Desideri repressi – 1

Ero appena entrato al supermercato e mi dirigevo nel reparto “pane confezionato”, quando intravedo di spalle Luisa che, nello stessa cesta stava per prendersi la sua confezione. Lei, quasi avvertendo il mio sguardo, si voltò verso di me e, con gaia sorpresa, mi trasmise un bel “Ciao!” e ci avvicinammo scambiandoci un “guancia a guancia”
Scrutando intorno a me, di ripresa: “Non c’è Fiammetta?”
“No, è andata dai suoi parenti, e dopo andrò a prenderla”
“Ah! io sto facendo la spesa, perché Isidoro ha la febbre e così sono dovuta uscire da sola a fare la spesa”
“Beh!, nel frattempo sono uscito anch’io per la stessa cosa”
“E quando dovrai andare a prenderla?”
“Mah! tra un’ora, due, non so”
Ebbe un attimo di silenzio come per volermi dire qualcosa, poi si fermò.
“Tu hai finito?”
“Si…”trattenendosi dal dirmi quello che aveva in mente
“Anch’io, dovevo prendere solo questo” indicando il pane.
E ci avviamo alle casse in silenzio.
Feci pagare prima lei che mi aspettò poco prima della porta scorrevole con un sorriso.
“Allora adesso vai da Isidoro?”, tanto per dirle qualcosa
“No” mi rispose lei cogliendo subito la palla in balzo.
“Vado a prendere un apparecchio casalingo a casa di una mia amica che è molto pesante. Isidoro si è intestardito che dovevo prenderlo per forza e non so se ce la farò a portarlo.”
“Vuoi che ti aiuti io?
Attese un momento come frugando tra i suoi pensieri e poi “…Si, mi farebbe piacere, perché non saprei come fare”
“Va bene, allora ti seguo”
“Va bene, io entro in macchina…non so come ringraziarti…”
“No, non ti preoccupare”
Arrivati a destinazione, lei apre il cancello automatico e con un gesto mi dice di entrare anch’io con la mia auto.
Mi chiedevo come lei potesse avere il telecomando dato che era la casa di una sua amica, ma appena Luisa scese dall’auto mi spiegò che la sua amica soggiornava per il momento in alto Italia, per lavoro, e che sarebbe ritornata nelle ferie estive. Le aveva lasciato le chiavi di casa perché le aveva chiesto il favore di innaffiarle il giardino durante la sua assenza. E loro, Luisa e Isidoro, dato la forte amicizia, le avevano chiesto in prestito un apparecchio casalingo. In tutte e due i casi la risposta era stata affermativa.
Era una casetta autonoma con giardino.
Entrò in casa e mi fece cenno di seguirla. Arrivammo in cucina e sollevammo una s**tola che effettivamente era molto pesante, o comunque probabilmente lo era per una donna e comunque non per una persona sola. Uscimmo fuori e posizionammo il “peso” nel portabagagli della sua auto.
Era imbarazzatissima, mi chiese se volevo lavarmi le mani.
“No”, le risposi, “Non c’è n’è bisogno”
“No!” insistette “Entra a lavarti le mani”
“Va bene” e mi accompagnò in bagno
Stette davanti la porta, guardandomi mentre mi lavavo le mani e il suono dell’acqua nel lavabo
riempiva di tensione silenziosa quel momento.
Con la sua voce chioccia che mi prendeva in tutto il corpo, e che adesso era ancora leggermente più roca, mi disse di asciugarmi con della carta asciuga che avvicinò alle mie mani guadandomi in viso, da vicino, con occhi languidi, e riprendendosi:
“Mi dispiace di nuovo di averti disturbato”
“No, non è stato un disturbo, credimi, mi ha fatto piacere…” guardandola in viso.
Lei rimase in silenzio con gli occhi fissi su di me, e stavolta ero io ad essere imbarazzato.
“E’ meglio che vada adesso”
Con un sentimento di leggera disperazione, riprese: “No, aspetta…almeno posso darti…un bacio per ringraziarti?”
“Si, certo” le riposi senza esitazioni
Mi aspettavo un bacio sulla guancia, e me lo dette ma poi quel bacio lo sentii umido e girai il mio viso verso le sua labbra che appena le sentii vicino si aprirono d’improvviso e non potei fare a meno di inserire la mia lingua che si unì subito alla sua.
Poi dopo esserci scambiati le effusioni, ci stringemmo forte.
Eravamo carichi di desiderio, di tanti momenti repressi che adesso esplodevano tutti insieme.
Mi disse sottovoce: “Ti amo!”
“Anch’io!” le risposi con voce flebile
Mi prese la mano e mi portò nella stanza da letto attigua. Si sedette sulla sponda destra del letto e si tolse la camicetta rimanendo in reggiseno. Poi, imbarazzata si mise le braccia conserte per coprirsi guardando a terra senza dire una parola.
