’avessi succhiato il giorno prima, era la taglia, ora lo vedevo tutto. Mentre mi veniva vicino si tolse l’accappatoio e, inmodo imperioso, puntò la sua erezione verso la mia bocca, aperta in attesa. La spinse profondamente nella mia gola, io mi sentii soffocare e lui mi teneva per i capelli. Alla fine lo sentii tremare mentre veniva spruzzando una fontana di sperma dentro di me. “Ben fatto, ragazzo. Ora, avanti con le lezioni!”

Tornando a casa per il pranzo ero ancora un po’ stupito dal suo atteggiamento; mi chiedevo quanti altri ragazzi aveva avuto e mi mi chiesi anche se avrebbe potuto fottermi. Il pensiero di quella carne solida dentro di me mi eccitò e mi fece indurire l’uccello. Dovevo ammettere che il cazzo di Homanis era niente comparato a quello di Max, ed ora volevo sperimentare quello del professore.

Aspettai nella cabina per circa un’ora prima che lui arrivasse. “Mi spiace Pietro. Abbiamo pranzato tardi e non ho potuto venire via prima.” Mentre parlava gli tirai giù il costume da bagno rivelando il suo uccello già pronto. Glielo succhiai forte, lo volevo sentire disperatamente dentro di me. Da quando Max mi aveva deflorato desideravo il cazzo. Volevo essere riempito. “Oh, Pietro. Per favore, fai presto, io voglio incularti. Tu hai svegliato il sesso dentro di me. Sdraiati sulla schiena, così posso vederti.” Feci come mi diceva, le gambe spalancate e le anche alzate. Lui si sdraòo tra le mie gambe, il suo corpo pigiò sul mio. Con una mano guidai la sua erezione verso la sua meta.
“Spingi, Homani. Ohh. Ora fuori, dentro. Più rapido. Più forte. Inculami, Homani, forte.” Lui venne rapidamente e quando si sdraiò su di me sentii il suo pene restringersi nella mia passera. Fu allora che cominciai a considerare il mio ano la mia passera. Avevo sentito mia sorella riferirsi al suo buco chiamandolo la sua passera, così mi sembrò normale che anche il mio si chiamasse così. Strinsi Homani a me mentre lo baciavo, mentre amavo il suo contatto su di me. “Mi piacerebbe che tu potessi continuare a fottermi! Quanto tempo resti a Venezia, amore?”
“Domani sarà il mio ultimo giorno, Pietro. Pensavo che saremmo rimasti di più, ma mio padre a cena ieri sera ha detto che partiremo sabato. Come possiamo passare più tempo insieme?”
“Baciami ed accarezzami mentre ci penso.” Ci pensai per un po’ mentre godevo delle sue carezze sui miei genitali.
“Posso venire stasera nel tuo albergo?”
“Penso di sì, c’è un’entrata posteriore su di un piccolo canale.”
“Ah sì, io lo so. Arriverò nella tua stanza circa alle 10 stasera. Qual’è il numero?”
“320. Oh, Pietro, puoi?”
“Sì, Homani, ci sarò!”

Poco prima delle dieci uscii silenziosamente da casa nostra e presi la nostra barca. Era piccola, aveva spazio solo per due o tre, l’ideale per me per andare in giro. In breve fui all’ingresso posteriore dell’albergo e la ormeggiai. C’era del personale di servizio in giro ma non fecero caso a me mentre salivo la scala posteriore. Andai al terzo piano e percorsi selenziosamente il corridoio finché non arrivai alla sua stanza. Aprii lentamente la porta. C’era Homani con una vestaglia aperta a mostrare il suo corpo nudo, il pene eretto ed i neri peli pubici. Mi fermai sulla porta, mi spogliai ed entrai nella stanza nudo. Ero impetuoso, o stupido. Se qualcuno fosse apparso sarei stato in un guaio. Homani si tolse la vestaglia e ci abbracciammo, baciandoci ed accarezzandoci. Lui si fece cadere indietro sul letto ed io precipitai affamato sopra la sua erezione.

