Dipendenza (seconda parte)

(Riassunto della prima parte: sono sposato da vent’anni con Angela. Angela ha una dipendenza per il sesso, e questa cosa, assieme alla sua passione per le ammucchiate, ci ha portato nel tempo a smettere di fare sesso tra di noi. Lei ha i suoi amici (tanti), io ho le mie amiche (poche). Angela ha organizzato un fine settimana in campagna con un suo amico di ammucchiata, Franco, dipendente dal sesso almeno quanto lei. Franco ha una moglie, Carla, che come me ha smesso da tempo – sei anni – di cercare di stare dietro alle voglie del marito. Il piano di mia moglie, da quel che ho capito, è quello di scoparsi Franco per due giorni di fila. Non credo che le importi di quel che io e Carla potremmo fare. Potremmo scopare o giocare a carte, penso che per lei sarebbe più o meno la stessa cosa. Credo però che nutri qualche fantasia su Carla e sulla sua figa, ma questa per me non è una cosa che va fuori dall’ordinario: Angela ha sempre qualche fantasia su qualcuno. Io e Carla abbiamo passato la notte assieme, e abbiamo finito con il ritrovarci abbracciati mentre i nostri rispettivi coniugi facevano rumorosamente sesso nella stanza accanto. Ci svegliamo ancora l’uno fra le braccia dell’altra).

Quando mi sveglio Carla mi sta guardando. Le nostre braccia e le nostre gambe sono intrecciate insieme. Il sole filtra dalle persiane accostate, e tra le sue lame di luce turbina del pulviscolo.
“Buongiorno”, mi dice lei, e io le rispondo girando la testa dall’altra parte, perché il vino e le canne di ieri sera mi hanno lasciato la bocca riarsa, e credo di essere momentaneamente l’orgoglioso titolare dei un alito terribile, signori. “Buongiorno a te”.
“Abbiamo passato tutta la notte insieme e non abbiamo fatto sesso”, constata lei. Io annuisco. Restiamo in silenzio, ancora abbracciati, e guardiamo il soffitto e il pulviscolo che gira nella luce. “Tu sei un bell’uomo”, mi dice lei, e ha anche questa volta l’aria di essere una constatazione. “Tu sei una donna molto bella”, le dico io, ed è vero. Ha ragione mia moglie: è proprio figa. “E hai un buon profumo”, aggiungo. “E non russi mentre dormi”. Lei ride: “Tu un po’ hai russato”. Ridacchio anche io: ogni tanto, quando russo forte, mia moglie Angela mi sveglia con una gomitata in faccia. Temo di non aver russato soltanto un po’, ma non dico niente. Rimaniamo a guardare soffitto e polvere.
Lei si stira il collo. Sembra una gatta. Bionda. “Ora la domanda che ci faranno stamattina sarà: perché non avete scopato”?
Io faccio spallucce. “Non ne avevamo voglia, semplice”.
Lei annuisce. “Però ci siamo abbracciati. E siamo ancora abbracciati”.
“Vuol dire che ci piacciamo”, dico io. “Almeno, tu mi piaci. Abbracciarti è bello. Ti ho già detto che hai un buon profumo”? Lei ride.
“Ti piaccio, ho un bel profumo, è bello abbracciarmi, ma non hai voglia di scoparmi”, riassume lei.
Io sto in silenzio per un po’. “Ed io ti piaccio, anche se russo, e tu ti sei lasciata tenere abbracciata per tutta la notte, però non hai voglia di scoparmi”, dico. “E sul mio profumo non ti sei espressa, quindi meglio non indagare”. Riesco a farla ridere ancora. Poi lei si scusa, si libera dal mio abbraccio e si alza dal letto. Apre le finestre, spalanca le persiane. Poi si gira a guardarmi. “Credo che ormai ci si possa definire intimi”, dice, e comincia velocemente a spogliarsi. Si toglie la maglia del pigiama azzurro. Sotto non porta il reggiseno, e i suoi seni sono belli e simmetrici, i capezzoli rosei e piccoli. Si toglie i pantaloncini del pigiama, sotto i quali non porta mutande, e riesco a vedere un bel sedere levigato, bianco, plastico ma senza traccia di cellulite. In mezzo alle gambe tiene un tappetino ben curato di peli biondicci. E’ molto bella. Ma il mio cazzo non risponde, ed io sospiro. Mi alzo dal letto, mi spoglio anche io, cercando di non guardarla negli occhi. Via la maglietta, via i pantaloni, via le mutande. Il mio pisello pende desolato a guardarmi i piedi.
