Desideri repressi – 3

La volta successiva che dovevamo incontrarci le chiesi di venire con la gonna ma senza gli slip e di affrontare il viaggio in auto, da dove avrebbe iniziato, con la veste alzata fino a far vedere tutta la figa boscosa. E di mantenere un atteggiamento noncurante casomai qualcuno avesse sbirciato dentro l’auto.
Qualsiasi cosa le avessi chiesto lei avrebbe esaudito i miei desideri. E infatti mantenne l’impegno.
Quando arrivò era tesissima per le condizioni in cui aveva affrontato il viaggio. Tuttavia mantenne lo stesso contegno. Le chiesi di non scendere subito dall’auto: volevo vederla dal finestrino. Stette immobile senza guardarmi. Poi le aprii la portiera ed entrando inserii una molletta da bucato sulla gonna in modo che potesse rimanere alzata appena fosse uscita dall’auto.
“Adesso puoi scendere”. Appena fu fuori dall’auto s’incamminò in fretta verso l’ingresso della casa.
Appena dentro, si mise a tremare tutta fra le mie braccia. Poi scoppiò a piangere.
Le chiesi perché piangesse. In lacrime mi disse che per strada aveva incontrato suo marito ché, mentre c’erano della auto in coda, si era avvicinato alla macchina senza che lei se ne fosse accorta e appena fu vicino al finestrino ormai era già troppo tardi: aveva visto inorridito la passera boscosa di sua moglie che spiccava fuori dalla gonna alzata.
Le chiese di fermarsi, ma appena l’ingorgo si fu sbloccato lei era ripartita in fretta.

Erano passati sei mesi da quando stavano insieme e il loro rapporto incominciava a consolidarsi.
Erano stati mesi difficili: la separazione per ambedue dai rispettivi compagni.
Lei era sempre tesa e spesso lo allontanava dal letto: preferiva dormire da sola. Aveva avuto rapporti difficili sia con l’ormai ex che con la figlia 22enne che faceva la spola tra lei e il marito.
Lui invece era contento della nuova sistemazione. Desiderava la sua nuova compagna più che mai, ne era attratto in tutto e per tutto. Aspettava paziente che la situazione si tranquillizzasse.
Una sera, dopo che era andato a letto sentì lei che parlottava nell’altra stanza da letto con sua figlia.
“Prima non ti sopportavo perché ti sei separata da papà, adesso non ti sopporto perché per giunta non dormi neppure insieme a lui”
“Ma allora che senso ha tutto questo? Perché non ritorni da papà?
“Non posso, ormai non posso più”
“Ma papà ti vuole ancora”
“A tuo papà gli voglio bene, ma amo solo lui”
“E allora perché lo allontani?”
“Perché gli do la colpa di tutto quello che è successo”
“Scusa, non ti capisco, ma tu con chi volevi stare se non volevi che succedesse tutto questo?”
“E’ che non volevo che succedesse tutto questo trambusto: tuo papà che mi ha odiato, tu pure”
“Comunque, non ti preoccupare a me sta passando, sono contenta per te”
“Davvero?”
“Si, davvero, e poi…lui mi piace anche se l’ho odiato”
“In che senso ti piace?”
“No, non ti preoccupare: nel senso che credo sia una brava persona che ti vuole bene davvero”
“Questo lo so, altrimenti non starei qui con lui, però sono contenta che almeno tu sia dalla mia parte”
“ma anche papà non è più risentito con te, mi ha detto che se tu ritornassi con lui ci metterebbe un pietra sopra, ma sa benissimo di non avere molta speranza”
“Ora, per piacere, fammi dormire, buonanotte ma’ ”
“buonanotte”
Lui aveva ascoltato tutto e velocemente andò ad infilarsi nel suo letto. Lei ritornò nell’altro che stava usando da quando avevano iniziato a dormire separati.
La mattina dopo sentì rintoccare qualcuno alla porta. Era sua figlia . “Permesso? Vi ho portato la colazione”
“avanti!” rispose titubante.
“Mi sono permessa di portarvi la colazione, a mia mamma l’ho già portata. Faccio lo stesso ogni mattina con mio papà, per oggi sono buona con tutti”
Entrò con un vassoio con il thè, biscotti e miele.
“ti ringrazio, sei buona davvero”
“Però non approfittatene, non lo sarò per molto. Adesso vado, vi saluto, ciao ma’ ” e le diede un bacio sulla guancia. Lo schiocco era il solito. La sua compagna si avvicinò all’ingresso della sua stanza e titubava.
Lui aveva capito tutto e si era tolto già il pigiama.
Lei, incerta con il suo pigiama rosa, mise un piede nella stanza e gli chiese “Che fai, non ti alzi?