Dormimmo poco quella notte, avevo svegliato in Homani un appetito, un desiderio inestinguibile di fare sesso con un uomo. Ingoiai un mare di sperma, ne assorbii un lago nei miei intestini. Prima di incontrare Homani ero ancora inesperto, la mia passera quasi inutilizzata. Durante quella notte deve avermi inculato sei o sette volte, i suoi testicoli sembrava non si vuotassero mai. Eravamo sdraiati sul letto, la luce del giorno cominciava ad affacciarsi alla sua finestra, il rumore del Canal Grande stava aumentando; io leccai il suo pube nero, le sue palle, gli accarezzai il torace ed agganciai le sue natiche. “Oh, ancora una volta, per favore Pietro. Passerà molto tempo prima che possa rifarlo, per te… credo di no!” Misi le gambe ai lati del suo corpo, mi chinai sul suo corpo palpitante, mi abbassai lentamente sopra la sua durezza sentendola riempire i miei intestini. Su e giù, su e giù. “Ahhh… Pietro.” Venne e venne anche il cameriere con la colazione. Era un uomo di mezza età e si fermò sulla porta con un sorriso sconcertato sul viso.
“Signori, perdonatemi. La prima colazione per il signorino.”
“Grazie.” Il cameriere appoggiò il vassoio su un tavolino, se ne andò ed io mi tolsi il cazzo di Homani ormai flaccido. Controllai anche che ora fosse, erano quasi le sette. “Bene, amore. Facciamo colazione.”
“Ma, Pietro, il cameriere… parlerà. Ne sono sicuro. Pietro, aiutami.” Lo lo calmai e ci sedemmo a tavola, ancora nudi. Il cameriere non ci avrebbe fatto caso, pensai. Ritornò dopo poco con il resto della colazione.
“Ah, signore” cominciai: “Penso che lei vorrebbe incontrarsi con me, vero?”
“Molto, signorino!” Parlammo per un paio di minuti e poi lui se ne andò.
“Vedi, nessun problema. Quando è entrato ho visto che c’era una gelosia affamata nei suoi occhi, avrebbe desiderato essere al tuo posto! Io mi sono preoccupato di soddisfarlo, e, beh…”
“Grazie amico mio. Mi mancherai.” Finimmo colazione, io mi vestii rapidamente e tornai a casa, sperando di arrivare in camera mia prima che i miei genitori si preoccupassero. Dato che era sabato, fui fortunato e riuscii ad arrivare prima che la casa si svegliasse. Mi sdraiai a letto pensando a cosa fare poi. C’era senza dubbio il mio professore che voleva incularmi ed io desideravo la sensazione del suo cazzo maturo nella mia passera. C’era poi Mauro, il cameriere. Ci eravamo messi d’accordo per incontrarci più tardi in un piccolo caffè in Calle Terà, in una parte di Venezia meno caratteristica dove i turisti non vanno. Fui un ragazzino angelico quella mattina, facendo quello che mi veniva chiesto, pranzando lentamente, aspettando un po’ per poi chiedere se potevo uscire. Purché fossi tornato per le 7!

Misi in tasca un po’ di soldi e mi diressi verso Calle Terà. Mi ci volle una mezz’ora, poi vidi il Caffè Napoli, il luogo del nostro appuntamento. Un posto che non mi ispirava molto. Ed ancora nessun segno di Mauro. Mi sedetti fuori ad uno dei tavoli ottenendo uno sguardo un po’ scocciato da uno dei camerieri. Un ragazzino solo, seduto al tavolo di un caffè… Riuscii a persuaderlo che volevo veramente un caffè, anche se dovetti dargli i soldi in anticipo. Avevo quasi finito quando Mauro arrivò.