“Non sei messo male”, mi dice lei indicando col mento tra le mie gambe.
“Un mio amico dice che da moscio conta solo il numero di grinze: più sono, più è grosso quando è in tiro. E come puoi notare io di grinze non ne ho”, dico, e ridacchiamo. Ci laviamo i denti l’uno accanto all’altra, davanti allo specchio, e ci guardiamo parecchio. Il mio pene flaccido oscilla assieme ai testicoli mentre uso lo spazzolino. I suoi seni ondeggiano. Poi lei si siede a fare pipì, e io metto via il mio spazzolino e rimango a guardarla e a parlare di sciocchezze mentre lei si passa la cartaigienica in mezzo alle gambe. Mi cede il water, e io faccio pipì da seduto, mentre lei accanto a me usa il bidèt e si lava con abbondante sapone la figa e il culo. Indugia un po’ sulla figa, strofinandosela un po’ di più di quanto sarebbe strettamente necessario per limitarsi a lavarla, ma intanto mi sta prendendo in giro perché piscio da seduto. “Che vuoi”, le dico. “Io sono pigro”. Lei ride e mi cede il posto sul bidèt. Esce dal bagno nuda, voltandomi le spalle e grattandosi distrattamente una chiappa. Quando faccio per lavarmi il cazzo mi accorgo che non è poi così flaccido. Esco anche io dal bagno, nudo, e mi fermo a guardare Carla che fuma una sigaretta alla finestra. Guarda le vigne e gli ulivi, ma io vedo soprattutto il suo culo. Lievemente piegata in avanti, da sotto le natiche tondeggianti si intravede un pacchetto compatto di peli biondicci, ancora umidi.
Un rumore ritmico di sottofondo ci avvisa che anche i nostri coniugi si sono svegliati. Nel giro di qualche secondo il rumore ritmico diventa una cavalcata epica. Sentiamo gemiti, sospiri, versi vari, qualche sculacciata seguita da gridolini di Angela. Mi avvicino alla finestra, e Carla si fa un po’da parte e mi fa spazio, quindi mi metto accanto a lei. Le nostre cosce si toccano, ed è un bel contatto. Le chiedo una sigaretta, dato che le mie sono rimaste giù in veranda, e lei me la accende e me la passa. Mia moglie Angela, nella stanza accanto, si mette a dire parolacce con voce roca, e di tanto in tanto si sentono schiaffi e esclamazioni varie di godimento. Noi fumiamo, taciturni e in ascolto. Carla finisce la sigaretta e la spegne nel posacenere. Io finisco la mia, la spengo. Rimaniamo ad ascoltare, o forse ad aspettare che abbiano finito. Sentiamo Franco venire. Sentiamo lei dire di stare fermo, che lo lecca. Ridono mentre mia moglie fa pulizia dello sperma. Una volta, anni fa, lei mi ha fatto venire in un bicchiere, e poi ha voluto che la guardassi mentre beveva: ad Angela piace, lo sperma. Quando ne spreme un po’dal cazzo di un uomo si sente gratificata, perché quello sperma è merito suo. Era dentro, e lei lo ha tirato fuori. In un certo senso le appartiene, e quindi lei può girarselo in bocca e ingoiarlo, farselo scivolare dalle labbra e spalmarselo in faccia. Oppure farci un po’ le bolle, e poi ripassarlo con un bacio al malcapitato che lo ha prodotto. Altre volte qualcun altro si fa avanti per prenderlo dalle sue labbra. E talvolta un uomo e una donna se lo contendono. Ho visto anche questo, gente. Uff, se ne ho viste.