Mi sedetti a lei accanto togliendomi anch’io la camicia rimanendo a torso nudo. Lei mi guardava di sbieco estasiata, ma non osava andare oltre. Io le presi la sua mano destra e le baciai il dorso. Poi mi alzai e le diedi un bacio sulla fronte, la spinsi delicatamente a distendersi sul letto e lei non si oppose. Mi coricai accanto a lei e le accarezzai la guancia destra con la mia mano sinistra guardandola in viso. Poi discesi con la stessa mano sul suo reggiseno che accarezzai e poi andai sui suoi pantaloni che le sbottonai. Le discesi la cerniera ed entrai sotto i suoi slip ammirando con le dita il suo bosco fiorito.
Poi uscii la mano e le accarezzai nuovamente la guancia, avvicinai le labbra alle sue baciandole.
Capii dal suo sguardo che intendeva conoscere il mio membro. Così, discesi in terra e, dopo essermi tolto le scarpe, mi tolsi i pantaloni e gli slip. Lei lo guardò con un sorriso. Ma subito dopo ridiscesi per toglierle i suoi jeans. Mi rimisi disteso accanto a lei e la mia mano le sollevò il reggiseno facendo uscire le sue tette gonfie. Incominciai a baciarlo con voluttà, e nel frattempo lei si era tolto gli slip così portai la mia bocca sul suo groviglio fino a trovare l’apertura di mezzo che incominciai a torcere con la lingua. Lei era assolutamente in un delirio di sogno.
Poi a bassa voce mi esortò : “Fammelo baciare”. Risalii fino a sedermi sulla parte alta del cuscino e mi voltai verso di lei per inserirle il pene dentro la sua bocca umida: lei lo prese con una mano e con l’altra mi accarezzava i testicoli. Con la lingua, all’interno, girava intorno al mio glande. Stava per farmi godere, ma non volli e lo uscii di s**tto.
Delusa, mi chiese: “Non vuoi?”
“Si, certo che voglio, ma vorrei aspettare un altro po’ ”
La guardavo, completamente stravolto, dentro un acceso desiderio.
“Vuoi entrarmi?” mi chiese con quella voce chioccia.
Allora presi a baciarla in bocca con voluttà estrema e iniziai a masturbarla. La sentii godere almeno tre volte.
“Dammelo di nuovo” mi supplicò
E io: “Ho visto che hai preso dei bocconcini al latte…lo mangeresti uno insieme con la crema…del mio sperma?”
Rimase interdetta, poi…senza esitazioni mi disse: “Va bene!”
Si alzò con tutta la sua nudità e andò a prendere il panino. E poi, sorridendo, mi chiese “E come facciamo?”
“Anzi, per piacere, prendine un altro.” La esortai io stavolta.
Era un po’ scocciata adesso. Andò a prenderne un altro e me lo diede.
“Distenditi”, le feci allargare le gambe e con le dita ripresi a masturbarla. E quando sentii la sua passerotta pienamente umida e soddisfatta aprii il panino e lo sfregai dentro la sua figa bagnata. “E con l’altro panino?” mi chiese.
Lo aprii in parte senza scoverchiarlo tutto. Poi, in piedi, avvicinai il mio pene a lei che poggiava la testa sul cuscino. La spinsi un po’ verso di me, all’esterno del letto e glielo entrai in bocca.
“A te piace berlo?” fece di si con la testa. “E ti piacerebbe mangiarlo insieme con il panino?”
Uscì il mio membro dalla bocca e mi disse: “non l’ho mai provato però, posso farlo adesso”
“Ok”
E se lo rimise dentro. Affondò la lingua con desiderio e in pochi momenti mi fece raggiungere un intenso piacere. Ma, in fretta, feci in tempo a depositare lo sperma dentro il panino che avvicinai alla sua bocca. Lei lo annusò, poi richiuse il panino e lo gustò nella sua bocca tutto intero, in un sol boccone. Io, a mia volta, mangiai il mio inzuppato della sua passera .
“Buono!” mi disse, “Anche il mio era buono”
“Mi piacerebbe mangiare un altro panino come quello” riprese dopo.
Poi quasi delusa, mi chiese: “Perché non mi sei entrato?”
“Perché ho paura di trovarti gonfia tra nove mesi”.
“Il tuo pancino mi piace” e glielo baciai “ma preferisco non dargli pena”
“Anche il tuo pisello mi piace”
E nel frattempo si toccava il clitoride con le dita che portava poi in bocca.
Io andai a baciarle quel punto che lei titillava.
“Ci rivedremo?” mi chiese quasi supplicando
“Lo spero…”
“mi daresti il tuo numero di cellulare, così ti mando qualche messaggio quando sono libera?”
“Pensi che ci potremo rivedere qui?”
“Si, se siamo liberi da impegni…”
“Il tuo nome sul cellulare lo metto con questo inventato…’Govi’ , se sei libera mi scrivi un messaggio come questo, ad esempio: ‘Atos’ “
“Io se posso ti richiamo e ci mettiamo d’accordo”
“Va bene, ciao.”

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