“No, aspetto te”
Nel sentire questa risposta si lanciò verso di lui e gli si buttò sopra, si sollevò il corpetto e gli disse “tieni!” e gli mise una tetta nella sua bocca. Poi si girò, all’incontrario, a cavalcioni, sollevò il lenzuolo e si portò il suo membro in bocca.
La figlia di lei che li aveva già salutati, non era ancora uscita perché era ritornata nella sua stanza per prendere la sua borsa, quando, sentendo mugolare nella stanza di lui, ebbe un gesto di curiosità per sbirciare dalla porta aperta e vide per la prima volta sua madre che aveva in bocca “un pene”. Lei sentì il sangue arrivare alla testa, si allontanò e per non far rumore lasciò socchiuso l’uscio della sua stanza. Si spogliò, si distese sul letto e incominciò a masturbarsi pensando a quel pene che aveva appena visto. Sua madre, in un colpo d’occhio, si era accorta di aver visto sua figlia. Così si alzò e si diresse verso la camera di Elisa. Anche lei vide una scena in assoluto per la prima volta:
sua figlia che si masturbava.
Lui che era dietro di lei vide quella stessa scena. La ragazza non sapeva che adesso era lei a dare spettacolo della sua nudità e con quale piacere avido.
Poi, bisbigliando, la madre intimò lui di andarsene. Ma nel far questo, la ragazza non poté fare a meno di sentire quel bisbiglio, così di s**tto uscì fuori dalla camera e si ritrovarono nudi tutti e tre in corridoio.
Ognuno di loro scrutò l’altro/a. La ragazza, dapprima scoperta, si era sentita imbarazzata, più che per essere nuda ma per quello che le avevano visto fare. Poi scoppiò a ridere e lo stesso fecero gli altri: ma era uno sbocco a quel nervosismo che serpeggiava forte.
La ragazza rientrò subito dopo in camera. La coppia rimase perplessa sulla soglia.
Il giorno dopo, tutto era diventato come prima: silenzi, musi lunghi e la separazione notturna era inevitabile.
Per una settimana circa, la figlia non si fece vedere. La madre non sapeva cosa fare, se chiamarla o aspettare che si facesse viva. Poi, una sera, verso le 21 circa, si sentirono le chiavi aprire la porta di ingresso. Loro due guardavano la ‘tele’, ma come al solito non erano molto loquaci.
Era la figlia che, senza nemmeno salutare, si era diretta nella sua camera. La compagna di lui si alzò per andare a parlare con lei. Bussò alla sua porta e la ragazza fece un “avanti!” piuttosto seccato.
Entrò e vide che sua figlia stava mettendo tutti il suo abbigliamento dentro una valigia.
“Che fai?” le chiese alla ragazza
“Me ne vado! È meglio per tutti”
“Perché vuoi andartene?”
“Lo sai il perché”
“No, veramente non lo so”
“Non fare finta di niente…lo so che tu hai paura di me, tu hai paura che io possa prender il tuo posto con lui…”
“Ma che dici?!’”
“Non mi dire che stai tranquilla quando sono vicino a lui, poi se mi vede anche nuda…figuriamoci!”
“Ma io sono sicura di lui! .. è che ancora non siamo riusciti a trovare un equilibrio”
”Certo che con me in mezzo ti sarà più difficile, non credi?”
“Ma no, io sono contenta quando vieni a trovarmi”
“Appunto! quando vengo a trovarti…un po’ meno se è presente anche lui”
“Facciamo la prova?” continuò sua figlia
“In che senso?” riprese spaventata sua madre
“ora lo chiamiamo e vediamo che effetto ti fa la sua presenza insieme a me”
“ma no, smettila, non fare la bambina.”
“Lo vedi che hai paura?”
“Tu non mi sopporti! Avevo ragione, tu non hai mai accettato la mia scelta!”
“ma che cazzate! Proprio adesso che avevo accettato la tua nuova situazione…non vuoi proprio capire”
Sua figlia tentò nuovamente di sfidarla
“Allora che vuoi? Vuoi che rimango? Oppure è meglio che vada?”
Sua madre si sentì disorientata.
“Visto che avevo ragione? Sei incerta, è chiaro che non sai cosa sia meglio per te”
A quel punto, di fronte a quella scelta così scottante, scoppiò a piangere.

Elisa uscì a chiamare Enrico dicendogli di portare sua madre a letto, perché lei per quella sera ormai sarebbe rimasta.
Enrico non capì cosa stesse succedendo.
Comunque, lui accompagnò Luisa nella camera da letto. E vedendola piangere cercò di consolarla. Si distesero, e lui le accarezzava le guance rigate di lagrime.
“Per piacere…chiama Elisa e dille di venire qui.” Si alzò e bussando alla porta di Elisa le comunicò la richiesta di Luisa.
Presentandosi alla madre, e un po’ stanca:“Che c’è mamma?”