Dopo un paio di minuti sentiamo scorrere dell’acqua. Lo sciacquone del loro water viene tirato un paio di volte. Siamo ancora alla finestra quando qualcuno bussa alla nostra porta. Avanti, è aperto, dico io, e mia moglie Angela entra nella nostra stanza. Nuda, ovvio. Non sembra affatto sorpresa di trovarci nudi e l’uno accanto all’altra. Divora rapidamente con gli occhi lei, poi guarda me, e i suoi occhi si soffermano sul mio pisello a mezz’asta. Sorride. “Buon giorno, vicini di stanza silenziosi. Chiedo scusa se abbiamo fatto rumore. Che dite, prepariamo qualcosa per colazione”?, chiede avvicinandocisi. Ha il collo arrossato: quando viene le rimane un rossore soffuso per un po’, è il migliore indicatore sul fatto che possa o meno aver raggiunto un orgasmo. Stamattina il colore del suo collo mi sta dicendo che ne ha raggiunto almeno uno bello grosso. Sulle chiappe spiccano in rilievo, rosse, le impronte delle manate di lui. L’ha sculacciata con forza sia a destra che a sinistra. Tutto nella norma.
Carla sorride e dice di essere abituata a quel tipo di rumore. E per la colazione parla di toast e pancake, ci sono anche degli yogurt. Franco entra in stanza salutandoci, nudo anche lui, e noto che mi guarda il pisello. Il suo è enorme, parzialmente rilassato, circonciso e dal glande violaceo. Sorride soddisfatto, credo perchè a) si è appena scopato mia moglie; b) ha concluso di avere il cazzo più grosso del mio. Anche lui non sembra essere sorpreso dal fatto che io e sua moglie si sia nudi come due vermi. Scendiamo tutti e quattro in cucina, nudi, prepariamo quattro cose e facciamo colazione in veranda. Nudi. Parliamo del più e del meno, evitando l’argomento sesso, poi Carla si allontana per fare una telefonata, e Franco si scusa e va in bagno. Rimango a guardare mia moglie Angela, nuda, seduta di fronte a me, su di uno sgabello, a cosce ben divaricate. Mentre bevo il mio terzo caffé lei comincia a toccarsi, lo sguardo rivolto alle colline di fronte a noi. Viene in silenzio, quasi subito. Il rossore sul collo si vivacizza. Beve un po’ di succo di frutta, poi sospira, soddisfatta. Mi guarda con espressione complice: “Visto?”, mi dice, “te lo avevo detto che era una bella figa”.
Molto bella, confermo. Ha anche un buon profumo, dico.
“E il sapore? Scommetto che la sua figa sa di buono”, mi dice.
Può darsi, rispondo, non l’ho leccata.
Angela mi guarda interdetta. “Non è da te scopare una senza leccarle la figa”.
Io annuisco: “E infatti non abbiamo scopato”, dico.
Lei sbuffa e ridacchia incredula. “Quando sono entrata nella vostra stanza eravate nudi. E avevate appena fumato. Ho dato per scontato che aveste anche scopato. Sembrava molto una situazione da dopo sesso: tu avevi ancora il cazzo barzotto”.
“Io cominciavo, ad avere il cazzo barzotto”, ho specificato.
Lei mette le braccia conserte e accavalla le gambe. Mi guarda con disapprovazione. “Quindi non avete scopato”?
“No”.
Lei scuote la testa. “Ma cazzo, dico io, come fai a non scoparti una così? Ma neanche un pompino, una sega, un…”
“No”, la interrompo. “Abbiamo dormito con addosso il pigiama. Stamattina abbiamo deciso che potevamo fare a meno del pigiama, quindi ce lo siamo tolti. Ma niente sesso, non ci andava”.
“Voi siete malati”, mi dice lei, rassegnata.
