Dipendenza (terza parte)

Carla si è alzata in piedi, e continua a guardare le colline. Sta poggiata col fianco alla staccionata in legno che delimita il giardino, schermandosi gli occhi dal sole con la mano. Io sposto alternativamente lo sguardo dal suo culo alle colline, e devo dire che entrambi meritano di essere guardati. Stamattina alle colline (che sono belle, eh? Bellissime), come già successo prima con i vigneti e gli ulivi, preferisco il suo culo, e quasi non riesco a capacitarmene. In genere sentire in sottofondo mia moglie che scopa è sufficiente per spazzare via qualsiasi fantasia erotica (e qualsiasi predisposizione di fondo necessaria a s**tenarla), ma mentre la osservo da dietro, lievemente inclinata in avanti, mi ritrovo a pensare che non sarebbe male alzarmi, fare cinque o sei passi, inginocchiarmi dietro quelle chiappe socchiuse ed affondarci la faccia. Sentirne il profumo. Magari il sapore. Ma poi sento mia moglie implorare Franco di usare “quello nero”, sento Franco grugnire e dirle che non sa dov’è, e comunque non è ancora il momento, e la visione sfuma.
Così mi alzo, faccio cinque o sei passi, raggiungendo Carla alla staccionata, ma non mi inginocchio, e non annuso né assaggio. Mi accendo una sigaretta, invece, e quella sì, è una cosa stupida: tanto per cominciare, fa sicuramente più male alla salute di quanto ne possa fare annusare un culo. Sul leccarlo non so, visto batteri come shigella e compagnia varia, ma sull’annusarlo non ho dubbi: è meglio annusare culi che fumare sigarette, gente. Quindi non fate come me: dovesse capitarvi, risparmiatevi una sigaretta, annusate un culo. Quasi ridacchio, soffio lontano il fumo e mi rivolgo a Carla: “Allora, compagna di sventura: possiamo stare qui e ascoltarli scopare per tutta la mattinata, oppure possiamo andare a fare un giro in paese, comprare del pane fresco, prendere un caffè al bar e vivere da persone normali per un paio d’ore. Che dici?”
Lei sorride. “Scappiamo subito”, dice. Mi prende in mano il cazzo flaccido, e mi trascina ridacchiando dentro casa tirandomi da lì. Ridacchio anch’io, ma quando arriviamo sulle scale e lei me lo abbandona per saltellare sui gradini, facendo sballonzonare tette e chiappe in un modo che mi piacerebbe tanto poter rivedere in slow motion, il mio pisello non è più flaccido, gente. Salgo le scale facendo i gradini a due a due nel momento in cui Carla e mia moglie Angela cominciano a parlare tra di loro. E questo mi suona strano, perché dal rumore che sento mi sembra che Franco ed Angela non abbiano interrotto l’attività.
Quando arrivo sul pianerottolo vedo Carla, nuda, sulla soglia della porta della camera di Franco ed Angela. Non è imbarazzata, penso subito. Li sta guardando scopare, parla con loro, ma non è imbarazzata. Mi fermo sulla soglia della porta anche io, spalanco gli occhi per un attimo quando vedo la scena, poi riassumo immediatamente una espressione normale, e incrocio lo sguardo di mia moglie.
Angela è al centro del letto matrimoniale, supina, il bacino proteso verso l’alto, un cuscino piegato infilato tra materasso e osso sacro, le caviglie gettate dietro la testa. Caviglie e polsi sono legate insieme con drappi di cotone rosa, che li assicurano alla testiera del letto. I nodi sono di quelli a scioglimento rapido: basta dare uno strattone ad un capo della corda per scioglierli. Non so voi, ma io ho letto “Il gioco di Gerald” di King, e da allora mai più manette, nossignori. Nemmeno per mia moglie, che ha letto a sua volta il libro. Brrr.
