Al mare con Reby

admin   10 febbraio 2017   Nessun commento su Al mare con Reby

Eravamo una banda di scalmanati. Scalmatani che stavano ancora scoprendo le gioie del sesso.
Tutti i giorni andavano al mare, sugli scogli, vicino casa nostra. Non eravamo tanti, 5 – 6 maschi e quelle 2 o 3 ragazzine.
Ma ce n’era in particolare una, che mi faceva impazzire. Castana, il naso a patata, due grandi occhioni verdi ed un fisico da paura: Reby!
Insieme a lei c’erano anche Veronica e Giulia, che non eccedevano di bellezza, ma nemmeno erano brutte!

Un giorno come tanti ero con la banda al mare, sullo scoglio piatto a prendere il sole steso con l’asciugamano. C’entravano massimo 4 persone, e tanti eravamo quel giorni, tant’è che c’era veronica all’estrema sinistra, io, poi reby, ed infine Luca.
Reby si era addormentata, e nel girarsi aveva appoggiato una sua gamba proprio sopra il mio pacco, che nel movimento non tardò graduatamente a venire sù. La prima ad accorgersene fu veronica, che cominciò a ridere divertita, tanto da svegliare reby, che a sua volta si accorse della mia erezione. Uno sguardo reciproco, malizioso, ed anche veronica poggiò la sua gamba sul mio pacco, ed insieme, ridendo come due sceme, cominciarono a strusciarsi.
Io ero un po’ intontito dalla cosa, ero in pura estasi. Le assecondai, ridendo di tanto in tanto, e dopo poco finì lì. (O meglio, con una clamorosa sega a casa!)

Qualche giorno dopo, eravamo ancora sullo stesso scoglio, sempre lo stesso quartetto. Luca stava sempre a quel cazzo di cellulare con la tipa, non si schiodava mai e si isolava spesso da noi. Così nel frattempo io mi divertivo e scherzavo con le ragazze.
Ad un certo punto Veronica tirò fuori l’argomento dell’erezione, e disse: “Ehi reby che dici? Ci riproviamo? Vediamo se funziona…”
E lei, ridendo: “D’accordo, sono proprio curiosa!”
Reby, oltre ad essere carina, aveva due piedini che mi facevano letteralmente impazzire. Un 37 minuscolo, dei piccoli ditini, un anellino al medio, e il braccialetto brasiliano alla caviglia.
Le due ricominciarono il tran tran, e manco il tempo di dirlo il mio cazzo era su ancora una volta!
Luca era completamente perso per i cazzi suoi, e dopo poco si rivestì e se ne andò a litigare di persona con la tizia con cui messaggiava, tirava una brutta aria.
Veronica aveva Tennis per le 18, e verso le cinque decise di avviarsi. Io non avevo voglia di andare a casa, e a quanto pare nemmeno Reby, così decidemmo di rimanere un’altra oretta al mare.
Andandosene Veronica disse scherzando: “Eh dai, magari adesso che siete soli finisci quello che abbiamo iniziato”. Risata generale, con io che pensai dentro la mia testa “Magari”.

Parlavamo del più e del meno, stesi al sole, ad un centimetro di distanza l’uno dall’altro, quando lei si girò su un fianco verso me e mi rimise ancora la coscia sul pacco.
“Mamma che caldo, ma dobbiamo stare proprio al sole? Andiamo sotto di là, che c’è l’ombra.”
Poco più in là effettivamente c’era una zona d’ombra coperta da un enorme scoglio. Essendo quasi le sei ormai i vecchiettini che sostavano lì abitualmente se ne erano andati, così potemmo muoverci e prendere un po’ di fresco.

Vidi qualcosa nei suoi occhi, una volta sdraiati al riparo da occhi indiscreti, qualcosa che sembrava molto evidente.
Presi il coraggio a due mani, e mi buttai: “Senti, ma visto che tu e Vero mi avete provocato, perchè non finisci davvero il lavoro?” Lo dissi ridendo, ma cercai di metterci tutta la convinzione che potei.
Lei rise, guardandomi fisso negli occhi. Poi senza dirmi niente, mi spinse le spalle di modo da farmi sdraiare completamente. Poi si tolse il pezzo sopra, liberando una quarta di seno esagerata! Mammelle color latte, non abbronzate rispetto tutto il corpo, con due capezzoli marmorei al capo circondati da una leggera aureola color cappuccino. Il cazzo mi stava esplodendo, e lei se ne accorse.
Cominciò a accarezzarmi dal petto, scendendo pian piano fino ad arrivare al rigonfiamento, che sfiorava appena. Poi sciolse l’elastico, e liberò finalmente il mio membro, stringendolo tra le mani.
“E come vuoi che faccia?” Disse ancora ridendo. “Così? Con la bocca? Con la gamba come prima?”

Non riuscivo a pronunciare parola. Avevo tutto il sangue del corpo dentro al cazzo. “Con la bocca non sarebbe male! Comincia così”.
Non se lo fece ripetere due volte. Si buttò a capo chino prendendomi in bocca solo la cappella, che inondò di saliva e cominciò a succhiare con passione. Il classico avanti e indietro cominciò poco dopo, alternato a piccoli colpi di lingua lungo il frenulo che mi facevano impazzire.
“Cazzo Reby, dove merda hai imparato? Piano!” Stavo cercando tutta la concentrazione possibile per non venire, e fu davvero difficile. Si staccò, ridendo. “Col cazzo che vieni subito, devi soffrire!” Capito la stronza?!
Riusciva incredibilmente a fermarsi ogni volta che ero lì lì per venire. Stavo esplodendo. Mi fischiavano le orecchie.
“Senti”… Dissi io a un certo punto. “Non me ne frega se mi prenderai per il culo o cosa, ma visto che mi stai facendo soffrire penso di meritarmi una richiesta.” Le dissi, arricciando le labbra.
“Col cazzo. Non si scopa caro mio. Vuoi troppo adesso.” Disse lei, sempre ridendo.
“Beh, peccato che tu me lo dica. Ma in realtà vorrei che tu continuassi con i tuoi piedi. Prendimi per un maniaco, ma cazzo li adoro. Mi fanno eccitare come un a****le!”
Lei si fermò. in silenzio e cazzo in mano. Lo sguardo tornò ad essere quello porco di prima. Si tirò poco indietro, portò le mani dietro la schiena, a terra, e si dedicò al mio membro con i suoi stupendi piedini.
Penso di non aver goduto tanto mai quanto in quel momento. Vedevo i suoi piedini andare su e giù, e quella zoccola per aumentare la mia eccitazione scansò con una mano la parte di sotto del costume mettendo in mostra la fichetta schiusa e bagnata.
Stavolta non ci furono santi che tennero. Alla vista di tutto quel ben di Dio, esplosi.
Mi alzai di fretta, e mi portai vicino a lei. Cominciai a menarmi il cazzo e finalmente sborrai, sulle sue tette, riempiendole.
“Ahahahaha, oddio, ma che fai? Sei scemo?” Sembrava divertita dalla cosa, tanto che si spalmò tutto il nettare massaggiandosi il proprio seno.
“Fammi andare a lavare, vah!” E si buttò in mare, per ripulirsi.

Non dimenticherò mai quel giorno, e non dimenticherò mai lei.

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