Io cambio discorso: “Voi due tutto bene, invece. Almeno da quello che ho sentito”. Lei ride, gli occhi strizzati, ed è davvero felice. “Tra ieri sera, stanotte e stamattina lo abbiamo fatto sette volte”, mi dice. Io sono in grado di farlo sette volte in più o meno una settimana, ma annuisco e non dico niente. “Senza contare le volte che mi ha leccato, che ho perso il conto, devo essere venuta una ventina di volte. Ha un cazzo enorme, guarda, non ti dico: quando m’incula vengo a ripetizione, senza quasi nemmeno toccarmi la figa”.
“Tu vieni sempre, a ripetizione”, dico io.
“E’ vero”, dice lei. Mi manda un bacio e sorride.

Carla ricompare dopo un po’. Ha chiamato la baby sitter, dice, voleva sentire come avessero passato la notte i bimbi. Io guardo l’orologio: le nove. I miei figli, conoscendoli, devrebbero essere ancora in sonno profondo. E i nonni di solito li lasciano dormire: più tardi si svegliano i piccoli demoni, più tardi incominciano a fare casino e a correre avanti ed indietro per la casa.
Franco torna dal bagno, si versa un altro caffé dalla caffettiera enorme e guarda le tette di mia moglie. Lei sembra non accorgersene, sta ancora parlando con Carla. Ha scavallato le gambe, e tiene la figa in vista: credo che la sua intenzione sia più mostrarla a Carla che a Franco, che però la conosce già bene, e al momento è più attratto dalle sue tette. Carla fissa un paio di volte la figa di mia moglie, quasi casualmente. Poi noto che comincia a tornarci sopra frequentemente con lo sguardo. Angela se ne accorge, perché di tanto in tanto, come distrattamente, se la accarezza mentre parla. Ora, non perché sia quella di mia moglie, ma devo dire che Angela ha proprio una bella figa: la tiene completamente depilata, credo per poterla mostrare meglio. E’ ben disegnata, con le piccole labbra rosee e arricciate che sporgono un po’ dalle grandi labbra. La clitoride è lunga e rosea, e non è la più grossa che mi sia mai capitato di vedere (negli anni delle ammucchiate mi è capitato di vederne di grosse quanto una mia falange. E io ho le dita lunghe), ma insomma, è abbastanza grossa. Una bella figa succosa che ai tempi, a me, faceva regolarmente aumentare la salivazione. Ad un tratto Angela interrompe Carla nel mezzo di una frase: “Vedo che mi stai guardando la figa”, dice, e ridacchia, compiaciuta. Carla arrossice un po’, ma non distoglie lo sguardo. “Sì”, dice semplicemente.
Angela divarica ulteriormente le gambe e spinge in fuori il bacino, scivolando un po’ sullo sgabello. “Puoi avvicinarti e guardarla meglio, se vuoi”. Franco sta in silenzio, ma intanto osserva le due donne, e sfoggia un’erezione spaventosa. Il suo cazzo affiora dal pube depilato, le vene in vista, un enorme glande violaceo punta verso l’alto. Il diametro è impressionante. Non posso fare a meno di immaginarlo nel culo di Angela, e spero per lei che abbiano quantomeno usato un buon lubrificante. Ma mia moglie è molto elastica, là dietro. Quindi magari un po’ di saliva è stata più che sufficiente. Carla non smette di guardare tra le gambe di Angela, ma non le si avvicina. “E’ molto bella”, dice ad Angela. “Tu, sei molto bella”, aggiunge. Angela sorride e ringrazia. “Anche tu, sei molto bella”, le dice, e riprende ad accarezzarsi e a divaricare con le dita il suo invitante giocattolo umidiccio. Angela mi guarda, poi guarda Franco. L’erezione di Franco deve avere la consistenza del marmo, ormai. Io sono molle come al solito. Non mi sento a disagio: è Franco, quello esageratamente iperattivo. Io sono normale. Normale.
