COME SONO DIVENTATA UNA SERVA part.6

COME SONO DIVENTATA UNA SERVA part.6

Il Moro che strisciava ai piedi della Padrona, piagnucolando e implorando pietà, per avermi sborrato in bocca, io che avevo la bocca piena, la Padrona mi prese per il collare e disse; versami la sborra sulle tette, poi pulitela, voglio vedere le vostre lingue che si incontrano sui miei capezzoli.
Aprendo la scollatura, rividi quei meravigliosi seni, che mi ricordavano un pasticcino del Bar, apri la bocca e un fiume, tanta era la sborra del Moro, mista alla mia saliva raggiunse quella meraviglia.
La Padrona disse al Moro; ringrazia questa troia che non ha ingoiato il tuo sperma, schiavo di merda, e poi leccate puttane!
Il ringraziamento, mi diede un brivido che con il cazzo pronto a esplodere, a momenti mi fece rischiare la frusta della Padrona, la lingua del Moro mi entrò nel buco del culo che ancora dilatato dal cazzone della Padrona, la accolse come un’ostrica la perla, non feci in tempo a dilatare al massimo il buco del culo, che la lingua raggiunse passando dalla schiena il collo e mi senti sussurrare dal Moro, troia hai voglia del palo che hai succhiato?
Una frustata ci ricordò che dovevamo pulire i seni delle Divina, ma ogni leccata che davo, mi trovavo la lingua del Moro in bocca, tanto che la Padrona disse; vuoi inculare la nuova serva? Come i cani che impongono il dominio? Schiavo di merda sei cagna? E tu, rivolta a me, sei in calore troia?
La Padrona, mi allontanò prendendomi per il collare, apri uno scrigno e prese un preservativo, me lo mise in bocca e disse; puttana vesti il cazzo del tuo cliente.
Il Moro si alzò in piedi e senza che dovessi far tanta strada il suo cazzone, mi si infilò in bocca, arrotolandosi, nel preservativo, mentre aggiustavo il guanto, la Padrona mi prese il cazzo gonfio più che mai e me lo inguainò, come quello del Moro.
Poi strattonando il Moro lo fece distendere, e gli ordinò di allargare le gambe, poi guardandomi disse; inculalo troia, fino a sborrare!
Presi il suo cazzone e lo spostai, sentito l’ordine era diventato una coda che disturbava….
Il buco del culo lo infilai abbastanza presto, occupato nell’operazione, facilitata perché il Moro si era messo due cuscini sotto la schiena, non sentì subito, il piacere di prendere un buco di culo, in mezzo a due chiappe muscolose.
La Padrona ordinò di baciarlo in bocca e nell’attimo in cui la troia mi infilò la lingua in bocca il dito della Padrona mi entrò seguito dalla mano nel culo, un attimo e inizia a svuotare la sborra, che tenevo da giorni.
Il Moro, nel sentire il mio cazzo che si gonfiava iniziò a leccarmi i capezzoli e come se avesse munto, eruttai ancora sperma, mi girò e mi mise a schiena sotto e continuo a cavalcare le mie eruzioni, passandomi la lingua dappertutto.
Mi tolse il preservativo, pieno, e sentì la Padrona mentre godeva ordinare di bere e mangiare….
Credo che nell’attimo in ho sentito la Padrona sedersi, sulla poltrona, il Moro avesse cercato il suo consenso, per incularmi, ricevutolo, mi girò e iniziò a leccarmi prima i reni poi le chiappe, poi di nuovo sapendo che lo gradivo, fece entrare e uscire la lingua dal mio buco di culo, un freddo spruzzo di lubrificante, mi annunciò la visita del suo pitone.
Ma la Padrona ordinò fermo schiavo e ponendo il piede sulla mia testa, disse; implora il Moro di romperti il culo umiliandoti cagna!
Moro, per favore e per godimento, dissi, della Nostra Unica Padrona, sfondami ancora il culo, che ormai aperto e largo, lubrificato come una fica, spero ti faccia sborrare, lo stesso anche se sono solo una lurida serva, un cesso che attende solo il piacere di farsi pisciare in culo e in bocca da chi desidera la mia Divina Signora…
Il Moro, mi inculò un attimo dopo che la Padrona, gli aveva fatto cenno, non avevo mai preso un cazzone di carne in culo e oltre a godere io, la bava del Moro, che mi colava sulla schiena, mi fece capire che se la stava godendo anche lui, infilava, e mi diceva allarga troia, che ti faccio sentire le palle, te le metto una per volta nel culo….
Ogni tanto lo tirava fuori, e mi dovevo offrire alla Padrona che si godeva il mio buco del culo dilatato, e si toccava, la fica e ordinava, dai dai sfondala, che dopo gli faccio svuotare le palle al cane a questa vacca!
Il moro oltre che a infilare, sicuramente anche le palle, perché a un certo punto iniziò a ruotare il palo di carne, come un forsennato, tanto che dopo un paio di giri chiese alla Padrona il permesso di sborrare.
Non ho sentito il fiotto, per via del condom, ma feci un gridolino, poiché il cazzone si gonfiò e mi allargò ancora di più, il culo, ma nello stesso attimo, pur avendo il cazzo moscio, sentì il desiderio di godere….
La Padrona disse fammi vedere, quanto desideri la tua Signora Padrona, masturbati sui miei piedi, e nel dirlo, mi tirò fuori i capezzoli dal reggiseno e mi mise due mollette, dolore e piacere, sborrai per la seconda volta e leccai tutto avidamente.
La Padrona, si alzò e disse sparite, tu schiavo nella tua cuccia e tu troia, vattene ….
Segue

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *