Degradazione (seguito di schiava anale)

Mi ero ripromesso di non chiamarla più, erano passate un paio di settimane dall’ultima volta, in cui l’avevo sfondata in ogni dove con i miei due amici, ma le due tipe che mi erano passate tra le mani subito dopo di lei, erano state una delusione. Due fighe di legno da primato, bellissime esteticamente, ma in quanto a goduria sessuale, praticamente zero. Lei, nel frattempo, non aveva fatto altro che scrivermi messaggi, sempre più sul disperato andante. Negli ultimi si dichiarava disposta a sottostare ad ogni mio desiderio sessuale, anche il più umiliante, bastava che tornassi con lei. Visto che il mio cazzo aveva risposto positivamente, a leggere quelle parole, mi era quasi venuta voglia di chiamarla. Ma non lo avevo fatto, per una questione di orgoglio.

Il giorno dopo, però, ci fu una sorpresa. Suonarono alla mia porta, aprii senza rispondere, come facevo sempre, e sulla soglia c’era lei, vestita con un impermeabile corto, lungo fino a sopra il ginocchio. Appena aprii la porta, lo spalancò, facendo bella mostra del suo corpo nudo. La feci entrare, e subito dopo la soglia, lei lo fece cadere a terra, si inginocchiò a terra, con gli occhi imploranti, affamati, pieni di urgenza, mi slacciò i pantaloni e prese possesso del mio cazzo nella sua bocca in un unico movimento. Non so da dove fosse spuntata questa voracità, solitamente subiva in modo passivo le mie voglie, ma il pezzo di acciaio che avevo tra le gambe era la prova che il suo atteggiamento veniva apprezzato. Continuò a pompare per diversi minuti, voleva farmi venire, ma non ci riusciva, e più si impegnava, e meno ci riusciva. Ho un perfetto controllo del mio cazzo, se non voglio, non vengo, anche se mi si attacca una pompa idrovora. Quasi alle lacrime, lo prese in mano e mi masturbò con una violenza inaspettata. Anche così, non riusciva a farmi schizzare. Allora si fermò, gli occhi lucidi, e con una voce tremante mi pregò di venire. Io non le risposi, la sollevai da terra, la posi a pecorina ed a freddo, senza lubrificare nulla, la inculai a fondo. Lei emise un grugnito ed un mugolio, sentii le lacrime di dolore sgocciolare sul pavimento. Eccitato dalla sua pompa infinita, e dalla sua masturbazione brutale, decisi di lasciarmi andare dopo un paio di minuti. Rilasciai un clistere di sborra nel suo culo aperto, mentre le afferravo i piccoli seni. Subito dopo mi tirai fuori, la girai e le feci leccare il cazzo, ricoperto di sperma, finchè non fu lindo, e di nuovo pronto. Lei lo guardò come si ammira un mito, lo prese nuovamente in bocca durante un lungo pompino, poi toccò di nuovo a me, e questa volta toccò alla figa, zuppa, fradicia, un lago di umori, a soddisfare il mio palo. Quando le schizzai dentro il mio sperma, lei venne come un’ossessa, in preda a spasmi muscolari che le fecero strizzare il mio cazzo dai suoi muscoli vaginali. La cosa fu così piacevole che le sborrai dentro ancora. Di nuovo, mi pulì il cazzo dai suoi umori e dal mio sperma. Prese l’impermeabile, lo indossò, mi baciò sulle labbra più e più volte, ed uscì. Poco dopo mi scrisse un messaggio, che diceva testuali parole “amo il tuo cazzo, ma voglio che tu mi umili come non hai mai fatto con nessun’altra donna. ti dimostrerò il mio amore scopando con chi vorrai tu, per tutto il tempo che vorrai. sono tua, ogni tuo desiderio, ogni tua perversa fantasia, sono l’unico scopo della mia vita. Ti amo”. Nonostante la maratona sessuale di poco prima, queste parole fecero svettare la mia asta. Le scrissi: “torna subito qui, il mio cazzo ti brava”. Tempo pochi minuti, suonò nuovamente il campanello, e lei entrò, si tolse l’impermeabile, si mise in ginocchio, e ripartimmo. Dopo il terzo clistere di sborra, mi fermai. Lei rimase a leccarmi ogni goccia di sborra, sul corpo e sul pavimento, poi le tappai il buco del culo con un plug di dimensioni enormi, e la feci uscire così.

