Desideri repressi – 4

L’indomani mattina Enrico si trovò accanto a Luisa nel letto ma non insieme ad Elisa. Pensò che probabilmente fosse in bagno anche se non sentiva nessun rumore che glielo facesse sospettare.

Si voltò sorridente alla sua compagna che lo guardava serena e tranquilla: “no, non c’è, è uscita stamattina presto.”
Le rispose con un sorriso.

Trascorsero giorni, settimane, ma la figlia di lei non era rientrata nella loro casa nemmeno una volta. Probabilmente, pensava, che si fossero sentite per telefono. Comunque, neppure sua madre l’aveva più rivista.
Enrico non si azzardò a nominarla neppure una volta anche se sentiva una certa curiosità nel cercare di capire questa lunga assenza.
Poi un giorno lo fece lei che esordì d’improvviso mentre stava facendo dei lavori di casa e lui stava guardando qualche programma televisivo: “Sta bene. Si, ci siamo sentite per telefono, ma non mi ha spiegato per niente perché non è più ritornata a dormire qui da noi. Lo so che non mi hai chiesto nulla per non sentirti in imbarazzo nei miei confronti, ma, credimi, ne so esattamente quanto te.”
“Non preoccuparti, mi fa piacere sapere che stia bene”
Dall’ultima volta, la loro vita sessuale aveva ripreso con entusiasmo, ma ambedue sentivano che mancava loro qualcosa.
Una mattina venne in mente a lui di provare un elemento nuovo nella loro vita di coppia.
Lasciò un bigliettino con su scritta una descrizione di un avvenimento e che lei avrebbe dovuto leggere al momento opportuno, e lo conservò dentro il cassetto di un comodino.
Nel frattempo che lei era già ritornata a casa, ricevette immediatamente una telefonata dall’ufficio dove lui lavorava. Enrico le disse: “vai nel comodino, c’è un bigliettino, leggilo. Sarò a casa tra un’ora”.
Lei, dopo aver letto, mise a bollire l’acqua per la pasta. Ci buttò dopo i maccheroni. Poi si posizionò a sedere nuda sul tavolo della cucina, con la figa che poggiava su un piatto piano. Prese del burro che, strofinato sulla sua figa umida, mentre lei si masturbava sul clitò, si scioglieva su quel piatto.
Scesa a terra, cotti i maccheroni, li scolò e li condì con quel burro sciolto. Quindi, attese che la pasta si freddasse un po’. Poi mise una porzione di pasta sul quel piatto piano, salì nuovamente sul tavolo e posizionò la sua figa dentro quei maccheroni.
Quando lui arrivò a casa, entrò nel soggiorno, attraversò il corridoio e poi, nella prima a sinistra, in cucina: si sedette e iniziò a mangiare avendo cura di condire ogni forchettata di maccheroni sulla figa di lei. Sostava a lungo sulla sua spaccatura, sopra e sotto, per sentire più a lungo quel condimento. Ad un certo punto, mentre lui stava assaporando lentamente un boccone, le titillò il suo clitò così freneticamente che lei spruzzò il suo liquido che bagnò e condì ancora di più quel pasto odoroso. Sospirando serenamente, aspettò che lui finisse di mangiare. Poi discese a terra e prese il suo piatto. Si sedette anche lei e iniziò a mangiare. Ad ogni boccone, dopo aver masticato un po’, si metteva dentro la bocca il pene di lui che, dopo essere uscito dalla sua bocca, si vedeva in parte ornato del cibo di lei. Dopo aver inghiottito, ripeteva di nuovo. Quando stette per finire, si trattenne l’impasto masticato e roteò a lungo attorno la cappella di lui, finché “venne” e ingoiò il tutto: il suo liquido pastoso insieme all’ultimo boccone di maccheroni al burro.

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