Singhiozzando parlò a sua figlia: “Elisa, ti prego rimani, anzi… rimani con noi…qui….con noi, a letto..”
“Non capisco cosa vuoi dire?” riprese la figlia
Riassettandosi il viso: “Si, voglio che dormi insieme a noi… il letto è grande, ci entri”
Così dicendo, si tolse i vestiti di dosso e rimase nuda. Poi iniziò a spogliare Enrico: gli tolse tutto.
Elisa guardava un po’ spaesata. Quindi, Luisa si avvicinò a sua figlia: “Ti dispiace?”
E tolse i vestiti anche a lei. Poi la prese per mano e la accompagnò alla sponda del letto: “mettiti qui, accanto a lui, stai al centro, io sto accanto a te da questa parte”
Stavolta era Elisa a sentirsi interdetta. Non provò neppure a dire una parola. Si distese sul letto quasi come un automa e si tirò le lenzuola per coprirsi.
Quindi, si mise a letto anche la compagna di Enrico separato da lei dalla presenza di Elisa.
Ci fu un momento di silenzio che durò almeno due minuti, nessuno osava fiatare. Dopo, Luisa iniziò a sospirare lentamente, poi, man mano, sempre più affannosamente.
“Mamma! Che hai?”
“Non ho niente…ho voglia di farlo…come te…perché non lo fai anche tu? Enrico fallo anche tu”
Elisa ed Enrico si guardarono un po’disorientati, ma intanto Luisa andava avanti senza sosta e sempre più in un delirio solitario.”
E col piacere che andava salendo, con il respiro affannoso: “Dai…fatelo anche voi, vi prego, insieme a me”
Elisa dapprima si mise a ridere nervosa, poi rivolto a lui e un po’ incerta: “la accontentiamo?”
“Ma si, dai, accontentiamola” rispose Enrico anche se si sentiva un po’ impacciato in quella situazione.
Elisa iniziò lentamente, poi man mano accelerò anche lei: anche il suo respiro incominciava a farsi più rapido.
Enrico si limitava a toccarsi senza spingere troppo. Preferiva guardare quelle due scene anche se non vedeva nulla perché erano ambedue coperte dalle lenzuola.
Luisa aveva raggiunto l’acme almeno due volte. Elisa stava sopraggiungendo e quando stava per arrivare disse a sua madre: “mamma, ci sono anch’io!” e si distese tranquilla. Poi si abbracciarono felici. Poi Luisa, vedendo in difficoltà Enrico, lo chiamò e gli disse di avvicinarsi a loro due e di stringersi tutti e tre insieme. Era chiaro che il pene rigido di lui si era appoggiato sul sedere della figlia: ma erano tutti consapevoli della situazione che si stava svolgendo in quel momento. D’altra parte, Enrico aveva un bel da fare a non sentirsi autorizzato a “entrare” da qualche parte.
Anche Elisa stessa si sentiva scossa da quella vicinanza. Lui, Enrico, si sentì di dimostrare tutto il suo affetto ad ambedue le donne. Le baciò sulle guance con tanta calda energia. Le accarezzò: prima toccando il corpo della compagna fin dove il braccio riusciva ad arrivare e poi, incerto, anche quello di Elisa che, in fondo, era la più coccolata.
Ad un certo momento, Luisa sussurrò qualcosa all’orecchio di Elisa. E le parole furono: “vuoi dividerlo con me? lo facciamo venire insieme? Lui si vergogna davanti a noi a fare la stessa cosa che abbiamo fatto noi.”
“Si, l’avevo capito” rispose Elisa ridendo piano.
“Tu mettiti dall’altra parte così lo mettiamo al centro, poi prendigli l’uccello in bocca e io gli lecco le palle e poi facciamo viceversa, ok?”
“Va bene”
“Ah, aspetta, se viene tu che fai?…l’hai mai bevuto?”
No, veramente no, non mi è mai capitato”
“Va bene, allora, lo bevo io, d’accordo? A lui piace che lo beva…però, se vuoi, te lo faccio assaggiare…”
“Va bene…lo assaggio un pochino, se mi va lo ingoio, altrimenti lo bevi tu.”
Così dicendo, Elisa si spostò dall’altra parte, scostò le lenzuola e se lo mise in bocca. Luisa affondò la sua lingua sui testicoli. Poi invertirono le parti. Ma fu questione di attimi perché appena l’ebbe inserito in bocca, Enrico venne immediatamente. Ma Luisa non aveva dimenticato l’accordo e avvicinandosi alla bocca di Elisa le mise un po’ di quella crema. La ragazza assaggiò con curiosità quel fluido vischioso che inghiottì con stupore. Sua madre gliene mise ancora sulle labbra e lei non si tirò indietro: lo bevve senza esitare.
“Va bene, basta così…” sussurrò alla madre che incoraggiata si bevve quello che aveva ancora sul palato e la lingua.

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