“Non vuoi assaggiarla”?, chiede Angela, e se la stropiccia per qualche secondo, usando poi le dita per divaricarla delicatamente: la clitoride turgida emerge completamente dal suo prepuzio, ed ha una forma lievemente ricurva verso il basso.
Carla deglutisce, guarda, deglutisce di nuovo, poi si sposta verso la vasca ad idromassaggio e distoglie lo sguardo. Mette una mano nell’acqua, poi scuote la testa, sorride educatamente, e dice “No, grazie”, ma la voce le trema un poco. Angela continua a massaggiarsi e a guardarla. Io addento una fetta di dolce al cioccolato. Franco beve il suo caffé, gli occhi che passano da Angela a sua moglie e da sua moglie ad Angela: io potrei anche non esserci, mi dico. E in effetti non servo ad un cazzo. Finirò col passare la giornata in camera, da solo, leggendo davvero un libro. Carla divide la sua attenzione tra la vasca e la figa di Angela. Ma quando il respiro di Angela si fa più rapido Carla si allontana dalla vasca, si siede sul suo sgabello, ad un paio di metri da Angela, e rimane a guardarla in silenzio mentre lei si masturba. Continua a guardarla mentre viene, mentre ride dopo essere venuta, mentre si lecca indice e medio della mano destra. Angela sa diventare ipnotica, quando vuole. Ancora con le gambe spalancate e con la figa umida e in mostra tira un gran sospiro, si stiracchia sullo sgabello come fosse una gatta, sbadiglia e mi chiede, per favore, di passarle una fetta di torta al cioccolato.

Quando Angela e Franco si allontanano dalla veranda, e si dirigono verso la loro camera, Franco si trascina ancora sul davanti la sua enorme erezione. Fanno le scale quasi di corsa, e incominciano a fare i loro soliti versi praticamente subito dopo essere entrati in camera, senza nemmeno premurarsi di chiudere la porta. Io e Carla rimaniamo in veranda, nudi, a rimirare le colline e ad ascoltare i giochi dei nostri coniugi.
“L’hai guardata”, le dico ad un certo punto. “Ti attirava, ma ti sei contenuta”, constato.
Lei arrossice di nuovo un po’, mi risponde senza smettere di guardare lontano: “Sì, l’ho guardata, perché tua moglie è molto bella. La sua figa è deliziosa. E dato che è molto bella ed ha una figa deliziosa mi sono eccitata nel guardarla, e mi è anche venuta voglia di mettere la faccia tra quelle cosce e di leccargliela, quella bella figa”. Il tono è duro, nervoso. Sentiamo schiaffi e gemiti.
“Ma non lo hai fatto”, le dico io.
“No”.
“Posso chiederti perché? Come risposta puoi anche mandarmi a fare in culo, non me la prendo”. Riesco a farla sorridere.
“Non l’ho fatto perché so come sarebbe finita: le avrei leccato la figa, Franco si sarebbe unito al gruppo e avremmo cercato di trascinare dentro anche te. E forse per una volta mi sarei divertita anche, dato che tu non sei male, e di tua moglie sai cosa penso. Mi sono costretta a non leccare la meravigliosa figa della tua meravigliosa moglie, e credimi, avrei voluto farlo, e avrei goduto nel farlo, soprattutto perché so che sarebbe finita con mio marito che riprende a trascinarmi alle ammucchiate. Le donne mi piacciono. Non scopo solo colleghi sposati: ogni tanto mi lecco una collega sposata. Non ho mai smesso di leccare e cavalcare fighe, ma questo Franco non lo sa. Il sesso continua a piacermi molto, ma evito di dirlo a Franco. Preferisco pensi che ho perso la voglia”, dice, e qui la voce diventa un sussurro, “piuttosto che continuare a farmi trascinare da un’orgia all’altra. Se voglio leccare una figa voglio leccarla senza Franco che guarda e intanto si fa una sega aspettando il suo turno per potermi inculare, ok?”.
“Chiaro”, ho detto io.
Intanto quelli al piano di sopra scopano forte.

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