“Ah Pietro. Mi spiace molto. Vieni piccolo, vieni.” Il cameriere mi guardò e poi si girò. Seguii Mauro in un vicolo così stretto da permettergli appena di passare. Finiva in una scala, dove saliva? Lo seguii al terzo piano, sotto il tetto. Lassù c’era scuro e caldo, poi Mauro aprì finestre ed imposte. Una brezza piacevole e morbida cominciò a penetrare e la luce mi presentò una piccola stanza con un letto stretto, una sedia ed un tavolo di fianco al letto. Il pavimento era di assi nude, e l’atmosfera generale era polverosa. “Questa è una stanza adatta a noi. Ora tu mi ripagherai per il mio silenzio, vero?”
“Certamente, Mauro.” Feci scivolare giù gli shorts mentre contemporaneamente mi toglievo i sandali. Anche lui si stava spogliando, mettendo in mostra un corpo magro, salvo una piccola pancia, leggermente peloso e con una dotazione media. Mi avvicinai e gli carezzai leggermente i testicoli, dallo scroto in giù. Lui rabbrividì; lo spinsi finché non fu seduto sul letto girando la schiena alla sua faccia, mi curvai a prendere in bocca il suo cazzo, mettendo in mostra la mia passera tesa di fronte ai suoi occhi. Quando cominciai a leccargli il glande e la sua fessura, sentii le sue dita che carezzavano il mio sfintere, penetrandolo leggermente. Spinsi indietro un po’ ed il suo dito entrò; ora avevo in bocca tutto il suo suo cazzo e lo lubrificavo quando lui spinse il suo dito più profondamente dentro di me, contorcendolo, investigando. Ruotai le natiche per il piacere, poi la sua lingua era là ed io stavo rabbrividendo. Ora avevo bisogno del suo cazzo nella mia passera, presto. Mi girai e mi misi a gambe divaricate sul suo torace, rimbalzando su e giù, con forza, la mia erezione che si dimenanava affascinandolo. Tutto il suo corpo sembrò cominciare a vibrare, io mi spinsi giù, il mio ano aperto sul suo cazzo rampante. Lui spinse in su, io spinsi in giù, lui tremò e poi, improvvisamente quasi gridò mentre il suo orgasmo lo prendeva, il suo fluido si sguinzagliava dentro di me. Aspettai finché il suo pene non si fu ammorbidito, poi delicatamente mi tolsi, stringendo le natiche per tenere il suo seme dentro di me. Era più di quanto non avessi provato fino a quel momento. Era stato come se un fiume si fosse riversato dentro di me. Mi piegai e cominciai a baciarlo: “Oh Mauro è stato meraviglioso; sei così pieno di virilità ed ora ti sei piantato dentro di me.” Lui stava sorridendo mentre ci baciavamo.

“Sei così bravo per essere così giovane. Ho sognato molte volte uno come te, giovane e pronto ma ne ho mai avuto l’opportunità. Poi vedo due ragazzi che stanno godendo del sesso. Sono stato impaziente per tutto il giorno per il tuo giovane culo.” Rimanemmo sdraiati sul letto, allacciati l’uno all’altro, senza parlare ma solo accarezzandoci. Poi mi stupii nel vedere che il suo pene era di nuovo rigido come una bacchetta. “Pietro, per favore, lascia che ti prenda di nuovo. Lo so che avevo detto che l’avrei fatto solo una volta questa mattina, ma…”

“Mauro, possiamo incontrarci ancora, se vuoi. Tu mi piaci!” Lo baciai di nuovo, poi rotolai sopra la schiena a gambe aperte, le natiche si alzarono leggermente quando lui si spinse oltre la soglia. Sorrisi quando entrò. Poi cominciò a cavalcarmi con forza. Attrassi il suo corpo al mio: “Oh Mauro, Mauro. Non fermarti. Per favore continua, Mauro.” Lui mi guardò negli occhi spingendo dentro più forte e più velocemente che poteva ed io mi lamentai mentre mi inculava. Era bello; così bello. Poi ci fu il mio primo orgasmo, non il solito ma quello vero, nei miei lombi. Il mio ano rabbrividii e gridai di gioia. Poi un’altra inondazione mi penetrò e Mauro crollò sopra di me, esausto. Girai la testa per guardare l’ora e rimasi scioccato, erano passate quasi tre ore. “Mauro, devo andare, i miei genitori aspettano che ritorni.” Il suo cazzo era ancora dentro di me, ma di nuovo molle. Si tolse e si alzò dal letto. La sua mano mi carezzò i capelli.
“Sei bravo Pietro. Veramente dici che possiamo incontrarci ancora?”
“Sì. Mi piacerebbe. Ma dove? Qui, o in qualche altro posto?”
“Io penso che qui sia Ok. Dimmi quando.” Io avevo sperato che avesse qualche altro posto, ma non importava.
“Il prossimo pomeriggio di giovedì alle 3.”
“Ok, Pietro, arrivederci.”
Arrivai a casa di corsa, mi cambiai rapidamente ed uscii coi miei genitori.

Il giorno seguente era domenica ed andammo insieme al Lido, alla luce del sole di maggio era splendido; non era ancora troppo caldo, ma era bello stare al sole. Avevo deciso di vedere se era possibile trovare qualche uomo, piuttosto giovane come Max. Avevo due amanti più anziani in Mauro ed il mio professore. Sarebbe stato bello trovare un ragazzo, preferibilmente britannico, con cui divertirci… Ero una vera puttana, mi dissi, ma quando sarei tornato a casa non sarebbe stato così facile…

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