Franco la sta cavalcando di traverso, un ginocchio sul materasso appena sotto il suo culo, e un piede sulla sua faccia. Mia moglie si toglie il piede di franco dalla bocca scrollando la testa (lui lo scosta delicatamente e lo poggia su di un cuscino lì accanto, senza nemmeno rallentare il ritmo). Il collo di Angela è arrossato, e sapete già cosa significa: orgasmo recente. Solleva un poco la testa, mi guarda, e mi chiede un favore: “Prendici quello nero, per favore. E’ nella mia borsa grigia, nell’armadio. Franco non vuole mettere le mani nella mia roba”. Un gentleman, ragazzi. E un uomo molto impegnato che nono vuole perdere il ritmo. Va avanti e indietro, fissando la figa di Angela, osservando il proprio cazzo ogni volta che affonda e ne riesce in un suono umido di lubrificante. Osservo anche io, interessato. E’ enorme, il lubrificante ci vuole. E ce ne vuole pure parecchio.
“Immagino tu non possa alzarti”, dico a mia moglie.
Lei ride e inarca il bacino, spingendosi dentro un pezzo ragguardevole di Franco. “Dai, io sono legata”, dice, e agita il culetto facendo rimbalzare le palle di lui, che rimanda emettendo un paio di grugniti e facendo una serie di rapide ritirate e affondi. Sento una serie di pernacchie di figa, e mia moglie ride, chiede scusa, spernacchia ancora e ride di nuovo. Ride anche Carla, e sembra divertita davvero. Franco, indovinate un po’, grugnisce, già. Temo che il suo apporto alle dinamiche del gruppo limiti allo scopare mia moglie, e a farlo come se non esistesse un domani. Per il resto, grugniti e sguardi allupati. E cazzo enorme, of course.
Io sbuffo e entro nella stanza, dirigendomi verso gli armadi. “Ancora usi quei cosi?”, chiedo mentre apro le ante.
Angela ride di gola mentre Franco continua a produrre rumori umidi. “Lo sai che li adoro”.
Carla si avvicina al letto dei due che scopano, vedo che il suo sguardo indugia sul cazzo granitico del marito, ricoperto di lubrificante, che affonda e si ritira producendo un rumore di risucchio. La figa di Angela è arrossata e tumida, invischiata di lubrificante. Il cazzo di Franco le scivola dentro senza apparentemente incontrare alcuna resistenza. Carla riesce a sorridere, e si rivolge ad Angela: “Come mai lo chiami “quello nero” se poi ne parli al plurale?”
Angela ride ancora e grugnisce. Agita il bacino e strofina la clitoride contro il pube di Franco, che le è completamente affondato dentro. Io apro la borsa grigia, e lo trovo immediatamente. “E’ un kit”, dico a Carla mostrandoglielo. Carla distoglie lo sguardo dai genitali lubrificati dei due, e torna a guardare me. Cominciavo a sentirmi poco considerato, cosa che accade spesso quando Angela decide di esibirsi in mia presenza. “Kit nero, il preferito di mia moglie. Ha surclassato il kit rosa, che aveva soppiantato il kit verde, che aveva a sua volta sostituito il kit blu. Il kit nero per mia moglie è il top, perché dotato di un accessorio unico e insostituibile: il doppio fallo anale flessibile”. Lo tiro fuori dalla confezione, agitandolo nell’aria a mo’ di spada, e glielo faccio vedere: penso che sia un giocattolo a suo tempo disegnato per soddisfare le esigenze di una coppia gay di passivi. O di una coppia lesbo troppo attiva, boh. Le dimensioni sono ragguardevoli, comunque. Mi chiedo cosa ne pensi Franco. A me quel coso non entrerebbe, per dire.
“Fanno parte del kit anche due dilatatori anali gonfiabili dotati di ventosa, un pene realistico sempre con ventosa, ovviamente nero, e due plug anali L ed XL, ma non chiedermi a quanti centimetri corrispondano queste misure, che sulla confezione non c’è scritto, ed io col calibro non ci so fare”. Getto il doppio fallo anale flessibile sul letto, sul quale rimbalza un paio di volte attestando la propria flessibilità, e agito la manina a mo’ di saluto, facendo per uscire dalla stanza.
“Aspetta”, grugnisce mia moglie mentre Franco si esibisce in una serie di lenti affondi.
“Aspetta che?”, dico io.
Lei ridacchia. “Aiutaci ad usarlo, dai. Io ho le mani legate”.
“Franco no”, dico io scrollando le spalle. “Dovrà interrompere il ritmo, ma può farcela da solo”.
Franco grugnisce. Si morde il labbro inferiore, strizza gli occhi, pompa dentro mia moglie e ansima. Va avanti così finchè mia moglie non comincia a lanciare gridolini, il collo improvvisamente quasi porpora. Viene modulando una emme, trascinandola tra un respiro e l’altro, mordendosi le labbra, le vene sul collo turgide.