Il giorno dopo la chiamai, dicendole che stavo organizzando una cosuccia per lei. Doveva depilarsi dappertutto, e tagliarsi a zero i capelli. Quest’ultimo ordine lo recepì con fatica, ci teneva parecchio ai suoi capelli, ma alla fine, come sempre, cedette alle mie richieste. Il giorno successivo si presentò a casa mia come le avevo richiesto. Trucco carico, rossetto vermiglio, occhi cerchiati di nero, fard sulle guance. Non aveva orecchini, non indossava intimo, aveva ancora in culo il plug messo due giorni prima, che si era tolta solo per bisogni fisiologici nelle ultime 48 ore. Quando entrò in casa, la portai fuori, in giardino, dove si trovò davanti una scena che non credo si sarebbe mai aspettata. Un telo di plastica, dimensioni dieci metri per dieci, su cui erano schierati, a cerchio, un bel pò di uomini. Al centro, una panca simile a quella di un dentista, ma creata per il sadomaso, per posizionare la schiava nelle posizioni più diverse. Al lato della panca due donne, con indosso una maschera per non essere riconosciute, e solo quella. La presi per mano, la feci spogliare, e la posizionai sulla panca, legandole ben aperte mani e piedi. A gambe e braccia divaricate, era aperta ed esposta. Si fece avanti il primo uomo. La prima donna lo masturbò, con mani e bocca, la seconda gli mise il preservativo ed il lubrificante su di esso, e l’uomo potette avanzare, usufruendo di entrambi i buchi. Prima in figa, poi nel culo, di nuovo in figa, si alternò fino a quando non fu pronto per scoppiare. Allora usci da lei, si tolse il preservativo, e le venne sulla faccia. Per ordine mio, lei dovette ingoiare quello che le era finito in bocca. Toccò poi al secondo. La procedura fu la stessa, lui dopo aver usufruito del solo culo, le sborrò sulla testa pelata. Gli uomini erano quindici, e tutti e quindici, per il primo turno, seguirono la stessa procedura. Masturbazione, cappuccio, scopata in uno o entrambi i buchi, venuta sulla faccia, o sulla testa, con ingoio di quello finito in bocca. Alla fine della prima tornata, la sua faccia era una maschera di sborra, aveva gli occhi chiusi perchè aprirli avrebbe significato sborra negli occhi e conseguente bruciore. Presi un secchio d’acqua gelata e gliela gettai sul viso. Lei sussultò per un momento, poi si riprese, aprendo gli occhi. La baciai a lungo, le feci succhiare il mio cazzo, eccitatissimo dallo spettacolo, e le feci bere la mia sborra, quando le venni in bocca, fino all’ultima goccia. La slegai dalla posizione per sistemare la panca diversamente. Questa volta i quindici, più il sottoscritto, avrebbero fatto una doppia penetrazione. Un uomo sotto, ed uno sopra, a riempirla senza pietà. Di nuovo, le due donne masturbarono ed incappucciarono gli uomini, ed a turno, una coppia per volta, la sfondarono senza pietà. Il buco del culo praticamente non si chiudeva più, era sempre aperto, ad accogliere cazzi. Questa volta vennero tutti nel gommino, mentre erano dentro di lei. A fine giro, io mi tenni il colpo in canna, gli altri tennero il preservativo, e con il loro contenuto riempirono un bel bicchiere, che io contribuii a riempire a mia volta. La sborra finì tutta nella sua gola, ed infine nel suo stomaco.