Respira affannosamente, gira la testa, gli occhi chiusi. Quando parla, la voce le trema: “Per favore”, ansima, “infilami quello nero nel culo adesso, dai. Se me lo infili adesso avrò l’orgasmo più potente della storia, lo sento. Fammi questo favore”.
“No”, dico io, e dico davvero: Angela lo sa. Non partecipo ai suoi giochi. Non mi va. So dove vuole andare a parare.
“Ok”, dice Carla con un sospiro, “te lo metto io”, dice Carla. Io ho la visione di me stesso che passo il resto della giornata a leggere un libro, da solo, in una stanza vuota, mentre nella stanza accanto si penetra e si lecca di tutto. Ma dura un’attimo, Carla non ha intenzione di gettarsi nel gioco. “Subito dopo noi andiamo in paese, però, ok? Non allarghiamo l’orgia, grazie. Vi do’ giusto una mano,” dice sfilandomi accanto e prendendo dal comodino il flacone di lubrificante. Se ne versa una noce nella mano destra, e comincia a cospargerne una delle estremità stilizzate del Bicazzo Nero, che poggia quindi sotto il culo palpitante di Angela. Carla scosta decisa i testicoli di Franco, che in quel momento poggiano sull’ano di Angela, e spande una noce di lubrificante sul buco. Nel fare questo, deve tenere con l’altra mano i testicoli di Franco, perché continuano ad invadere la scena. Franco è rigido, e pompa meccanico dentro Angela. Mi sembra emozionato, e del resto sua moglie gli ha appena preso in mano i coglioni: non doveva succedere da anni, gente.
Le dita di Carla prendono a girare e a premere attorno all’ano di mia moglie, che emette un gemito e agita il bacino. Un dito di Carla scivola dentro. Angela emette un gemito, e le dita diventano due. Carla si deve essere accorta di avere a che fare con un culo molto ben collaudato, non c’è reale necessità di indugiare in certe delicatezze. Dilatare è dilatata: basta bussare forte, alla fine si entra. Uff, se si entra. Carla però non sembra avere fretta, e infila un terzo dito, e poi un quarto. Angela geme, ripiena davanti e dietro, e ora i rumori umidi di risucchio che fanno da sottofondo ai gemiti sono due. Sospiro, mi siedo su di una poltrona vista culo, e aspetto di vedere quanto ci vorrà.
Non molto, a dire il vero. Carla sfila con delicatezza le dita da dentro il culo di Angela, che le lascia andare dando loro quello che suona come una specie di bacio umido. Afferra il bicazzo, poggia la punta arrotondata dell’estremità già lubrificata sul fiorellino dilatato di mia moglie, e spinge. Angela geme, e agita freneticamente i piedini mentre se lo lascia scivolare dentro: sono venticinque centimetri per dodici di diametro, fate voi. Di questo le misure sono riportate, sulla confezione.
Carla muove avanti e indietro un paio di volte la metà del bicazzo che sta nel culo di mia moglie, e lo fa credo per distribuire meglio il lubrificante ed evitare attriti durante la cavalcata. E’ una donna esperta, non c’è che dire: Con una mano muove su e giù la metà del bicazzo nel culo di mia moglie, con l’altra cosparge l’altra metà di lubrificante. A quel punto la vedo infilare due dita nel culo del marito, che lancia una esclamazione a mio avviso un po’ esagerata. Su, son due dita nel culo, mica chissà cosa. Non fare scenate.
“Come entrare nel burro”, mi dice lei facendomi l’occhiolino. Le dita diventano tre, e io le sorrido di rimando. Franco grugnisce. Mia moglie ansima piano. Quattro dita, che scivolano via delicatamente, mentre Carla continua a fissarmi negli occhi. Poi prende il pezzo di giocattolo che spetta a suo marito, e glielo infila nel culo mentre lui lancia una specie di ululato. Segue un po’ di avanti e indietro, come prima col pezzo ora custodito dal culo di Angela, e sia Angela che Franco gemono. Allora non grugnisce e basta, mi dico, e sorrido. Carla forse fraintende, perché mi sorride di rimando.