Non era ancora finita. Avevo in serbo per lei altre due pratiche. La prima richiese ancora tutta la prestanza degli uomini presenti, ma non furono tutti, alcuni, dopo due sborrate, non riuscivano più a farlo venire duro, quindi stavolta ricevette meno cazzi, ma furono tutte doppie penetrazioni contemporanee. Ovvero, due cazzi insieme nello stesso buco. Alcuni preferirono la figa, altri il culo, ma tutti, indistintamente, la dilatarono a dismisura. Certi martelli che avevo chiamato avevano un cazzo di dimensioni superiori al mio, così largo e lungo, che alla fine delle doppie penetrazioni, i buchi cominciarono a sanguinare. Visto che non mi sarebbe più servita dal punto di vista sessuale, le feci indossare un paio di mutande imbottite con due assorbenti. Lo sperma raccolto nei preservativi trovò nuovamente sistemazione della sua gola, ed infine nel suo stomaco. Mentre lasciavo che anche le ragazze che mi avevano aiutato, trovassero soddisfazione venendo scopate dai più resistenti, chiesi aiuto agli altri ragazzi per spostare la panca all’esterno del telo di plastica. Feci posizionare la mia troia al centro del telo, aspettai che le ragazze furono soddisfatte dai nerbi dei miei amici, dopodichè chiamai tutti intorno a lei. Prima ci dovette leccare i piedi, a tutti. Uomini e donne, indistintamente. Poi la feci mettere a pecora, testa sotto, e mentre lei ruotava, a turno la si schiaffeggiava sul culo. Per finire, la feci mettere in ginocchio, mani legate dietro la schiena, bocca tenuta aperta da un attrezzo apposito, e tutti, uomini e donne, a turno, le pisciammo in bocca, facendole ingoiare il più possibile. Alla fine del bagno di gruppo, a chi era rimasta sborra da sparare, fu concesso di scoparle la bocca fino alla gola per liberarsene, gli altri se ne andarono alla spicciolata. Le due donne mi salutarono con un bacio, erano due mie ex amanti molto porche, ed alla fine, dopo pochi minuti, io e la mia troia fummo di nuovo soli.

“Ne hai avuto abbastanza, sei soddisfatta?” le chiesi
“Sì, amore mio, sei stato molto fantasioso e perverso, ti amo per questo” mi rispose lei, con gli occhi sorridenti nonostante tutto. Aveva il corpo ricoperto di piscio e sborra, sanguinava dai due buchi, aveva nello stomaco piscio e sborra da vomitare per due settimane, eppure era lì che sorrideva.
“Solo” aggiunse “mi hai dato poco il tuo cazzo, e lo sai quanto lo amo. Inculami, ti prego”
Le sorrisi in modo osceno, le strappai le mutande ed affondai nel suo culo sanguinante. Emise un ululato di dolore che avrebbe svegliato un morto, ma che a me fece eccitare ancora di più. Continuai ad incularla, fino a venirle dentro, con una quantità di sborra incredibile, viste le scopate precedenti. Mi leccò il cazzo dalla sborra e dal sangue, come una brava cagnolina. Mi disse “ti amo” e poi perse i sensi.

La portai in casa, la lavai per bene sotto il getto caldo della doccia, frugando senza molta delicatezza nelle sue intimità, la asciugai, le misi delle mutande con gli assorbenti, e la portai a letto. Mentre lei dormiva, esausta, io mi feci una doccia a mia volta. Cenai con calma, poi andai in camera, per dormire. Lei dormiva russando leggermente. Mi sdraiai accanto a lei, la presi per i fianchi, e la avvicinai al mio ventre. Si svegliò per un secondo, si girò, cercando le mie labbra, mi baciò, mi disse ancora che mi amava, e torno a dormire.

Credo proprio di avere un grosso guaio. Mi sa tanto che mi sto innamorando di lei.

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