Sia alza in piedi, dà un bacio sulla fronte del marito ansimante, scrolla la mano imbrattata di lubrificante e saluta Angela: “Buona scopata, io vado a lavarmi le mani, a vestirmi e a prendere un caffè con tuo marito. Tu scopa bene il mio, ne ha bisogno”. Angela ride e agita il bacino, Carla ride e mi fa segno di seguirla mentre lascia la stanza. Franco riprende a muoversi su e giù, e geme grugnendo. Faccio ciao ciao con la manina a mia moglie mentre esco, lei mi accenna un bacio e poi comincia a gemere.
Non ho fatto ancora tre passi fuori dalla stanza, che la sento venire.
Carla è in bagno, si sta lavando le mani. Ha gli occhi lucidi, le gote arrossate. Sembra arrabbiata. Il sorriso di poco fa è sparito.
“Qualcosa non va?”, chiedo facendo capolino dalla porta. Lei mi fa segno di entrare.
“La porta della stanza è chiusa?”
Il suo tono di voce è basso. Credo che non voglia essere sentita. Il rumore di sottofondo dovrebbe essere sufficiente per coprire una sparatoria, direi. “Sì”, dico io. “Cioè, accostata, non chiusa”. Chiudo la porta del bagno. “Cosa c’è?”
Lei allarga le braccia, scuotendo la testa. Sospira, poi guarda il soffitto. “C’è che tua moglie mi sta tirando scema”, mormora. “E che ad un certo punto quella metà che non avevo ancora infilato nel culo di mio marito me la sarei infilata io, in mezzo alle gambe”. Mi guarda. E’ seria.
“Puoi farlo”, dico io. “Se ti va puoi farlo. Non dispiacerebbe né ad Angela né a tuo marito Franco, credimi”.
“Dispiacerebbe sicuramente a me”, dice lei. Poi scuote la testa. “Non il fatto in sé, sarei felice di leccare la figa di tua moglie. Mi piacerebbe davvero. E’ che non voglio pagarne lo scotto. Perché lo scotto da pagare ci sarebbe, e prima o poi Franco mi presenterebbe il conto. Quel bastardo. Mi ha portato qui per trascinarmi in una ammucchiata con tua moglie, questo è il fatto. Cadesse il mondo, quell’ammucchiata non ci sarà”.
“Quanto a te”, mi dice sedendosi sul bordo della vasca, “tu come la prenderesti? Ti dispiacerebbe?”. Mi poggia una mano sul braccio, mentre me lo chiede. Gli occhi sono ancora lucidi. Lei è molto bella. Io accenno un mezzo sorriso, faccio spallucce: “mi sono portato qualche bel libro”, dico, e a quel punto lei ride, e poi me lo prende in bocca.
Il mio pisello è flaccido, ed io sono improvvisamente imbarazzatissimo. Ma non mi schiodo di un millimetro. Lei ha tutto il mio soldatino al riposo in bocca, e me lo succhia delicatamente. Piano. Piano. E comincio a crescerle in bocca, e lei comincia a muovere la testa avanti e indietro.
Certe cose funzionano come se si azionasse un interruttore, no? Un attimo prima sei spento e senza fantasie, un attimo dopo hai raggiunto un’erezione degna di nota, e una splendida quarantenne te lo sta succhiando in bagno. Va avanti per un paio di minuti, ed io comincio a sentire le palle che mi si tendono.
“Sei capace di essere rapido?”
“Capacissimo”, sospiro a bassa voce.
“Vieni dove vuoi”, mi dice lei, e riprende a succhiarmelo.
Per una trentina di secondi, perché poi vengo nel lavandino, in silenzio.

Cinque minuti dopo, completamente vestiti e armati di macchina fotografica, passiamo davanti alla stanza dei nostri coniugi, che non hanno modificato granché la loro condizione. Il doppiocazzo si è sfilato dal buco del culo di lei. Non c’è nemmeno che mia moglie me lo chieda: questa volta entro nella stanza, prendo l’emicazzo di gomma, e glielo infilo in culo con pochi gesti esperti. Quando finisco di farglielo scivolare dentro lei mi ringrazia. Prego, le dico, e mi viene da baciarle una coscia. Lo faccio, e lei mi sorride.
Mi lavo le mani e scendo le scale con Carla: abbiamo un caffè da prendere.

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